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Quattordicesimo mesiversario di viaggio
28 aprile 2011 – 27 maggio 2011
My Tho (VN) – Prey Lvea (K)
30 giorni Totali, 124 km nel mese corrente, 21.666 km Totali
Spesa totale: 614.84 €.
Il Vietnam, il pensiero di ritornare, l’indipendenza mancata, la solitudine sentimentale.
Ecco concettualmente il mese di viaggio numero quattordici. Situazioni elaborate nella loro sintetica natura che già spiegherebbe tutto se non fosse che…
…io invece sono qui a mettere in parole, a spiegare a quel me stesso che rileggerà questi appunti fra 30 anni oppure a qualche generazione mia futura.
Perchè il viaggio dà maggior cognizione del mondo che ci circonda, ti priva dei tuoi cari e della tua ordinarietà non altrettanto mobile, ma allo stesso tempo ti sconvolge. Se io, dicevo tornerò, poi inizerò a fare e vivrò felice e contento, ora, ora che la data si avvicina di questo non ne sono più tanto sicuro.
Mantenere le parole passate non può avvenire, sicuramente non così in maniera frettolosa: vale la pena farsi alcune domande e a volte le risposte che arrivano da me stesso, non sono quelle che le mie orecchie vogliono sentire. Ma è il mio pensiero, e questo conta sopra di tutto.
Sento sempre di più una pressione dall’ambiente circostante su “quando inizierò a lavorare, poi i soldi e a quando la famiglia”. Questa coercizione verso il modello sociale mi mette in crisi: giorni fa, durante la fase REM (dove il cervello mio è particolarmente produttivo) pensavo a questa eventualità, solo per risvegliarmi con sensi di nausea simili al vomito.
Ho una zia che quando ero piccolo mi raccontava le sue storie in giro per l’Italia, mossa un po’ dal lavoro e un po’ dalla passione turistica. Io la ascoltavo incantato e le dissi che da grande volevo girare il mondo. Non le chiesi come faceva a mettere via i soldi per la pensione.
Ho fatto scelte difficili prima di questa e ne farò ancora nella vita, l’importante è seguire il mio instinto.
Credi in me e verrai sorpreso.
Non credere in me e verrai deluso.
Un mese, un decennio vissuto sull’onda del mio non volersi fermare, geograficamente e con le sfide personali. Un decennio che non ha visto alcuna per il quale fermarsi è valsa la pena. Questa potrebbe essere una piacevole sorpresa, uno spolverare sentimenti ed emozioni scalfite dal tempo. Il viaggio mi ha insegnato che anche ciò che è arrugginito può cavalcare: mesi prima della partenza, ridussi Scooty allo scheletro per un esame approfondito. Il telaio era consunto, fragile: armato di passione, voglia e dediizione l’ho restaurato e solo in Tailandia mi ha “avvertito” con qualche avvisaglia. Io volevo che lui c’è la facesse e lui voleva che io c’è la facessi.
Fiducia, conoscenza dei limiti altrui e supporto.
Il Vietnam ci ha diviso, ma non sempre le temporanee separazione sono nocive: ho capito cosa vuol dire aver avuto l’indipendenza di muovermi, un mezzo con il quale scoprire paesaggi e culture al quale non avrei avuto accesso in altro modo.
Nello stato estremamente falce e martello mi sono dovuto adagiare su metodi di trasporto backpacker ed accettare la mediocrità data dal turismo ai luoghi e la limitata interazione con le persone locali. Così capita che avendo deciso una data di termine e viaggiare in modo che non da così tanta soddisfazione, diventi irritato ed impaziente.
Impaziente anche, di vedere cosa deciderò di fare dopo.
Caro Vietnam
23 Maggio 2011 – Ho Chi Minh (VN) – Phnom Penh (K), Giorno 422, 8.30
È l’ultimo giorno di visto vietnamita quindi mi aspetta una lunga giornata di bus verso Phnom Penh, dove ho Tim, l’inglese conosciuto la precedente volta nella capitale che mi ospiterà.
Saluto i carissimi Kha e Young, che praticamente per me hanno rappresentato Saigon: Kha, seppur ossessivo a volte, è la miglior persona per sapere dove mangiare cibo locale nella sua essenza ed un ideale “holiday planner”. Young è un giovincello che ancora si qualifica come coreano anche se per me è inglese quasi fino all’osso; un ragazzo molto semplice per trascorrere insieme le giornate ed assolutamente non complicato.
