Articoli marcati con tag ‘couchsurfing’
Teenagers
18 Maggio 2011 – Hanoi (VN), Giorno 416, 9.30
Di primo mattino vedo Young che si arrabatta con i suoi oggetti personali e mi confida che se ne andrà in ostello perchè non si trova bene con Sebastian.
Teenager che vogliono parlare di cazzate tutto il tempo e se non trovano l’interlocutore superficiale a sufficienza, vuol dire non trovarsi bene. Non dico che io e Sebastian siamo uguali, ma si trova un qualcosa che interessa ad entrambi, qualcosa dal quale imparare. Ciò che a me va di parlare non deve essere l’unico argomento possibile, si allarga il cerchio anche a cosa che magari non possono interessare così tanto, ma che si può archiviare come “conoscenza accessoria”.
Io me ne sto a letto, tanto ho altri due giorni pieni da stare qui a Hanoi; sebbene non gradisca la città ho diverse pratiche da compiere via pc che due giorni potrebbero essere ancora pochi. I due giovani francofoni non sono in casa, quindi prendo uno xe om per andare in centro. Lo xe om è il mototaxi, un tizio che in motorino ti porrta ovunque: costa circa 10.000 Dong (0,3€) al km, al quale bisogna arrivare superando il prezzo alto che viene sempre lanciato all’inizio. Alcuni di questi motociclettari sono dei veri piloti il cui confne con la pazzia alla guida è molto sottile; mi sono trovato con un tizio a superare chiunque fosse sulla strada, ad una velocità sconsiderata, e ancora fidarmi dell’esperienza del tipo.
Penso al Vietnam, questa società fuori dal tempo,a volte tradizionale a livelli islamici, con una politica che non tiene bene nemmeno la facciata alla natura capitalista che si respira ovunque.
Un Vietnam con le persone che corrono sempre, sperando di lasciare un sufficiente malloppo al figlio maschio più grande, che sarà colui che li seguirà nella vecchiaia.
Un Vietnam con le coppiette giovani che vanno al lago per fare le smancerie attenti sempre che non ci sia troppo contatto rischiando di venir branditi come poveraccio o puttana a seconda.
In città sto in un internet cafe fino a tardi quando m’incontro con Young e Hani per gustare dei piatti tipici vietnamiti; ci fidiamo di Hani e dopo un ora a piedi arriviamo al baracchetto desiderato che prepara involtini primavera freschi avvolti sulla stessa pasta utilizzata per i noodles. Inzuppati nella salsa di pesce sono una delizia e molto meglio del secondo piatto, del pane fritto da consumare con carne e verdura cotte.
Paghiamo io e Young e per la seconda volta, la giovane vietnamita ne fa la mossa di voler pagare ne ringrazia, facendomi girare le palle; ho capito che sei una ragazza e che è molto probabile che noi offriamo, però se fai così sembra che sia una cosa dovuta, e questo non va bene.
C’è chi mi dice che sono le ragazze moderne…io ho risposto dicendo che sono le ragazze moderne maleducate.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km
Divertimento acquaceo
24 Aprile 2011 – Ho Chi Minh City (VN), Giorno 393, 9.00
È Pasqua e se non fosse che ieri Martin mi ha detto che oggi andava in chiesa, non avrei nemmeno collegato o ricordato. Infatti mi è stato proposto di aggregarmi al resto del gruppo di couchsurfers che oggi va al parco acquatico di Dam Sen. Scelgo di posticipare la visita della città per questa occasione di svago insieme ad altre persone che conosco a mala pena, ma che sembrano interessanti.
Insieme ad alcuni dei ragazzi ci mettiamo daccordo con Kha di trovarci al parco acquatico. Quando arriviamo, dopo mezz’ora di malintesi, scopriamo di essere in una sezione del parco diverso ed il biglietto che abbiamo pagato è diverso da quello necessario per il parco acquatico. Acquistiamo un nuovo biglietto dall’incredibile cifra di 100,000 Dong (4,5€) e dentro ci ritroviamo in un Aqualandia più rustico, ma con scivoli a sufficienza per potersela passare bene.
