Articoli marcati con tag ‘hanoi’
Guerra virtuale
22 Maggio 2011 – Ho Chi Minh (VN), Giorno 421, 8.30
Oggi è il turno di Saki a cucinare qualcosa di giapponese, quindi cosa più significativo del sushi. Adattando ingredienti vietnamiti, rimprovera il fatto che il piatto non uscirà come da standard nazionale e finalmente ho qualcuno che mi capisce quando vengo costretto a fare una pasta. Ogni volta infatti mi viene detto “la pasta è semplice: acqua calda, spaghetti e sugo di pomodoro”, si perfetto ed hai la pasta più noiosa al mondo.
Il sushi non riesce male, dopo sarà anche perchè la maionese nel tavolo messa furbescamente da Saki è in grado di appiattire ogni cattivo gusto e rendere il cibo occidentalmente apprezzabile. Il riso utilizzato è del semplice “sticky rice” cucinato con aceto e zucchero come vuole la tradizione nipponica e l’extra non companatico sono filetti di granchio e crosta di tofu.
Saigon ha uno sguardo pensieroso, grigio in questi giorni e la promessa di acqua dal cielo è sempre dietro l’angolo: non c’è più nessuna sorpresa a stare qui per quanto riguarda l’esplorazione della città. Ma Kha è un fiume in piena per l’organizzazione eventi quindi oggi quindi “laser game”, il gioco dove si è in uno stanzone buio con delle barriere dove nascondersi e si deve sparare con la pistola laser all’avversario. Mi diverto enormemente e poco importa se alla fine sono l’ultimo nella graduatoria dei punti fatti.
Fossere le guerre così: dentro una stanza, della sana copetizione maschile e poi tutti insieme a bersi una birra. Ovviamente avendo vinto io, una regione del tuo stato è mia. Un risiko semi virtuale.
Saki stasera ha l’aereo per Osaka quindi feteggiamo la nostra riunione ed imminente separazione con del viscido beefsteak. L’anglicizzazione del termine è scorretta, infatti si tratti di carne di vitello tagliata in quadratini piccoli, cotta con della salsina, molto simile al luk-lak cambogiano. Servita con patatine, insalata fresca e pane il tutto costa la splendida cifra di 37.000 dong (1,2€) anche se una porzione è sufficiente per i vietnamiti ma non per me.
Poi saluti all’aeroporto con Saki, con promesse da parte sua di voler venirmi a trovare. Insieme alle storie che mi sa si è creata nella sua testolina…
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Scegli il tuo banchetto
21 Maggio 2011 – Ho Chi Minh (VN), Giorno 420, 8.30
Ohji se ne va di prima mattina ad incontrare per l’ennesima volta la ragazza che ha incontrato mentre eravamo sul bus verso Mui Ne. Tutti noi abbiamo già girato Saigon quindi non ci rimane altro che oziare per un bel po’; Saki mi confida che di tutto il giro del Vietnam che lei ed il fratello dovevano fare, alla fine si sono arenati a Danang, dove hanno conosciuto degli studenti di giapponese con il quale trascorrere il tempo.
Nel pomeriggio andiamo nella palestra dove il padre di Kha insegna ping pong e facciamo degli scambi assieme anche se la mia assenza dal tavolo fa una decina di anni, determina una scarsità prevedibile. Certo non sono al livello di Young e Saki, che non hanno mai preso una racchetta in mano, così nonostante la mia incapacità riesco comunque ad insegnargli dei fondamentali.
Poco distante dei ragazzini stanno imparando Taekwondo e sebbene la giovane età, vedo che già si legnano che è un piacere. Ricordo che alcuni giorni fa, un ragazzo che lavorava in un’agenzia turistica mi mostrò dei video di suo zio mentre ingeriva aghi e poi se li estraeva dalla pancia. E dubito che qui abbiano particolari effetti speciali…
Alla sera Kha si sbizzarisce per portarci dove si mangia bene, ma non i miseri e scontati ristoranti, ma sulle bancarelle lungo la strada, quelle che lavano i piatti sulla stessa acqua dal mattino alla sera. Prende involtini primavera freschi non particolarmente sbalorditivi e delle eccezionali torte salate di carote che però non hanno nemmeno una carota dentro. Il gran finale con dei dolci di presunta orgine cinese che però quando in Cina non vidi mai: frutta, uova sode e cereali in sciroppo.
