Archivi per la categoria ‘Mesiversari’
Quindicesimo mesiversario di viaggio
28 maggio 2011 – 27 giugno 2011
Prey Lvea (K) – Chennai (IN)
31 giorni Totali, 893 km nel mese corrente, 22.559 km Totali
Spesa totale: 1186,54 €.
Il mese di viaggio peggiore da quando sono partito, senza se e senza ma. Ho trascorso praticamente tutto giugno tra una malattia e l’altra, prima la tonsillite in Thailandia e poi l’infezione intestinale presa in Orissa, in India. Così della Thailandia ho finito con il vedere, ancora una volta, solamente Bangkok ed in India trovarmi disperso nei miei pensieri, nello shock culturale e, quando malato, nella voglia di essere a casa.
A non avermi lasciato solo un attimo in tutti e tre gli stati è stata la morsa della pioggia monsonica che specialmente in Cambogia non mi ha risparmiato un giorno.
Questo è il mese di chiusura budget dato che con ogni probabilità sforerò la spesa che mi ero prefissato causa inaspettato costo alla dogana nel rientro dello scooter. Si, perchè mentre lo scooter si godeva una lunga crociera transoceanica, io ho deciso di tenere fede allo spirito del viaggio ed approffitarne della temporanea separazione per esplorare un nuovo stato. L’India ha lo scopo di rallentare il mio vagare, durato ininterrottamente 15 mesi, pertanto visiterò tenendo conto del mio nuovo ritmo che deve abituarsi ad un aspetto sedentario, complice anche la stanchezza accumulata nel tempo.
Ironicamente però, da subito mi sono reso contro che il subcontinente indiano non ha nulla a che fare con la semplicità di Thailandia e altri paesi del sud-est asiatico ma necessita un acclimatamento ad hoc; le attività giornaliere procedono apparentemente secondo un sistema inesistente, la religiosità è omnipresente, il cibo è da prendere con le pinze per via della piccantezza e della perenne incognita igienica.
Mi sono trovato a Calcutta incapace di prendere una decisione, soppraffatto dall’inconciliabilità della realtà contro la mia aspettativa; ho dovuto rimboccarmi le maniche, tentare, lasciarmi andare con lo splendido popolo indiano per tornare a galla e recuperare entusiasmo.
Un’entusiasmo che è rimasto colpito dalla precaria situazione fisica dettata dal “mal d’India”; presumevo di incontrare problemi, ma non così persistenti.
Malgrado ciò ho raccolto tantissime storie: storie di vite vissute, storie di drammi personali, storie raccontate nel mezzo di un viaggio in bus urbano, storie di amici reincontrati, storie di tradizioni, storie…Non c’è mal di stomaco o tonsillite che tenga la mia curiosità e non c’è fine alla loquacità della mervagliosa, colorata, sorridente gente indiana.
Quattordicesimo mesiversario di viaggio
28 aprile 2011 – 27 maggio 2011
My Tho (VN) – Prey Lvea (K)
30 giorni Totali, 124 km nel mese corrente, 21.666 km Totali
Spesa totale: 614.84 €.
Il Vietnam, il pensiero di ritornare, l’indipendenza mancata, la solitudine sentimentale.
Ecco concettualmente il mese di viaggio numero quattordici. Situazioni elaborate nella loro sintetica natura che già spiegherebbe tutto se non fosse che…
…io invece sono qui a mettere in parole, a spiegare a quel me stesso che rileggerà questi appunti fra 30 anni oppure a qualche generazione mia futura.
Perchè il viaggio dà maggior cognizione del mondo che ci circonda, ti priva dei tuoi cari e della tua ordinarietà non altrettanto mobile, ma allo stesso tempo ti sconvolge. Se io, dicevo tornerò, poi inizerò a fare e vivrò felice e contento, ora, ora che la data si avvicina di questo non ne sono più tanto sicuro.
Mantenere le parole passate non può avvenire, sicuramente non così in maniera frettolosa: vale la pena farsi alcune domande e a volte le risposte che arrivano da me stesso, non sono quelle che le mie orecchie vogliono sentire. Ma è il mio pensiero, e questo conta sopra di tutto.
Sento sempre di più una pressione dall’ambiente circostante su “quando inizierò a lavorare, poi i soldi e a quando la famiglia”. Questa coercizione verso il modello sociale mi mette in crisi: giorni fa, durante la fase REM (dove il cervello mio è particolarmente produttivo) pensavo a questa eventualità, solo per risvegliarmi con sensi di nausea simili al vomito.
Ho una zia che quando ero piccolo mi raccontava le sue storie in giro per l’Italia, mossa un po’ dal lavoro e un po’ dalla passione turistica. Io la ascoltavo incantato e le dissi che da grande volevo girare il mondo. Non le chiesi come faceva a mettere via i soldi per la pensione.
Ho fatto scelte difficili prima di questa e ne farò ancora nella vita, l’importante è seguire il mio instinto.
Credi in me e verrai sorpreso.
Non credere in me e verrai deluso.
Un mese, un decennio vissuto sull’onda del mio non volersi fermare, geograficamente e con le sfide personali. Un decennio che non ha visto alcuna per il quale fermarsi è valsa la pena. Questa potrebbe essere una piacevole sorpresa, uno spolverare sentimenti ed emozioni scalfite dal tempo. Il viaggio mi ha insegnato che anche ciò che è arrugginito può cavalcare: mesi prima della partenza, ridussi Scooty allo scheletro per un esame approfondito. Il telaio era consunto, fragile: armato di passione, voglia e dediizione l’ho restaurato e solo in Tailandia mi ha “avvertito” con qualche avvisaglia. Io volevo che lui c’è la facesse e lui voleva che io c’è la facessi.
Fiducia, conoscenza dei limiti altrui e supporto.
Il Vietnam ci ha diviso, ma non sempre le temporanee separazione sono nocive: ho capito cosa vuol dire aver avuto l’indipendenza di muovermi, un mezzo con il quale scoprire paesaggi e culture al quale non avrei avuto accesso in altro modo.