Siamo tutti ragazzi e tempo 1 ora, il senso di sfida a chi scende più velocemente ci ha contagiato tutti. I più attratti dalla competizione siamo io e Jani, che prendendoci per i fondelli, ci lanciamo giù a mille all’ora in scivoli dalla dubbia sicurezza.
Stiamo fino alle 17.30 quando il parco e siamo tutti felici della splendida giornata trascorsa assieme divertendosi e concludiamo la giornata andando prima in un bar abbastanza elegante insieme a Nguyet, Vu Anh ed un nuovo couchsurfer tedesco, Christopher. Poi passiamo a casa di Nguyet dove all’aperto nel terrazzo al piano superiore, ceniamo e parliamo di mille cose.
Questa è un’esperienza nuova con couchsurfing: qualcuno che organizza dei viaggiatori in un gruppo, sfruttando l’apertura e l’elasticità mentale. Mi sono trovato benissimo proprio per la sensazione amichevole e di agio che c’era, a dispetto del tempo che staremo assieme o di altre informazioni sul nostro passato, ora irrilevanti. L’importante è stato divertirsi assieme.
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Cara Cambogia…
23 Aprile 2011 – Prey Lvea (K) – Ho Chi Minh City (VN), Giorno 392, 8.00
Le informazioni che ho trovato su internet sembravano essere tutte oorientate sul fatto che gli autobus verso Saigon sono principalmente alla mattina presto e gli ultimi alle 13 e 14. Lo scooterino che per la seconda volta dovrà fare a meno di me, è in custodia super-protetta a casa del fratello di Connie e spero che quando lo reincontrerò fra un mese non abbia qualche malanno nuovo…
Da Prey Lvea a Phnom Penh ci mettemmo una decina di giorni fa, circa 2 ore e quando sono tutto pronto con il mio zaino bello carico, scopro che non saremo in due, bensì in tre sullo scooter! La sensazioni di sorpresa sparisce dopo pochi minuti in sella al 110 Honda, nel quale mi trovo con metà delle chiappe in posizione seduta e l’altra metà a leva libera. I primi chilometri in sterrato poi sono un tripudio dato che il povero mezzo ha degli ammortizzatori messi a dura prova e più di qualche volta raggiungiamo finecorsa con conseguente insaccata totale.
Però non si fa gli schizzinosi di fronte alla gentilezza dimostrata da Wood che perfettemente si disincastra, quasi agile, tra il traffico mattutino tipicamente caotico della capitale cambogiana. Mi sembra il minimo ricambiare offrendogli il pranzo, prima di salutarci ed io ritrovarmi in una situazione nuova: in attesa di un mezzo di trasporto che non è lo scooter, da solo.
Per un mese sarò un backpacker: mi muoverò tra ostelli e hotel, di città in città a seconda della raggiungibilità. Per quanto mal sopporti il genere, mi ci dovrò adeguare, anche se penso che qualche piano b salterà fuori.
Il bus ha diversi posti vuoti, quindi colui al mio fianco si sposta da un altra parte, lasciandomi i due sedili solo per me. Chissà come sarà il Vietnam: certo gli anticipi avuti in Laos e Cambogia non sono stati dei migliori, però un popolo al di fuori del proprio territorio, è sempre un po’ diverso.
Alla frontiera specifico che il timbro per l’ingresso mi venga fatto su una pagina del passaporto già iniziata, perchè ho 3 pagine interamente vuote che mi serviranno tutte per altri visti futuri. Le formalità doganali avvengono velocissimamente mentre io contemplo l’alto monumento con in cima, svettante, la bandiera vietnamita.
