Articoli marcati con tag ‘amore’

Le riserve turistiche

31 Maggio 2011 – Sihanoukville (K), Giorno 430, 8.30

Non c’è via di scampo dal grigiore del tempo, un cielo che può farti un breve di sole ed invitarti ad andare al mare, per poi coprirsi di nuovo di nuvole e minacciare pioggia a qualsiasi momento. E se a Sihanoukville piove e promette acqua, tutto il resto non c’è perchè questa è una cittadina di mare ed è come pensare Jesolo con la pioggia: una tristezza assoluta che traspare anche dal volto dei turisti. Che qui non sono famiglie tedesche bensì singoli da qualsiasi angolo del mondo, ospiti provvisori del giorno in attesa di divenire “Don Giovanni con il portafoglio alla  sera”.

Alla sera infatti mi è impossibile resistere al teatrino messo in piedi da questi uomini di mezza età con guest stars un paio di zoccole del luogo che sbraitano verso chiunque passi. Ma davvero questi uomini pensano di essere sexy ed avere un fascino incredibile al quale nemmeno palesi prostitute sanno resistere o hanno abbandonato ogni speranza come diceva Alighieri?

Si perchè la vietta alla sommità di Victory Hill è come m’immagino essere Pattaya, cuore a luci rosse della Thailandia: un pediluvio all’amore, un colpo di mantello sopra il passato insoddisfacente fatto di donne materialistiche occidentali per passare all’onestà della compravendita del sesso.

Di norma quando arrivo in posti così turistici, ne sento il ribrezzo: non c’è nulla di interessante, solo vite appena in corso. Qualche sfaticato, qualche deluso, qualche pensionato e qualche drogato: i sessantottini quarant’anni dopo.

Però a pensarci, sono contento che siano queste “riserve” di turisti: loro stanno lì, entro quella zona circoscritta, si fanno i loro porci comodi, si fanno fare i loro porci comodi. Ed il resto dello stato prosegue lieto, incontaminatamente cambogiano.

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 21888 Km

Pensieri indotti

28 Maggio 2011 – Prey Lvea (K), Giorno 427, 8.30

Prey Lvea è un tranquillissimo villaggio tra Phnom Penh e Takeo e qui non si scappa dal relax e dalla vita rallentata. Non c’è più Miller con il quale conversare nella stessa lingua, Wood sebbene oggi sia fine settimana, viene chiamato di prima mattina per portare un malato nella capitale.

La famiglia mi serve cibo appena mi sveglio e così continuerà per l’intera giornata, con mango e qualsiasi altro frutto esotico. Non ho molto da fare, anzi assolutamente nulla così mentre rimango sdraiato nei tavoloni di legno, la mia mente inizia l’azione drammatica di pensare…

Penso non a come sarà il ritorno, ma come mi sentirò dopo un paio di mesi a casa: bene? Troppo statico? Voglia di trovare un lavoro permanente? Voglia di partire di nuovo? E questa sensazione d’imprevedibilità, mi rende particolarmente positivo sul mio futuro prossimo: contento che comunque andrà, seguirò la mia volontà ancora una volta.

M’intrattengo da solo, vado a fare un giro per le risaie radicalmente diverse da come le trovai quando arrivai qui quaranta giorni fa: ora i campi sono stati allagati, il riso è già cresciuto e capisco da dove deriva l’assalto serale di zanzare. Con tutta quest’acqua stagna, le malattie trasmesse dalla puntura di quegli insetti alati bastardi, proliferano e spero che in sti giorni mi vada bene e tutto finisca con una grattata lunga 20 minuti.

Il padre di Connie zappa il campo allagato, facendo qualcosa che non riesco bene a capire, sotto un sole micidiale. Se non ho capito male questo terreno è stato recentemente acquistato da suo figlio ed ora presumo lo stiano preparando per qualche coltivazione.

Quando arriva Wood, insieme andiamo a trovare Tam e vedo che il piano sotto della casa sta venendo ristrutturato, con muri in cemento: l’intera opera è finanziata dal marito italiano della figlia di Tam. A quanto pare questo signore ha supportato l’intera costruzione della casa attualmente presente, il terreno, la moto che adoperano.

