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Quinto mesiversario di viaggio

28 luglio 2010 – 27 agosto 2010

Adigeni (GE) – Aktau (KZ)

31 giorni Totali, 1.944 km nel mese corrente, 10.327 km Totali

Spesa totale: 868.18 €.

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Quinto mese che introduco in maniera inusuale, menzionando invece di ciò che ho avuto e vissuto, ciò che mi è mancato. Sono arrivato in terra asiatica proprio alla fine del quinto mese, tra mille sofferenze, un cedimento nervoso che penso abbia lasciato il segno sino ad ora, dato che mi è diventato molto difficile dormire di notte poichè il sonno è diventato leggerissimo tanto che dormo senza distaccarmi dalla realtà o quasi. È stato il mese dove tra paesaggi lunari e desertici, posti nel quale non volevo essere ed ho dovuto rimanerci e persone che non ti aiutano o anzi ti mettono i bastoni tra le ruote (autorità?), mi ha fatto pensare a quello che ho ma non è con me, ossia la mia famiglia e perchè no le mie cose, il quotidiano.

Andarmene dalla Georgia è stato difficile, specie che i ricordi che mi porterò di questo stato saranno sempre positivi: le magnifiche famiglie che mi hanno ospitato, il cibo, il calore delle persone, il vino acetico, le angurie. Paradiso interrotto arrivando in Azerbaijan, stato che si è rivelato diametralmente opposto alla Georgia sin dall’inizio, con il poliziame interprete maggiore del sistema corrotto, una capitale sfacciatamente arrogante quanto “oleosa” e delle persone interessatissime sempre a spillare moneta. L’arrivo in Kazakhstan ha necessitato due giorni di trafila burocratica ai due porti ed un giorno di navigazione, prima di mettere piede in Asia, nel primo degli stati dell’Asia centrale. Purtroppo la terra kazaka la visiterò molto relativamente vista l’enorme dimensione ed il pessimo network stradale.

Scooty ha giocato a fare o’aguzzino, mettendomi più volte in crisi riguardo le modalità di viaggio, sulla continuazione di questo progetto e in merito a cosa fare, però ho preso una scelta, una seconda conferma, dopo quella iniziale, questa volta si tratta della scelta della persistenza. L’ottenimento, attraverso il sacrificio senza screditare ciò che si può imparare dalle difficoltà e dalla tenacia applicata.

Ora infatti c’è la fase più dura di viaggio sotto tutti i punti di vista: un livello linguistico dei popoli limitato alla lingua madre o alla lingua russa riduttà moltissimo l’interazione, restringendola all’intesa primordiale; posti incantevoli separati da migliaia di chilometri nel niente più assoluto, con l’implicito rischio se qualcosa smette di funzionare oppure se mi faccio male; cinque mesi alle spalle trascorsi in movimento tra bellissime avventure e stancate mondiali. Ed è ora che mi trovo in Asia centrale, così vicino al Tajikistan, e considerati questi presupposti, che chiedo “Chi dice che mi fermerò in Tajikistan? Chi lo dice?”

Spese Cronostoria Trip 2010 – Quinto Mese

English version

Fifth month on the road and an unusual way to begin the summary by discussing not what I have experienced and what I have lived but rather what was missing. I finally arrived in the Asian land at the very end of this month through thousand of problems; a nervous breakdown which I still think has left some damage since I cannot sleep an entire night smoothly. It has been a month spent riding in deserted expanses which resembled very much moon excerpts, staying in places where I did not want to be but I was forced to due to external causes and people that instead of helping they were trying to slow me down (authorities?); all this made me thinking about what isn’t with me, so my family and why not, my things.

Leaving Georgia was difficult, considering that I will take forever with me the splendid memories I had there: great families that hosted me, the food, the warmth of people, the vinegary wine and the watermelons. Heaven interrupted abruptly arriving in Azerbaijan, country that was completely the opposite of Georgia since the beginning, with its corrupted police, a capital blatantly arrogant and “oily” and people very interested in taking every penny they could.

Finally to arrive in Kazakhstan I had to go through two days of burocratic paperwork in the two ports of the Caspian sea and one day of navigation. Sadly I will not dedicate much time to the Kazakh land considering the massive dimension and the bad road network.

Scooty played fucker, putting me many times in the situation of thinking whether to continue the trip, how to continue it and what to do after, but I took a decision, a second one after the choice I made back in time, this one being the decision to persevere. Obtaining through sacrifice without discrediting what I can learn from difficulties and perseverance.

Now there is the hardest part of the trip under many points of view: the communication reduces to a little since I do not know Russian or their language, limited to primordial eye connection; beautiful places separated by utter nothingness with the risk that if something stops working or I injure myself I have hours to the next “civilized” town; five months on the road through amazing adventures and unbelievable efforts. And now that I am in Central Asia, so close to Tajikistan, and considering the above condition, I ask “Who says I will stop in Tajikistan? Who says?”