Nello stato estremamente falce e martello mi sono dovuto adagiare su metodi di trasporto backpacker ed accettare la mediocrità data dal turismo ai luoghi e la limitata interazione con le persone locali. Così capita che avendo deciso una data di termine e viaggiare in modo che non da così tanta soddisfazione, diventi irritato ed impaziente.
Impaziente anche, di vedere cosa deciderò di fare dopo.
Tredicesimo mesiversario di viaggio
28 marzo 2011 – 27 aprile 2011
Tbeang Mean Chay (K) – My Tho (VN)
31 giorni Totali, 1323 km nel mese corrente, 21.532 km Totali
Spesa totale: 544.35 €.
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Quasi un mese ho trascorso in Cambogia, uno staterello forse addirittura più piccolo del nord Italia, ma certamente con tante meno attrazioni. Però non è perchè ho uno scooter che devo essere sempre in movimento, dato che quando ci si muove è proprio quando si apprende meno. Mi metto in questione, mi faccio mille domande ma con le persone che scorrono ai lati del mio campo visivo non c’è parola alcuna.
Così accade che si rallenta, ci si ferma di più in determinati posti per assorbirne il calore e lo spirito. Capita che città tutto sommato anonime come Battambang e Kampot, mi facciano sentire a mio agio dopo alcune ore e rimanerci non diventi certo una pena.
Capita che ritorno a viaggiare da solo dopo diversi mesi in compagnia, trovandomi all’inizio strano in questa situazione di dimenticata solitudine e poi guardare ai lati positivi. La libertà di potermi gestire come meglio credo e scegliere di fare qualcosa oppure non senza dover costringere qualcun’altro ad aspettarmi; una cosa che mi mancherà sarà la condivisione delle belle avventure ed io e Marco in questi mesi, ne abbiamo fatte a bizzeffe!
Capita anche che in un mese “rallentato” come questo, io decida di fissare una data approssimativa di termine del viaggio; con circa un anno di ritardo sulla data originalmente prefissta del ritorno, penso che in estate farò il mio ritorno in madrepatria. A spingermi verso questa decisione sono:
- la voglia di vedere i miei familiari.
- andare in Australia potrei continuare a viaggiare facendo il bracciante a settimana ma la cosa non mi insegnerebbe nulla che non ho già fatto.
- trovare un lavoro serio in Australia rimanendo fisso in un posto però la cosa non mi attrae in quanto penso di conoscere a sufficienza il mondo anglosassone e la lingua.
- viaggiare lo si fa con il giusto entusiasmo. Dopo un po’ ho imparato la lezione e la curiosità si è affievolita.
Le tempistiche del mio ritorno sono ancora incerte però indicativamente si collocano tra metà luglio e metà agosto, in tempo per poter progettare il viaggio 2012…
English version
I spent almost a month in Cambodia, a small country measuring probably even less than Northern Italy and certainly with less sightseeing available. But it is not that because I have a scooter, I have to ride just for the sake of it, even because when I am moving I learn somehow less. I put in doubt what I had in mind, I try to answer the thousands of questions but I am not interacting with the people that scroll along my way
So I slowed down, staying longer in places that apparently had nothing to give or nothing to see. It happened that cities with little to say such as Battambang and Kampot, were making myself feeling at ease even just after a couple of hours.
Happens also that being back to traveling alone, I felt uncomfortable after five months together with Marco, as I lost touch with solitude. But after a while everything made sense again and I value the freedom of managing my time and myself as I need. What I will miss though is sharing emotions or great moments and Marco and I had many during the time spent traveling together.
It happens that during this month I decided to finally put an end date to this trip, which has been prolonged by a year compared to the initial timescale. So I think that during this summer I will go back to my motherland, due to the following reasons:
- I miss my family
- If I go to Australia I could keep traveling only if I do temporary and seasonal jobs and I can’t see what I can learn from it.
- On the other hand finding a serious job in Australia would restrict me geographically and also I do already know the culture and the language.
- It’s good to maintain the sense of curiosity when traveling and this, I must say, in my case has slightly faded.
So potentially I could come back by mid July-August in order to have enough time to plan my summer 2012 trip…
Anniversario di viaggio
28 marzo 2010 – 28 marzo 2011
Carbonera (I) – Siem Reap (K)
365 giorni Totali, 20.208 km Totali
Spesa totale: 8123,42 €.
1. Introduzione
Il 28 marzo 2010 partii da Carbonera, comune del fervido, perfido nord-est italiano.
È passato un anno. Considerazione oggettiva temporale.
Ma cos’è un anno di tempo?
È un anno di Erasmus, un contratto determinato lavorativo per qualche azienda, una relazione sentimentale al quale si è deciso di scendere a patti. Qualcuno sperimenta per imparare.
Un anno è il tempo che ci hanno impiegato le due mie nipotine per mettere sui dei dentini, mentre i fratellini più grandi avevano appreso dai diversi padri a fare il dito medio. Qualcuno impara a cascata.
Un anno dopo il governo è lo stesso e siamo ritornati a fare una nuova guerra. Qualcuno non ha imparato.
Io volevo mettermi alla prova con un viaggio che si preannunciava difficile sotto il punto di vista motorio (false friend). Uno scooter per me era sufficiente per portarmi dove voleva andare la mia curiosità. Certo avrei dovuto considerare le lacune di agilità del mio mezzo, ma in qualche modo c’è la farò, andavo dicendo. Avevo già deciso come imparare, mancava il cosa.
Partii con alcuni obiettivi pratici come apprendere di più della storia recente di alcune zone turbolente come i Balcani, il Caucaso, le repubbliche della C.I.S. Il resto era tutto così aperto: gli esseri umani hanno l’immensa dote di poter plasmare il proprio essere a dipesa degli eventi e della volontà. Io puntavo tutto sulla seconda in maniera incondizionata, senza un retaggio, senza una specifica perchè proprio gli eventi sceglieranno cosa insegnarmi.
