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Evita il monsone
02 Giugno 2011 – Sihanoukville (K) – Koh Kong (K), Giorno 432, 8.30
Il sole mi accoglie come fosse anche lui preparato ad affiancarmi in questa giornata che mi vedrà stakanovista sullo scooter per compiere i 240 km che mi separano da Koh Kong.
Non c’è tristezza nel lasciare questa cittadina reumaticamente turistica, anche se ciò che mi aspetta forse non sarà tanto meglio. Koh Kong è al confine con la Thailandia e nel passato era famosa per i bordelli ed i casinò dove i thai venivano a riversare i preziosi bath. In molti stati del Sud-est Asiatico i cittadini non possono giocare d’azzardo entro i confini del proprio territorio ed ecco perchè i casinò sono concentrati alla frontiera.
Dopo soli 50 km dalla partenza il solemi gioca a nascondino tra le nuvole grigiastre e riesco come il miglior Mosè, a scappare le nubi con il giusto tempismo ed evitare acqua. Questo per la prima tranche di viaggio.
Alle 13 mi tocca fermarmi in un ristorante perchè i nuovoloni che mi vengono incontro promettono solo acqua a secchiate. Non mangio perchè il cibo è già preparato in pentoloni e non mi fido di sfidare il mio mal ridotto stomaco con delle cibarie cucinate tempo che fu. Puntualmente il monsone arriva, scarica acqua per 20 minuti e poi toglie il disturbo lasciandomi campo libero per procedere per…mezz’ora quando delle altre nuvole si affacciano minacciose.
Mi fermo di nuovo in una capanna, il monsone passa e riparto finchè dopo mezz’ora idem, solo che questa volta ci sono anche tuoni e lampi. Cazzatine, se non fosse che nelle pianure cambogiane dove nulla spunta più del metro e sessanta umano, da inizio anno 66 persone sono morte colpite da fulmini. A rendere la morte certa è dovuto forse anche al dubbio metodo di pronto soccorso che adottano: ufficialmente viene consigliato alle persone che prestano soccorso di stendere un lenzuolo bianco sopra alla persona fulminata e saltargli sulla testa tre volte. Per la serie se potevi essere malconcio, almeno ti finiamo…
Questa volta il diluvio viene giù ma io non mi fermo e con tanto di visiera alzata ed occhiali abbassati miro quella che sembra la strada. Koh Kong si presenta come un deserto semi-urbano, a livello di Tbeang Mean Chay: non c’è nemmeno il mare al contrario di quel che pensavo ed è strano arrivare in una città non palesemente turistica. Mi era balenata l’idea di campeggiare nel tragitto tra Sihanoukville e Bangkok, ma non ha senso, dato che regolarmente piove ed ora, essendo bassa stagione, i prezzi sono ancora più abbordabili.
Km. percorsi oggi: 241 Km Totale km da inizio viaggio: 22129 Km
La mentalità Khmer rouge
01 Giugno 2011 – Sihanoukville (K), Giorno 431, 8.30
Il mare è mosso e sporco.
Le onde potenti tirano su la sabbia e fa sembrare le acque un oceano di pantano. Non c’è nessuno dentro, anche se una combriccola facente parte al seguito di un matrimonio stanno festeggiando sulla riva quindi sarà una questione di minuti.
È la mia ultima possibilità di fare un bagno in Asia in questo supertour, in più la temperatura delle acqua è calda, invitante. Le onde sono forti e me ne sto nell’acqua bassa per evitare di venir sommerso al passaggio.
Sihanoukville è solo questo: splendido mare, non c’è altro motivo per il quale valga la pena venire qui. E, dimenticavo, la “pizzeria Marcopolo”, se si è come me, a dieta di una pizza fatta come si deve!
Ho acquistato un libro sul periodo del Khmer Rouge, scritto da un francese che visse a Phnom Penh fino a un mese dopo della marcia sulla capitale. Raccolse interviste e dichiarazioni di qualsiasi persona che riuscì a scappare dalla Cambogia e fuggire altrove, scappando al destino malefico che la mente malata dei KR avevano in piano.
Quello che colpisce e l’unicità di questo genocidio non sta solo nella ferocia con il quale lo sterminio è avvenuto, ma nel fatto che questo avvenisse internamente ad una razza. Ecco sotto una serie di “motti” dal macabro fascino:
- Una persona che è stata influenzata da un regime corrotto non può venir rieducato, ma solo eliminato.