La città Disneyana

12 Agosto 2010 – Telavi (GE) – Tsnori (GE) , Giorno 138, 8.30

Ho 10 Lari e devo pensare come frazionarli affinchè mi bastino per tutta la giornata, sperando di poter fare benzina con la carta di credito. I primi 5 sono investiti nella colazione che Eto prepara per me con prodotti che non avevo visto fino ad ora: frittata con formaggio dentro, pesce sciroppate che qui chiamano marmellata e delle mele microscopiche anch’esse sciroppate. Voglio che la cifra spesa mi sistemi anche per il pranzo viste le finanze ridotte.

Da Telavi, dove non c’è molto da vedere se non il castello il cui ingresso viene 5 Lari e quindi devo scartare. Con lo scooter compio velocemente i circa 80 km che mi separano da Sighnaghi, e non dico di venir deluso da questa cittadina ma quasi. Viene spaacciata nelle guide turistiche come simile ai borghi delle colline vinicole di casa nostra, ma qui manca qualcosa.

Caro Mr. Saakashvili (presidente della Georgia),

mi chiedo perchè è stato investito così tanto per ristrutturare Sighnaghi e renderla “capitale” della zona enologica georgiana quando di vigne non se ne vedono nei 5 km che portano su in cima al borgo? C’è inoltre una differenza abissale con i borghi delle colline italiane o francesi: la ristrutturazione, fatta con la mano pesante, ha eliminato quell’umidità, quei segni lasciati dalla storia che trasuda dai posti antichi e qui le pietre a faccia vista fanno sembrare tutto bello e perfetto, che è ben diverso da affascinante. Questo posto potrà facilmente venir servito agli americani, spiattellato come meta not-to-miss (da non saltare) però per me, qui di autentico c’è solo la non-autenticità”.

Non mi rimane che andarmene verso Lagodekhi dove domani attraversò il confine con l’Azerbaijan, terra che sono curioso di vedere nonostante i mille preconcetti negativi sul paese (nessun monumento importante, paesaggi tutto sommato non straordinari, forte influenza turca). Quando arrivo a Tsnori, sono fuori da un panificio intento a contare le mie ultime monetine di Lari e pensare come destreggiarmi  per il cibo serale ed i due litri di benzina che devo assolutamente comprare per arrivare almeno fino al confine. Il caldo cocente mi spinge a spendere ben 1 Lari in una birra in un chioschetto lì vicino ed è qui che conosco Davit ed il figlio. Sicuramente non è sobrio, me lo dice la sua sudorazione, me lo dicono gli occhi rossi fatto sta che comunque iniziamo a parlare e mi spiega che la macelleria vicina e sua e che possiede una fattoria con animali che poi squarta e vende in negozio ed un laghetto dove alleva pesce, che anche esso vende. Mi offre un altra birra ed io incomincio già a vacillare (alchool e caldo, due demoni) e mi dice che la sua è l’undicesima quindi ne ho da recuperare…

Fortunatamente la trasmissione “Il geco di città” su RaiRadio2 si rivela mia salvatrice, infatti la uso come scusa per dire che non posso essere sgrammaticato e sbragato nel parlare, quindi devo essere sobrio, il che vuol dire che riesco a porre il mio confine alla seconda birra. M’invita a casa sua a dormire e qui conosco l’altro suo figlio, Davit anche lui, i suoi genitori, il cugino sdentato e la meravigliosa moglie ventenne del cugino. Questa è uno spettacolo, occhi verdi e capello corvino ed una voce assolutamente celestiale fanno si che oggi io ottenga l’innamoramento numero fuck-knows di questo viaggio.

Quando vado a dormire penso all’ingiustizia nel fatto che un tipo sdentato, che culturalmente lascia un po’ a desiderare abbia una donna di questo tipo? O forse la bellezza (o bruttezza) accieca e dietro un velo di perfezione (e vv), ci sia comunque una personalità cava.

Km. percorsi oggi: 71 Km.

Totale km GWR: 6386,69 Km                     Totale km da inizio viaggio: 9719 Km

4 mesiversario di viaggio

28 Giugno 2010 – 27 Luglio 2010

Nemrut Daĝi (TR) – Adigeni (GE)

30 giorni Totali, 1.783 km nel mese corrente, 8.383 km Totali

Spesa totale: 994.13 €.


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Quarto mese trascorso velocissimamente: mi sembra ieri che scrivevo il resoconto riguardo il mio terzo mese sulla strada ed ora già è passato un altro mese, questo a significare che ancora una volta non mi sono annoiato o tantomeno preso indietro nell’incontrare, conoscere, abbracciare, bestemmiare, sorridere, cenare insieme, dormire a casa di qualcuno, ringraziare, spiegare, mandare a quel paese ed insomma quei tanti tratti che caratterizzano il mio andare.

