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Cara Cina

26 Febbraio 2011 – Jinghong (CHN) – Luang Namhta (LAO), Giorno 336, 8.30

Jinghong è la città dove visse gli ultimi anni della sua vita Giorgio Bettinelli, il viaggiatore-scrittore-vespista italiano che quasi si può dire inizio il “mestiere” di raccontastorie on the road.

Greg al Mekong Cafè lo conosceva, daltronde gli stranieri residenti a Jinghong non penso siano molti; arrivando dalla grigia Cina poco più a nord, qui sembra di essere già in Tailandia, con il verde della vegetazione presente in dose massiccia anche in centro.

Faccio una camminatina di primo mattino per cercare delle ventole da adattare al mio scooter e ne compro due. In Cina alcune città, principalmente quelle grosse, hanno bandito la circolazione ai mezzi due ruote a motore, per quello che a Chengdu, Chongqing o anche Nanning si vedevano esclusivamente motorini elettrici. È quello che è deciso per legge, i comuni mortali non vanno contro ciò, impauriti dalla morsa della polizia. Se uno ha il grano, il discorso cambia e ci si può permettere le piccole e grandi infrazioni, con il benestare politico o della polizia…

Troviamo rapidamente un passaggio verso Mengla, la cittadina situata a 20 km dal confine con due trentenni molto simpatici che cercano di fare conversazione malgrado la barriera linguistica. Dopo un’ora, vedo la deviazioni per Mengla sulla destra e loro che continuano dritti e a gesti ci spiegano che ci porteranno fino al confine.

Arriviamo che sono le 12 quindi li invitiamo a pranzo facendo esplicito riferiemento al fatto che pagheremo noi, però dopo aver mangiato della carne cotta e del pollo entrambi splendidi, uno di loro prende da un lato il cameriere e paga.

Facciamo un paio di foto e li ringraziamo sentitamente per la loro generosità e ci dirigiamo verso la frontiera, consci di lasciare la Cina dopo due mesi di permanenza.

“Cara Cina,

non ho nemmeno scritto il commento sul gesto dei due cinesi qui sopra, perchè quello rientra nell’elenco di eventi che mi hanno sorpreso di te.

Sono stato due mesi nel tuo territorio, penalizzato dal non avere un mio mezzo per girare ma fortunato nell’aver potuto incontrare così tante persone generose, disponibili e semplicemente gentili. Altro che i cinesi all’estero oppure quelli in Italia! Persone che comunque ho capito di più: si trovano fuori dal loro stato per migliorare la loro situazione economica, in una cultura totalmente diversa e “vittime” della radicata mentalità asiatica dove la società (aggregazione tra persone della stessa nazione) va prima di tutto.

E così ci è capitato che davvero i cinesi fossero incuriositi da noi, con i nostri zaini enormi e la nostra stazza il doppio della loro. Uno stato dove la barriera non è solo linguistica ma anche gestuale, espressiva: le persone non si toccano tra di loro ma a noi sono riuscite a toccarci comunque.

Un saliscendi di emozioni, dal calore delle persone verso e a Chengdu alla minchionaggine della UPS a Nanning, tutto è stato Cina. Persone che corrono e lavorano sempre, talvolta saltando qualche livello indispensabile, ma hey “siamo la nazione più grande al mondo e non la più ricca?”.

Uno stato che sta conquistando la realtà macroeconomica dei paesi vicini non con guerre d’invasione ma creandogli dipendenza da loro.

Uno stato che vede le vecchie abitazioni come un ancora al passato che va issata il prima possibile.

Uno stato che ha scoperto che investire in ricerca per nuove tecnologie paga meno e troppo sul lungo termine ed ha preferito settorializzarsi sul basso costo e produzione di massa.

Uno stato che le generazioni future assisteranno allo sfacelo progressivo dell’ecologia e per dirla tout-court, in una discarica a cielo aperto.

Cinesi che non sono più freddi di altri popoli bensì con una loro interpretazione e dimostrazione. Che va appresa e solo poi può essere compresa.

Ricordo Li Lin e la sua incredibile generosità.

Ricordo i due uomini con il quale ci siamo ubriacati e divertiti come pazzi a Ya’an.

