Articoli marcati con tag ‘cristianesimo’

Dio

14 Ottobre 2010 – Porshineu (TJ), Giorno 201, 6.30

Ieri ho chiesto di rimanere un altro giorno nella casa tentando di offrire dei soldi, almeno come copertura delle spese per il cibo ed in tutta risposta, mi hanno detto che non sono un hotel ed io sono ospite gradito, pertanto non vogliono nessun soldo.

Giornata non molto attiva; sono andato a Khorog nell’internet cafè per mettere a posto il sito, riuscendoci, dopodichè svago internettiano. Quando sono le 16 e mi sto inndirizzando verso il piazzale dove prendere una marshutka verso Porshineu vedo questo ragazzo sulla destra che distribuisce volantini. Capisco che si tratta di qualcosa di religioso e quando offre a me la informativa dico che non capisco il russo; lui subito mi offre la versione inglese ed iniziamo a parlare. Proviene dalla Finlandia ed è qui per turismo e quando ha 5 minuti ne approffitta per spargere il messaggio cristiano. Mi spiega che Gesù Cristo lo ha salvato quando nel 2001, ubriaco fradicio a Mosca, venne massacrato dalla polizia e rinchiuso in cella. In quel momento, dove si trovava vicino al baratro, ha chiesto l’aiuto di Cristo e, come se avesse ricevuto una scarica elettrica, da quel momento non ha più fatto uso di droghe, alcohol e sigarette. Anche i malesseri fisici che lo affligevano sparirono e da quel momento decise, come ringraziamento al messia, di diffondere la sua parola. Mi dice “Ora io voglio dire anche al popolo tajiko, credete in Cristo non in Allah, Cristo è il vero Dio” (dentro di me penso “Figa, sei a 4 km dall’Afghanistan è dici questo…lì avresti il countdown all’incontro con la morte dicendo ciò…)

Sono incredibili i poteri dell’auto-convinzione e dell’auto-suggestione: come a Dushanbe, come in Turchia, oppure come molti uomini televisivi (ci sarebbe molto da dire su questi…) molti di questi convertiti o comunque portabandiera, danno risalto al cambiamento da “cattiva” persona ad individuo con etica. È facile capire che quando ci si trova nel basso più profondo, ci si appende all’ultraterreno, perchè l’immaterialità dà la sensazione che l’intercessione sia un qualcosa di straordinario, sovraumano, quindi oltre gli aiuti che la famiglia o gli amici possono dare, serve un qualcosa di apparentemente divino.
Ognuno ha i propri modi per rinascere, la più importante è appunto la determinazione, crederci! Che poi il credo avvenga attraverso un supposto beneplacito divino oppure per un sentimento che ci si da di necessità verso qualcuno, non importa, l’’importante è cambiare entro ciò che realmente si vuole.

È singolare la confusione divina tra cristiani e musulmani che da mille anni si battagliano su chi ha il copyright su Dio: Dio è lo stesso, anche per i non credenti, perchè Dio è l’ottenimento di una vita vissuta con amore diffondendo amore. Dio è amore.
Poco importa che il Papa dica che Dio appartiene unicamente a S.ta Cristiana Chiesa. Se dicesse il contrario, sarebbe come se un direttore d’azienda dicesse che la concorrenza ha lo stesso prodotto. Ora ci sono gli integralisti, l’intolleranza della fede altrui o della non-fede altrui: può questo cambiare la sostanza, la morale che un soggetto ha? Qui potrei sentire i boati delle bombe da quanto vicino sono alla tormentata Afghanistan dove poveri (in senso economico) vengono incanalati verso crociate moderne contro gli infedeli. Essi rappresentano l’antitesi più enorme di qualsiasi concetto religioso e chi predica gli attacchi kamikaze rappresenta il male, altro che messaggeri.

Un mondo religiosamente comprensivo qualsiasi sia la scelta e direzione si voglia intraprendere, il cui fine è identico. Solidarietà.
Questo predica il Corano e la Bibbia: il rifiuto della mercificazione e del materialismo per sentimenti profondi ed emozionalità, verso il prossimo, verso i nostri cari e di conseguenza, verso noi stessi. I Tempi Moderni in cui vivamo sono il compimento del sogno di Pol Pot: individualismo, disappartenenza, oblio.

Che senso ha lavorare a qualcosa che faccia avere una vita lunga 100 anni alle nostre future generazioni se poi spendiamo due ore con i propri figli? Che senso ha rinchiudere i propri vecchi genitori in un’ospizio per poter lavorare per pagare il prezzo della gabbia? Che senso ha l’amore cronometrato, notturno, programmato, pianificato, temporizzato, scadenzato? E soprattutto che senso ha lavorare tanto e troppo per guadagnare tanti soldini che permetta alla famiglia benessere privandoli della cosa più necessaria, ossia la nostra presenza?

Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 10617,69 Km        Totale km da inizio viaggio: 14142 Km

La setta: le opposte prediche

04 Ottobre 2010 – Dushanbe (TJ), Giorno 191, 7.30

Delle mille cose che ho da fare mi organizzo per essere il più efficiente possibile, svolgendo le cose in ordine d’importanza. Il permesso per entrare in Gorno-Badakashan, il nome della regione indipendente nell’Est del Tajikistan, è essenziale se voglio andare nel Pamir e Anton mi ha detto che è possibile farlo negli uffici dell’OVIR.

La ragazza all’entrata dell’ufficio nell’OVIR mi aiuta a compilare i vari incartamenti e poi, con un’accenno di sorriso, mi chiede se sono sposato. A mia risposta negativa, mi chiede come mai e poi con un gesto comprensibilissimo, mi chiede se voglio prendere lei. È robusta, ad essere riduttivi, però le chiedo altrettanto come faccia ad essere single…

Pago i 20 Somoni (le agenzie chiedono 200 somoni, 40€…) e quindi mi dirigo in un altro posto dove dovrò fare la seconda burocrazia del giorno, ossia un secondo visto per il Kirghizistan. Per quale motivo? Dato che può essere che quando io mi presento al confine tra Kirghizistan e Cina, la dogana kirghiza mi stampi l’uscita nel passporto e poi alla dogana cinese non mi facciano entrare, devo avere un altro visto kirghizo per poter ri-entrare, altrimenti rimarrei bloccato nella “terra di nessuno”.

Quando arrivo all’ambasciata kirghiza, è ora di pranzo e mi dicono che devo aspettare fino alle 14.30. Qui però incontro Kiyalbi, un ragazzo kirghizo che vive qui a Dushanbe dopo aver sposato una ragazza del luogo; si offre di aiutarmi alla ricerca di un fotografo professionista per fare il servizio di foto come celebrazione del mio arrivo nella capitale tajika. Non riusciamo a trovare questo tipo di figura e tutti i posti dove stampano foto, non sono a conoscenza di nessuno se non i quattro dilettanti che stanno nei monumenti principali a fare foto ricordo ai turisti di passaggio.

Kiyalbi si è convertito al cristianesimo 6 anni fa e mi presenta ad Alec, un suo amico di origine coreana, anch’egli cristiano. Dopo 10 minuti arriva il padre di Alec, Sasha, un omone e dopo aver scambiato 5 parole in russo, m’invita a casa sua per cena, dato che avrà altri ospiti americani e potrò dialogare con loro.

A Dushanbe trovo un locale in-cre-di-bi-le! È un bar Segafredo, caro come in Italia, ma dove riesco a bere un cappuccino all’italiana, uno dei pochi capricci che mi devo permettere anche quando in viaggio. Alle 18.30 il pastore della comunità cristiana di Dushanbe viene a prenderci per andare a casa di Sasha ed inevitabilmente mi chiede di che religione sono e gli rispondo onestamente: “Sono agnostico. I miei genitori mi hanno cresciuto come cristiano ma da un paio di anni i dubbi, che già quando avevo 12 anni esistevano, sono ritornati. Preferisco chiamarmi fuori piuttosto che seguire la religione perchè mi è stata insegnata”. Questo non piace al pastore ed inizia un paio di domande a là “E qual’è la tua funzione nel mondo? Che senso ha la tua vita?”, permettendosi anche di dire che “tutto ciò è triste, perchè Gesù Cristo è la verità”.

I crociati dei nostri giorni. È meglio credere perchè si ha ponderato sulla scelta di fede invece che ingoiare a senso unico, ciecamente. Quello che inoltre mi piace poco è che molto spesso ai problemi esistenziali una persona può avere, questi pastori hanno la soluzione ancora prima di ascoltare. La proposta di conversione o di seguire è comunque l’unica strada che viene proposta.

Alla cena sono presenti 5 americani, anch’essi cristiani evangelisti, con il quale dialogo argomenti leggeri. Sasha invece è una persona che sebbene ho ascoltato per pochi minuti, già m’ispira molta stima nei suoi confronti: lavora come coordinatore di diverse organizzazioni che si occupano dello sviluppo delle aree remote del Tajikistan e la bontà traspare dai suoi occhi. Lo ascolto infilare un sermone che va oltre la religione e le separazioni che questa talvolta crea: egli predica l’amore reciproco e l’aiuto a 360°, aldilà del colore, della fede e della condizione sociale.

