Articoli marcati con tag ‘treno’
Vetriolo consueto
18 Luglio 2011 – Hampi (IN) – Mumbai (IN), Giorno 478, 8.00
Si parte dal primo mattino con gli spostamenti, vero fattore che caratterizzerà la giornata odierna: mezzo addormentato prendo il bus verso la città polverosa da film western che è Hospet, dal quale dovrò prendere un altro bus verso Bijapur. Per qualche motivo sconosciuto il biglietto costa abbastanza, la cifra spaventevole di 170 rupie che fa persino destare il sospetto che mi stiano gabbando con un prezzo ad-turistam e invece vedo che pure la popolazione indigena paga uguale.
Il viaggio è usuale routine stradale indiana: sorpassi al vetriolo, specchietti del bus rotti contro un altro bus, sedili scomodi e sei ore di stop ad ogni villaggio per riempire il mezzo. Non posso fare nulla, leggere risulta impossibile a causa degli scossoni continui ed io mi sto abituando, non mi soprendo, non mi scandalizzo ed ormai posso definirmi adeguato.
Mi manca terribilmente la possibilità di fermarmi dove voglio, a comando. Qui vedo passivo, paesaggi passare…ed io non posso parteciparvi.
Delle cinque ora di viaggio previste alla fine ce ne vogliono sei e mezzo ed io bacio la terra a Bijapur solo alle 15.30, due ore scarse mi rimangono per visitare la città con numerose costruzioni islamiche. Soddisfo velocemente i bisogni primi di rifocillamente e nell’ora che rimane scelgo di passare ad esplorare il Golgumbaz, il monumento più grande di Bijapur avente una cupola di 38 metri, seconda solo a quella di San Pietro. Questa struttura è il mausoleo di Mohammed Adil Shah e la proporzione enorme risulta una finta facciata, una volta varcato l’ingresso: non un solo affresco, non un incavo sulla roccia ma solo nuda struttura portante ed un eco alle voci che accentua ancor di più l’essenzialità spoglia. Da ammirare c’è solo l’opera edile di un lavoro impressionante, la versione cementizia di un calciatore molto bello ma senza sostanza: forma.
Deluso vado di fretta verso la stazione del treno, accompagnato da un ragazzino che parla benissimo inglese per la giovane età: trovo finalmente un interlocutore interessante, senza rendiconto secondo a dettare le sue parole, ma solo la curiosità derivante dai suoi 14 anni. Scopro che nella scuola che frequente gli viene proibito di parlare la lingua regionale, che comunque conosce, e l’hindi, che invece non ha imparato e tutti gli studenti devono parlare in inglese.
Il primo treno della giornata mi porta da Bijapur a Solapur, città che non ha alcun merito ad essere nel mio itinerario se non si trattasse dello svincolo dove poter prendere il successivo treno verso Mumbai. Dopo due arrivo nella piccola stazione dove non c’è modo per trascorrere l’ulteriore attesa di due ore prima del prossimo multi vagone che mi porterà nel capoluogo del Maharashtra; e qui, mentre tontono sul come intrattenermi, spunta Ganesh, un giovane che prima investiga come di rito la mia vita ed il mio viaggio e poi si offre di portarmi ad un vicino internet cafè.
Oltre, null’altro: ho di nuovo scelto lo sleeper perchè l’abitudine è a 360°. Vada anche per il dormire sulla brandina senza un minimo di lenzuolo a separarmi dal millimetricamente dalla bisunta cuccetta.Che sarà mai, alla fine?
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 22559 Km
T-t-t treno
23 Giugno 2011 – Bhubenaswar (IN) – Chennai (IN), Giorno 453, 8.30
Il treno è di una durata eterna.
Ma fosse manco il problema che mi sono addormentato in treno e poi risvegliato in treno sapendo di avere altre 10 ore nella medesima cabina.
Il problema è che non sto bene e sono in un maledetto vagone del treno, non volente e cagante.
Mai paura, Diabolik Claudio ha in mente uno strano stratagemma per evitare problemi durante la tratta: da ieri mattina non ho praticamente mangiato nulla, solo bevuto in modo da non spingere il mio corpo ad evacuare.
Che discorsi da culo!
Alle 17 arrivo a Chennai, senza aver fatto amicizie in treno causa la mia solitudine salutare: non c’è tempo, voglio vedere i miei due amici Chris e Jesse, che non vedo dall’Armenia. Prendo un rickshaw per la cifra record di 200 rupie (3,3€) e mi fiondo verso il quartiere dove abitano!
