Articoli marcati con tag ‘prey lvea’

L’ora dei monsoni

30 Maggio 2011 – Prey Lvea (K) – Sihanoukville (K), Giorno 429, 7.30


Due giorni di quiete campagnola sono sufficienti per partire disintossicato dall’amalgama urbano passato vietnamita. Di contro ciò che mi aspetta è Sihanoukville, città medio piccola dalla proverbiale fama di soddisfatrice di expat in fuga da qualche parte.

L’ho già fatto questo tratto di strada e in teoria mi richiederà attorno alle 5 ore di guida con un oretta classica di pausa a Kampot, dove so già dove fermarmi a mangiare.

Saluto la famiglia intera, questa volta per sempre dato che è estremamente improbabile che li vedrò ancora: sono la mia famiglia adottiva in Cambogia e sono a loro riconoscente per avvermi fatto esplorare a fondo questo aspetto. Mi mancava rimanere con della gente del posto, accolto come fossi un familiare, senza rendiconto monetario che svilisca il rapporto. Semplice accoglienza.

Il punto è che in questo periodo dell’anno non è certo piacevole girare queste parti d’Asia: se da un lato si ottengono prezzi scontati, anche se non di molto, dall’altra ogni santissimo giorno si è certi di assistere ad un acquazzone. Il problema, muovendosi su due ruote, è palese: così capita che nemmeno dopo mezz’ora dalla partenza il cielo sia grigio, anche se sono deciso a non tirare fuori la tuta antipioggia a meno che non estremamente necessario.

La strada è pianissima, mantengo la media bene, non ho interesse a fermarmi in posti intermedi e “pedalo” a velocità costante verso la località costiera.

Arrivo a metà pomeriggio, dieci minuti in anticipo sul diluvio; noto che Murat il turco è ancora qui, però per oggi non lo cerco, me ne starò per gli affari miei. Proprio mentre sono sul mio pc, un uomo sulla cinquantina si siede vicino ed iniziamo a parlare: mi spiega che è qui perchè la vita costa poco, c’è il mare e le persone sono ottime.

Ok, lui non menziona l’altro fattore per il quale molti uomini sono qui: donne.

Ne parlai già quando in Sebria di questa gente che vive a sanguisuga in uno stato, senza nessun vero affetto verso quella terra. Questi non fanno progredire il paese ed anzi contribuiscono allo sviluppo di attività mercenarie.

Km. percorsi oggi: 222 Km               Totale km da inizio viaggio: 21888 Km

Sorrisi

29 Maggio 2011 – Prey Lvea (K), Giorno 428, 7.30

Non so cosa farò oggi per distrarmi dato che ieri la giornata è stata troppo lenta, arrivando ad annoiarmi. Dopo aver fatto un breve giro nel centro del villaggio all’ormai familiare mercato, Wood mi chiede se per me è strana la vita di campagna. Gli spiego che è da dove provengo anch’io, ma è totalmente diversa la stessa vita a casa propria o di qualcun’altro. A casa mia so come gestirmi, cosa inventarmi di fare, dare una mano ai miei genitori, leggere mentre qui non ho idea di come rendermi utile, considerato anche la barriera linguistica.

Verso le 11 anche oggi viene richiamato al servizio per un trasporto urgente all’ospedale di Takeo; a pranzo arriva la solita razione enorme di cibo e rimangono stupiti che non mi ingozzo, daltronde visti gli sforzi che sto facendo mi è difficile anche solo consumare a ritmi regolari.

Nel pomeriggio è ora di documentare la lenta vita della Cambogia rurale e armato di telecamera mi spingo tra le piccole casette a palafitta, tra la curiosità delle persone che dolcemente mi sorridono. Questo è il comune denominatore cambogiano incontrato dall’inizio della mia permanenza sino alla fine: la gente si presenta sempre con un sorriso solare meravigliosamente invitante.

Assisto alla pulitura del riso della buccia e filmo le varie fasi prima di arrivare dalla casa di un signore con il quale scambiai un paio di battute in francese la prima volta che passai di qui. Non so come, riusciamo a capirci, nonostante il mio francese nullo ed il suo, arruginito dopo 40 anni di discuso.

Quando Wood arriva, facciamo un giretto nei paraggi in moto, terminando a casa di un suo zio che entusiasta del mio amore per il caffè, subito me ne prepara uno. Non vivono in una casa vera e propria, ma più in una capanna: il tetto fatto in foglie di banano intrecciate mi incuriosiscono e stimolano il quesito se trattengono la pioggia. Vedo che i letti sono a ridosso delle pareti e mi chiedo di nuovo cosa accade quando la pioggia scende diagonalmente.

