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Canino canino
23 Aprile 2010 Golubinje (SRB) – Baile Herculane (RO), Giorno 27, 9.30, 45.432 Km
Anche questa notte ha piovuto però complice la notte precedente, ho dormito ciononostante. A risvegliarmi sono i canti dei pescatori lungo il Danubio: quando metto la testa fuori, ce ne sono tre e, mentre sto smontando la mia zona notte, ne sento uno urlare e vedo che ha catturato una bestia di pesce baffuto dal peso di 8-9 Kg.
Mi reco lì ed uno di loro inizia a parlarmi e spiegarmi cose riguardo la pesca. Egli adora il Danubio e, nonostante sia da Belgrado, non vuole pescare sul Sava. Il Danubio in questi giorni è di colore marronastro di conseguenza alle intense pioggie scese in Austria e Germania e non è certo invitante a fare un bagnetto. Sotto il video della cattura del pesciazzo.
La strada che mi separa dalla Romania non è molto lunga e come mi dice il pescatore, in un ora dovrei essere lì: l’itinerario merita numerose soste per ammirare i paesaggi che il Danubio crea, solcando vallate dipinte di un verde rigoglioso primaverile.
Alle 12.30 sono in dogana e quando il doganiere mi chiede il passaporto mi aspetto che me lo riconsegni entro poco e mi lasci andare; troppo facile e scontato Claudio! Non mi sono registrato in una stazione di polizia entro 24 ore dal mio ingresso in Serbia e questo pare essere un grosso reato, che sanzionano con 1.500 dinari (15 €) di multa: dopo avermi fatto attendere per 2 ore in dogana, arriva la volante delle polizia che m’invita a seguirli in stazione.
Mentre io già incomincio a pensare ad una notte a gratis in qualche cella serba, la bella impiegata mi comunica in inglese che ho commesso un “law infringment” (infrazione) e che molto probabilmente dovrò pagare la multa ma questo sarà il giudice a stabilirlo. Quando mi dice queste cose non riesco a non trattenere il mio stupore e dirgli un sonoro “Giudice?! Cosa?”.
La procedura di registrazione viene fatta o dalla persona stessa o dall’hotel nel quale si pernotta, però non essendo io stato in nessuna struttura turistica, non ho potuto sapere di questa pratica burocratica (Kristian me ne aveva accennato però ho pensato fosse volontaria). Al giudice dico che sono stato sempre in tenda (balla), viaggiando anche in sud Serbia (balla), che al confine croato-serbo non c’era scritto nulla (vero), che la polizia mi ha fermato tre volte e non m’ha comunicato nulla (vero) quindi, perchè ora dovrei pagare? Di risposta mi viene detto che questa è la legge ed è mio dovere informarmi quindi paga!
Al giudice dico che le mie finanze in valuta serba ammontano a 10 dinari (0,1€) e non ho euro quindi, dopo avermi ascoltato ed averla impietosita, mi rilascia un foglio dove mi dice che per questa volta vengo graziato dall’ammenda pecuniaria e autorizza le autorità doganali a farmi uscire.
Sono sfinito anche se tutto ciò che ho fatto oggi è sedere in attesa pertanto una volta finito il “processo” vado in città a rifocillarmi, e chissà che il giudice mi veda, senza soldi…
Di ritorno alla dogana chiedo con una certa stizza mista ad un ghigno malefico “Will you keep me here another four fuckin hours?” (Mi terrete qui altre quattro fottute ore?), non capiscono e mi lasciano attraversare il ponte, dove sull’altro lato è situata la dogana rumena. Qui in 4 minuti riesco a passare dopo aver riso in faccia all’officiale che mi ha chiesto se avevo armi o munizioni con me.
Detto questo lascio la mia lettera di saluti alla Serbia, qui sotto allegata.
“Cara Serbia,
non ero mai stato prima d’ora nel tuo territorio ed a dire il vero se dovevo seguire le opinioni di molti, avrei dovuto anche starmene a dovuta distanza. “Voi siete teste calde, negli ultimi 20 anni avete passato il tempo a spararvi addosso tra ex-concittadini”.