Iniziato lasciando con pochisssimo dispiacere il Kurdistan, unica terra che ho apertamente dichiarato, sarà difficile che vorrò ritornare, passando per l’Armenia dove ho trascorso due settimane da servito e riverito dalla meravigliosa famiglia di Arto in compagnia con i miei due cari amici, Chris e Jesse, ed ultimato con il mio arrivo in Georgia, stato che ha iniziato in sordina e pian piano invece mi sta catturando con la sua essenziale spudoratezza nel farti sentire il benvenuto o meno.

Sono passato attraverso tre livelli di povertà, ognuno appartenente alla tre distinte nazioni, le quali non vogliono venire paragonate nemmeno nei termini infimi. È diverso il livello di povertà messo su scala assoluta, ma ciò che è distante anni luce è l’onore e l’orgoglio malgrado la situazione economica svantaggiata. Sono passato dalla rincorsa al soldo dello straniero dell’Est turco, alla curiosità mista a disponibilità degli armeni alla sincera e indiscutibile voglia di aiutare e di voler uno sconosciuto partecipare alla propria vita familiare della popolazione georgiana.

Non mi piace fare paragoni però è ineccepibile che in alcuni posti ci si trovi meglio che in altri. È anche vero che l’esposizione del Caucaso al turismo è molto inferiore alla Turchia, e quindi lo straniero è ancora una novità ed una creatura dal quale conoscere, più che attingere.

Anche questo mese ho speso molto di più del mio budget mensile prefissato però ho dovuto far fronte ai problemi con il GPS, che hanno richiesto quasi un 50% dell’intera somma mensile (Cronostoria Trip 2010 – Quarto Mese). Non ho fatto molta strada perchè durante l’intero periodo trascorso in Armenia ho utilizzato altri mezzi ed inoltre ho dovuto far fronte a nuovi problemi con lo scooter.

Per quanto concerne me stesso, ho festeggiato il mio ventiseiesimo compleanno a Tbilisi e spero di aver finalmente scacciato la fatica mentale oltre che fisica che mi accompagnava da fine giugno. I problemi di stomaco sono all’ordine del giorno e non posso più nemmeno incolpare l’acqua dato che anche con l’acqua in bottiglia la situazione non migliora. Mi stanno spuntando dei capelli bianchi ed è ironico che questo accada mentre sono in una lunghissima vacanza, forse a farmi capire che non è proprio la gitarella che pensavo. Però è un prezzo che pago più che volentieri in cambio della conoscenza di queste culture e delle lezioni che riesco a trarre.

English version

The fourth month of my trip has gone very quickly and it seems yesterday that I was writing the summary of my third month and now, another month has passed; this to underline that once again I never got bored and I haven’t missed a chance to meet people, smile, know something new, insult somebody, dine with somebody, sleep in some unknown house, say thanks to many people, explain my trip and send some random to f**k off, all kind of traits that have characterize my trip.

It begun leaving Kurdistan without any tears, the only land I openly declared that it is pretty difficult I would visit again, passing through Armenia where I spent two weeks with my great friends, Chris and Jesse and the marvelous family of Arto, and finally arriving in Georgia, country which I started to like slowly and now the people especially are catching my attention and interest with their amazing sense of hospitality.

I passed through three different levels of poverty, each one belonging to the three countries, and it seems they do not want to be compared even on this scale. Poor people among the three countries had an incredibly different honor and pride, despite the disadvantaged economical situations. From being chased and asked for money in East Turkey, to the curiosity mixed with availability to help of Armenian people to the sincere willingness of Georgian population to have a stranger participating in their family.

I don’t like to compare but it is obvious that in some places I feel better than in others. It is also true that in the Caucasus, tourism is very little and therefore the traveler/foreigner is still a creature to explore rather than squeeze.

This month I again spent more than my planned monthly budget due to the problems I had with the GPS. I haven’t driven many kilometers because in Armenia I left the scooter in Yerevan and I moved within the country with other means of transportation.

Regarding myself, I had my twenty-sixth birthday in Tbilisi and I hope I finally eradicated the mental and physical fatigue that was with me since the end of June. I began to live with stomach problem as drinking bottled water did not provide a solution, so there is not much I can do. White hair have appeared on the sides of my head and it is rather funny that this is happening now that I am taking a long holiday; maybe because it has not been the easy excursion I thought but this is the price I pay more than happily in exchange of the learning process I have been exposed to and all the people I had the chance to meet.

Hermit for a day

26 Luglio 2010 – Nakalakevi (GE) – Akhaltiskhe (GE), Giorno 121, 9.00


Sono sveglio già dalle 6 dato che non ho scelto uno posto per mettere la tenda proprio congeniale ed infatti ci sono già un 5-6 pescatori che schiamazzano. Esco con la faccia arrabbiatissima, come se fosse colpa loro se io mi sono accampato lì, ed inizio nel ricovero vicino alla tenda a far colazione e la prima cosa che capisco è che il “maleko” acquistato la sera prima è diverso dal “mleko” che io richiedevo, ovvero il latte, così mi trovo con una lattina di latte condensato dolcissimo che userò per tingere il caffè ed addolcirlo.