Alle 18 ritorniamo a casa per la cena e mi reco in stanza prima di dover donare il sangue mio malgrado.

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 21666 Km

Pensieri indotti

28 Maggio 2011 – Prey Lvea (K), Giorno 427, 8.30

Prey Lvea è un tranquillissimo villaggio tra Phnom Penh e Takeo e qui non si scappa dal relax e dalla vita rallentata. Non c’è più Miller con il quale conversare nella stessa lingua, Wood sebbene oggi sia fine settimana, viene chiamato di prima mattina per portare un malato nella capitale.

La famiglia mi serve cibo appena mi sveglio e così continuerà per l’intera giornata, con mango e qualsiasi altro frutto esotico. Non ho molto da fare, anzi assolutamente nulla così mentre rimango sdraiato nei tavoloni di legno, la mia mente inizia l’azione drammatica di pensare…

Penso non a come sarà il ritorno, ma come mi sentirò dopo un paio di mesi a casa: bene? Troppo statico? Voglia di trovare un lavoro permanente? Voglia di partire di nuovo? E questa sensazione d’imprevedibilità, mi rende particolarmente positivo sul mio futuro prossimo: contento che comunque andrà, seguirò la mia volontà ancora una volta.

M’intrattengo da solo, vado a fare un giro per le risaie radicalmente diverse da come le trovai quando arrivai qui quaranta giorni fa: ora i campi sono stati allagati, il riso è già cresciuto e capisco da dove deriva l’assalto serale di zanzare. Con tutta quest’acqua stagna, le malattie trasmesse dalla puntura di quegli insetti alati bastardi, proliferano e spero che in sti giorni mi vada bene e tutto finisca con una grattata lunga 20 minuti.

Il padre di Connie zappa il campo allagato, facendo qualcosa che non riesco bene a capire, sotto un sole micidiale. Se non ho capito male questo terreno è stato recentemente acquistato da suo figlio ed ora presumo lo stiano preparando per qualche coltivazione.

Quando arriva Wood, insieme andiamo a trovare Tam e vedo che il piano sotto della casa sta venendo ristrutturato, con muri in cemento: l’intera opera è finanziata dal marito italiano della figlia di Tam. A quanto pare questo signore ha supportato l’intera costruzione della casa attualmente presente, il terreno, la moto che adoperano.

Premetto che non conosco la situazione, però comunque mi lancio in una considerazione: se fosse (caso ipotetico) un matrimonio di convenienza alla fine chi ne rimette? Non sarà magari romantico e sentimentalmente clamoroso, ma lei e la sua famiglia riescono a vivere egregiamente e lui forse si è garantito una moglie (o badante) per la tarda età.

Nessuno ne rimette, entrambi ne traggono.

È forse anche la primaria convenienza reciproca il motivo che può rendere queste coppie ancora più inossidabili?

Sono io il primo a dire che non riesco a capire come non si precipiti nella noia dopo tot. anni insieme ad una persona. Diventa prevedibile, sai dove vieni ascoltato, come vieni incoraggiato, cosa ti viene richiesto: è questa routine infernale l’agognato sogno di molti oppure è questa routine stato di infinito piacere e gioia?

Il partner definito cone una linea media della nostra vita fatta di sbalzi positivi e negativi, ove però la mediana rimane, appunto, intatta?

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 21666 Km

Cara Cambogia…

23 Aprile 2011 – Prey Lvea (K) – Ho Chi Minh City (VN), Giorno 392, 8.00


Le informazioni che ho trovato su internet sembravano essere tutte oorientate sul fatto che gli autobus verso Saigon sono principalmente alla mattina presto e gli ultimi alle 13 e 14. Lo scooterino che per la seconda volta dovrà fare a meno di me, è in custodia super-protetta a casa del fratello di Connie e spero che quando lo reincontrerò fra un mese non abbia qualche malanno nuovo…

Da Prey Lvea a Phnom Penh ci mettemmo una decina di giorni fa, circa 2 ore e quando sono tutto pronto con il mio zaino bello carico, scopro che non saremo in due, bensì in tre sullo scooter! La sensazioni di sorpresa sparisce dopo pochi minuti in sella al 110 Honda, nel quale mi trovo con metà delle chiappe in posizione seduta e l’altra metà a leva libera. I primi chilometri in sterrato poi sono un tripudio dato che il povero mezzo ha degli ammortizzatori messi a dura prova e più di qualche volta raggiungiamo finecorsa con conseguente insaccata totale.

