Articoli marcati con tag ‘Turchia’

Cara Turchia…

04 Luglio 2010 Posof (TR) – Yerevan (ARM), Giorno 99, 8.00


Ho le mie ultime 3 Lira e il consueto mal di pancia, quindi opto per qualcosa di solido che riesca ad agire secondo i due requisiti: pane, formaggio e olive, cibo da galera insomma, proprio come la stanza claustrofobica nel quale ho speso la notte.

Non vedo l’ora di andarmene da questo hotel, dalla Turchia, da questa città ancora fradicia dall’acquazzone del giorno precedente.

La Georgia è lì che mi aspetta a 14 km. Li percorro velocemente, canto mi attendesse una liberazione agognata…ho solo una dogana che mi separa dall’ex stato sovietico, ma che dogana! Un unico senso di marcia, quindi si vedono numeri di guida, con i camion che quando devono passare, l’intera fila di auto nel senso opposto devono inserirsi in presunte piazzole di deflusso, fare retromarcia, suonare al camion che “colpevolmente” deve rompere i coglioni e procedere nell’unico cancello largo 4 metri nel quale poter passare da uno stato all’altro. Il doganiere georgiano ha ricevuto la ECDL il giorno prima presumo e quando digita al computer ci vogliono 5 secondi per tasto. Arriva ai miei documenti e va in crisi con un cognome e nome che non è sovieticheggiante.

Doganiere: “Non utilizzare il cellulare mentre sei qua”

C.T. “Avviso i miei amici che non sono disperso, dato che è un’ora che sono qui…”

Agisco in modo completamente sbagliato rispetto a ciò che mi è estato consigliato e a ciò che a posteriori penso, ossia che con ufficiali e presunti tali bisogna accondiscendere alla leccaculaggine richiesta, dato che possono teoreticamente lasciarmi passare oppure no o comunque trasformare il processo in un interminabile passaggio cartaceo che mi può bloccare per una mezza giornata, come accadde tra Serbia e Romania.

La dogana turca è stata invece molto cordiale e disponibile a mostrarmi dove fare delle carte che avevo dimenticato di compilare.

Sono in Georgia e sebbene la mia fretta di lasciare Ataturkiya, è doveroso per me lasciare un ultima lettera di saluti a questa terra nel quale ho vissuto per più di 30 giorni.

“Cara Turchia,

tutte le volte che precedentemente durante questo mio viaggio sono giunto alla lettera dei saluti sentivo un senso di nostalgia verso il paese, però questa volta no, sento più delle emozioni liberatorie.

L’inizio con le sirene spianate, accoglienza meravigliosa mi aveva forse innestato a livello mentale una prospettiva di terra paradisiaca ed invece non è stato così. Come sempre ho incontrato persone accoglienti e generose ed altre che invece in un modo oppure nell’altro hanno cercato di spillare soldi da me. È forse questa la lezione: ovunque vada, questo non cambia, il rapporto tra persone disponibili e non, ciò che varia è l’interpretazione della solidarietà. E questa a sua volte è il frutto di una cultura radicata di scetticismo oppure di accoglienza che è sovrasta l’effettivo volere della persone. Nel caso specifico, la notte del 12 giugno, nel quale la signora mi ha lasciato campeggiare nel giardino perchè “è maleducato dire di no” e poi ha lasciato il cane a fare da guardia e mai è venuta fuori finchè stavo nei dintorni.

Mi ha stupito la fede paventata con processioni alle moschee al richiamo dell’imam in contrasto con le bottiglie di birra nei sacchetti neri e i bordelli soft-core il cui fine è comunque prevedibile.

Di contro è vero che la gentilezza di talune persone è stata talvolta imbarazzante, mi sono sentito in colpa nel beneficiare di tanto buon cuore.

A posteriori e relativamente a caldo, posso dire che la tua zona separatista del Kurdistan, dubito di volerla andare a visitare di nuovo, mentre la costa ad ovest per quanto turistica, possiede spiagge bellissime e l’incantesimo delle città antiche in rovina.

