Articoli marcati con tag ‘cappadocia’
3 mesiversario di viaggio
28 Maggio 2010 – 27 Giugno 2010
Veliko Tarnovo (BG) – Nemrut Daĝi (TR)
31 giorni Totali, 3462 km nel mese corrente, 6422 km Totali
Spesa totale: 821.51 €.
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È stato un terzo mese eclettico, iniziato lasciando la terra bulgara che tanto mi aveva sorpreso e con il mio sbarco a due ruote nella terra ottomana, nel quale sono rimasto per gran parte del mio terzo mese di viaggio. Quest’ultima una terra che non ha esitato ad accogliermi con calore, cullarmi nelle sue acque del Mediterraneo e dell’Egeo, farmi infatuare lungo la costa e nella Cappadocia e poi schiaffeggiarmi la sua realtà povera della zona occidentale, che forse è un tratto integrale del popolo ma che io non ho voluto vedere prima, distratto dal luccichio.
È stato il mese all’insegna dei chilometri dato che in fronte a me avevo questo immenso stato turco e l’appuntamento con i miei amici a Yerevan da non ritardare e così ora guardo il giornaliero e vedo diversi giorni sopra i 200 chilometri, cosa mai fatta nei due mesi prima d’ora. Con gran pace di coloro che mi pressavano perchè macinassi strada, facendo come le persone che portano fuori il cane a fare i bisogni, io avrei dovuto portare in giro lo scooter per il mondo…Un paio di ore alla guida di Scooty sono sufficienti a debilitarmi dal fare altro e di giorni del genere ne ho avuti in questo mese, e poco importava se ero lungo la costa, dove un bagno spesso agiva da perfetta medicina, ma all’interno con temperature equatoriali non è proprio indicato. Ma ora mi aspettano i due mesi più difficili, senza vie di fuga al mare e lande di niente, specie in Asia centrale, eppure anche quello sarà qualcosa di nuovo, che andrà affrontato con entusiasmo.
È stato il mese dove ho speso quasi quanto i due mesi precedenti messi assieme, colpa del prezzo alle stelle della benzina in Turchia e dei prezzi “continentali” fatti dai commercianti in modo che non mi sentissi mai fuori di casa…(spese allegate Cronostoria 3 Mesiversario)
È stato il mese partito con grande entusiasmo e poi verso la fine invece ero in preda al tachimetro, sostituitosi alla mia effettiva volontà di conoscere, interagire, prendermi tempo. Fasi alterne erano previste l’importante è rendersene conto in tempo.
Molti di coloro che ho incontrato vivono in quella che non voglio chiamare routine, perché questa parola ha un accezione negativa sottointesa, bensì voglio meglio definirla come ritualità dell’ordinario. Le persone vivono il collaudato susseguirsi di attività mirate all’autosussistenza e dove queste non arrivano, il networking rurale interviene affinché i beni vengano barattati e la dieta settimanale abbia più colore. E questo è l ordinario: lo spogliamento di fattori terzi che nei paesi avanzati sono obiettivi rateizzati secondo uno scadenziario che fa più conto al presunto comfort e status che potenzialmente ne deriverà che del tempo investito. Il rapporto tempo speso contro l’effettivo beneficio rimane per loro ad alti livelli, a favore di quotidianità per noi marginata ai racconti dei nostri vecchi. Ozio, sedere a guardare le persone che passano, salutare dalla prima all’ultima persona che s’incontra in paese: si, perché la campagna nonostante la centralizzazione che sta avvenendo vertiginosamente anche in questi paesi, meno subisce l’effetto della transitorietà, infatti le persone che rimangono tramandano tradizioni e valori famigliari.
Le lezioni della solitudine, i silenzi condivisi con un ottimo compagno di viaggio, la quintessenzialità del rapporto umano, il valicamento delle differenze religiose e l’universalità delle necessità umane: il viaggio mi rivela. Esponendo i sensi recettori, affinati nel captare la bontà degli individui volenterosi nel darla, ed al contempo alterando anche la interpretazione delle emozioni, reallineate secondo le necessità interattive. Quelle emozioni che sono il vero fulcro della vita, frutto di relazioni oltre qualsiasi simbolismo pagano e centralizzate nel loro concetto di solidarietà verso il prossimo. Indistintamente.