Sono felice di rivedere veri amici dopo tanto viaggiare, gente che conosco da anni nel quale poter contare anche senza parlare.
Degli amici.
La sera la passiamo a raccontarci gli avvenimenti degli ultimi 12 mesi, dove in entrambe le vite molte cose sono cambiate: io in Armenia ero agli inizi del “viaggiare duro” e loro da qualche mese vivono separati tra la Germania e la Danimarca, per conciliare con il nuovo lavoro di lui.
Che bello questo ritorno di vita vera nel viaggio.
In attesa del ritorno e di vedere tutte le altre persone che mi mancano…
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 22559 Km
Verso Orissa
20 Giugno 2011 – Kolkata (IN) – Bhubaneswar (IN), Giorno 450, 8.30
Fuori ha continuato a piovere durante tutta la nottata, ma al mattino, oggi, il cui unico compito è di andarmene da Calcutta, non piove. Swati molto gentilmente prepara la colazione e, verso le 11 decido di andare alla stazione di Howrah. Inizia a diluviare, aspetto 10 minuti, 15 minuti quindi comincia a fare tardi e me ne vado facendo autostop ad un tizio che sta camminando con l’ombrello in modo da rimanere asciutto.
Il giovane lavora come Lucky all’IBM e parla perfettamente inglese: mi speiga come arrivare a Howrah ad anzi mi prende sotto la sua ala per farmi arrivare in tempo in stazione. Lavora da casa e non va quasi mai in ufficio se non proprio quando hanno dei meeting importanti, perchè gli incontri minori li svolgono via videoconferenza. Lavora sui progetti che gli vengono dati e quasi sempre le ore che vengono quantificate esser necessarie, risultano essere veritiere.
La stazione di Calcutta è enorme, eppure basta chiedere a chiunque persona informazioni sul treno che devo prendere e tutti indicano la piattaforma 19. Il tragitto dura 7 ore circa quindi per spendere meno e per essere certo di avere il posto ho prenotato un sedile: dopo cinque minuti capisco che il problema non è la scomodità della sedia plasticosa oppure la sensazione di sporco che impera ovunque metto le mani ma il fatto che tutti i finestrini sono aperti. Io sono rivolto contro-direzione quindi mi becco sta bora costante sul collo che dopo aver fatto pennichelle cronometrate ad ogni risveglio, sento essere sempre più rigido. Massì, sono solo 7 ore così…
Arrivo alla capitale della regione di Orissa quando è già buio e dato che non ho la benchè minima idea di dove devo andare, chiamo i numeri che mi ha dato Soumendu. Prima risponde una donna, poi un uomo poi un altro uomo, quindi mi viene detto di aspettare in stazione che mi verranno a prendere. Solo quando li incontro capisco l’ordine delle cose: Soumendu mi ha messo in contatto con questa sua ex collega che a sua volta a chiesto ad un altro signore se mi può ospitare nella sua palestra. Questo signore si chiama Sir ed è da subito molto amichevole: mi offre del cibo e tra un bicchiere di whiskey indiano ed un altro, mi parla dall’alto del suo inglese impeccabile.
Mi racconta la storia della palestra, di come sia partito quando aveva 17 anni costruendo della macchine rudimentali per fare gli esercizi e come pian piano abbia espanto la sua attività. Avendo studiato karate in Giappone, ha deciso di aggiungere corsi di arti marziali, poi yoga, poi di braccio di ferro, poi di tiro al piattello ed ora eccolo qui; una persona che non nega di esporre anche il suo lungo e difficile percorso umano, tra ateismo e la sua rinuncia a sposarsi, praticamente in largo conflitto con i clichè indiani.
Strenuo difensore della prostituzione legalizzata affinchè venga eliminata la gogna per il cliente, frutto di una cultura sessuale estremamente repressa, e la lavoratrice, spesso ritenuta feccia della società. Per la sua opinione divergente da quello che è il mainstream indiano, viene spesso invitato da tv e riviste locali ad esporre i suoi concetti.
Quando è mezzanotte sto letteralmente cadendo dal sonno e, nella palestra dove di giorno fanno yoga, ci sono altri tre ragazzi che stanno dormendo: io stendo dei materassini e mi adeguo.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 22559 Km
Scriteriati!
