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Quindicesimo mesiversario di viaggio
28 maggio 2011 – 27 giugno 2011
Prey Lvea (K) – Chennai (IN)
31 giorni Totali, 893 km nel mese corrente, 22.559 km Totali
Spesa totale: 1186,54 €.
Il mese di viaggio peggiore da quando sono partito, senza se e senza ma. Ho trascorso praticamente tutto giugno tra una malattia e l’altra, prima la tonsillite in Thailandia e poi l’infezione intestinale presa in Orissa, in India. Così della Thailandia ho finito con il vedere, ancora una volta, solamente Bangkok ed in India trovarmi disperso nei miei pensieri, nello shock culturale e, quando malato, nella voglia di essere a casa.
A non avermi lasciato solo un attimo in tutti e tre gli stati è stata la morsa della pioggia monsonica che specialmente in Cambogia non mi ha risparmiato un giorno.
Questo è il mese di chiusura budget dato che con ogni probabilità sforerò la spesa che mi ero prefissato causa inaspettato costo alla dogana nel rientro dello scooter. Si, perchè mentre lo scooter si godeva una lunga crociera transoceanica, io ho deciso di tenere fede allo spirito del viaggio ed approffitarne della temporanea separazione per esplorare un nuovo stato. L’India ha lo scopo di rallentare il mio vagare, durato ininterrottamente 15 mesi, pertanto visiterò tenendo conto del mio nuovo ritmo che deve abituarsi ad un aspetto sedentario, complice anche la stanchezza accumulata nel tempo.
Ironicamente però, da subito mi sono reso contro che il subcontinente indiano non ha nulla a che fare con la semplicità di Thailandia e altri paesi del sud-est asiatico ma necessita un acclimatamento ad hoc; le attività giornaliere procedono apparentemente secondo un sistema inesistente, la religiosità è omnipresente, il cibo è da prendere con le pinze per via della piccantezza e della perenne incognita igienica.
Mi sono trovato a Calcutta incapace di prendere una decisione, soppraffatto dall’inconciliabilità della realtà contro la mia aspettativa; ho dovuto rimboccarmi le maniche, tentare, lasciarmi andare con lo splendido popolo indiano per tornare a galla e recuperare entusiasmo.
Un’entusiasmo che è rimasto colpito dalla precaria situazione fisica dettata dal “mal d’India”; presumevo di incontrare problemi, ma non così persistenti.
Malgrado ciò ho raccolto tantissime storie: storie di vite vissute, storie di drammi personali, storie raccontate nel mezzo di un viaggio in bus urbano, storie di amici reincontrati, storie di tradizioni, storie…Non c’è mal di stomaco o tonsillite che tenga la mia curiosità e non c’è fine alla loquacità della mervagliosa, colorata, sorridente gente indiana.
La mentalità Khmer rouge
01 Giugno 2011 – Sihanoukville (K), Giorno 431, 8.30
Il mare è mosso e sporco.
Le onde potenti tirano su la sabbia e fa sembrare le acque un oceano di pantano. Non c’è nessuno dentro, anche se una combriccola facente parte al seguito di un matrimonio stanno festeggiando sulla riva quindi sarà una questione di minuti.
È la mia ultima possibilità di fare un bagno in Asia in questo supertour, in più la temperatura delle acqua è calda, invitante. Le onde sono forti e me ne sto nell’acqua bassa per evitare di venir sommerso al passaggio.
Sihanoukville è solo questo: splendido mare, non c’è altro motivo per il quale valga la pena venire qui. E, dimenticavo, la “pizzeria Marcopolo”, se si è come me, a dieta di una pizza fatta come si deve!
Ho acquistato un libro sul periodo del Khmer Rouge, scritto da un francese che visse a Phnom Penh fino a un mese dopo della marcia sulla capitale. Raccolse interviste e dichiarazioni di qualsiasi persona che riuscì a scappare dalla Cambogia e fuggire altrove, scappando al destino malefico che la mente malata dei KR avevano in piano.
