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L’oasi

30 Agosto 2010 – Kamennoie (KZ) – Beyneu (KZ), Giorno 156, 8.00

Ancora una volta ho dormito pochissimo, il thè alla indiana che bevono qui in quantità industriale mi sta facendo pagare dazio a me, che nemmeno il caffè mi fa una virgola.

Però alla mattina funziona bene e quando mi sveglio nel retro della chaiana, due thè con il latte sono perfetti per risvegliarmi.

Mentre sono nei miei pensieri immerso in un paesaggio che ormai ha perso il suo fascino, penso che oggi dirò basta a Beyneu, in modo da spezzare la lunga gittata tra Aktau ed il primo paesino con abitanti in Uzbekistan, trattasi di Kungrad ed in mezzo quasi 1000 km di steppa e deserto.

Arrivato a Beyneu faccio la conoscenza di Shokan, insegnante d’inglese e quindi riesco ad avere un dialogo decente: mi fa mille domande sull’Italia e mi sorprende quanto conosca, perchè io, so veramente poco del Kazakhstan. La sera m’invita a stare da lui, dove oltre ad un posto per dormire con tanto di aria condizionata, mi offre la cena e la possibilità meravigliosa di farmi una doccia.

Prima della cena, consueto thè che qui viene servito insieme al pane, che va intinto dentro la bevanda. Per farmi sentire a casa, cucinano della pasta alla kazaka però, ossia come nello stesso modo in cui fanno il plov: imbevuta d’olio con pezzi di pollo e tanta cipolla e devo dire che se non sapessi di avere il colesterolo alto, ne mangerei a volontà.

Anche oggi ho dovuto fare una piccola riparazione a Scooty: uno dei supporti della valigia laterale sinistra si è spezzato causa l’aggiunto tiro per fissare le due taniche di benzina sulla pedana. Saldato da un tizio a Beyneu con tanto di triangolo di rinforzo applicato perchè resista di più.

Includo sotto un video di un guado compiuto prima di Ushguli in Georgia.

Km. percorsi oggi: 87,3 Km.

Totale km GWR: 7427,29 Km                      Totale km da inizio viaggio: 10837 Km

L’incontro con “il merda”

15 Agosto 2010 – Pasiolok (AZ) – Baku (AZ), Giorno 141, 8.00

Il 14 agosto: the day after…

Inanzitutto devo ricapitolare cosa è successo ieri dopo lo sfogo nel quale ho manifestato le frustrazioni di un viaggio che si sta rivelando più complesso di quel che mi aspettavo. Dopo aver combattuto con lo scooter per mezz’ora al mattino per farlo andare in moto ed aver pensato che si trattasse delle definitva capitolazione del motore, ad Agil viene in mente di spruzzare con uan siringa della benzina direttamente sul motore dal foro della candela. Sorrido isterico all’idea da pirla ed invece si rivela funzionante! Ieri per precauzione ho riempito il serbatoio dell’olio ed ho messo forse un po’ troppo olio nella benzina e la conseguenza è una miscela troppo ricca. Devo lasciare Scooty in moto per una decina di minuti a sputare nuvole di olio che gli altri aspirano a poca distanza non so per quale motivo, mentre io lascio in pace il mio ciuco ad ansimare.

Seki è una delle città più belle dell’Azerbaijan però io sono in ginocchio: sono stanco, il problema di prima mattina mi ha tagliato le gambe già gambizzate prodotto di una notte insonne. La città per mia fortuna si rivela essere più circoscritta di quel che pensavo e dopo due caravanserragli tenuti splendidamente ed un castello nel quale ogni museo al suo interno richiede un’estorsione di 2 Manat minimo (come altro si puà chiamare la richiesta di pagamento per avere ben poco in cambio?). Lascio la città sbagliando strada ed invece di fare la scenica nazionale che mi avrebbe fatto trotterellare ai piedi delle montagne caucasiche, scendo sulla enorme statale che taglia longitudinalmente lo stato per poi arrivare alla capitale. E mai strada fu più noiosa! Le distesa di niente a matrice lunare viste in Islanda sono uno spettacolo in confronto alle spianate di nulla che mi vengono incontro da destre e sinistra

L’altra highlight che deve essere sottolineato per ricordarmi un giorno perchè ho disprezzato questo paese è stato l’incontro con un merda. Già, il nemico immaginario di qualsiasi persona, qui ha preso forme terrestri lungo la soporifera strada verso la capitale azera e merita di essere raccontato narrativamente.