Mai preconcetto è stato così fuorviante: il tuo popolo è sicuramente estroso quanto accogliente e non è stato strano, trovarmi in un contesto nuovo, tra persone appena conosciute e discutere di mille cose, tra le quali, in prima postazione la politica. Si perchè i tuoi cittadini ci tengono che si venga a sapere anche la loro versione dei fatti.
Il tuo paese lo definisco come una destinazione anti-idiota, dove i contatti che si fanno, sono indispensabili per garantirti “protezione”, per ottenere qualcosa e per venir integrato nella cerchia. È un concetto di solidarietà umana che altrove è sparito oppure ha preso connotati mafiosi: da te è necessario per garantirsi una sussistenza adeguata.
Forse architettonicamente pecchi, almeno nelle zone in cui sono stato, perchè al sud so che possiedi molto di visitabile ma questa volta non ne ho avuto il tempo: ho promesso a molte delle tue persone di ritornare, perchè il calore e la spensieratezza con il quale affrontano la vita, mi ha insegnato molto.
Ricordo la bellezza delle tue donne.
Ricordo Milan, Milos e la famiglia Petrovski che mi hanno ospitato per diversi giorni senza farmi sentire come il pesce.
Ricordo il Pasulj.
Ricordo Jane e la sua eccentricità.
Ricordo il doganiere lungo il fiume darmi una pacca sulla spalla come a consolarmi dal fatto che ero solo davanti ad un fuoco sul Danubio.
Ricordo i magnifici paesaggi che il Danubio ha creato.
Arrivederci quindi
Claudio”
Sono in Romania, lo stato che l’anno scorso mi sorprese in modo considerevole, a discapito della “cattiva” reputazione di cui gode questo paese: ora però sono le 20.40 ed è buio pesto e voglio solo dirigermi a Baile Herculane, dove un uomo rumeno alla frontiera serba mi ha consigliato di andare per pernottare. Per qualche motivo a me sconosciuto, mi ha detto che ci sono molti hotel e la città è perfetta per fare festa e andare a ballare.
Sono in sella al mio ronzinante con la visiera aperta poichè i fasci dei fari delle auto che provengono in direzione opposta mi abbagliano e non riesco a vedere nulla, neppure le numerose buche che complicano maggiormente la guida.
Il ponte che porta a Baile Herculane è in rifacimento ma io non cerco nemmeno l’alternativa e tra un cartello di divieto ed i muretti di blocco al traffico, passo e mi fermo all’hotel Vasily, dove per 50 Lei (12,4€) si riesce ad avere una doppia. Sono le 21.40 ed è troppo presto per andare a dormire così mi dirigo a piedi verso il centro di B.H.: a metà strada diversi cani mi vengono ad una distanza che reputo infranga la mia privacy.
“Cane (di nome e di fatto),
tu non piaci a me ed io piaccio a te perchè secondo le istruzioni che ti ha dato il padrone, sto infrangendo la tua zona. Beh, mentre tu abbai in modo palesemente incazzato, vedi che, vado dritto, nella strada, proseguo, vedi, vado dritto, vedi…”
Ho paura dei cani da quando avevo 6 anni e venni azzannato da un cane che probabilmente aveva la luna storta: da quel momento, familiarizzo solo con i caninidi venuti fuori dal veterinario. Non ho fatto l’anti rabbica e questo mi mette in guardia ancora di più, anche se francamente penso che questi quadrupedi malvagi siano possessori anche di peste, carbonchio, sifilide e tante altre belle malattie quindi essere immune ad una, non mi escluderebbe una visita all’ospedale di filata!
Al ritorno affronto il cane che questa volta è ancora più villano nel non volermi lasciare andare oltre: lo aggiro e tornato in hotel me ne vado a dormire dopo poco.