Però non si fa gli schizzinosi di fronte alla gentilezza dimostrata da Wood che perfettemente si disincastra, quasi agile, tra il traffico mattutino tipicamente caotico della capitale cambogiana.  Mi sembra il minimo ricambiare offrendogli il pranzo, prima di salutarci ed io ritrovarmi in una situazione nuova: in attesa di un mezzo di trasporto che non è lo scooter, da solo.

Per un mese sarò un backpacker: mi muoverò tra ostelli e hotel, di città in città a seconda della raggiungibilità. Per quanto mal sopporti il genere, mi ci dovrò adeguare, anche se penso che qualche piano b salterà fuori.

Il bus ha diversi posti vuoti, quindi colui al mio fianco si sposta da un altra parte, lasciandomi i due sedili solo per me. Chissà come sarà il Vietnam: certo gli anticipi avuti in Laos e Cambogia non sono stati dei migliori, però un popolo al di fuori del proprio territorio, è sempre un po’ diverso.

Alla frontiera specifico che il timbro per l’ingresso mi venga fatto su una pagina del passaporto già iniziata, perchè ho 3 pagine interamente vuote che mi serviranno tutte per altri visti futuri. Le formalità doganali avvengono velocissimamente mentre io contemplo l’alto monumento con in cima, svettante, la bandiera vietnamita.

Dopo quasi 25 giorni, lascio la mia lettera di addio alla Cambogia, stato nel quale ritornerò, anche se per poco tempo.

“Cara Cambogia,

ogni persona che mi chiede cosa penso di te, dico che molto propbabilmente raggiungerai il podio per quanto riguarda le mie preferenze. Molti con il quale parlai prima di arrivare, mi dissero che la tua popolazione ha una celata tristezza e che la povertà è estrema. Dovevo quindi vedere con i miei occhi per capire ed avere la mia visuale: 25 giorni hanno appurato che la tua gente ha invece tantissima voglia di vivere felice. Dicono “Si fotta il passato” forse in maniera anche troppo definitiva, per scordare le pene dell’inferno e gioire di essere ancora qui, a vivere a festeggiare con la propria famiglia. I rapporti tra genitori e figli sono molto saldi, molto forti: un dito medio al folle piano di neo-socialismo di Pol Pot.

La voglia di vivere viene celebrata con le feste tradizionali ed anche quotidianamente con i consueti ritrovi con la propria famiglia. Si festeggia con il pochissimo cibo, risultato di una povertà nonostante dignitosa, che reputi la carità come atto degradante.

Malgrado ciò su di te incombe l’ombra di una classe politica che non mi piace proprio per niente, fatta di corruzione ed interessi privati, che rende il dislivello di classe sempre maggiore: l’assenza di una classe media è fenomeno tipico di molti stati dell’Asia, dove la ricchezza viene assorbita e riciclata dalle solite faccie losche.

Il turismo poi è una fonte di entrata primaria e se fino ad ora questo è stato molto circoscritto a Siem Reap e Phnom Penh, la costa sta velocemente venendo ricoperta di cemento russo e cinese. Io mi auguro non diventi una Goa o una Thailandia. Solo questo.

Per il resto, ti ho apprezzato come sei: con le tue persone solari, con le tue distese di praterie, con le tue bellezze culturali e femminili.

Ricordo la meraviglia di Ankgor Wat.

Ricordo l’entusiasmo dei volontari al circo di Battambang nel portare avanti il progetto.

Ricordo il pantano e la pioggia nelle montagne del Cardamomo, le imprecazioni, la preghierina che non ci sia un mina proprio sotto a dove andrà il picchetto ed il pensiero fisso “Non deve rimpersi qualcosa, non deve”.

Ricordo Phnom Penh ed il suo chaos ordinato e quel mattacchione di Tim.

Ricordo tutti i monumenti alle vittime della folle politica di Pol Pot e chiedermi quesiti al quale chissà mai se avrò risposta.

Ricordo salutare il Ture dopo 5 mesi di viaggio insieme.

Ricordo la sensazione casalinga improvvisata da Miller e la famiglia di Connie.