Premetto che non conosco la situazione, però comunque mi lancio in una considerazione: se fosse (caso ipotetico) un matrimonio di convenienza alla fine chi ne rimette? Non sarà magari romantico e sentimentalmente clamoroso, ma lei e la sua famiglia riescono a vivere egregiamente e lui forse si è garantito una moglie (o badante) per la tarda età.

Nessuno ne rimette, entrambi ne traggono.

È forse anche la primaria convenienza reciproca il motivo che può rendere queste coppie ancora più inossidabili?

Sono io il primo a dire che non riesco a capire come non si precipiti nella noia dopo tot. anni insieme ad una persona. Diventa prevedibile, sai dove vieni ascoltato, come vieni incoraggiato, cosa ti viene richiesto: è questa routine infernale l’agognato sogno di molti oppure è questa routine stato di infinito piacere e gioia?

Il partner definito cone una linea media della nostra vita fatta di sbalzi positivi e negativi, ove però la mediana rimane, appunto, intatta?

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 21666 Km

Quattordicesimo mesiversario di viaggio

28 aprile 2011 – 27 maggio 2011

My Tho (VN) – Prey Lvea (K)

30 giorni Totali, 124 km nel mese corrente, 21.666 km Totali

Spesa totale: 614.84 €.

Il Vietnam, il pensiero di ritornare, l’indipendenza mancata, la solitudine sentimentale.

Ecco concettualmente il mese di viaggio numero quattordici. Situazioni elaborate nella loro sintetica natura che già spiegherebbe tutto se non fosse che…

…io invece sono qui a mettere in parole, a spiegare a quel me stesso che rileggerà questi appunti fra 30 anni oppure a qualche generazione mia futura.

Perchè il viaggio dà maggior cognizione del mondo che ci circonda, ti priva dei tuoi cari e della tua ordinarietà non altrettanto mobile, ma allo stesso tempo ti sconvolge. Se io, dicevo tornerò, poi inizerò a fare e vivrò felice e contento, ora, ora che la data si avvicina di questo non ne sono più tanto sicuro.

Mantenere le parole passate non può avvenire, sicuramente non così in maniera frettolosa: vale la pena farsi alcune domande e a volte le risposte che arrivano da me stesso, non sono quelle che le mie orecchie vogliono sentire. Ma è il mio pensiero, e questo conta sopra di tutto.

Sento sempre di più una pressione dall’ambiente circostante su “quando inizierò a lavorare, poi i soldi e a quando la famiglia”. Questa coercizione verso il modello sociale mi mette in crisi: giorni fa, durante la fase REM (dove il cervello mio è particolarmente produttivo) pensavo a questa eventualità, solo per risvegliarmi con sensi di nausea simili al vomito.

Ho una zia che quando ero piccolo mi raccontava le sue storie in giro per l’Italia, mossa un po’ dal lavoro e un po’ dalla passione turistica. Io la ascoltavo incantato e le dissi che da grande volevo girare il mondo. Non le chiesi come faceva a mettere via i soldi per la pensione.

Ho fatto scelte difficili prima di questa e ne farò ancora nella vita, l’importante è seguire il mio instinto.

Credi in me e verrai sorpreso.

Non credere in me e verrai deluso.

Un mese, un decennio vissuto sull’onda del mio non volersi fermare, geograficamente e con le sfide personali. Un decennio che non ha visto alcuna per il quale fermarsi è valsa la pena. Questa potrebbe essere una piacevole sorpresa, uno spolverare sentimenti ed emozioni scalfite dal tempo. Il viaggio mi ha insegnato che anche ciò che è arrugginito può cavalcare: mesi prima della partenza, ridussi Scooty allo scheletro per un esame approfondito. Il telaio era consunto, fragile: armato di passione, voglia e dediizione l’ho restaurato e solo in Tailandia mi ha “avvertito” con qualche avvisaglia. Io volevo che lui c’è la facesse e lui voleva che io c’è la facessi.

Fiducia, conoscenza dei limiti altrui e supporto.

Il Vietnam ci ha diviso, ma non sempre le temporanee separazione sono nocive: ho capito cosa vuol dire aver avuto l’indipendenza di muovermi, un mezzo con il quale scoprire paesaggi e culture al quale non avrei avuto accesso in altro modo.