Ora però, per quanto abbia amato il Vietnam, è ora di tornare ad un’altra terra amata, la Cambogia, che già mi cominciava a mancare. Quelle persone molto gentili, dolci, che anche se ti vogliono fregare non c’è la fanno a tenere fino all’ultimo…
Ho la mia razione di dolci, acquistati per finire gli ultimi dong vietnamiti insieme ad un altro kilo di caffè del quale sono abbastanza scettico della qualità. Pensare di trovarmi in un bus mezzo vuoto come quello dell’andata è un’utopia e questa volta invece non c’è spazio e mi trovo un compagno di viaggio. È un coreano, un businessman, il presidente di LG Vietnam, l’azienda leader mondiale per la produzione di elettronica: mi spiega che sta andando al confine per estendere il suo viso, dato che è una cosa che deve fare personalmente ed ogni qual volta i documenti presentati non vengano accettati dalle autorità. Cinque minuti dentro la conversazione e mi sta già spiegando che adora Amsterdam per le signorine in bacheca, Mosca per le biondone russe e le donne italiane…
Perchè la dimostrazione di maschilità molto spesso avviene vantando “conquiste” di prostitute? Cioè mi potrai dimostrare di avere grana, di essere in grado di comprarti le donne che vuoi (o meglio quelle che si vendono), però certo non passi da seduttore o da incalmabile seduttore.
Dopo aver narrato le sue preferenze femminili, infila un filotto di orgoglio nazionale coreano, dove al mondo non ci sono pari. “Quando il presidente di Samsung parlò alla concorrenza giapponese come Sony, Sanyo e Panasonic, gli disse: avete avuto i vostri anni di fortuna, ora siete morti!”.
Nemmeno una persone pagata per fare propaganda parlerebbe come lui! Mi dice che dopo 17 anni di Vietnam ne ha lescatole piene di persone che non lavorano e che sono disoneste ed ora, una volta raccolti i suoi ultimi crediti, vuole tornare in madrepatria. Continua l’omelia, dimostrandomi che in Vietnam tutto è fatto in Corea e che da credito agli italiani di fare i vestiti migliori al mondo (però gli abiti coreani durano uguale…).
“Scusa, quanto ci mette il bus ad arrivare al confine?”
Due ore di orazione filo-coreana mi bastano per sentirmi liberato quando vedo la gigantesca asta che tiene la bandiera vietnamita che marca il confine.
È giunta l’ora di lasciare le mie parole di addio al Vietnam, dove ho trascorso un mese esatto.
“Caro Vietnam,
un mese non è stato sufficiente. Inizio con le scuse di fronte al fatto di averti visitato da backpacker, costretto o forse più, adagiato sulle facili rotte turistiche invece che spingermi fuori dal gregge ed esplorare indipendentemente. La tua conformazione di striscia lungo il golfo della Cina, fa si che le distanze siano notevoli e già muovendomi come ho fatto, mi ha costretto a tempi serrati, programmazione e poco spazio all’improvvisazione.
…e poi la mancanza di un destriero che mi renda in grado di andare dove voglio.
È stato comunque fantastico esplorare la tua terra ed incontrare quelle persone che appena al di fuori dei centri turistici tornano ad essere coloro che mi considerano una persona e non un sacco di dollari con le gambe. Mi ha colpito la forte animosità tra nord e sud in pieno stile italiano, anche se qui le motivazioni sono più concrete e recenti. Mi ha stupito il rapido passaggio da vittime a seguaci degli americani, coloro che 40 anni fa hanno compiuto le peggio nefandezze nella tua terra. Ma le tue persone a mio parere, non dimenticano, possono mettere in secondo piano di fronte ad un imminente vantaggio, ma certamente non dimenticano.
Un’ulteriore fatto degno di nota è che qui, ho probabilmente mangiato il cibo più squisito, variegato e relativamente salutare dall’inizio del viaggio. Anche solo da amanti della cucina, meriti una visita apposta.
Ricordo il gruppo di amici improvvisati a Saigono con il quale ho trascorso dieci giorni assieme.
Ricordo smarrirmi nelle vicinanze di Dalat e sentirmi di nuovo vivo.
Ricordo le due volte nel quale ho avuto un desiderio quasi incontrollato di scagliare un pugno in viso a qualcuno specifico..
Ricordo il senso di vendetta crescere anche se parte non in causa, nel vedere il museo della guerra di Ho Chi Minh e la zona demilitarizzata.
