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Settimo mesiversario di viaggio

28 settembre 2010 – 27 ottobre 2010

Khojand (TJ) – Passo di Irkeshtam (KG)

30 giorni Totali, 1.791 km nel mese corrente, 14.957 km Totali

Spesa totale: 341.43 €.


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Ascesa e discesa.

Gioie e dolori.

Ecco questo mese in pochissime parole, partito salendo le montagne dei passi che mi separavano da Dushanbe, la meta che ha sancito il raggiungimento del mio obiettivo iniziale e arrivato spingendo il mio scooter fino alla frontiera cinese, rimasta invalicata per via delle procedure burocratiche atte a proteggere i “segreti” militari sparsi per la nazione ed il seguente collasso di Scooty.

I pensieri degli ultimi giorni, carichi di negatività per la situazione del mio veicolo e per il drastico cambiamento di approccio tra le persone tajike e kirghize, le prime disponibili ad aiutare, le seconde decisamente orientate a vedere come spremerti dalla situazione. E quindi celebro il Tajikistan, paese che paga la sua instabilità politica con il bollino rosso della Farnesina. E quando penso agli istanti di accoglienza avuti in questo viaggio, vedo nei gesti tajiki qualcosa di nuovo, di non vissuto prima. Ciò con un contorno montano che lascia la bocca spalancata anche ai più gelosi delle vette alpine ed in qualche modo la segregazione derivante dall’isolamento secolare dovuto alla conformazione naturale, sembra aver intaccato poco o nulla il calore del popolo. Le mie finanze sono state temporaneamente risanate con costi bassissimi ed una certa attenzione al risparmiare il possibile.

Cronostoria Trip 2010 – Settimo Mese

Più volte inoltre ho pensato alla religione ed al rapporto tra fede, misticismo e amore e di come questi tre cardini dell’animo umano siano spesso fraintesi oppure immolati entro la parole e non il significato.

Dove giungere: viaggio agnostico, mistico, meccanico.

English version

Up and down.

Triumph and tragedy.

This is this seventh month in few words, started climbing the mountains separating Khojand and Dushanbe, reaching the initially final destination of my trip, the capital of Tajikistan and concluded pushing the scooter to the Chinese border where I was not allowed in due to my vehicle and therefore the possibility of seeing the military “secrets” around China and, icing on the cake, the collapse of Scooty.

My mind has been full of negativity due to the situation with my vehicle, the fact that I had to stay 3 days at the border waiting for a truck to take Scooty to the nearest city of a certain size and the drastic change in behavior between Tajik and Kyrgyz people, the first always willing to help the latter always willing to get the most out of you from the adverse situation. So I celebrate Tajikistan, country that due to its political instability is on the black list and many embassies recommend not going there.

Now, with hindsight, going back with my mind to the instants of amazing hospitality I have witnesses during my entire trip, I see in the friendly gestures of Tajik people something new. These, surrounded by beautiful mountains and stunning peaks sprinkled with snow which has determined much of the segregation and independent establishment of a separate culture that, despite the harsh climate, has remained warm at heart.

Spending much time with locals and a certain attention at source of expenditures benefit my finances to go back on track, considering some imminent huge cost that I might have to do.

Many times I thought about religion and the relationship between faith, love and mysticism and how these three staples of each individual are so often misinterpreted or immolated within the sound of the word rather that the actual meaning.

Dove giungere: agnostic, mystic, mechanical.

Sesto mesiversario di viaggio

28 agosto 2010 – 27 settembre 2010

Aktau (KZ) – Khojand (TJ)

31 giorni Totali, 2.838 km nel mese corrente, 13.165 km Totali

Spesa totale: 671.60 €.


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Quasi solo Uzbekistan in questo mese, stato celebrato nel post odierno. Le spese sono state contenute se non fosse per i due picchi finali avuti a Tashkent per far fronte alle spese dei due visti fatti con urgenza.