Ci vediamo fra un mese

Claudio”

La strada mi svanisce dagli occhi appena rimontati in bus, al fresco dell’aria condizionata, senza dover concentrarmi sulla guida, mi lascio trasportare dalla guida pazza dell’autista. Faccio bene a divergere nel sonno, dato che le frenate brusche per schivare qualche numero di persone in bus, mi potrebbero dare ulteriore agitazione. Ed è così che arrivo in Vietnam di sabato sera e subito capisco che ciò che mi era stato detto forse era vero: il numero di motorini in strada è impressionante!

All’occhio subito traspare la totale assenza di qualsiasi logica di traffico o di ordine comportamentale sulla strada: ognuno ha la propria orbita, attento a non interferire con quella altrui. Mi viene a prendere Nguyet, una ragazza vietnamita che fa parte di couchsurfing e sarà lei ad ospitarmi durante questo mio soggiorno a Saigon. Andiamo in un ristorante dove incontro, con mia sorpresa, quelli che saranno i couchsurfers “coinquilini”: sono Jani, svizzero-finlandese di 29 anni che ha preso una pausa di 6 mesi per girare il sud-est Asia; Jo, tedesco di 29 anni viaggia insieme a Jani; Martin, cileno di 25 anni si è preso un anno per girare tutto il mondo; Young, coreano di origini vive in Inghilterra da quando aveva 8 anni girerà nel SE Asia per 4 mesi. Poi c’è Kha, amico stretto di Nguyet nonchè guida ufficiosa della banda cosmopolita, da quando si è trasferito di casa non può più ospitare persone e gira le richieste di ospitalità a Nguyet.

Insieme mangiamo in un ristorante del riso con una braciolina di maiale caramellata, prima di andare in un bar e scoprire la birra si Ho Chi Minh, la celebre “ba-ba-ba” (333).

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 21532 Km

In viaggio. Di nuovo. Da solo.

22 Aprile 2011 – Sihanoukville (K) – Prey Lvea (K), Giorno 391, 7.00


Sveglia presto per poter arrivare ad un ora accettabile da Miller a Prey Lvea, dove parcheggerò lo scooter durante il mese che sarò in Vietnam.

Ed oggi è anche il giorno che io e Ture ci separiamo quindi qual miglior modo d’iniziare la giornata litigando, in modo che ci si lasci più in fretta possibile. Alla fine, dopo quasi 5 mesi di talvolta dura, talvolta piacevole convivenza, dividersi è una cosa che entrambi accogliamo bene. Questa esperienze mi ha confermato che viaggiare in due sia molto difficile, che necessiti una collobarazione, pazienza ed abilità di compromesso molto alta che si arriva a sopportare solo se dietro c’è un legame sentimentale o di amicizia solido.

Nel nostro caso, paradossalmente, il dove e quando andare non sono mai stati un problema, a differenza delle diversità caratteriali e personali, propulsori di conflitto. Comunque in sintesi ci siamo anche divertiti molto assieme e auguro a lui buona fortuna nella sua nuova avventura in Australia.

La ruota dietro come al solito fa l’ormai consueto rumore da macinino, colpa forse del cuscinetto o dei rapporti usurati, però lo scooter procede quindi, accantono i rumori provenienti dalla zona trasmissione e mi metto in strada. Fino a Kampot è scenario già visto, se non fosse che in seguito al diluvio che ha fatto durante la notte, i campi sono letteralmente allagati. Lo scooter procede ottimamente e mi trovo perso nei miei pensieri su cosa fare in Vietnam, cosa fare dopo il Vietnam e la mia mente corre, corre, corre…

Lo scooter e la strada ancora una volta agiscono da svuotatori della memoria, proiettandomi in completamente altri pensieri e lanciandomi sfide.

Mentre sto arrivando a Kampot realizzo che non ho neppure per un secondo pensato al fatto che ora sia di nuovo da solo, al fatto che non viaggio più con un compagno. Forse perchè di un compagno non ne ho bisogno alla fine. O forse perchè il sapore di una nuova esperienza futura ha il sopravvento su qualsiasi altre pensiero sul passato.

Mi prendo una pausa lunghissima a Kampot, tanto mancano nemmeno 120 km, la strada è buona e non ha senso che arrivi alla casa tanto presto. Controllo la mail per vedere se ho ospitalità a Ho Chi Minh (Saigon) e poi mi lancio nella strada ipotenusa delle altre due che feci per passare per Kep. È la più diretta ed in tre ore sono arrivato alla casa di Prey Lvea, dove c’è Miller ad accogliermi con il suo solito caloroso sorriso. Non molto è accaduto nei miei giorni di assenza se non che Valentina, la figliola di Miller, gioca come una matta con Saichan, il figlio di Wood.