Le grotte di Vardzia distano una decina di chilometri e quando arrivo capisco che questo luogo, inserito in tale contesto paesaggistico, riesce a raggiungere un livello di bellezza che lo colloca ai vertici dei migliori posti nel quale sono stato ad ora nel mio viaggio. Dalla strada si vedono le residenza scavate nella roccia risalenti al dodicesimo secolo e visitarle è eccezionale, specie che ci sono un numero esiguo di turisti, perlopiù georgiani, che aumentano il piacere della scoperta di un posto “incantato”.

Finito il giro tra le grotte opto per compiere a piedi una camminata in solitaria fino alla fortezza di Tmogvi.

Non faccio spesso tour a piedi, però oggi è la giornata dedicata a me, dove voglio depurarmi un po’ dal contatto con il mondo e dedicare del tempo a me stesso, ai miei pensieri, svilupparli con l’aiuto della solitudine nella natura.

Pensavo che fosse più veloce e piano per arrivare alla fortezza, invece come preannuncia la tipologia di edificio, l’ultima parte della camminata è molto ripida ed è possibile arrivare solo fino alla cinta muraria esterna. Il cielo è grigio e minaccia pioggia da un momento all’altro anche mentre sto tornando indietro però oggi è il mio giorno fortunato e riesco a schivare le nuvole del mal tempo e non prendere nemmeno una goccia d’acqua.

Torno indietro verso il chiosco dove la sera prima comprai il “maleko” e mi fermo per soddisfare i miei bisogni di liquidi, quando sento uno chiedermi “Sei di Treviso?”. Rispondo si automaticamente e questo ragazzo dice di essere da Conegliano ed è qui in vacanza con la compagna. Parliamo un po’ del mio viaggio, anche se il tassista aspetta inquieto in auto e mi dicono di andare a dormire ad Akhaltsikhe, dove potremmo trovarci in serata.

Il mio unico limite è il calare del sole: in funzione a ciò decido dove fermarmi per mangiare e dormire. Andare in hotel è semplice e prevedibile e lo faccio quando non ho alternative oppure voglio sana tranquillità in solitudine e per oggi, sono già stato da solo che basta, quindi chissà cosa succederà…

Ripercorro la strada che feci quando uscii dalla Turchia e andai di corsa in Armenia, solo che ora ho tempo di fermarmi a fotografare ed ammirare senza fretta i luoghi nel quale passo. Vado oltre Aspindza e sulla mia destra c’è sempre il fiume Mtkvari, che già mi aveva accompagnato durante la camminata fino a Tmogvi. Akhaltsikhe è il capoluogo della regione di Samtskhe-Javakheti e quando vedo la centrale della polizia decido che è ora di ricevere un nuovo timbro a confermare la mia presenza qui con lo scooter: i poliziotti sono gentili e mi tocca metterne in riga uno che mentre gli sto spiegando cosa mi serve, m’interrompe dicendomi “lo so cosa ti serve” e poi quando mi chiede come compilare il modulo gli dico “se mi lasciavi finire di parlare, te lo stavo dicendo…”. Aspettiamo l’arrivo del maresciallo della stazione che è ben disposto ad aiutarmi però non hanno un timbro in stazione così mi fa portare da un poliziotto all’equivalente degli uffici della provincia, dove timbrano con molto piacere nell’aiutarmi nella mia rincorsa al record.

Quando torno in stazione della polizia, chiedo al maresciallo se posso mettere la tenda nel campo da calcio sul lato opposto della strada, però mi dice che appartiene alla polizia militare e quindi potrebbero rompere le palle (leggi 24 luglio 2010). Chiede al bidello della scuola affianco alla polizia se posso campeggiare sul giardino, tanto ora è vacanza quindi l’indomani non ci sono problemi, ed il bidello invece mi offre di dormire all’ultimo piano dove per qualche motivo a me sconosciuto ci sono dei letti, in perfette condizioni. Accetto e me ne torno subito giù, perchè a 100 metri ho visto esserci un “romantic restaurant” dove poter cenare: mi pare sia un posto dove fanno i banchetti di nozze, visto come sono addobbati i tavoli però a poco m’interessa, ho una fame che tiene conto della camminata lunghissima del pomeriggio quindi due spiedini di carne di vitello (shaslyk), insalata cetrioli e pomodori, tanto per cambiare e da bere la Natahktari al terragon, una bevanda frizzante colore verde smeraldo, prodotta dalla stessa azienda che produce la birra più famosa georgiana.

Mangio come un suino e poi torno in hotel pensando alla poliziotta della stazione di polizia, che è stata carinissima con me nel fungere da traduttrice per le mie richieste.

Sotto il video dell’intervista a Caterpillar fatta oggi.

Km. percorsi oggi: 66,9 Km.