Per il resto: sono arrivato! Mancano ancora 400 chilometri circa alla capitale del Tajikistan, Dushanbe, però ora che sono entro il territorio non vedo cosa possa fermarmi. Ho due passi sopra i 3000 metri però anche se Scooty decidesse di fare le bizze, qualche mulo da traino penso di riuscire a trovarlo per i chilometri conclusivi.

L’entusiasmo è generato dal fatto che sono riuscito ad ottenere ciò che 6 mesi fa mi ero prefissato, con il mio mezzo, con i miei mezzi, tra mille difficoltà, centinaia di persone conosciute, mille cibi diversi, un paio di virus vari, quasi sempre intestinali (…). Sapevo che sarei riuscito a farcela, non sapevo che sarebbe stato così difficile talvolta, sapevo che l’impossibilità del viaggio a detta di alcuni rappresentava le loro paure e questo per me non consisteva nessuna barriera.

Ora se andrò avanti o meno saranno le frontiere e la burocrazia di alcuni paesi a dirlo anche se non so se nemmeno questo possa essere sufficiente ad impedirmi la continuazione oppure solo farmi trovare qualche piano b; per me ci sarebbe un’altra occasione, la maturazione del viaggio diventato ordinario, dal quale ora iniziare a trarre lezioni da me stesso. Ho passato così tanto tempo alla ricerca del contatto, seppur talvolta superficiale, con altre persone che ora la solitudine è necessaria e ricercata. Spazi dove lasciar sviluppare i miei pensieri senza interruzioni.

English version

A month spent almost entirely in Uzbekistan, a country which I praised in the last post (in Italian). Expenses have been very low matching my expectation of Asia although I had two spikes in Tashkent to pay the visas required with particular urgency.

Regarding the rest of the story: I arrived to Tajikistan! There are another 400 km to reach the capital of Tajikistan, Dushanbe, but right now frankly, I see myself as unstoppable and I couldn’t tell what could block me. I have two mountain passes above 3000 mt and if Scooty will start playing fucker for the last time, then I will get a donkey or some other animal to pull me for the remaining kilometers.

The enthusiasm is generated by the fact that I managed to obtain what 6 months ago I set to myself, with my vehicle, with my own means, through thousands of issues, hundreds of people met, thousands of different meals, a couple of viruses (90% involving my intestine). I knew I was going to make it, I didn’t know it was going to be so hard and I knew the word impossibility linked with this challenge was just the fear of others and that for me was not a barrier.

Now, if I will decide to carry on it will be up to some border post people even though I am not sure that will restrain me from concocting some plan b; for me there would be the chance to enter another stage of the whole traveling experience, where the moving part and the meeting people has become ordinary, and therefore I started to close a bit the shell to explore my inner self. I spent so much time trying to find human contact, even the superficial one, that now sometimes solitude is necessary and desired. Space where I can let my thoughts develop freely without interruptions.

Caro Uzbekistan…

27 Settembre 2010 – Beshariq (UZ) – Khojand (TJ), Giorno 184, 7.30

Musuf rimane a dormire fino alle 7.30 ed io sono già sveglio da un bel po’ prima, non essendo abituato ad andare a dormire così presto. La colazione è fantastica con pane fresco di sfornatura, un insaccato fatto con le trippe (alla vista per niente gradevole, al gusto eccezionale) e il miele, che i ragazzi della casa non riescono nemmeno a vedere, essendo stati stomacati da piccoli. Nel bazaar cittadino cambio i som uzbechi che mi sono rimasti con i som tajiki e poi mi metto in strada verso il Tajikistan, meta finale decisa 6 mesi fa di questo mio viaggio in scooter.

Sono timoroso del fatto che ho la registrazione in alberghi per metà delle mie notti in Uzbekistan e questo, a quanto mi venne detto in ambascita italiana, può creare problemi e ad alcune persone sono stati chiesti migliaia di euro di “multa”.