2. La parte europea
Decisi un orizzonte di tempo ed una destinazione geografica fattibile, qualcosa che non fosse troppo eccessivo nel caso avessi cambiato idea durante il percorso ed anche qualcosa che facesse impaurire i miei familiari il meno possibile.
Partii il 28 marzo con degli amici ad accompagnarmi fino alle grotte di Postumia quindi i saluti che sancivano il vero inizio del viaggio indipendente. Faceva freddo quella prima notte in tenda in terra croata, ma non c’era alcun dubbio ad assalirmi, alcuna paura. Solo il freddo portato dal vento di una pioggia imminente.
“Sono ancora vicino a casa” queste erano le motivazioni che mi davo per la tranquillità che mi sembrava anormale; poi più mi allontanavo, più le persone che incontravo mi facevano sentire a casa. Una notte sotto la tettoia di una casa diroccata quando poi arriva il primo invito a soggiornare nella casa di uno sconosciuto, a seguito di un incontro casuale.
È l’episodio che mi da coraggio. Le persone che hanno scelto stili di vita particolari affiorano ed io provo interesse a scoprire questo mondo così variopinto, dove nei luoghi meno prevedibili, si trova questa determinazione. Arriva la Serbia, l’accoglienza e il clima cambiano e si passa alla…festa! Il calore balcanico, fomentato anche da bevute di compagnia, è impari nella sua immediatezza: è veloce un abbraccio ad arrivare quanto un pugno. Attento con le parole, ma soprattutto attento alle parole, me lo metto a memoria.
La Romania è la prima mazzata del viaggio: il suo mix di disinteresse e apparenza, di sporcizia e lusso, di balcanesimo e mediterraneità sono un chaos in una sola nazione. Voglio visitare solo i Carpazi e la parte sud di questo stato, passare veloce perchè il viaggio dell’estate passata in questo suolo è ancora fresco. Se non fosse che incontro Ioan, ex-immigrato in Italia ed ora ritornato in patria. Ha pochi soldi, non ha lavoro ma questo non gli impedisce di ospitarmi e di rendermi partecipe della sua vita di famiglia. Una settimana sto a Bratei per ricaricare e poi come in apnea trascorro tre giorni, forse ancora troppi, a Bucharest, la peggior capitale europea a pieni voti. La capitale rumena ed il confine bulgaro sono 100 km, un corto tratto di strada che però era ancora troppo lungo per la sua bruttezza.
La Bulgaria: terra di banditi, di pericoli dietro l’angolo e delle gomme rubate in corsa. No, niente di tutto ciò: ho ricordi fantastici di questo stato, due in particolare di nome Bogdana e i ragazzi di Veliko Tarnovo. Bogdana, una signora 50enne madre di una mia amica, si rivela essere maternale quanto un genitore biologico e divertente come una ragazza! Qui, tra feste, karaoke e la conoscenza di Thea mi fanno sentire sempre più come se il mio viaggio alla fine non sia altro che uno spostarsi geograficamente e trovare sempre…casa. A Veliko Tarnovo conosco l’essenza bulgara, il coagulante di nome rakia e la fervida passione ed amore che i giovanti hanno per la loro madrepatria.
3. Turchia e Caucaso
La Turchia invece sono due stati sotto lo stesso nome, due diversi modi di vivere, due mentalità differenti; la parte ovest, molto tourist friendly, con moltissimi punti di visita dell’epoca dell’egemonia greco-romana e poi il Kurdistan. Uno stato che non esiste nelle cartine, diviso tra Iraq e Turchia ed ancora nemmeno loro si sentono definibili entro lo stesso Kurdistan! C’è infatti il Kurdistan turco e quello iracheno, diverse nazionalità sotto uno statot sovrano non riconosciute. Insieme la povertà, forse la più estrema vista durante il viaggio perchè priva di dignità: per la prima volta non mi sento sicuro dove vado, dove mi fermo a mangiare, dove lascio lo scooter pertanto per amor delle cose che ho con me, decido di filarmela veloce in questa zona di mondo. Le cose hanno anche loro un anima, che a differenza di quella umana, è quantificabile in euro.
Il Caucaso è stata una sorpresa: l’Armenia, fantastica terra di monasteri, religiosità e belle ragazze mi ha trattenuto solo due settimane perchè l’intera regione ad est del Nagorno-Karabakh era insicura e proprio in quei giorni stavano accadendo delle schermaglie al confine. La Georgia invece è quel che non ti aspetti: vino, panorami montuosi da mozzare il fiato, ospitalità unica e l’inizio delle bizze di Scooty. La giro quasi interamente nel periodo più afoso dell’anno, sudando l’impossibile e bevendo la famosa acqua Borjomi (equivalente della San Pellegrino italiana) e bevande gassate all’improbabile gusto di uva e pera. Incontro italiani in pick-up, un argentino che viaggia in furgoncino da un anno e mezzo, un goriziano anche lui perso nel Caucaso, Gianni-furgone a fare reportage sulla Cecenia, una georgiana di ritorno dall’Italia, ospitalità montana e centinaia di altri esempi di feste a benvenuto improvvisati. Questa terra è stata per me uno dei gioielli di questo viaggio. A riportare l’ordine e basso il morale ci pensa l’Azerbaijan che mi sono promesso di evitare come la peste bubbonica in futuro, dovessi passare ancora da queste parti.
4. L’Asia centrale
Non sapevo nulla di tutti questi stati che finiscono in ‘stan, pian piano venivo a conoscenza di qualcosa da gente che ci era passata e turisti che avevano inanellato tutte le città famose. Troppo poca preparazione, molto da scoprire quindi.
Il Kazakhstan si presenta aspramente desertico, difficile, arido e se lo scooter mi lascia a piedi nel mezzo del nulla non va per niente bene. Ho 1.000 km da fare con in mezzo solo una cittadina di 3000 abitanti di nome Beyneu e un motore spompato a sostituire quello distrutto ma vabbè…
Sovraccarico lo scooter con taniche per un equivalente di 17 litri in più parto sperando che il karma soffi dalla mia parte e se non, che trovo qualcuno disponibile a donarmi un po’ di energia positiva. Dopo 5 (cinque) giorni arrivo a Kungrad, in Uzbekistan, la prima città che si possa definire tale. Lungo i 1.000 km, due distributori di benzina e alcune chaiana per dormire e mangiare sono state sufficienti.