- Tutto ciò che è infetto, deve venir eliminato
- Niente da guadagnare a tenerti in vita, niente da perdere a ucciderti
- Meglio uccidere una persona innocente che lasciare un nemico in vita
- La legge della Kampuchea sta alla fine della canna della pistola.
- Ogni crimine, una punizione: la morte..
Non ho ancora comperato qualcosa su come Pol Pot riuscì a sedurre così tanti seguaci, anche se la situazione di chaos pre-1975 può già chiarire alcuni punti. Quasi come la Germania pre-Nazi, c’era malcontento generale per la situazione politica, in mano ad un governo corrotto. Molti vedevano i Khmer rossi come una soluzione, non un alternativa: una presa di posizione, anche se una dittatura ma almeno una imposizione dell’ordine cha da quando i francesi avevano lasciato, mancava.
La popolazione ci mise poco a capire che i KR, una volta al potere, sarebbero stati dei despoti e chi potè fuggì il prima possibile. Phnom Penh venne fatta evacuata quattro giorni dopo la presa e rimase quasi completamente disabitata per i seguenti quattro anni, fina all’invasione liberatrice vietnamita.
Ora nessuno ne parla, tutti vogliono dimenticare, tutti vogliono essere…happy.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21888 Km
Le riserve turistiche
31 Maggio 2011 – Sihanoukville (K), Giorno 430, 8.30
Non c’è via di scampo dal grigiore del tempo, un cielo che può farti un breve di sole ed invitarti ad andare al mare, per poi coprirsi di nuovo di nuvole e minacciare pioggia a qualsiasi momento. E se a Sihanoukville piove e promette acqua, tutto il resto non c’è perchè questa è una cittadina di mare ed è come pensare Jesolo con la pioggia: una tristezza assoluta che traspare anche dal volto dei turisti. Che qui non sono famiglie tedesche bensì singoli da qualsiasi angolo del mondo, ospiti provvisori del giorno in attesa di divenire “Don Giovanni con il portafoglio alla sera”.
Alla sera infatti mi è impossibile resistere al teatrino messo in piedi da questi uomini di mezza età con guest stars un paio di zoccole del luogo che sbraitano verso chiunque passi. Ma davvero questi uomini pensano di essere sexy ed avere un fascino incredibile al quale nemmeno palesi prostitute sanno resistere o hanno abbandonato ogni speranza come diceva Alighieri?
Si perchè la vietta alla sommità di Victory Hill è come m’immagino essere Pattaya, cuore a luci rosse della Thailandia: un pediluvio all’amore, un colpo di mantello sopra il passato insoddisfacente fatto di donne materialistiche occidentali per passare all’onestà della compravendita del sesso.
Di norma quando arrivo in posti così turistici, ne sento il ribrezzo: non c’è nulla di interessante, solo vite appena in corso. Qualche sfaticato, qualche deluso, qualche pensionato e qualche drogato: i sessantottini quarant’anni dopo.
Però a pensarci, sono contento che siano queste “riserve” di turisti: loro stanno lì, entro quella zona circoscritta, si fanno i loro porci comodi, si fanno fare i loro porci comodi. Ed il resto dello stato prosegue lieto, incontaminatamente cambogiano.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21888 Km
L’ora dei monsoni
30 Maggio 2011 – Prey Lvea (K) – Sihanoukville (K), Giorno 429, 7.30
Due giorni di quiete campagnola sono sufficienti per partire disintossicato dall’amalgama urbano passato vietnamita. Di contro ciò che mi aspetta è Sihanoukville, città medio piccola dalla proverbiale fama di soddisfatrice di expat in fuga da qualche parte.
L’ho già fatto questo tratto di strada e in teoria mi richiederà attorno alle 5 ore di guida con un oretta classica di pausa a Kampot, dove so già dove fermarmi a mangiare.
Saluto la famiglia intera, questa volta per sempre dato che è estremamente improbabile che li vedrò ancora: sono la mia famiglia adottiva in Cambogia e sono a loro riconoscente per avvermi fatto esplorare a fondo questo aspetto. Mi mancava rimanere con della gente del posto, accolto come fossi un familiare, senza rendiconto monetario che svilisca il rapporto. Semplice accoglienza.