Ricordo il piatto di pollo offertomi dall’imam a Karababa e la reciproca curiosità dei vecchietti e mia.

Ricordo le intenzioni e la voglia di contribuire allo sviluppo della società di Koray a Izmir.

Ricordo i simpatici romani incontrati vicino Bodrum ed i vari ciclisti che hanno contribuito a mettere in dubbio oppure confermare il mio modus operandi di viaggio.

Ricordo gli stormi di bimbi curdi ad ogni sosta.

Ricordo le overdosi di chai (thè) ed il gusto particolare della Efes Pilsen, unica birra turca.

Ricordo la Cappadocia per gli splendidi paesaggi e per la dolce Hwang, fiore dagli occhi a mandorla persa nel deserto turco.

Ricordo i numerosi nomi di “Dio invano” per tirare su la moto del Ture dal pantano e alle cento rotture avute in questo paese.

Ricordo benissimo l’inizio e la fine dell’entusiasmo della trattativa…

Ricordo le colazioni ricevute dai due anziani, in grado di non farmi sentire un ospite bensì un dono.

Claudio”

La previsioni della sventura

03 Luglio 2010 Dagpinar (TR) – Posof (TR), Giorno 98, 7.00


I ragazzi sono svegli già alle 6.30 a riassettare la casa ed attendere gli zero clienti in arrivo. Come previsto, il ragazzo semi-ubriaco della sera prima, ora quasi nemmeno ricorda chi sia pertanto viste anche le riparazioni a Scooty e al pc che devo eseguire, preferisco dirigermi vero Kars praticamente subito.

Appena arrivo nella ex città russa, un furgoncino si offre di portarmi dove riparano scooter e alla fine arriviamo in un posto dove aggiustano biciclette: non hanno il cavo per il contachilometri e mi consigliano di andare in una città a 100 km di distanza, dove guarda caso il van può portarmi per la modica cifra di 150€. Rifiuto tanta generosità da parte del vecchiastro ed opto invece per una saldatura del cavo del contachilometri da un altro nonnetto bifolco che per un lavoro di 2 minuti mi chiede 5 Lira. Ormai la insofferenza alla Turchia ha raggiunto un livello pericolosamente alto e quando cerco qualcuno che mi possa riparare il computer preavviso un altra seduta a 90° ed invece dopo aver chiesto ad un paio di persone, alcuni mi direzionano da Tanner, che parla inglese ad un livello decente. Nel suo negozio commercializzano componenti e quadri elettrici però da come mi spiega, entro un mese integreranno anche la parte che riguarda la riparazione di computer. Sta preparando il manaman e mi chiede se ne voglio un po’ ed io accetto: facciamo colazione noi due, il fratello di Tanner ed i due ragazzi che fungono da assistenti ed una volta fatto anche un paio di giri di thè, si può iniziare a lavorare. Non appena apriamo lo sportellino nel retro del pc, ci accorgiamo che la RAM tocca pertanto forse riceve qualche scarica attraverso il resto del casing. Isoliamo le due parti con del nastro adesivo e poi iniziamo a parlare di Kars e di cosa ci sia da vedere e lui si offre di mostrarmi la città.

La urbanistica di Kars segue il cardo e decumano mentre le strutture architettonicamente parlando hanno un flair russo, squadrate e funzionali. La prima visita la facciamo ad una moschea che un tempo era una chiesa armena e poi una palestra dove organizzavano incontri di wrestling e pugilato. Dentro è spoglia, con i soli ornamenti le scritte in arabo dell’Islam sciita, mentre da fuori si può benissimo vedere incavate quelle che un tempo erano delle croci. Il tratto orizzontale della croce è stato rimosso per eliminare dettagli che ricordino la precedente natura della costruzione. Sul lato opposto, una moschea con dorature sfavillanti è invece frequentata da musulmani sunniti, quindi prevalentemente da iraniani. Camminiamo a lungo per la città ed inevitabilmente il discorso finisce sul  genocidio degli armeni compiuto in queste zone dai turchi; Tanner persegue la linea generale turca affermando che non c’è stato nessun genocidio frutto di una linea politica imposta dall’alto, bensì una guerra civilee dove entrambi i lati, turco e armeno, hanno avuto le loro vittime. La guerra civile sorse quando venne indetto un referendum popolare per decidere se l’area dovesse essere sotto l’egemonia turca o armena: il popolo delle due nazionalità, iniziò a uccidersi a vicenda affinchè potesse venir ridotto il numero dell’elettorato rivale.