Quello che colpisce e l’unicità di questo genocidio non sta solo nella ferocia con il quale lo sterminio è avvenuto, ma nel fatto che questo avvenisse internamente ad una razza. Ecco sotto una serie di “motti” dal macabro fascino:
- Una persona che è stata influenzata da un regime corrotto non può venir rieducato, ma solo eliminato.
- Tutto ciò che è infetto, deve venir eliminato
- Niente da guadagnare a tenerti in vita, niente da perdere a ucciderti
- Meglio uccidere una persona innocente che lasciare un nemico in vita
- La legge della Kampuchea sta alla fine della canna della pistola.
- Ogni crimine, una punizione: la morte..
Non ho ancora comperato qualcosa su come Pol Pot riuscì a sedurre così tanti seguaci, anche se la situazione di chaos pre-1975 può già chiarire alcuni punti. Quasi come la Germania pre-Nazi, c’era malcontento generale per la situazione politica, in mano ad un governo corrotto. Molti vedevano i Khmer rossi come una soluzione, non un alternativa: una presa di posizione, anche se una dittatura ma almeno una imposizione dell’ordine cha da quando i francesi avevano lasciato, mancava.
La popolazione ci mise poco a capire che i KR, una volta al potere, sarebbero stati dei despoti e chi potè fuggì il prima possibile. Phnom Penh venne fatta evacuata quattro giorni dopo la presa e rimase quasi completamente disabitata per i seguenti quattro anni, fina all’invasione liberatrice vietnamita.
Ora nessuno ne parla, tutti vogliono dimenticare, tutti vogliono essere…happy.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21888 Km
Le riserve turistiche
31 Maggio 2011 – Sihanoukville (K), Giorno 430, 8.30
Non c’è via di scampo dal grigiore del tempo, un cielo che può farti un breve di sole ed invitarti ad andare al mare, per poi coprirsi di nuovo di nuvole e minacciare pioggia a qualsiasi momento. E se a Sihanoukville piove e promette acqua, tutto il resto non c’è perchè questa è una cittadina di mare ed è come pensare Jesolo con la pioggia: una tristezza assoluta che traspare anche dal volto dei turisti. Che qui non sono famiglie tedesche bensì singoli da qualsiasi angolo del mondo, ospiti provvisori del giorno in attesa di divenire “Don Giovanni con il portafoglio alla sera”.
Alla sera infatti mi è impossibile resistere al teatrino messo in piedi da questi uomini di mezza età con guest stars un paio di zoccole del luogo che sbraitano verso chiunque passi. Ma davvero questi uomini pensano di essere sexy ed avere un fascino incredibile al quale nemmeno palesi prostitute sanno resistere o hanno abbandonato ogni speranza come diceva Alighieri?
Si perchè la vietta alla sommità di Victory Hill è come m’immagino essere Pattaya, cuore a luci rosse della Thailandia: un pediluvio all’amore, un colpo di mantello sopra il passato insoddisfacente fatto di donne materialistiche occidentali per passare all’onestà della compravendita del sesso.
Di norma quando arrivo in posti così turistici, ne sento il ribrezzo: non c’è nulla di interessante, solo vite appena in corso. Qualche sfaticato, qualche deluso, qualche pensionato e qualche drogato: i sessantottini quarant’anni dopo.
Però a pensarci, sono contento che siano queste “riserve” di turisti: loro stanno lì, entro quella zona circoscritta, si fanno i loro porci comodi, si fanno fare i loro porci comodi. Ed il resto dello stato prosegue lieto, incontaminatamente cambogiano.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21888 Km
L’ora dei monsoni
30 Maggio 2011 – Prey Lvea (K) – Sihanoukville (K), Giorno 429, 7.30
Due giorni di quiete campagnola sono sufficienti per partire disintossicato dall’amalgama urbano passato vietnamita. Di contro ciò che mi aspetta è Sihanoukville, città medio piccola dalla proverbiale fama di soddisfatrice di expat in fuga da qualche parte.