Il punto è che in questo periodo dell’anno non è certo piacevole girare queste parti d’Asia: se da un lato si ottengono prezzi scontati, anche se non di molto, dall’altra ogni santissimo giorno si è certi di assistere ad un acquazzone. Il problema, muovendosi su due ruote, è palese: così capita che nemmeno dopo mezz’ora dalla partenza il cielo sia grigio, anche se sono deciso a non tirare fuori la tuta antipioggia a meno che non estremamente necessario.
La strada è pianissima, mantengo la media bene, non ho interesse a fermarmi in posti intermedi e “pedalo” a velocità costante verso la località costiera.
Arrivo a metà pomeriggio, dieci minuti in anticipo sul diluvio; noto che Murat il turco è ancora qui, però per oggi non lo cerco, me ne starò per gli affari miei. Proprio mentre sono sul mio pc, un uomo sulla cinquantina si siede vicino ed iniziamo a parlare: mi spiega che è qui perchè la vita costa poco, c’è il mare e le persone sono ottime.
Ok, lui non menziona l’altro fattore per il quale molti uomini sono qui: donne.
Ne parlai già quando in Sebria di questa gente che vive a sanguisuga in uno stato, senza nessun vero affetto verso quella terra. Questi non fanno progredire il paese ed anzi contribuiscono allo sviluppo di attività mercenarie.
Km. percorsi oggi: 222 Km Totale km da inizio viaggio: 21888 Km
In viaggio. Di nuovo. Da solo.
22 Aprile 2011 – Sihanoukville (K) – Prey Lvea (K), Giorno 391, 7.00
Sveglia presto per poter arrivare ad un ora accettabile da Miller a Prey Lvea, dove parcheggerò lo scooter durante il mese che sarò in Vietnam.
Ed oggi è anche il giorno che io e Ture ci separiamo quindi qual miglior modo d’iniziare la giornata litigando, in modo che ci si lasci più in fretta possibile. Alla fine, dopo quasi 5 mesi di talvolta dura, talvolta piacevole convivenza, dividersi è una cosa che entrambi accogliamo bene. Questa esperienze mi ha confermato che viaggiare in due sia molto difficile, che necessiti una collobarazione, pazienza ed abilità di compromesso molto alta che si arriva a sopportare solo se dietro c’è un legame sentimentale o di amicizia solido.
Nel nostro caso, paradossalmente, il dove e quando andare non sono mai stati un problema, a differenza delle diversità caratteriali e personali, propulsori di conflitto. Comunque in sintesi ci siamo anche divertiti molto assieme e auguro a lui buona fortuna nella sua nuova avventura in Australia.
La ruota dietro come al solito fa l’ormai consueto rumore da macinino, colpa forse del cuscinetto o dei rapporti usurati, però lo scooter procede quindi, accantono i rumori provenienti dalla zona trasmissione e mi metto in strada. Fino a Kampot è scenario già visto, se non fosse che in seguito al diluvio che ha fatto durante la notte, i campi sono letteralmente allagati. Lo scooter procede ottimamente e mi trovo perso nei miei pensieri su cosa fare in Vietnam, cosa fare dopo il Vietnam e la mia mente corre, corre, corre…
Lo scooter e la strada ancora una volta agiscono da svuotatori della memoria, proiettandomi in completamente altri pensieri e lanciandomi sfide.
Mentre sto arrivando a Kampot realizzo che non ho neppure per un secondo pensato al fatto che ora sia di nuovo da solo, al fatto che non viaggio più con un compagno. Forse perchè di un compagno non ne ho bisogno alla fine. O forse perchè il sapore di una nuova esperienza futura ha il sopravvento su qualsiasi altre pensiero sul passato.
Mi prendo una pausa lunghissima a Kampot, tanto mancano nemmeno 120 km, la strada è buona e non ha senso che arrivi alla casa tanto presto. Controllo la mail per vedere se ho ospitalità a Ho Chi Minh (Saigon) e poi mi lancio nella strada ipotenusa delle altre due che feci per passare per Kep. È la più diretta ed in tre ore sono arrivato alla casa di Prey Lvea, dove c’è Miller ad accogliermi con il suo solito caloroso sorriso. Non molto è accaduto nei miei giorni di assenza se non che Valentina, la figliola di Miller, gioca come una matta con Saichan, il figlio di Wood.