Prefazione

Claudio Torresan è stanco, ha uno scooter che non sa mai dietro che curva potrebbe spegnere le luci, ha sonno, procede ancora in stato paralitico dopo che ha dovuto fermarsi a bordo strada per riposare una mezz’oretta sul manubrio dello scooter.

Il merda

Procede il Torresan sui consueti 45 km/hr secondo il GPS e 55 km/hr secondo il tachimetro quando un poliziotto obeso dal lato sinistro della strada compie la sua maratona del giorno, attraversando entrambe le carreggiate di corsa per fare segno con la paletta al Torresan di fermarsi. Il pensiero del Torresan subito va alla madre del poliziotto, dato che qualcosa non quadra che questo abbia sprecato calorie preziose introitate con qualche cheeseburger poco prima per fermarlo. Qualcosa non quadra. Non ha nemmeno lo sguardo curioso di colui che vuole discutere con un turista motociclista.

Forse la pancia non è ancora piena del tutto. Si chiama poliziotto, ma ci metterà poco a cambiare dati anagrafici narrativi.

L’atto pestilenziale

P.: Snaiu radar? (Capisci il radar?)

C.T.: Snaiu (Capisco)

P.: Problem velo (Problema velocità). [da ora l’anagrafica cambia].

C.T.: Ahahahah. Ahhhh sio can. Velo? Scooter?

M. (ex-P.): Da. (Si).

M. rivolgendosi all’altro poliziotto: Foto. (Facendogli segno di prendere la foto).

C.T.: A ti areo te ga sbaja tuto anquo. Today nie dobro dni! (dialetto veneto: Tu hai sbagliato tutto oggi. Anglo-russo: Oggi non è un bel giorno!).

Il Torresan è infervorato, sta per togliersi il casco e il tono della voce ha fatto un ascesa degna del migliore Rob Halford nel giro di tre frasi. Fortunatamente l’altro poliziotto dice che non c’è nessun problema ed interrompendo la richiesta di pizzo del merda, dice allo scooterista, nei suddetti momenti, potenziale psicolabile, di andare avanti senza nemmeno dover mostrare i documenti.

Epilogo

10.000 sono stati i chilometri necessari e 179 ore di puro movimento per fare incontrare il Torresan con il merda. Nessuna frontiera finora, nessun poliziotto per quanto a.c.a.b. potesse essere è riuscito mai a raggiungere tale titolo. Doveva aspettare l’Azerbaijan, per incontrare un tale fecale individuo che tanto si addice al contesto.

La sera al limite dell’essere stremato chiedo a diverse persone lungo la nazionale dove posso campeggiare per la notte e dopo aver ricevuto divieti ed avvertimenti che qui i cani mangiano vivo, riesco a trovare un signore che dapprima mi dice di mettere la tenda nel suo orto a 50 metri dalla strada e poi, vista la mia esitazione per il rumore che deriverebbe dalla nazionale, m’invita a dormire dentro casa sua, offrendomi anche una cena velocissima ma ideale per recuperare delle energie.

Il 15 agosto: verso la vacanza..

Colazione con il signore che mi ha ospitato per la notte a base di marmellata (qui è più frutta sciroppata) e pane per poi sbattermi di nuovo sulla strada nel deserto azero. Il paesaggio cambia e diventa simile al sud dell’Armenia (meglio non dirglielo agli azeri) ma sempre monotono e lineare, con una forte propensione ad infondere sonno.

Voglio un thè pero qui in Azerbaijan portano l’intera teiera e di norma costa 1 Manat: ovviamente a me fanno un prezzo di favore, 2 Manat ed io li ringrazio dandogliene 1 solo di Manat. Sono rare le volte nel quale voglio bere un thè ed una volta dissi figuratamente che l’unico utilizzo positivo che ci vedo al thè e come liquido per fare il bidè…

Scooty ancora una volta, va male  e comincio a pensare se sia la luna, se abbia il periodo o cosa perchè è imperdonabile nel propormi un motivo per il quale dannarmi ogni santissimo giorno. La combustione è irregolare e le cause che riesco a supporre sono la benzina a 93 ottani, la cui qualità qui sembra variare moltissimo da distributore a distributore oppure è la mia amica centralina numero due che mi sta salutando, proprio ora che vedo il deserto uzbeko in fronte a me, nel quale potrei ricevere un pacco con i ricambi solo via falco-post!