In Vietnam bisogna avere già idea precisa di che cibo si vuol consumare, perchè ogni bancarella o ristorante è specializzato in un piatto che spesso e volentieri è anche l’unica proposta culinaria.
Concludiamo in un cafè molto elegante dove m’innamoro del caffè che servono e finisco per comprarne un kilogrammo. Ora sono a quota 2,5 kg più i tre filtri per preparare la bevanda caffeinica: penso che al ritorno sarò a posto per un bel po’.
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Me love you long time
20 Maggio 2011 – Hanoi (VN) – Ho Chi Minh (VN), Giorno 419, 9.30
Me ne avevano parlato dell’incredibile abilità di Jetstar di far partire pressochè tutti i voli in ritardo, ma non avrei mai pensato ad un tale disservizio. Ieri ho ricevuto un messaggio in vietnamita che ho ignorato prontamente, per poi, due ore dopo, rispondere alla chiamata di un tizio che in inglese mi chiedeva se avevo letto il messaggio.
“L’aereo non partirà alle 14.30 come stabilito, bensì due ore dopo causa problemi tecnici”. A parte l’innteressante fatto che sanno già i problemi tecnici che avranno il giorno dopo, la cosa non mi disturba più di tanto ed anzi posso accettare l’invito di Young, ad andare a pranzare con il suo ex ospitante.
Quando arrivo alla casa, alle 12 circa, la tavola è imbandita con diversi piatti e soprattutto, tanta birra. Ci sono i genitori del ragazzo ed altri tre signori che ovviamente lanciano ripetutamente brindisi 100% (tradotto, scolare l’intero bicchiere) al quale mi rifiuto dopo il primo. Per la prima volta qualcuno mi dice che mangio poco, motivo dovuto più al fatto che non c’è niente di mio minimo gradimento.
Dove abita il ragazzo è veramente un bel posto, lungo uno dei tanti laghetti che ci sono Hanoi. Forse perchè c’è il sole, forse perchè so che oggi me ne vado, ma Hanoi ha alcuni scorci veramente egregi, per il resto noia e maniaci.
Mentre Young e io stiamo per sganciarci in taxi per andare in aeroporto, arriva un altro sms che comunica che l’aereo partirà mezz’ora dopo il già annunciato ritardo. Arriva anche Hani e c’è la prendiamo comoda a sorseggiare il caffè, fare un cambio di soldi, chiamare il taxi che arriva mezz’ora dopo! L’inattesa ritardo ci fa partire alle 15.30 ed il volo decolla alle 17.10 e ci vuole un’ora per arrivare all’aeroporto.
Nonostante i due ritardi, siamo costretti a correre, mettendo pressione al tassista che risponde ridendo, che più veloce di così non può andare.
Arriviamo correndo al check-in, dieci minuti prima della chiusura, tutto sommato nemmeno male, viste le esperienze precedenti sull’internazionale dall’Inghilterra alla Cina.
“Vi auguriamo un viaggio piacevole con la nostra compagnia”.
Cioè, veramente, chi prende l’aereo per il piacere di farlo? È il mezzo di trsporto più noioso al mondo e se non fosse il più veloce, penso pressochè nessuno lo prenderebbe. Non si vede nulla, c’è sempre qualcuno affianco che vomita, un bambino che piange tutta la tratta e non riesco a dormire in questi sedili verticali a 90°.
Trattengo la mia disapprovazione a fronte del fatto che il treno per lo stesso tragitto costa uguale, se non addirittura un qualcosa in più, e ci mette 32 fantastiche ore. Però almeno vedi fuori il paesaggio, ad esclusione delle 12 ore di buio…
Ho Chi Minh è mutata in un mese: atterriamo sotto il diluvio e meno male che c’è Kha ad attenderci e guidarci verso casa sua, dove starò nei prossimi giorni. Non so da quando piove, ma la città è letteralmente allagata ed in diversi punti con la ruota entriamo in pozze fonde almeno 20 centimetri. A casa ci sono Saki e Ohji, che abbraccio calorosamente dopo 15 giorni dall’ultimo incontro e…dopo aver scampato il pericolo pho ad Hanoi, città al quale deve le origini, la madre di Kha lo prepara per tutti noi. La minestrina di norma annacquata con dei pezzi di carne lessa a galleggiare questa volta ha un sapore vincente ed è veramente deliziosa (entro i limiti del delizioso, essendo comunque una minestra…).