Dopo quasi 25 giorni, lascio la mia lettera di addio alla Cambogia, stato nel quale ritornerò, anche se per poco tempo.
“Cara Cambogia,
ogni persona che mi chiede cosa penso di te, dico che molto propbabilmente raggiungerai il podio per quanto riguarda le mie preferenze. Molti con il quale parlai prima di arrivare, mi dissero che la tua popolazione ha una celata tristezza e che la povertà è estrema. Dovevo quindi vedere con i miei occhi per capire ed avere la mia visuale: 25 giorni hanno appurato che la tua gente ha invece tantissima voglia di vivere felice. Dicono “Si fotta il passato” forse in maniera anche troppo definitiva, per scordare le pene dell’inferno e gioire di essere ancora qui, a vivere a festeggiare con la propria famiglia. I rapporti tra genitori e figli sono molto saldi, molto forti: un dito medio al folle piano di neo-socialismo di Pol Pot.
La voglia di vivere viene celebrata con le feste tradizionali ed anche quotidianamente con i consueti ritrovi con la propria famiglia. Si festeggia con il pochissimo cibo, risultato di una povertà nonostante dignitosa, che reputi la carità come atto degradante.
Malgrado ciò su di te incombe l’ombra di una classe politica che non mi piace proprio per niente, fatta di corruzione ed interessi privati, che rende il dislivello di classe sempre maggiore: l’assenza di una classe media è fenomeno tipico di molti stati dell’Asia, dove la ricchezza viene assorbita e riciclata dalle solite faccie losche.
Il turismo poi è una fonte di entrata primaria e se fino ad ora questo è stato molto circoscritto a Siem Reap e Phnom Penh, la costa sta velocemente venendo ricoperta di cemento russo e cinese. Io mi auguro non diventi una Goa o una Thailandia. Solo questo.
Per il resto, ti ho apprezzato come sei: con le tue persone solari, con le tue distese di praterie, con le tue bellezze culturali e femminili.
Ricordo la meraviglia di Ankgor Wat.
Ricordo l’entusiasmo dei volontari al circo di Battambang nel portare avanti il progetto.
Ricordo il pantano e la pioggia nelle montagne del Cardamomo, le imprecazioni, la preghierina che non ci sia un mina proprio sotto a dove andrà il picchetto ed il pensiero fisso “Non deve rimpersi qualcosa, non deve”.
Ricordo Phnom Penh ed il suo chaos ordinato e quel mattacchione di Tim.
Ricordo tutti i monumenti alle vittime della folle politica di Pol Pot e chiedermi quesiti al quale chissà mai se avrò risposta.
Ricordo salutare il Ture dopo 5 mesi di viaggio insieme.
Ricordo la sensazione casalinga improvvisata da Miller e la famiglia di Connie.
Ci vediamo fra un mese
Claudio”
La strada mi svanisce dagli occhi appena rimontati in bus, al fresco dell’aria condizionata, senza dover concentrarmi sulla guida, mi lascio trasportare dalla guida pazza dell’autista. Faccio bene a divergere nel sonno, dato che le frenate brusche per schivare qualche numero di persone in bus, mi potrebbero dare ulteriore agitazione. Ed è così che arrivo in Vietnam di sabato sera e subito capisco che ciò che mi era stato detto forse era vero: il numero di motorini in strada è impressionante!
All’occhio subito traspare la totale assenza di qualsiasi logica di traffico o di ordine comportamentale sulla strada: ognuno ha la propria orbita, attento a non interferire con quella altrui. Mi viene a prendere Nguyet, una ragazza vietnamita che fa parte di couchsurfing e sarà lei ad ospitarmi durante questo mio soggiorno a Saigon. Andiamo in un ristorante dove incontro, con mia sorpresa, quelli che saranno i couchsurfers “coinquilini”: sono Jani, svizzero-finlandese di 29 anni che ha preso una pausa di 6 mesi per girare il sud-est Asia; Jo, tedesco di 29 anni viaggia insieme a Jani; Martin, cileno di 25 anni si è preso un anno per girare tutto il mondo; Young, coreano di origini vive in Inghilterra da quando aveva 8 anni girerà nel SE Asia per 4 mesi. Poi c’è Kha, amico stretto di Nguyet nonchè guida ufficiosa della banda cosmopolita, da quando si è trasferito di casa non può più ospitare persone e gira le richieste di ospitalità a Nguyet.
