Articoli marcati con tag ‘vodka’

Piani

09 Novembre 2010 – Osh (KG), Giorno 227, 9.30

Giorno di stacco tra la corsa da Sary Tash a Osh e il resto dei giorni prossimi nel quale dovrò arrivare a Bishkek, in teoria per domenica. Osh non ha fascino, non l’ha avuto dal primo giorno che ci sono arrivato ma capita che prima per riparare lo scooter poi per stacco, io mi sia fermato qui un tempo considerevole. Leggevo che la leggenda dice che Osh sia più vecchia di Roma che però fortunatamente nessun kirghizo ha mai accennato anche perchè in cambio avrebbero ricevuto un “Mah, cambio comunque non lo farei”.

Non l’ho certamente vissuta Osh: c’è aria di autodistruzione, dallo sfasciarsi con bottiglie di vodka, alle fiamme dei cumuli di foglie, plastica e per un po’ anche alle case. Quindi giorno di email, giorno di telefonate e giorno nel quale ricevo una informazione importantissima riguardo la prosecuzione di questo viaggio.

Quindi solo piani oggi: come muovermi da qui a Bishkek, evitando di scostarmi dalla Pamir highway, unica strada asfaltata verso la capitale, dato che se in un giorno cambia il clima e nevica, io rimarrei fregato. Pianifico il mio assalto ultimo al baluardo cinese, perchè se non va a buon fine, dovrò pensare come aggirare l’ostacolo. Pianifico come aggirare l’ostacolo dalle dimensioni enorme, senza che io e viaggio veniamo penalizzati fortemente.

Piani.

Ecco il secondo video sulla saga sul Tajikistan.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 11344,29 Km                    Totale km da inizio viaggio: 14870 Km

Ospitalizzato

11 Settembre 2010 – Gurlen (UZ), Giorno 168, 9.00

Mi sento meglio al risveglio però gli occhi sono i migliori indicatori della mia situazione e purtroppo sono ancora lucidi. In Uzbekistan funziona come dappertutto cioè chiedi ai locali ed il mio prescelto è Alisher che conosce tutti qui a Gurlen.

Dopo aver fatto colazione mi fa portare da un signore che lavora per lui in ospedale dove incontro il padre di Timur, che ieri sera era impegnatissimo a fare versare vodka nel mio bicchiere, qui a servire la professione di dottore. Mi presenta un suo amico che parla inglese e gli spiego che dopo l’infezione di Khiva non sono neanc’ora guarito e ciò lo identifico dagli occhi lucidi, sintomo di un’infezione ancora presente.

L’ospedale è in condizioni decenti e trattandosi della struttura sanitaria di una cittadina di circa 30mila abitanti anzi mi sorprende, dato che quando lo scorso inverno visitai diversi ospedali in Italia, li trovai in condizioni simili o addirittura peggio. Ciò che è diverso è che mi sa che la tecnologia sia molto ridotta e che nelle stanze dei dottori c’è un va e vieni da paura e un incrocio di mani che si stringono, non proprio consono per non aumentare la diffusione di virus.

Arriviamo nello studio di un medico e noto che è un ottico, quindi capisco il fraintendimento: spiego che non ho nulla agli occhi ma che da essi capisco che sto male. C’è la figlia del dottore ed un altra ragazza che contribuiscono a tradurre in modo migliore al dottore che mi sta seguendo che scopro essere parte del team di rianimazione ed ha quindi preso del tempo per darmi una mano. Mi misurano la pressione e la temperatura corporea ed è tutto a posto così alla fine la loro soluzione è di farmi due flebo da un litro di minerali, zuccheri e vitamina C per riabilitarmi. Nelle due ora nel quale i liquidi entrano lentamente nel mio corpo chiacchero con le due ragazze che hanno mille domande per me e sono super-curiose dell’Italia.

Finito il travaso di liquidi chiedo quanto è ed il medico rianimatore mi dice che offre lui, dato che la farmacia in fronte all’ospedale è sua ed è da dove sono stati presi i farmaci. Vado poi con l’infermiera e le due ragazze a pranzo a base di manti con carne bovina e cipolla che sono un vero e proprio spettacolo considerato che è tempo immemore che non mangio con gusto e fame. Mi sento decisamente meglio e forse le sostanze che mi sono stato iniettate sono proprio ciò che mi mancava per tornare al 100%.

