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Caro Laos

26 Marzo 2011 – Dondet (LAO) – Stung Treang (K), Giorno 364, 8.00


L’isola ci ha fatto rilassare, ci ha cullato tra le acque del Mekong ma dopo un paio di giorni di ritmo rallentato, sento il bisogno e la voglia di andare, di rimettermi in strada.

C’è sempre una percentuale di senso di colpa nel prendermi pause, nel rimanere fisso da qualche parte senza un motivo preciso, specie se il luogo non offre niente; per la serie, 10 giorni in Cappadocia ci possono stare, perchè anche stando seduti in un bar si è assorbiti ed inseriti nel magnifco panorama circostante, mentre 3 giorni qui sono già troppi. Il feeling da Rimini facile, da svenduta al turismo bieco del mordiefuggi backpackeriano, mette in moto le mie difese immunitarie a là “non sono come loro, non posso stare vicino a loro”.

E facendo un salto nel futuro, proprio questa sera incontro un ragazzo irlandese che sta girando queste zone d’Indocina in bici, in maniera piuttosto indipendente; abbiamo parlato di questo fenomeno, dell’attrazione che questa regione del mondo esercita in studenti che cercano un posto dove fare il proprio gap-year, il cui significato dista miglia dal concetto di anno sabbatico. Non c’è molto da riflettere, non c’è diversità tra i luoghi dal quale provengono e dove vanno, non c’è curiosità, c’è voglia di divertimento, quella si: così capita che si veda il Laos stando a Vang Vieng, Luang Prabang, Vientiane e Don Det. Questo da una visione fattualmente non comprensiva di quel che è il Laos: è assurdo definire uno stato secondo le sue città, quando queste rappresentano l’1% del territorio! Specie in uno stato che la parola città ha una significato esagerato, essendo quasi sempre meglio definibili come villaggioni.

Khon Phapheng

C’è la Cambogia a sud ed è lì dove non vedo l’ora di arrivare, però prima dobbiamo passare per l’ultimo caposaldo degli spettacoli naturali laotiani: le cascate di Khon Phapheng. Qui il Mekong ha il suo ostacolo maggiore lungo il suo corso, il problema che i francesi non riuscivano a oltrepassare per portare la merci da Saigon a Luang Prabang. Il fracasso dell’acqua schiantarsi sotto e gli spruzzi che si levano da questo spettacolo naturale sono una vera e propria highlight di un tour in Laos; a me colpisce la meraviglia che creano le acque per poi, girare lo sguardo 100 metri a valle del fiume e vedere di nuovo la tranquillità che contraddistingue questo corso d’acqua.

Arriviamo al confine, ci timbrano celermente il carnet de passage dei veicoli quindi quando siamo al controllo passaporti ci chiedono 2$ perchè oggi è sabato e va pagato l’extra. Mi rifiuto categoricamente specie che non sta scritto da nessuna parte e dopo aver discusso un po’ dico “Ascolta, se vuoi timbri altrimenti vado in Cambogia e ciao”. Non timbrano e noi passiamo la frontiera comunque, senza sapere cosa potrebbe accadere dal posto di controllo cambogiano.

La mia lettera di saluti al Laos deve spezzare il resoconto:

“Caro Laos,

sono state nelle tue terre quasi 35 giorni in tutto. Marco mi disse che per lui un mese era troppo nel tuo piccolo territorio, io ribattei dicendo che il tempo a disposizione sarebbe stato giusto sufficiente. Daltronde quanto è abbastanza?

Ed eccoci qui, ad uscire un giorno prima che ci scada il visto e l’ultimo giorno utile del carnet de passage, che non sappiamo se ci verrà chiesto in Cambogia. Mi scuso anzitutto di non aver visitato la plain of Jars su a nord e la zona di Attapeu però sai, gli altri stati chiedono la loro parte.

Quindi se dico che malgrado i 30 giorni ancora abbiamo dovuto sacrificare dei luoghi, vuol dire che non ci hai lasciato girare i pollici. Il tuo popolo è il primo pregio: persone che anticipano un sorriso a qualsiasi interazione, che stranamente per la zona, molto spesso non alzano il prezzo perchè siamo stranieri. Un popolo povero ma con dignità, un popolo che suo malgrado ha poco da offrire materialmente, ma disponibile comunque ad aiutarti. Un popolo che vive con 4-5 piatti tipici ma che sono delle delizie e che raramente mi ha fatto rimpiangere il cibo di casa.