Arrivo al porto di Baku chiedendo aiuto ad una decina di tassisti e qui lascio il mio malandato compagno di viaggio. Lo lascerò a ponderare sulla sua salute e a decidersi se vuole venire con me in Asia centrale o abdicare senza gloria e senza onore in un porto di una città petrolifera. Le guardie ed i poliziotti mi dicono che non ci sarà nulla da temere a lasciare il mio prode lì incustodito, quindi lo incateno e me ne vado all’ostello 1000 Camels, un vero ostello minuscolo per niente interessante, ma che sarà il posto dove tentativamente riposerò nei prossimi giorni, in attesa dei visti e della nave verso il Kazahkstan.

Km. percorsi oggi: 221 Km.

Totale km GWR: 6919,69 Km                     Totale km da inizio viaggio: 10252 Km

Lungo il fiume

07 Agosto 2010 – Kutaisi (GE) – Khunevi (GE), Giorno 133, 7.00

Il panzer mio vicino di letto si sveglia alle 7 perchè deve andare con il suo furgoncino a fare delle commissioni quindi dopo aver fatto una veloce colazione me ne vado verso il centro della città. Mi serve una stazione della polizia per confermare la mia presenza qui a Kutaisi per il guinness e voglio vagare un po’ per la città.

Quando arrivo alla centrale di polizia sono occupati in un meeting e deco attendere mezz’ora che questo ssia finito per ricevere un “No, non possiamo farlo”, eroici custodi del timbro che qui è più prezioso delle proprie mogli…

Mi dicono di andare in comune che però essendo sabato è chiuso. Vabbe, niente timbro per oggi perciò mi rifugio in un cafè a scrivere. È caldo fetido ed io quando mi avventuro per le città h sempre lo zainetto con dentro computer, fotocamera, videocamera e documenti e sebbene non pesi più di 4-5 kg, non mi respirare la schiene quindi tempo 10 minuti sono assolutamente madido di sudore.

Kutaisi ha circa 200 mila abitanti però anche qui i georgiani sono come nei villaggi: curiosi mi domandano da dove provenga, sorridono nel vedere i miei pantaloncini corti piuttosto sporchi, mi chiedono se mi piace la Georgia e sono visibilmente soddisfatti quando gli dico che è uno dei migliori stati nel quale ho viaggiato.

La strada che porta a Tbilisi è buona e costeggio sempre un fiume che viene utilizzato come come ritrovo da moltissime persone per nuotare, fare un barbecue oppure lavare l’auto. Voglio anch’io fare un bagnetto anche se sono partito nel tardo pomeriggio quindi opto per la soluzione balneabile quando mi accamperò. La strada va su e finalmente c’è aria respirabile in confronto all’umidità impossibile di Kutaisi.

Sulla sinistra vedo un posto che fa per me e dopo aver chiesto a dei ragazzi del villaggio, vengo autorizzato a piantare la tenda. Mentre sono a metà del lavoro un ragazzo sui 35 anni mi offre di andare a dormire a casa sua quindi, perchè non accettare?

Nel villaggio di Khunevi vivono i suoi genitori ed ora si trova qui in vacanza con la moglie e le due figlie. Prima mangiamo l’agognata anguria e poi mi porta al bar lungo la la principale, di proprietà dei suoi genitori. Shaslyk, pomodori e cetrioli e della vodka che mi saziano, divorati durante una cena nel quale non parliamo quasi niente dato che il ragazzo, cosciente della differenza linguistica, sembra non voler nemmeno tentare una comunicazione.

Km. percorsi oggi: 91,6 Km.