Ricordo la vita dei villaggi cinesi, dove la vita scorre lenta e come se fosse in un altra epoca.

Ricordo il planning urbanistico futuro di Chongqing e la tristezza assalirmi.

Ricordo lo splendore e senso di relax di Lijiang.

Ricordo le decine di autisti che ci hanno dato un passaggio.

A presto,

Claudio”

Finalmente in Laos dove riabbraccierò lo scooter e ritornerò in possesso della libertà di movimento; lungi da me dal criticare l’esperienza in autostop cinese, ma prediligo di gran lunga l’avere il completo controllo del mio tempo e spazio.

Arrivati a Luang Namtha contattiamo Thomas, il ragazzo tedesco di couchsurfing che ci ha tenuto i veicoli per i due mesi e ci suggerisce di andarlo a trovare in un bar nel quale si trova con degli amici e colleghi. Lui è biondo e robusto, classico tedesco mentre gli altri sno un collega laotiano sulla mezza età, un collega tedesco ed una ragazza laotiana. Il secondo tedesco, Thorsten, è già ubriaco al nostro arrivo e “molesta” la ragazza con gesti che noi, incuriositi, chiediamo se siano consoni. Nulla di malizioso, ma per esempio, toccare la testa in Laos è estremamente proibito a meno che non si sia amici: ci spiega quindi che i due sono in definizione d’ingaggio di fidanzamento.

In Laos uno straniero che fa del sesso con una ragazza laotiana senza poi volerla sposare, autorizza lei a poterlo denunciare e, se trovvato colpevole, lo straniero è passibile di una multa fino a 5.000€.

Queste informazioni c’è le da Thomas dato che l’ente di aiuto governativo per il quale è volontario, la DAAD, ha molto sottolineato il comportamento al quale i ragazzi devono attenersi in modo da evitare spicevoli inconvenienti.

A fine cena, andiamo in due discoteche dove il pubblico ha un età media di 17 anni e per un po’ balliamo e sbevazziamo la Laobeer, una vera delizia confronto alle birre annaquate cinesi..

Km. percorsi oggi: 0 Km.                              Totale km da inizio viaggio: 17446 Km

Scriteriati!

23 Febbraio 2011 – Nanning (CHN) – Kunming (CHN), Giorno 333, 8.30

Investigo su internet come risolvere il problema con il pacco “tenuto in ostaggio” dalla dogana in cambio di un riscatto pazzesco. A quanto pare bisogna prima pagare e poi fare reclamo se si pensa che ciò che è stato imposto è troppo alto. Scopro inoltre che il metodo con il quale calcolano le tasse è veramente magnifico: al valore del pacco (10€) sommano il trasporto (100€) più l’assicurazione (non ne ho idea, ma presumo una 50ina di €). Il valore totale (160€) passa al 25% di tasse (40€) che sommati al valore del pacco (totale 200€) viene passato ad un ulteriore 17% circa altri 30€.

Questa è la spiegazione ufficiale.

La mia spiegazione, come anche suggeritomi dalla mia amica che si è occupata della spedizione, è che i dazi vengono messi su un valore che si sognano. Occasione ancora più ghiotta che il pacco fosse da privato a privato, quindi del contenuto che certamente uno necessita. Altra cosa più funambolica è che i dazi vengono applicati su pacchi a campione, quindi posso solo ringraziare che non abbiano “sorteggiato” quello inviatomi dalla AKU…

Quindi dopo aver pontificato sul perchè le aziende italiane non investano in Cina, scopro sulla mia pelle gli ostacoli del protezionismo dell’Estremo oriente dove le merci output vanno bene, mentre quelle in entrate le devi sovrapagare perchè “Vorrai mica che noi cinesi questo non siamo capaci di produrlo?”.

Arriva nel primo pomeriggio, portato da un fattorino che ha l’aria di non sapere nemmeno il suo nome, il pacco maledetto. Pago ed immediatamente ci rechiamo in stazione dei treni a prendere un biglietto per Kunming, questa volta optando per la soluzione più economica che ci sia: sedile duro con il treno più lento.

In Cina i treni notturni hanno quattro classi: sedile duro, sedile morbido, letto duro e letto morbido in ordine ascendente di costo.

