Articoli marcati con tag ‘kurdistan’

4 mesiversario di viaggio

28 Giugno 2010 – 27 Luglio 2010

Nemrut Daĝi (TR) – Adigeni (GE)

30 giorni Totali, 1.783 km nel mese corrente, 8.383 km Totali

Spesa totale: 994.13 €.


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Quarto mese trascorso velocissimamente: mi sembra ieri che scrivevo il resoconto riguardo il mio terzo mese sulla strada ed ora già è passato un altro mese, questo a significare che ancora una volta non mi sono annoiato o tantomeno preso indietro nell’incontrare, conoscere, abbracciare, bestemmiare, sorridere, cenare insieme, dormire a casa di qualcuno, ringraziare, spiegare, mandare a quel paese ed insomma quei tanti tratti che caratterizzano il mio andare.

Iniziato lasciando con pochisssimo dispiacere il Kurdistan, unica terra che ho apertamente dichiarato, sarà difficile che vorrò ritornare, passando per l’Armenia dove ho trascorso due settimane da servito e riverito dalla meravigliosa famiglia di Arto in compagnia con i miei due cari amici, Chris e Jesse, ed ultimato con il mio arrivo in Georgia, stato che ha iniziato in sordina e pian piano invece mi sta catturando con la sua essenziale spudoratezza nel farti sentire il benvenuto o meno.

Sono passato attraverso tre livelli di povertà, ognuno appartenente alla tre distinte nazioni, le quali non vogliono venire paragonate nemmeno nei termini infimi. È diverso il livello di povertà messo su scala assoluta, ma ciò che è distante anni luce è l’onore e l’orgoglio malgrado la situazione economica svantaggiata. Sono passato dalla rincorsa al soldo dello straniero dell’Est turco, alla curiosità mista a disponibilità degli armeni alla sincera e indiscutibile voglia di aiutare e di voler uno sconosciuto partecipare alla propria vita familiare della popolazione georgiana.

Non mi piace fare paragoni però è ineccepibile che in alcuni posti ci si trovi meglio che in altri. È anche vero che l’esposizione del Caucaso al turismo è molto inferiore alla Turchia, e quindi lo straniero è ancora una novità ed una creatura dal quale conoscere, più che attingere.

Anche questo mese ho speso molto di più del mio budget mensile prefissato però ho dovuto far fronte ai problemi con il GPS, che hanno richiesto quasi un 50% dell’intera somma mensile (Cronostoria Trip 2010 – Quarto Mese). Non ho fatto molta strada perchè durante l’intero periodo trascorso in Armenia ho utilizzato altri mezzi ed inoltre ho dovuto far fronte a nuovi problemi con lo scooter.

Per quanto concerne me stesso, ho festeggiato il mio ventiseiesimo compleanno a Tbilisi e spero di aver finalmente scacciato la fatica mentale oltre che fisica che mi accompagnava da fine giugno. I problemi di stomaco sono all’ordine del giorno e non posso più nemmeno incolpare l’acqua dato che anche con l’acqua in bottiglia la situazione non migliora. Mi stanno spuntando dei capelli bianchi ed è ironico che questo accada mentre sono in una lunghissima vacanza, forse a farmi capire che non è proprio la gitarella che pensavo. Però è un prezzo che pago più che volentieri in cambio della conoscenza di queste culture e delle lezioni che riesco a trarre.

English version

The fourth month of my trip has gone very quickly and it seems yesterday that I was writing the summary of my third month and now, another month has passed; this to underline that once again I never got bored and I haven’t missed a chance to meet people, smile, know something new, insult somebody, dine with somebody, sleep in some unknown house, say thanks to many people, explain my trip and send some random to f**k off, all kind of traits that have characterize my trip.

It begun leaving Kurdistan without any tears, the only land I openly declared that it is pretty difficult I would visit again, passing through Armenia where I spent two weeks with my great friends, Chris and Jesse and the marvelous family of Arto, and finally arriving in Georgia, country which I started to like slowly and now the people especially are catching my attention and interest with their amazing sense of hospitality.