Totale km GWR: 5827,19 Km                      Totale km da inizio viaggio: 9159 Km

L’ardua ascesa

01 Agosto 2010 – Kobuleti (GE) – Lakhamula (GE), Giorno 127, 9.00


Il ragazzino viene a svegliarmi, inviato dalla vecchiastra padrona del B&B che nn so per quale motivo, ha paura che scappo senza pagarle i 10 Lari della colazione di ieri e di quella che devo ancora fare. Il risveglio indipendente alla mia volontà mi rende burbero e quando vado giù mollo i 10 Lari che ancora una volta la befana mi sta chiedendo e le dico che vado al mare e quando torno voglio la colazione pronta, dato che ha voluto i soldi con così tanta insistenza…

In acqua è pieno di persone, proprio come ieri sera alle 20 e lo stare in acqua stempera il nervosismo. Torno di fretta al B&B, faccio colazione sovrappagata a 5 Lari, per quel che danno e poi dopo aver fatto delle foto con la bimba di una ospite nella struttura, mi metto in direzione Zugdidi.

Mi aspetta una lunga giornata alla guida e fino ben oltre Poti, quasi fino a Zugdidi sono a meno di 100 metri sul livello del mare ed il caldo è insopportabile. Metto crema anti scottatura sulle gambe, dato che ancora una volta ho i pantaloncini corti, il cui vantaggio è di farmi bruciare sotto il sole e nel caso che cada mi farebbero lasciare un paio di strati di pelle sull’asfalto…

A Zugdidi mi fermo alla centrale di polizia per farmi fare il consueto timbro e qui accade qualcosa di spettacolarmente stupido: non mi fanno parcheggiare dalla stazione, bensì in strada e quando dico in strada in tendo in piena carreggiata. Dopo avergli fato notare l’ebetudine della richiesta, li assecondo perchè come si dice dalle mie parti “Mati e paroni, daghe sempre razòn”.

Non hanno un timbro per confermare la mia presenza e più che altro sembrano voler lasciati nel loro pacifico non fare un cazzo. Un signore che parla inglese si avvicina e traduce la mia richiesta, ma lo stesso il maresciallo con mezzo ghigno dice “Niet”. Sbrocco, dico al tipo di tradurre i miei sentiti ringraziamenti ironici e che la polizia è il vero problema della Georgia, fantocci di paventata legalità a cagione della propria inedia.

Quello che a me pare è che molti di questi gaglioffi, sembrano godere nel porre un ostacolo, forse per il fatto che loro non hanno mai fatto niente e di conseguenza nemmeno vogliono che qualcun’altro possa fare qualcosa.

In Bulgaria mi avevano raccontato questa storiella che era un modo figurato per spiegare la mentalità nei paesi sovietici o sotto la sfera d’influenza.

“Ci sono un serpente ed un cane e devono entrambi attraversare un fiume. Il serpente chiede al cane se può montargli in groppa in modo che anche lui possa andare sulla riva opposta del fiume.

Il cane rifiuta dicendo: “Come faccio ad essere certo che tu non mi morderai, uccidendomi?”

Il serpente risponde: “Ma se ti uccido, morirei anch’io”.

Il cane quindi viene convinto e mentre è a metà fiume, con il serpente sulla schiena, viene morsicato ed entrambi finiscono a fondo.

Per dire che molte persone cresciute con la mentalità filo-sovietica hanno la visione che, non bisogna fare di più di qualcun’altro bensì impedire ad altri di fare di più.

La strada diventa piano piano peggiore e sempre più pendente, tutto ciò a favore di una brezza di fresco che rende l’andatura più gradevole. Gli scenari sono molto belli e siccome non ci sono protezioni a bordo strada che impediscono di cadere nel burrone, devo essere saldo e non farmi distrarre troppo dal guardare in giro. Non ci sono stazioni di rifornimento ed io vedo la lancetta della benzina sempre più bassa e Mestia, dista ancora 60 chilometri.

Capisco di essere arrivato nella regione di Svaneti quando giungo a Lakhamula perchè ci sono le torri classiche svanetiane, usate nel passato come vedette contro possibili invasori. Sono chiuse fino in cima dove ci sono delle feritoie dal quale poter sparare con fucili e, alcune torri hanno feritoie larghe a sufficienza per utilizzare cannoni.

Ho poca benzina e poca voglia di andare avanti, quindi giro in una laterale sulla destra, pensando mi possa portare fino al centro del villaggio ed invece mi ritrovo in un gruppo di case, distaccate dal resto di Lakhamula. Appena arrivo viene fuori Misha, uno uomone grande e grosso al quale chiedo se posso mettere la tenda nelle vicinanze, e tanto per cambiare, m’invita a dormire dentro casa sua.

