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Come fossi a casa

12 Luglio 2011 – Chennai (IN) – Mysore (IN), Giorno 472, 9.30

Dopo venti giorni è ora di lasciare Chennai, con un bel treno sleeper notturno tanto reso demone nei racconti di viaggiatori d’India. Ma costa un terzo meno, quindi la scomodità presunta ha il suo perchè, però ora come ora ho più tempo e pazienza che soldi, quindi ci si adegua.
Il treno è alle 21.30 e pure Jesse parte quest’oggi per qualche paesino del Tamil Nadu come volontaria sfruttata: da fare un paio di ore come consulente esterna non retribuita è passata ad essere convocata ogni giorno ed anzi spedita in sopralluoghi sul posto in giro per il sud India. Lei, venuta qui per seguire Chris in questa sua parentesi di 8 mesi qui in India, è una ragazza molto idealista con precedenti esperienze di volontariato in Uganda e Danimarca, non riesce a dir di no anche perchè alla fine le va bene: le permette di integrarsi e scoprire l’India essendo in costante contatto con residenti dei piccoli villaggi. Entrambi sono due fucine di idee ma soprattuto sono entrambi molto capaci e perseveranti e quando si prefiggono un obiettivo lo raggiungono con molta probabilità.
In teoria oggi lascio pure un altra cosa qui a Chennai oltre ai miei due amici, ma questa la lascio con grande gioia: il caldo soffocante. Altro che monsoni, qui la temperatura è da Africa e se io malsopporto queste temperature sahariane non oso immaginare i miei due compari teutonici.

Dopo un pomeriggio di tiritera, i due tornano ed abbiamo giusto il tempo per un thè nel soffitto della casa mentre il sole tramonta, a celebrare la nostra reunion un anno dopo l’incontro in Armenia prefiggendosi una volta in Europa di tenerci in contatto più facilmente, compagnie aeree low budget permettendo. Ed è strano lasciare i miei due amici: con loro è come se fossi a casa e loro sono sempre i benvenuti a casa mia, perchè le persone genuine bisogna tenersele strette.

Il treno è già in stazione un ora prima, così ho tempo per studiare la disposizione letti: sono sul livello superiore di una colonna di tre letti e purtroppo c’è il ventilatore che spara aria sul fianco e dopo un’ora che tento di dormire ho praticamente il fianco bloccato; mi copro ma non c’è nulla da fare, così appena avverto che gli altri stanno dormendo lo spengo e va dar via e ciape.

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Vista oltreoceano

11 Luglio 2011 – Chennai (IN), Giorno 471, 10.00

Tranquillità.
Ieri parlavo con Chris su cosa fare nei giorni che mi separano da oggi alla mia partenza, il 21 giugno; mi chiedeva che posti voglio visitare ed in tutta onestà gli ho risposto che ora visitare ed esplorare non è più primario. Stare tranquillo, rilassarsi e stare con degli amici e ciò di meglio che in questo periodo posso richiedere!

Studiare i giornali italiani online per vedere se è il caso di preoccuparsi prima che arrivo (borsa da due giorni a picco) e già nei giornali tedeschi si parla di salvataggio dell’Italia. In quel caso, nemmeno morto ci ritorno a casa: non ci è bastato essere stati ed essere ancora schiavi degli USA come ringraziamento del piano Marshall, ora dobbiamo anche prostrarci a Germania e Francia? Mai!
Il piano per risanare l’economia è possibile, altro che aumento delle tasse, tra le più alte in EU (e per cosa?): ogni volta ci sono grandi infrastrutture da fare ci si scontra tra verdi estremisti e progetti folli. Progetti del quale non fidarsi già dalle gare di appalto, progetti come il ponte di Messina che è 20 anni che iniziano e terminano gli accertamenti, ogni volta con costi abnormi: in Danimarca hanno ponti simili con condizioni ventose simili, ma da noi è una “grande opera”, sarebbe il “miracolo italiano”.
…e la politica poi…
Partiti trincerati dietro i loro loghi nella non costruzione di un futuro utile, ma incredibilmente compatti nel restare attaccati alla “cadrega”, attenti nel mantenere invariati i salari che percepiscono. Per me non ci sarebbe nessun problema se loro prendono tali cifre a frutto di un risultato, esattamente come i manager aziendali: ed esattamente come i manovratori d’azienda vengono cacciati se non portano i frutti sperati.