I passed through three different levels of poverty, each one belonging to the three countries, and it seems they do not want to be compared even on this scale. Poor people among the three countries had an incredibly different honor and pride, despite the disadvantaged economical situations. From being chased and asked for money in East Turkey, to the curiosity mixed with availability to help of Armenian people to the sincere willingness of Georgian population to have a stranger participating in their family.

I don’t like to compare but it is obvious that in some places I feel better than in others. It is also true that in the Caucasus, tourism is very little and therefore the traveler/foreigner is still a creature to explore rather than squeeze.

This month I again spent more than my planned monthly budget due to the problems I had with the GPS. I haven’t driven many kilometers because in Armenia I left the scooter in Yerevan and I moved within the country with other means of transportation.

Regarding myself, I had my twenty-sixth birthday in Tbilisi and I hope I finally eradicated the mental and physical fatigue that was with me since the end of June. I began to live with stomach problem as drinking bottled water did not provide a solution, so there is not much I can do. White hair have appeared on the sides of my head and it is rather funny that this is happening now that I am taking a long holiday; maybe because it has not been the easy excursion I thought but this is the price I pay more than happily in exchange of the learning process I have been exposed to and all the people I had the chance to meet.

La separazione

02 Luglio 2010 Dogubayazit (TR) – Dagpinar (TR), Giorno 97, 7.20


Prima i camion parcheggiati di fianco alla tenda e le loro flautolenze di scarico e poi il sole a picco sulla tenda, ci svegliano prima del previsto verso le 7. Una veloce controllatina ai mezzi e dopo 5 chilometri io e Tureadventure.it ci separiamo, ognuno verso i propri lidi approssimativi. È stato un piacere viaggiare con Marco, mi sono trovato molto bene ed in sintonia e non penalizzato in maniera esagerata nell’interazione con le persone dei luoghi dovve siamo andati, anzi molte volte è stato proprio lui o la sua moto a fungere da scintilla comunicativa. Ora va in Iran e forse poi in Pakistan anche se sarà difficile, dato che ieri abbiamo scoperto che le ambasciate pakistane rilasciano i visti solo alle persone della nazionalità nel quale si trova l’ambasciata (in Iran solo agli iraniani quindi).

La strada che porta a Igdir è tra le peggiori fatte sino ad ora, con paviementazione quasi sempre rimossa a favore di allargamenti a quattro corsie. Un tratto ha asfalto fresco ed io corro lì, ignorando le conseguenze: alla fine, quando mi fermo per controllare, sia lo scooter sia i miei pantaloni sono tutti neri e penso che non sarà certo facile rimuovere lo spesso incrostamento di asfalto. Appena arrivo a Igdir provo prima da me con un idropulitrice a pulire Scooty e, a risultato negativo, lo porto in un posto dove pulisono auto a mano, dove davanti a me c’è una coppia americana al quale è successa la stessa cosa. Mezz’ora dopo e 15 Lira in meno, Scooty è stato ripulito dallo sporco ed anche dagli adesivi che devo rimpizzare poichè con la lancia d’acqua ad alte atmosfera mi hanno scrostato tutto.

Mi concedo un altro pasto come si deve e mentre sono in svacco sul computer a redigere i miei racconti giornalieri, Fahri viene a sedersi di fianco ed inizia a parlarmi. Ci eravamo incontrati brevemente al primo autolavaggio e lui, manager regionale della catena di supermercati BIM, è qui per pranzare. Paga lui i thè che beviamo insieme ed anche il mio pranzo e poi vuole mostrarmi Igdir: il centro è piccolino però ci sono diversi bar dove, la sera come mi dice c’è la possibilità di fare festa. Mi chiede quale sarà la mia prossima destinazione in Turchia e quando dico Kars, s’illumina e mi spiega che ci sono le migliori donne lì, specie le georgiane. Mi snocciola il prezziario delle universitarie, delle georgiane e delle turche, il tutto con palese orgoglio…

Che uomo, perchè essere orgogliosi di andare a prostitute quando menzioni la moglie poco prima e soprattutto per il fatto che quale è la bravura richiesta?