Km. percorsi: 113 Km. Tot km: 1509 Km
Cenere
22 Aprile 2010 Golubac (SRB) – Golubinje (SRB), Giorno 26, 9.30, 45.359 Km
Ho dormito malissimo colpa della pioggia che ha iniziato a scendere a metà nottata e colpa anche del fatto che a dormire in tenda bisogna farci il callo con un paio di notti dormendo male. Il cielo promette pioggia imminente pertanto mi fermo a prendere un caffè per vedere la situazione meterorologica più prossima si traduca: inizia a piovere e nonostante l’iniziale intensità dopo 1 ora pioviggina appena appena. Raccoolgo informazioni dal centro turistico su cosa ci sia da vedere lungo la strada che percorrerò e a 5 km da Golubac c’è una fortezza semidistrutta nel quale la strada passa attraverso.
Parto con molta calma con affianco il Danubio sempre maestoso e più patronale che mai, visti i numerosi immissari che ci affluiscono in questo tratto. Vado a rilento, faccio foto, cosa inusuale per me seppur quantomai importante per avere ricordi tangibili delle proprie esperienze. Quando mi fermo a Donji Milanovac per un panino sia il proprietario sia un ragazzo che parla italiano, sono incuriositi da quegli adesivi laterali che portano scritto “Treviso to Asia” e mi chiedono se io stia andando in Turchia o in Cina. Nessuno dei due è la mia destinazione finale, è il Tajikistan, il potenziale stato candidato a porre fine al mio inquinamento a due tempi. O forse no…
Lungo le rive del Danubio ci sono diversi pescatori ed io, dopo 10 km da Donji vedo una stradina sulla sinistra che porta giù 20 metri fino al fiume. Quando sono a metà stradina vedo una roulotte e sulle rive di sassi un uomo che si aggira; la prima sensazione è che si tratti di un barbone che stia cercando qualcosa dimenticato dall’abbassamento della marea e giro lo scooter. Dopo 2 secondi penso, rifletto e ricambio idea così sto lì, finche l’uomo si avvicina: è un pescatore che sta vagliando il fiume in questo punto che non è il suo “spot”. Lui infatti ha la sua roulotte 1 km prima verso Donji e mi dice che non ci sono problemi se mi accampo lì, al massimo farò la conoscenza dei pescatori quando arrivano di prima mattina. Essi vengono giù da dove abitano per un paio di giorni per fare il carico di pesce che pescano per loro e per vendere al mercato.
Pianto la tenda lì e vedo che è pieno di legna e legnetti che chiedono solo di venir messi assieme per fare un bel fuocherello; vado a Golubinje per acquistare un po di latte e del caffè in polvere, e al mio ritorno con l’aiuto di canne di granoturco e fogliame accendo un bel fuoco che terrò vivo fino a mezzanotte. Con la fiamma che va a pieno ritmo scaldare il latte e una missione di pochissimo tempo e poichè ho mangiato poco prima rinuncio all’idea di cucinarmi delle ortiche come verdura.
Alle 20 due persone con una torcia in mano scendono giù dalla stradina: non sono pescatori bensì due poliziotti ed io mi ricordo che sono in un parco naturale e forse l’aver fatto un fuoco non è stata una brillante idea. No, sono della polizia di frontiera e mi chiedono semplicemente i documenti e dopo 5 minuti, accertato che tutto è a posto se ne vanno.
Leggo il libro sull’amore che mi ha dato mia cugina e devo dire che non è per niente male a farmi intrippare in pensieri che il romanticismo del momento alimenta:
Penso al materialismo, al materialista e alla sua inarrestabile ricerca dell’appagamento mediante le cose che però non arriverà mai, proprio per la natura insita dell’oggettività: a cosa ottenuta si sostisuisce cosa da ottenere, rendendo la rincorsa una schiavizzazione allo strumentale. La forma, l’accessorio diviente sostanza, obiettivo dove la vita è una curva d’intensità composta da rari picchi dettati dalll’acquisizione del bene e da predominanti fasi servili.
Il bene non sta con noi, le esperienze si.
Km. percorsi: 73 Km. Tot km: 1397 Km
Seguendo il Danubio
21 Aprile 2010 Belgrado (SRB) – Golubac (SRB), Giorno 25, 10.00, 45.220 Km
Mi risveglia Uma dicendomi “Ciao” come il padre gli ha insegnato e come guardo fuori vedo che oggi è il giorno di partire. Il cielo è un po’ nuvoloso e dopo mezz’ora ricevo un sms da Ksenija, la ragazza che ho incontrato venerdì scorso, dove scrive che se è possibile ci si potrebbe reincontrare.