L’ho già fatto questo tratto di strada e in teoria mi richiederà attorno alle 5 ore di guida con un oretta classica di pausa a Kampot, dove so già dove fermarmi a mangiare.
Saluto la famiglia intera, questa volta per sempre dato che è estremamente improbabile che li vedrò ancora: sono la mia famiglia adottiva in Cambogia e sono a loro riconoscente per avvermi fatto esplorare a fondo questo aspetto. Mi mancava rimanere con della gente del posto, accolto come fossi un familiare, senza rendiconto monetario che svilisca il rapporto. Semplice accoglienza.
Il punto è che in questo periodo dell’anno non è certo piacevole girare queste parti d’Asia: se da un lato si ottengono prezzi scontati, anche se non di molto, dall’altra ogni santissimo giorno si è certi di assistere ad un acquazzone. Il problema, muovendosi su due ruote, è palese: così capita che nemmeno dopo mezz’ora dalla partenza il cielo sia grigio, anche se sono deciso a non tirare fuori la tuta antipioggia a meno che non estremamente necessario.
La strada è pianissima, mantengo la media bene, non ho interesse a fermarmi in posti intermedi e “pedalo” a velocità costante verso la località costiera.
Arrivo a metà pomeriggio, dieci minuti in anticipo sul diluvio; noto che Murat il turco è ancora qui, però per oggi non lo cerco, me ne starò per gli affari miei. Proprio mentre sono sul mio pc, un uomo sulla cinquantina si siede vicino ed iniziamo a parlare: mi spiega che è qui perchè la vita costa poco, c’è il mare e le persone sono ottime.
Ok, lui non menziona l’altro fattore per il quale molti uomini sono qui: donne.
Ne parlai già quando in Sebria di questa gente che vive a sanguisuga in uno stato, senza nessun vero affetto verso quella terra. Questi non fanno progredire il paese ed anzi contribuiscono allo sviluppo di attività mercenarie.
Km. percorsi oggi: 222 Km Totale km da inizio viaggio: 21888 Km
Sorrisi
29 Maggio 2011 – Prey Lvea (K), Giorno 428, 7.30
Non so cosa farò oggi per distrarmi dato che ieri la giornata è stata troppo lenta, arrivando ad annoiarmi. Dopo aver fatto un breve giro nel centro del villaggio all’ormai familiare mercato, Wood mi chiede se per me è strana la vita di campagna. Gli spiego che è da dove provengo anch’io, ma è totalmente diversa la stessa vita a casa propria o di qualcun’altro. A casa mia so come gestirmi, cosa inventarmi di fare, dare una mano ai miei genitori, leggere mentre qui non ho idea di come rendermi utile, considerato anche la barriera linguistica.
Verso le 11 anche oggi viene richiamato al servizio per un trasporto urgente all’ospedale di Takeo; a pranzo arriva la solita razione enorme di cibo e rimangono stupiti che non mi ingozzo, daltronde visti gli sforzi che sto facendo mi è difficile anche solo consumare a ritmi regolari.
Nel pomeriggio è ora di documentare la lenta vita della Cambogia rurale e armato di telecamera mi spingo tra le piccole casette a palafitta, tra la curiosità delle persone che dolcemente mi sorridono. Questo è il comune denominatore cambogiano incontrato dall’inizio della mia permanenza sino alla fine: la gente si presenta sempre con un sorriso solare meravigliosamente invitante.
Assisto alla pulitura del riso della buccia e filmo le varie fasi prima di arrivare dalla casa di un signore con il quale scambiai un paio di battute in francese la prima volta che passai di qui. Non so come, riusciamo a capirci, nonostante il mio francese nullo ed il suo, arruginito dopo 40 anni di discuso.