Il pomeriggio lo trascorro molto tranquillamente con i tizi che lavorano nello stabile vicino alla sauna a farmi cento domande ed essere incuriositi perchè sto mangiando latte e cereali, mentre senza tanto farsi problemi, prendono il mio cucchiaio e provano questa stranezza dalla tazza che avevo appena appoggiato. Quando poi incontro Timur, tre ragazzi ci sentono parlare inglese e ci invitano assolutamente ad avere una vodka con loro, cosa che io degrado a birra. Sono già avanti alcolicamente parlando però io certo non voglio tenere una competizione, quindi alla prima birra mi fermo se non che, quando arriva il maresciallo della polizia locale, completamente ubriaco, mi obbliga a bere e sebbene io dica di no, me la versa sul bicchiere e gli dico che questo non cambia il fatto che non la berrò. Mi sto infastidendo e dico a Timur di tradurgli che è maleducazione obbligare qualcuno a fare qualcosa e finalmente la smette. Con gli altri ragazzi andiamo poi al bazar dove uno di loro ha un piccolo market, che di notte è chiuso ma che apre per noi per l’occasione. Mi da 2 gelati, gli altri ne portano a casa a borsette e dentro di me spero vivamente non faccia così ogni volta che beve altrimenti andrà in fallimento molto a breve.

Quando torno alla casa di Alisher, questo era preoccupato non avendomi visto tornare, e termino la serata guardando la finale degli europei di pallanuoto, Italia-Croazia, con la seconda vittoriosa sulla compagine compatriota.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 8219,79 Km                    Totale km da inizio viaggio: 11630 Km

Il matrimonio uzbeko

10 Settembre 2010 – Gurlen (UZ), Giorno 167, 8.30

Ormai è quasi una settimana che ho contratto questo virus maledetto rimasto anonimo nel suo nome ma maledettamente presente nei suoi effetti collaterali. Ciò a cui penso quindi è solo una cosa:

ma che cazzo ci faccio qui?

Ho gli occhi lucidi, il fisico fiappo come una pera rimasta al sole due settimane, la testa pesantissima e per le nove mi hanno invitato a fare colazione con loro. Chiedo sin da subito se anche oggi posso fermarmi qui a Gurlen poichè non esiste che posso buttarmi a capofitto nella traversata più lunga che mi rimane in questo tour trans-continentale in una situazione psico-fisica non ideale. Alisher mi dice che non ci sono problemi e che posso stare un altr giorno ed anzi rilancia invitandomi a partecipare questa sera ad un matrimonio della figlia di un suo amico. Se da un lato questa opportunità di vedere gli uzbechi prendere parte ad una festa mi alletta, dall’altra so che la richiesta alcolica che porranno su di me sarà difficile da rifiutare continuatamente.

Oggi è Ramadan Hayit che decreta la fine dell’astensione al cibo (qui in Uzbekistan a dire il vero nessuno si astiene) ed è festa nazionale. È uno dei pochi giorni che Iroda non lavora dato che il suo turno di lavoro è dalle 8 alle 23, 7 giorni su 7, 12 mesi su 12 alla faccia di chi dà agli uzbechi degli sfaticati…con Alisher lei e gli altri dipendenti hanno quasi un rapporto familiare, pertanto la colazione, pausa pranzo, cena e talvolta anche i giorni di ferie come oggi vengono vissuti insieme. Se le loro spese ammontano a zero, la loro vita sociale è anche notevolemente ristretta e non ho idea di cosa possano guadagnare mensilmente.

Mi viene offerto cibo ogni due ore e per come mi sento è veramente difficile oltre che rifiutare anche trattenere qualsiasi senso di nausea. Andiamo al ricevimento nuziale e non mi sembra nulla di particolarmente folkloristico: le due ale di tavoli, separate una decina di metri una dall’altra sono dedicate a uomini e donne. Vengo presentato ad un casino di uomini e non appena ci sediamo a tavola inizia ciò che non speravo: “Mangia qua. Come no? Dai. Bevi qua? Come no? Che uomo sei!”, quindi all’inizio bevo della vodka, dopodichè mi bagno solo le labbra, il resto la semino sotto il tavolo o la sputo nell’acqua che come d’obbligo va bevuta dopo il liquido di Lucifero. Ho mal di testa, la musica è altissima però nonostante questo riesco a divertirmi dopo aver scoperto che dire di no non funzionava, ho semplicemente messo in pratica l’astinenza e l’abbeverare il pavimento di nascosto malgrado le insinuazioni e qualsiasi cosa dicessero.