Intanto con Chris parliamo anche di opportunità di business: lui è un gran lavoratore ed un gran ingeniere e, sia lui sia la fidanzata, hanno ampia esperienza di lavoro nelle fonti rinnovabili. Discutiamo su cosa si possa fare, come lavorare indipentemente con qualcosa di innovativo.

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Residenti e non

09 Luglio 2011 – Chennai (IN), Giorno 469, 9.30

L’ultimo giorno di Paula e Max in quel di Chennai lo dobbiamo trascorrere godendoci la città nel quale tutti ci sentiamo un po’ di passaggio: Chennai. Anche Chris e Jesse che vivono qui, hanno visitato ben poco del capoluogo del Tamil Nadu, città che si estende verticalmente lungo la costa per decine di chilometri. Quindi oggi puntiamo ad andare nel quartiere di Georgetown, il cosidetto quartiere vecchio della città: monumentalmente parlando non c’è molto e si potrebbe smaltire tutto in un’oretta però ci sono due ragazze nel gruppo, non bisogna dimenticare, il che significa un negozio su cinque viene messo sottosopra dalle acquistatrici.

Noi ragazzi aspettiamo fuori parlando, filmando e tutto questo per un paio di ore, quindi il sole si fa insopportabile e stare nel mercato diventa un impresa martire, così ci spostiamo da Spencer Plaza dove i ragazzi vogliono concludere qualche acquisto dell’ultimo minuto. Trascorrere una giornata a far compere è più devastante di scalare l’Aragat, non tanto perchè non ho risorse economiche ora per concedermi qualche sfizio, ma più per il fatto che se non ho un’esigenza precisa, provare a farmi stimolare dalla visione di oggetti mi stanca.
Terminiamo alla grande con una cena in un ristorante di nome Kabul, che con la sorpresa di tutti fa cibo afghano…provo ad ordinare qualcosa di non piccante, come suggerito dal cameriere, ma apparentemente il cornuto ha un concetto di piccante completamente alterato, dato che dopo un paio di cucchiai ho l’intera bocca anestetizzata.
Max e Paula partono per andare in aeroporto alle 22 ed io ritorno ad avere solo due tedeschi da badare. Con i due, mi sono divertito molto specie a Tiruvannamalai, quando siamo riusciti a sdrammatizzare la situazione precaria di tutti noi.

Un’anno fa pensavo di voler già fare un filmato introduttivo del viaggio, progetto che poi saltò. Ho ritrovato il file audio con una mia predica dove parlavo del viaggio.

Eccola qui.

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L’India mi sta ufficialmente rompendo i totani

08 Luglio 2011 – Tiruvannamalai (IN) – Chennai (IN), Giorno 468, 8.30

In India puoi programmare di visitare un posto, di andare lì nella mattinata, fare determinata attività nel pomeriggio, dopo fare così e colà ed è tutto straordinariamente bello. Ma è anche tutto straordinariamente fantasioso: capita che per oggi, avevamo deciso di fare trekking scalando la piccola colline alle spalle del tempio, una camminata di quattro ore per fare il viaggio completo. Ed invece al mattino sia io sia Paula abbiamo moto edi stomaco accellerato e neppure Max si sente al top della forma e dopo 20 giorni in queste condizioni incerte, nomino al primo posto l’India come luog più difficile da viaggiare.