Poi c’è il Laos inteso come territorio che posso definire con una parola: perla! Montagne ricoperte da vegetazione esotica nel nord, ricamate dai numerosi corsi d’acqua poi man mano nel centro viene ripreso il paesaggio del nord Thailandia, con distese acquitrinose. Il sud invece ha un aspetto aspro che muta in continuazione, dalla praterie alla semi steppa fino al confine cambogiano dove il Mekong fa brillare tutto ciò che tocca.

Vientiane, Luang Prabang, Luang Namtha e Pakse sono grandi villaggi che hanno un dinamismo molto soffuso, dove la lentezza è la prima caratteristica che colpisce e pian piano prende il sopravvento anche sul visitatore.

Ho due visti laotiani sul passaporto, ma chi lo sa se presto ne avrò un terzo…

Ricordo la quiete di Luang Namtha sedare la mia tensione per mettere a punto Scooty.

Ricordo la strada da Hongsa a Luang Prabang mettere alla prova ogni mia abilità e volontà di fare offroad.

Ricordo Vientiane e il suo skyline d’acquerello.

Ricordo la gente e i bambini dei villaggi accorrere ogni qual volta mi fermavo.

Ricordo Diego, la sua tenacia e la sua passione nel far ciò che fa.

Ricordo Don Det ed il dolce non far niente.

A presto

Claudio”

Alla dogana cambogiana è più facile: quando i doganieri non vedono il timbro di uscita laotiano, sorridono mettono il visto cambogiano e chiedono 2$ per fare il timbro di entrata. Rispondo sorridendo dicendo che questa tassa non esiste e loro lo sanno, così timbrano e sono in Cambogia!!!

La strada è in buone condizioni ma sarà il cielo coperto sarà la totale assenza di forme di villaggio nei 60 km che ci separano da Strung Treng che penso ad una sola parola: desolazione.

Campi lasciati incolti, cartelli che avvertono della presenza di mine e subito mi sembra di essere in un posto triste, povero e…dimenticato.

Strung Treng è una cittadina di medie dimensioni che vede il turismo passarci attraverso e coloro che si fermano qui è puramente per caso. Non c’è niente da vedere così troviamo una guest-house e dopo un rapido giro del centro per controllare il costo della barca per attraversare il fiume domani, siamo già di ritorno.

Come dicevo sopra, incontriamo questo ragazzo irlandese con il quale è interessante scambiare i propri punti di vista sul turismo e soprattutto ci concede preziose informazioni sul Vietnam, dove è stato tre mesi. Ci spiega che lì regna il Dio denaro e bisogna fare enorme attenzione e contrattare sempre prima dell’acquisto per evitare sorprese spiacevoli. Ci dice che le persone sono più riservate e non sorridono sempre come fanno in Laos, ma con i vietnamiti un sorriso o un vaffanculo va sempre meritato.

Dice una cosa interessante al quale non avevo pensato: la reazione che una persona ha, quindi di essere gentile o meno, deve essere meritato altrimenti non ha nessun significato.

Domani ci aspetta una giornata di offroad dalla qualità incerta quindi andiamo a dormire presto per essere belli carichi domani.

Km. percorsi oggi: 93,7 Km              Totale km da inizio viaggio: 19872 Km

In fondo Lao PDR significa Repubblica Popolare Democratica…

14 Marzo 2011 – Vientiane (LAO) – Paksan (LAO), Giorno 352, 8.30


È ora di lasciare la capitale laotiana, dopo la solita colazione risparmia soldi in camera con del pane e della marmellata che ci portiamo sempre appresso per eventualità come queste.

Il resto della giornata non riceve alcun colpo di scena, dettato dal ritorno in strada dopo dei giorni d’inedia meritata a Vang Vieng e Vientiane; l’asfalto sembra essere in linea con l’umore catalessico e passiamo veloci oltre la noia paesaggistica.

Il Mekong è lì alla destra, a mantenere la sua ingombrante presenza di fiume più grande d’Asia. È incredibile come uno stato come il Laos abbia moltissimo pesce nei suoi piatti, tutto derivante da questo fiume, noto per la sua elevata pescosità.