Il cielo è scuro ed io voglio cercare di arrivare il più vicino possibile a Kars, se non fosse che la distanza e le continue salite mi impediscono l’arrivo nell’ex città armena. Ad un certo punto il tachimetro non funziona più e quando do un occhiata al cavo vedo che si è spezzato, dieci centimetri sopra a dove si inserisce sulla ruota. A Dagpinar, quando sono sui 2000 metri vedo sulla destra un distributore di benzina mezzo in rovina con adiacente un bello spiazzo con l’erba tagliata bene. Chiedo se posso accamparmi ed il ragazzo che gestisce la stazione di rifornimento è mezzo ubriaco e mi dice di si. Ci sono altri due suoi amici e mi sembrano persone a posto, così mi fido ed accetto di mangiare con loro il manaman preparato per la sera. Passiamo la serata cercando di discutere anche se la stanchezza che ho e la barriera comunicativa fungono da barriera valicabile solo a tratti. Alla fine mi offrono di dormire dentro, nel letto castello dove sotto dorme il ragazzo ubriaco: non è una casa, è molto simile ad un luogo dove opera un meccanico, con sporcizia un po’ dappertutto. Accetto comunque e dentro il mio sacco a pelo sulla rete metallica prendo sonno in pochissimo tempo dopo aver tentato di utilizzare il pc, che però fa comparire schermate blu e mi fa pensare abbia raggiunto la fine dei suoi giorni.

Km. percorsi oggi: 162 Km.

Totale km GWR: 4415,89 Km                    Totale km da inizio viaggio: 7393 Km

Dogana, where are you?

01 Luglio 2010 Ahlat (TR) – Dogubayazit (TR), Giorno 96, 7.00

Il risveglio avviene in maniera repentina: boxer da mare e dentro nelle acque gelide del lago dal fondo sassoso nel quale nemmeno dopo 10 minuti sono riuscito ad abituarmi alla temperatura.

Quando arriviamo a Ercis per farmi fare uno stampo dalla polizia, pongo a Marco due opzioni per pranzo: o spendiamo poco come di norma oppure ci concediamo un pranzo in un ristorante di qualità migliore. Scegliamo la seconda ed il posto selezionato è Hanzade Şark Sofrasi a Ercis: il cibo è spettacolare non solo al gusto ma anche alla vista ha una presentabilità eccelsa. La carne è speziata ed è molto simile alla carne dei vari kebab turchi ed alla fine ci premiamo con il dessert, un fetta di budino sottilissimo con sopra dello zucchero bruciato alla fiamma alla mo’ di creme brulee. I prezzi sono tutti sul menu e le 30 Lira (15€) che sganciamo per entrambi sono meritatissime, costo non molto differente dagli altri ambienti di ristoro dove venendo inchiappettati si arrivava a pagare cifre poco distanti con cibo siicuramente di più scarsa qualità.

La strada che prosegue da Ercis verso Dogubayazit, da dove io e Marco ci separeremo, lui in direzione est verso l’Iran mentre io per un altro paio di giorni in Turchia e poi varcherò il confine con la Georgia, è di pessima qualità ed estremamente in salita tanto che sorpasso il mio record di altezza compiuto con lo scooter arrivando ad un passo a 2640 metri di altezza.

Ci sono in prevalenza giovani pastori lungo la strada il cui comportamento è di natura opposta: chi ci saluta, chi quando ci fermiamo chiede soldi e chi dall’alto della collina tira sassi oppure nel caso specifico uno ha tirato una bastonata colpendo la borsa laterale di Marco e piegandola, cosa che se colpisce un ginocchio oppure una gamba, potrebbe bloccarti all’ospedale per un paio di mesetti. Molti di questi hanno il fucile ed un paio li ho visti con il passamontagna pertanto non ho reputato il caso di tornare indietro ad insultarli o tenergli una lezione di bon-ton.

Questo è l’apice del disagio che ho provato da quando sono entrato in Kurdistan ed ora come mai prima, non vedo l’ora di lasciare uno stato. I bambini sono l’esposizione palese della mentalità e visione che in queste zone hanno degli stranieri: danarosi individui dal quale attingere in modo pacifico (elemosina), al quale non dover nemmeno porre il rispetto minimo dell’integrità fisica.