Totale km GWR: 5056,69 Km                      Totale km da inizio viaggio: 8352 Km

Chi va a donne e chi va ad officine…

21 Luglio 2010 – Tbilisi (GE), Giorno 116, 9.30

Dopo alcune chiamate con la RMS, vengo a scoprire che il pacco è arrivato ma non è in custodia alla Fedex, lo spedizioniere della situazione, ma è ancora in dogana dove dovrò pagare le imposte sulla merce.

Il pacco è stato spedito a nome di David, il ragazzo che gestisce l’ostello, e mentre all’inizio è piuttosto scontroso, forse in seguito all fatto che dovrà perdere 2-3 ore per ottenere il pacco, dopo un po’ ritorna a suo agio e mi spiega dei consigli da tenere bene a memoria nel caso voglia anch’io iniziare un’ostello, prima di tutto “devi essere presente nell’ostello se vuoi che funzioni bene”.

Alla dogana c’è una fila lunghissima però con una furbata di David, passiamo subito e la signorina che ci serve è gentilissima e accorcia notevolemente i tempi per le pratiche burocratiche ed il tempo effettivo necessario per trovare il pacco ed in 2,5 ore c’è la caviamo.

Torno all’ostello per fare uno spuntino veloce e poi mi dirigo nel quartiere di Eliavah dove sono concentrati un mucchio di meccanici ed officine dove poter chiedere se posso adoperare i loro utensili e se mi concedono lo spazio per poter installare i componenti di ricambio da me solo. Mi vuole un’oretta finchè trovo l’officina dove hanno la pistola pneumatica ed in questo modo potrò sostituire i giranti della frizione, che sono letteralmente lisci. Mi aiutano a fare il lavoro e quando chiudono mi lasciano fuori a finire gli ultimi ritocchi di quest’oggi da solo; vado da un gommista poco distante per lavarmi le mani a fine lavoro e qui conosco Dato, Ika ed il ragazzo che gestisce il negozio che mi parla del suo amore per il bel paese e che se domani mi serve cambiare gomma me lo fa lui a gratis e che ovviamente posso lasciare lì la scatola con i pezzi di ricambio da installare il giorno seguente. Dato poi m’invita venerdì a mangiare in un ristorante tipico georgiano e Ika vuole che la sera vada con lui ad un festival folkloristico georgiano ma declino, perchè domani voglio partire presto per fare il resto delle sostituzioni a Scooty ed anche perchè sono stanco.

Nell’ostello c’è la solita bolgia di persone e dopo un paio di chiacchere con diversi nuovi arrivi, vado a dormire nonostante qualcuno stia cantando qualche inno nazionale a squarciagola.

Sotto l’intervista fatta ieri a Caterpillar.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 4766,89 Km                      Totale km da inizio viaggio: 7976 Km

Buon compleanno a me!

20 Luglio 2010 – Tbilisi (GE), Giorno 115, 9.30

È il giorno del mio compleanno ed essendo in viaggio sarà quasi come un altro qualsiasi giorno a parte il fatto che conto di ricevere qualche telefonata da parenti ed amici vari.

Con Moreno ci mettiamo daccordo di andare fino a Mtskheta, dove ci sono un paio di monasteri degni di nota e da li proseguiremo in qualche modo fino a Gori, la città che diede i natali a Stalin.

Con il bus in nemmeno mezz’ora siamo a Mtskheta, che è praticamente una delle prime città a presentarsi dopo la periferia nord di Tbilisi. Entriamo in un primo monastero e faccio uso dei pantaloni lunghi che ho portato nel caso ce ne fosse bisogno per entrare nei luoghi di culto. Decidiamo quindi di andare a piedi fino alla chiesa di Jvali, la cui prima fase di costruzione prese atto nel sesto secolo d.C. Il sentiero indicato nella guida di Moreno è impraticabile e dopo vari tentativi e mille graffiate di rovo dopo desistiamo e decidiamo che sia forse più indicato andarci prendendo un taxi. Per tornare in città dobbiamo riattraversare il fiume e, cercando un ponte, arriviamo ad una cava dove prima ci mandano via e poi ci offrono un passaggio in barca.

Nel centro di Mtskheta visitiamo l’enorme cattedrale di Svetitskhoveli ed una volta usciti da qui trattiamo con un tassista improvvisato per andare su alla chiesa di Jvali. Giunti in cima della collina dal quale si può ammirare Mtskheta dall’alto, chiedo al prete se posso entrare in pantaloni corti e senza nemmeno guardarmi in faccia e in malo modo, grugnisce qualcosa che interpreto come un no e in risposta non voglio entrare nemmeno se i pantaloni lunghi in borsa li avrei.

Il prelato e pretacci vari in Georgia sono particolarmente “divinici” ed hanno un atteggiamento molto fastidioso.