Alla sera ci accampiamo in  un posto strategico, lungo la nazionale 13, leggermente nascosti da erbacce e comunque coperti dall’innocenza del buio. Mentre siamo nelle nostre tende e sto guardando i consueti due episodi dei Griffin, si avvicina un tizio accompagnati da altri tre scagnozzi e in perfetto inglese ci dice che a causa dell’assemblea nazionale per due mesi in Laos vige il coprifuoco, i cui orari cambiano da città a città. Pertanto non si può pernottare fuori e ci consiglia di andare in una guesthouse; il discorso sembra avere delle falle e alla fine quando con un giro di domande gli chiediamo dove abita, viene fuori che la sua casa è esattamente di fianco a dove ci siamo accampati.

Ma se non vuoi che stiamo lì non è più facile dircelo esplicitamente senza minacciare di chiamare la polizia?

Ogni città ha delle regole qui in Laos e solo poi verremo a sapere che il coprifuoco viene applicato con polso, specie quando qualcosa di politico è in ballo.

Km. percorsi oggi: 203 Km.              Totale km da inizio viaggio: 18818 Km

Buddha è ritornato dalla foresta

13 Marzo 2011 – Vientiane (LAO), Giorno 351, 9.30

La domenica va dedicata alla religione, quindi dobbiamo fare visita al tempio più famoso di Vientiane, That Luang. Arrivarci è semplice però una volta lì non è che rimango particolarmente colpito dal sito, sarà perchè comunque i templi buddhisti mi sembrano piuttosto simili uno con l’altro.

A passi stanchi giriamo il tempio se nonchè veniamo attratti da una ritmica di tamburi e da delle voci cantanti e urleggianti dal tempio vicino, quindi come la gatta al lardo, andiamo a vedere cosa c’è di bello. Stanno festeggiando l’anniversario del ritorno di Buddha dall’autoesilio nella foresta alla città, quindi alcuni distretti si riuniscono in questa struttura religiosa e festeggiano sobriamente. C’è cibo per tutti e tutte le donne di mezza età mi chiamano “Falang, falang!” per attrarre la mia attenzione ed andare ad unirmi a loro nel rito del pranzo. Detto e fatto, nonostante la precaria situazione intestinale, mi trovo del curry e dei spaghettoni con del budino di sangue nella ciotola. Tutto è con il riso: gli spaghettoni, il curry, del riso fatto tipo pop-corn e le signore ci tengono a sottolineare che tutto è perfettamente laotiano ed è il loro cibo tipico.

Le varie frazioni fanno anche una parata attorno al tempio portando degli stemmi e dei simboli religiosi oltre a raccimolare offerte destinate al tempio. Parlando con le varie persone capisco i motivi della festa, ne discuto i contenuti e riesco a saperne di più anche sul buddhismo in generale. Dei ragazzi suonano della musica con una specie di chitarra suonata monocorda, un basso, una batteria e dei tamburi e dai bambini agli adulti ballano.

Finita la visita al tempio, facciamo un giro per il resto di Vientiane passando velocemente per quello quello che sembra una imitazione dell’Arc de Triumf (come quello visto a Bucharest) e poi nella strada principale, parallela al Mekong.

Dato che Joseph domani se ne va di casa prestissimo, andiamo in cerca per tutta Vientiane di una guesthoue economica ma sembra impossibile: il costo minimo è di 100.000 Kip (10€) e solo dopo 10 posti troviamo un posto leggermente fuori che ha internet ed un costo accettabile di 90.000 Kip.

Km. percorsi oggi: 0 Km.                  Totale km da inizio viaggio: 18615 Km

Beer Lao

12 Marzo 2011 – Vientiane (LAO), Giorno 350, 9.30

La Beerlao è birra.

Ma è birra speciale, non diuretica come tutte le altre: ieri, vuoi un po’ le circostanze che mi guidassero a scolarmene un paio, oggi c’è assoluta ritenzione. Che succede?

La Beerlao inoltre ha un potere inverso alla bevanda al luppolo preferita dagli alcolizzati: non fa dormire, nemmeno a quantità bevute sopra il normale.

