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Servire lo scooter
25 Maggio 2011 – Phnom Penh (K), Giorno 424, 8.30
La parola d’ordine oggi è: servire lo scooter.
Come un re che temporaneamente è stato scalzato, nel momento del ritorno lo si festeggia dedicandogli maggiore attenzione. In questo caso, devo risolvere il rumore che proviene dalla ruota e che ho dovuto arrendermi attribuendolo al cuscinetto che forse è morente.
Ma sono in Cambogia e anche trovare un bene di consumo nei paesi industrializzati, qui è una piccola impresa che va pianificata: devo cercare l’importatore della SKF, chiamarlo e vedere se ha il pezzo con le specifiche richieste.
C’è anche un’altra attività che devo compiere per il futuro un po’ più prossimo dello scooter, ossia la spedizione da Bangkok verso casa. Un ragazzo padovano mi ha aiutato per ottenere preventivi per spedire da Kuala Lumpur in Malesia a Venezia, che tutto sommato risultano vantaggiosi; il lato negativo è che tra la capitale thailandese e quella malese ci sono 1500 km di strada che preferirei risparmiarmi, specie se il panorama è come quello visto 5 mesi fa, quando andai in Laos.
Tempesto di email diversi spedizionieri per avere cifre che non siano completamente pazze come quelle già ricevute: un agente mi ha proposto un preventivo da 700€ per la spedizione via mare e 2500€ per quella aerea, imballaggio escluso! Cose dell’altro mondo…
Finalmente ricevo dei prezzi abbordabili, attorno alle 400€, impiegandoci 25 giorni in mare, che a me pare abbastanza fulmineo. Dovrò solo fare delle pratiche burocratiche per far si che lo scooter possa rimanere in Thailandia più dei 15 giorni che mi vengono concessi entrando via terra. Vorrò che venga spedito dopo la mia partenza verso l’India, altrimenti non avrò tempo a sufficienza per rimanere nello stato.
Cerco il distributore di cuscinetti ma dopo un’ora a girare non riesco a trovarlo, complice il fatto che ormai sono le 18 e quasi tutti i negozi sono già chiusi. Tim mi ha invitato a partecipare al pub-quiz in un pub irlandese ed accetto dato che è un esperienza che non ho mai fatto in UK, nonostante sia un rito abbastanza frequente tra gli inglesi.
Nella nostra squadra ci sono due ragazze ed un americano che ebbi modo di incontrare la volta scorsa qui a Phnom Penh e mi sta terribilmente sulle palle per via dell’arroganza che si porta appresso. Giochiamo, io non sono di grande aiuto dato che non so più di metà delle risposte però cerco in qualche modo di partecipare sebbene non mi trovo a mio agio con il gruppo. Vinciamo il primo premio, 50$ che spartiamo tra noi cinque anche se sento che il mio contributo è stato decisamente basso; finito il quiz continuano a parlare e penso di raggiungere il punto più alto di noia da quando sono partito. Cazzate, umore fine a se stesso, il tipo che mi sta sulle palle risultato: un cocktail di noia.
Mi trovo ad avere più cose in comune con determinati asiatici che con gli inglesi: è proprio vero che sono isolani e certamente diversi da chiunque altro europeo continentale.
So dove non voglio finire nel mio futuro. Questo mi conferma la scelta di non voler tornare in un paese anglosassone quale l’Australia a fare minestra riscaldata.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21598 Km
Misery
24 Maggio 2011 – Phnom Penh (K), Giorno 423, 9.00
Vado a riprendere il mio due ruote instancabile. Sono contento di vedere di nuovo il mio veicolo giallo giammante coperto di scotch per tenere le plastiche assieme e sono felice di rivedere la mia famiglia cambogiana.
L’autobus per Takeo è pieno di gente locale che guarda me e gli altri quattro bianchi con circospezione: ma che vengono a fare a Takeo questi qui? Regione considerata da alcuni come la culla della cultura khmer, è una dellee zona più povere dello stato e non ci sono tanti motivi per venire qui, se non un paio di templi. Il bigliettaio a Phnom Penh gentilmente mi ha scritto in khmer dove devo venir scaricato in modo che l’autista sappia esattamente dove fermarsi; il mezzo di trasporto procede ad andatura definibile come 0+ km/hr negli ingorghi della capitale affannata nell’ora di pranzo.