Preparo la mia valigia per il Vietnam e alla fine sono entusiasta del risultato: lo zaino 25 litri della AKU è il solo bagaglio che porterò con me, tutti i miei valori e tutta la mia tecnologia, sperando che non me la rubino. Per un mese mi affido a 3 t-shirts, 1 paio di pantaloni corti, 4 paia di calzini, 4 boxer, 1 paio di sandali e basta. Dormendo in guest-houses o con couchsurfing posso fare a meno di portarmi l’aciugamano che altrimenti occuperebbe metà dello zaino.

Alla sera ceniamo insieme con dello splendido lok-lak fatto in casa utilizzando noccioline tritate, prima di andare a letto ad un orario indecente: le 21.30!

Km. percorsi oggi: 222 Km               Totale km da inizio viaggio: 21532 Km

Then comes the sea

17 Aprile 2011 – Prey Lvea (K) – Kampot (K), Giorno 386, 7.00


La nostra casetta di campagna cambogiana preferita dobbiamo lasciarla, dopo aver trascorso la tre giorni di festeggiamenti veramente in una situazione familiare. Il papa di Connie dall’alto del suo profilo vissuto fuma mentre la madre va a prendere dei mango, istinto materno che possiamo dimagrire tuttto d’un tratto.

Tutta la famiglia ci guarda mentre “vestiamo” i nostri veicoli con valigie laterali, trasformandoli in muli da carico ed i bambini, informati della nostra imminente partenza, non la prendono proprio bene.

Le parole non sono servite nemmeno in questa occasione per notare che la famiglia aveva un grande cuore a dispetto delle poche risorse. È per capire questo, non serve traduzione.

La strada che porta verso sud è tutta asfaltata e questa è cosa buona e giusta, considerato che dalla frizione sento dei rumori minacciosi. C’è il mare ad aspettarci, la spiaggia di Kep che Miller ha commentato come non eccezionale ma, dopo così tanto tempo, quasi qualsiasi cosa balneabile può andare bene.

La famiglia a Prey Lvea

Passiamo il mercato di Kep mirando dritti dritti alla spiaggia e quando arriviamo rimaniamo delusi: la spiaggia sarà larga cinque metri ed è affolatissima di khmer in vacanza. Anche in acqua non c’è spazio e quando degradiamo la scelta di fare un bagno al pranzo in loco, notiamo che i prezzi sono fuori di testa, quindi tiriamo dritto pure a stomaco vuoto.

La strada da qui zigzaga tra costa e terraferma, costellata da resort lussuose e ristoranti che sparano 5$ per un lok-lak. Mi si rompe la pipetta della candela, finalmente un problema che risolvo in 5 minuti dato che è un componente praticamente universale a qualsiasi scooter o moto.

Kampot non è sul mare come erroneamente pensavo ma lungo un fiumiciattolo e in linea d’aria, l’oceano sarà a 5 km. Non ha senso continuare ed anzi, veniamo a scoprire che qui vicino ci sono molte delle piantagioni del celebre pepe cambogiano, utilizzato da moltissimi cuochi di haute cuisine. In pieno stile Linea Verde, fissiamo questa scoperta come progetto di domani e per oggi rimarremo qui, in modo da meglio capire come muoversi e cosa esplorare.

Qui la sensazione è molto simile a quella che sentii a Pakse, cioè di quiete, un posto dove stare fuori dal can-can delle grandi città e assorbire i ritmi più lenti, tipici delle cittadine di piccole dimensioni. Pochi turisti in giro e molti di essi nei 2-3 bar per “stranieri” mentre il resto completamente indigeno, prosegue per la propria strada…

Km. percorsi oggi: 167 Km               Totale km da inizio viaggio: 21177 Km

Rallentare: Vita di campagna!

16 Aprile 2011 – Prey Lvea (K), Giorno 385, 7.30

La vita di campagna mi rallenta incredibilmente. Quando sono a casa oppure quando sono in un amaca a Prey Lvea in Cambogia, sembra che niente importi più del proprio ozio, dal quale difficilmente mi voglio smuovere.

In questa magnifica esperienza di rallentamento dei ritmi vitali, andare al mercato è già un’impresa mastodontica: un paio di chilometri su strada sterrata, le bancarelle, i saluti con i commercianti che ormai ci “conoscono”, le riprese della vita normale “made in Cambogia” e poi di ritorno a casa a dare le provviste in mano alle donne di casa.