23 Febbraio 2011 – Nanning (CHN) – Kunming (CHN), Giorno 333, 8.30
Investigo su internet come risolvere il problema con il pacco “tenuto in ostaggio” dalla dogana in cambio di un riscatto pazzesco. A quanto pare bisogna prima pagare e poi fare reclamo se si pensa che ciò che è stato imposto è troppo alto. Scopro inoltre che il metodo con il quale calcolano le tasse è veramente magnifico: al valore del pacco (10€) sommano il trasporto (100€) più l’assicurazione (non ne ho idea, ma presumo una 50ina di €). Il valore totale (160€) passa al 25% di tasse (40€) che sommati al valore del pacco (totale 200€) viene passato ad un ulteriore 17% circa altri 30€.
Questa è la spiegazione ufficiale.
La mia spiegazione, come anche suggeritomi dalla mia amica che si è occupata della spedizione, è che i dazi vengono messi su un valore che si sognano. Occasione ancora più ghiotta che il pacco fosse da privato a privato, quindi del contenuto che certamente uno necessita. Altra cosa più funambolica è che i dazi vengono applicati su pacchi a campione, quindi posso solo ringraziare che non abbiano “sorteggiato” quello inviatomi dalla AKU…
Quindi dopo aver pontificato sul perchè le aziende italiane non investano in Cina, scopro sulla mia pelle gli ostacoli del protezionismo dell’Estremo oriente dove le merci output vanno bene, mentre quelle in entrate le devi sovrapagare perchè “Vorrai mica che noi cinesi questo non siamo capaci di produrlo?”.
Arriva nel primo pomeriggio, portato da un fattorino che ha l’aria di non sapere nemmeno il suo nome, il pacco maledetto. Pago ed immediatamente ci rechiamo in stazione dei treni a prendere un biglietto per Kunming, questa volta optando per la soluzione più economica che ci sia: sedile duro con il treno più lento.
In Cina i treni notturni hanno quattro classi: sedile duro, sedile morbido, letto duro e letto morbido in ordine ascendente di costo.
Noi convinti delle recensioni datoci da altre persone, ci affidiamo alla soluzione più economica. Quando il treno arriva, con 15 minuti di ritardo, capiamo in pochi secondi di aver compiuto un errore macroscopico: il treno è ricolmo, i sedili sono tutti occupati e noi dobbiamo rimanere in corridoio seduti sulle nostre cose.
Nessun problema, dovremo far solo 12 ore così…
Nelle stazioni successive non scende nessuno, anzi salgono ancora più persone e ci troviamo ancora più insardinati anche se faccio di tutto per rimanere ancorato al mio sedile fatto dai due copertoni Kendo speditomi dalla RMS. Facciamo amicizia con due sposetti cinesi, compagni di viaggio sventurato, che si offrono anche di prepararmi i noodles. Mentre rimaniamo seduti, in varie e creative posizioni per prendere sonno, a cadenza regolare passano le persone che devono andare a pisciare piuttosto che a fumare ed ogni volta dobbiamo scostarci interrompendo le nostre puntate con il sonno.
Questa è stata forse la più grande minchiata da inizio viaggio.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Miao mangia cane
30 Gennaio 2011 – Guiyang (CHN) – Langde (CHN), Giorno 309, 6.30
Mi sveglia la conduttrice del treno dato che Guiyang non è l’ultima fermata e pesantemente mi trascino fuori dal vagone dopo un numero di ore di sonno non sufficienti. Bambini piangenti senza interruzione e persone che sono scese dal treno nelle stazioni precedenti, mi hanno fatto dormire a ritmo cadenzato.
Guiyang si precedenta terribilmente umida con la nebbiolina unita a dei fiocchi finissimi di neve che non incoraggia certo a voler andare in zone più remote se…non fosse che noi non ci ferma nessuno, nemmeno quando facciamo l’autostop, l’ennesima auto della polizia di ferma. Questa volta è stata chiamata da un ragazzo che, fermatosi per darci un passaggio, l’ha presa come sua missione personale di darci una mano. I poliziotti prima verificano i nostri documenti e poi una volta tradotte le nostre intenzioni da un interlocutore telefonico imprecisato, afferranno che vogliamo un passaggio da qualcuno in auto senza pagare. A uno di loro sembra essere venuta un’idea brillante e ci chiede di montare in auto; arriviamo al casello autostradale della strada verso Kaili, quindi discutono con il capo-casellante. La loro richiesta è se può fermare un’auto diretta verso la nostra destinazione e chiedergli se possono darci un passaggio. Dopo nemmeno 3 minuti di attesa passa una Toyota che chiede se la strada è giusta per Kaili: questa domanda diventa la sua condanna a portarci. Sono già 4 in auto con molti bagagli, probabilmente diretti verso casa per le feste di fine anno cinese però comunque ci portano come “impostogli” dall’alto.