Noi convinti delle recensioni datoci da altre persone, ci affidiamo alla soluzione più economica. Quando il treno arriva, con 15 minuti di ritardo, capiamo in pochi secondi di aver compiuto un errore macroscopico: il treno è ricolmo, i sedili sono tutti occupati e noi dobbiamo rimanere in corridoio seduti sulle nostre cose.

Nessun problema, dovremo far solo 12 ore così…

Nelle stazioni successive non scende nessuno, anzi salgono ancora più persone e ci troviamo ancora più insardinati anche se faccio di tutto per rimanere ancorato al mio sedile fatto dai due copertoni Kendo speditomi dalla RMS. Facciamo amicizia con due sposetti cinesi, compagni di viaggio sventurato, che si offrono anche di prepararmi i noodles. Mentre rimaniamo seduti, in varie e creative posizioni per prendere sonno, a cadenza regolare passano le persone che devono andare a pisciare piuttosto che a fumare ed ogni volta dobbiamo scostarci interrompendo le nostre puntate con il sonno.

Questa è stata forse la più grande minchiata da inizio viaggio.

Km. percorsi oggi: 0 Km.                              Totale km da inizio viaggio: 17446 Km

La vita cinese outdoor

22 Febbraio 2011 – Nanning (CHN), Giorno 332, 9.30

Un altra giornata trascorsa spendendo invano il mio tempo e la pazienza con quei quattro minorati della UPS Cina. Loro non sembrano in grado di risolvere il problema e nemmeno aver tanta voglia dato che ho giù pagato il servizio, quindi la loro risposta migliore è “Quello che la dogana dice, va pagato”.

Tutto il santissimo giorno sto al telefono dell’ostello a chiamare, talvolta alzando lo voce, con i vari impiegati del customer service che mi danno diverse motivazioni, diverse spiegazioni e nessuna soluzione. Mi chiama persino una di loro, chiedendomi se voglio che il pacco venga rispedito indietro, dato che l’ho rifiutato. Alcune delle cose li dentro mi servono con certezza

Capisco molto brevemente che oggi non me ne andrò e che nemmeno riceverò il pacco pertanto cerco di godermi questa ennesima giornata nanningiana malgrado il nervoso.

Camminando per la città al mattino si vedono gli anziani che fanno tai-chi nei parchi con musica classica cinese a fare da sfondo, mentre al pomeriggio si trovano vecchi e non a ballare! Musica moderna e via a ballare come fosse liscio, chi come fosse tango ed è veramente uno spettacolo divertente: si vedono nonnini che insegnano alle rispettive mogli con fare a là “il piede non metterlo così, muoviti così” anche se di talenti non c’è ne sono, l’importante è che si divertano.

Sul parco adiacente l’ostello invece, uomini over-45 si incontrano a giocare a carte o maijan ed insieme trascorrono giornate intere presumo. Qui c’è anche il “dentista”: una sedia reclinabile e un tizio che mette le mani in bocca di qualche scriteriato e trapana di gran lena (certificato ISO 9001). Poco distante sembra esserci il barbiere anche se non mi sorprenderei se fosse la stessa persona che fa il dentista…

La precedente volta che fui in Cina, per strada vidi questo giovane urlarea petto nudo quello che penso fu il suo processo “avanguardistico” di curare la cataratta: con una pinzetta per togliere i peli superflui, toglieva qualcosa dai poveri nonnini che credevano a questo “mago medico”. Terrore!

Km. percorsi oggi: 0 Km.                              Totale km da inizio viaggio: 17446 Km

Linee guida del documentario

20 Febbraio 2011 – Nanning (CHN), Giorno 330, 9.30

Non ci sono pacchi da aspettare quest’oggi e niente in programma, così alla fine sto in ostello tutto il giorno a rassettare video e fare quella che io considero come il riporre “ordine nel viaggiatore”.

Mi documento su dove andare in Laos e do una sbirciatina alla Cambogia e a dire il vero la storia recente di questi due stati sono un programma in se: la Cambogia con il feroce Pol Pot e i suoi 5 anni di delirio onnipotente mentre in Laos la politica è stata prima legata agli eventi della guerra in Vietnam e poi all’instabilità interna.