Ora è da solo poichè da quel che capisco, la moglie ed i tre figli sono a Zugdidi, quindi lui si preoccupa di prepararmi della verdura e del formaggio ed un caffè che apprezzo tantissimo. Se ne va per un’ora e mi lascia in casa da solo e ne approffitto per guardare le news alla tv con il satellite direttamente dall’Italia, prima di andare a dormire verso le 23.

Km. percorsi oggi: 202,9 Km.

Totale km GWR: 5482,19 Km                      Totale km da inizio viaggio: 8787 Km

Cara Armenia…

18 Luglio 2010 Tsilkar (ARM) – Marneuli (GE), Giorno 113, 9.00

Tutti o quasi sono svegli e Taron e già andato al lavoro nelle vicinanze quindi faccio colazione con il padre ed i fratelli. Non riusciamo a far granchè di comunicazione perchè è mattina ed in più la madre è impegnata a preparare il cibo per i vari componenti della famiglia, me incluso.

Dopo mezz’ora circa mi metto in strada e miro ai monasteri di Haghpat e Sanayin: passo rapidamente Vanadzor e Spitak che già avevo visto quando ero in auto con il gruppo di amici, e abbastanza celermente arrivo a Sanayin, il primo dei due monasteri protetto anche dall’UNESCO. Anche se protetto dall’ente internazionale del patrimonio artistico mondiale, non si paga l’accesso, ciò alle spese di una segnaletica stradale che potrebbe venir migliorata ed incrementare il numero delle visite oppure per pagare degli eventuali restaruri futuri. I due monasteri sono molto simili agli altri già visti in Armenia pertanto mi soffermo in Sanayin e poi Haghpat, che dista un 7-8 km, una ventina di minuti in ciascuno e nel secondo sito, mentre mi sto apprestando per accendere il pc e mettermi a scrivere, un ragazzo inizia a parlarmi in italiano. Si chiama Suren, è armeno e lavora all’ambasciata italiana di Yerevan oltre che all’università, dove insegna la lingua italiana a 600 studenti! Mi spiega la sua storia e di come il suo amore per la lingua ed il paese peninsulare siano nati proprio in questo monastero, quando s’infatuò di uan ragazza bergamasca. Da lì cominciò a studiare la lingua, e continuò anche quando l’amore adolescenziale svanì. Gli lascio l’inidirizzo del blog chiedendogli di dirlo in ambasciata  che ha incontrato il tizio che il giorno prima aveva chiesto proprio nell’edificio rappresentativo, il timbro per il Guinness.

L’arrivo alla frontiera è inaspettato dato che non ci sono cartelli di distanza ed io pensavo di trovarmi ancora ad una considerevole distanza. Ci sono un paio di auto nel mio senso mentre dalla Georgia verso l’Armenia c’è una fila interminabile: tutto procede alle svelte se non che, quando chiedo se possono fare un timbro per il Guinness, mi chiedono cosa sia e mentre gli spiego dopo due parole dicono in modo imperativo “I understand, what do you want?” che in inglese è piuttosto maleducato, perchè m’interrompono per chiedermi ciò che ero nel mentre di spiegargli. Non capiscono un cazzo e scrivono data, località e poi sia il nome sia la firma fanno uno schiribizzo illegibile e mi consegnano il foglio.

Io sono democratico: se mi fai una cosa fatta bene ti ringrazio, se mi fai una cosa fatta male o non farmela proprio o ti becchi un sonoro invito a quel paese.

E così succede che il primo che mando in ambo le lingue è l’ufficiale doganale…

Meglio che smorzo un po’ il nervoso con una lettera di saluti all’Armenia:

“Cara Armenia,

ti ho visitato in gruppo e di conseguenza l’immagine che ho avuto di te non è nitida come quella degli altri stati. L’ospitalità, la curiosità e l’approccio in generale è stato ridotto dal fatto che eravamo in 3-4 eppure nonostante questo, le tue persone hanno elargito accoglienza incondizionata.

Ciò che mi ha colpito più di tutto è stata la conformità del tuo territorio, in grado di mutare drasticamente nel giro di pochi chilometri, mentre il lato religioso e tutti quei monasteri a me sono sembrati tutti uguali, a parte alcune eccezioni.