Quando Wood arriva, facciamo un giretto nei paraggi in moto, terminando a casa di un suo zio che entusiasta del mio amore per il caffè, subito me ne prepara uno. Non vivono in una casa vera e propria, ma più in una capanna: il tetto fatto in foglie di banano intrecciate mi incuriosiscono e stimolano il quesito se trattengono la pioggia. Vedo che i letti sono a ridosso delle pareti e mi chiedo di nuovo cosa accade quando la pioggia scende diagonalmente.
Alle 18 ritorniamo a casa per la cena e mi reco in stanza prima di dover donare il sangue mio malgrado.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21666 Km
Pensieri indotti
28 Maggio 2011 – Prey Lvea (K), Giorno 427, 8.30
Prey Lvea è un tranquillissimo villaggio tra Phnom Penh e Takeo e qui non si scappa dal relax e dalla vita rallentata. Non c’è più Miller con il quale conversare nella stessa lingua, Wood sebbene oggi sia fine settimana, viene chiamato di prima mattina per portare un malato nella capitale.
La famiglia mi serve cibo appena mi sveglio e così continuerà per l’intera giornata, con mango e qualsiasi altro frutto esotico. Non ho molto da fare, anzi assolutamente nulla così mentre rimango sdraiato nei tavoloni di legno, la mia mente inizia l’azione drammatica di pensare…
Penso non a come sarà il ritorno, ma come mi sentirò dopo un paio di mesi a casa: bene? Troppo statico? Voglia di trovare un lavoro permanente? Voglia di partire di nuovo? E questa sensazione d’imprevedibilità, mi rende particolarmente positivo sul mio futuro prossimo: contento che comunque andrà, seguirò la mia volontà ancora una volta.
M’intrattengo da solo, vado a fare un giro per le risaie radicalmente diverse da come le trovai quando arrivai qui quaranta giorni fa: ora i campi sono stati allagati, il riso è già cresciuto e capisco da dove deriva l’assalto serale di zanzare. Con tutta quest’acqua stagna, le malattie trasmesse dalla puntura di quegli insetti alati bastardi, proliferano e spero che in sti giorni mi vada bene e tutto finisca con una grattata lunga 20 minuti.
Il padre di Connie zappa il campo allagato, facendo qualcosa che non riesco bene a capire, sotto un sole micidiale. Se non ho capito male questo terreno è stato recentemente acquistato da suo figlio ed ora presumo lo stiano preparando per qualche coltivazione.
Quando arriva Wood, insieme andiamo a trovare Tam e vedo che il piano sotto della casa sta venendo ristrutturato, con muri in cemento: l’intera opera è finanziata dal marito italiano della figlia di Tam. A quanto pare questo signore ha supportato l’intera costruzione della casa attualmente presente, il terreno, la moto che adoperano.
Premetto che non conosco la situazione, però comunque mi lancio in una considerazione: se fosse (caso ipotetico) un matrimonio di convenienza alla fine chi ne rimette? Non sarà magari romantico e sentimentalmente clamoroso, ma lei e la sua famiglia riescono a vivere egregiamente e lui forse si è garantito una moglie (o badante) per la tarda età.
Nessuno ne rimette, entrambi ne traggono.
È forse anche la primaria convenienza reciproca il motivo che può rendere queste coppie ancora più inossidabili?
Sono io il primo a dire che non riesco a capire come non si precipiti nella noia dopo tot. anni insieme ad una persona. Diventa prevedibile, sai dove vieni ascoltato, come vieni incoraggiato, cosa ti viene richiesto: è questa routine infernale l’agognato sogno di molti oppure è questa routine stato di infinito piacere e gioia?
Il partner definito cone una linea media della nostra vita fatta di sbalzi positivi e negativi, ove però la mediana rimane, appunto, intatta?
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21666 Km
Servire lo scooter
25 Maggio 2011 – Phnom Penh (K), Giorno 424, 8.30
La parola d’ordine oggi è: servire lo scooter.
Come un re che temporaneamente è stato scalzato, nel momento del ritorno lo si festeggia dedicandogli maggiore attenzione. In questo caso, devo risolvere il rumore che proviene dalla ruota e che ho dovuto arrendermi attribuendolo al cuscinetto che forse è morente.