Alla fine, prima di andarmene sento dire dallo speaker la parola “italianski” e capisco di cosa si tratterà; mi viene sbattuto in bocca il microfono ed io devo fare il mio discorso di auguri a degli sposi che non conosco. Sparo le solite cose di retorica anche perchè dubito che ciunque possa capire dopodichè Alisher fuori mi mostra una donna e mi dice qualcosa in russo che interpreto come “quella è la mia preferita”. Dopo una guidata in stile inseguimento dell’amante senza seguito dato che l’amata non si vede (ed aver rinfrescato ciò che facevo in terza media), andiamo a casa sua dove per me c’è un karputscha doppio a fare da materasso per il mio dolce dormire.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 8219,79 Km                      Totale km da inizio viaggio: 11630 Km

Vado…per pochi chilometri solo…

09 Settembre 2010 – Khiva (UZ) – Gurlen (UZ), Giorno 166, 8.30

Oggi riparto, poche storie. Mi sono rilassato e sebbene la sensazione di ripresa totale dell’organismo sia ancora work in progress, preferisco avere un soggiorno “lungo” qui ed una a Bukkara, altra città dove pianifico di rimanere un paio di giorni.

Classico che Scooty non vuole andare in moto quindi dopo aver rotto la candela tentando di torglierla ed aver controllato lo stato della trasmissione, mi rendo conto come esiga al più presto una bella giornata dedicata solo a lui, cosa che avverrà a Tashkent quando riceverò le parti dalla RMS.

Dopo un paio di spedalazzate, Scooty erutta con un borbottio un po’ asmatico, però tuona vita ed è ciò che io necessito egli faccia fino alla capitale, quando gli farò un restyling degno di Mickey Rourke. Gli compro della linfa a metà prezzo della rapina che invece ho subito a Kungrad e questo mi fa sperare il prezzo rimanga così più ad est vado.

Mentre sono in scooter sono strano, sono totalmente immerso nei miei pensieri che dimentico di ammirare dove mi trovo… ed i miei pensieri si rivoglono al futuro più distante, cosa fare una volta questo epico giro sarà finito, senza capacitarmi perchè io non riesca a vivere il presente bensì stia sempre programmando ciò che viene dopo. È la malattia odierna: occupato a pensare al dopo non mi dedico all’immediato, catturato dall’esigenza di avere una direzione ed un piano sul come muoversi e cosa fare dopo.

Se da un lato pianificare la mia vita mi affascina, come da 10 idee che sviluppo, le smagrisca ad una che sarà poi che cercherò di perorare, di contro lascio poco lasco al tracciato, permettendo a poche incognite di “variare” il percorso che ho in mente. Penso a fare un libro che mischi “italian new epic” e cronaca di viaggio, quella casa sul Sile, iniziare a fare canottaggio ed iniziare a fare il lavoro che io ora reputo possa fare per me. E se poi l’ancora che delle fondamente, delle mura, un lavoro portano diventano troppo pesanti da tirare in barca se magari un giorno voglio andarmene di nuovo? Futuro, sono elettrizzato dal conoscere cosa fare un giorno e sapere che come sempre avrò fatto come volevo io.

Mi fermo a Gurlen a chiedere informazioni su dove io debba prendere la barca per portare me e compagno giallognolo sull’altra riva del fiume dato che il punto di attraversamento principale vicino a Beruni è chiuso causa rifacimento del ponte. Vengo accerchiato da un paio di ragazzi mentre alcune ragaze guardano incuriosite ed ammiccanti dalla porta del loro posto di lavoro, fino a che una di loro, Iroda, viene in mio aiuto con il suo inglese. Parla decentemente ed è veramente solare: ha un che di russo anche se il taglio degli occhi è vagamente asiatico, ed è il punto nel quale il mio sguardo si sofferma di più. È bella nonostante sia vestita non benissimo ed un dente semi grigio però la combinazione persone e calore sopravvalgono i difetti estetici. Mi spiega che domani sarà l’ultimo giorno di Ramadan quindi una grande festa li aspetta e, dopo che Alisher, il manager del suo posto di lavoro arriva, mi obbligano a fermarmi a Gurlen per un giorno. Esito, ci penso, non ho programmi, accetto.