Insieme mangiamo in un ristorante del riso con una braciolina di maiale caramellata, prima di andare in un bar e scoprire la birra si Ho Chi Minh, la celebre “ba-ba-ba” (333).
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Kunming: un altro aspetto!
24 Febbraio 2011 – Nanning (CHN) – Kunming (CHN), Giorno 334
Nel titolo non appare l’ora nel quale inizia la mia giornata, perchè quella di ieri non è mai terminata! L’idea cerebrolese di prendere dei posti a sedere sul treno più lento pagando solo 55 Yuan (6€) invece dei 120 richiesti per la cuccetta sono il risparmio più efferatamente errato da inizio viaggio. Solo alle 4 di mattina quando arriviamo in una città di una certa dimensione, scendono un numero considerevole di persone e possiamo guadagnarci l’agognato posto a sedere. L’operazione “dormire” rimane sempre ad un livello critico e ci appoggiamo ove possiamo per sonnecchiare di cinque minuti in cinque minuti. Kunming ha tutto un altro aspetto rispetto alla scorsa volta che siamo stati qui, diversità dettata dal sole che batte cocente.
Come accaduto l’altra volta, al nostro arrivo a Kunming da Dalì, il primo posto nel quale ci rechiamo è il fast food cinese Dico’s dove ingurgitiamo un curry e qualcosina assieme all’obbligatorio caffè. Incredibilmente non ho mal di testa ma portare tutti i pacchi me lo fa venire in pochissimo tempo. Incontriamo James, il nostro couchsurfer qui a Kunming, di origine inglese e residente in Cina da ormai 5 anni. Conosciamo in suoi coinquilini, Will, anche lui inglese e Eric, viaggiatore francese che ha deciso di fermarsi qui per un paio di mesi e Ola, couchsurfer polacca che prenderà la stanza di Will da martedì. Sono tutti molto simpatici e andiamo a pranzare in un presunto ristorante italiano, dove l’unica cosa che ha un aspetto famigliare sono delle penne al forno con besciamella e pancetta.
Abbiamo delle ricerche da fare nel capoluogo dello Yunnan: un grandangolo ed una batteria supplementare per la videocamera e l’ukulele nello stesso negozio nel quale acquistammo l’altro. Entrambi i tentativi vanno a vuoto, non riuscendo a trovare ne uno ne l’altro, o meglio hanno un ukulele ma senza custodia, e trasportarlo in altro modo significa terminarlo in breve tempo.
Quando torniamo alla casa, James ed una sua amica thailandese stanno preparando del cibo caratteristico del Siam che è veramente squisito, anche se quasi tutto ha come fondo il pesce. Arriva anche la quarta coouchsurfer, una ragazza cinese sui 35 anni che da 6 anni non ha fissa dimora, pernottando in ostelli, da amici e da altre persone via couchsurfing. Viaggia, spostandosi da un posto all’altro facendo reportage fotografici, talvolta accomapgnata dal fidanzato tedesco e a volte da sola, quando hanno desiderio di recarsi in posti diversi. È riservata e mi ci vuole un poco per oltrepassare il suo scudo e discutere con lei è molto interessante: tocchiamo argomenti di politica, viaggio e sono curioso di come, dopo così tanto tempo, a non avere la necessità di fermarsi in un posto che identifica come casa.