Il popolo poi sembra essere abituato alle sventure, alle persecuzioni ed aver creato degli anticorpi di resistenza nonostante ancora oggi ne soffra delle conseguenze dei passati massacri. Sarei curioso di visitare il tuo territorio di nuovo però in solitaria, in modo da poter apprezzare meglio il tuo popolo.

Ricordo Yerevan, città a portata d’uomo, e le belle ragazze che come mi disse Arto “sono perfette per fare famiglia”.

Ricordo la sfaticata immensa per arrivare in cima all’Aragat e la gioia d’iniziare la discesa.

Ricordo la curiosità dei ragazzi e del padre di Taron a Tsilkar.

Ricordo (e spero accada presto di nuovo) di stare del tempo con gli amici Chris e Jesse.

Ricordo la gioia d vivere che Gayane era in grado di trasmettere e la splendida accoglienza ricevuta dalla sua famiglia.

Claudio”

Arrivo in Georgia già con le palle girata e quando dopo una ventina di chilometri mi fermo per fare rifornimento, avviene che qualcuno ha incontrato la persona sbagliata al momento sbagliato. Quand mi fermo, il benzinaio serve un tizio con la tanica prima di me e poi senza azzerare la pompa mette benzina nel mio scooter, risultato 7,2 litri che vuole vengano pagati. Molto tranquillamente gli dico che non è possibile che riescano a astarci 7,2 lt in un serbatotio da 5,7 lt e che quindi gliene pago 4,5, che ad occhio e croce è quello che mi mancava.

Inutile dire che peggior inizio era difficile da prevedere e se l’escalation di eventi non cambierà, finirò a cazzotti con qualcuno….però…

Arrivo a Marneuli, dove mi fermo a fare un paio di foto a dei monumenti estremamente patriottici, caratteristica comune con altri stati la cui fondazione è avvenuta da poco tempo pertanto, la proclamazione nella propria indipendenza trasuda anche dall’arte esibita nelle città. Qui incontro tre ragazzi che stanno facendo un pic-nic e mentre sto per ripartire in scooter, richiamano la mia attenzione perchè mi unisca a loro:vivono nella cittadina però sono originari dell’Azerbaijian e mi offrono il pollo fatto in pentola, verdure varie e fanta dato che rinunciò di svuotare con loro la seconda bottiglia di vodka.

Inevitabilmente finiamo a parlare di ragazze e mi dicono cosa pensi delle georgiane (boh, sono appena arrivato…) delle armene (che fighe) e poi mi chiedono “Ma per esempio, un italiana, quanto costa?”. Mi metto a ridere e gli dico che non lo so, dipende dal gioielliere al quale ci si rivolge, confondendoli un po’, considerata anche la loro ubriachezza…

Mi invitano a stare da loro però rifiuto poichè voglio arrivare a Tbilisi se non fosse che, 10 km dopo mi si rompre il supporto del gps e letteralmente 15 secondi dopo che mi sono fermato per vedere come sistemarlo perche riceva il segnale, una Lada mi affianca ed i ragazzi che sono dentro iniziano a chiedemri dove sto andando e, quando gli dico Avlabari, il quartiere di Tbilisi, sono scettici che io riesca ad arrivarci da solo e si offrono di accompagnarmi l’indomani mattina. Per risolvere anche il mio problema del posto dove dormire, mi dicono che posso stare a casa loro a Marneuli, così giro la ruota e mi trovo a seguire la Lada vecchissima bianco panna.

Vano ha spostato la sorella dell’altro ragazzo del quale ho dimenticato il nome e si è quindi trasferito qui da poco e quando li ho fermati erano di ritorno dall’ospedale, dove la moglie a giorni è previsto che partorirà un bimbo. Mi offrono la cena cucinata dalla simpatica nonnina dal viso molto piccolo e dal sedere immenso, patate fritte, cetrioli, polenta fritta a forma di pagnottina e formaggio fatto da loro. Il cognato di Vano vuole mostrarmi la città ed in auto a folle velocitù arriviamo in centro dove non c’è asolutamente niente, se non un locale dove i ragazzi perdono del tempo e del denaro con le slot machines.Nemmeno la richiesta di trovarmi una moglie li distoglie dalle macchine acchiapparisparmi e dopo poco facciamo ritorno a casa ad altrettanto folle velocità, senza cinture di sicurezza, anzi con solo metà della cintura che scende diagonale, in modo che la polizia venga visivamente truffata.