Questa è la versione di Tanner, ed io non riesco a fargli capire che il significato di genocidio significa lo sterminio di persone per motivi razziali, nazionali, politici. Va inoltre detto che le vittime armene furono 10-20 volte maggiori a quelle turche e che ora il genocidio è stato riconosciuto come tale da molte nazioni europee e quando sarò in  Armenia cercherò di raccogliere testimonianze dell’altra nazione coinvolta in questo massacro.

Saluto Tanner e da solo mi dirigo verso il castello nero che sovrasta la città anche se decido di visitare le moschee ai piedi dell’ex struttura militare e non il castello in sè, dato che pare non avere molto al suo interno.

Sono in ritardissimo sulla tabella di marcia e devo ancora farmi fare il timbro dalla polizia che ottengo dall’ufficiale della stazione molto gentilmente insieme ad un thè. Sono 150 i chilomeri che mi separano ancora dal confine con la Georgia in una strada sconnessa e con il cielo grigio.

Non mi fermo ad Ardahan e poco passata l’ex città armena, inizia a piovere a dirotto e considerato che sono a quasi 2500, fa un freddo cane. La pioggia diventa sempre più intensa e quando inizia la discesa mi è impossibile guidare senza la visiera aperta. La giornata è stata lunga e difficile pertanto rimando a domani il mio addio al territorio turco, pernottando in un pseudo-hotel a Posof, a 14 km dal confine georgiano, in una stanza letteralmente 2×2 che pago 7,5€ quindi, non posso lamentarmi.

Faccio dieta dato che il mal di stomaco che avevo dato per scomparso è invece ritornato con foga e spero non m’inibisca domani, dato che devo fare due frontiere e 300 e passa chilometri.

Km. percorsi oggi: 180 Km.

Totale km GWR: 4595,79 Km                    Totale km da inizio viaggio: 7573 Km

Il/La moto. Lo stomaco. Entrambi assieme.

28 Giugno 2010 Nemrut Dagi (TR) – Diyarbakir (TR), Giorno 93, 8.15

Siamo abbastanza alti e la notte è stata meravigliosamente fresca ed ottima per dormire senza sudare. Siamo in una zona appartata dalla principale che porta su a Nemrut Dagi però c’è comunque un discreto traffico di pastori con animali vari e macchine che salutano suonando il clacson. Faccio la strada in discesa fino alla nazionale con il motore spento e dopo una mezz’oretta dobbiamo fermarci per aspettare un’ora e mezza il ferry che ci porta da una riva all’altra dell’Ataturk Baraji: la strada è stata sommersa per creare questo enorme serbatoio d’acqua e alcuni dicono anche per aver un maggiore controllo sul PKK, il movimento indipendentista curdo, che alle fine degli anni ’90 divenne famoso anche da noi, perchè il loro leader Ocalan era fuggito in Italia.

Quando raggiungiamo Diyarbakir, la capitale curda che sorge in mezzo ad una distesa di campi, è come arrivare in un’isola felice: vediamo ragazze in giro scoperchiate dal velo che copre la testa, un certo occidentalismo ed al contempo mi ricorda fortemente la Cina, con banchetti fumosi lungo la strada di spiedini cotti alla brace ed uno stile di guida “esuberante” nel quale m’immergo senza molti problemi.