Ma sono in Cambogia e anche trovare un bene di consumo nei paesi industrializzati, qui è una piccola impresa che va pianificata: devo cercare l’importatore della SKF, chiamarlo e vedere se ha il pezzo con le specifiche richieste.
C’è anche un’altra attività che devo compiere per il futuro un po’ più prossimo dello scooter, ossia la spedizione da Bangkok verso casa. Un ragazzo padovano mi ha aiutato per ottenere preventivi per spedire da Kuala Lumpur in Malesia a Venezia, che tutto sommato risultano vantaggiosi; il lato negativo è che tra la capitale thailandese e quella malese ci sono 1500 km di strada che preferirei risparmiarmi, specie se il panorama è come quello visto 5 mesi fa, quando andai in Laos.
Tempesto di email diversi spedizionieri per avere cifre che non siano completamente pazze come quelle già ricevute: un agente mi ha proposto un preventivo da 700€ per la spedizione via mare e 2500€ per quella aerea, imballaggio escluso! Cose dell’altro mondo…
Finalmente ricevo dei prezzi abbordabili, attorno alle 400€, impiegandoci 25 giorni in mare, che a me pare abbastanza fulmineo. Dovrò solo fare delle pratiche burocratiche per far si che lo scooter possa rimanere in Thailandia più dei 15 giorni che mi vengono concessi entrando via terra. Vorrò che venga spedito dopo la mia partenza verso l’India, altrimenti non avrò tempo a sufficienza per rimanere nello stato.
Cerco il distributore di cuscinetti ma dopo un’ora a girare non riesco a trovarlo, complice il fatto che ormai sono le 18 e quasi tutti i negozi sono già chiusi. Tim mi ha invitato a partecipare al pub-quiz in un pub irlandese ed accetto dato che è un esperienza che non ho mai fatto in UK, nonostante sia un rito abbastanza frequente tra gli inglesi.
Nella nostra squadra ci sono due ragazze ed un americano che ebbi modo di incontrare la volta scorsa qui a Phnom Penh e mi sta terribilmente sulle palle per via dell’arroganza che si porta appresso. Giochiamo, io non sono di grande aiuto dato che non so più di metà delle risposte però cerco in qualche modo di partecipare sebbene non mi trovo a mio agio con il gruppo. Vinciamo il primo premio, 50$ che spartiamo tra noi cinque anche se sento che il mio contributo è stato decisamente basso; finito il quiz continuano a parlare e penso di raggiungere il punto più alto di noia da quando sono partito. Cazzate, umore fine a se stesso, il tipo che mi sta sulle palle risultato: un cocktail di noia.
Mi trovo ad avere più cose in comune con determinati asiatici che con gli inglesi: è proprio vero che sono isolani e certamente diversi da chiunque altro europeo continentale.
So dove non voglio finire nel mio futuro. Questo mi conferma la scelta di non voler tornare in un paese anglosassone quale l’Australia a fare minestra riscaldata.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21598 Km
Misery
24 Maggio 2011 – Phnom Penh (K), Giorno 423, 9.00
Vado a riprendere il mio due ruote instancabile. Sono contento di vedere di nuovo il mio veicolo giallo giammante coperto di scotch per tenere le plastiche assieme e sono felice di rivedere la mia famiglia cambogiana.
L’autobus per Takeo è pieno di gente locale che guarda me e gli altri quattro bianchi con circospezione: ma che vengono a fare a Takeo questi qui? Regione considerata da alcuni come la culla della cultura khmer, è una dellee zona più povere dello stato e non ci sono tanti motivi per venire qui, se non un paio di templi. Il bigliettaio a Phnom Penh gentilmente mi ha scritto in khmer dove devo venir scaricato in modo che l’autista sappia esattamente dove fermarsi; il mezzo di trasporto procede ad andatura definibile come 0+ km/hr negli ingorghi della capitale affannata nell’ora di pranzo.