Questa zona d’Asia, l’ex-Indocina francese, esercita su di me un fascino speciale dato che la regione la vedo un po’ come i Balcani d’Asia. Teatro di battaglie, dittatori, politiche funambole e invasori da ogni fronte, questi stati stanno man mano riuscendo a ritagliarsi un proprio carattere, dopo tanto tempo che questo è stato oppresso. L’unico stato che rimane indietro in questo è la Cambogia, che 32 anni dopo la fne del regno del Khmer Rouge ancora ne soffre le tragiche conseguenze in materia economica e sociale.

È già assodato che dedicheremo l’intera durata del visto ad ogni stato; quando partii mi sembrava già troppo stare 20 giorni in uno stato, mentre ora un mese mi sembra ancora stretto. La Cambogia è piccolina e dovremmo farcela con i tempi mentre il Laos è più culturalmente interessante nella parte nord mentre il sud è relativamente inesplorato. Il Vietnam invece è una striscia lungo l’oceano Pacifico che misura 1000 e passa km da Hanoi a Ho Chi Minh City (Saigon). A Hanoi ho anche un amico che è stato mio coinquilino di stanza a Brighton per un anno e mezzo, quindi forse starò per una durata maggiore.

…intanto, seduto a Nanning, mi godo gli ultimi giorni prima di ritornare in sella allo scooter. Cosa che da un lato mi piace, per l’indipendenza che dà, ma che però isola mentre viaggio ponendomi meno in contatto con altre persone.

Km. percorsi oggi: 0 Km.                              Totale km da inizio viaggio: 17446 Km

Dong ding

07 Febbraio 2011 – Congjiang (CHN) – Zhaoxing (CHN), Giorno 317, 8.00

Considerato che ieri stavo meglio e che ormai al quinto giorno l’influenza dovrebbe essere sulla via verso la sconfitta contro le mie pigri forze immunitarie, oggi parto alla volta del villaggio di Zhaoxing. Altro villaggio, altra minoranza: questa volta sono dei Dong, comunità abbastanza grande in Cina, un po’ meno in questa regione.

C’è solo un bus che va a Zhaoxing e più precisamente si ferma a 6km di strada, a Loshan, dopodichè dovremo scarpinarcela a piedi. Fortunatamente incontriamo due ragazzi cinesi che stanno andando alla stessa destinazione che ci chiedono se vogliamo prendere un taxi assieme. Fatti due conti verifichiamo, che la differenza di prezzo non è così grande ma soprattutto non dobbiamo camminare quindi accettiamo di aggregarci a loro.

Durante l’ora di viaggio, sobbalzando a destra e sinistra per le buche, scopriamo che loro domani andranno a Guilin e che anche domani si può fare gruppo per avere un prezzo inferiore.

Nutria nutriente

Zhaoxing è situato a circa 53 km da Chongjiang ed appena arriviamo, verifichiamo ciò che è scritto nella Lonely Planet del 2007, che il turismo stava avanzando. Questo però è il primo impatto perchè, una volta fuori dalla via principale piena di ristoranti, il villaggio ha l’integrità rurale che mi aspettavo. Il riso è coltivato in ogni metro quadrato rimasto disponibile e alle spalle del villaggio si estendono le terrazze con la coltivazione di questo vegetale. Qui, per la prima volta vedo cucinare delle cose che mi fanno venire il voltastmaco più totale: incontriamo un tizio che con il cannello a gas sta “pelando” un animale che assomiglia tanto ad una nutria. E fin qui va bene…

Procediamo e vediamo un gruppo di uomini che cucinano e appena guardo nel pentolone, vedo peperoncini in olio bollente; noia, già visto e mentre sto per andarmene vedo che aggiungono l’ingrediente X! Ricordate cosa scrissi il primo febbraio riguardo allo strizzamento del cibo rimasto nella pancia della vacca ammazzata, dove il solido veniva buttato e il liquido messo in un secchio? Eccolo qui, mentre lo filtrano e lo buttano a bollire con i peperoncini…Praticamente acidi gastrici di vacca alle erbe e al peperoncino!

…e mentre filmo, pondero su ciò che voglio ottenere dal filmato. Voler sempre la visione alternativa, in un villaggio significa finir a filmare solo merda e pantano!