Anche Marco è stato preso da raptus diarreici pertanto la migliore soluzione per concederci del comfort in questa situazione fisica penalizzante e per poter scambiare le foto e video fatte recentemente è di pernottare in un hotel. Scegliamo l’hotel Grand Palais che a dispetto del nome è un normale alberghetto avente connessione wi-fi, bagno in camera ed il tutto al miglior rapporto qualità-prezzo.

Mentre siamo intenti a gestire i nostri file, ci accorgiamo che lo SPOT, il sistema che sto utilizzando per salvare i percorsi fatti, ha cancellato dal database online tutte le tracce antecedenti il 24 giugno. Chiamo il numero dell’assistenza, spiego il problema e ci dicono che è la prima volta che accade una cosa simile e che faranno il possibile per risolvere il problema.

Verso le 23 andiamo fuori e come di consueto sono pochi i locali aperti, anche solo pe rla vendita del cibo; la scarsa illuminazione fa si che noi andiamo solo entro la zona visibile dato che vogliamo evitare di dare nell’occhio in questa città che, a pelle, non m’instilla sicurezza. A Ofis, vicino all’università, ci sono un paio di ristoranti aperti e rischio a prendere un panino con le kofte nonostante la condizione del mio stomaco: è piccantissimo e sono sicuro di far peggio ma come detto ieri “Che vita è senza il rischio?”

Mi colpiscono le mega scatole di viagra nelle farmacie, talune aperte anche di notte, che presumibilmente devono venir utilizzate come rimedio alla forte repressione mentale della sessualità.

Non penso sarei mai capace di vivere in un paese islamico o certamente non di sicuro in uno di quelli irriducibili: vedere in giro solo gruppi di uomini, avere la frizzantezza femminile circoscritta entro le mure casalinghe peraltro filtrata mediante veli e copricapi sono fattori al quale difficilmente penso io possa abituarmi. Aldilà della carnalità, le donne provvedono al completamento dello svolgimento giornaliero e della vita in generale con il loro calore, differente visione e necessaria presenza verso un fine comune.

Km. percorsi oggi: 153,2 Km.

Totale km GWR: 3614,09 Km                    Totale km da inizio viaggio: 6591 Km



3 mesiversario di viaggio

28 Maggio 2010 – 27 Giugno 2010

Veliko Tarnovo (BG) – Nemrut Daĝi (TR)

31 giorni Totali, 3462 km nel mese corrente, 6422 km Totali

Spesa totale: 821.51 €.


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È stato un terzo mese eclettico, iniziato lasciando la terra bulgara che tanto mi aveva sorpreso e con il mio sbarco a due ruote nella terra ottomana, nel quale sono rimasto per gran parte del mio terzo mese di viaggio. Quest’ultima una terra che non ha esitato ad accogliermi con calore, cullarmi nelle sue acque del Mediterraneo e dell’Egeo, farmi infatuare lungo la costa e nella Cappadocia e poi schiaffeggiarmi la sua realtà povera della zona occidentale, che forse è un tratto integrale del popolo ma che io non ho voluto vedere prima, distratto dal luccichio.

È stato il mese all’insegna dei chilometri dato che in fronte a me avevo questo immenso stato turco e l’appuntamento con i miei amici a Yerevan da non ritardare e così ora guardo il giornaliero e vedo diversi giorni sopra i 200 chilometri, cosa mai fatta nei due mesi prima d’ora. Con gran pace di coloro che mi pressavano perchè macinassi strada, facendo come le persone che portano fuori il cane a fare i bisogni, io avrei dovuto portare in giro lo scooter per il mondo…Un paio di ore alla guida di Scooty sono sufficienti a debilitarmi dal fare altro e di giorni del genere ne ho avuti in questo mese, e poco importava se ero lungo la costa, dove un bagno spesso agiva da perfetta medicina, ma all’interno con temperature equatoriali non è proprio indicato. Ma ora mi aspettano i due mesi più difficili, senza vie di fuga al mare e lande di niente, specie in Asia centrale, eppure anche quello sarà qualcosa di nuovo, che andrà affrontato con entusiasmo.