English version
It has been a hectic third travelling month, started leaving a country which truly surprised me and arriving with my two-wheeled “unstoppable” in the Ottoman land, in which I remained for the rest of June. The latter country has not hesitated in welcoming me in the warmest way, leaving me relaxing, afloat in the Mediterranean and Aegean waters, infatuating me with the amazing coast and its wonderful inside Cappadocia and then slapping me hardly with the poorness encountered in the Western region, which maybe was also present in the rest of the territory but I did not want to see, distracted by the arrogance of beauty.
It has been a month where I chewed many kilometers because in front of me I had a huge country and also because I had to be in Yerevan in order to meet some dear friends, so if now I look at the daily mileage done I see many days with stretches over 200 kms, something that I did not do in the two months before. To shut up those that were telling me to do more kms and be more like those that walk dogs in the park to expel their physiological needs, and me taking Scooty around the world just for the sake of it…
A few hours riding Scooty is enough to make me not able to do something else during the rest of the day, so tiring it is and this did not matter when I was along the coast where I could find a cool escape, but in the centre with equator like temperatures was not very easy. In front of me I have the two hottest months, without escape plans in any sea in never-ending expanses of nothingness, but that will be something new, which I will do with the usual enthusiasm.
It has been the month where I spent the same as the two previous months together, because of the sky-high cost of the petrol in Turkey and also because of the continental prices which Turkish shops where doing especially for me in order to make me feel like at home…
It has been a month, begun with great enthusiasm and then by the end I felt the odometer was driving me rather than my actual willingness to discover, interact and take time. Up and downs were taken into consideration before leaving, the important thing is to realize such mood promptly.
Many of those, whom I met, live in what I do not want to call routine but rather define as the rituality of the ordinary. People live the proven sequence of activities in order to obtain the self-subsistence and where these are not enough, the rural networking is utilized in order to exchange goods and therefore vary the weekly diet. This is the ordinary: the elimination of outer elements than the first basic needs, those that in Western countries have become scheduled objectives to achieve comfort and status that potentially can derive, regardless of the time invested to obtain them and what is missed in the meantime. The relationship between effectiveness and time spent for them stays at a high level, in favor of daily simplicity that for us is limited to the tales of our grandparents. Idleness, sit to watch people passing by, greeting everybody that comes across: the people from the countryside keep transmitting traditions and family values from a generation to the next; despite even here centralization towards the big metropolis also is happening fastly.
The lessons of loneliness, the silence shared with a good traveling companion, the demolition of religious differences and the universal human needs: the trip teaches me these things. Exposing the receptive sensors, refined in order to capture the generosity of those willing to give it and at the same time altering the interpretation of emotions, re-aligned following a communicative need scale. The emotions that are the very reason of our life; outcome of relations beyond any pagan symbolism and centralized on their core concept of mercy towards each other. Indistinctly.
Goreme – Welcome home
22 Giugno 2010 Goreme (TR), Giorno 87, 9.15
Secondo giorno di lavoro che inizia con l’installazione del blocchetto chiave sul quad e poi per un 4-5 ore sul computer a vedere dove rendere nota la presenza a Goreme della pensione, cosa che non è stata fatta nel passato ed ora Hwang è costretta a fare mentre il suo ragazzo se ne sta sbragato sul divano a guardare le partite del mondiale.
Ci racconta che Ahmed è una buona persona escluso quando ha i cinque minuti nel quale sbrocca e, se con lei la picchia mentre se ciò avviene quando è fuori, più di una volta sembra abbia tirato fuori la pistola…
Hwang racconta sinceramente la sua odissea con il “brav’uomo”, sottolineando la difficoltà a convivere con una persona talmente pigra che più volte, durante quest’anno di convivenza, ha pensato di tornarsene in Corea del Sud.
Ho già acceso il countdown della loro relazione, compromessa da un’inconciliabile cultura di provenienza e in maggior modo dalla differenza caratteriale.