Ma non importa, ho tutto il tempo del mondo per arrivare con calma: non ho nemmeno un bagaglio perchè in giornata tornerò a Phnom Penh, dove stasera mi verrà fatta compagnia dalla presenza di due amiche inglesi di Tim.
Arrivo alla casa verso le 14, dato che mezz’ora io e Wood siamo dovuti rimanere fermi per riparare la gomma posteriore che si è bucata. La famiglia mi accoglie con il solito calore e letteralmente non faccio tempo a sedermi che arrivano tutte le vettovaglie per il pranzo: riso, bistecchine di carne caramellate. Wood mi chiede se mi fermerò un paio di giorni, una settimana e rimane sorpreso che me ne vada già oggi: opto quindi per un ritorno fissato a venerdì sera, in modo da poter trascorrere il weekend con Wood, l’unica persona con il quale posso avere un dialogo sensato.
Penso a come sarebbe se cambio i piani che ho sviluppato per il mio ritorno: spedisco lo scooter in India, faccio Pakistan e Afghanistan, Iran e poi via verso casa. M’immagino come possano essere gli scenari desertici e aspri dell’Afghanistan, poi magari una volta che son lì, posso andare al matrimonio che probabilmente si terrà quest’anno di Kursheda. Un altro paio di mesi immerso nella cultura islamica, ansioso di poter scoprire quella persiana e…
Prendo scooter, calcio sulla pedalina un paio di volte e va in moto facendo per 10 minuti un fumo bianco allucinante ed un rumore degno di un decrepito. Testo se la coda dello scooter è ancora in cattive condizioni e questa volta noto una crepa sul telaio; ciò mi fa presumere che non passerà molto prima che io debba fare una nuova saldatura allo scheletro di Scooty.
In un batter d’occhio i miei pensieri di proseguimento vengono archiviati a favore di una speranza di arrivare almeno a casa con lo scooter così derelitto.
Parto verso le 16 da Prey Lvea e secondo i miei calcoli ci vorranno circa due ore per arrivare alla capitale. Infatti alle 18 sono a casa di Tim, in tempo per conoscere le due sue amiche: esteticamente e caratterialmente inglesi, ne prendo atto, mantengo le distanze che empaticamente capisco e a dopo. Stasera Tim vuole andare fuori quindi presumo che solo allora, complice l’alcohol, magari loro verranno un po’ in quà…
La serata si svolge come i lontani tempi andati di Brighton, quando ero uno studente universitario, ero tra veri amici e ci poteva stare un uscita collettiva a fare cacao. Qui invece mi sento fuori dal cerchio, fuori posto e bere per aver coagulante lo trovo socialmente violento. Se non abbiamo niente da dirci, bevendo troviamo argomenti superficiali con il quale montare una finzione auto intrattenitiva. Che è la fase pre-noia…
Una delle due ragazze è una ex di molti anni fa di Tim e noto che il marpione cerca di ricavarsi qualcosa per la serata; nel club dove andiamo mi svincolo dall’obbligo di stare con l’altra ragazza e guardo, ammiro questo squallido esempio di expat 50enni che credono davvero di sedurre le ventenni cambogiane in minigonna.
Nemmeno a sottolinearlo, la serata non mi prende bene e dopo aver dilapidato dollari nel locale usciamo per prendere un tuk-tuk verso casa, contrattando sul mezzo dollaro. Non avendo raggiunto la somma richiesta camminiamo verso casa, notando decine e decine di autisti di tuk-tuk, coloro che guidano i moto-taxi dormire per strada. Molti di questi provengono dalle province fuori Phnom Penh e per massimizzare i ricavi dormono nei loro veicoli, senza dover pagare un affitto. Oppure semplicemente non possono permetterselo.
Quindi, dopo aver scialaquato soldi in miseri drink per rendere la nostra miseria sociale più sopportabile, contrattavamo i cent che potrebbero rendere una vera esistenza misera più umana.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km
Caro Vietnam
23 Maggio 2011 – Ho Chi Minh (VN) – Phnom Penh (K), Giorno 422, 8.30
È l’ultimo giorno di visto vietnamita quindi mi aspetta una lunga giornata di bus verso Phnom Penh, dove ho Tim, l’inglese conosciuto la precedente volta nella capitale che mi ospiterà.