Chiediamo al tassista di lasciarci sulla nazionale che porta a Gori dove tenteremo di fare l’autostop. Dopo nemmeno 10 minuti che siamo con il pollice alzato si fermano due ragazzi in VW Golf, Bizindi, georgiano che ha vissuto in diversi posti nel mondo, e Stefan, ragazzo belga in visita all’amico, e sono diretti ad Uplistsikhe, 10 km prima di Gori, uno dei posti più anticamente abitati nel Caucaso dove nel passato vivevano in caverne incavate nella roccia, ora possibili da visitare. Io e Moreno cambiamo piano di viaggio e ci aggiungiamo ai due ragazzi che parlano molto bene inglese ed andiamo con loro e a posteriori posso dire che è stata una scelta azzeccata.

La città antica mi ricorda fortemente la Cappadocia solo che senza i camini di fata ed è un posto straordinario, incredibilmente privo di turisti. Arrivarci non è stato facile dato che non c’era assoolutamente segnaletica e neanche le persone del posto sapevano dirigerci accuratamente verso il sito.

Tornando indietro sbagliamo strada e finiamo a Gori, errore sufficiente per soddisfare le voglie di Stefan, Moreno e mie di vedere la casa di Stalin, messa nella piazza principale con tanto di guardie a protezione. Nella città era presente anche una statua enorme dell’ex presidente sovietico, che però è stata rimossa una quindicina di giorni fa, si dice perchè la Georgia non voglia celebrare colui che per 50 anni voleva annientare qualsiasi senso d’identità regionale entro l’URSS, tra il quale la cultura georgiana.

Bizindi e Stefan hanno in serbo di andare a mangiare in un ristorante vicino a Mtskheta dei tipi piatti georgiani e ci chiedono se vogliamo aggiungerci ed a noi non pare vero. Nel ristorante dove andiamo lasciamo semi-carta bianca a Bizindi, che ordina diversi piatti molto buoni (shaslik) e del vino rosso, che invece ci lascia, da finti conoisseur, insoddisfatti.

Non avevo mai fatto l’autostop prima e questa è stata una magnifica prima esperienza: i due ragazzi, particolarmente colti, hanno dato spunto a diverse conversazioni interessanti riguardo la Georgia, il sovietismo e la possibilità di vedere la Georgia nell’ Unione Europea.

Ci portano fino alla metro di Avlabari e così finisce la mia giornata dove celebro un anno in più e passo di categoria nelle caselle dei formulari, che di norma suddividono 16-25 e 26-35.

Sarà il fatto che ho oltrepassato il mio primo quarto di secolo, ma mi sento irresponsabile rispetto all’età, specie qui che i ragazzi della mia età hanno due, tre figli a a cui badare. Non possiedo una casa, una fidanzata, figli, cani, una carriera oppure più semplicemente un lavoro: ho solo un film d’immagini che può scorrere davanti ai miei occhi e dire “io l’ho fatto”.

Ben venga l’anno in più: buon compleanno Claudio.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 4766,89 Km                      Totale km da inizio viaggio: 7976 Km

Cara Armenia…

18 Luglio 2010 Tsilkar (ARM) – Marneuli (GE), Giorno 113, 9.00

Tutti o quasi sono svegli e Taron e già andato al lavoro nelle vicinanze quindi faccio colazione con il padre ed i fratelli. Non riusciamo a far granchè di comunicazione perchè è mattina ed in più la madre è impegnata a preparare il cibo per i vari componenti della famiglia, me incluso.

Dopo mezz’ora circa mi metto in strada e miro ai monasteri di Haghpat e Sanayin: passo rapidamente Vanadzor e Spitak che già avevo visto quando ero in auto con il gruppo di amici, e abbastanza celermente arrivo a Sanayin, il primo dei due monasteri protetto anche dall’UNESCO. Anche se protetto dall’ente internazionale del patrimonio artistico mondiale, non si paga l’accesso, ciò alle spese di una segnaletica stradale che potrebbe venir migliorata ed incrementare il numero delle visite oppure per pagare degli eventuali restaruri futuri. I due monasteri sono molto simili agli altri già visti in Armenia pertanto mi soffermo in Sanayin e poi Haghpat, che dista un 7-8 km, una ventina di minuti in ciascuno e nel secondo sito, mentre mi sto apprestando per accendere il pc e mettermi a scrivere, un ragazzo inizia a parlarmi in italiano. Si chiama Suren, è armeno e lavora all’ambasciata italiana di Yerevan oltre che all’università, dove insegna la lingua italiana a 600 studenti! Mi spiega la sua storia e di come il suo amore per la lingua ed il paese peninsulare siano nati proprio in questo monastero, quando s’infatuò di uan ragazza bergamasca. Da lì cominciò a studiare la lingua, e continuò anche quando l’amore adolescenziale svanì. Gli lascio l’inidirizzo del blog chiedendogli di dirlo in ambasciata  che ha incontrato il tizio che il giorno prima aveva chiesto proprio nell’edificio rappresentativo, il timbro per il Guinness.