Ogni anno si reca in India per un mese a fare yoga e ci tiene a precisare la sua intenzione di condurre una vita più “salutare” possibile: ha una straordinaria forza di volontà, vivendo come io non riuscirei mai Malgrado la stanchezza accumulata la notte scorsa, arriviamo con le chiacchere fino a 1.30 di notte, quando il materasso per terra ha il sopravvento sulle mie forze.
Sotto il video dell’intervista fatta a Caterpillar il 21 febbraio 2011.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Ciao ciao 2010
31 Dicembre 2010 – Kunming (CHN), Giorno 279, 5.30
Se il treno doveva arrivare alle 5.30 alle 4 già ci sono tutte le luci accese e cinesi scodinzolati su e giù per il corridoio, chi a farsi noodles chi a scatarrare nei cestini, chi sveglio per forza come me. In stazione non si può andare in sala d’aspetto perchè solo coloro in possesso di un biglietto da utilizzare valido possono entrare, in modo da evitare che la sala si riempia di senzatetto, venditori ambulanti e buontemponi. Così quasi tutto il resto della stazione è all’aperto ma vinti dal sonno ci piazziamo per terra vicino ad un pilastro dove poco distante le persone fanno la fila per prendere un taxi. E dormiamo…
Passano due ore e il pavimento ghiacciato sta facendo sfiorare l’ipotermia alle mie coscie quindi, ci spostiamo in un fast food vicino per prendere un caffè e proseguire la pennichella sui tavoli, tanto per chi non lo sapesse, è perfettamente normale vedere persone avere un riposino a mezzogiorno o qualsiasi ora in qualsiasi posto, quindi ci si adatta.
Solo alle 11 chiamiamo il ragazzo di couchsurfing che ci deve ospitare ed andiamo con il suo coinquilino in centro a Kunming, in giro a negozi dato che le mie scarpe sono sfasciate dopo aver resistito strenuamente per 8 mesi di viaggio. Non mi colpisce il centro, simile a tutte le altre cittadine cinesi di media dimensione: anonima con sempre gli stessi negozi delle stesse catene, che ti fa pensare di essere sempre nello stesso posto.
Questo in Italia è molto minore: aldilà delle marche di vestiario, le catene in Italia sono ben poche, ed ogni città ha il suo “Bar da Toni” o “Caffè Roma” che però niente ha a che fare con quello di un altra città. Ognuno con la propria personalità, slegata da comportamenti imposti da una politica aziendale che richiede che mi metti grammi 80 di caffè in polvere e 0,05 cl di latte il tutto con un bel sorriso “customer satisfaction”.
Oggi è l’ultimo dell’anno dimenticavo, cosa succederà in Cina? Niente come a Natale, non c’è assolutamente atmosfera di festa quindi bisogna ricrearsela: pizza molto buona da “Lazy bones” e poi a casa dove Paul e David hanno organizzato una festa tra espatriati giovani. Così alla fine ci saranno una ventina di persona, a prevalenza scandinava ed un aria da party da college con bevute massicce e discorsi che vanno dietro all’attività alcoolica. Divertimento poco così alla fine io e Ture c’intratteniamo tra di noi fino alle due quando tutti vanno in discoteca ed io proprio non sono dell’umore adatto, quindi me ne sto nella casa disastrata da bottiglie vuote e bucce di arachidi sgranati.
Ah, buon 2011 a tutti!
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Cina, Cina
24 Dicembre 2010 – Luang Namtha (LAO) – Jinghong (CHN), Giorno 272, 8.00
Alle 8 siamo svegli ed operanti per terminare le procedure rumorose che non siamo riusciti a terminare ieri: coprire la moto con il telo, mettere insieme tutto il vestiario e letteralmente compressarlo affinchè ci stia sull’unico zaino che porteremo con noi. Salutiamo anche Seng ringgraziandolo del fatto che si dovrà tenere in “casa” i nostri due mezzi per un paio di mesi (sempre che non troviamo lavoro in Cina). Infatti dei paesi nel quale viaggeremo, quello che offre una possibilità di guadagnare del soldo utile ed un’opportunità d’imparare meglio una cultura che attualmente e sempre più nel futuro dovremmo affrontare, è proprio la Cina. La strada più semplice sarebbe quella di insegnare l’inglese oppure l’italiano, che ci viene consigliato come un lavoro facile da trovare, anche senza un documento che attesti l’effettivo livello conoscitivo della lingua.