Saluto i carissimi Kha e Young, che praticamente per me hanno rappresentato Saigon: Kha, seppur ossessivo a volte, è la miglior persona per sapere dove mangiare cibo locale nella sua essenza ed un ideale “holiday planner”. Young è un giovincello che ancora si qualifica come coreano anche se per me è inglese quasi fino all’osso; un ragazzo molto semplice per trascorrere insieme le giornate ed assolutamente non complicato.
Ora però, per quanto abbia amato il Vietnam, è ora di tornare ad un’altra terra amata, la Cambogia, che già mi cominciava a mancare. Quelle persone molto gentili, dolci, che anche se ti vogliono fregare non c’è la fanno a tenere fino all’ultimo…
Ho la mia razione di dolci, acquistati per finire gli ultimi dong vietnamiti insieme ad un altro kilo di caffè del quale sono abbastanza scettico della qualità. Pensare di trovarmi in un bus mezzo vuoto come quello dell’andata è un’utopia e questa volta invece non c’è spazio e mi trovo un compagno di viaggio. È un coreano, un businessman, il presidente di LG Vietnam, l’azienda leader mondiale per la produzione di elettronica: mi spiega che sta andando al confine per estendere il suo viso, dato che è una cosa che deve fare personalmente ed ogni qual volta i documenti presentati non vengano accettati dalle autorità. Cinque minuti dentro la conversazione e mi sta già spiegando che adora Amsterdam per le signorine in bacheca, Mosca per le biondone russe e le donne italiane…
Perchè la dimostrazione di maschilità molto spesso avviene vantando “conquiste” di prostitute? Cioè mi potrai dimostrare di avere grana, di essere in grado di comprarti le donne che vuoi (o meglio quelle che si vendono), però certo non passi da seduttore o da incalmabile seduttore.
Dopo aver narrato le sue preferenze femminili, infila un filotto di orgoglio nazionale coreano, dove al mondo non ci sono pari. “Quando il presidente di Samsung parlò alla concorrenza giapponese come Sony, Sanyo e Panasonic, gli disse: avete avuto i vostri anni di fortuna, ora siete morti!”.
Nemmeno una persone pagata per fare propaganda parlerebbe come lui! Mi dice che dopo 17 anni di Vietnam ne ha lescatole piene di persone che non lavorano e che sono disoneste ed ora, una volta raccolti i suoi ultimi crediti, vuole tornare in madrepatria. Continua l’omelia, dimostrandomi che in Vietnam tutto è fatto in Corea e che da credito agli italiani di fare i vestiti migliori al mondo (però gli abiti coreani durano uguale…).
“Scusa, quanto ci mette il bus ad arrivare al confine?”
Due ore di orazione filo-coreana mi bastano per sentirmi liberato quando vedo la gigantesca asta che tiene la bandiera vietnamita che marca il confine.
È giunta l’ora di lasciare le mie parole di addio al Vietnam, dove ho trascorso un mese esatto.
“Caro Vietnam,
un mese non è stato sufficiente. Inizio con le scuse di fronte al fatto di averti visitato da backpacker, costretto o forse più, adagiato sulle facili rotte turistiche invece che spingermi fuori dal gregge ed esplorare indipendentemente. La tua conformazione di striscia lungo il golfo della Cina, fa si che le distanze siano notevoli e già muovendomi come ho fatto, mi ha costretto a tempi serrati, programmazione e poco spazio all’improvvisazione.
…e poi la mancanza di un destriero che mi renda in grado di andare dove voglio.
È stato comunque fantastico esplorare la tua terra ed incontrare quelle persone che appena al di fuori dei centri turistici tornano ad essere coloro che mi considerano una persona e non un sacco di dollari con le gambe. Mi ha colpito la forte animosità tra nord e sud in pieno stile italiano, anche se qui le motivazioni sono più concrete e recenti. Mi ha stupito il rapido passaggio da vittime a seguaci degli americani, coloro che 40 anni fa hanno compiuto le peggio nefandezze nella tua terra. Ma le tue persone a mio parere, non dimenticano, possono mettere in secondo piano di fronte ad un imminente vantaggio, ma certamente non dimenticano.
Un’ulteriore fatto degno di nota è che qui, ho probabilmente mangiato il cibo più squisito, variegato e relativamente salutare dall’inizio del viaggio. Anche solo da amanti della cucina, meriti una visita apposta.
Ricordo il gruppo di amici improvvisati a Saigono con il quale ho trascorso dieci giorni assieme.