Ricordo le diverse famiglie dei couchsurfer condividere con me la loro atmosfera.
Ci vediamo presto
Claudio”
Phnom Penh ha lo stesso aspetto di quando la lasciai, unico cambiamento è il cielo grigio che promette pioggia a qualsiasi minuto. Rivedere Tim è un piacere: subito scegliamo il mio piatto cambogiano preferito, l’Amok, da MBK, il nostro ristorante preferito. Tim mi spiega che non vede l’ora di andarsene poichè coloro con il quale aveva stretto amicizia più profonda se ne sono andati ed ora si sente solo: grazie al lavoro ottimamente retribuito è riuscito a mettere via circa 1000€ al mese, cosa che a me riuscirebbe quasi impossibile in Italia! In sei mesi ha racimolato soldi a sufficienza per poter girare tutto il sud-America senza nessun problema.
Questa è una delle tante storie dei viandanti di mondo che viaggiano e lavorano quando le finanze sono alle strette. Anch’io un giorno così? Chi lo sa, per ora no.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km
Teenagers
18 Maggio 2011 – Hanoi (VN), Giorno 416, 9.30
Di primo mattino vedo Young che si arrabatta con i suoi oggetti personali e mi confida che se ne andrà in ostello perchè non si trova bene con Sebastian.
Teenager che vogliono parlare di cazzate tutto il tempo e se non trovano l’interlocutore superficiale a sufficienza, vuol dire non trovarsi bene. Non dico che io e Sebastian siamo uguali, ma si trova un qualcosa che interessa ad entrambi, qualcosa dal quale imparare. Ciò che a me va di parlare non deve essere l’unico argomento possibile, si allarga il cerchio anche a cosa che magari non possono interessare così tanto, ma che si può archiviare come “conoscenza accessoria”.
Io me ne sto a letto, tanto ho altri due giorni pieni da stare qui a Hanoi; sebbene non gradisca la città ho diverse pratiche da compiere via pc che due giorni potrebbero essere ancora pochi. I due giovani francofoni non sono in casa, quindi prendo uno xe om per andare in centro. Lo xe om è il mototaxi, un tizio che in motorino ti porrta ovunque: costa circa 10.000 Dong (0,3€) al km, al quale bisogna arrivare superando il prezzo alto che viene sempre lanciato all’inizio. Alcuni di questi motociclettari sono dei veri piloti il cui confne con la pazzia alla guida è molto sottile; mi sono trovato con un tizio a superare chiunque fosse sulla strada, ad una velocità sconsiderata, e ancora fidarmi dell’esperienza del tipo.
Penso al Vietnam, questa società fuori dal tempo,a volte tradizionale a livelli islamici, con una politica che non tiene bene nemmeno la facciata alla natura capitalista che si respira ovunque.
Un Vietnam con le persone che corrono sempre, sperando di lasciare un sufficiente malloppo al figlio maschio più grande, che sarà colui che li seguirà nella vecchiaia.
Un Vietnam con le coppiette giovani che vanno al lago per fare le smancerie attenti sempre che non ci sia troppo contatto rischiando di venir branditi come poveraccio o puttana a seconda.
In città sto in un internet cafe fino a tardi quando m’incontro con Young e Hani per gustare dei piatti tipici vietnamiti; ci fidiamo di Hani e dopo un ora a piedi arriviamo al baracchetto desiderato che prepara involtini primavera freschi avvolti sulla stessa pasta utilizzata per i noodles. Inzuppati nella salsa di pesce sono una delizia e molto meglio del secondo piatto, del pane fritto da consumare con carne e verdura cotte.
Paghiamo io e Young e per la seconda volta, la giovane vietnamita ne fa la mossa di voler pagare ne ringrazia, facendomi girare le palle; ho capito che sei una ragazza e che è molto probabile che noi offriamo, però se fai così sembra che sia una cosa dovuta, e questo non va bene.
C’è chi mi dice che sono le ragazze moderne…io ho risposto dicendo che sono le ragazze moderne maleducate.
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Via in fretta e tanta furia
16 Maggio 2011 – Hanoi (VN), Giorno 415, 8.30
Ok, ho deciso: devo andarmene prima che qualcosa di serio accada.
Non mi piace dire qualcosa di palese alle persone, specie se ho dimostrato di non gradire. L’unico modo che potrei utilizzare per dimostrare la mia contrarietà a quel punto diventa l’uso della violenza, perchè mi stai pigliando per i fondelli.