Che da queste parti le varie Redbull o M-15 fossero nel passato, bevande con contenuti “simpatici” per dirla alla laotiana, ossia includessero anfetamine, è risaputo, ma questa birra che cosa ha?

Joseph ha la cura anti-sbornia anche se non posso definire la situazione odierna come tale, più un mal di testa da mancanza di sonno: un bel documentario su come la crisi economica recente sia il risultato degli azzardi dei banchieri efferati americani. Alcune cose non le capisco, più perchè non conosco gli intervistati, non capisco il loro expertise e da che posizione parlino però comunque un documentario interessante. Mi da anche l’ispirazione per quanto riguarda le dinamiche e inquadrature per il filming, dato che sono soggetto in ballo.

Joseph vive davvero in una bella casa, dista 1 minuto a piedi da dove lavora e l’ha presa arredata quindi non ha dovuto nemmeno rompersi le scatole per comprare la mobilia. Dovrò stare qui a Vientiane altri 4 mesi dopodichè tornerà negli Stati Uniti dato che dopo 2 anni di Laos e 1 di Zambia, vuole iniziare un percorso lavorativo a lungo termine come consulente per i servizi della salute.

Il sole fuori ridacchia, la temperatura è di quel tipo che ti frigge in due secondi ma sebbene la sforma fisica si va sulla spiaggia lungo il Mekong, dove la cerchia di expat si trova a giocare a frisbee. Non è la mia pratica preferita e rimango in panchina, spettatore senza rancore verso un’allenatore che non c’è ed anzi vado a filmare il Mekong dividere con la sua tranquillità le terre di Laos e Thailandia.

Preparo una pasta al tonno per portarla ad una festa di compleanno di una ragazza inglese che non conosco. Quando arriviamo la grigliata è già in atto ed i profumi di carne di maiale venire arrostita è un gaudio che non so nemmeno da quanto tempo mancava: salsicce e costicine sono un tripudio delle sensazioni anche se poi il gusto tradirà un po’ l’odore, dato che non sono un granchè.

Anche la serata non gira moltissimo, non sono ispirato e nemmeno sono ispirabile dalle persone presenti, quindi rimango isolato dagli altri partecipanti e verso mezzanotte torno a casa a dormire.

Km. percorsi oggi: 0 Km.                              Totale km da inizio viaggio: 18615 Km

Il primo bacio

11 Marzo 2011 – Kenue Kang (LAO) – Vientiane (LAO), Giorno 349, 7.30


Il risveglio sul campo che un tempo era terreno per la coltivazione del riso è perfetto. Quieto, calmo, silenzioso e l’ingresso nel mondo del fragore arriva solo quando accendiamo i nostri biruote; arrivare all capitale laotiana oggi sarebbe una questione di poche ore di viaggio se ci mettessimo direttamente in carreggiata verso sud, ma non avrebbe senso dato che abbiamo appuntamento con il nostro couchsurfer per dopo le 17.

Il bronzo de Spiace

Prendiamo una piccola deviazione per poter visitare le cascate di Phou Khao, sperando che ci sia qualcosa da vedere dato che siamo in stagione secca. La strada che dobbiamo percorrere è molto bella e pure l’area più prossima alle cascate si presenta molto bene; detto e fatto che però quando arriviamo al dislivello di acqua restiamo con le nostre belle attese a metà. C’è colpo d’occhio però possiamo solo lavorare d’immaginazione e pensare a quanto potrebbe essere bello se ci fosse l’impeto del fiume in condizioni normali.

Ai piedi della cascata c’è una pozza nel quale è possibile fare un bagno ma il povero ricambio d’acqua fa sembrare la piscina abbastanza stagna. Marco decide comunque di fare il maschio e di volersi tuffare se non fosse che quando arriva vicino all’acqua sente l’odore forte simil-palude e il colore dell’acqua non sia proprio cristallino. A furor di popolo, c’è la fa comunque ad immergersi dentro con tutto il corpo, sfidando infezioni e aggressioni batteriche.