L’Ubekistan è un altro regno di contraddizioni: una semi dittatura post-sovietica ha preso il potere nel 1992 e da allora è rimasta. Anti-islamica nonostante questa sia la religione prevalente, anti-occidentale, nonostante il turismo sia una delle sorgenti d’entrata maggiori e sbruffona con tutti gli stati vicini. L’Uzbekistan però non è solo politica anzi, è patria di città spaventosamente belle e persone di rara bontà.
Alla partenza il mio obiettivo era il Tajikistan. Uno degli stati più poveri dell’Asia, senza risorse, sconosciuto alla maggior parte, perchè minchia volevo andare in Tajikistan? Sarà il solito paese anonimo e brutto, dove in cinque giorni sono anche già fuori. Quando all’ambasciata tajika a Tashkent mi chiesero che potevo fare un visto di max 40gg dissi che un mese era più che sufficiente…
Il Tajikistan è magnifico. Punto.
Arrivando da nord, sono stato obbligato da un infezione intestinale ad assorbire lentamente la transizione dall’influenza uzbeka (definizione errata dato che Samarcanda è storicamente una città di tradizione tajika) di Khojand, la capitale Dushanbe e poi via verso est. È facile dire di volere andare ad est, ma lo è un po’meno se lì ci sta il Pamir: montagne a 4000 metri, passi a 4200, 4300 e 4600 metri di altitudine e chissà cosa ci sarà in mezzo. A Khorog dei signori che mi ospitavano mi mettevano in allarme dicendo che sarebbe stato impossibile, specie prendendo la strada che costeggiava il fiume Panj e l’Afghanistan. Ma io pensavo che con un motore nuovo lo scooter sembrava funzionare ed io stavo bene quindi si poteva andare.
Sopravvalutavo tutto e sottovalutavo la fatica.
Il giorno 18 ottobre me lo ricorderò finchè vivrò e solo le parole e il video di quel giorno sono l’unica testimonianza valida. Rileggerle ora mi gonfia gli occhi e rielaborarle sarebbe ingiusto. L’oasi nel Pamir, Murgab è scenario di vita tajika, un matrimonio e di meritato relax prima di ripartire e scalare l’ultima cima a 4667 metri sul livello del mare.
Il Kirghizistan parte malissimo con la capitolazione di Scooty, il diniego delle autorità cinesi a farmi entrare e cinque giorni al confine ad aspettare che qualcuno mi possa portare fino a Osh. Un’aria tetra di tensione, l’odore delle case bruciate che ancora aleggia e gli sguardi freddi delle persone mi fanno sentire non a mio agio, così una volta che Scooty è tornato in se, fuggo trovando riparo a Bishkek. Qui trovo di nuovo casa, questa volta italiana: sono Enrico e Chiara, espatriati qui per lavoro ed il resto delle combriccola che mi fanno riassaporare dopo così tanto tempo l’atmosfera a me più familiare.
Ritorno in Kazakhstan, nella capitale economica, Almaty dove sono ospite di Alexei, indaffarato a sbrigare le pratiche di spedizione di Scooty. Si, perchè ho deciso che dopo questa parte di Asia, tocca alla parte di Asia sudorientale, quella che mi affascinava sin da quando ero bambino.
5. La Cina e l’Asia sudorientale
Bangkok è uno shock. Fa caldo, troppo caldo. E ci sono le palme, il chaos, gente ovunque. Dove sono arrivato? Reincontro il Ture con il quale viaggerò assiemee per i prossimi mesi e subito punto verso nord, punto verso la Cina sperando che questa volta la frontiera si schiuda.
In Cina non ho posso utilizzare lo scooter quindi mi adopero in altra maniera, con gli autobus locali, i treni e l’autostop. È un’esperienza totalmente diversa: si è letteralmente a contatto con le persone, bisogna interagire o tentare però qui sia i gesti oltre che ovviamente le parole, hanno una barriera. E i cinesi sono bastardi vero?
Ecco che l’ultimo pregiudizio cade: vengo ospitato, vengo trasportato, mi viene offerto da mangiare, vengo aiutato quando sto male e…i cinesi sono come tutte le altre persone, hanno il senso umano, sono ospitali e disponibili: si, sono anche loro degli esseri umani come noi!
Il boom economico della Cina si nota distintamente in tutte le città maggiori, sempre perennemente affollatissime e con poca fonte di svago perchè bisogna lavorare prima. Le città storiche, i villaggi delle minoranze e i paesaggi naturali sono ciò che in Cina non devono perdere e, che si creda o no, loro lo sanno che queste sono fonte di entrata economica.
Scendere in Laos è un nuovo impatto: la vita è lenta, tutti sorridono, il cibo è quasi tutto buono e che distese di verde tropicale! Di nuovo in scooter compio alcune delle strade più impervie che avessi potuto scegliere, tagliando il nord a zig-zag per poi scendere lungo la parte centrale e sud. A livello artistico e architettonico in Laos c’è poco ma è proprio il relax che le persone infondono il suo vero pregio. Qui inizio le riprese di un documentario che dureranno per l’intera permanenza in terra d’Indocina quindi l’occhio si fa più analizzatore e raccogliere storie lungo la via mi permette di avere una visuale più ampia del paese.
…e poi la Cambogia. Ho deciso di compiere il mio anno di viaggio a Siem Reap, dove c’è Angkor Wat, il monumento che per anni è stata la immagine di sfondo sul computer. Chissà qui cosa c’è da scoprire, da vedere e da…imparare.
6. Conclusioni
Partito come una sfida, questo viaggio si è rivelato essere una raccolta di sfide: prima il Guinness dei Primati, poi le strade kazake e tajike ed infine il progetto di documentario dell’Indocina.