È stato il mese dove ho speso quasi quanto i due mesi precedenti messi assieme, colpa del prezzo alle stelle della benzina in Turchia e dei prezzi “continentali” fatti dai commercianti in modo che non mi sentissi mai fuori di casa…(spese allegate Cronostoria 3 Mesiversario)

È stato il mese partito con grande entusiasmo e poi verso la fine invece ero in preda al tachimetro, sostituitosi alla mia effettiva volontà di conoscere, interagire, prendermi tempo. Fasi alterne erano previste l’importante è rendersene conto in tempo.

Molti di coloro che ho incontrato vivono in quella che non voglio chiamare routine, perché questa parola ha un accezione negativa sottointesa, bensì voglio meglio definirla come ritualità dell’ordinario. Le persone vivono il collaudato susseguirsi di attività mirate all’autosussistenza e dove queste non arrivano, il networking rurale interviene affinché i beni vengano barattati e la dieta settimanale abbia più colore. E questo è l ordinario: lo spogliamento di fattori terzi che nei paesi avanzati sono obiettivi rateizzati secondo uno scadenziario che fa più conto al presunto comfort e status che potenzialmente ne deriverà che del tempo investito. Il rapporto tempo speso contro l’effettivo beneficio rimane per loro ad alti livelli, a favore di quotidianità per noi marginata ai racconti dei nostri vecchi. Ozio, sedere a guardare le persone che passano, salutare dalla prima all’ultima persona che s’incontra in paese: si, perché la campagna nonostante la centralizzazione che sta avvenendo vertiginosamente anche in questi paesi, meno subisce l’effetto della transitorietà, infatti le persone che rimangono tramandano tradizioni e valori famigliari.

Le lezioni della solitudine, i silenzi condivisi con un ottimo compagno di viaggio, la quintessenzialità del rapporto umano, il valicamento delle differenze religiose e l’universalità delle necessità umane: il viaggio mi rivela. Esponendo i sensi recettori, affinati nel captare la bontà degli individui volenterosi nel darla, ed al contempo alterando anche la interpretazione delle emozioni, reallineate secondo le necessità interattive. Quelle emozioni che sono il vero fulcro della vita, frutto di relazioni oltre qualsiasi simbolismo pagano e centralizzate nel loro concetto di solidarietà verso il prossimo. Indistintamente.

English version

It has been a hectic third travelling month, started leaving a country which truly surprised me and arriving with my two-wheeled “unstoppable” in the Ottoman land, in which I remained for the rest of June. The latter country has not hesitated in welcoming me in the warmest way, leaving me relaxing, afloat in the Mediterranean and Aegean waters, infatuating me with the amazing coast and its wonderful inside Cappadocia and then slapping me hardly with the poorness encountered in the Western region, which maybe was also present in the rest of the territory but I did not want to see, distracted by the arrogance of beauty.

It has been a month where I chewed many kilometers because in front of me I had a huge country and also because I had to be in Yerevan in order to meet some dear friends, so if now I look at the daily mileage done I see many days with stretches over 200 kms, something that I did not do in the two months before. To shut up those that were telling me to do more kms and be more like those that walk dogs in the park to expel their physiological needs, and me taking Scooty around the world just for the sake of it…

A few hours riding Scooty is enough to make me not able to do something else during the rest of the day, so tiring it is and this did not matter when I was along the coast where I could find a cool escape, but in the centre with equator like temperatures was not very easy. In front of me I have the two hottest months, without escape plans in any sea in never-ending expanses of nothingness, but that will be something new, which I will do with the usual enthusiasm.

It has been the month where I spent the same as the two previous months together, because of the sky-high cost of the petrol in Turkey and also because of the continental prices which Turkish shops where doing especially for me in order to make me feel like at home…

It has been a month, begun with great enthusiasm and then by the end I felt the odometer was driving me rather than my actual willingness to discover, interact and take time. Up and downs were taken into consideration before leaving, the important thing is to realize such mood promptly.