A l’una siamo a casa ed io devo condividere metà letto con l’orsuto Vano.

Km. percorsi oggi: ??? Km.  (Gps e contachilometri entrambi morti, pertanto il conteggio chilometrico non ha potuto procedere).

Totale km GWR: 4766,89 Km                      Totale km da inizio viaggio: 7976 Km

The sindaco is never enough!

25 Maggio 2010 Shumen (BG) – Veliko Tarnovo (BG), Giorno 59, 9.30


Quando mi sveglio, Bogy è già al lavoro pertanto potrò “agire” liberamente per andare a comprare i regali: per Thea vado già sul sicuro in un negozio di libri che ho visto in città a prenderle un vocabolario bulgaro-italiano, così potrà soddisfare piano piano le sue voglie d’imparare la lingua italica. Per Bogy invece, mi fido del posto consigliatomi da Thea, dove producono prodotti artiginali bulgari: le prendo uno snello orologio da muro, molto semplice ed elegante.

Torno a casa verso le 11 per poter sistemare sullo scooter tutte le valigie, le parti sostituite su Scooty che però conservo, non si sa mai che possano tornare utili, e le presso perchè tutto mi stia. Sembro assolutamente un albero di natale, considerando anche la ruota di scorta, che metto in posizione verticale prima del baulettto posteriore. Tutto il peso è dietro daltronde davanti non ho la possibilità di mettere bagagli o legare su borse. Nella pedana dei piedi, lo zainetto è sufficiente per rendere la marcia scomoda quindi è inutile che rendo addirittura pericolosa la guida, con ulteriori cose.

Il mio ultimo pranzo con Bogy è triste, mi ringrazia di avere reso la casa “piena” con la mia presenza: io le dico che è stata un’ospitante magistrale e che spero di vederla un’altra volta, magari in Italia, quando verrà a trovare i figli. Daltronde sono quasi diventato prole adottata anch’io…

Arriva anche Thea che ha festeggiato fino a mattina inoltrata la fine del corso di studi e le consegno il dizionario, sperando che le sia utile nel caso la accettino al Politecnico di Milano, dove ha fatto richiesta di studiare. Quando usciamo di casa, vedo Bogy che corre in cucina, prende un bicchiere d’acqua e lo getta nel pianerottolo in fronte al portone d’entrata ed io devo camminarci sopra, come segno buonagurante per il tragitto che devo compiere.

Con le due donne vado dalla polizia di Shumen dato che devo ricevere un timbro che certifichi che io sia passato per la città e qui avvengono le comiche. La polizia non fa questo tipo di cose e mi inoltrano all’ufficio del comune, dal vicesindaco, una donna della stessa classe di Bogy: questa inizia a sparare le minchiate più svariate, dicendo che non può firmare poichè per quanto ne sa lei, io potrei chiederle una firma per mettere una bomba (ovviamente glielo andrei a chiedere se lo volessi fare…) e che le serve un’autorizzazione (da parte di chi?). Dopo aver perso mezz’ora cercando di ottenere una cazzo di firma, quando sento queste parole inizio con maniera ad insultare la “gestapica” in fronte a me e senza salutare me ne vado. Bogy mi spiega che il comune di Shumen è ancora fortemente ancorato alla burocrazia debitrice al comunismo, quando le balena in mente di contattare il tipo, padrone del cane di nome Osama, che è il responsabile della regione. Egli è del fronte opposto e non appena gli viene descritto il comportamento della vice sindaco c’invita ad andarlo a trovare nel suo ufficio: in quattro e quattro otto tutto è sistemato. È molto cordiale e per un po’ s’intrattiene a parlare con noi e mi augura “buoni” chilometri a bordo del mio ciuco.

Per una pratica di 5 secondi, ho dovuto perdere un’ora finchè colui che dovrebbe avere meno tempo a disposizione per queste cose, è intervenuto. In UK era sorto un acronimo lungo quattro lettere per appellare le forse del disordine e mai come questa volta, esso rimbalza prepotentemente nella mia mente…

Faccio delle foto di addio con Bogy e Thea e sono sinceramente dispiaciuto di lasciare le “mie” due donne che hanno reso Shumen speciale! Ora però ho 150 km in fronte a me per arrivare a Veliko Tarnovo, ex capitale della Bulgaria, e sono in ritardo sulla tabella di marcia per poter arrivare lì ad un orario decente. A Veliko, ho contattato Arne via couchsurfing per ospitarmi e nonostante sia in ritardo di una settimana da quando pensavo di arrivare, ha comunque accettato alla mia richiesta di alloggio temporaneo.