Scelgo le due ruote, scelgo la previsione di una sera in tenda da solo, scelgo d’istinto perchè ora sono in necessità di ciò. Le persone si reincontrano se devono reincontrarsi…
Passo da Kristian che mi fotocopia una mappa ingrandita della strada che è stata come disegnata lungo il percorso del Danubio. Mi comunica inoltre che ha ricevuto una telefonata dall’ambasciatore serbo in Norvegia per proporgli un affiancamento al presidente della Serbia nella sua visita in Norvegia per allacciare nuovi rapporti economici. E bravo Kristian!
Scooty libra come una libellula un po’ sovrappeso ma sempre abile di zigzagare tra le Yugo e le Zastava Euro -2 affinchè io non rimanga intossicato. La periferia di Belgrado è ovviamente caotica come qualsiasi città che non sia del nord Europa però una volta passata l’ultima deviazione verso l’autoput (autostrada) in strada non c’è traffico ed io posso procedere nella mia andatura a slalom tra le buche. Si perchè chiamarle buche è uno smorzamento del termine, visto che talvolta la profondità delle fosse è sui 10 cm.
La prima città nel quale faccio tappa è Smeredevo e mi reco subito alla fortezza più grande della Serbia, nonchè una delle più grandi in Europa. Al botteghino dei biglietti, c’è Jovica, 43enne serbo che ha vissuto per un 15 mesi in Italia e si offre di spiegarmi la storia della costruzione.
Nel 1427, quando Belgrado cadde nelle mani dell’impero Austroungarico, l’impero serbo privato della sua capitale, decise che Smeredevo doveva essere la sostituta pertanto per due anni dal 1428 iniziarono la costruzione della fortezza, che doveva fungere da eremo ultimo in caso di ulteriore avanzata austriaca. Il pericolo invece arrivo da sud quando i turchi conquistarono la parte meridionale della Serbia, fino a che l’imperatore serbo pagò per ottenere un armistizio. Questo durò fino al 1456, quando smiserò di pagare ed il sultano ordinò l’avanzata fino a che nel 1458 la Serbia venne totalmente conquistata dai turchi e rimase sotto la loro egemonia fino alla metà dell’ottocento.
Da sopra le mura si può vedere l’ampiezza del Danubio, fiume imponente avente un volume d’acqua enorme considerata la profondità superiore ai 50 metri.
Come prima di arrivare a Smeredevo, anche ora sulla strada verso Veliki Gradiste, lungo la strada è pieno di case che paiono più templi al proprio successo come la foto dimostra.
Come l’anno scorso ebbi modo di vedere al confine tra Ucraina e Romania, di abitazioni similari, con cupole e torrette varie, anche qui non si trattengono a dimostrare la propria situazione economica con costruzioni visivamente imponenti. L’anno scorso mi venne spiegato che molte delle persone lungo i confini con la Romania si arricchirono con i traffici di confine durante il periodo ceauceschiano. In questa zona vedo anche molte targhe automobilistiche estere, quindi può essere che gli emigranti abbiano portato la ricchezza a casa.
Quando arrivo a Golubac, il Danubio forma quasi un lago con al centro un isolotto e non posso non fermarmi a pernottare qui: chiedo ad una vecchietta che chiede al figlio che chiede via telefono ad un tipo che mi da il benestare a dormire dietro uno stabile che altro non è che un ricovero per barche sportive.
Voglio provare il fornellino che mi sono portato dietro per bollire dell’acqua dove metto in bagnomaria una scatola di Pasulj. Funziona a meraviglia e dopo 20 minuti, il mangiare è pronto.
Con un po’ di musica e il rumore delle onde in sottofondo sbrigo dei dettagli di viaggio per poi mettermi a dormire, sperando l’umidità non sia così fetente come prevedo.
Sotto l’audio dell’intervista fatta a Caterpillar venerdi scorso, 16 aprile 2010.