Loro hanno già mangiato però decidono comunque di accomapgnarmi in un ristorante dove finalmente mangio i langhman (simil pasta fatta a mano, popolare anche tra i musulmani cinesi) che navigano in questa brodaglia rossa che mi paare poco invitante. Appena li assagio invece la mia presupposizione muta drasticamente: sono buonissimi e dopo avergli dato fondo ho la minestra con un pezzo di carne dentro. Il tutto intervallato da un paio di mini-tazze di vodka, giusto per sterminare quel batterio maledetto se ancora esiste nel mio corpo.

Ieri ero semi morente a fare avanti e indietro verso il bagno, oggi sono a mangiare cibo di qualità sconosciuta bevendo vodka. Corpo, scusa.

Mi portano dove dormirò questa notte e lì dopo un riposino di due orette, traggo uso della sauna e della vasca con l’acqua fredda per creare lo shock termico che fa tanto bene alla pelle.

Fisico pardon.

La sera mi offrono per l’ennesima volta del cibo, una zuppa che accetto solo per la forte acquosità, specifica per il quale di norma non le mangio. Altro giro di vodka e riesco a fermarli al primo giro e garantirmi salute nei giorni a venire.

Km. percorsi oggi: 60,2 Km.

Totale km GWR: 8219,79 Km                      Totale km da inizio viaggio: 11630 Km

La strada tortuosa verso valle

05 Agosto 2010 – Ushguli (GE) – Tsageri (GE), Giorno 131, 8.00

Contavo di dormire di più nella mia gabbia di legno però niente da fare: il materiale utilizzato non è proprio fono-assorbente e quando sono le 6.30 gli schiamazzi dei vicini e di qualche maledetto serpente mi risvegliano.

Mi presento giù per la colazione alle 8 e prima di pagare voglio vedere i 3 litri di benzina, anche perchè ieri il marito della signora parrlava di due litri disponibili…Ha due taniche da 20 litri ed alla fine lo convinco a darmi 3 litri altrimenti non arrivo nemmeno volendo a Lentekhi, il primo villaggio dove presumo io possa trovare benzina.

La strada rimane sconnessa per altri 40 chilometri e quando inizia il tratto in discesa, iniziano i problemi: il carico sul posteriore non mi agevola la frenata della ruota davanti, che slitta appena tocco il freno. Vado giù pianissimo e l’impervio tracciato ha come prima conseguenza il fatto di non permettermi di poter godere il panorama, impegnato a non raddrizzare curve o riempire burroni con il mio locomotore giallognolo. Se cò mi è negato, ben presto anche la ripresa di video o foto diventa improbabile se voglio arrivare con la benzina che ho in serbatoio, quindi sono obbligato a mantanere la lentissimoa avanzata in mulo “mode”.

Lentekhi, vilaggio minuscolo, è la oasi mia e di Scooty: per me diventa agognata persino l’ormai usuale katchapuri, diventato peggio di una sbobba, ma che in queste situazioni giova al mio stomaco, mentre per Scooty 5 litri di benzina, più o meno pura, tacciono la spia della riserva.

Proseguo e quando arrivo un po’ prima di Tsageri, secondo villaggio di dimensioni degne di nota, un gruppo di uomini lungo il ciglio della strada impegnati a far merendino con vodka, pane e cetrioli (senza sale), mi richiamano con la mano ad andar a trovarli e quindi mi fermo lì. Non appena sanno che sono italiano, fanno la girandola dei riferimenti calcistici e musicali soliti finchè il più robusto impugna il suo telefono, compone una chiamata e mi passa il cellulare.

È usuale in Georgia che se le persone non hanno la stessa lingua per comunicare, chiamano un amico o qualcuno che conoscono per fare da intermezzo e tradurre almeno le informazioni base.

All’altro capo del telefono parla la figlia, Mariami, che vive a Bari e quindi parla italiano perfettamente. Ripropone l’invito del padre ad andare a stare da loro per la nottata e dopo aver risposto inizialmente di no, cambio idea ed accetto. Domani dovrò partire presto per poter arrivare a Tbilisi entro le 16, quando l’ambasciata azera è aperta perchè da qui mancano circa 250 km.