Ricordo smarrirmi nelle vicinanze di Dalat e sentirmi di nuovo vivo.
Ricordo le due volte nel quale ho avuto un desiderio quasi incontrollato di scagliare un pugno in viso a qualcuno specifico..
Ricordo il senso di vendetta crescere anche se parte non in causa, nel vedere il museo della guerra di Ho Chi Minh e la zona demilitarizzata.
Ricordo le diverse famiglie dei couchsurfer condividere con me la loro atmosfera.
Ci vediamo presto
Claudio”
Phnom Penh ha lo stesso aspetto di quando la lasciai, unico cambiamento è il cielo grigio che promette pioggia a qualsiasi minuto. Rivedere Tim è un piacere: subito scegliamo il mio piatto cambogiano preferito, l’Amok, da MBK, il nostro ristorante preferito. Tim mi spiega che non vede l’ora di andarsene poichè coloro con il quale aveva stretto amicizia più profonda se ne sono andati ed ora si sente solo: grazie al lavoro ottimamente retribuito è riuscito a mettere via circa 1000€ al mese, cosa che a me riuscirebbe quasi impossibile in Italia! In sei mesi ha racimolato soldi a sufficienza per poter girare tutto il sud-America senza nessun problema.
Questa è una delle tante storie dei viandanti di mondo che viaggiano e lavorano quando le finanze sono alle strette. Anch’io un giorno così? Chi lo sa, per ora no.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km
Il parmense disperso
13 Aprile 2011 – Phnom Penh (K) – Prey Lvea (K), Giorno 382, 8.00
Phnom Penh vista dal balcone è una metropoli se paragonata alle dimensioni medie delle altre città cambogiane. È una città che sebbene il chaos dovuto ai moltissimi motorini, grazie all’ordine delle strade è abbastanza facile da capire. La capitale come il resto dello stato mi è piaciuta per il suo essere internazionale e mischiare abbastanza bene la presenza straniera e quella indigena.
Domani è il primo giorno del capodanno khmer quindi preferiamo far decollare le festività in una cittadina più piccola, anche perchè la città si sta svuotando in questi giorni; la maggior parte della gente va nelle case dei genitori in campagna o comunque in posti più rurali dove i festeggiamenti hanno un sapore più familiare.
Un ragazzo di Parma che segue il blog di Ture è a Prey Lvea in questo mese insieme alla sua ragazza e a sua figlia e ha dato disponibilità ad ospitarci se passiamo di lì. Il villaggio è a circa 100 km dalla capitale, quindi partiamo verso metà mattinata avendo appuntamento con il giovane alle 13.
La strada è piena di persone in scooter e i furgoncini che fanno la spola tra le città sono stracolmi di gente con i bagagli appesi in qualsiasi modo. Bisogna stare molto attenti e quando mi trovo uno di questi van procedere lentissimo mi giro per guardare indietro se arriva qualche altro scooter in sorpasso e come mi rigiro, il veicolo ha inchiodato e io seppur piano, mi schianto sul retro. Io non mi faccio nulla, il van neppure se non un graffio che risarcisco con 5$ però si sono rotte delle plastiche dello scooter e le frecce (che comunque non funzionano). Smadonno il giusto prima di ripartire con la concentrazione maggiore al traffico: in questa parte del mondo chi è davanti può fare potenzialmente tutto, è chi sta dietro che deve essere bravo a predire che cazzo si sogna di fare chi sta davanti.
Arriviamo alla casa dei nostri due ospitanti, Miller e Connie, verso le 13 come promesso e subito veniamo serviti con un piatto di riso e della carne secca dal sapore squisito. I genitori di Connie sono disponibilissimi e ci “parliamo” con il sorriso: il cognato di Connie parla un pochino d’inglese ma principalmente dopo così tanto tempo che non si parla italiano, discutiamo con Miller sulla Cambogia. Lui non è quasi mai stato all’estero eppure si è adattato splendidamente con un’apertura mentale degna del miglior viaggiatore, dimostrazione che l’intelligenza è qualcosa che va oltre. Si può viaggiare tanto e rimanere degli ottusi, rinchiusi nelle proprie necessità…
La casa è vicina a Prey Lvea attorniata da campi e da altre casette a palafitta; le due figlie che sono in Italia hanno contribuito molto a migliorare la situazione domestica dei genitori, che hanno una casa tra le migliori paragonata a quelle circostanti. Per casa oltre alle figlie e ai molti bambini, passano amici e conoscenti, curiosi di vedere i due nuovi “barang” appena arrivati, suscitando pure l’interesse di molte delle ragazze.