Tanti sono stati i paesi che ho attraversato, le persone che ho conosciute, quelle che ho abbracciato e quelle che a malincuore ho dovuto lasciare. Forse quello che era il mio viaggio di scoperta culturale alle fine si è rivelato un voler apprendere cosa significhi il legame umano. Quello che s’instaura su due piedi, quello che sai che durerà poco ma che l’interesse reciproco ti guida a voler spremere appieno. Vedere e imparare, capire e imparare, vivere ed imparare. Le orecchie bucate, gli occhi ciechi e la bocca aperta invano non mi servono e non le voglio.
11 mesi fa scrivevo queste parole:
Mi arrogo inoltre il diritto di dire che sto imparando molto e questo non me lo toglierà nessuno nemmeno quando il viaggio sarà terminato tantomeno me lo farà rimpiangere il fatto di non essere a costruire qualcosa di socialmente più accettabile. La vita e lo spirito sono sostenuti dalle emozioni, ed esse sono svincolate dal lato protettivo che il denaro apparentemente dà. Vivere per vivere, il manifesto più religioso che ci dovrebbe essere.
7. Dati di viaggio
Ecco i numeri del viaggio.
- Partenza: Carbonera (I)
- Dopo 365 giorni arrivo a: Siem Reap (K)
- Stati attraversati: 18
- Km compiuti in scooter: 20.208
- Litri di benzina: 878
- Massima altitudine raggiunta: 4667 mt, Ak-Baital, Tajikistan
- Foto fatte: 2.900
- Budget previsto: 700€ al mese x 12 mesi= 8400 €
- Spesa totale: 8123 €
| Grand Total | Percentage | |
| Auto | € 8,93 | 0% |
| Electronics | € 225,25 | 3% |
| Entertainment | € 130,05 | 2% |
| Food | € 1.488,83 | 18% |
| Household | € 695,07 | 9% |
| Personal | € 1.098,10 | 14% |
| Presents | € 69,66 | 1% |
| Scooter | € 1.440,48 | 18% |
| Transportation | € 1.378,23 | 17% |
| Utilities | € 474,15 | 6% |
| Vacation | € 1.114,65 | 14% |
| Grand Total | € 8.123,42 |
- Donazioni ricevute: 649 €
- Spesa minima mensile: 339€ nel gennaio 2011.
- Spesa massima mensile: 1597€ nel dicembre 2010.
- Sponsor tecnici (attrezzatura): RMS (parti scooter), AKU (calzature da trekking), ICEBREAKER (vestiario tecnico per outdoor).
Dati scooter
- 5 pistoni utilizzati e 4 cilindri
- 3 pneumatici sostituiti
- 2 rotture del telaio
- 5 rotture supporti bagagli
- 5 forature
- 1 bobina bruciata
- 1 ventola distrutta
- 2 coprimotore sciolti
- 2 pulizie della marmitta
- 2 set di cusinetti dell’albero motore
- 4 filtri aria cambiati
Dati pernottamenti
| Accomodation type | Number of times |
| Campsite | 4 |
| Couchsurfing | 69 |
| Hostel | 56 |
| Hotel | 88 |
| House improvised | 64 |
| House organized | 36 |
| Means of transport | 6 |
| Tent authorized | 16 |
| Tent not authorized | 26 |
| 365 |
Lista di coloro che hanno sostenuto il progetto con delle donazioni:
| Donation Nr. | Donor | Amount |
| 1 | Sandro Botto | € 5,00 |
| 2 | Josef Cigagna | € 20,00 |
| 3 | Luca Barro | € 10,00 |
| 4 | Gerardo Guida | € 10,00 |
| 5 | Roberto Torresan | € 30,00 |
| 6 | Ivo Perin | € 10,00 |
| 7 | Enrico Scudeler | € 14,00 |
| 8 | Paolo Cucchiaro | € 10,00 |
| 9 | Stefano Torresan | € 10,00 |
| 10 | Sara Neso | € 10,00 |
| 11 | Alessandra Mattiello | € 10,00 |
| 12 | Guido Bortoluzzi | € 20,00 |
| 13 | Alberto Dorado Posada | € 30,00 |
| 14 | Damiano Pivetta | € 20,00 |
| 15 | Candido Maoddì | € 5,00 |
| 16 | Onorina Torresan | € 50,00 |
| 17 | Silvia Cenghialta | |
| 18 | Claudia Cenghialta | |
| 19 | Antonella Cenghialta | € 80,00 |
| 20 | Ilaria Cenghialta | |
| 21 | Berto Cenghialta | |
| 22 | Giuliana Cenghialta | |
| 23 | Matteo Cenghialta | |
| 24 | Simone Cannizzo | € 50,00 |
| 25 | Paolo Giacon | € 100,00 |
| 26 | Maria Luz Perea | € 20,00 |
| 27 | Alessandro Bertela | € 10,00 |
| 28 | Mauro Ziggiotto | € 25,00 |
| 29 | Giobbe Lorenzon | € 10,00 |
| 30 | Marco Manzi | € 5,00 |
| 31 | Stefano Nuvoloni | € 10,00 |
| 32 | Livio Cigagna | € 50,00 |
| 33 | Maria Torresan | |
| 34 | Mauro Ziggiotto | € 25,00 |
| Totale | € 649,00 |
Undicesimo mesiversario di viaggio
28 gennaio 2011 – 27 febbraio 2011
Chongqing (CHN) – Luang Namtha (LAO)
31 giorni Totali, 0 km nel mese corrente, 17.466 km Totali
Spesa totale: 635.62 €.
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Un altro mese in Cina di imprevedibili situazioni create dal vagare organizzati e disorganizzati allo stesso tempo. Volevo vedere la realtà rurale della Cina sin dal mio primo viaggio nel 2008 ma ero conscio delle difficoltà che c’erano: pressochè conoscenza nulla della lingua inglese dei cinesi ed il bisogno di avere una finestra temporale che mi permettesse di poter perdere del tempo alla ricerca dei luoghi desiderati, quindi quale miglior occasione di questo viaggio?