Many of those, whom I met, live in what I do not want to call routine but rather define as the rituality of the ordinary. People live the proven sequence of activities in order to obtain the self-subsistence and where these are not enough, the rural networking is utilized in order to exchange goods and therefore vary the weekly diet. This is the ordinary: the elimination of outer elements than the first basic needs, those that in Western countries have become scheduled objectives to achieve comfort and status that potentially can derive, regardless of the time invested to obtain them and what is missed in the meantime. The relationship between effectiveness and time spent for them stays at a high level, in favor of daily simplicity that for us is limited to the tales of our grandparents. Idleness, sit to watch people passing by, greeting everybody that comes across: the people from the countryside keep transmitting traditions and family values from a generation to the next; despite even here centralization towards the big metropolis also is happening fastly.

The lessons of loneliness, the silence shared with a good traveling companion, the demolition of religious differences and the universal human needs: the trip teaches me these things. Exposing the receptive sensors, refined in order to capture the generosity of those willing to give it and at the same time altering the interpretation of emotions, re-aligned following a communicative need scale. The emotions that are the very reason of our life; outcome of relations beyond any pagan symbolism and centralized on their core concept of mercy towards each other. Indistinctly.

Buon 50 mila Scooty!

25 Giugno 2010 Kreç Göksun (TR) – Golbasi (TR), Giorno 90, 7.45

 

Dormire di fianco ad un cimitero dà il lato positivo di garantire un sonno tranquillo perchè sono di norma locati in posti isolati. Mentre stiamo smontando la tenda arriva un vecchietto sulla sessantina che c’invita a fare colazione con lui e a noi non sembra vero.

Lui ed il fratello che parla un minimo di tedesco arrivano con mille portate di formaggi,  marmellata fatta in casa, pane e thè a volontà. Il signore è molto gentile anche se noto una certa aria triste nel suo viso che non riesco a decodificare per ovvi motivi.

Vogliamo arrivare a Kahramanmaraş ed in un’oretta siamo lì: la città si presenta dopo una lunga strada a che passa per l’area nuova e quando giungiamo al centro ci accorgiamo in pochi secondi che la città non offre molto di visitabile, così la trasformiamo nel nostro luogo dove risolvere i problemi: chiamare Garmin Turchia, chiamare parentame e sbrigare le mille faccende del normale semi-intrepido viaggiatore.

Gaziantep e Sanli Urfa hanno il loro fascino che particolarmente a me, attraggono ad andare a vedere però la loro locazione a Sud, vicino al confine con la Siria, le rende al di fuori di quello che il nostro itinerario pianificato. Qua in Turchia bisogna fare i conti con i chilometri visto il prezzo esorbitante del carburante, così a 50 km da Gaziantep svoltiamo a sinistra verso Adiyaman, nei pressi del quale c’è il famoso sito storico di Nemrut Dagi.

Quando è sera, mi fermo in una stazione di polizia per il rituale timbro di passaggio e dopo un thè ci sconsigliano ddi campeggiare nel lago vicino visto l’alto numero di zanzare e anche peerchè vietato e ci reindirizzano vicino ad un benzinaio che funge anche da stazione locale delle corriere. Il posto non mi aggrada e convinco il Ture a cercare un’alternativa più nel nostro stile ed ecco che a due km vedo un vecchietto che fa il caso mio. A risposta affermativa esce tutto il resto della famiglia, ossia i due figli e la figlia che provano a spiccicare qualcosa d’inglese: c’invitano a mangiare con loro per cena e colazione domani però non c’è la sentiamo di sfruttare così e con l’utilizzo di un vocabolario turco-inglese tentiamo di dirgli che non vogliamo essere di disturbo ed invece ciò che diciamo è “Non disturbateci” infatti di tutta risposta riceviamo un “no no, scusateci”.