Nello stato estremamente falce e martello mi sono dovuto adagiare su metodi di trasporto backpacker ed accettare la mediocrità data dal turismo ai luoghi e la limitata interazione con le persone locali. Così capita che avendo deciso una data di termine e viaggiare in modo che non da così tanta soddisfazione, diventi irritato ed impaziente.

Impaziente anche, di vedere cosa deciderò di fare dopo.

Eros

14 Dicembre 2010 – Bangkok (TH), Giorno 262, 10.00

La partenza l’ho posticipata all’indomani quindi oggi avrò modo di fare un ultimo giorno di relax prima della grande traversata fino al nord del Laos, dove lascerò lo scooter.

Sono interessanti le persone da guardare dal di fuori, anche se non le si conosce. Dal comportamento mi creo tutto uno scenario di come queste persone possano essere, che interessi hanno, come sono in famiglia. E tutto questo in base all’osservazione pluri-analitica mentre siedono ad un bar a bere un caffè…

C’è il tizio 45enne tatuato, dall’aria vagamente effeminata che prende sonno sopra la crepe con l’ananas, probabilmente sfinito dallo spegnimento delle anfetamine…

C’è il tizio che alle nove vedi con l’Ipod nelle orecchie passare nel vialetto in fronte all’hotel ballare come un forsennato…penso che questo le anfetamine le abbia prese un paio di ore dopo del Sempronio ormai con la faccia schiacciata sul tavolo a dormire…

C’è la ragazza di vago stampo australiano o tedesco, sempre con la faccia corrucciata nonostante non sia nemmeno così brutta…però certamente così sola…

Ho delimitato Bangkok entro ciò che volevo vedere ed ora la capitale thailandese è entrata nel livello “devo-andarmene”, con l’andirivieni di tuk-tuk, turisti, taxi, tout e t-t-t…

Penso all’affermazione di un mio amico, mentre chiaccherevamo di donne, secondo il quale gli interessi che potevo avere per alcune in Italia devo archiviarli, specie dopo essermi fatto occhi e carne con tantissime (presunte) ragazzuole nel mondo. Alla mia risposta, laconica, che niente di tutto ciò è accaduto, egli mi ha risposto “Ah, se fossi stato io…”.

Aldilà dello scherzo e della battuta, c’è un idea generale per il quale se si va fuori dall’Italia, in quanto mediaticamente proclamati mediterranei lover-boys, ogni fanciulla si stende zerbina alle volontà dell’assatanato SPQR. Mai realtà è più fuorviante: differenze culturali e barriere linguistiche sono le principali ragioni di un rallentamento conoscitivo, e poco mi si venga a dire che la lingua dell’amore è internazionale, dato che anche la seduzione necessita un paio di scambi comunicativi. Togliendo le capitali, posso dire che dalla Turchia in avanti, le probabilità sono molto infime specie negli stati di fede musulmana. Dopo una baldracca americana ubriaca la puoi trovare in qualche ostello o bar Lonely Planet, però quegli ambienti vanno frequentati ed io quanto preferisco il camino in ferro che passa la finestra sul tetto tipica delle case pamiriane…

C’è poi un altro lato della faccenda: l’attuale necessità e la completa soggetività per quanto riguarda l’ effetto della carnalità in maniera totalmente scissa da ogni forma di unione psico-sentimentale. Ognuno ha le proprie reazioni ed i propri bisogni, pertanto se il 90% della popolazione vive la sessualità (o meglio dichiara di percepire) in una direzione, tale è il modo corretto o più ragionevole. Serve quindi chiamare in causa una discussione con un ex-compagno di scuola secondo il quale entrambi concordavamo sul fatto che “se non c’è anche un’intesa a livello cerebrale, qualsiasi sforzo per ottenere anche il solo rapporto erotico, non è giustificabile”.

Un saggio diceva: “c’è un punto dopo il quale è più fatica che piacere”.

L’idea di andare a fare un massaggio thai a 100 baht (2,5€) non ottiene grandi risultati dato che io vengo letteralmente massacrato da un nano, che riesce anche a farmi male, mentre il Ture, che è l’unico nella stanza a mettersi a petto peloso nudo, ha una massaggiatrice.

Quel che paghi e quel che ottieni. Cazzo!