Dopo aver dormito sul bordo del letto a pancia in su, ad un certo punto mi metto di lato a dormire e tempo dieci secondi mi trovo la mano della piovra sul fianco, che rimuovo immediatamente.
E mi ritrovo di nuovo con il nervoso alle stelle e la voglia di macellare il finto tordo.
Al mattino nemmeno riesco a parlargli, non ho ne voglia, sono scattoso ed è meglio rimanere in silenzio che urlare: gli comunico che me ne vado da Hanoi perchè io e Young abbiamo deciso di visitare i dintorni della capitale. Ho anche mal di schiena a livelli insopportabili e uso la piovra che afferma di essere capace, per farmi fare un massaggio alla schiena.
Poi me ne vado.
Ho i bagagli con me ed in centro incontro Young con un’altra couchsurfer locale che presto se ne va, perchè “messa non a suo agio” dal fatto che sono teso e nervoso e senza alloggio.
Avere sempre 19 anni e potersi permettere di andarsene ogni volta che “non ci sente a proprio agio”…
Torno all’ostello dove mi archivio per le rimanenti ore della giornata smazzando nervosismo e tensione via chat con amici e presunti tali.
Fortuna che per domani io e Young ci organizziamo di fare sul serio un escursione in un villaggio a 50 km da Hanoi, dove poter incontrare persone “normali”.
Hanoi non mi sta piacendo: il cibo è mediocre, l’episodio del vomitatore, la piovra, prezzi tutto sommato alti per il Vietnam ed un centro storico che non mi colpisce.
…sognando quel che è andato (Tajikistan), quel che non è andato (Afghanistan), sempre in cerca di quel che non si ha. Più.
Sotto l’intervista fatta a Caterpillar il 6 maggio 2011.
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Halong bay in mandria
14 Maggio 2011 – Hanoi (VN), Giorno 413, 7.00
Giornata prenotata collocato in un tour insieme ad un numero incognito di altre persone. Young e io abbiamo deciso di spendere un po’ di più per avere un servizio migliore anche se ci viene detto che alla fine, tutti gli operators entro una certa cifra fanno lo stesso itinerario ed utilizzano le stesse barche. Speriamo che almeno il cibo sia all’altezza, dato che pareva essere uno dei motivi fondamentali della maggiorazione del prezzo.
Nel bus che parte da Hanoi siamo in sei, due ragazze da Saigon temporaneamente qui per business ed un inglese sulla sessantina insieme ad un giovane thailandese di vent’anni che fa presumere qualche triste storia relazionale. L’inglese della guida non è impeccabile e mentre recita la storiellina per intrattenerci mi perdo fuori dal finestrino alla vista di campi di riso e nebbia. Oggi non pare essere la giornata migliore per un’escursione in mare e mi sa che la vista sarà molto penalizzata da questa nebbiolina che ristagna.
Non c’è nessun motivo per fermarmi in un posto e magari nemmeno mi fermerei se fossi in scooter, però ho la scelta. Improvviserei che posto rendere mio pit-stop e sicuramente non mi fermerei negli autogrill dai prezzi infami che il tour operator
Halong bay offre un panorama certamente unico, una specie di Cappadocia in mare dove queste formazioni rocciose spuntano dal nulla nel pieno della baia. La barca solca le acque ed insieme ad altre dieci, venti imbracazioni compiamo lo stesso tragitto che forse offre lo scenario migliore o forse è semplicemente il più congeniale. Ad occhio nudo è possibile apprezzare il paesaggio, però l’occhio della telecamera e della fotocamera viene corrotto dall’umidità elevata.
Il primo stop è in un “villaggio” dove le persone vivono in barche e palafitte stabili vendendo pesce ai turisti e ai mercanti che poi portano il prodotto ittico in terraferma. Il pesce viene spacciato per fresco anche se nelle gabbie immerse in mare vedo diversi pesci storditi o comunque non in condizione ideale. Qui, lo chef della barca acquista due pescetti che tempo dieci minuti ci viene servito con del condimento dal retrogusto di curry ed è forse l’alimento migliore che appare sul tavolo: il resto fa cagare, in piena linea con il resto del cibo consumato nei tour precedenti! Gamberi cucinati male, una minestra dove vedo solo conchiglie e devo limitare la mia consumazione agli involtini primavera e al riso.