Ma non importa, ho tutto il tempo del mondo per arrivare con calma: non ho nemmeno un bagaglio perchè in giornata tornerò a Phnom Penh, dove stasera mi verrà fatta compagnia dalla presenza di due amiche inglesi di Tim.
Arrivo alla casa verso le 14, dato che mezz’ora io e Wood siamo dovuti rimanere fermi per riparare la gomma posteriore che si è bucata. La famiglia mi accoglie con il solito calore e letteralmente non faccio tempo a sedermi che arrivano tutte le vettovaglie per il pranzo: riso, bistecchine di carne caramellate. Wood mi chiede se mi fermerò un paio di giorni, una settimana e rimane sorpreso che me ne vada già oggi: opto quindi per un ritorno fissato a venerdì sera, in modo da poter trascorrere il weekend con Wood, l’unica persona con il quale posso avere un dialogo sensato.
Penso a come sarebbe se cambio i piani che ho sviluppato per il mio ritorno: spedisco lo scooter in India, faccio Pakistan e Afghanistan, Iran e poi via verso casa. M’immagino come possano essere gli scenari desertici e aspri dell’Afghanistan, poi magari una volta che son lì, posso andare al matrimonio che probabilmente si terrà quest’anno di Kursheda. Un altro paio di mesi immerso nella cultura islamica, ansioso di poter scoprire quella persiana e…
Prendo scooter, calcio sulla pedalina un paio di volte e va in moto facendo per 10 minuti un fumo bianco allucinante ed un rumore degno di un decrepito. Testo se la coda dello scooter è ancora in cattive condizioni e questa volta noto una crepa sul telaio; ciò mi fa presumere che non passerà molto prima che io debba fare una nuova saldatura allo scheletro di Scooty.
In un batter d’occhio i miei pensieri di proseguimento vengono archiviati a favore di una speranza di arrivare almeno a casa con lo scooter così derelitto.
Parto verso le 16 da Prey Lvea e secondo i miei calcoli ci vorranno circa due ore per arrivare alla capitale. Infatti alle 18 sono a casa di Tim, in tempo per conoscere le due sue amiche: esteticamente e caratterialmente inglesi, ne prendo atto, mantengo le distanze che empaticamente capisco e a dopo. Stasera Tim vuole andare fuori quindi presumo che solo allora, complice l’alcohol, magari loro verranno un po’ in quà…
La serata si svolge come i lontani tempi andati di Brighton, quando ero uno studente universitario, ero tra veri amici e ci poteva stare un uscita collettiva a fare cacao. Qui invece mi sento fuori dal cerchio, fuori posto e bere per aver coagulante lo trovo socialmente violento. Se non abbiamo niente da dirci, bevendo troviamo argomenti superficiali con il quale montare una finzione auto intrattenitiva. Che è la fase pre-noia…
Una delle due ragazze è una ex di molti anni fa di Tim e noto che il marpione cerca di ricavarsi qualcosa per la serata; nel club dove andiamo mi svincolo dall’obbligo di stare con l’altra ragazza e guardo, ammiro questo squallido esempio di expat 50enni che credono davvero di sedurre le ventenni cambogiane in minigonna.
Nemmeno a sottolinearlo, la serata non mi prende bene e dopo aver dilapidato dollari nel locale usciamo per prendere un tuk-tuk verso casa, contrattando sul mezzo dollaro. Non avendo raggiunto la somma richiesta camminiamo verso casa, notando decine e decine di autisti di tuk-tuk, coloro che guidano i moto-taxi dormire per strada. Molti di questi provengono dalle province fuori Phnom Penh e per massimizzare i ricavi dormono nei loro veicoli, senza dover pagare un affitto. Oppure semplicemente non possono permetterselo.
Quindi, dopo aver scialaquato soldi in miseri drink per rendere la nostra miseria sociale più sopportabile, contrattavamo i cent che potrebbero rendere una vera esistenza misera più umana.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km