Nessuna camminata, bensì rinchiusi in albergo a redimere le nostre colpe nell’aver evidentemente scelto un posto malsano per mangiare; ce la prendiamo con comodo e quando siamo fisicamente pronti, ci affidiamo ad un tre ruote per fare il tour dei templi nelle vicinanze della città. Quel che dovrebbe durare un ora, finisce invece in mezz’ora dato che siamo spenti e disinteressati: questo è il problema maggiore di quando sia un intestino che lavora male, non si hanno energie fisiche e mentali con il qual poter vivere bene il luogo dove ci si trova.

Altre quattro ore di ritorno in bus, altra grande gioia nel non vedersi spiaccichiati addosso ai camion provenienti in direzione opposta, altra grande stancata per poi vedere poco perchè fisicamente penalizzati.

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Claudio 1 – Batteri 10

06 Luglio 2011 – Chennai (IN), Giorno 466, 9.30

Alle 8, con un’ora di ritardo arriviamo a Chennai, dove il caldo afoso sembra essere cambiato in questi pochi giorni che siamo stati via: il cielo è nuvoloso e c’è venticello a rendere la sopravvivenza molto più fattibile. Non sono l’unico a non aver dormito dato che anche Max e Paula sembrano provati dal viaggio mentre fortunatamente Chris e Jesse sono a posto, anche perchè alle 10 andranno al lavoro.
Mentre gli altri vanno a casa, io mi dirigo in ospedale a ritirare gli esiti degli esami della settimana scorsa: il risultato, senza tanto bisogno di un’interpretazione medica, dice che non ho alcun batterio. Quindi sto male da due settimane in base a cosa? Sgancio 500 rupie (8,3€) per consultare un medico (alle 9 di mattino l’ospedale è pressochè deserto, nè dottori, nè pazienti nda) che a sua volta mi dice che forse ho avuto una infezione generata da un parassita che sfugge al controllo batteriologico ed inoltre, avendo iniziato a prendere antibiotici prima di fare il test, i risultati possono venir compromessi. Per la serie, ma perchè minchia l’ho fatto?
Così mi ritrovo a sapere tanto come prima, almeno a consolarmi c’è il fatto che da un paio di giorni non ho problemi, quindi forse lo stomaco sta vincendo la mia personale “battaglia di Algeri”.

Dopo lo shopping culinario di ieri, oggi tocca allo shopping vestiario: andiamo allo Spencer Plaza e, sebbene non ho alcuna esigenza personale iniziale, l’appetito vien mangiando. Dopo aver acquistato una pashmina in kashmir per mia sorella, il celebre velo indiano che viene utilizzato come sciarpa, ne acquisto una pure per me (in seta che costa meno) ed un portafoglio in pelle che potrò tenerlo bello ricolmo di rupie, auto-suggestione di ricchezza…
A tener banco per due ore è la trattativa di Max con un venditore di oggetti in pelle, per avere una porta-appunti/portanote interamente in pelle, con il design preferito; si accordano per 30€ per un pezzo fatto ad hoc 100% in pelle, un prezzo niente male per un oggetto che può venir facilmente commercializzato in Europa.
Per chiudere la giornata andiamo tutti in un ristorante giapponese che sembra essere un angolo di Tokio: dentro solo nipponici, piatti nipponici, prezzi nipponici. Costa un fottio ma almeno è buono e, sooprattutto, non è piccante!!!

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Sir, saffron please…

05 Luglio 2011 – Cochin (IN) – Chennai (IN), Giorno 465, 9.30

Le caviglie sono ancora leggermente doloranti ma tutto sommato mi sento abbastanza rigenerato. Non faccio ora a terminare la colazione che i quattro tedeschi sono di ritorno dall’escursione in barca del quale mi parlano un gran bene: con il senno di poi, avrei potuto andarci dato che alla fine ieri ero vivente e camminante, però è stato meglio non correre un possibile rischio di complicare le cose.