Nel pomeriggio Young, io e le due ragazze da Saigon facciamo un giro con i kayak sebbene non avessimo pagato per il giro; io vengo accoppiato con la più carina delle due e dopo dell’incertezza iniziale pagaiamo storti ma comunque verso avanti. Mi rifiuto però di portare con me il materiale da ripresa dato che siamo entrambi due novelli alle prese con le pagaie. Il tour prosegue nelle grotte in una degli isolotti più grandi, dove la parte dle leone viene compiuta dalle luci più che dalle stalattiti e stalagmiti oltre al consueto “questo ha la figura della capra, questo della scimmia, etc etc…”.
Arriviamo ad Hanoi verso le 20 di sera, non propriamente soddisfatto della mia giornata turistica. Questo per una motivazione complessiva: sentirmi una pecora nella mandria non mi piace più il grigiore del cielo, non hanno contribuito a farmi vivere Halong bay bene.
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Macrobiotico
13 Maggio 2011 – Hanoi (VN), Giorno 412, 8.30
Una notte in ostello è decisamente sufficiente e maledirmi di fare tali scelte, così di primo mattino emigro da un couchsurfer sui trent’anni di nome Lai. Vive vicino al lago di Ho Tay ed è fuori dalla casa ad attendermi insieme alla nipotina di 5 anni. Mi stupisce da subito il fatto che i due parlino in inglese e quel che mi stupisce ancora di più e l’ottimo livello linguistico della bambina, che parla come se fosse un’americana.
Frequenta la scuola materna internazionale due volte alla settimana (la famiglia non può permettersi una maggior frequenza) e, quando Lai ritorna al lavoro, esige che io giochi con lei, rispondendo ai suoi quiz. È dolcissima e sebbene a volte faccia fatica a capirla, riesco sempre a girarla in un modo che abbia senso, così che nemmeno me ne accorgo di trascorrere un paio d’ore con la piccola.
Suo padre e sua madre lavorano da casa come distributori di cibo macrobiotico, principalmente proveniente dal Giappone. Assemblano semini e granaglie varie in bustine dalle dosi specifiche per fare delle zuppe e vedere così tanti cereali mi da l’idea di essere in una rivendita di cibo per uccellini.
Nel tardo pomeriggio m’incontro con Young per comprare il pacchetto tour a Halong Bay domani; ancora una volte scelgo l’opzione “venir guidato” perchè paradossalmente costa quasi meno che organizzare tutto da sè. La guida non sarebbe necessaria, mentre avere una barca con la quale girare tra le formazioni rocciose della baia è necessario.
Alla sera mi reincontro con Lai in centro per bere qualcosa insieme a dei suoi amici expat che vivono qui da diverso tempo. Il 32enne vietnamita mi sembra particolarmente interessato a mantenere un livello d’inglese alto e soprattutto ad avere amici che lo possano aiutare nel caso scelga di vivere altrove. Non nasconde che il suo segno è di andare in Australia, dove può svolgere la professione di badante prendendo uno stipendio adeguato.
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Vietnamita culinaria esperienza
06 Maggio 2011 – Hoi An (VN), Giorno 405, 9.30
Hoi An è la città con il patrimonio culturale tenuto meglio in Vietnam, il che significa una bella dose di fortuna considerate le numerose guerre che hanno avuto nell’ultimo secolo.
Parto l’esplorazione proprio dalla cittadella, che sulla mappa mi ha dato l’impressione di essere a portata di camminata; questa infatti è tutta longilinea lungo il fiume Tha Bon, con le prima due stradine parallele al corso d’acqua aventi la maggior parte di quel che c’è da vedere. Non serve più il biglietto per visitare la città, ma se ne può comprare uno per accedere ai diversi musei o case antiche presenti. Come un tordo investo 3€ per comprare l’accesso a 5 siti, quando in diversi si può entrare senza pagare.
Inizio dal ponte giapponese che ha una struttura particolare che ricorda appunto il paese del sol levante e poi faccio terra battuta di tutto quel che nnecessita venir visitato, rompendomi le palle anche in discreta fretta. I musei, se si esclude il luogo in sè, hanno pochissimo contenuto e le case antiche sarebbero anche interessanti se non fosse che serve avere una tizia al seguito che ti spieghi tutto, ma davvero tutto, della costruzione…
Quel che invece merita, sono le sale dell’assemblea dove le famiglie cinesi s’incontravano per discutere affari economici e come tenere le redini della famiglia. Dentro sono adornate splendidamente e da un forte tocco cinese in una cittadina che non sfigurerebbe nella Francia rurale. Lo stampo coloniale qui è forte e specie lo stile dei balconi e dei terrazzi mi rimandano con la mente velocemente in Europa continentale.