A casa proseguono i giri di vodka e vino ed io ne risento dopo aver speso una giornata sul martello pneumatico di nome Scooty, quindi tempo 4 bicchieri di vino (in georgiano si può tradurre in 15 minuti) e sono in balle ed ho un’intervista da fare nell programma sostitutivo di Caterpillar, “Il geco di città”.

Mariami, suo padre, sua madre e le nipotine sono accoglientissimi e mi fanno sentire come a casa  mia e con l’aiuto della lingua, riusciamo a dialogare oltre il normale circolo di domande conoscitive, le quali ho persino conosciuto l’ordine progressivo. La sera vado con Mariami e le sue amiche della stessa classe (1982), le quali possiedono tutte uno o più bimbi di 6-8 anni…

Ancora una volta sono stato fortunato nell’aver conosciuto una famiglia del genere: queste sere sono quelle che danno un senso al mio andare.

Km. percorsi oggi: 95,4 Km.

Totale km GWR: 5663,89 Km                      Totale km da inizio viaggio: 8992 Km

Addio alla famiglia di Adigeni

29 Luglio 2010 – Adigeni (GE) – Bodzauri (GE), Giorno 124, 9.30


A svegliare me e Beqa è Kiraly che è stato chiamato al lavoro nonostante sia in ferie perciò è venuto a salutarmi dato che poi non ci vedremo. Ad attendermi poi c’è la nonna di Beqa che non appena ci vede in vita inizia a spadellare di gran lena la colazione.

Incontriamo poi gli altri ragazzi e sembra ci sia un collettivo inizio della giornata in slow-motion, causa il caldo anche di mattina presto. Mi propongono di andare al fiume però declino il loro invito altrimenti so che poi finisce che nemmeno oggi me ne vado.

Preparo tutti i bagagli e prima di partire ho modo di sfidare Mary e Beso a nardi ed il mio modo di giocare, basato sull’istinto ed una tattica anomala rispetto allo stile che gli viene insegnato, mi permette di vincere.

Saluto i ragazzi che m’invitano a tornare a trovarli in qualsiasi momento e Beqa dice una frase che mi fa molto piacere “Claudio, mi raccomando, non dimenticarci”.

Ricordo tutte le persone incontrare durante questo viaggio con il quale ho trascorso del tempo assieme. Loro si sono dimostrati essere come una famiglia, farmi sentire a mio agio ed un membro della loro compagnia sebbene li conoscessi da nemmeno un giorno. E questo piacere sarà il motivo per cui non li dimenticherò.

La strada che prendo è diretta a Batumi, però sin dall’inizio capisco che molto difficilmente ci arriverò in un tempo ragionevole: la strada è piena di buche e devo procedere attentamente, anche se con questo ammortizzatore nuovo c’è una differenza considerevole nello sterrato.

Ed ecco che solo 40 km dopo sento la ruota posteriore troppo soffice e cinque chilometri dopo è quasi completamente a terra. In un’officina mi gonfiano la ruota e mi reindirizzano ad un gommista due chilometri dopo, per fare aggiustare il buco. Quando arrivo nel negozio dove riparano e sostituiscono gomme, il signore responsabile è nel bar sul lato opposto della strada che tranquillamente sta bevendo una birra con dei suoi coetanei. Viene da me ed in 5 minuti esegue alla perfezione il lavoro e quando gli chiedo se nelle vicinanze posso piantare la tenda, m’invita a stare a casa sua. Si chiama Aleksander e vive con la moglie ed i due nipotini Alexi e Armasi, rispettivamente di 13 e 12 anni, che trascorrono l’intero periodo estivo dai nonni. Io ed Aleksander riusciamo a capirci anche se lui utilizza il russo per comunicare e non è che la mia comprensione sia maggiore. Gli lancio una sfida a nardi e l’esperienza che ha maturato in pomeriggi interi con altri vecchietti, lo rende per me un avversario quasi imbattibile.

Sono circa dieci giorni che mi trovo in Georgia e devo dire che la vera rivelazione di questo paese, sono le persone. Qui è palese capire in pochissimi secondi se uno è disposto a darti una mano oppure no o forse semplicemente sono io, che ho sviluppato questo senso.

Alle nove vanno a coricarsi ed io continuo a pensare al perchè i georgiani abbiano questa accoglienza verso me, straniero con il quale nemmeno possono avere una conversazione normale. Forse perchè aiutare è più importante del lato egoistico del trarre qualcosa, anche solo a livello conoscitivo…

Km. percorsi oggi: 45,6 Km.