Fuori l’acqua continua a scendere così ci raccontiamo tra di noi, mentre i genitori di Kha, il fratello e la bella giovane sorella tentano di capire i nostri discorsi con il loro stentato inglese.
È strano anche tornare con Saki, dato che insomma, nella mia testa non c’era niente di più della momentaineità dell’affetto. Ora ritrovarsi ha un significato simile ad una volontà di proseguimento, che però non applica per me.
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Giovane padre
19 Maggio 2011 – Hanoi (VN), Giorno 418, 9.30
È dannatamente difficile far passare il tempo in una città decadente come Hanoi pertanto mi dedico a tutto il resto, incluso la pianificazione dei prossimi movimenti con e senza scooter. A casa non c’è nessuno se non la donna delle pulizia che nel modo più lento mai visto in tutta la mia vita, spolvera e si siede, a fasi alternate.
Hanoi ha avuto il cielo grigio quasi ogni giorno da quando sono arrivato e solo oggi il sole apre degli spiragli tra le nuvole grigistre e la città sempre tutto d’un tratto rpendere colore.
Da più di 15 giorni ha un mal di schiena notevole non so dovuto a cosa quindi seguo il consiglio datomi da Sebastian di andare in un posto dove fanno i massaggi che costa poco.
Dopo dieci minuti di attesa alla reception arriva la ragazza che mi farà da massaggiatrice e con maniera da grezza mi prende per il braccio portandomi nello stanzino. Il massaggio, come quello fatto a Bangkok, è troppo violento: cioè se ho mal di schiena e tu mi legni non penso che risolviamo niente?
Insoddisfatto e incriccato mi incontro con Sebastian in centro, nella sua pausa di studio e mi racconta di più della sua vita: vengo a sapere che nonostante i 25 anni, ha un figlio di 5 anni, avuto con una vietnamita ed è questo il motivo principale che lo trattiene ad Hanoi. Mi parla che all’epoca era malsano, prendeva qualsiasi tipo di sostanza mentre ora si è stabilizzato e non si smuove dai 15 whiskey&cola finesettimanali…
Mentre lui decide di proseguire la serata con degli altri amici, io vado a casa per eviitare d’intrappolarmi in conversazioni tra francesi.
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Teenagers
18 Maggio 2011 – Hanoi (VN), Giorno 416, 9.30
Di primo mattino vedo Young che si arrabatta con i suoi oggetti personali e mi confida che se ne andrà in ostello perchè non si trova bene con Sebastian.
Teenager che vogliono parlare di cazzate tutto il tempo e se non trovano l’interlocutore superficiale a sufficienza, vuol dire non trovarsi bene. Non dico che io e Sebastian siamo uguali, ma si trova un qualcosa che interessa ad entrambi, qualcosa dal quale imparare. Ciò che a me va di parlare non deve essere l’unico argomento possibile, si allarga il cerchio anche a cosa che magari non possono interessare così tanto, ma che si può archiviare come “conoscenza accessoria”.
Io me ne sto a letto, tanto ho altri due giorni pieni da stare qui a Hanoi; sebbene non gradisca la città ho diverse pratiche da compiere via pc che due giorni potrebbero essere ancora pochi. I due giovani francofoni non sono in casa, quindi prendo uno xe om per andare in centro. Lo xe om è il mototaxi, un tizio che in motorino ti porrta ovunque: costa circa 10.000 Dong (0,3€) al km, al quale bisogna arrivare superando il prezzo alto che viene sempre lanciato all’inizio. Alcuni di questi motociclettari sono dei veri piloti il cui confne con la pazzia alla guida è molto sottile; mi sono trovato con un tizio a superare chiunque fosse sulla strada, ad una velocità sconsiderata, e ancora fidarmi dell’esperienza del tipo.
Penso al Vietnam, questa società fuori dal tempo,a volte tradizionale a livelli islamici, con una politica che non tiene bene nemmeno la facciata alla natura capitalista che si respira ovunque.
Un Vietnam con le persone che corrono sempre, sperando di lasciare un sufficiente malloppo al figlio maschio più grande, che sarà colui che li seguirà nella vecchiaia.