Ci avviamo verso Vientiane ed appena giunti in piazza Nam Phou, un ragazzo americano di nome David ci inizia a parlare e poco dopo arriva anche Danielle, una sua amica sudafricana. Attacchiamo bottone ed andiamo insieme a bere una refrigerante birra, avvolti nei 30 e passa gradi della capitale laotiana. Poco dopo arriva anche Joseph, il nostro couchsurfer americano che lavora all’ WHO (Organizzazione mondiale della salute). Ci svela subito il suo programma per la serata ossia di partecipare a questa festa di carnevale in un ristorante gestito da una coppia d’italiani, al quale veniamo a sapere che parteciperà pure Thomas, il ragazzo tedesco che ci ospitò a Luang Namtha.

La casa di Joseph si trova leggermente nella periferia di Vientiane e dopo una doccia velocissima, ci ritroviamo in centro con i ragazzi anglofoni per una cena lao-style: uno decide che piatti ordinare, dopo aver consultato tutti, che verranno spartiti tra tutti, così ognuno avrà modo di provare diverse prelibatezze. Il laab di pesce lo accantono subito, il curry giallo mi lascia leggermente interdetto mentre gli altri piatti ottengono buoni voti; scopro il cosidetto morning glory (sconosciuta l’origine di questo nome), fagiolini passati in padella insieme a della cipolla con della salsa di ostrica (oyster sauce).

Da qui ci spostiamo alla festa di carnevale anche se nessuno di noi è vestito in maschera, dato che da buoni viaggiatori abbiamo limitati indumenti. Rimango per metà della serata a parlare con Danielle, mentre Marco balla indiavolato con qualche bella ragazza laotiana facendomi ben sperare che qualcosa porti a casa. E invece, Marco non supera la sua timidezza mentre io, con l’aiuto di qualche bicchiere di birra, per la prima volta in questo viaggio riesco ad intavolare un discorso ravvicinato con la bella solare sudafricana per poi salutarci a l’una, dato che alle 6.30 del mattino ha il volo per Phnom Penh in Cambogia.

Peccato? Così è andata e doveva andare.

E va bene così.

Però quanto mi mancavano le donne…

Km. percorsi oggi: 96,6 Km.             Totale km da inizio viaggio: 18615 Km

Disinterazione

10 Marzo 2011 – Vang Vieng (LAO) – Keun (LAO), Giorno 348, 8.00


C’è solo un’ultima voglia prima di lasciare Vang Vieng, ossia la mega-baguette banana e nutella che ha fatto da contorno alle giornate alla periferia della regione di Vientiane. Con la valigia bagaglio sulla pedana dei piedi e lo zaino pesantissimo in spalla partiamo verso sud, con l’intenzione di arrivare a Vientiane domani e oggi pernottare lungo il bacino d’acqua a metà strada verso la capitale laotiana.

La giornata è fantastica, anzi caldo da morire e la N13 è impietosa nel non offrire una benchè minima zona d’ombra. Il lago Ang Nam Ngum non dista molto e ci arriviamo seguendo il corso del Nam Lik fino alla diga che precede l’afflusso sul lago. Vogliamo fare il bagno ma andiamo oltre il posto dove numerosi ragazzi nuotano perchè vogliamo trovare qualcosa senza presenza altra. Questo è un errore magistrale: a parte a Na Nam, un piccolo porto che offre magnifici scorci sul lago, la strada che sulla mappa sembra costeggiare il lago è invece una decina di km nell’entroterra.

Dobbiamo quindi circuire tutto il lago per arrivare al suo punto più a sud dove c’è una resort con tanto di campo da golf e casinò quindi è impossibile che non ci sia un accesso al mare. Eppure, quando arriviamo vediamo secche ed acquitrino che poco invogliano a gettarsi nelle acque specie che ormai si sono fatte le 4 di pomeriggio e il sole sta cominciando ad imbrunire.

In Laos quel che mi manca è l’interazione con le persone, seppure questo l’avessi già messo in preventivo. Girare in due rende l’approccio casuale più difficoltoso da instaurare e la riservatezza degli asiatici li inibisce ancor di più.

Però mi manca capire e venir riempito di domande sul viaggio e a sua volta poter chiedere anch’io qualcosa, per quanto base possa essere.

Mi manca lo scambio verbale, la curiosità e l’entusiasmo di vedere degli sconosciuti attratti da ciò che st facendo e dicendo.