Km. percorsi: 138 Km. Tot km: 1324 Km.
Sempre a scrocca?
20 Aprile 2010 Belgrado (SRB), Giorno 24, 12.00, 45.157 Km
Mi sveglio tardi conseguenza dei giochi in scatola e del semi-party del giorno addietro e come guardo fuori il cielo è grigiastro topo, infatti da un momento all’altra mi aspetto che inizi a piovere. Paris inoltre mi dice che è stato invitato alla festa di compleanno di un amico ed estende l’invito anche a me ed io ovviamente non mi tiro indietro, così abbandono definitivamente le idee di viaggio.
Il ragazzo che compie gli anni si chiama Lav e come mi aveva detto Paris prima, soffre di schizofrenia, pertanto è sempre sotto pastiglie. Il padre è un politico e si nota dalla casa tenuta in perfetto ordine: la madre mi parla un pochino in italiano mentre il resto va’ d’inglese con mio stupore, vista l’età over 60. Alla festa di compleanno, a parte alcuni parenti, ci sono i soliti discoccupati cronici e la mia sensazione è sempre più forte che loro si invitino a vicenda a mangiate a scrocco per solidarietà situazionale…
Tra una discussione e l’altra faccio anche la conoscenza di una coppia, lui graphic designer fratello di un ex attaccante della squadra di calcio del Colonia, e lei studentessa di turismo derivante dalla caccia (ho fatto un espressione come a dire “Ma che azz…”).
Non ho molta voglia di socializzare così mentre la conversazione scorre in serbo io mi metto in standby a riflettere su altre cose tipo questa…
Verso sera ci spostiamo sull’appartamento di proprietà di Lav, per guardare la partita dell’Inter di Champions League e così gli altri possono fumare marijuana in tutta tranquillità. Ancora una volta noto che non hanno soldi e chiedono a me sia per il fumo sia per puntare sulle partite di calcio e dopo avergli detto che non ho soldi, ripiegano su Lav, che invece glieli da.
Ecco, non c’è nulla di male se uno non vuole lavorare per guadagnarsi da vivere però gli espedienti di questo tipo, l’approfittarsene, m’irritano notevolemente. Non ritengo se ne approfittino alcuni figli dei propri genitori quando vengono mantenuti fino a tarda età, perchè è una conseguenza di una certa educazione, ad uno non pesa per l’altro è normale.
Terminata la partita facciamo un paio di partite a ping pong prima che io decida di tornare all’appartamento per dormire senza di Paris, che invece continuerà la festa lì.
Km. percorsi: 63 Km. Tot km: 1185 Km.
Falsa partenza
19 Aprile 2010 Belgrado (SRB) – Belgrado (SRB), Giorno 23, 10.30, 45.097 Km
Colleziono insieme tutte le mie cosa in vista della mia partenza da Belgrado: il tempo è orribile e piovono secchi d’acqua e, nonostante l’invito di Paris a posticipare la mia partenza, sono irremovibile. Ho già scroccato da lui troppe notti e soprattutto voglio rimettermi in strada per non diventare pigro.
Saluto l’intera famiglia Petrovski, cioè Paris, Biljana e la piccola Una, e balzo felino in groppa al mio ciuco fradicio d’acqua, fresco di ritorno in vita dopo l’operazione Boris. Dopo un paio di km comincio a mettere in dubbia la decisione non ritenendola troppo saggia: mi è stato detto che la strada che costeggia il Danubio offre tra i migliori scorci della Serbia ed io dovrò gustarmeli al bagnato, con conseguente umore personale che ne deriva. Una macchina mi attenta la vita innestandosi in carreggiata senza badare un minimo la mia presenza e lo scooter fa fatica ad andare su di giri: questi sono troppi fattori insieme controstimolanti e la mia voglia non rema contro per niente. Il problema della benzina lo catalogo come un pieno di benzina vecchio stile, forse senza accorgermi ho messo la super rossa o forse ho beccato un distributore che fa come quando all’epoca dell’embargo internazionale, la benzina era una percentuale della miscela con l’acqua.