L’arrivo alla frontiera è inaspettato dato che non ci sono cartelli di distanza ed io pensavo di trovarmi ancora ad una considerevole distanza. Ci sono un paio di auto nel mio senso mentre dalla Georgia verso l’Armenia c’è una fila interminabile: tutto procede alle svelte se non che, quando chiedo se possono fare un timbro per il Guinness, mi chiedono cosa sia e mentre gli spiego dopo due parole dicono in modo imperativo “I understand, what do you want?” che in inglese è piuttosto maleducato, perchè m’interrompono per chiedermi ciò che ero nel mentre di spiegargli. Non capiscono un cazzo e scrivono data, località e poi sia il nome sia la firma fanno uno schiribizzo illegibile e mi consegnano il foglio.

Io sono democratico: se mi fai una cosa fatta bene ti ringrazio, se mi fai una cosa fatta male o non farmela proprio o ti becchi un sonoro invito a quel paese.

E così succede che il primo che mando in ambo le lingue è l’ufficiale doganale…

Meglio che smorzo un po’ il nervoso con una lettera di saluti all’Armenia:

“Cara Armenia,

ti ho visitato in gruppo e di conseguenza l’immagine che ho avuto di te non è nitida come quella degli altri stati. L’ospitalità, la curiosità e l’approccio in generale è stato ridotto dal fatto che eravamo in 3-4 eppure nonostante questo, le tue persone hanno elargito accoglienza incondizionata.

Ciò che mi ha colpito più di tutto è stata la conformità del tuo territorio, in grado di mutare drasticamente nel giro di pochi chilometri, mentre il lato religioso e tutti quei monasteri a me sono sembrati tutti uguali, a parte alcune eccezioni.

Il popolo poi sembra essere abituato alle sventure, alle persecuzioni ed aver creato degli anticorpi di resistenza nonostante ancora oggi ne soffra delle conseguenze dei passati massacri. Sarei curioso di visitare il tuo territorio di nuovo però in solitaria, in modo da poter apprezzare meglio il tuo popolo.

Ricordo Yerevan, città a portata d’uomo, e le belle ragazze che come mi disse Arto “sono perfette per fare famiglia”.

Ricordo la sfaticata immensa per arrivare in cima all’Aragat e la gioia d’iniziare la discesa.

Ricordo la curiosità dei ragazzi e del padre di Taron a Tsilkar.

Ricordo (e spero accada presto di nuovo) di stare del tempo con gli amici Chris e Jesse.

Ricordo la gioia d vivere che Gayane era in grado di trasmettere e la splendida accoglienza ricevuta dalla sua famiglia.

Claudio”

Arrivo in Georgia già con le palle girata e quando dopo una ventina di chilometri mi fermo per fare rifornimento, avviene che qualcuno ha incontrato la persona sbagliata al momento sbagliato. Quand mi fermo, il benzinaio serve un tizio con la tanica prima di me e poi senza azzerare la pompa mette benzina nel mio scooter, risultato 7,2 litri che vuole vengano pagati. Molto tranquillamente gli dico che non è possibile che riescano a astarci 7,2 lt in un serbatotio da 5,7 lt e che quindi gliene pago 4,5, che ad occhio e croce è quello che mi mancava.

Inutile dire che peggior inizio era difficile da prevedere e se l’escalation di eventi non cambierà, finirò a cazzotti con qualcuno….però…

Arrivo a Marneuli, dove mi fermo a fare un paio di foto a dei monumenti estremamente patriottici, caratteristica comune con altri stati la cui fondazione è avvenuta da poco tempo pertanto, la proclamazione nella propria indipendenza trasuda anche dall’arte esibita nelle città. Qui incontro tre ragazzi che stanno facendo un pic-nic e mentre sto per ripartire in scooter, richiamano la mia attenzione perchè mi unisca a loro:vivono nella cittadina però sono originari dell’Azerbaijian e mi offrono il pollo fatto in pentola, verdure varie e fanta dato che rinunciò di svuotare con loro la seconda bottiglia di vodka.

Inevitabilmente finiamo a parlare di ragazze e mi dicono cosa pensi delle georgiane (boh, sono appena arrivato…) delle armene (che fighe) e poi mi chiedono “Ma per esempio, un italiana, quanto costa?”. Mi metto a ridere e gli dico che non lo so, dipende dal gioielliere al quale ci si rivolge, confondendoli un po’, considerata anche la loro ubriachezza…

Mi invitano a stare da loro però rifiuto poichè voglio arrivare a Tbilisi se non fosse che, 10 km dopo mi si rompre il supporto del gps e letteralmente 15 secondi dopo che mi sono fermato per vedere come sistemarlo perche riceva il segnale, una Lada mi affianca ed i ragazzi che sono dentro iniziano a chiedemri dove sto andando e, quando gli dico Avlabari, il quartiere di Tbilisi, sono scettici che io riesca ad arrivarci da solo e si offrono di accompagnarmi l’indomani mattina. Per risolvere anche il mio problema del posto dove dormire, mi dicono che posso stare a casa loro a Marneuli, così giro la ruota e mi trovo a seguire la Lada vecchissima bianco panna.