Totale km GWR: 5133,29 Km                      Totale km da inizio viaggio: 8432 Km

The sky is crying red tears

16 Luglio 2010 Yerevan (ARM), Giorno 111, 9.00

Niente, mi è impossibile dormire oltre le 9 ed ho ancora dolori alle anche, alle ginocchia e alle gambe in generale dopo la camminata infinita di ieri. Chris ha ancora male al menisco e quando io e Jesse decidiamo di andare al museo sul genocidio armeno, lui defeziona appena fuori dalla porta di casa dato che i dolori si sono ripresentati.

I sei chilometri  in taxi costano la bellezza di 700 Dram (1,6 €) e non trascorriamo tempo nella parte esterna del museo, essendoci già stati lunedì. Anche questo monumento come il 99% dei siti turistici in Armenia, è gratis e per capire un pò di più mi faccio dare una brochure che in prima pagina ha la citazione “Ed ora chi ricorda più gli armeni” di quel grandissimo filosofo e storico di nome Adolf Hitler…

Il museo è molto d’impatto però secondo il mio punto di vista si concentra troppo sullo sterminio e sul massacro in sè e non sui motivi che scaturirono la strage ed ancora mi rimangono molti punti oscuri su quelle che furono le vere motivazioni dietro il genocidio. I numeri sono impressionanti (2 milioni di armeni uccisi prima,durante e dopo le deportazioni verso il deserto siriano) e le foto delle stragi altrettanto auto-esplicative. Si vedono anche le dichiarazioni del comune di Milano e Roma che riconoscono l’esistenza del genocidio armeno e non è strano che manchino quelle delle Turchia, paese responsabile, e dedlla Germania, stato colpevolizzato di aver “chiuso” un occhio sullo sterminio, quando era chiara l’attuazione della distruzione di massa.

L’impero ottomano voleva sterminare gli armeni perchè erano l’unica popolazione di altra religione nelle fascia islamica che si estendeva sino al Tajikistan ed oltre dentro in Cina, dove ora c’è la popolazione Uighur. La pianificazione e successiva messa in atto avvenne prima nel 1895, nel 1909 e poi tra il 1915-1917 venne messa in atto la vera e propria macchina della morte. Ciò che non mi è interamente chiaro è come mai non vennero presi di mira anche i georgiani, anche loro cristiani come gli armeni, e soprattutto perchè architettare tale massacro, impiegando migliaia di soldati, quando durante la prima guerra mondiale la Turchia veniva attaccata da ogni fronte ed era vicina al collasso a Gallipoli.

La frase di Hitler venne utilizzata dallo stesso ad una conferenza come esempio per dimostrare che dopo lo sterminio su scala, nessuno più ricordava gli armeni, pertanto lo stesso metodo doveva venir applicato con gli ebrei. Alla reception dico che secondo me una frase del genere sul fronte della brochure, specie se decontestualizzata, può venir interpretata come un “il nostro genocidio fù più grande di quello ebreo” e che di norma si debba citare persone che hanno avuto un effetto positivo sull’umanità.

Dopo il museo torniamo a casa visto che Arto vuole portarci a far visita dai suoi genitori che per l’occasione hanno preparato una cena speciale: agnello bollito, lavash e tanta verdura guidati dall’occhialuto padre di Arto, che assomiglia molto al mio senior, se non fosse che trangugia vodka come fosse acqua ed inoltre sembra meno in forma. Finita la cena è il turno di andare dal fratello di Arto: non appena viene a sapere che sono italiano, mi passa in rassegna le sue foto di Venezia, non propriamente artistiche e molto “turistiche”, mentre io sono intento a guardare sua moglie piuttosto…

Qui arrivano anche Nune e Christian e finalmente mangio la torta armena resa famosa in Est Europa, specie in Repubblica Ceca, da un tizio armeno, il cui nome tradotto in italiano suona come “ideale per l’uomo”. Le provo un po’ tutte le torte, alternando con della frutta e tante albicocche, frutto tipico armeno.

Inizia a piovere pertanto rinunciamo all’idea di andare nel club dove lavora Gayane (anche perchè nessuno ne aveva voglia) e torniamo a casa di Arto.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 4687,69 Km                      Totale km da inizio viaggio: 7897 Km

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