La sera c’è una specie di “sanremo” Zhaoxing style, dove diversi gruppi di minorati…ooops persone di diverse minoranze eseguono canti, la maggior parte senza accompagnamento musicale. Più che Sanremo pare la sagra del bruscondolo di Negrisia con qualsiasi anziano o anziana in maschera…ooops costume vengono sbattuti nel palco.

La corrida is real.

Km. percorsi oggi: 0 Km.                              Totale km da inizio viaggio: 17446 Km

Decimo mesiversario di viaggio

28 dicembre 2010 – 27 gennaio 2011

Dali (CHN) – Chongqing (CHN)

31 giorni Totali, 0 km nel mese corrente, 17.466 km Totali

Spesa totale: 338.97 €.

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Ritorno al freddo!

Il maledetto nemico che ho tentato di lasciarmi alle spalle dopo la quantità patita in Asia Centrale, è invece in gran voga in centro Cina. Così, io che pensavo di partire per una scampagnata con delle magliette a maniche corte e zainetto sono stato deluso: qui in Cina si batte brocche d’inverno! Comunque a parte la parentesi meteorologica, la Cina ha continuato ad essere quella meravigliosa sorpresa che sembrava preannunciarsi, dopo l’introduzione dicembrina.

Cronostoria Trip 2010 – Decimo Mese

Scaglio il primo sasso: i cinesi non sono freddi! O meglio, non lo sono più di qualsiasi occidentale quando incontra una persona con costumi distanti o diversi dai propri.

Il numero di passaggi in auto, di bevute e mangiate assieme, di ospitalità genuina sono i fattori che mi permettono di dire questo: a me, i cinesi hanno fatto cambiare idea.

Tantissimi giorni a Chengdu per trovare lavoro ed iniziare un nuovo capitolo del viaggio e opzione lasciata arenarsi per mettere in piedi un nuovo, stimolante progetto: il documentario “2 in Indocina” dove io e il Ture ci mettiamo alla prova come viaggiatori in grado di esporre i contenuti.

Vogliamo attraversare gli stati futuri, precisamente Laos, Cambogia e Vietnam analizzando quello che ci affascina di queste terre:

  • Io guardo alla loro storia recente, ricca di drammi, di guerre intestine, di rivoluzioni, di dittatori, di genocidi. Come ha reagito questa popolazione a questi shock psicologici?
  • Il Ture invece è affascinato dai paesaggi e dalla cultura rimasta incontaminata dalla globalizzazione e il fatto di stare a contatto con gente meno fortunata di lui e con persone vere (naturalmente non in zone turistiche).

Quindi si guarda avanti con forte interesse dall’enorme Cina che mi ha svelato solo pochi dei dubbi che avevo prima di entrarci: il mistero di Mao rimane, la loro infinita indole operaia, la loro chiusura entro il concetto di società, caratteristica tipicamente asiatica.

Il modo nel quale creano tutto è un capitolo ampiamente trattato, dal quale non posso esimermi: il vestiario, le case, il cibo talvolta plastificato, i rifiuti, le scorie, l’inquinamento e pure le città. Riescono a sorprendermi come la rivoluzione urbana al quale sottopongono le città sia pianificata nei minimi dettagli, in piani regolatori approvati a tempi record. Città immolate al turismo che, come ogni stato che sia degno, devono essere allineate a standard di piacimento visivo medio: così Lijiang, Dalì, Guilin, la base dei Panda assumono anch’esse un aspetto plastificato.

A questo lato rispondono però le montagne dello Yunnan, perfettamente esotiche coperte dal manto verde amazzonico, le coltivazioni di riso ed i terrazzamenti dolci come colpi di pennello del Sichuan, la megalopoli schizofrenica di Chongqing e le mille minoranze etniche presenti in Guizhou.

Mille facce ha questa Cina e due mesi sono solo un entree caldo che invoglia un possibile, prossimo ritorno.

English version

Back to cold weather!

The damn enemy I tried to leave behind in Central Asia after having suffered so much of it, it is back with revenge here in China. So I find myself with short sleeves in a climate that would rather advice one or two good jumpers: remember, winter in China is freezing! But, beside the weather discussion, China surprised me big time and it continues to make me marveling at each sight or each gesture of unexpected friendliness.