Sono nel Vietnam centrale e caratteristica numero della zona è il cibo!
Trovo un ristorantino con dei prezzi non troppo bassi vicino all’hotel e ordino una specialità di Hoi An: gli bahn xeo, degli involtini primavera fai da te. Vengo servito di carta di riso, che serve per avvolgere l’involtino, menta, lattuga e una specie di omelette con gamberetti e pezzettini di maiale. Quando si combina il tutto, gli si fa fare un veloce tuffo nella salsa di pesce ed et voilà si ha uno splendido piatto fresco, merito della menta. Dato che questo piatto non mi è sufficiente ordino degli involtini primavera già fatti che fortunatamente qui non sono fritti, e la goduria del mio stomaco continua.
A pranzo invece avevo provato un’altra specialità, il cau lau: è una minestrina di noodles (spaghettini) con dentro coriandolo (maledetto) e menta, pezzetti di pane secco e germogli di soia. Non ho avuto molta soddisfazione da questo piatto, più per il fatto dell’acquosità del quale io non vado pazzo.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km
Welcome back Claudio!
04 Maggio 2011 – Dalat (VN), Giorno 403, 8.30
Situata nei monti delle highlands centrali, Dalat ha diverse delle attrazioni principali fuori città ed è per questo che scelgo di noleggiare una motoretta Honda 110cc. La ragazza prima di darmi le chiavi mi chiede “Sai andare in moto?” al quale con un sorriso rispondo di si; l’opzione semi-automatica costa 1$ in meno ed è più divertente avere la funzione aggiunta delle 4 marce.
La prima sosta è la crazy house, una costruzione architettonica molto simile alle creazioni di Gaudi in Spagna, con forme principalmente rotonde come se si stassero sciogliendo. La casa iniziò a venir costruita negli anni ’80 ed ancora ai giorni nostri è work in progress per una buona metà. Mi piace questo stile così stravagante ed è uno spettacolo vedere come tutti sia stato costruito in misura, dai materassi dei letti, agli infissi, all’arredamento interno. I ponticelli sospesi sono un avventura per sè, cosiderate le dimensioni del calpestabile (30 cm di larghezza) e l’altezza delle protezioni che sembrano anch’esse poco robuste (50 cm di altezza).
Dopo una breve sosta di nuovo all’hotel per caricare letteralmente le batterie, mi spingo con lo scooter a nord di Dalat, verso il villaggio di Lat, senza trovarlo. Sono motorizzato quindi lascio che le ruote del mio destriero mercenario mi guidino tra viette a case, lì dove la popolazione locale scarsamente vede turisti. Vengo accolto da occhi sorpresi, saluti spontanei e da montagne ricoperte di foresta.
Mi è stato chiesto quanto mi manca lo scooter ed ho risposto che già, solo dopo 10 giorni, sono nostalgico dell’indipeendenza. Dell’indipendenza di stare, dell’indipendeza di andare. La sensazione di poter gestire come meglio voglio, il limbo.
Così capita che passo oltre la iper-turistica valle dell’amore prendendo la vietta dopo che mi fa ritrovare in quel che da troppo tempo mi manca. Le persone che mi vengono incontro ed iniziano a parlare la loro lingua incomprensibile che non tradisce il gesto empatico magnifico della curiosità e conoscenza.
Da quanto tempo…
Viaggiare in due o più significa essere un gruppo. Spesso questo significa creare una barriera, seppur involontaria e le personee mantengono le distanze. Vedendomi da solo, non mi reputano un pericolo ma forse una persona sola e questo li spinge al dialogo. Per poi scoprire che forse la solitudine non esiste almeno che non la si voglia davvero. Questo è il miracolo delle persone umane: ovunque andiamo non siamo mai soli.
Vado quindi alla prossima metà, il lago dei sospiri, un’altra creazione per far sentire le coppie che si sposano in un contesto di amore a tutto campo. Dalat infatti è la metà preferita in Vietnam per fare la luna di miele.
…ed io invece mi lascio trasportare dalle ali della libertà provvisoria.
L’amore è dappertutto, se lo si vuole.
Welcome back Claudio.
P:S:: l’ascolto prolungato di musica emo (The Appleseed cart) può provocare articoli come questo. Si sconsiglia l’utilizzo di tale musica se si cerca Satana o Belzebù.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km