Ecco cosa mi ha spinto a scegliere il Guizhou, regione dove mille minoranze coesistono in una sorta di ambiente che mischia zoo umano al preservamento delle tradizioni millenarie. Zoo perchè il ministero del turismo cinese ha presto capito che queste minoranze erano un singolarità dal quale trarre vantaggio in termini di contanti; ecco sviluppati quindi i tour di scoperta culturale, infrastrutture che potessero accogliere le frotte di persone e, per completare, un’incentivo economico e sociale a queste minoranze affinchè possano durare nel tempo (e rimanere delle cash cow dell’industria turistica).
Le minoranze infatti ricevono sussidi da Pechino e hanno un privilegio al quale il resto della popolazione Han (i cinesi) può accedere difficilmente: non hanno il limite del figlio unico.
È facile capire come il limite del figlio unico sia di ridurre la popolazione dei cinesi “standard” e invece, di incrementare i Miao, Dong etc affinchè ci siano più villaggi di questi gruppi etnici e più risorse turistiche.
È stato un mese nel quale ho assistito alla spudorata macchina del turismo cinese che procede inarrestabile, esattamente come l’economia interna: Yangshuo, metà artificiale, Nanning, metà di passaggio e di acquisto di moglie da parte di over-50 occidentali scontenti.
Ho assistito al fatto che esistono prigionieri o persone che pagano questo frenetico sviluppo non-sense e all’arrendevolezza delle persone quando hanno l’esatta conoscenza che qualsiasi cosa facciano, nulla può cambiare, quindi il disinteresse.
Ho sentito storie provenire non dagli altoparlanti propagandistici ma da persone, che emozionandosi, mi raccontavano storie di solidarietà nel momento del bisogno.
Solidarietà che anch’io, ho potuto constatare entro l’ambito della mia avventura e che mi permettere di dire “Grazie Cina della lezione”.
English version
Another month in China of unpredictable situations created by random and organized roaming. I wanted to see the rural aspect of China since my previous trip back in 2008 but I had two things to consider: the lack of a common language as in China it is very rare to meet somebody that speaks conversational English and also the need of having a time window flexible enough. What better than this trip?
That is why I chose Guizhou, a region where tens of minorities coexist together in an environment that mixes the archetype of a human zoo and the preservation of millennial traditions. I define it as a zoo because the Chinese minister of tourism quickly understood that from this unique feature of China, minorities, they could cash in very much. Then the organized tours and the tourist infrastructures came and to make everyone happy, subsidies to these minorities so that they could last longer.
These minorities receive money from Bejing and they have a privilege that normal Han Chinese (the majority of the people) hardly have access to: they do not have the one child policy.
It is easy then to understand that the government wants to reduce the number of “normal” Chinese people and rather increase the number of Miao, Dong etc so that the more villages the more income they generate.
It has been a month where I could witness the arrogant tourism machine advacing unstoppable, exactly as the economy does. Yangshuo, artificial city, Nanning, stop-over city for Western over-50’s to buy a wife.
I witnessed the fact that there are prisoners of this process and people that pay the toll of this frantic non-sense development. Also how people learnt how to surrender because they know that, no matter what they think, nothing will change, therefore their political apathy.
I heard stories coming not from the propaganda loudspeakers but from the real people, describing how they still have a strong sense of helping each other out in times of need.
The same sort of help I could experience personally during my time in China and that allows me to say “Thanks China for teaching me something”.
Decimo mesiversario di viaggio
28 dicembre 2010 – 27 gennaio 2011
Dali (CHN) – Chongqing (CHN)
31 giorni Totali, 0 km nel mese corrente, 17.466 km Totali
Spesa totale: 338.97 €.
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Ritorno al freddo!
Il maledetto nemico che ho tentato di lasciarmi alle spalle dopo la quantità patita in Asia Centrale, è invece in gran voga in centro Cina. Così, io che pensavo di partire per una scampagnata con delle magliette a maniche corte e zainetto sono stato deluso: qui in Cina si batte brocche d’inverno! Comunque a parte la parentesi meteorologica, la Cina ha continuato ad essere quella meravigliosa sorpresa che sembrava preannunciarsi, dopo l’introduzione dicembrina.
Cronostoria Trip 2010 – Decimo Mese
Scaglio il primo sasso: i cinesi non sono freddi! O meglio, non lo sono più di qualsiasi occidentale quando incontra una persona con costumi distanti o diversi dai propri.
Il numero di passaggi in auto, di bevute e mangiate assieme, di ospitalità genuina sono i fattori che mi permettono di dire questo: a me, i cinesi hanno fatto cambiare idea.
Tantissimi giorni a Chengdu per trovare lavoro ed iniziare un nuovo capitolo del viaggio e opzione lasciata arenarsi per mettere in piedi un nuovo, stimolante progetto: il documentario “2 in Indocina” dove io e il Ture ci mettiamo alla prova come viaggiatori in grado di esporre i contenuti.
Vogliamo attraversare gli stati futuri, precisamente Laos, Cambogia e Vietnam analizzando quello che ci affascina di queste terre:
- Io guardo alla loro storia recente, ricca di drammi, di guerre intestine, di rivoluzioni, di dittatori, di genocidi. Come ha reagito questa popolazione a questi shock psicologici?
- Il Ture invece è affascinato dai paesaggi e dalla cultura rimasta incontaminata dalla globalizzazione e il fatto di stare a contatto con gente meno fortunata di lui e con persone vere (naturalmente non in zone turistiche).
Quindi si guarda avanti con forte interesse dall’enorme Cina che mi ha svelato solo pochi dei dubbi che avevo prima di entrarci: il mistero di Mao rimane, la loro infinita indole operaia, la loro chiusura entro il concetto di società, caratteristica tipicamente asiatica.
Il modo nel quale creano tutto è un capitolo ampiamente trattato, dal quale non posso esimermi: il vestiario, le case, il cibo talvolta plastificato, i rifiuti, le scorie, l’inquinamento e pure le città. Riescono a sorprendermi come la rivoluzione urbana al quale sottopongono le città sia pianificata nei minimi dettagli, in piani regolatori approvati a tempi record. Città immolate al turismo che, come ogni stato che sia degno, devono essere allineate a standard di piacimento visivo medio: così Lijiang, Dalì, Guilin, la base dei Panda assumono anch’esse un aspetto plastificato.