Ci accampiamo non molto distanti dal lago, pronti domattina per puntare Vientiane.

Km. percorsi oggi: 163 Km.              Totale km da inizio viaggio: 18518 Km

Welcome to Laos!

19 Dicembre 2010 – Udon Thani (T) – Vang Vieng (LAO), Giorno 267, 8.20



Non va bene svegliarsi così, non va bene!!! Mal di gola, orecchie semi-infiammate, specie quello destro più esposto alla cacofonia più estrema del mio scarico desilenziato maledetto! Mi serve un caffè, il prima possibile e di norma nelle stazioni di servizio più grandi ci sono gli Amazon Cafè dove poter prendere un caffè decente ma questa mattina, il cazzo che trovo qualcosa nei 45 km che mi separano dal confine. Così poco prima della dogana vado in un supermercato e prendo uno schifosissimo Nescafè 3 in 1, tanto che quando esco non riesco a trattenermi dal dire “Guarda che caffè mi tocca bere…”.

Parlo spesso da solo in viaggio, per non contare di quando canto (ora no, causa gola infiammata) ed è un modo per analizzare l’evento oppure il fatto interessato. Già l’interazione con i locali in Asia è minore, dovuto al fatto che tendono ad essere più riservati, però in quuesti giorni sono a scadenza con le percorrenza quindi tendo a fare strada e poco altro.

Il passaggio al confine avviene in maniera liscia: la parte thailandese la sbrigo in 10 minuti mentre quella laotiana necessita quasi un ora e mezza, dato che devono andare in cerca del timbro per farmi l’autentica sul Carnet de Passage, documento che ufficialmente il Laos non richiede, ma che invece tendono ad utilizzare. Non posso fare il visto di transito quindi anche oggi dico addio a 28€ per il visto che mi servirà per 3-4 giorni al massimo.

Dato che le finanze non sono proprio al limite, ma io tendo a stressare quando mi vedo vicino agli sgoccioli, ho in mente un piano alternativo datomi da Ture al quale affidarmi nel caso i miei dindini siano minimi. Il che vorrebbe dire un ulteriore stravolgimento del percorso di viaggio ipotizzato 13 giorni fa.

Il Laos si presenta polveroso, pieno di scooter che vanno ognuno per la direzione che vuole e disordine e posso dire: YEA!!! La Thailandia nei 15 giorni mi ha dimostrato di avere un popolo veramente accogliente, però è troppo perfettina e lucida, anche se questo magari avrò modo di negarlo visitando altre zone del nord, perchè penso che il sud sia ancora più touristically perfect. Si ritorna a guidare a destra e passo veloce per Vientiane che veramente ha le dimensioni di una piccola provincia italiana, intenzionato ad arrivare a Vang Vieng.

La strada non è male, asfaltata a sasso grosso ed è ciò che serve a me per fare la maggior distanza possibile nel minor tempo. Il casino assordante anche qui incuriosisce tutti che al mio passaggio si girano a guardare chi è il tamarro della situazione. In Laos fa il debutto sulle strade un nuovo veicolo, che qui sembra essere piuttosto in voga, ossia la motozappa senza i vomeri, utilizzat per trainare carretti con sopra 5-6 persone. Il paesaggio si fa collinare, quasi montano se non fosse che le distese di foresta rendono il tutto fantasticamente tropicale. Ad un certo punto vedo anche un ragazzo con un elefante a passeggio e delle donne con il cappello conoidale tipico vietnamita e sono confuso su dove io mi trova esattamente.

Corro, mi fermo poco o l’essenziale nonostante sento che la mia salute sia veramente poca, eppure riesco ad arrivare a Vang Vieng, cittadina lungo un fiume assolutamente invasa da turisti in scalo dal lungo tragitto Vientiane-Luang Prabang e la maggior parte di essi, sono giovani sotto i 23 anni, perlopiù americani. In Inghilterra e negli USA è abbastanza frequente girare il triangolo d’oro, Vietnam, Laos e Cambogia come parte integrante di un anno sabbatico oppure in aggiunta alla Thailandia. Non gradisco molto, però il dormitorio dell’ostello con me unico cliente per meno di 2€ si fa giustificare.

Km. percorsi oggi: 219 Km.                          Totale km da inizio viaggio: 16899 Km

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