Un Vietnam con le coppiette giovani che vanno al lago per fare le smancerie attenti sempre che non ci sia troppo contatto rischiando di venir branditi come poveraccio o puttana a seconda.
In città sto in un internet cafe fino a tardi quando m’incontro con Young e Hani per gustare dei piatti tipici vietnamiti; ci fidiamo di Hani e dopo un ora a piedi arriviamo al baracchetto desiderato che prepara involtini primavera freschi avvolti sulla stessa pasta utilizzata per i noodles. Inzuppati nella salsa di pesce sono una delizia e molto meglio del secondo piatto, del pane fritto da consumare con carne e verdura cotte.
Paghiamo io e Young e per la seconda volta, la giovane vietnamita ne fa la mossa di voler pagare ne ringrazia, facendomi girare le palle; ho capito che sei una ragazza e che è molto probabile che noi offriamo, però se fai così sembra che sia una cosa dovuta, e questo non va bene.
C’è chi mi dice che sono le ragazze moderne…io ho risposto dicendo che sono le ragazze moderne maleducate.
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Mannaia
17 Maggio 2011 – Hanoi (VN), Giorno 416, 9.30
Con Young oggi vogliamo andare in moto a un villaggio poco distante da Hanoi, che ci è stato fortemente consigliato dal ragazzo che ospita il coreano. Prendiamo a noleggio una moto il cui rumore indica non essere proprio nuova e ci fiondiamo verso ovest, seguendo le indicazioni approssimative che mi sono segnato. Quando siamo distanti dal centro, senza tanta sorpresa scopro che non ci sono cartelli stradali quindi chiediamo quà e là finchè imbocchiamo la parallela all’autostrada in direzione giusta.
Il cielo è parzialmente coperto ma non minaccia pioggia e ad andatura spedita puntiamo verso la nostra destinazione non sapendo che qualcosa ci attendesse…
Dall’autostrada dobbiamo prendere una laterale che poi collega alla nazionale 32 ed in uno dei villaggi intermedi ci fermiamo in uno dei tanti ristorantini che servono com (riso) e pho (una minestra locale). Ordiniamo della carne, del riso, delle verdurine in padella, due yogurt in bottiglia il tutto scordandoci di chiedere il costo prima di mangiare.
Vabbè, diciamo, nei villaggi di norma sono più onesti ed è raro che cerchino di fregarti…
Poveri stupidi…
Quando chiediamo di pagare, ci arriva un conto di 10$ che poi abbassa a 8,5$: le lascio 4$ sul tavolo che è quel che sarebbe giusto e ci dirigiamo verso la moto. Infilo le chiavi come per andarmene, quando arriva il marito che ci dice che dobbiamo pagare l’intera somma; ovviamente ognuno parla la propria lingua e non riusciamo a fargli capire che sono dei viscidi ladri, così chiamiamo Kha, il ragazzo che ci ospitò a Saigon per fare da intermediario linguistico. Verrò a sapere quando c’è ne siamo già andati, che il ladro lo ha insultato pesantemente minacciando di picchiarlo in quanto proveniente dal sud Vietnam e insultando pure noi…
Alla fine, prendo i 170.000 dong glieli lancio addosso con sdegno e torno dalla moto: ohhh, le chiavi sono scomparse! Chiedo che mi dia le chiavi e lui risponde che non c’è le ha: la situazione comincia a degenerare, la mano non rimane aperta, penso solo a come picchiare questo tizio. Prendo le sue di chiavi in ostaggio ed il tizio mi minaccia con l’accetta che usano per tagliare la carne. Fa scena, chiaramente non mi scannerebbe una stupidata del genere, ma qui siamo in Vietnam, hanno propaganda di difesa che dura da 60 anni.
Certe volte picchiare non è giusto, è essenziale! In questa situazione sarebbe stata la cosa più logica, la cosa più normale e la lezione da impartire minima. Perchè il suddetto merda, altrimenti non impara. Se non fosse che…
…sono in Vietnam, ho la moto che logicamente non riesco ad accendere e ci sono altri vietnamiti nel bar che prenderebbero le sue difese. Prendo la moto, la spingo da un meccanico lì vicino che riesce a girare il blocchetto così che posso accendere il mezzo: davanti al ristorante, mi fermo chiamo il tizio e gli spiego in maniera molto visiva e violenta che quello che lui ruba, lo perderà 10 volte!