A questo lato rispondono però le montagne dello Yunnan, perfettamente esotiche coperte dal manto verde amazzonico, le coltivazioni di riso ed i terrazzamenti dolci come colpi di pennello del Sichuan, la megalopoli schizofrenica di Chongqing e le mille minoranze etniche presenti in Guizhou.
Mille facce ha questa Cina e due mesi sono solo un entree caldo che invoglia un possibile, prossimo ritorno.
English version
Back to cold weather!
The damn enemy I tried to leave behind in Central Asia after having suffered so much of it, it is back with revenge here in China. So I find myself with short sleeves in a climate that would rather advice one or two good jumpers: remember, winter in China is freezing! But, beside the weather discussion, China surprised me big time and it continues to make me marveling at each sight or each gesture of unexpected friendliness.
In few words: Chinese people are not cold! Well, they are not more distant than Europeans when they meet some other foreign fellow. The number of car lifts I took, glasses poured down my throat, food swallowed hungrily and true hospitality made me saying so: Chinese people changed the prejudice I had of them, and that is an achievement.
Many days spent in Chengdu looking for a job opportunity and change the course of my trip, actually did their duty in another manner: I decided not to work but rather invest my time keeping on traveling and documenting what I see with a documentary called “2 in Indocina”.
Ture and I will try to reveal the way we see these countries so do not expect something “National Geographic” style: we don’t have the means and neither the willingness to do that at this stage.
We want to cross Laos, Cambodia and Vietnam analyzing what fascinates us of these lands:
- I’d like to explore the recent history full of dramas, internal wars, revolutions and dictators and genocides and see how these factors affected the present.
- Marco is more enthralled by the landscapes and culture that especially in the villages remained globalization-free and the fact that he can relate to people, which is poorer and maybe truer.
So we look forward with great enthusiasm from this huge country that also kept some of the mysteries: the fame of Mao, the relentless working energy of Chinese people, the closure of their society. Also the way in which they create everything: clothes, houses, plastic food, rubbish, waste, pollution and sometimes cities. I still amaze after two months being here at how they revolutionize the aspect of cities in order to meet the standard, with building plans that from the issue date to the approval takes 3 months! Cities immolated to tourism and the average standard of visual pleasure: Lijiang, Dalì, Guilin, the Panda base paid the toll already.
To counteract this, there still are the mountains of Yunnan, perfectly exotic covered in Amazon green, the rice fields and terraces of Sichuan that are like some gentle brushes on a canvas, the schizophrenic megalopolis of Chongqing and the thousand ethnic minorities of Guizhou.
China has thousand faces and two months here are only a hot entrée that makes me feeling a desire to return one day.
Nono mesiversario di viaggio
28 novembre 2010 – 27 dicembre 2010
Almaty (KZ) – Dali (CHN)
30 giorni Totali, 1.366 km nel mese corrente, 17.466 km Totali
Spesa totale: 1596.52 €.
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Tra il Kazakhstan e la Cina c’è una frontiera ma io ne ho dovute passare 3! Non era possibile entrare dal Kirghizistan e non sarebbe stato possibile entrare dallo stato più a nord così l’unica soluzione è stato un triangolamento del mio mezzo e della mia persona attraverso Thailandia e Laos. Questo scherzetto impostomi dalla severa legge cinese che, ammette molte cose ma mai uno scooter straniero, mi è costato un occhio della testa in termini di danaro e un piano alla Dillinger per escogitare la trafuga del mio scooter smembrato. (Cronostoria Trip 2010 – Nono Mesiversario)
…e poi il caldo, i templi buddhisti, lo shock delle palme a rimuovere dalla mia testa i ricordi dell’aspra steppa velata di bianca neve. Forse troppo caldo e troppa filo-religione (ed un visto cinese che o lo utilizzavo o poteva sostituire la carta igienica) che mi ha spinto verso nord a caccia di quella Cina che da Ovest mi era stata negata. Da sud quindi, presentato in chiave rielaborata turista gap-year inglese con zaino in spalla, le porte mi si sono spalancate, daltronde dovessi fare la spia oppure il sovversivo (e attenzione attenzione, gradirei entrambe le opportunità spett.li agenzie del lavoro…), de-scooterizzato non ci riuscirei MAI. Sono scisso ora, ambulante con o senza de- davanti, imprigionato in un movimento racchiuso in vettori inarrestabili: l’esperienza nuova dell’autostop ad ora procede fruttuosa, mi avvicina fisicamente ai China-man (solo man cazzo), e l’(ormai) disutilizzato autobus e treno mi teletrasportano nella notte, mentre mi trovo in mani morfeiche, evitando preziosi sprechi di tempo solare.
Esperienze nuove, la prima aggratis che va tanto bene apportafoglio rimasto semi-sguarnito dall’esosità dei velivoli anglo-kazaki di AirAstana. Belle esperienze, che racconterò nelle vicende giornaliere; sorprendenti, demolitrici di pregiudizi e di idee frutto di un viaggio passato, compiuto a-bolla, ossia con il minimo contatto con le persone. Quindi come criticare, senza cognizione pro-attiva.
Però…
Rimango romantico, rimango attaccato all’idea di solitudine, di fermarmi al mio comando e padrone della disponibilità di disporre del mio tempo a 360°. Molte foto mancate, persone viste aldiquà di un finestrino, stamberghe evitate, baracche oliacee prolifere di batteri intestinali ciònonostante vittima del movimento a destinazione. Questa è la morale di fine mese: la destinazione la si costruisce man mano.
English version
In-between Kazakhstan and China there is one border but I had to go through three to get to the Red dragon. It wasn’t possible to enter from Kyrgyzstan and it would have not been possible either from the 9th largest country in the world therefore I had to triangle myself and Scooty through Thailand and Laos. This little funny joke costed me a hell of a lot of money and a plan worth of the name of Dillinger to manage the escapade of my dismembered scooter.