Quando viene a conoscenza della mia intenzione di andare nel Pamir, mi offre del vestiario pesante che ha in custodia, presumo da qualche associazione tipo Caritas ed io accetto. Anche se usati, spero questi risolvano il mio problema sul come affrontare le temperature vicino allo 0 delle montagne del Pamir.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 10011,39 Km                    Totale km da inizio viaggio: 13491 Km

E su e giù per l’interno turco

15 Giugno 2010 Antalya (TR) – Kisin (TR), Giorno 80, 9.30


Risveglio lento con colazione a base di frutta ed un po’ di pane e burro di arachidi che vedo in giro per la casa di Metin. Lo ringrazio per l’ospitalità che nonostante con lui abbia avuto non proprio una sintonia avvertita a pelle, è stato gentilissimo con me e mi ha fatto comunque riflettere su talune cose.

A suo dire l’ospitalità turca è una tradizione che precede l’effettiva volontà dell’applicarla.

Ci metto del tempo ad uscire dalla città anche perchè prima decido di voler inviare a casa un pacco con delle cose che mi rendono “sovrappeso” oppure non necessito: il marsupio, la felpa dell’università che voglio conservare, 3 magliette a maniche corte che risultano in più, il motore 70cc e i ricordi e regali collezionati ad ora. Dopo vado dalla stazione di polizia a farmi fare il timbro di presenza e fuori un ragazz che lavora come agente immobiliare mi offre un chai ed inizia a parlarmi della Turchia e dove dirigermi in futuro e dopo poco si aggiungono anche alcuni clienti nella discussione.

È chiaro che non essendo turco, le differenze religiose e culturali mi vengono tollerate, però è vero che in Turchia basta fermarsi in un bar, un distributore di benzina oppure a chiedere un’informazione ed avere delle persone che iniziano una conversazione motivate dalla curiosità e questa facilmente si trascina per più di un’ora. Nonostante la momentaneità degli incontri, questo calore del popolo ottomano non mi fa mai sentire solo…

È il mio ultimo giorno lungo un mare considerato balneabile quindi ne approfitto per fermarmi a Side, vicino a Manavgat. Per arrivare alla spiaggia è uno spettacolo poichè la strada prima di arrivare al centro, dal quale la spiaggia non dista molto, bisogna attraversare un sito storico con le rovine delle costruzioni di un popolo anatolico. Non visito la parte storica ed invece traggo occasione per sguazzare felice per ben due volte nelle acque limpidissime e dalla temperatura perfetta. Faccio conoscenza di un ragazzo che vende tour in barca e mi spiega che per lui, Side è la città ideale: d’estate sta lungo la spiaggia a vendere giri in barca e pesca turistelle a go-go mentre d’inverno fa il pescatore in mare.

Mi rimetto in strada per le 17.30 in direzione Konya, dove punto ad arrivare per domani. Non so come ma qualche sito mi aveva indicato che tra Antalya e Konya ci fossero 130 km però i cartelli a Side dicono 260 km. Verso le 20 mi fermo a Kisin, un piccolo villaggio a quasi 1000 metri di quota: dalla strada nazionale infatti noto questo villaggio semi arroccato sulla sinistra e per arrivarci devo prendere la laterale sul lato opposto ad una stazione di rifornimento, al quale dovrò far visita prima cosa domani mattina.

Qui chiedo ad un signore se posso accamparmi su uno spiazzo che vedo e, poichè ha qualche rudimento di tedesco, capisce ed annuisce. Dopo un paio di parole, preparo cena e poi in tenda completo le cartoffie varie.

Allego sotto l’articolo uscito per Carbonera C’è del mese di giugno.

Km. percorsi oggi: 165 Km.

Totale km GWR: 2405,30 Km                      Totale km da inizio viaggio: 5295 Km

A spasso per Antalya

14 Giugno 2010 Antalya (TR), Giorno 79, 9.30

Ci sono i due gatti rasati di Metin al varco della porta della mia stanza ad attendere la presenza di qualcuno e forse maggiormente a sperare che una porta della casa si aprisse in modo che il loro spazio calpestabile aumentasse. Li tengono come due bambini ed oltre ad avere il pelo regolato corto, li è stato un paio di punture di anti-rabbica ed altre malattie per la sicurezza loro e quella dei due coniugi possessori e, non li lasciano mai andare fuori per la paura che vengano contagiati da altri gatti.

Faccio colazione con i cereali e quando alle 12 Metin si sveglia, ci mettiamo daccordo d’incontrarci alla sua chiesa alle 17 circa. Mi dirigo verso il centro di Antalya e la prima cosa che faccio è provare il Kokorec un panino di kebab la cui carne è espressamente intestino di manzo (trippe). Nonostante io adori le trippe, questo panino mi lascia pienamente insoddisfatto poichè estremamente asciutto.