In few words: Chinese people are not cold! Well, they are not more distant than Europeans when they meet some other foreign fellow. The number of car lifts I took, glasses poured down my throat, food swallowed hungrily and true hospitality made me saying so: Chinese people changed the prejudice I had of them, and that is an achievement.

Many days spent in Chengdu looking for a job opportunity and change the course of my trip, actually did their duty in another manner: I decided not to work but rather invest my time keeping on traveling and documenting what I see with a documentary called “2 in Indocina”.

Ture and I will try to reveal the way we see these countries so do not expect something “National Geographic” style: we don’t have the means and neither the willingness to do that at this stage.

We want to cross Laos, Cambodia and Vietnam analyzing what fascinates us of these lands:

  • I’d like to explore the recent history full of dramas, internal wars, revolutions and dictators and genocides and see how these factors affected the present.
  • Marco is more enthralled by the landscapes and culture that especially in the villages remained globalization-free and the fact that he can relate to people, which is poorer and maybe truer.

So we look forward with great enthusiasm from this huge country that also kept some of the mysteries: the fame of Mao, the relentless working energy of Chinese people, the closure of their society. Also the way in which they create everything: clothes, houses, plastic food, rubbish, waste, pollution and sometimes cities. I still amaze after two months being here at how they revolutionize the aspect of cities in order to meet the standard, with building plans that from the issue date to the approval takes 3 months! Cities immolated to tourism and the average standard of visual pleasure: Lijiang, Dalì, Guilin, the Panda base paid the toll already.

To counteract this, there still are the mountains of Yunnan, perfectly exotic covered in Amazon green, the rice fields and terraces of Sichuan that are like some gentle brushes on a canvas, the schizophrenic megalopolis of Chongqing and the thousand ethnic minorities of Guizhou.

China has thousand faces and two months here are only a hot entrée that makes me feeling a desire to return one day.

Geopolitica italiana dal fronte cinese

24 Gennaio 2011 – Chengdu (CHN), Giorno 303, 9.00

Dato che oggi è stata una giornata vuota in termini di contenuti, trovo il tempo per trattare un argomento che mi sta a cuore, e che qui in Cina ho notato ancora con più forza.

L’inesistenza dell’Italia.

Ne avevo già parlato quando mi trovavo in Armenia, dove al contrario l’Italia era ben vista, per via delle numerose iniziative culturali e il contributo attivo dell’ambasciata a Yerevan. Nel resto dell’Asia centrale siamo inesistenti e qui in Cina siamo sicuramente meno presenti di quel che dovremmo essere, trattandosi del futuro maggior mercato al mondo.

A parte una cattedra all’università d’italianistica a Bishkek, Kirghizistan, promossa dalla Cassamarca, il paragone con il Goethe Institute tedesco, il British Institute oppure il Centre Culturel Francaise, è sempre in svantaggio. L’ambasciata italiana di Astana, Kazakhstan, è famose per essere completamente inutile, dato confermatomi da un tizio che lavora nell’ambasciata di un altro stato. Oppure il caso di consoli onorari che in pieno stile italico fanno richiesta per i benefici che porta la carica più che per l’effettivo prestigio del ruolo.

In Cina, la Germania è ritenuta la punte di diamante per l’industria, la Francia per il cibo e il tanto odiato Giappone, la fonte della tecnologia. Il tutto in salsa linguistica inglese!

Facendo una ricerca sui lavori disponibili che richiedano la conoscenza dell’italiano (e questo potrebbe essere un indice della presenza d’investimenti) siamo decisamente dietro rispetto ai competitor europei.

Le uniche aziende italiane ad essere state galoppine in territorio cinese sono quelle di vestiario: Prada, Gucci, Kappa, Fila e mi sorprende invece l’assenza delle trevigiane Benetton e Replay oltre che di Diesel.

Il resto invece? Ancorato al stagnante mercato europeo occidentale (magari si estendesse all’Europa orientale), con una Fiat, azienda più grande del panorama italiano che fattura ancora più del 50% dal mercato interno.