L’autobus parte alle 10.30 e in un’ora siamo al confine dove sbrighiamo le solite carte in maniera molto veloce; non c’è quasi nessuno ed il doganiere è incuriosito di sapere di più sull’Italia, e parliamo un po’ del più e del meno, prima che ci venga ufficializzata l’autorizzazione ad entrare in Cina!!!
Dopo che l’ingresso mi venne rifiutato in Kirghizistan, temevo che potesse accadere qualcosa e che mi venisse negata l’entrata di nuovo; daltronde oggi è l’ultimo gorno utile che ho per utilizzare il visto che feci a Tashkent, quindi poteva esserci qualche burocrate che per pignoleria poteva rifiutarmi oppure tenermi al confine per uleriori chiarimenti, però non è successo nulla.
La prima cittadina al confine è un assaggio della differenza tra il Laos e la Cina: banche, edifici come noi occidentali chiamiamo in modo tale. Il primo autobus per Jinghong parte alle 15.50 e c’intratteniamo con un piatto che subito porta alla mia mente che nel sud della Cina mangiano cibo molto piccante: la cuoca ci fa entrare in cucina per scegliere gli ingredienti che vogliamo ed ovviare i problemi linguistici quindi ci arriva una secchia acquacea degli ingredienti scelti con una quantità di pepe nero e peperoncino che mia madre potrebbe usare in un paio di mesi. Il giudizio sul cibo può venir sintetizzato in una parola: insoddisfazione.
Il cibo piccante lo trovo significativo quanto il ketchup e la maionese: se un piatto ne ha tanto, i gusti della materia prima viene annientato quindi che si mangiasse pollo, vitello o un escremento, non ci sarebbe nessuna differenza. Il lato positivo è che il prezzo è di 25 Yuan (3,8€) per entrambi, inclusivo di thè verde!
Il paesaggio fuori dal finestrino è il proseguimento di ciò che vidi in Laos, solo che l’agricultura è molto più intensiva ed organizzata. I campi sono perfettamente delimitati ed i terrazzamenti per la coltivazione del riso non sono l’opera di un make-up agricolo pesante bensì costituiscono una perfetta armonio con la natura circostante.
L’arrivo a Jinghong è shoccante: la cittadina di 300mila abitanti è enorme, infatti mi ero dimenticato che in Cina se una città ha meno di mezzo milione di abitanti è praticamente considerata un villaggio. Incontriamo Ryan, ragazzo thailandese che insegna la sua lingua qui nell’università e che sin dall’inizio mi colpisce per una certa sensazione di tristezza che ha dentro di sè, forse per la mancata integrazione nella società cinese.
La cena serale segue le orme del pranzo, solo che paghiamo di più: il ristorante con presunto cuoco francese, cucina un cordon bleu da insulto e la pizza sa nel modo più assoluto da niente. Daltronde potranno mai i francesi cucinare un piatto italiano bene?
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L’arrivo a Dushanbe: missione compiuta!
03 Ottobre 2010 – Passo di Sahriston (TJ) – Dushanbe (TJ), Giorno 190, 8.30
Lo dico sempre: a dormire in tenda bisogna farci la schiena 2-3 giorni prima di dormire una nottata come si deve. L’ultima notte trascorsa in tenda risale a prima di Tashkent il che tradotto significa che questa notte ho dormito sporadicamente, nonostante i 2500 metri, il freddo non abbia posto alcun problema.