Lost in translation…

 

Prendiamo del shish kebab senza gloria e onore nell’unico chiosco rimasto aperto e quando torniamo, la famiglia ci sta aspettando per un thè insieme. Parliamo del movimento socialista nel quale loro credono e nel fatto che vogliano uno stato laico nonostante essi siano musulmani: la ragazza infatti partecipa alla conversazione e non porta il velo in testa. Capisco che vogliono progresso in Turchia, effetto che non immaginano con l’attuale governo reazionario e sempre più strizzante l’occhio al modello iraniano.

A parte il poco che i figli parlavano d’inglese, l’intera conversazione è stata fatta rimbalzare da un interlocutore all’altro mediante gesti e “tentativi”di spiegazione con l’utilizzo di parole più semplici.

Km. percorsi oggi: 183 Km.                       

Totale km GWR: 3265,39 Km                    Totale km da inizio viaggio: 6210 Km                  

In compagnia. Al cimitero

24 Giugno 2010 Goreme (TR) – Kreç Göksun (TR), Giorno 89, 7.45

Risveglio particolare prima del solito per via della nostra imminente dipartita: non appena arriviamo al tavolo Hwang è tesa perchè ha clienti nuovi in arrivo e deve servire coloro che hanno pernottato. Colazione tipica turca e dopo m’incarica di andare a sbegliare il suo ragazzo dato che lei non vuole parlargli…

Mentre sono in combutta in cucina, io accendo lo scooter e parto lasciando Marco sbrigare le ultime cose su internet, dato che avevo salutato la coppia anzitempo.

Il cielo è grigio e rimarra così per tutta la durata della giornata accompagnandoci fedelissimo anche nei tre passi montani che sfiorano i 2000 metri, mollando giù anche qualche pioggetta quà e là. L’idea iniziale di arrivare a Kahramanmaraş che però svanisce molto presto visto il tracciato impervio da compiere che necessita un’andatura più lenta e anche attenta viste le buche create dai geli invernali.

In Turchia sono numerose le strade nazionali con i lavori in corso, quasi di più della Germania nel 2009, la cui opera principale è l’allargamento da una corsia per senso di marcia a due. Ciò che mi stupisce è che questo viene fatto anche in strade non propriamente frequentate tanto, pertanto penso siano uno di quegli stratagemmi governativi scacciacrisi.

Ritornare in strada dopo quasi una settimana di sosta richiede soste a cadenza oraria almeno visto che il fisico si è già disabituato alla postura da in sella al bolide e anche ai sobbalzi stradali, pertanto ci spremiamo per compiere comunque un tratto abbastanza lungo sapendo che questa sera non avremmo problemi a prendere sonno.

Il Garmin comprato nell’agosto 2009, che da una decina di giorni funzionava erraticamente, precipita in coma profonda ed il mio modo di rianimarlo, scagliandolo con violenza contro il manubrio non risolve il malfunzionamento ed anzi aggiunge il fatto che ora i cristalli liquidi sono andati e non si può più vedere niente. Il tracker mi serve per il Guinness dato che devo consegnargli le traccie gpx giornaliere che dimostrano la percorrenza diaria ed ora non so come fare…

Chiedo a Ture se il suo SPOT produce anche file gpx o se si possono estrarre dal sito e, a risposta affermativa, decido che dovrò usare il suo apparecchio almeno per i giorni che staremo insieme dopodichè dovrò escogitare qualcosa.

La sera quando arriviamo a Goksun, i kebabbari sono chiusi così rimaniamo in dieta noi malgrado, e ci accampiamo cinque chilometri dopo, di fianco ad un cimitero.

Km. percorsi oggi: 249,8 Km.