A Kaili ci fermiamo giusto il tempo per ottenere delle informazioni dal ufficio turistico, che si riveleranno fondamentali: veniamo a conoscenza che il 2, 3 e 4 non ci saranno bus in circolazione e nemmeno ristoranti per cucinare del cibo. Dove avevamo intenzione di andare, il villaggio di Xijang, hanno imposto una tassa d’ingresso per i turisti di 60 Yuan e ci viene descritto come notevolmente commerciale. Scegliamo di andare a Langde in autobus, villaggio abitato quasi esclusivamente dalla minoranza Miao. Appena arriviamo una signore che era in bus con noi c’invita ad andare a a pernottare nella sua casa per un costo minimo.
Langde è molto bello, le abitazioni sono tutte in stile senza le interferenze “statali” dato che questa zona è autonoma. Nonostante il tempo sia grigio facciamo numerosi filmati, incluso quello dello scuoiamento di un cane e di due galline. La pavimentazione è in tavelle, sconnessa come i borghi medioevali italici e non c’è ombra alcuna di turisti, quindi scherziamo con alcuni abitanti in linguaggio gestuale. C’incamminiamo anche fuori dal villaggio per vedere dall’alto le splendide terrazze di riso che caratterizzano questa area, come nel Sichuan. La vista è parzialmente impedita da nebbia stile val padana e pioggiolina sottile.
Non avendo trovato alcun posto dove mangiare torniamo a casa dalla signora che si ospita e chiediamo se è possibile che ci cucini qualcosa e come sempre, se paghi qui hai tutto. Carne fritta e verdure varie e condividono con noi anche la hot-pot loro, il tutto intervallato con dei brindisi di grappaa di riso con la signora; ad un certo punto la donna si alza, versa della grappa nel suo bicchiere e prima a me e poi a Marco ci canta qualcosa che presumo sia il benveuto al villaggio e poi ci fa bere una sorsata di spirito.
Il canto è completamento fuori dal concetto di toni e semitoni, passando per quarti di tono che per noi occidentali all’orecchio paiono stonature.
Felici di questa esperienza e contenti nel vedere che abbiamo due coperte a testa, andiamo mezzi brilli a dormire.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Quanto è grande sta Cina?
30 Dicembre 2010 – Lijiang (CHN) – Kunming (CHN), Giorno 278, 8.30
Il cellulare di Marco è ancora settato sul fuso tailandese quindi ci svegliamo un’ora dopo del previsto, in ritardo per metterci a fare autostop. L’amico di Jinpei prima ci da appuntamento alle 10 e poi ci chiama dicendoci se si può ritardare di un’ora e dopo averlo mandato a quel paese per averci fatto aspettare mezz’ora ci dirigiamo fuori città.
Solo mezz’ora aspettiamo prima che un Toyota 4×4 si fermi per darci un passaggio fino a Dalì; dopo 300 metri carichiamo anche un’altra autostoppista cinese che sta girando la Cina da ormai due mesi, dormendo in tempi buddhisti, stazioni di polizia e chi più ne ha più ne metta. Mentre parla con l’autista sento dire Kunming e scopro che il signore sta andando proprio nella capitale dello Yunnan: chiediamo se può portarci fino a lì però la sua risposta è negativa in quanto il cartello che esponevamo indicava “Dali” pertanto fino a lì è disposto a trasportarci. Vai a capire…
A Dali ci muoviamo a passo svelto, conosciamo dove andare per pranzare, esattamente dalla nonnina che l’altro giorno ci ha fatto il pane fritto e le crocchette di patate, così con 15 yuan (1,5€) siamo entrambi a posto, se non fosse che manca il caffè, al quale non riesco proprio a rinunciare, quindi combinata bagno e caffè in un ostello veramente bello con tanto di musica jazz/chill-out.
Il tempo che arriviamo a Xiaguan, capirci, orientarci, incamminarci verso la strada che porta verso Kunming ed il sole sta già calando ed è molto improbabile che qualcuni si metta alla guida per compiere 350 km alle 18. Tentiamo comunque a fare l’autostop finchè scopriamo di essere pure sulla strada sbagliata, perchè infatti i cinesi nelle mappe pubblicate mettono pure le strade previste nel futuro.