Antalya è veramente una bella città anche se il centro storico è molto piccolo se comparato alla grandezza complessiva: il minareto … sovrasta la zona vecchia e può venire utilizzato come faro durante una visita. È pulita e si sente un certo atmosfera internazionale nell’aria, visti i numerosi turisti ed espatriati residenti qui per avere una vecchiaia tranquilla e in una località calda. Arrivo tardi da Metin, che comunque mi mostra la chiesa (nessuna sedia come nelle chiese ortodosse) e mi fa conoscere alcuni tizi che con lui gestiscono il centro religioso.

A cena c’è anche il pastore della chiesa oltre a Metin e Ozlem e tutti e tre vogliono sapere quale è il mio approccio con la religione così mi tocca dirgli che al momento mi definisco agnostico. Loro sono passati al cristianesimo poichè l’Islam non gli dava le risposte che cercavano e forse non lo consideravano messaggero di pace e amore.

Il resto della serata la trascorro letteralmente perdendo un ora e mezza guardando l’Italia ai mondiali fare una partita vergognosa.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 2240,59 Km                      Totale km da inizio viaggio: 5131 Km

Il convertito

13 Giugno 2010 Yerkesik (TR) – Antalya (TR), Giorno 78, 8.30


Sole che splende alla mattina e soprattutto il cane che forse si è abituato alla mia presenza pertanto se ne sta zitto semi-dormiente nella cuccia. Ho detto a Metin che arriverò oggi verso sera ad Antalya e lui mi ha precisato che l’importante è che sia dopo le 16, quando finisce la messa.

Ho davanti a me più di 300 chilometri da fare ed il tratto che da dopo Fethiye va verso l’interno è più corto rispetto all’opzione lungo la costa però ci sono montagne e si va su fino a 1000 metri, il che vuold dire procedere nei tratti di maggiore pendenza ad una velocità (esagerato) di 20-25 km/hr! Oggi quindi sarà una giornata di trasferiemento, dato che i chilometri che dovrò compiere mi prenderanno quasi tutta la giornata.

Voglio fermarmi per fare un bagno e stemperarmi un po’, dato che il sole è veramente cocente e la decisione di correre in pantaloni corti forse è stata azzardata dato che ora sono rosso fuoco, così prendo una laterale sulla destra che porta giù in riva al mare. Quando arrivo la spiaggietta piccolissima è invasa da persone e all’ingresso mi chiedono 4,5 Lira (2,5 €) e la mia risposta, anche infastidita, è la seguente: “Non ho mai pagato prima per fare un bagno in mare e non inizierò certo ora” perchè reputo assurdo pagare per entrare in acqua. Divergo quindi su Fethiye e quando esco dall’acqua, un tizio vede lo scooter ed iniziamo a parlare: è un turco, nato e cresciuto in Austria, spostatosi qui dopo che nel paese alpino lo beccarono con della “erba” e lo obbligarono all’esilio. Mi spiega che la città ora è completamente votata al turismo e d’inverno non c’è nessuno poichè non ci sono nè clienti nè altri lavori, esclusa le pesca. Mi sposto nell’entroterra e pranzo in una fermata dell’autobus a base di uova sode e verdure varie, sotto lo stupore di coloro che devono aspettano il mezzo trasporto.

Antalya è enorme ed è insieme ad Istanbul, la città che si sta espandendo di più in Turchia, causa il clima ideale che attrae moltissimi stranieri a trasferirsi qui o ad investire qui. Mi faccio dare l’indirizzo di casa di Metin e chiedendo ad un paio di tassisti arrivo piuttosto velocemente: Metin è un tipo sui 35 anni abbastaza robusta e con la moglie Ozlem sono entrambi convertiti al Cristianesimo dall’Islam. Per cena mi offrono dei peperoni verdi ripieni di riso cucinato con un pizzico di menta e sono un assoluto spettacolo infatti gliene divoro sei. Inevitabilmente il soggetto del nostro discorso arriva all’aspetto religioso e Metin è molto esplicito nel dire che l’Islam predica male e odio, sotto l’occhio costante di Allah mentre il cristianesimo (è cristiano evangelico, la religione più popolare negli USA, leggermente diversa dal cattolicesimo) ha la salvezza “gratuita”, senza giudizio (!) e permette alla gente la libertà di errare in buonafede.

Parla di bene e amore il mio interlocutore ma io vedo un disallineamento tra le sue parole e le sue espressioni ed atteggiamento: leggo disgusto verso la religione nel quale è cresciuto e la mia supposizione è che fondamentalmente la sua scelta religiosa è una risposta ribelle verso ciò che viene imposto, in generale.

Km. percorsi oggi: 340 Km.

Totale km GWR: 2240,59 Km                      Totale km da inizio viaggio: 5131 Km

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