Il destriero con linfa nuova, funziona meglio però la pioggia non molla ed io decido di provarla e mandare un messaggio a Paris, chiedendogli cosa ne pensi se tornassi come un figliol prodigo a Genex per rimettermi in strada il giorno seguente. La risposta è affermativa ed offro come ricambio una cena italiana: monto in autostrada per evitare il caos metropolitano e in 30 minuti sono a “casa”, dopo una breve tappa al supermercato.
Non avere una tabella di marcia mi da la possibilità di cambiare idea.
La scena di ritorno è divertente: rientro in casa e loro sono capovolti dal ridere a vedermi tornare a distanza di 3 ore, Uma, aveva persino chiesto ai genitori “Dov’è Cica?”.
Mi sfamo con del riso e delle alette di pollo che avevano nel frattempo preparato e mi dicono che avevano pensato anche di chiamarmi per invitarmi a tornare indietro, vista la forte piovosità e ciò mi consola e mi colpisce anche la loro bontà d’animo.
Alle 18 arrivano gli invitati alla cena cioè, gli ormai di casa, Jane e Minja, ed un amica di Biljana con i due figli annessi: tento qualcosa di nuovo, ossia salsa di pomodoro con zucchini e carote e aggiunta alla fine di pezzi di salsiccia, svinate e impanate su parmigiano grattuggiato. Il risultato è eccelso e persino i bambini mangiano la pasta con le arcinemiche verdure!
Concludiamo la serata da Peter giocando a Risiko, dove io vengo sterminato dal padrone di casa, e a Tresette dove, di poco, ma perdo ancora al maestro serbo del gioco italiano.
Quando torniamo a casa io, Paris e Jane troviamo Biljana e la sua amica del 19esimo piano, Ivana, semi-ubriache di acido solforico che qui viene anche chiamato vino: mettono su folk balcanico danzereccio da sagra del Pajsut, e quando si propongono di comperare altro vino, gli occhi dei maschietti over-30 iniziano a brillare insieme alla strategizzazione di uno swinger party tra loro 4.
Io ne ho voglia di bere tantopiù che so come andrà a finire: il casino che fanno risveglia Uma, che reclama attenzione materna dalle due alticcie donne, rinsavendole un po’ del loro ruolo, mettendo una croce sopra ai desideri d’ammucchiata dei due promiscui fanfaroni. Ed ognuno a letto separatamente…
Km. percorsi: 38 Km. Tot km: 1122 Km.
19 Aprile 2010 Belgrado (SRB) – Belgrado (SRB), Giorno 23, 10.30, 45.097 Km
Colleziono insieme tutte le mie cosa in vista della mia partenza da Belgrado: il tempo è orribile e piovono secchi d’acqua e, nonostante l’invito di Paris a posticipare la mia partenza, sono irremovibile. Ho già scroccato da lui troppe notti e soprattutto voglio rimettermi in strada per non diventare pigro.
Saluto l’intera famiglia Petrovski, cioè Paris, Biljana e la piccola Una, e balzo felino in groppa al mio ciuco fradicio d’acqua, fresco di ritorno in vita dopo l’operazione Boris. Dopo un paio di km comincio a mettere in dubbia la decisione non ritenendola troppo saggia: mi è stato detto che la strada che costeggia il Danubio offre tra i migliori scorci della Serbia ed io dovrò gustarmeli al bagnato, con conseguente umore personale che ne deriva. Una macchina mi attenta la vita innestandosi in carreggiata senza badare un minimo la mia presenza e lo scooter fa fatica ad andare su di giri: questi sono troppi fattori insieme controstimolanti e la mia voglia non rema contro per niente. Il problema della benzina lo catalogo come un pieno di benzina vecchio stile, forse senza accorgermi ho messo la super rossa o forse ho beccato un distributore che fa come quando all’epoca dell’embargo internazionale, la benzina era una percentuale della miscela con l’acqua.
Il destriero con linfa nuova, funziona meglio però la pioggia non molla ed io decido di provarla e mandare un messaggio a Paris, chiedendogli cosa ne pensi se tornassi come un figliol prodigo a Genex per rimettermi in strada il giorno seguente. La risposta è affermativa ed offro come ricambio una cena italiana: monto in autostrada per evitare il caos metropolitano e in 30 minuti sono a “casa”, dopo una breve tappa al supermercato.