Di nuovo in strada non riesco a togliermi dalla testa il fatto che avrei dovuto aggredirlo fisicamente perchè i vermi devono strisciare, non camminare.
Oggi che è il giorno dopo, avendo anche sentito le esperienze di altri viaggiatori, è stato meglio così: te la prendi con uno ed in 10 secondi c’è ne sono 40 contro di te. In uno stato dove la legalità non esiste e chissà che malattie ci si può prendere. E per cosa? Per una manciata di dollari…
Arriviamo a Duong Lam, uno dei pochi al quale è stato riconosciuto lo status di villaggio antico. La prima impressione è che non ci sia molto da vedere ed infatti dopo un veloce tour delle varie pagode, vago per le piccole stradine del borgo; ci sono numerosi pozzi inutilizzati e la pavimentazione in mattoncino da un tocco storico che non si nota spesso qui in Vietnam. Anche qui ci sono molti avvoltoi predatori che cercano di vendere anche l’aria oppure cose molto più onestamente inutili ed il tutto per un prezzo onestamente ladro.
Solo un caffè.
Solo un caffè, finalmente, ad un prezzo giusto, sebbene di qualità scarsa serve a farmi ritornare con i piedi per terra, che non ci sono solo ladri e che non tutti i vietnamiti sono dei bastardi.
La coffeina rilassa.
Di ritorno ad Hanoi, sganciamo 50.000 dong a chi ci ha noleggiato la moto perchè faccia una copia della chiave, dopo aver sopportato il tizio alludere al fatto che domani verremo qui a rubbargli il mezzo…
Entrambi io e Young ci spostiamo da un couchsurfer belga, Sebastian, figlio dell’ambasciatore belga. Tre anni fa suo papa si spostò a Baku, in Azerbaijan mentre lui decise di rimanere a studiare qui in un università australiana. Francamente non so chi, tra il padre ed il figlio, abbia fatto la scelta migliore dato che Baku ho agià avuto modo di classificare come posto orrendo; Hanoi non mi sta piacendo, sarà perchè ho avuto brutti incontri e specialmente perchè l’aria della città vecchia mi fa veramente voglia di scappare.
Con Sebastian parliamo di massoneria e di come suo padre sia un membro, come tutte le persone di altra classe. Discutiamo il concetto di massoneria: secondo lui le congreghe sono unicamente associazioni filantropiche mentre per me, considerata la “fratellanza” tra partecipanti e la solidarietà obbligatoria di favori, ci siano gli estremi perchè queste agiscano illegalmente.
Con il nostro ospitante andiamo nella food street per cena e lì incontriamo l’altro ragazzo francese che sta ospitando; Malik è in viaggio (più o meno discontinuo) da sei anni e si paga gli spostamenti insegnando lezioni di salsa ovunque va. Le ragazze che sono con lui stasera, sono delle assolute bellezze, specie una vestita in bianco con un taglio di capelli corto ed un viso rotondo magnifico.
Verso l’una torniamo a casa, per continuare a discutere di politica ed economia, specie del caso di attualità di Kahn-Strasse.
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Via in fretta e tanta furia
16 Maggio 2011 – Hanoi (VN), Giorno 415, 8.30
Ok, ho deciso: devo andarmene prima che qualcosa di serio accada.
Non mi piace dire qualcosa di palese alle persone, specie se ho dimostrato di non gradire. L’unico modo che potrei utilizzare per dimostrare la mia contrarietà a quel punto diventa l’uso della violenza, perchè mi stai pigliando per i fondelli.
Dopo aver dormito sul bordo del letto a pancia in su, ad un certo punto mi metto di lato a dormire e tempo dieci secondi mi trovo la mano della piovra sul fianco, che rimuovo immediatamente.
E mi ritrovo di nuovo con il nervoso alle stelle e la voglia di macellare il finto tordo.
Al mattino nemmeno riesco a parlargli, non ho ne voglia, sono scattoso ed è meglio rimanere in silenzio che urlare: gli comunico che me ne vado da Hanoi perchè io e Young abbiamo deciso di visitare i dintorni della capitale. Ho anche mal di schiena a livelli insopportabili e uso la piovra che afferma di essere capace, per farmi fare un massaggio alla schiena.
Poi me ne vado.
Ho i bagagli con me ed in centro incontro Young con un’altra couchsurfer locale che presto se ne va, perchè “messa non a suo agio” dal fatto che sono teso e nervoso e senza alloggio.