Purtroppo non si sa mai dove l’interesse nasce dalla prospettiva che ci si porta appresso di poterle sposare e portarle in Europa dove potrebbero aver accesso ad una situazione economica migliore, beneficiandone loro e la famiglia.
La giornata scorre tranquilla e alla sera andiamo ad una festa dove appena arriviamo dei signori ubriachi ci letteralmente tirano a ballare con loro, offrendoci della birra. Connie e suo fratello sono preoccupati per la nostra incolumità e dopo un oretta vogliono che torniamo a casa perchè pensano la situazione possa peggiorare. Noi snobbiamo questi avvertimenti però li facciamo contenti e ritorniamo a casa per venire poi a sapere che alcuni signori si sono presi a bottigliate…
Km. percorsi oggi: 75 Km Totale km da inizio viaggio: 21010 Km
Il costo “reale”
12 Aprile 2011 – Phnom Penh (K), Giorno 381, 9.00
Siamo riusciti a dribblarlo domenica scorsa, optando all’ultimo minuto per l’alternativa affianco.
Ora invece siamo di fronte all’ingresso.
Guardiamo il prezzo del biglietto e riflettiamo.
6,5$. Andiamo.
No, no, non andiamo.
Il palazzo reale e la pagoda d’argento (non oro come erroneamente scrissi) sono l’attrazione principale di Phnom Penh però costa una cifra esagerata e chi c’è stato mi ha detto che alla fin fine non è nulla di speciale. Così armati di cavalletti e telecamere facciamo dietrfront davanti all’ingresso, vinti dall’opzione aggratis del lungofiume della capitale; il capodanno è vicino quindi la gente è riversa sulle strade e nei templi per pregare. Gruppi di maschi giocano con questo oggetto singolare: è un cilindro di plastica lungo una decina di centimetri e colpendolo con qualsiasi parte del corpo se lo passano a vicenda. Persone suonano vicino al tempio mentre la coda di gente lentamente entra, da le donazioni di cibo e fiori; dalla finestra si vedono volare direttamente nel cassonetto i fiori di qualche fedele precedente mentre non so che fine faccia il cibo. Per quanti si tratti in maggior parte di noci di cocco è comunque qualcosa che potrebbe venir donato ai poveri.
I bar con vista sul fiume brulicano di gente e noi ci concediamo una birra durante l’happy hour a 0,5$ (0,35€), prezzo tuttavia ragionevole. Parlo in dollari perchè in Cambogia si utilizzano due valute allo stesso tempo: il riel cambogiano e il dollaro. Il tasso di scambio è praticamente fisso ossia 1$ equivale a 4000 Riel e si può pagare in tutti i posti con una valuta o l’altra oppure entrambe assieme. Vicino alla Thailandia subentra anche il Thai Bath quindi accade che ci si trova a ricevere il resto in 3 valute!
L’ultima sera insieme a Tim andiamo in un ristorantino indiano dal costo infimo sempre lungo il lago che sta sparendo e poi ci spostiamo in un chill-out bar lì vicino. Proviamo le nostre capacità di muratori e ingegneri civili con un gioco che consiste nell’avere una torre sorretta da tre listelli di legno al quale man mano bisogna toglierne uno per metterlo sopra.
Mi è piaciuto Tim e il suo pragmatismo nell’essere sempre in movimento, staccato da molte delle congetture moderne e fortemente indipendente. O forse pure lui, non ha trovato qualcosa ancor più forte da poterlo fermare.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 20935 Km
Ex lago
11 Aprile 2011 – Phnom Penh (K), Giorno 380, 9.00
Ieri con il signore che gestisce il ristorante BMK abbiamo iniziato conversazione su quello che è accaduto al lago di Boeng Kak. Un tempo simbolo di Phnom Penh, dove le persone del luogo ed i turisti si ritrovavano ad osservare il tramonto oppure per fare dei barbecue domenicali, il lago sta lentamente venendo riempito di sabbia. Come può accadere? In Cambogia si può fare tutto con il potere e i soldi e la Shukaku Inc. è una di queste creature onnipotenti. Presieduta da un senatore nonchè presidente della camera di commercio cambogiana, sono riusciti ad ottenere in affitto per 99 anni il lago con il permesso di compiere delle modifiche per il bene dello sviluppo commerciale ed economico della città. Nel 2008 hanno così iniziato a pompare sabbia dal Mekong per riempire il lago che all’epoca avrà avuto un diametro approssimativamente di 750 metri. Ora è rimasta una misera mezzaluna e pure questa è destinata a sopperire sotto la sabbia cementizia.