Come delle formiche lavoratrici, trasformano il cibo in meravigliosi manicaretti e sopresa sorpresa non prendo alcun virus e alcun problema intestinale si presenta. A dispetto di quelli che erano i miei timori, verifico che è molto più probabile prendere batteri da ristoranti nel cui retro l’igiene è incognita. Qui invece, nelle case, sono lori i primi consumatori del cibo quindi è essenziale che la qualità e attenzione sia maggiore.

Poi tanto tempo per riflettere, leggere, giocare con i due bimbi scatenati della casa, Valentina e Saijan, e mettersi a mollo nel non fare niente. Ho questo terribile concetto nel retro della mia mente che se non faccio qualcosa di concreto o materiale, non sto facendo nulla; sminuisco la normale necessità di oziare, mi colpevolizzo persino, quasi fosse attore e giudice, entrambi schizofrenici. Sarà che ho “poco tempo” a disposizione e voglio sempre ottenere il massimo da questo viaggio, da questo sogno finalmente portato a compimento che il relax puro non è previsto.

Così la giornata trascorre senza sussulti e la sera non è difficile sapere cosa ci sia in programma: andare a 100 metri da casa, dove mettono musica, e ballare. Però non sono dell’umore adatto e rimango fedele al fatto che ballare poi non è mia cosa preferita, quindi dopo un oretta da spettatore, torno a casa a dormire.

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 21010 Km

A cosa serve il borotalco?

15 Aprile 2011 – Prey Lvea (K), Giorno 384, 7.30

Tabella fittissima d’impegni oggi, firmata da Connie e Miller, o meglio Miller come noi allegramente è disponibile a tutte le novità. Prima rendo Connie materiale per la mia videocamera essendo io sempre particolarmente interessato a coloro che decidono di venire a vivere nel mio paese. L’occhio della telecamera le fa lo scherzetto intimidatorio però comunque, insieme all’aiuto di Miller, riusciamo a fare una buona intervista.

Nel pomeriggio c’è in progetto un tour in carretto trainato dal motocoltivatore verso una festa nei paraggi; durante il capodanno infatti diversi villaggi usano avere una festa comune equivalente alle sagre nostre e pure qui c’è un tripudio di giochi per bambini e non: montagne russe, cavallucci, gabbie rotanti e tanti chioschetti dove rifocillarsi con un gelato oppure con questo specie di frappè contenete delle palline di gelatina. Tutti sono contenti, sorridenti e trascorrono queste festività nel vero senso della parola, con il calore dei familiari e degli amici.

Impolverati

Durante le festività le persone si fanno scherzi ed uno di questi e di strofinare del borotalco sul viso a qualcun’altro. Facciamo un paio di giri ed io, Ture e Miller siamo i bersagli preferiti di questa doccia di borotalco al quale rispondiamo degnamente.

Sarà il troppo cibo oppure i dolci ma quando torniamo a casa alle 15 sono assolutamente sfinito e prendo sonno sull’amaca, evento straordinario, dato che non è proprio il mio giaciglio preferito. Vengo svegliato da Wood che mi dice di seguirlo in scooter mentre Ture e Miller sono già pronti sulla moto: ha perso i documenti durante la festa e mi aspetto di andare dalla polizia a far denuncia ed invece arriviamo ad un campo da pallavolo, dove ha organizzato una partitella tra di noi con l’aggiunta di altri ragazzi delle zona. Non faccio sport da mesi e sebbene il volley mi piaccia, sono arruginito, lento nei movimenti e maldestro nell’esecuzione dei colpi. Mi vuole del tempo per oliare i meccanismi e le movenze per potermi divertire, considerato anche che il mio partner, il cugino di Wood è alto e molto forte nelle schiacciate.

La sera nonostante i muscoli delle gambe siano provati dal minuscolo sforzo sportivo, andiamo ad una festa dove tutti ballano in stile cambogiano; al centro una sedia e le persone ballano procedendo attorno ad essa, muovendosi quasi a ritmo di musica. È eccezionale perchè si sente dal simil-reggeton cambogiano, alle melense canzoni thai con pochissime incursioni di musica occidentale, come va bene. I gruppetti che ballano sono divisi per sesso e non c’è amalgama tra i due. Addocchio una ragazza e chiedo infromazioni a Wood sul suo conto cercandoo di stare attento a non dimostrare troppo interesse e trovarmi sposato senza che nemmeno io lo sappia…

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 21010 Km

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