Riparto in direzione Dushanbe, dove per fortuna ho trovato una couchsurfer disposta ad ospitarmi per il periodo di 4-5 giorni che ho intenzione di stare nella capitale tajika per fare le cento cose che mi sono prefissato. A nemmeno 100 metri da dove ho dormito, c’è il ritorno agognato dell’asfalto e la discesa continua fino ad Ayni per poi ricominciare a salire verticalmente. Il passo di Anzob è stato semplificato con la costruzione di un tunnel che non esiterò a prendere per evitare un altra ascesa martoriante per il mio povero ciuco. Quando arrivo al tunnel, ricordo le parole di Christian di go-east “Claudio, il tunnerl sono 6 km di buio”. Entro 100 metri e non vedo più una mazza dato che il faro davanti non mi funziona più da Samarcanda, cerco di mantenere la traiettoia dell’auto che si trova una cinquantina di metri più avanti finchè sento qualcosa grattare la fiancata sinistra e nelle pozze di acqua rischio persino di cadere in piena galleria. Non si vede un cazzo e non ci sono le grandi ventole per far circolare l’aria, quindi sembra di essere in una camera a gas. Mi metto a bordo strada (quel che immagino sia il bordo) e aspetto delle auto transitare e mi metto in coda, tenendo una distanza di sicurezzza ed una velocità rischiosa nel caso d’improvvisa frenata però non ho alternative se voglio vedere dove procedere. E ciò ripaga, dato che verso ¾ di tunnel ci sono dei massi su una corsia che se avessi avanzato nel buio avrei imbarcato sicuramente.
Terminato il tunnel , c’è ne sono un altra decina, alcuni lunghi meno di 100 metri altri lunghi mezzo chilometro, che devo “scartare” scegliendo la strada esterna al tunnel dove gli operai lavorano. Il panorama è di rara bellezza e faccio diversi filmati per documentare questi paesaggi meravigliosi e poter un giorno rivivere queste ore…
Verso Varzob capisco di essere vicino alla capitale dal numero di ville sul lato opposto al fiume che taglia la vallata, immaginando siano proprietà di benestanti residenti a Dushanbe e che usino queste abitazioni come fughe estive oppure fine settimanali.
Dushanbe si presenta in incognito e fatico a capire dove possa essere il centro, un po’ come a Tashkent, e vado a memoria dalla cartina della guida che ho con me, per ricordare che il centro è costituito da un viale principale lungo il quale sono presenti edifici governativi e le attrazioni turistiche.
Sono arrivato!!! Finalmente, dopo 6 mesi di viaggio sono arrivato nella mia città promessa. Ecco il video all’arrivo (in inglese).
La casa dove starò è condotta da Anton, un viaggiatore russo, in giro per il mondo da ormai 15 anni. Ovunque egli fissi residenza temporanea, prende in affitto una casa e crea questo alloggio per chiunque passi in transito per la città, una sorta di ricambio verso il prossimo per l’ospitalità da altri che riceve quando lui è in giro. Percepisce soldi vendendo guide di viaggio e libri che egli stesso scrive riguardo i posti che visita. Quasi tutti gli altri viaggiatori presenti nella casa sono di nazionalità russa e solo alcuni parlano inglese e posso avere un dialogo concreto.
Anche il cibo è condiviso secondo una regola che qualsiasi cosa viene lasciata sul tavolo è da intendersi “spartibile” con gli altri. Anton cucina prima delle patate e poi dei fagioli con il risultato gonfiante, tanto che mi preoccupo per il fatto di dover dormire in una stanza con altre persone e la porta chiusa…
Parlo sia con Anton che è stato quasi in ogni angolo del pianete e poi con un altro ragazzo russo che fa la spola tra Russia in estate e sud-est Asia in inverno, in modo da trovarsi sempre in un posto con il sole.
Km. percorsi oggi: 161 Km.
Totale km GWR: 10011,39 Km Totale km da inizio viaggio: 13491 Km