Km. percorsi oggi: 0 Km.                              Totale km da inizio viaggio: 16079 Km

All we need is love

04 Novembre 2010 – Osh (KG), Giorno 222, 9.00

Mille email da mandare, informazioni trasmesse on-the-skype con il mio “agente” trevigiano Federico, incaricato di recuperarmi un motore nuovo da donare al mio scooter affinchè io non diventi fedifrago e vada con un altro (scooter).

Penso anche al commento che è stato postato riguardo le mie simpatie verso Orsheda, la ragazza tajika conosciuta a Murgab, dove mi viene consigliato di tornare indietro per cambiare forse il mio ed il suo di destino.

L’amore c’è sempre.

In ogni momento, aldilà della volubilità delle circostanze.

Versione puristica e perfettistica del sentimento, che a grandi linee può venir applicata.


In viaggio, come l’amore da crociera o l’amore da Erasmus, si funziona sentimentalmente “a pelle”, perchè in continua sovra-esposizione emotiva. Non si hanno agganci altri, si è temporizzati in un luogo prima di trasferirsi altrove e non si ha il contesto di vita, dicesi anche società, di conseguenza si è drammaticamente liberi.

L’Io socialmente adeguato però torna, in un luogo o nell’altro insieme al resto della compagnia ed il cosidetto amore magari sfuoca in quel che con il senno di poi forse era solo un infatuamento come molti, come quei tanti innamoramenti fine-settimanali casalinghi, che però fin da subito si sa come collocarli.

In viaggio si è tanto in bisogno, specie di affettività, visto che le normali relazioni sono magari lontane migliaia di chilometri. Tramutare istantanee di piacimento in amore della vita è un errore possibile da compiere, mentre sottoporre le stesse ad uno scan mentale e provare a pensare se con uno scenario geografico fosse diverso, qualcosa cambierebbe o meno, è utile per decifrare la reale natura della relazione.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 11344,29 Km                    Totale km da inizio viaggio: 14870 Km

Il matrimonio pamiriano

23 Ottobre 2010 – Murgab (TJ), Giorno 210, 6.30

Oggi è stato uno dei giorni più eclettici ed interessanti da inizio viaggio. Dormo poco poichè i preparativi per il matrimonio iniziano prestissimo con le donne di casa prese a cucinare, menare stoviglie ed in generale caos da evento. Io, Alec, il cognato ed il fratello del cognato dopo una veloce colazione andiao in sauna, il modo di lavarsi rurale tajiko: con la temperatura altissima si suda e ci si lava con il sudore, dopodichè alla fine prendendo acqua dalla cisterna posizionata sopra le roccie incandescenti, ci si rovescia addosso l’acqua dopo essersi insaponati per bene.

Verso le 13 iniziano ad arrivare gli invitati, vestiti come tutti i giorni ed i pochissimo tempo una sala è piena di vecchietti che reclamano cibo. L’inizio della festa avviene con lo sgozzamento in casa e seguente macellazione di una pecora: il rito avviene come con lo yak solo che al posto della buca per raccogliere il sangue usano un catino, in modo da non cospargere tutto il pavimento. Uomini e donne sono in stanze separate ed io scruto i vari comportamenti, come il fatto che i nonni mettono in tasca qualsiasi cosa possano, tipo caramelle, arachidi, frutta secca ed uno utilizza persino una borsetta per mettere dentro mele, pane ed altro.

Io sono preso nei miei pensieri, ammirando questo straordinario meccanismo celebrativo dell’unione di due sconosciuti, il quale per quale motivo e usanza, funzionerà. Ed io forse sono geloso del loro “meglio di niente”…

Trovo un signore che parla perfettamente inglese e riesco a porgli delle domande fatidiche tipo come facciano a riuscire questi matrimoni combinati. Utilizza la sua esperienza personale: dopo 5 anni in Russia come studente universitario e moltissime fidanzate, non era riuscito a trovare una donna sposabile. Suo padre, arrabbiato per l’avanzata età del figlio (23 anni) e del suo essere ancora celibe, gli scelse una donna e con questa, il signore 17 anni dopo, dice di essere in perfetta sintonia, oltre che padre di 4 figli.