Quando è quasi tramonto andiamo con i nostri mezzi nelle vallate a fare delle riprese e della foto ad effetto. La sera prepriamo la solita pasta con tonno e questa volta anche delle olive nere e siccome ne prepariamo un pacco intero da 500 g, ne offriamo una porzione a Ivo che gradisce, nonostante la iniziale avversione manifestata verso i macaroni. Siamo diventati parte della famiglia e pure Hwang che non voleva mangiare la pasta, viene rapita dalla nostra abilità culinaria (il Vissani outodoor…) e ne mangia anche lei, condividendo a sua volta la salsiccia piccante che si era preparata per lei ed offrendoci delle birre.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 2832,59 Km Totale km da inizio viaggio: 5740 Km
Lavoro per il vitto
21 Giugno 2010 Goreme (TR), Giorno 86, 9.15
Primo giorno di lavoro per noi al Panoramic Cave pension che rimandiamo al pomeriggio dato che la mattina vogliamo fare il “red tour”, ossia un giro per la vallata vicino a Goreme passando per alcune citttadine degne di nota. Hwang ci fa spostare di stanza, dato che la nostra è commerciabile a prezzo pieno mentre quella nel quale ci trasferiamo è di un’umidità alllucinante pertanto teniamo la porta sempre aperta per far circolare aria.
Partiamo con calma alle 11.30 entrambi in sella alla moto di Marco e la prima tappa è Avanos, città famosa per i manufatti in terracotta come vasi e ciondolame vario però l’unica cosa che compriamo è del materiale da un ferramenta per fare delle riparazioni sullo scooter ed altro materiale precautivo contro eventuali rotture.
C
i spingiamo poi ad est verso la Rose Valley e alla laterale che porta alla vista panoramica ci vengono chieste 2 Lira (1 €) a persona per entrare cosa che noi evitiamo tornando indietro e svoltando per un altra stradina sterrata che porta comunque ad un “terrazzo” dal quale si ha una vista spettacolare sulla vallata, dal quale ammirare la conformazione tipica del territorio della Cappadocia.
Torniamo poi al Goreme Open Air museum per avere un gelato dal secondo tizio di ieri e poi il pomeriggio svolgiamo un po’ di pr-aggio online per Hwang. Giornata semi-relax con grigliata di pollo a concludere la giornata.
I turchi mi stanno contagiando con la loro vita lenta, fatta di tante parola da seduti attorno ad un tavolo, complice la calura estiva che non da tregua. Un popolo difficile da capire e da interpretare: quando mi approcciano ho sempre la diffidenza del prossimo che mi viene insegnata in occidente che interviene, di conseguenza non so mai se le loro intenzioni siano buone o meno. Questo filtro è maggiore nelle zone turistiche dove spesso c’è un interessa di fronte ad una proposta di aiuto.
Moltissime volte però è quel loro senso di ospitalità che li spinge incuriositi e positivamente mossi a venire a parlarmi ed offrirmi accoglienza.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 2832,59 Km Totale km da inizio viaggio: 5740 Km
Vita sottoterra
19 Giugno 2010 Goreme (TR), Giorno 84, 9.15
Le promesse fatte da Hwang il giorno prima si avverano al risveglio: la colazione è mastodontica, specie perchè si può chiedere quanti rabbocchi di pane, marmellata ed altro che si vuole. Usiamo quindi la colazione come pranzo, ingozzandoci per bene e poi quando i ragazzi di www.go-east.it sono pronti, andiamo con le loro due moto ed io in sella con Ture verso Derinkoyu, la più famosa città sotteranea della regione.
La visita vale veramente la pena nonostante i 15 Lira d’ingresso: i cunicoli per passare da una stanza all’altra sono stretti e bassi e a volte hanno una “porta” con una ruota in roccia da far rotolare per chiudere l’accesso. Ci sono una moltitudine di stanze ed alcune avevano una funzione precisa, quali la fonte battesimale, la chiesa e la zona studio; si scende fino ad una profondità massima di 55 metri però grazie alle condotte di aerazione, non è ne clauustrofobico ne gelido dentro.
Quando usciamo il tempo è tetro così decidiamno d’imbatterci in delle specialità turche in luogo turistico: i Gözleme, praticamente una crêpe salate con melanzane e peperoni aggiunti nell’impasto uovo e farina. Non rimaniamo granchè colpiti da questo cibo e dobbiamo unire i pomodori appena acquistati per dargli del mordente e soprattutto del gusto a questo pasto. Uniamo anche le banane che abbiamo comprato al mercato per dare l’apporto potassico come fine pranzo.