Vano ha spostato la sorella dell’altro ragazzo del quale ho dimenticato il nome e si è quindi trasferito qui da poco e quando li ho fermati erano di ritorno dall’ospedale, dove la moglie a giorni è previsto che partorirà un bimbo. Mi offrono la cena cucinata dalla simpatica nonnina dal viso molto piccolo e dal sedere immenso, patate fritte, cetrioli, polenta fritta a forma di pagnottina e formaggio fatto da loro. Il cognato di Vano vuole mostrarmi la città ed in auto a folle velocitù arriviamo in centro dove non c’è asolutamente niente, se non un locale dove i ragazzi perdono del tempo e del denaro con le slot machines.Nemmeno la richiesta di trovarmi una moglie li distoglie dalle macchine acchiapparisparmi e dopo poco facciamo ritorno a casa ad altrettanto folle velocità, senza cinture di sicurezza, anzi con solo metà della cintura che scende diagonale, in modo che la polizia venga visivamente truffata.

A l’una siamo a casa ed io devo condividere metà letto con l’orsuto Vano.

Km. percorsi oggi: ??? Km.  (Gps e contachilometri entrambi morti, pertanto il conteggio chilometrico non ha potuto procedere).

Totale km GWR: 4766,89 Km                      Totale km da inizio viaggio: 7976 Km

Gli altri due stati

04 Luglio 2010 Posof (TR) – Yerevan (ARM), Giorno 99, 8.00

continua da qui

Entro in Georgia, zigzagando tra la curiosità di coloro che aspettano alla dogana e sono felice del mio ingresso in territorio sconosciuto, inconsapevole di ciò che mi attende. Il peggior sterrato italiano è niente in confronto ai cinque chilometri di pietraia con buche enormi che mi da il benvenuto e quindi mi faccio passare l’emozione in favore dell’attenzione militaresca a non farmi male. Ad un certo punto la strada scende ed io frendando sui sassi pseudo battuti, scivolo con la ruota davanti e mi appoggio a terra con il ginocchio e con la borsa laterale destra, graffiando via anche parte degli adesivi. Le macchine nemmeno si fermano, pensano a schivarmi oppure a guardarmi con espressione ebete mentre mi rialzo e mi rimetto in strada, fortunatamente incolume.

Corro lungo il confine georgiano come un automa guardando avanti la lunghissima strada che devo compiere: ci sono dei castelli lungo il tracciato che mi fermo brevemente ad ammirare, purtroppo con il terzo occhio guardante sempre l’orologio. Mi fermo a Akhaltsikhe a mangiare in un hotel il piatto tipico georgiano ossia il shashlik, carne di maiale piena di coriandolo maledetto, spezia che io odio. Il ragazzo padrone dell’hotel è molto cordiale e mi mostra l’hotel che è veramente eccezionale per il prezzo basso che costa. Gli prometto che se passo di qui verrò qui a pernottare, considerato che lui si è anche offerto a farmi da guida nella zona se avrà tempo.

La gente mi saluta e mi guarda sorpresa mentre dall’alto dei miei 50 km/hr passo nelle cittadine georgiane: non ho rivali , nel senso che durante l’intero tempo di guida nel suolo dello stato non incontro nessun altro mezzo a due ruote, nemmeno una bicicletta. Arrivo al confine con l’Armenia dopo che due nonni mentro guidavo, mi hanno al volo invitato ad andare da loro per poi offrirmi del cibo che ho rifiutato, considerato il pranzo appena fatto. Pratiche svelte se non fosse che devo pagare i 3000 Dram (6,5 €) per il visto e ciò necessita che vado a piedi al vicino punto di cambio e li mi faccia dare dei soldi armeni per poter pagare il documento d’ingresso.

Da qui pedalo svelto passando per Gyumri, città che nel 1988 venne distrutta in buona parte dal terremoto il cui epicentro fu nella città di Spitak. Corro anche se sono stanchissimo e tra un pieno ed una sosta riiesco finalmente ad arrivare a Yerevan, dove alle 23 Chris, mio compagno di corso al tempo dell’università, mi aspetta a Monument, zona che prende il nome dall’imponente monumento a “Mamma Armenia”. Sono contento di vedere il tedescone, nonostante ci fossimo incontrati in marzo e quando arrivo alla casa di Gayane e Arto, i signori amici di Chris che ospiteranno tutti noi, vedo anche Jesse, la fidanzata di Chris. Hanno preparato del dolmer, piatto praticamente identico al sarmale romeno, ossia foglie di uva con all interno un impasto di riso e carne macinata. Sono stanchissimo e visto che domani ci aspetta un lungo viaggio verso Dilijian, non smonto nemmeno i bagagli e mi fiondo a dormire.

Km. percorsi oggi: 324,4 Km.

Totale km GWR: 4920,19 Km                      Totale km da inizio viaggio: 7897 Km

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