Arrivo al confine ed il primo controllo è del passaporto: mi timbra l’uscita quindi se in dogana mi fanno storie sono fregato. In dogana mostro la dichiarazione che feci all’entrata nello stato, compilo un’altra dichiarazione di uscita e “Torsan, you can go”. Invece di andarmene, mi allargo e gli chiedo se possono farmi un timbro sul foglio per il Guinness dei Primati, che eseguono con piacere, sapendo di essere, in piccolo, partecipi alla mia impresa.

In frontiera tajika scarto tutti gli uzbechi in qualità di turista e dopo aver compilato un paio di moduli, mi fanno andare. Mentre sto già vedendomi trionfante entrare in territorio tajiko, l’urlo del tizio alla dogana mi richiama tra i terrestri, e mi ricorda che devo fare la dichiarazione delle mie possessioni. Devo pagare una tassa di transito di 10$ del quale ero già a conoscenza, facendo comunque delle storie per vedere se è possibile ottenere una cifra più bassa. Dopo essere uscito lamentandomi, mi chiama il tipo della quarantina obbligandomi a fare il disinfettamento dello scooter: inizio a minacciare di andarmene in Kirghizistan (seeee…) di fronte a quest’altra spesa di 10$ che riesco a ridurre a 5$ anche se mi sa che pure questa cifra non andava pagata. Con la pompa per dare il verderame, il solerte agente “Man in black”, spruzza le ruote e la parte sotto del mio intrepido veicolo, per poi lasciarmi andare, non prima di aver fatto un video in dogana, che mi hanno costretto a cancellare in quanto proibito (però ne ho salvato una copia sulla SD…).

Welcome to Tajikistan!

Lascio la descrizione sulle impressioni del mio arrivo in terra tajika al post sul mesiversario, dando spazio in quest giorno al mio addio all’Uzbekistan.

“Cara Uzbekistan,

che stato meraviglioso, possessore di monumenti di una bellezza al top mondiale e paesaggi desertici che mi hanno fatto pensare molte volte di essere in un altro continente. Entrare con il benvenuto datomi dai cammelli e da oasi nel niente abitate da kazaki, per poi proseguire verso la città più bella vista finora in questo giro, Khiva e venir ospitato in un villaggio abitato solo da turkmeni ed arrivare nella capitale facendo amicizia, arrivare a Samarcanda e sentire parlare solo russo e tajiko, giungere a Tashkent e stringere amicizia con un ragazzo afghano ed uno tartaro. Chi pensava che tu fossi un misto di nazionalità così forte? Non sono andato in cerca e li ho trovati dappertutto, con la provenienza diversa dal suolo nel quale vivono ma 100% identici al resto della popolazione uzbeka nell’offrire ospitalità incondizionata, molto probabilmente senza ricambio, per senso solidale!

Se certo non ti ricorderò per la cucina, ti ricorderò per i virus intestinali contratti in entrata ed in uscita dal paese e per le tazze “sto gram” (in italiano, cento grammi) di vodka offertomi quasi sempre, malgrado i miei denti stretti, in tradizione ben poco islamica e molto più sovietica.

Uno stato pieno di contraddizioni, dal trattamento delle donne, qui ancora più sottomesse, al saltellare tra devozione musulmana e maiale sottobanco e vodka ad ogni occasione, con lo stipendio di 200$ e arrotondamenti ad-favore in grado di raddoppiare tale cifra, dove alcuni locali possono chiudere per motivi politici ed altri sopravvivere senza clienti. Un paese guidato da un russo anti-islamico avente una buona parte di cittadini intrappolati nel puzzle orientale, tra Kirghizistan e Tajikistan, che ciclicamente ogni decina d’anni subiscono una persecuzione.

E questo per dire che sebbene abbia annotato ogni tuo difetto ed ogni tuo pregio, sei uno stato straordinariamente unico che merita molto più che i 30 giorni di visto.

Ricordo i primi tre giorni, ospitato da tre diverse famiglie facendomi capire subito cosa potesse aspettarmi.