Ciò che ha destato scandalo è la manifesta illegalità dell’operazione: in Cambogia non è permesso avere in concessione terreni pubblici (e questo include i laghi); per poter scavalcare questo ostacolo la compagnia ha dovuto ottenere un nullaosta speciale.
Dopo aver fatto delle riprese di ciò che rimane del lago andiamo dal nostro amico al BMK, l’unica persona ad essersi resa disponibile a manifestare il proprio dissenso in maniera pubblica. Sembra infatti che le persone residenti qui (per quanto ancora?) abbiano paura ad alzare la voce: molti hanno preso il compenso di 8000$ offerto dal governo per andarsene mentre la maggior parte è rimasta qui, convinta che la cifra offerta sia decisamente sotto il prezzo di mercato. Sperano che il compenso cresca rischiando invece di venir cacciati senza preavviso e prendere forse anche meno degli 8000$.
Questa zona era il luogo dove i backpacker venivano a soggiornare e le attività di ristoranzione e hotel lavoravano molto bene. Dal 2008 c’è stato un declino inarrestabile e 6 guesthouse hanno già chiuso, però lui spera di ricevere un compenso adeguato per spostarsi in qualche altro posto perchè la cifra offerta non gli permette niente altro.
È un peccato perchè cucina benissimo ed è molto gentile e disponibile a parlare con noi e mi piace il piglio che ha nel voler protestare contro il governo che favorisce l’arricchimento dei già ricchi a discapito dei poveri e di chi non ha voce.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 20935 Km
Testimonianze della follia
10 Aprile 2011 – Phnom Penh (K), Giorno 379, 10.00
Aver tirato mattino ieri in discoteca significa che non c’è mattino! Trascinandomi per la casa disertata dai due neozelandesi couchsurfer che hanno sceltro la prima mattina per girare la capitale, vado giù a comperare il pane per fare colazione. Più di quanto già si riuscisse a trovare il pane in Laos, in Cambogia è ancora più semplice e lo si trova in ogni villaggio di minime dimensioni ed è piuttosto buono.
A rendere la giornata non particolarmente morbida ci pensiamo noi stessi, infleggendoci un po’ di male con l’S-21, la Auschwitz cambogiana. La S-21 fino a quando il delirio di Pol Pot non prese atto era una scuola elementare; nel 1975 venne convertita in un centro di tortura, sterminio ed ogni genere di pratica aberrante. Venire qui significa vedere una struttura grigia, squadrata, nel mezzo di edifici nuovi o comunque ristrutturati; entrarci significa vedere quello che doveva essere il chiostro dove in bambini giocavano, i pali in legno dove si arrampicavano e dove pochi anni dopo le persone venivano impiccate oppure appese a testa in giù e fatte affogare nelle anfore.
È questo l’apice, il frutto totalmente in linea con la politica dell’epoca: la pazzia totale.
Ciò che era nascita, era diventato morte. Perchè morte e nascita durante il regime di Pol Pot erano due concetti vicinissimi.
Le stanze dove vennero ritrovati dalle truppe vietnamite i corpi delle ultime persone uccise dai khmer rossi prima della fuga hanno ancora il letto metallico con le catene utilizzate per legare i soggetti e la foto al muro con il corpo quando venne rinvenuto. A contribuire alla spettralità del posto ci pensa l’ordine del niente: un letto, una catena, una foto. Nient’altro se non l’agonia rimasta nell’aria.
Nella struttura adiacente ci sono le stanze che vennero convertite in celle di circa 1,5 mt x 1 mt, ancora con la loro rudimentale estetica edile, a sottolineare la temporaneità delle strutture quanto della vita delle persone che dovevano stare qui. Gli stanzoni davano su un corridoio esterno che era stato chiuso con una rete di filo spinato per impedire che le persone si suicidassero.
All’interno di alcune celle ci sono le foto di coloro che “passarono” per S21, le foto di alcune delle tantissime persone uccise (la stima dice più di 10.000) insieme ad alcune illustrazioni che mostrano le pratiche di tortura inflitte.