Totale km GWR: 3082,39 Km                      Totale km da inizio viaggio: 6027 Km

Goreme – Welcome home

22 Giugno 2010 Goreme (TR), Giorno 87, 9.15

Secondo giorno di lavoro che inizia con l’installazione del blocchetto chiave sul quad e poi per un 4-5 ore sul computer a vedere dove rendere nota la presenza a Goreme della pensione, cosa che non è stata fatta nel passato ed ora Hwang è costretta a fare mentre il suo ragazzo se ne sta sbragato sul divano a guardare le partite del mondiale.

Ci racconta che Ahmed è una buona persona escluso quando ha i cinque minuti nel quale sbrocca e, se con lei la picchia mentre se ciò avviene quando è fuori, più di una volta sembra abbia tirato fuori la pistola…

Hwang racconta sinceramente la sua odissea con il “brav’uomo”, sottolineando la difficoltà a convivere con una persona talmente pigra che più volte, durante quest’anno di convivenza, ha pensato di tornarsene in Corea del Sud.

Ho già acceso il countdown della loro relazione, compromessa da un’inconciliabile cultura di provenienza e in maggior modo dalla differenza caratteriale.

Quando è quasi tramonto andiamo con i nostri mezzi nelle vallate a fare delle riprese e della foto ad effetto. La sera prepriamo la solita pasta con tonno e questa volta anche delle olive nere e siccome ne prepariamo un pacco intero da 500 g, ne offriamo una porzione a Ivo che gradisce, nonostante la iniziale avversione manifestata verso i macaroni. Siamo diventati parte della famiglia e pure Hwang che non voleva mangiare la pasta, viene rapita dalla nostra abilità culinaria (il Vissani outodoor…) e ne mangia anche lei, condividendo a sua volta la salsiccia piccante che si era preparata per lei ed offrendoci delle birre.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 2832,59 Km                      Totale km da inizio viaggio: 5740 Km

Lavoro per il vitto

21 Giugno 2010 Goreme (TR), Giorno 86, 9.15

Primo giorno di lavoro per noi al Panoramic Cave pension che rimandiamo al pomeriggio dato che la mattina vogliamo fare il “red tour”, ossia un giro per la vallata vicino a Goreme passando per alcune citttadine degne di nota. Hwang ci fa spostare di stanza, dato che la nostra è commerciabile a prezzo pieno mentre quella nel quale ci trasferiamo è di un’umidità alllucinante pertanto teniamo la porta sempre aperta per far circolare aria.

Partiamo con calma alle 11.30 entrambi in sella alla moto di Marco e la prima tappa è Avanos, città famosa per i manufatti in terracotta come vasi e ciondolame vario però l’unica cosa che compriamo è del materiale da un ferramenta per fare delle riparazioni sullo scooter ed altro materiale precautivo contro eventuali rotture.

Ci spingiamo poi ad est verso la Rose Valley e alla laterale che porta alla vista panoramica ci vengono chieste 2 Lira (1 €) a persona per entrare cosa che noi evitiamo tornando indietro e svoltando per un altra stradina sterrata che porta comunque ad un “terrazzo” dal quale si ha una vista spettacolare sulla vallata, dal quale ammirare la conformazione tipica del territorio della Cappadocia.

Torniamo poi al Goreme Open Air museum per avere un gelato dal secondo tizio di ieri e poi il pomeriggio svolgiamo un po’ di pr-aggio online per Hwang. Giornata semi-relax con grigliata di pollo a concludere la giornata.

I turchi mi stanno contagiando con la loro vita lenta, fatta di tante parola da seduti attorno ad un tavolo, complice la calura estiva che non da tregua. Un popolo difficile da capire e da interpretare: quando mi approcciano ho sempre la diffidenza del prossimo che mi viene insegnata in occidente che interviene, di conseguenza non so mai se le loro intenzioni siano buone o meno. Questo filtro è maggiore nelle zone turistiche dove spesso c’è un interessa di fronte ad una proposta di aiuto.

Moltissime volte però è quel loro senso di ospitalità che li spinge incuriositi e positivamente mossi a venire a parlarmi ed offrirmi accoglienza.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 2832,59 Km                      Totale km da inizio viaggio: 5740 Km

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