Ricordo Khiva, in positivo per lo splendore della città e del B&B nel quale ho pernottato, malgrado un fastidiosissimo virus intestinale.

Ricordo Alisher e Iroda per la loro paternale preoccupazione nei miei confronti nel ristabilirmi e volenterosi di introdurmi a diverse situazioni uzbeche.

Ricordo la famiglia turkmena di Miskin che mi ha permesso di resuscitare Scooty e darmi un posto per dormire, nonostante le loro scarse risorse.

Ricordo le strade nel deserto tra il confine kazako e Kungrad e tra Khiva e Bukhara, sperando terminassero il prima possibile.

Ricordo Bukhara, Samarcanda e Tashkent per lo scarso senso di intimità che ho provato.

Ricordo e ricorderò che aborro andare in strutture come hotel e ostelli.

Claudio”

Scopro che sono centro i chilometri prima di arrivare a Khojand quindi quasi senza pause guido verso la città, un tempo tappa lungo la via della seta. Lascio sulla mia destra il lago di Kairakum a cui non riesco ad accedere non trovando una via che porti fino a riva. Khojand si presenta lunga e non riesco a capire bene dove sia il centro perchè non è facilmente individuabile: la cittadella del 19esimo secolo sembra una facciata hollywoodiana, dato che oltre la mura esterna non c’è niente se non una base militare.

Mi dirigo al bazaar dove nelle vicinanze ci sono due moschee, una delle quali chiuse e poi faccio un breve tour per il mercato all’aria aperta, che non ha nulla di caratteristico rispetto ad altri che ho visto. Qui, solo stando seduto incontro due persone: un ragazzo si avvicina e dopo aver chiaccherato per 10 minuti m’invita ad andare a visitare il vuo villaggio nella regione di Asht, nel nord del Tajikistan vicino al confine con l’Uzbekistan.

Poi conosco un signore sulla cinquantina di nome Amor che parla ciut-ciut (un po’) inglese ed il resto lo comunichiamo in altre lingue o segni. Mi porta a fare un giro per Khojand mostrandomi la parte nord, vicino all’hotel dove sto e quando il sole è  tramontanto andiamo a prendere un caffè in tutta tranquillità. Domani mattina nel caso decida di non andare oltre verso Dushanbe, mi chiede di andare a trovarlo e prenderà un giorno di ferie per mostrarmi il resto della città e dintorni.

Lascio al caso i miei incontri e talvolta devo rifiutare offerte di ospitalità come quella del ragazzo: andare ad Asht avrebbe significato tornare indietro e siccome ho le montagne tajike che mi aspettano e meglio prendersi avanti, non si sa mai che  il clima in alta quota mi faccia uno scherzo, e mi blocchi per alcuni giorni con il rischio che il visto mi scada.

Km. percorsi oggi: 113 Km.

Totale km GWR: 9693,39 Km                      Totale km da inizio viaggio: 13165 Km

Record infranto!

04 Giugno 2010 Karababa (TR) – Kum Limani (TR), Giorno 69, 9.00

Come mi sveglio c’è già lo sceriffo fuori ad aspettarmi e dopo un thè di buon risveglio ed aver salutato i vecchietti della sera prima edizione mattutina, mi rimetto in strada in direzione Gelobolu (Gallipoli) e la penisola dello stretto dei Dardanelli.

Non avendo fatto colazione alla prima occasione utile, quando sono a Malkara mi fermo in piazza vagliando in che posto fermarmi a fare uno spuntino quando un vecchietto viene fuori da una thè house parlndomi in tedesco: m’invita dentro nel suo locale e quando gli dico se è possibile fare colazione, mi dice che non c’è problema e tempo cinque minuti, il nipote arriva con delle scatole di olive, pane e formaggio a volontà. Süleyman ha vissuto 11 anni a Düsseldorf però non sono riuscito a capire facendo che lavoro: parliamo una mezz’oretta e quando devo andarmene mi dice che la colazione, il caffè ed i due thè sono da parte della casa. Ringrazio ed ascolto i suoi ultimi consigli su come arrivare a Gelibolu, anche se non lo ascolterò tentando di fare delle strade più piccole alla ricerca della vita dei villaggi.