Non appena smette di piovere andiamo al Nar Gölu, un lago formatisi in un cratere e dall’alto ha un colpo d’occhio notevole, specie perchè ci sono solo tre altre persone ed è bello essere immersi in tale bellezza naturale.
La sera la passiamo in tranquillità noi quattro in un ristorante a mangiare un pide a testa.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 2832,59 Km Totale km da inizio viaggio: 5740 Km
La Corea in Cappadocia
18 Giugno 2010 Yesiltepe (TR) – Goreme (TR), Giorno 83, 7.30
Il primo villaggio sulla via verso Aksaray è dove sostiamo per prendere del formaggio, pane e un pomodoro per fare colazione oltre all’inevitabile thè che ci offrono. Troviamo un signore turco che vive in Olanda e con lui discuto riguardo la situazione politica nella parte più ad est.
In un distributore di benzina facciamo lavare con l’idropulitrice i nostri mezzi ancora ricoperti di fango dal giorno prima e poi procediamo spediti verso la regione della Cappadocia. Lungo la strada noto delle forme di escrementi compattati distesi ad essicare che penso vengano usati in inverno come combustibile per la stufa a legna.
Solo ad Uchisar il paesaggio muta drasticamente a quelle singolarità naturali che hanno reso famosa l’area: vallate di lisce roccie beige e i famosi camini di fata abitati tuttora in alcune zone. Questi sono delle roccie tufiche a forma conica avente alla base il diametro maggiore che poi vanno restringendosi verso la cima. Nel passato l’interno veniva incavato per poterne ricavare delle “stanze” nel quale vivere in modo migliore, dato che lo strato minerale fungeva da mitigatore delle temperature estive e invernali. A Uchisar c’è il castello dove viveva l’intero villaggio però non riusciamo ad accedervi visto l’orario, però la vista dalla terrazza ai piedi del castello, è comunque di grosso spessore.
Arriviamo a Goreme verso le 17 e passiamo un 6-7 hotel chiedendo informazioni sui prezzi e spacciando la storia del Guinness in modo che magari riesca a ricevere uno sconto personalizzato. Alla fine optiamo per il Panoramic Cave Pension gestito da Hwang, una ragazza coreana, ed il suo fidanzato scansafatiche Ahmed.
Capisco i primi 10 secondi che con lei posso trattare in modo maggiore e alla fine riceviamo un prezzo stracciato per 3 notti facendo leva su prezzi ipotetici della concorrenza.
Prima regola del business: conosci la tua concorrenza.
Andiamo a piedi nella vallata dietro gli hotel ed entriamo in alcuni camini di fata disabitati ed in uno particolare in cima alla spiazzo che sembra essere stato il magazzino del villaggio, poichè dentro c’erano degli incavi a mo’ di mensola.
In centro a Goreme c’è un concerto folk delle diverse musiche regionali turche e rispettive danze tipiche così io e Marco andiamo lì per osservare. Dopo un’ora però il sonno mi sta conquistando e mentre sto ritornando alla pensione vedo due motociclisti intenti a spingere le moto dentro il giardino di un hotel e quando vedo la targa italiana gli butto subito se vogliono venire alla pensione dove siamo noi. Gli costa 40 Lira (20 €) a notte in meno e la vista che hanno dal Panoramic Cave è di gran lunga migliore.
Hwang è contentissima del mio immediato lavoro di pr-aggio che offre a me e Marco una notte in più a gratis in cambio di lavorare per lei, ossia inserire delle recensioni veritiere sulla sua struttura.
I due ragazzi padovani sono Christian e Filippo di www.go-east.it è stanno compiendo un viaggio da Padova appunto al Giappone in un tempo stimato di tre mesi. Avevo già iniziato a cucinare una pasta con sugo di pomodoro e tonno però vista l’enorme quantità la condividiamo con loro passiamo la serata parlando di viaggi e aneddoti.
Sotto il video dell’intervista a Caterpillar del 14 giugno 2010.
Km. percorsi oggi: 110 Km.
Totale km GWR: 2832,59 Km Totale km da inizio viaggio: 5740 Km