È chiaro che capiscono che siamo stranieri avendo il casco che qui non porta nessuno e per via dei mezzi attrezzati con tanto di borse laterali. Ci sono anche molti cani che c’inseguono lungo la strada che specie nel mio caso, arrivano ad un appaiamento dalla distanza pericolosa. Marco poi, essendo stato colpito dal bambino, ha una particolare voglia di andarsene da questa zona in balia ai predoni e vuole arrivare a Dogubayazit, che essendo una cittadina più grande ipotizziamo avere più civiltà.

Caos, buche e polvere: questo il riassunto della città turca al confine iraniano. Un 15enne al quale chiediamo informazioni su dove comprare del latte vuole assolutamente montare con me per indicarmi in che market acquistare il cibo e dopo che Marco mi ha avvisato che porta una pistola nel retro dei pantaloni, lo assecondo. La strada di merda e l’adolescente infame deteriorano la salute ormai posticcia di Scooty: dopo averlo scaricato e mandato anche a fare in culo, mi accorgo che l’ammortizzatore è irremediabilmente piegato e che quando carico prendo faccio notevoli sobbalzi, la molla gratta il lato sinistro del pneumatico creando una scanalatura. Il rischio è che la ruota si buchi eventualmente e quando decretiamo dimora notturna un distributore lungo la nazionale, smonto tutto e alla meno peggio cerco un rimedio al problema per i prossimi giorni.

Km. percorsi oggi: 220 Km.

Totale km GWR: 4254,09 Km                    Totale km da inizio viaggio: 7231 Km

L’inizio del fastidio

29 Giugno 2010 Diyarbakir (TR) – Genç (TR), Giorno 94, 9.15

La colazione non è inclusa nell’hotel nel quale pernottiamo e comunque la situazione dei nostri stomaci non è tale da poter permetterci la colazione turca. Mentre stiamo caricando i nostri mezzi con i vari bagagli, veniamo avvicinati da due ragazzi, il cui fine è di venderci tappeti oppure di farci da guida per la città. Rifiutiamo entrambe le offerte e quando me ne vado da solo in giro per Diyarbakir per scoprire la città, uno di loro mi avvista di nuovo e mi forza ad andare al suo negozio di tappeti. Gli confermo che non acquisterò nulla e dopo un thè ed un paio di dialoghi sui tappeti turchi dico che devo andare altrimenti non avrò tempo per visitare la città. Il centro sembra interessante però per non accumulare maggior ritardo sulla tabella di marcia odierna, mi limito alla visita dei paraggi dell’albergo.

Vogliamo arrivare a Bingöl dove pare non esserci molto però è situata lungo entrambi gli itinerari mio e di Marco; il paesaggio è sempre di color giallastro frumento o comunque di tonalità che sottolineano il forte calore solare. Le soste che facciamo sono ogni volta occasione di piccoli “comizi” composti da noi al centro dell’attenzione ed una moltitudine di bambini a fare domande e tocchignare i nostri veicoli esotici. Tutto ciò è molto stancante specie perchè le pause hanno un loro motivo di allentare l’attenzione e tensione della guida con dei minuti di relax ed invece ci troviamo sempre sommersi da bimbi e non. Per la prima volta alcuni ci chiedono soldi e quando entriamo nei negozi veniamo sempre presentati da qualcuno che entra insieme a noi come “turist”, in modo che il cassiere possa attivare la funzione “prezzo ad hoc”.

Quando ci fermiamo puntiamo ai luoghi dove mangiare ed in una cittadina ci viene proposto un dürüm döner per 6 Lira e non abbiamo nè le forze nè la voglia di metterci a contrattare per un cazzo di panino, specie dopo quasi un mese di territorio turco nel quale abbiamo imparato a conoscere i prezzi, pertanto c’è ne andiamo mostrando palese fastidio al prezzo di favore. In un altro ristorante il prezzo “incredibilmente” è di 2 lira ed è qui che scegliamo di fermarci a pranzare.