Il tutto viene accompagnato da un sottofondo di musica tajika suonata da quattro musicisti che si alternano alla tastiera e alla voce, mentre le persone ballano ed io vengo tirato in mezzo. Non trovo molto gusto a ballare con altri maschi per eccessiva gayaggine ma quando Orsheda m’invito non mi tiro indietro: prima, in 5 minuti che ha avuto di pausa, l’ho vista mettersi il fondotinta, un po’ di rossetto, forse l’unica ad avere usato cosmetici oggi. La sposa non c’è, è a Langar e solo domani, durante il secondo giorno del matrimonio ci sarà la partecipazione di entrambi gli sposi e lunedì avverrà un’altra festa qui a Murgab con l’arrivo di entrambi gli sposi e la seguente celebrazione dell’entrata in casa della coppia.

Non c’è alchool nei tavoli bensì viene dispensato come fosse droga, sottobanco dal compare dello sposo oppure da qualche zio dello sposo, e nonostante mi chiedano numerose volte di brindare con loro, accetto solo 3-4 volte.

Verso le 18 arrivano i compagni di classe di Alec, che vengono raggruppati con lo sposo in una stanza a parte dato che i vecchi se ne sono andati perchè nel durante non c’erano portate di cibo. Si ripresenteranno tutti miracolosamente verso le 20 quando tiene banco l’ennesimo pasto, penso con i resti delle patate e della carne avanzati da pranzo, rimescolati in un pentolone enorme che ho visto e poi riservito come nuovo.

Ho mangiato per tre giorni mentre chiunque mi sia a fianco m’inviti a mangiare mentre io sfioro il vomito alla sola vista di cibo. Sono l’unica che fa il discorso allo sposo dato che domani non ci sarò e gli altri invitati si complimenteranno quando la coppia sarà giunta.

Alle 21.15 la musica finisce come da contratto con i regolamenti statali che impongono una durata massima della funzione per evitare disparità tra poveri e ricchi, i quali invece potrebbero permettersi più giorni di festa.

Io sono sfinito per il cibo ingurgitato, il ballare e la presenza di moltissime persone attorno. Ora solo un letto oppure un korputcha sarà di sollievo…

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 11110,29 Km                  Totale km da inizio viaggio: 14635 Km

Statico a Murgab

20 Ottobre 2010 – Murgab (TJ), Giorno 207, 6.30

 

Non ho molto da fare oggi e il mio obiettivo primario è rallentare un pochino dopo lo stress della valle di Wakhan. Non c’è internet nel centro turistico di Murgab, a dirla tutta un vero e proprio sito inutile dato che o è chiuso o non sanno niente. Le alternative di trovare internet sono il centro telecom, il quale però non sembra essere in possesso delle chiavi della stanza dove c’è l’unico cavo per la trasmissione dati oppure la banca, che però, ovviamente non mi fa utilizzare il loro sistema per fini privati.

Orsheda non lavora oggi quindi parliamo un pochino, nonostante le sue difficoltà in inglese. È carina, lavora come una matta (come tutte le donne tajike), sarebbe la donna giusta da prendere però…

Ci sono due modi d’innamorarsi: con la testa e con il cuore. Il primo modo va a comando e si basa su dei vantaggi che si vedono sul voluto partner. La seconda si sente punto e basta, non si controlla, è il risultato della connessione dei sensi e della mente.

Non so qui in Tajikistan come facciano a durare insieme alcune coppie, specie quando ci può essere completo ribrezzo di qualcosa base come l’odore o il contatto con il coniuge affibiato. Perchè si potra anche assecondare l’unione decisa dai genitori e approvata dal figlio/a sulla base delle credenziali familiari, però i sensi non si possono oltrepassare.

Il padre, Misha, arriva verso le 17 insieme al fratello pertanto occasionissima per sgozzare una pecora piccola. Le prime parti che vanno mangiate sono le interiora, meno resistenti alla durata nel tempo perciò, quando vedo il piatto invogliante di carne e, affondo la forchetta su un pezzo e mastico, sento il sapore ferroso di fegato che, non importa di quale animale sia, ma fa sempre cagare! Il resto è un misto di reni e cuore e qualche pezzo di carne “normale”: faccio sforzi, lavando la bocca con numerose tazze di thè, forse sorprendendo i miei ospitanti dato che ho riferito che non bevo tantissimo infuso.