Preparo la mia valigia per il Vietnam e alla fine sono entusiasta del risultato: lo zaino 25 litri della AKU è il solo bagaglio che porterò con me, tutti i miei valori e tutta la mia tecnologia, sperando che non me la rubino. Per un mese mi affido a 3 t-shirts, 1 paio di pantaloni corti, 4 paia di calzini, 4 boxer, 1 paio di sandali e basta. Dormendo in guest-houses o con couchsurfing posso fare a meno di portarmi l’aciugamano che altrimenti occuperebbe metà dello zaino.
Alla sera ceniamo insieme con dello splendido lok-lak fatto in casa utilizzando noccioline tritate, prima di andare a letto ad un orario indecente: le 21.30!
Km. percorsi oggi: 222 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km
Simbiosi
21 Aprile 2011 – Sihanoukville (K), Giorno 390, 9.00
Nonostante il diluvio notturno, al mattino fuori splende un sole magnifico, giusto giusto per spingerci ad andare finalmente al mare. La spiaggia migliore che ci è stata consigliata è dopo Ocheteal, Otres beach ed effettivamente quando arriviamo rimango positivamente colpito: non c’è molta gente, l’acqua è chiarissima e soprattutto è terribilmente calda. Questo è incredibile perchè, considerato che qua è pieno oceano, non ha nulla a che fare con le acque gelide dell’Atlantico.
Una volta entrato in acqua non ne vengo più fuori per quasi due ore! Penso, nuoto, me la passo da solo tirandomi sabbia e sebbene l’acqua non sia il mio ambiente più congeniale, è difficile uscire da questo paradiso.
A riva il mio scooter rattoppato mi guarda ed io guardo lui: penso che entrambi siamo muniiti di reciproco riconoscimento per essere arrivati in posti come questo o come tanti altri che non dimenticheremo mai. Perchè lo scooterino potrà anche non avere un’anima ma ha sicuramente dei poteri speciali…
Dopo che ho fatto il mio bagnetto particolarmente lungo, andiamo nel quartiere dove pernottiamo per bere le classiche birre a 0,50$ e poi io e Marco scegliamo di cenare come ultima notte di viaggio insieme da Marco Polo. È una pizzeria gestita da un signore di Bolzano del quale ho sentito parlare un gran bene quindi sparo alto, ordinando una gorgonzola e prosciutto, due ingredienti che scommetto siano non originali…e invece la pizza è FAN-TA-STI-CA! Assolutamente come in Italia, meglio di qualsiasi pizza mai mangiata all’estero tanto che alla fine dobbiamo parlare con il signore per sapere il suo segreto:
“Come fa a fare una pizza buona?”
“Semplice: usi prodotti italiani. Se usi prodotti da pochi soldi, la pizza è da pochi soldi”.
I 7,5$ glieli do molto volentieri dato che mi ha fatto contentissimo oltre che avermi fatto venir voglia di ripassare di qui quando dovrò tornare in Cambogia, solo ed esclusivamente per la pizza.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21310 Km
Emigrazione
20 Aprile 2011 – Sihanoukville (K), Giorno 389, 9.00
La finestra priva di tendaggio è un sinonimo di sveglia solare in situazioni normali se non fosse che fuori il cielo è completamente grigio, avvolto in nubi che per oggi fanno presagire tanta acqua. Così dopo essere finalmente arrivato in una città di mare sono costretto a rinunciare al fascino delle acque per colpa dell’acqua dal cielo!
Mentre io e Ture stiamo facendo colazione, incontriamo Murat, un 35enne turco globetrotter che di professione fa l’ingegnere del suono. Per ora, lui “vive” qui da un mesetto ed ha intenzione di stare qui forse un anno intero. Ci parla della sua storia di DJ e di come questo per lui sia una passione nel quale non coinvolge il denaro.
Si considera un mastermind della psychedelic trance music e dopo alcune sue invenzioni su questo tema (“L’ascolto e comprensione di musica complessa rappresenta il quoziente intellettivo di una persona”), passiamo a parlare del fatto che lui gradualmente vuole abolire tutte le cose chimiche dalla sua vita. Non prende medicinali da più di 10 anni ed ora ha soppiantato l’uso di shampoo e saponi, utilizzando per lavare denti, corpo, capelli, vestiti e casa il bicarbonato di sodio.
Passiamo anche a parlare di argomenti più interessanti quali religione, massoneria, signoraggio e tutte queste belle cose moderne del quale ha una forte opinione. Alcune cose non le sa bene e fornisce le spiegazioni più strampalate e si stupisce che io non capisca, quindi ad un certo punto lo lascio al suo monologo post-canne.