Avere sempre 19 anni e potersi permettere di andarsene ogni volta che “non ci sente a proprio agio”…
Torno all’ostello dove mi archivio per le rimanenti ore della giornata smazzando nervosismo e tensione via chat con amici e presunti tali.
Fortuna che per domani io e Young ci organizziamo di fare sul serio un escursione in un villaggio a 50 km da Hanoi, dove poter incontrare persone “normali”.
Hanoi non mi sta piacendo: il cibo è mediocre, l’episodio del vomitatore, la piovra, prezzi tutto sommato alti per il Vietnam ed un centro storico che non mi colpisce.
…sognando quel che è andato (Tajikistan), quel che non è andato (Afghanistan), sempre in cerca di quel che non si ha. Più.
Sotto l’intervista fatta a Caterpillar il 6 maggio 2011.
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L’incontro indesiderato con la piovra
15 Maggio 2011 – Hanoi (VN), Giorno 414, 8.30
Mi sveglio letteralmente nervoso fuori dalle maniere.
Quello che è successo durante la notte mi ha reso agitato ed incazzato per il mancato rispetto base delle distanze. Cazzo.
Aldilà della dubbia incline sessuale di colui che mi ospita, anche se fosse semplicemente un tocchignone, è regola numero 1 che il contatto fisico con altre persone debba essere molto (fottutamente) cauto. Poco non è mai sbagliato, troppo può fare turbinare le palle.
Così capita che mentre stavo dormendo, il tizio mi abbracciasse come fossimo amici per le “palle”; me lo sono scrollato di dosso subito, però mi ha impedito di dormire per un’ora per rimanere vigile che la piovra non allungasse ancora i tentacoli viscidi.
Ho dormito con amici maschi e con altri che conoscevo poco e mai mi era successa una cosa simile! E se al tizio piacciono i maschietti, deve cercarsi i corrispondenti altrove non sondare ogni esponente di sesso maschile perchè potrebbe capitare che qualcuno gli scagli rapido un pugno in viso.
Al mattino sono visibilmente scattoso e mentre faccio colazione con la famiglia parlo a malapena, mentre rimugino vendetta o più semplicemente che cosa fare per la notte successiva. Dovesse capitare di nuovo non ho proprio idea di come reagirei e questo non è bene: portare rispetto è fondamentale sempre, e il tizio ha infranto questo. Mi chiedono se voglio cucinare e penso che questa possa essere una buona idea
Al pomeriggio insieme a tre nipotine, andiamo al museo delle varie etnie vietnamite insieme ad un’amica della piovra e Young, al quale confido l’imprevisto notturno. Essendo lui un bravissimo coreano molto bene inglesizzato, per sera tutte le ragazze che frequenta lo sanno, così lui ha raccontato una storia divertente e passando per spassoso e a me rimane la disavventura.
Il museo è molto interessante e c’è un ampia sezione mirata a responsabilizzare le persone riguardo l’AIDS. Non si direbbe ma in Vietnam ci sono moltissimi eroinomani, visto il prezzo bassissimo della merca a circa 50 dong (1,8€) a dose. Quindi mentre il virus si propaga tra questi soggetti, la contaminazione avviene anche con le mogli e/o bambini. Inutile dire che le persone con l’HIV vengono categorizzate come “demoniache” o in possesso di un cattivo karma. Molte ONG hanno iniziato ad informare non solo i familiari di persone affette dal virus ma anche il personale ospedaliero, in modo che malato e non vivano più sereni.
La sera incontriamo questa giovane couchsurfer da Hanoi di nome Hani; è simpatica ma la giovane età fa si che gli argomenti in comune siano pressochè inesistenti così mi rimane solo che prenderla in giro.
Ho un ricordo sfuocato dei miei anni da teenager: per certi versi ero molto responsabile, fermamente contro l’alcohol ed ogni sostanza alterante. Ero più dedito alla scoperta dell’essere umano, con le ragazze avevo ancora meno a che fare (meno di zero?), però sognavo tanto. Sognavo tanto quel che anni dopo ho messo in pratica.
Alla sera aspetto che la piovra inizi a dormire mentre smanetto sul computer finchè mi metto più distante possibile, oltre il quale c’è solo il pavimento, venti centrimetri sotto.
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