Questa è la nota stonata della Turchia, il fatto di avere sempre un trattamento diverso in quanto turisti e quindi possessori presunti di denaro. Prezzi triplicati (specie in Kurdistan) sono la norma quindi qui è obbligatorio chiedere il costo di qualsiasi cosa prima di ordinare dato che nella maggior parte dei luoghi non esiste un menu.

I turchi in generale sono persone generose dal punto che non si abbia nessuna relazione commerciale/scambio in atto, altrimenti in caso contrario l’arte araba della contrattazione salta fuori e altissima attenzione esercitata.

Ci fermiamo a Genç, poco prima di Bingol perchè Marco vuole cenare mentre io opto per la dieta, lasciando lo stomaco in quiete riparatrice e verso le 21 ci accampiamo a pochi chilometri.

Km. percorsi oggi: 163 Km.

Totale km GWR: 3777,09 Km                    Totale km da inizio viaggio: 6754 Km

Il/La moto. Lo stomaco. Entrambi assieme.

28 Giugno 2010 Nemrut Dagi (TR) – Diyarbakir (TR), Giorno 93, 8.15

Siamo abbastanza alti e la notte è stata meravigliosamente fresca ed ottima per dormire senza sudare. Siamo in una zona appartata dalla principale che porta su a Nemrut Dagi però c’è comunque un discreto traffico di pastori con animali vari e macchine che salutano suonando il clacson. Faccio la strada in discesa fino alla nazionale con il motore spento e dopo una mezz’oretta dobbiamo fermarci per aspettare un’ora e mezza il ferry che ci porta da una riva all’altra dell’Ataturk Baraji: la strada è stata sommersa per creare questo enorme serbatoio d’acqua e alcuni dicono anche per aver un maggiore controllo sul PKK, il movimento indipendentista curdo, che alle fine degli anni ’90 divenne famoso anche da noi, perchè il loro leader Ocalan era fuggito in Italia.

Quando raggiungiamo Diyarbakir, la capitale curda che sorge in mezzo ad una distesa di campi, è come arrivare in un’isola felice: vediamo ragazze in giro scoperchiate dal velo che copre la testa, un certo occidentalismo ed al contempo mi ricorda fortemente la Cina, con banchetti fumosi lungo la strada di spiedini cotti alla brace ed uno stile di guida “esuberante” nel quale m’immergo senza molti problemi.

Anche Marco è stato preso da raptus diarreici pertanto la migliore soluzione per concederci del comfort in questa situazione fisica penalizzante e per poter scambiare le foto e video fatte recentemente è di pernottare in un hotel. Scegliamo l’hotel Grand Palais che a dispetto del nome è un normale alberghetto avente connessione wi-fi, bagno in camera ed il tutto al miglior rapporto qualità-prezzo.

Mentre siamo intenti a gestire i nostri file, ci accorgiamo che lo SPOT, il sistema che sto utilizzando per salvare i percorsi fatti, ha cancellato dal database online tutte le tracce antecedenti il 24 giugno. Chiamo il numero dell’assistenza, spiego il problema e ci dicono che è la prima volta che accade una cosa simile e che faranno il possibile per risolvere il problema.

Verso le 23 andiamo fuori e come di consueto sono pochi i locali aperti, anche solo pe rla vendita del cibo; la scarsa illuminazione fa si che noi andiamo solo entro la zona visibile dato che vogliamo evitare di dare nell’occhio in questa città che, a pelle, non m’instilla sicurezza. A Ofis, vicino all’università, ci sono un paio di ristoranti aperti e rischio a prendere un panino con le kofte nonostante la condizione del mio stomaco: è piccantissimo e sono sicuro di far peggio ma come detto ieri “Che vita è senza il rischio?”

Mi colpiscono le mega scatole di viagra nelle farmacie, talune aperte anche di notte, che presumibilmente devono venir utilizzate come rimedio alla forte repressione mentale della sessualità.

Non penso sarei mai capace di vivere in un paese islamico o certamente non di sicuro in uno di quelli irriducibili: vedere in giro solo gruppi di uomini, avere la frizzantezza femminile circoscritta entro le mure casalinghe peraltro filtrata mediante veli e copricapi sono fattori al quale difficilmente penso io possa abituarmi. Aldilà della carnalità, le donne provvedono al completamento dello svolgimento giornaliero e della vita in generale con il loro calore, differente visione e necessaria presenza verso un fine comune.