In questa mezza giornate che ci rimane a trascorrere da Cochin, ci separiamo uomini e donne per il rito dello shopping: le donne vanno in cerca di vestiti e ferraglia adornativa indiana, mentre noi maschietti dobbiamo sbrigare le pratiche dei regali per coloro rimasti a casa. L’India è terra di spezie pertanto io voglio comprare dello zafferano e del cardamomo da poter utilizzare mischiato con il caffè: andiamo nello stesso negozio dove Max aveva acquistato delle spezie sabato scorso. Partiamo con il piede sull’accelleratore e quando stiamo già acquistando le rimaste confezioni da un grammo della preziosa spezia arancione, a Max viene la splendida idea di provarlo prima.
Chris, Max e io prendiamo un filo a testa e lo assaggiamo: mi fa schifo però non sono sicuro se il mio gusto sia “esperto” a sufficienza, quindi trattengo la mia opinione finchè avverto lo stupore nelle loro faccie e posso liberare il mio “sa da sapone”, a cui fanno eco entrambi. Lo provano anche i due venditori e l’autista del tre ruote ed la versione unanime è che sia falso zafferano: il venditore dice di essere stato gabbato pure lui e che gli tornerà tutta la merce. Ci dice però che quello di alta qualità è sicuramente genuino: non ci fidiamo e lo proviamo ed il gusto è leggermente migliore però ancora non mi sembra reale. A questo punto interviene l’autista del tuk-tuk che ci consiglia di andare in un posto che conosce lui, lo spaccio governativo dove al 100% le spezie sono vere: siamo scettici però quando lo proviamo qui, il gusto è totalmente diverso ed in linea con il sapore rimasto nel retro del mio cervello da quando anni fa mangiai un risotto con lo zafferano.
Ringraziamo l’autista andando a visitare un negozio dal quale percepisce un terzo di litro di benzina se porta dei clienti, aldilà del fatto che questi comprino alla fine. Entriamo e facciamo un po’ di scena, fingendo interesse e poi uscendo senza acquistare nulla dato che i costi sono altissimi e la qualità incognita.

Per riuscir ad avere un biglietto di ritorno in treno abbiamo dovuto fare la furbata, prenotando i biglietti dalla stazione prima di Cochin in modo da evitare tutta la “coda” di persone che hanno prenotato dal capoluogo del Kerala. Il lato negativo è che per arrivarci ci vuole un casino di tempo, quindi ci premuniamo di partire due ore prima; Chris e Jesse sono in un vagone diverso dal nostro, mentre Max e Paula sono su un altro scompartimento letto.
Addirittura fa freddo nello scompartimento ed essendo nel lettino più in alto il getto dell’aria condizionata è forte su di me così non dormo ma penso a come…

…il mio interesse e la mia curiosità abbia avuto un’andamento iperbolico, all’inizio dominati dalla necessità di orientarsi in viaggio, poi in fiore, capace di notare ogni differenza ed ogni tratto significativo dei posti che giravo quindi lentamente lo svanire. Un affievolirsi dovuto forse all’acquisizione di una cosidetta “abitudine al viaggio” o forse perchè ponendosi un termine di fine temporale, la mente comincia il processo di riacclimatamento all’ordinario di casa.

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Sonia Gandhi

01 Luglio 2011 – Chennai (IN) – Cochin (IN), Giorno 461, 9.30

Quest’oggi è prevista la seconda escursione partendo da Chennai, insieme a Chris e Jesse, ci dirigeremo verso Kerala, la regione a sud-ovest del Tamil Nadu. Kerala ha una forma tipo il Cile, ossia una piccola strisciolina di terra costiera che racchiude moltissime sorprese: c’è un alta percentuale di cristiani, quindi mangiare carne di manzo non è affatto strano; è il centro della coltivazione delle spezie (ad esclusione dello zafferano); Cochin, la città capoluogo, viene soprannominata la Venezia dell’Est (tanto per cambiare…e io che pensavo fosse Hangzhou…).