Mi dicono che il matrimonio si terrà sabato perquanto riguarda Murgab e poi domenica andranno a Langar a fare la seconda parte della festa. M’invitano a rimanere con loro fino a lunedì, quando torneranno a Murgab ma ciò non è possibile per coinciliare con la data di scadenza del visto tajiko e quello di transito kirghizo. Accetto però di rimanere e partecipare alla parte di matrimonio chee avverrà a Murgab, quindi da due giorni che dovevo rimanere rimarrò quattro giorni.

La sorpresa dell’inattesa.

Tento di mettermi in contatto con qualcuno in Italia ma il cellulare tajiko sembra inviare sms solo a numeri italiani di alcune compagnie e basta (vodafone no) quindi gli unici con cui riesco a parlare sono i mascalzoni di Caterpillar, con il quale confeziono un ilare dibattito.

Km. percorsi oggi: 0 Km.                                                   

Totale km GWR: 11110,29 Km                  Totale km da inizio viaggio: 14635 Km

Beautiful

07 Luglio 2010 Dilijan (ARM) – Yerevan (ARM), Giorno 102, 9.00

Terzo ed ultimo giorno di permanenza a Dilijan prima di mirare dritti a Spitak, paese epicentro del terremoto che avvenne in Armenia nel 1988. La città è stata ricostruita in gran parte anche se molta della popolazione vive ancora nelle abitazioni posticcie, che dovevano fungere da dimora provvisoria. Con Chris ci perdiamo a filmare particolari e fare inquadrature fighe, considerato il fatto che lui, usando la macchina fotografica per filmare, riesce ad avere un “depth of field” di gran lunga migliore al mio. Visitiamo la piazza rossa interamente ricostruita a nuovo e la chiesa, anche questa tirata su dalle macerie.

Passiamo ovviamente per Vanadzor, terza città più grande in Armenia, la cui imponenza industriale ne fa risaltare in modo singolare questa che di norma è una anti-caratteristica. Non c’è nulla da vedere e ci fermiamo molto velocemente di fronte alla maggior industria chimica dell’Armenia del tempo sovietico e non pensiamo che il museo sia così necessario da venir visitato. L’Armenia quando era sotto all’egemonia URSS era dove venivano concentrati gli investimenti per la produzione e studio della chimica e Vanadzor ne era il polo più importante.

Verso le 14 inizio ad avere i miei bisogni di dolci e ci mettiamo alla ricerca di un bar dove abbiano sia torte che caffè: Nune è colei che deve interloquire con i passanti e chiedere dove trovare un locale che faccia al caso nostro, o meglio adempia i criteri sovramenzionati. Ad un certo punto un ragazzo ci dice di seguirlo e quando arriviamo al bar, si siede con noi 5 e dice che offrirà tutto lui.

Persisto nell’essere quasi distaccato dagli altri, un po’ dal fatto che devo abituarmi alla lentezza del viaggio in gruppo, ovvia conseguenza della linea mediana che si deve raggiungere tra le necessità di tutti. Ma non è questo a distogliere il mio interesse dal luogo dove mi trovo, sono più i ragionamenti sull’amore ad occupare i miei pensieri, conseguenza forse dall’avere di fronte a me due coppie.

Sono uscito molto fa dal giro.

Vedo i litigi, la riappacificazione, i punzecchiamenti talmente intrinsechi al gioco amoroso, da essere quasi…automatici. Vedo un film talvolta, vedo freccie che mettono in successione i vari comportamenti, quasi fosse ripetizione.

L’amore visto da fuori non lo rimpiango, però dentro permane la lacuna. E sono le due situazioni a rendere il miope, totalmente cieco.

Sono fuori dal giro.

Arriviamo a Saghmosavank e nonostante la mia testa sia assorbita in altre orbite dell’universo della mente, non posso rimanere non affascinato dalla splendida vallata che si presenta dietro il monastero. Arriva un tizio che abita di fianco per aprire il monastero in modo che noi possiamo entrare a visitare l’interno però, vista la similarità con gli altri monumenti religiosi visitati precedentemente, mi soffermo di più sul verde smeraldo della vegetazione che quest’anno, stranamente per il periodo e per l’Armenia, è più viva grazie alle pioggie scese regolarmente.

La sera arriviamo a Yerevan e dopo una cena principesca prearata da Gayane andiamo a letto abbastanza presto, visto che domani ripartiamo per un altra destinazione.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 4920,19 Km                      Totale km da inizio viaggio: 7897 Km

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