Certo la Cina non è un mercato facile: creare una rete di distribuzione in un paese così enorme, il fatto che ci debba essere la partecipazione di un azienda partner cinese che detenga almento il 51% della proprietà (il fallimento d’Iveco ad entrare nel mercato rimane storico, con la proprietà cinese che manipolava in conti) e la pressochè impossibilità di entrare con prodotti di bassa qualità (anche se H&M e Ikea qui funzionano) visto che i cinesi hanno l’assoluto dominio in tale target.

E sono proprio le due aziende svedesi regine dell’usa e getta a rendere chiaro che anche se il prodotto vale poco e per lo standard cinese costa molto (i prodotti Ikea qui costano come in Italia), la nomea delle aziende, la loro facciata e realtà western, fanno si che comunque si vedano le code fuori dai loro negozi.

Il problema quindi è al terminale, le aziende è ancora di più alla fonte, gli accordi italo-cinesi a livello di economia. Perchè si continua a vedere la Cina come un nemico e non come quello che diventerà, un incredibile mercato?

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KKK a modo nostro

02 Gennaio 2010 – Kunming (CHN), Giorno 281, 9.30

Essendo arrivati in una città mediamente grande, la prima cosa che due giovani europei fanno è recarsi in un supermarket a caccia di prodotti importati, nel caso specifico, pasta, nutella e tante altre cose disgraziatamente anti-salutari. Oltre che a essere anti-salutari sono anche anti-portafoglio, dato che un vasetto di nutella da 250g costa qualcosa come 8€ quindi usciamo dal negozio con la voglia aumentata e niente in mano, se non del burro di arachidi cinese a cui daremo il compito della colazione “come si deve”. Se non fosse che Ture, con un pezzetto di arachide si spaccasse un dente con conseguente ira verso il malefico prodotto e la disperata ricerca immediata di un dentista: come sarai mai andare in uno studio dentistico in Cina? Useranno mercurio nei materiali per le otturazioni? Saranno qualificati? Sterilizzeranno il materiale?

Una piccola parte di otturazione si è tolta però l’Adventure è timorato: “Dovrò tornare in Italia per fare l’intervento…”. A freddo con un po’ di rassicurazioni maternali, il Ture torna ad essere obiettivo, che non è in pericolo di morte e dando un occhio su internet troviamo uno studio che parla inglese e sembra essere professionale abbastanza, quindi decidiamo di andare a dare un’occhiata.

La casa è ancora in condizioni semi-disastrate, dato che il Ture ed io per pure solidarietà ed il fatto che, anche per soli due giorni in più, ma nel porcilaio ci dovevamo rimanere, abbiamo fatto una pulizia grossolana di bottiglie, bicchieri e dei vari tavoli pieni. La lasciamo così e così rimarrà finchè c’è ne andremo…

Troviamo lo studio dentistico dopo aver vagato per una mezz’ora e da fuori ha un buon’aspetto e quando parliamo con la dentista che, avendo un bel visetto, conquista le volontà di Marco di farci infilare dita, trapani ed attrezzeria varia. A me viene voglia di farmi fare una pulizia dentale però è tardi ed è domenica quindi la dentista, seppur essendo cinese, dice che è ora di andare a casa.

I cinesi…di tutto si può dirgli tranne che non lavorano come dei dannati, a condizioni economiche e lavorative pari a quelle italiane degli anni ’50. E sarà per questo che noi europei, noi veneti siamo impauriti da questa popolazione che additiamo come responsabili della nostra crisi economica, crisi di lavoro, del fatto che la nostra moglie scappa, che i nostri bambini non imparano l’italiano, che non ci piacciono alla vista etc etc, perfetti spauracchi del nostro democratico e moderno Ku-Klux-Klan.

Ed io dico che abbiamo una memoria molto corta, quando i veneti andavano alla conquista del lavoro nelle miniere del Benelux, dell’America del Sud, dell’Australia, della Germania e ovviamente degli USA. Noi che abbiamo esportato tanta voglia di lavorare, cibo ma anche tanto crimine (ed è inutile che mi dilungo).

Ben venga la Cina, nascosta per il mercato mostruoso che egli rappresenta e spacciato solo come paese natio di coloro che vogliono rapinare il posto di lavoro al proprio figlio inedico, che nemmeno si sa arrangiare a prendere un bus.

Un rivale lo si batte essendo migliore.

Km. percorsi oggi: 0 Km.                              Totale km da inizio viaggio: 17446 Km

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