Sono in strada e contrariamente alla pesantezza di Scooty, caricato con ulteriori oggetti, io mi sento librare leggero, di nuovo in libertà, sulla strada verso qualcosa di nuovo ancora una volta. La Bulgaria al di fuori della città offre ampi spazi di aperta campagna, scarsamente popolata e solo negli sparuti villaggi, poichè anche coloro che lavorano nell’agricoltura spesso sono pendolari delle città.

Mi sono fatto dare l’indirizzo della casa di Arne con tanto di nome del quartiere e di norma queste informazioni sono necessarie per trovare in poco tempo il domicilio, però, sembra che il quartiere non sia molto conosciuto ed ancora meno lo sia la via. Mi ci vogliono le indicazioni di una decina di persone per arrivare nei paraggi del condominio, dal quale terrazzo i ragazzi, richiamano la mia attenzione urlando a squarciagola. Mi introduco subito ai due padroni di casa, Arne e Izo, ed ai ragazzi presenti nella casa per un mini party, Stefan, Izo piccolo, Simeon e più tardi, Viktor e Dani.

Mi fanno sentire subito come fossi a casa mia e dopo avermi offerto del cibo cucinato dalle loro madri, Simeon attacca con la chitarra delle canzoni bulgare e tutti iniziano a cantare. Viktor nel frattempo inizia a parlarmi della storia bulgara: i Thracians (non so come si chiamino in italiano) migrarono dall’Asia minore all’attuale Bulgaria e  costituirono un impero molto vasto inclusivo di Grecia del Nord, Macedonia, Sud Serbia, Bulgaria e parte della Romania. Questi territori, se si esclude il periodo sotto il dominio ottomano (1350-1850 circa), furono quasi sempre parte della Bulgaria e Veliko Tarnovo ne fu la capitale per la maggior durata temporale. Devia poi dicendo che, secondo lui, la Macedonia è parte della Bulgaria, e il fatto che hanno cibo, lingua e tradizioni in comune ne sia la più lampante dimostrazione; afferma che i moti indipenndentistici macedoni siano una conseguenza del lavaggio mentale compiuto dallo stato yugoslavo nel periodo post-guerra. Imparo inoltre che la Bulgaria sicuramente non possa venire considerata una maestra quando nei campi di battaglia: nella seconda guerra dei Balcani, durata un solo mese nell’anno 1914, essi per riconquistare i territori persi alla Grecia e Serbia, si siblanciarono sul fronte occidentale da permettere un attacco dal lato opposto da parte di Turchia e Romania. I bulgari dicono con fierezza che la bandiera loro non è mai stata conquistata da armate nemiche: è vero anche che nel luglio del 1914 quando l’esercito serbo stavo passeggiando verso Sofia, diventata capitale, per non andare in completo collasso, fecero un armistizio con le armate invasori, con il quale concedevano una parte dei territori ed il risultato finale furono i confini geografici molto simili a quelli attuali.

I ragazzi continuano a cantare dei brani che ho imparato anch’io nel karaoke di Shumen ed anzi, richiedo che eseguano “Vashe Blagorodie” canzone russa del periodo post-guerra. Quando è mezzanotte andiamo in centro in un rock-bar dopo avere fatto un bel numero di scale, dato che il quartiere dove vivono i ragazzi è su una collina a monte di Veliko. Nel bar faccio la conoscenza del terzo inquilino della casa, Stanley: balliamo e mi diverto un bel po’ tentando anche un approccio comunicativo con la fascinosta Dani. È mezza russa, ha 19 anni ed ha molta maniera quando parla il che la rende molto elegante.

Stanley si offre di farmi da cicerone per Veliko il giorno dopo e quando sono le 2.30, torniamo a casa, ed io sono soddisfattissimo della mia giornata.

Km. percorsi oggi: 146 Km.

Totale km GWR: 146 Km                             Totale km da inizio viaggio: 2960 Km

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