Qui a Sihanoukville sembrano esserci una ventina d’italiani, tra residenti permanente e gente che sverna qui ed una delle storie che vorremo raccontare e quella di una gelateria che oltre a produrre gelato, insegna l’arte agli studenti della scuola Don Bosco. Purtroppo quando arriviamo il locale sembra chiuso quindi optiamo per il Martini Beach, un locale sulla spiaggia gestito da un italiano e ritrovo dei connazionali.
La mia idea di fare un servizio oppure un intervista con qualcuno svanisce molto presto.
Come spesso ho potuto verificare, sembra che i motivi principali per espatriare in posti poveri siano: poter trarre vantaggio dalla propria forza economica, la figa, la droga,l’assenza della morsa delle legge e il sole.
Cosa d’interessante posso tirare fuori da queste basi?
Ho sempre pensato che l’emigrazione in un posto per motivi non unicamente lavorativi, fosse un beneficio: la persona sceglie volutamente di andare in un luogo perchè gli piace il pacchetto ed il luogo ospita una persona che ci tiene a vivere lì.
I motivi rendicontistici elencati sopra fanno si che un luogo non tragga molto in cambio dall’emigrato sanguisuga, se non i suoi dollari.
Non c’è alcun interesse da parte dell’emigrato a migliorare il luogo e se questo viene applicato alla droga e alla legge inesistente, significa fomentare una mentalità criminale.
Prima di andarcene ritroviamo Alex, l’inglese conosciuto a Nanning che è ormai qui da 40 giorni a lavorarein un bar in cambio di vitto e alloggio e…cirrosi.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21310 Km
Spiaggia da festa
19 Aprile 2011 – Kampot (K) – Sihanoukville (K), Giorno 388, 7.30
Il tempo non è dei migliori quando dobbiamo ripartire da Kampot e sebbene Sihanoukville non sia così distante, c’è il rischio che oggi prendiamo acqua. Partiamo presto per poter arrivare in tempo per magari fare una nuotatina, così già alle 13 siamo nella città di mare, Sihanoukville.
Dopo Phnom Penh, è forse il luogo in Cambogia che attrae più expats, per via della locazione sul mare ed inoltre la forte propensione turistica. Dalla capitale a qui sono 3-4 ore in auto, quindi molti borghesi vengono a trascorrere il fine settimana al mare qui.
Ci sono anche più di una decina d’italiani, chi per scappare dall’eccessivo turismo della vicina Thailandia ha preferito la più tranquilla costa cambogiana e chi, come moltissimi russi, si è trasferito qui dopo che a Goa, in India, hanno alzato i controlli sul consumo/possesso di droga.
Questo posto è diventato il nuovo paradiso per coloro a cui piace fare festa senza limiti, complice il lassismo della polizia cambogiana verso gli stranieri. Appena arriviamo vediamo persone in due o tre sul motorino senza casco, a petto nudo e infradito sfrecciare per le strade del centro ed un ragazzo che ubriaco, falsamente vestito da security guard, si mette in centro strada a dirigere il traffico.
Per trovare una sistemazione siamo indecisi se puntare a Ocheatal beach dove c’è più vita notturna o mirare alla più economica Victory Hill, la cui vicina spiaggia è situata di fianco al porto e non sembra per niente pulita. È ovvio sapere quale posto scegliamo, perchè per noi il costo fa si che la decisione avvenga automaticamente: qui anche i ristoranti per mangiare costano meno, però ogni qual volta nei prossimi tre giorni avessimo la voglia di andare fuori, dovremo fare 5 km.
Alla fine niente spiaggia oggi e niente party, ma solo una pizza da uno dei ragazzi italiani che vive qui: si chiama Spizzico e il forno per le pizze è fatto artigianalmente. Parliamo un po con il gestore e poi con un’italiano pazzoide, pure lui residente qui e ordiniamo due pizze che lasciano molto a desiderare: piccole e dal sapore come quelle che si fanno a casa nel forno, quindi non molto gustose.
Mentre mangiamo il pazzoide ci racconta delle sue vite precedenti in India e Israele e mi tocca attuare il filtro anti-cazzate per credere a quello che può essere successo e quello che invece crede sia successo dopo qualche trip finito male…
Km. percorsi oggi: 133 Km Totale km da inizio viaggio: 21310 Km