Chiedo informazioni su come prendere la strada che da Malkara viene giù dritta per Deveci ed un signore che lavora come portinaio in un’azienda agricola, mi spiega le direzione e persino mi offre un thè che però rifiuto dato che ne ho avuto uno 5 minuti prima. Procedo per questa strada piccola dalla qualità comunque buona finchè inevitabilmente mi perdo, nonostante chieda in giro frequentemente come arrivare sulla cittadina seguente secondo la mappa.

Senza fretta è bello perdersi, capire dove si è, vedere le persone stupirsi che chiedi a loro informazioni su come arrivare ad un villaggio ed immagino che si chiedono “Ma cosa va a fare questo là?”.Vedere la realtà più rurale, “l’industria” dei viveri dato che è da qui che provengono il cibo per le città e come in questi paesi la meccanizzazione agricola sia minima, con le braccia e la schiena curva a fare ancora da padroni.

Mi fermo nel tardo pomeriggio per pranzare con moussaka (la chiamano così però non aveva la stessa forma: riso, melanzane e carne di agnello) e poi giù verso la penisola, destinazione la parte a sud. Per poter tagliare i viveri alla Russia, le cui mercanzie arrivavano attraverso qui e poi il Bosforo, le forze alleate (UK, Australia, Francia e Nuova Zelanda) decisero che Istanbul andava conquistata per avere il controllo sul Bosforo però per arrivarci era necessario, come primo passo, conquistare lo stretto dei Dardanelli. Nel marzo 1915 un paio di navi vennero inviate e i turchi risposero con il fuoco: le forze alleate quindi presero del tempo per organizzare un attacco pianificato, senza sapere che le non proprio equipaggiate forze turche, ebbero tempo prezioso per posizionarsi sul territorio: nell’aprile e dicembre del 1915 venne combattuta una delle più sanguinose battagle del conflitto mondiale. L’armata degli ANZAC (Australia Nuova Zelanda Forze Armate) sbarcarono per errore nella zona montuosa di Kabatepe, invece che 10 km a nord dove sarebbe stata più semplice l’avanzata nell’entrotetta. I turchi cecchinarono gli invasori e solo nel primo giorno ci furono sui 2000 morti: è in questa battaglia che il colonnello Mustafa Kemal inizierà la sua carriera di condottiero e di motivatore (celebre il motto “Non vi ordino di combattere, vi ordino di morire”). I turchi resistettero e circa 100,000 morti dopo, le forze alleate si ritirarono.

In corsa filmo mentre infrango il record attuale di distanza in 50cc di 1000 km e questo nemmeno 10 giorni dopo essere partito con questo addendum.

Nel campeggio di Kabatepe mi chiedono 15 Lira (7,5€) e gli rido in faccia alla proposta: non ho benzina però ed un signore gentilmente preleva un litro dalla sua moto e me la da, andandosene ancora prima che possa ringraziarlo. Torno a Eceabat e poi mi dirigo 5 km a sud di Kabatepe, nel campeggio di un hotel dove pago 10 Lira ma almeno potrò farmi una doccia dopo alcuni giorni di latitanza.

Il mare che dista 50 m può aspettare domani mattina.

Km. percorsi oggi: 191 Km.

Totale km GWR: 1043,65 Km                     Totale km da inizio viaggio: 3890 Km

In corsa per il Guinness dei primati

01 Giugno 2010 Slanchev Bryag (BG) – Tsarevo (BG), Giorno 66, 9.30


Il cielo è nuvoloso tanto per cambiare però se sto qua un altro giorno e poi non vado ad Istanbul come ho deciso è illogico. Alla fine ho scartato la “capitale” turca per i seguenti motivi:

  • Il traffico a Istanbul è notoriamente caotico
  • Ci sono 20 milioni di persone
  • Il numero di attrazioni da visitare richiede maggior tempo di quello che io potrei dedicare
  • Dopo aver inviato 15 richieste su couchsurfing ed aver ricevute altrettante risposte negative, prendo il dato come un presagio
  • I prezzi turchi, già alti di per sè, in Istanbul sono ancora maggiori.