…and then came the heat, the Buddhist temples, the shock of seeing the palms removing quite quickly the image of the cold ghastly winds of the Siberian steppe covered in soft snow. Maybe too much heat and too much philo-religion (and a Chinese visa that either I would have used it or it would have served the purposes of my rear…) is what pushed me north, seeking the Chinese enlightenment that was denied to me coming from its Western boundary. So from the South, presented under a polished version British student on its gap-year travel in SE Asia, the gate was wide open, because if I had to be a spy or a subversive cell (dear job agencies, I wouldn’t mind such opportunities so please do get in contact with me if you have this sort of vacancies), without my scooter I could not potentially carry out the harmful and highly perilous duties.
Now I’m divided, a walking element deprived of his artificial counterpart, imprisoned into a motion result of unstoppable forces: the new experience of hitchhiking continues greatly and puts me into a closer dimension with Chinamen (unluckily, so far only men…) and the disused bus or train still remains the best option to transfer from one place to another whilst in the arms of Morpheus, saving precious time.
New experiences then, the first coming for free which comes very beneficial to my wallet, ransacked by the damn Anglo-Kazakh air company. Great experiences which I will narrate in the daily dairy: surprising for sure, demolishing the prejudice I had advocated during my previous visit to China, result of a group trip where exposure to locals for obvious reasons, was very limited. So how can I criticize without complete pro-active cognition?
But…
I am romantic; I remain faithful to the idea of solitude, control of free movement and sole decider of how to use my time. Many missed photos, people glanced from this side of the glass, sleeping shacks avoided; oily food stands full of bacteria left behind and nevertheless a victim of the motion towards a destination. This to generate this month motto: the destination builds itself.
8 mesiversario di viaggio
28 ottobre 2010 – 27 novembre 2010
Passo di Irkeshtam (KG) – Almaty (KZ)
31 giorni Totali, 1.122 km nel mese corrente, 16.079 km Totali
Spesa totale: 557.01 €.
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Mese kirghizo con fuga finale kazaka.
Dall’insoddisfazione iniziata a Irkeshtam non sono riuscito a riprendermi completamente prima di arrivare a Bishkek e trovare, per così dire, casa. E sebbene questo sembri un concetto nuovo ed inedito rispetto alla diametralmente opposta natura del viaggio, la sensazione casalinga sorge solo dove ci sono persone che ti fanno sentire in tale situazione. Quindi questa ricerca dell’ambiente dove ci si trova a suo agio e che quando lo si lascia si sente un vuoto dentro per un paio di giorni è forse il leit-motif del mio intrepido andare. La strada poi ha il ruolo altrettanto importante di farmi maturare nelle ore in sella, con scenari che possono influenzare il proprio umore ed incontri spontanei in grado di dare un nuovo risvolto alla giornata. Cronostoria Trip 2010 – Ottavo Mese
Quindi arrivo Bishkek con i suoi espatriati italiani che mi ha fatto sembrare la capitale kirghiza una Pavia a caso, se non fosse che il contorno esotico di occhi a mandorla rendesse il tutto un pochino più esotico.
Mi è quindi capitato di pensare perchè queste persone sono arrivate a Bishkek e si sono fermate oppure coloro che vanno a Londra e si fermano o in qualsiasi altra città. Io ho vissuto un tempo superiore a tre mesi in 5 città, rispettivamente Carbonera (allargo a Treviso), Londra, Brighton, Torino e Colonia e solo nella prima nel quale sono nato, sento un magnete attrarmi per vivere. Tutte le altre città mi sono sempre sentito ad-interim per qualche motivo e questo non vuol dire che non abbia colto che il posto aveva da offire, semplicemente mancava qualcosa. Non è un discorso romantico, chissà se alla fine tornerò lì o in qualche altra provincia però troverei insopportabile vivere in città dove il turnaround di persone è alto di conseguenza, non si creano collegamenti temporali lunghi, tipo con il cartolaio oppure il panettiere. È un discorso rurale anti-cittadino che sembra strano considerato che cambio posto ogni due giorni e spesso mi trovo in grandi città, però come espresso sopra, talvolta si sa per qualche motivo che le cose saranno…ad-interim.
Ci sarà una svolta a breve in questo viaggio quindi nuovi luoghi e nuove esperienze.
Il canto del cigno della fase uno di “Dove giungere” sta arrivando.
English version
Kyrgyz month with final Kazakh escape.
Started in Irkeshtam with a level of dissatisfaction very high, consequence of the “democratic stubbornness” of Chinese bureaucrats in not letting me inside the country: the low period endured until Bishkek when I found, let’s say, “home”.
Although this concept seems new and unprecedented compared to the rest of the trip when I have always been on the move, the home feeling flourishes only in special occasions, when the people you are with make you feel as such. So this research of a place where I feel like home has been almost the leit-motif of my trip; the road has on the other hand the specific role of letting me develop the thoughts and the experiences I mature in places; influencing my mood with its landscapes and random meetings with other people of the road that can be source of the unexpected.
So I arrived in Bishkek with its little community of Italian expatriates that made the Kyrgyz capital looking rather like Pavia, to say one, if it wasn’t for the beauties with slanted eyes making everything more exotic.
I was also asking myself why these people came to Bishkek and stopped here to live or those that do that in London or any city. I stayed for a period longer than 3 months only in 5 cities, Carbonera (let me say Treviso), London, Brighton, Turin and Cologne and only the first one has the magnet attracting me to live there. In all the other cities I always felt somehow ad-interim and this does not mean that I did not catch the chances I had to enjoy the place, but simply something was missing. It might sound romantic even because I’m not sure I will return exactly to my hometown but definitely I would find unbearable living in a city with a big turnaround of people where you don’t create the sort of routine relationships (with the baker, the newsagent etc). It is a rural definition which might sound strange for somebody who has been always on the move in the last 8 months and often in big cities, but as I said above, something is meant to be…ad-interim.
There will be important news regarding the future of this trip, so new places and new experiences.
The swansong of “Dove giungere” phase one is coming.