Km. percorsi oggi: 153,2 Km.

Totale km GWR: 3614,09 Km                    Totale km da inizio viaggio: 6591 Km



Welcome to Kurdistan

26 Giugno 2010 Golbasi (TR) – Kahta (TR), Giorno 91, 7.45

 

Alle 7.30 il sole è come se fosse dentro in tenda e non appena butto l’occhio fuori vedo Yussuf, che attende uun nostro cenno per dare il la ai preparativi della colazione.

Come ieri mattina, ci viene presentanto un mega vassoio con verdure del loro orto, formaggi magri di vacca e frittata fatta su burro fuso, veramente nociva quanto buona.

Spieghiamo le nostre intenzioni più prossime di viaggio e dopo il rito del primo pasto giornaliero, durato circa un’ora, ci mettiamo in strada verso l’Ataturk Baraji, un mega lago artificiale creato per produrre energia idroelettrica.

La colazione troppo calorica mi crea un sonno inusuale per essermi appena svegliato e dopo poco devo fermarmi in un bar nel quale il proprietario fa il simpaticone e poi ci chiede 5 Lira per 4 thè, un caffè ed una bottiglia d’acqua. Gli lascio 3,5 Lira e poi sull’asfalto maciniamo chilometri per arrivare ad una sponda sul lago dove poter fissare dimora per la notte ed approffittarne per un bagno ristoratore. Ascolto il Ture che consiglia di andare fino a Samsat, adagiata su un’ansa del lago nel quale ipotizza ci possa essere possibilità per adempiere i nostri due requisiti per la giornata. Quando arriviamo alla cittadina, ciò che ci aspetta davanti è una tristissima enorme città militare la cui conformazione e aria presente genera depressione. Ce la sbrighiamo con un panino con lo shish kebab e poi dobbiamo fare retromarcia per tornare sulla nazionale e puntare a Kahta, unico luogo dove nelle vicinanze è possibile tuffarsi nel lago.

Siamo entrati nella regione del Kurdistan e ciò si puo notare dai pantaloni indossati dai vecchi con le gambe aderenti ed il cavallo che arriva fino al ginocchio. Quando ci fermiamo nei piccoli villaggi, numerosi bambini e non, ci vengono incontro per farci domande in sequenza: What is your name? Where are you from?” e dopo s’interrompono, coinvolti nei loro giochi con i coetanei.

Quando arriviamo a Kahta non vediamo nulla di interessante da motivare la nostra presenza qui, se non fosse che Ciro, il manager di un camping hotel a Kahta ci addocchia e propone a Ture il campeggio per 5 Lira a notte a testa, inclusivo di doccia calda. Accettiamo e una volta sistemata il nostro ricovero notturno, ne approfitto per fare una revisione generale di Scooty: pulizia del filtro e quando voglio dare un occhio alla trasmissione, scopro che una molletta della frizione è venuta fuori. Provo a smontare la campana però ho paura di far danni senza la pistola pneumatica: a pochi metri dal camping trovo dei bambini che gestiscono un posto di cambio copertoni ed aventi l’utensile che a me serve. Vado lì ma non hanno la bussola da 15 che mi serve e dopo aver dovuto quasi picchiarli affinchè la smettessero di tentar di svitare il dado con le chiavi, me ne vado con questi che mi chieedono soldi per non aver fatto niente.

Non gli do niente e torno in campeggio per una doccia e poi andare con il Ture in un locale dove tutti giocano a carte o domino, mentre noi molto “nerd-amente” scriviamo al pc.

Il passaggio in Kurdistan si è fatto vedere eccome: i bimbi sono molto zingari e per qualche motivo non mi sento sicuro a girare in scooter in queste zone. Ci sono meno moschee e sicuramente la povertà qui è molto più visibile che in altre zone nel quale sono stato finora.

 

Km. percorsi oggi: 149 Km.                       

Totale km GWR: 3414,39 Km                    Totale km da inizio viaggio: 6359 Km                  

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