La mia intenzione è di attraversare il confine turco oggi ed arrivare verso lo stretto dei Dardanelli in 2-3 giorni. Passo Burgas senza inoltrarmi nel centro dato che mi è stato detto essere nulla d’interessante, vista la vocazione industriale e portuale. Decido invece di fermarmi a Sozopol, simile a Necebar come contenuto misto storico e balneare, se non fosse che qui le costruzione descritte come monumenti abbiano nemmeno un secolo. A quanto pare è una meta privilegiata dal turismo russo e non mi sorprende se l’aspetto “storico” sia invece manufatto…

Finalmente vengo contattato dal Guinness World Record che conferma la mia richiesta di battere il record come “maggior distanza compiuta in 50cc”. Mi richiedono di compiere almeno 1000 km, il che è una bazzecola: da Shumen ho iniziato un nuovo totale chilometrico visto che è dalla cittadina bulgara che ho il 50cc installato. Dovrò inoltre raccogliere più spesso possibile dei timbri da qualche autorità che certifichi che io sia effettivamente passato per tale località. A far fede saranno anche il materiale video e fotografico che raccoglierò lungo il tragitto.

Ho deciso di aggiungere questa sfida al mio progetto di viaggio perchè ciò non mi complica la vita, non fissandomi dei paletti (unico requisito è di non fare soste di una durata maggiore i 14 giorni) e per rendere il tempo speso in strada maggiormente utile. Quello che non modificherò e la natura dell’avanzata lenta e scansionata con una progressione che mi permetta di conoscere persone e luoghi nuovi secondo i miei tempi.

La strada che prosegue lungo la costa si inerpica e poi scende a ritmo costante, costringendomi a mantenere un’andatura dettata dal regime motoristico di Scooty: sono le 18 quando la strada curva verso l’interno in direzione Malko Tarnovo e il Mar Nero alla mia sinistra ha un richiamo più forte. Trovo un campeggio ad Arapia, un villaggio minuscolo frequentato unicamente da turisti bulgari che si recano qui come tradizione familiare: non ho soldi con me e il primo campeggio mi chiede 10 Leva (5€) per praticamente nessun servizio, il secondo mi dice che non ci sono problemi per una notte senza pagare.

Non ho nemmeno benzina nel fornello dato che l’ho svuotata nello scooter ieri quando ero rimasto a piedi e mi tocca prelevarne un po’ piegando lo scooter sul lato, fino a terra: la quantità non p sufficiente per cucinare interamente la pasta in busta, e la lascio in pentolino chiuso per 15 minuti, affinchè si cucini nel tepore. Questo tipo di piatti sono il vero sacrificio del viaggio: cibo in polvere, senza nessun gusto e piacere nel mangiarlo il cui unico beneficio e di mettere in silenzio la fame ma non i rumori di sgradimento da parte dello stomaco a posteriori…Per fortuna una signora nel campeggio conosciuta all’entrata mi porta un piatto di pesce cucinato da lei che da più soddisfazione.

Il cielo diventa scurissimo però prima riesce a fare una passeggiate lungo la spiaggia: l’acqua ha una temperatura gradevolissima e quando entro 30 cm nell’acqua un branco di pesciolini minuscoli iniziano a “mordere”, rimuovendo le coagulazioni di sangue nelle ferite. La pioggia forte mi costringe in tenda che trattiene splendidamente l’acqua ed io posso leggere in totale tranquillità.

Km. percorsi oggi: 117 Km.

Totale km GWR: 631,57 Km                        Totale km da inizio viaggio: 3461 Km

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