Cambiamo strategia e prendiamo il treno notturno che partendo alle 20.50 ci farà arrivare nel capoluogo di regione attorno alle 5.30. Le brandine le ho già provate nel 2008 e sono abbastanza comode per dormire se non fosse che arriveremo talmente presto che sono disabituato a levate così mattutine.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Nono mesiversario di viaggio
28 novembre 2010 – 27 dicembre 2010
Almaty (KZ) – Dali (CHN)
30 giorni Totali, 1.366 km nel mese corrente, 17.466 km Totali
Spesa totale: 1596.52 €.
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Tra il Kazakhstan e la Cina c’è una frontiera ma io ne ho dovute passare 3! Non era possibile entrare dal Kirghizistan e non sarebbe stato possibile entrare dallo stato più a nord così l’unica soluzione è stato un triangolamento del mio mezzo e della mia persona attraverso Thailandia e Laos. Questo scherzetto impostomi dalla severa legge cinese che, ammette molte cose ma mai uno scooter straniero, mi è costato un occhio della testa in termini di danaro e un piano alla Dillinger per escogitare la trafuga del mio scooter smembrato. (Cronostoria Trip 2010 – Nono Mesiversario)
…e poi il caldo, i templi buddhisti, lo shock delle palme a rimuovere dalla mia testa i ricordi dell’aspra steppa velata di bianca neve. Forse troppo caldo e troppa filo-religione (ed un visto cinese che o lo utilizzavo o poteva sostituire la carta igienica) che mi ha spinto verso nord a caccia di quella Cina che da Ovest mi era stata negata. Da sud quindi, presentato in chiave rielaborata turista gap-year inglese con zaino in spalla, le porte mi si sono spalancate, daltronde dovessi fare la spia oppure il sovversivo (e attenzione attenzione, gradirei entrambe le opportunità spett.li agenzie del lavoro…), de-scooterizzato non ci riuscirei MAI. Sono scisso ora, ambulante con o senza de- davanti, imprigionato in un movimento racchiuso in vettori inarrestabili: l’esperienza nuova dell’autostop ad ora procede fruttuosa, mi avvicina fisicamente ai China-man (solo man cazzo), e l’(ormai) disutilizzato autobus e treno mi teletrasportano nella notte, mentre mi trovo in mani morfeiche, evitando preziosi sprechi di tempo solare.
Esperienze nuove, la prima aggratis che va tanto bene apportafoglio rimasto semi-sguarnito dall’esosità dei velivoli anglo-kazaki di AirAstana. Belle esperienze, che racconterò nelle vicende giornaliere; sorprendenti, demolitrici di pregiudizi e di idee frutto di un viaggio passato, compiuto a-bolla, ossia con il minimo contatto con le persone. Quindi come criticare, senza cognizione pro-attiva.
Però…
Rimango romantico, rimango attaccato all’idea di solitudine, di fermarmi al mio comando e padrone della disponibilità di disporre del mio tempo a 360°. Molte foto mancate, persone viste aldiquà di un finestrino, stamberghe evitate, baracche oliacee prolifere di batteri intestinali ciònonostante vittima del movimento a destinazione. Questa è la morale di fine mese: la destinazione la si costruisce man mano.
English version
In-between Kazakhstan and China there is one border but I had to go through three to get to the Red dragon. It wasn’t possible to enter from Kyrgyzstan and it would have not been possible either from the 9th largest country in the world therefore I had to triangle myself and Scooty through Thailand and Laos. This little funny joke costed me a hell of a lot of money and a plan worth of the name of Dillinger to manage the escapade of my dismembered scooter.
…and then came the heat, the Buddhist temples, the shock of seeing the palms removing quite quickly the image of the cold ghastly winds of the Siberian steppe covered in soft snow. Maybe too much heat and too much philo-religion (and a Chinese visa that either I would have used it or it would have served the purposes of my rear…) is what pushed me north, seeking the Chinese enlightenment that was denied to me coming from its Western boundary. So from the South, presented under a polished version British student on its gap-year travel in SE Asia, the gate was wide open, because if I had to be a spy or a subversive cell (dear job agencies, I wouldn’t mind such opportunities so please do get in contact with me if you have this sort of vacancies), without my scooter I could not potentially carry out the harmful and highly perilous duties.
Now I’m divided, a walking element deprived of his artificial counterpart, imprisoned into a motion result of unstoppable forces: the new experience of hitchhiking continues greatly and puts me into a closer dimension with Chinamen (unluckily, so far only men…) and the disused bus or train still remains the best option to transfer from one place to another whilst in the arms of Morpheus, saving precious time.