A fianco a noi passano tour guidati da uno dei pochi sopravvissuti a questo campo di sterminio, che racconta come la sua abilità di pittore lo abbia salvato. Gli vennero richiesti quadri dai gerarchi della dittatura e in cambio del lavoro, poteva vivere con trattamenti migliori rispetto agli altri reclusi: poteva mangiare gli scarti dei capi e non veniva malmenato. Vorremo anche noi intervistare il signore anziano ma la tariffa che ci viene richiesta di 20$ (traduttore escluso) ci fa fare marcia indietro.
Con un morale bassissimo mi faccio portare al lungofiume e qui cammino avvolto nei miei pensieri, prima di andare da un barbiere per un taglio di capelli e barba. Quando esco sembro un ventenne e pure la ragazza che lavora nel salone che all’ingresso mia veva snobbato, ora sorride maliziosamente.
A casa ci sono altri due couchsurfers provenienti dal Belgio e tutti assieme andiamo a mangiare al nostro ristorante preferito, BMK, vicino al lago di Boeng Kak.
Quando penso a quante storie, quante persone e quante tragedie ho conosciuto grazie a questo viaggio posso solo ritenermi fortunato ad aver avuto la fatidica ispirazione a 21 anni e poi aver messo in atto questa possibilità.
Ora voglio cercare di condividere queste eccezionali lezioni con chiunque voglia leggermi o avere la dote dell’ascolto.
Quanto il viaggio insegna? Tanto!
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 20935 Km
Popolazione non indigena a Phnom Penh
09 Aprile 2011 – Phnom Penh (K), Giorno 378, 9.00
A Phnom Penh le attrazioni non sono così numerose e se si escludono i siti raccapriccianti, ne rimangono ancora meno. Ci rechiamo alla pagoda d’oro e al palazzo reale però il biglietto per l’ingresso di 6,5$ ci fa fare velocemente marcia indietro. Ci è stato consigliato di visitare il museo nazionale situato proprio di fianco ai due siti dal prezzo esoso; faccio un giro veloce ed alla fine mi ritrovo che è sempre la solita menata di resti primitivi, anfore etc etc che mi spinge a barricarmi presto nell biblioteca per leggere un paio di libri su Pol Pot, sulla sua idea politica e racconti di sopravvissuti di quell’epoca. Si trova ben poco sulla ideologia che realmente questo dittatore squilibrato avesse in mente, forse perchè era talmente folle il suo piano, da non poter avere un obiettivo che realmente mirasse ad un lungo termine: come si fa a pensare di reinventare la società, mutandola in socialismo agricolo, se stermini tutti gli ingegneri e le persone che avessero studiato? Un progetto agricolo di bonifica, irrigazione, coltivazione, canalizzazione prevede della esperienza notevole e delle conoscenze sul settore.
Quando torniamo a casa incontriamo gli altri due couchsurfer che staranno a casa di Tim e gli amici che pian piano arrivano a riempire le fila di questo party improvvisato. Molti dei giovani sono francesi e quasi tutti lavorano per delle ONG (organizzazioni non governative). Sembra che la Francia abbia questo sentimento di pietà verso le ex-colonie infatti in tutte esse, la maggior parte delle organizzazioni dedite allo sviluppo sono transalpine. Le ONG sono infatti un mezzo anche “pubblicitario” degli stati e sebbene siano dichiarate come non governative, molte ricevono fondi dai rispettivi ministeri egli esteri. L’Italia ha allcune buone ONG e molte associazioni filo-religiose nel quale non è ben chiaro se conti di più l’aiuto o la diffusione del verbo…
Alle 2, quando pensavo la sera stasse per terminare, s’inventano di uscire nel più conosciuto club della capitale cambogiana, l’Hearts of Darkness. Me l’avevano descritto come un simil bordello, però appena arriviamo capisco meglio cosa questo vuol dire: è pieno di accompagnatrici (o escort che le si voglia chiamare) con il quale ballare, bere e magari terminare la serata allietati. La clientela di queste professioniste del bucato sono rintracciabili molto facilmente: over-50, un certo aspetto oleoso e la faccia da indomabile bambino in ricerca di attenzioni.
Alla fine noi facciamo combriccola e danziamo fino a che la notte ancora più fonda non cala, terminando con un bel cheeseburger che ha l’arduo compito d’inzuppare le birre.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 20935 Km