Intanto esploro i media indiani: già da Calcutta, una cosa che mi ha colpito è il fantastico uso della lingua inglese nei quotidiani, con espressioni in “inglese antico” che in Inghilterra ormai sono in disuso. Stesso discorso applica per il vocabolario, decisamente più variopinto in confronto alle versioni inglesi o americane. La pecca sta nel fatto che a parte gli articoli opinionistici, trovo poca profondità nei servizi ed anche su argomenti chiave non fanno i cosidetti “focus-on”, quindi la mancanza di una scrittura completa ed esaustiva.
Sono particolarmente interessato a sapere di più su Sonia Gandhi, la presidente del Congresso indiano, una donna nata e cresciuta in Italia che ha sposato Rajiv Gandhi, il figlio della ex primo ministro, Indira Gandhi, al potere per una ventina d’anni tra gli anni ’60 e ’80. Il popolo indiano sembra amare la donna di casa nostra e molti la giudicano come una persone estremamente saggia ed intelligente; mettendo da parte il giudizio sul suo operato del quale non so molto, guardo al fatto che uno stato di 1,2 milliardi di persone abbia come una delle due figure prominenti, una straniera. Mi sembra alquanto strano che non ci siano indiani altrettanto capaci come un po’ strana è la vita della donna e della sua famiglia: si parte da un padre che durante la guerra fredda co-operava con il KGB, il cui nome è stato tirato in ballo diverse volte pure da Michele Sindona nei processi, al fatto che sia il marito, sia la suocera, sia il cognato (possibile successore al trono dopo Rajiv) siano stati “terminati”, per dirla alla americana. Certo il complottismo è da sempre mia materia preferita, però il primo punto che ho evidenziato ha molto di ambiguo…

Per arrivare alla stazione dei bus mi vuole due ore nel traffico serale di Chennai e arrivo all’ultimo minuto, ormai convinto di aver perso la coincidenza e dopo aver mandato letteralmente a fanculo un autista di rickshaw che mi ha chiesto 50 rupie per fare un chilometro (la tariffa di norma è 10-15 rupie per km). Il bus non è comodo il treno ma conto di dormire un paio di ore: Jesse mi informa che i nostri letti sono alla fine e sul piano superiore, dove si ha lo sballottamento maggiore.

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Vi presento: la dogana italiana!

30 Giugno 2011 – Chennai (IN), Giorno 460, 10.30

Se un giorno si migliore, un giorno si peggiora e si ritorna alla mediana di una normale malattia: ormai sono 9 i giorni in questa condizione che rimane costantemente fastidiosa. Non posso far niente e non voglio far niente. Neppure di mangiare. E se conta poco il peso perso, conta molto di più sta sensazione di inedia in India, uno stato che sono sicuro meriti di più che una stanza chiusa con l’aria condizionata (almeno).
Sto dentro, oggi sto ancora più male ed i tragitti bagno-soggiorno si fanno più intensi e questo non va bene, dato che per dover di cronaca, domani devo prendere un bus di 12 ore verso la regione a sud-ovest, Kerala.
Sento che c’è la farò ad andare, non sono sicuro di quanta performance avrò in grado da farmi passare al meglio questa escursione di alcuni giorni. All’ospedale mi dicono che i risultati me li daranno solo da lunedì, con ritardo di un giorno da quanto previsto, quindi obbligatoriamente dovrò ritornare a Chennai per vedere come risolvere questo problema, protrattosi troppo a lungo.

Nel frattempo mi viene confermato dallo spedizioniere italiano che le pratiche di sdoganamento e disimbarco dello scooter ammonteranno a 500€ e passa (se tutto fila liscio), una volta e mezza il costo della spedizione stessa, tre volte il costo dello scooter. Si perchè se torno in Italia non c’è miglior modo di ricordarmi come funzionano le cose nella madriapatria: devo usare un agenzia, unica che può parlare con l’ente favolosa “dogana”, pagare loro, i terzi e tutti i mulettisti che gentilmente neppure voglio.
Tre volte il costo di un eguale pratica in Germania.
Tre volte il costo di un eguale pratica in Finlandia.
Due volte il costo di un eguale pratica in Regno Unito.

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