New experiences then, the first coming for free which comes very beneficial to my wallet, ransacked by the damn Anglo-Kazakh air company. Great experiences which I will narrate in the daily dairy: surprising for sure, demolishing the prejudice I had advocated during my previous visit to China, result of a group trip where exposure to locals for obvious reasons, was very limited. So how can I criticize without complete pro-active cognition?
But…
I am romantic; I remain faithful to the idea of solitude, control of free movement and sole decider of how to use my time. Many missed photos, people glanced from this side of the glass, sleeping shacks avoided; oily food stands full of bacteria left behind and nevertheless a victim of the motion towards a destination. This to generate this month motto: the destination builds itself.
Le proto-capre
19 Agosto 2010 – Astara (AZ) – Baku (AZ), Giorno 145, 9.00
Parte male la giornata quando si riceve una ghignata da parte dell’albergatore o qualsiasi modo si possano definire coloro che gestiscono una struttura simil-hotel. Infatti appena mi vede sveglio, ancora prima di augurarmi la buona giornata, mi chiede se mi serve un taxi per andare in Iran; purtroppo è ancora fresco in mente il ragazzo che ieri sera ho mandato a quel paese dopo che per 5 volte mi ha chiesto se mi serviva un hotel al quale solo le prima 4 volte sono riuscito a rispondere cordialmente.
Rispondo negativamente e per questo mi merito un qualcosa detto in azero che fa ridere gli altri commensali della baraccata e a me fa sedere distante da loro, dandogli le spalle e quando me ne vado nemmeno li saluto.
Capre. Qui ce ne sono a bizzeffe, in forme animale oppure in forma pseudo-umana:in questo luogo Sgarbi cambierebbe persino modo d’insultare, dato che sarebbe il vocabolo minimo per richiamare all’attenzione l’azero medio.
Astara ha dato ciò che doveva darmi, niente, quindi ora è tempo di andarmene verso Lənkəran dal quale possibilmente tenterò di prendere un treno notturno nel quale posso dormire. Un’ora in bus ed arrivo alla stazione che è locata a circa duecento metri dal centro della città: giro per il bazar senza comprare nulla, quindi decido di andare alla stazione per comprare il biglietto del treno. Il signore alla biglietteria mi dice che non è possibile acquistare un biglietto del treno senza il passaporto e la mia copia non è sufficiente perchè dovrebbe essere timbrata. Spiego che sto facendo il visto kazako e che quindi non ho il passaporto con me però questo persevera a negarmi il biglietto: divento nervoso, metto sul tavolo patente e carta d’identità gli indico come se in fronte avessi un ritardato che quello nella foto sono io, in ben 3 documenti e che la copia del passaporto basta per avere il numero del documento. Non cede, allora arrivano le classiche, naturalissime nonchè richieste dallo zelante bigliettaro, mie urla: gli chiedo a cosa minchia serve il passaporto per viaggiare entro lo stato nel quale mi trovo regolarmente e che se non di un biglietto andrò dalla polizia. Così faccio e quando un maresciallo viene con me alla stazione per cercare di risolvere la situazione parlandogli da azero ad azero, il solerte burocrate ferroviario comunque non cala i pantaloni.
Sono assolutamente nero dato che dovrò tornare a Baku in autobus e il ritorno avverrà questa sera dato che qui non ho molto da fare. Visito la cittadina trovando un monumento dedicato alle vittime del genocidio azero compiuto dagli armeni nell’area occupata di Nagorno Karabakh del quale non conoscendone l’esistenza non posso neppure permettermi di commentare.
Il viaggio di ritorno in bus lo faccio con un signore di fianco con il quale parlo o meglio tentiamo di comunicare in turco-russo e devo dire di essere riuscit a capire l’80% di quello che intendeva dire. Quando arriviamo a Baku mi da una mano per prendere i bus per arrivare all’Iceri Seher (città vecchia), pagando anche entrambi i bus (0,20 Manat ciascuno). La sera riesco a fare la furbata e siccome Emil, il ragazzo che gestisce l’ostello è andato via per il weekend, arrivo tardi senza che nessuno mi noti se non coloro che sono in ostello. Faccio amicizia da subito con Remy, un simpatico ragazzo francese che vuole girare il mondo in bicicletta: è partito da Nantes a fine aprile e prevedere di terminare il suo viaggio a metà 2012.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 6920,09 Km Totale km da inizio viaggio: 10252 Km