Non avere una tabella di marcia mi da la possibilità di cambiare idea.
La scena di ritorno è divertente: rientro in casa e loro sono capovolti dal ridere a vedermi tornare a distanza di 3 ore, Uma, aveva persino chiesto ai genitori “Dov’è Cica?”.
Mi sfamo con del riso e delle alette di pollo che avevano nel frattempo preparato e mi dicono che avevano pensato anche di chiamarmi per invitarmi a tornare indietro, vista la forte piovosità e ciò mi consola e mi colpisce anche la loro bontà d’animo.
Alle 18 arrivano gli invitati alla cena cioè, gli ormai di casa, Jane e Minja, ed un amica di Biljana con i due figli annessi: tento qualcosa di nuovo, ossia salsa di pomodoro con zucchini e carote e aggiunta alla fine di pezzi di salsiccia, svinate e impanate su parmigiano grattuggiato. Il risultato è eccelso e persino i bambini mangiano la pasta con le arcinemiche verdure!
Concludiamo la serata da Peter giocando a Risiko, dove io vengo sterminato dal padrone di casa, e a Tresette dove, di poco, ma perdo ancora al maestro serbo del gioco italiano.
Quando torniamo a casa io, Paris e Jane troviamo Biljana e la sua amica del 19esimo piano, Ivana, semi-ubriache di acido solforico che qui viene anche chiamato vino: mettono su folk balcanico danzereccio da sagra del Pajsut, e quando si propongono di comperare altro vino, gli occhi dei maschietti over-30 iniziano a brillare insieme alla strategizzazione di uno swinger party tra loro 4.
Io ne ho voglia di bere tantopiù che so come andrà a finire: il casino che fanno risveglia Uma, che reclama attenzione materna dalle due alticcie donne, rinsavendole un po’ del loro ruolo, mettendo una croce sopra ai desideri d’ammucchiata dei due promiscui fanfaroni. Ed ognuno a letto separatamente…
Km. percorsi: 38 Km. Tot km: 1122 Km.
Grigliando
18 Aprile 2010 Belgrado (SRB), Giorno 22, 9.30, 45.097 Km
Mi sveglio con le migliori intenzioni di andarmene però fuori è una bella giornata e Paris mi dice che siamo tutti invitati ad una grigliata a casa di Minja, situate nella zona limitrofa a Belgrado dove ci sono le prime montagne. Effettivamente è domenica quindi perchè partire quando ho l’opportunità di poter stare in compagnia, quindi decido di permanere e rimandare laa partenza a domani.
Devo dire che di Paris, ho avuto un’impressione iniziale che forse non gli ha dato il giusto credito: sicuramente in Serbia una cosa al quale bisogna stare attenti è mostrare di avere denaro con sè, altrimenti si rischia di essere lo sponsor giornaliero. Ho imparato il trucco dopo poco, così se con me ho una somma di 3.000 dinari (30€), 2.000 se ne stanno nella tasca interna del portafoglio, come se non esistessero.
I serbi sono così: esuberanti nello spendere quando ricevono il salario mensile da voler offrire tutto loro, al completo opposto, cioè andare fuori senza avere una lira ripetuti giorni. Non calcolano, non hanno un foglio excel dove mettono in due colonne separate le birre offerte e quelle bevute all’onore e non tirano somme alla fine.
Il fatto che io stia compiendo un tale viaggio e venga dal ricco ovest mi qualifica come più abbiente ed il rischio è che sia io quello sempre in grado di offrire..
Alla grigliata a parte la partecipazione mia e della famiglia Petrovski, c’è il padrone di casa Minja e sua madre, Vanja, Jane, Milka e Miroslav. Minja ha preparato una zuppa gustosissima alle ortiche mentre Paris ed io ci affacendiamo alla griglia per cucinare la marea di carne cha hanno comprato: c’è petto di pollo per l’odierno semi-vegetariano Minja, kobasica (salsicce) e cevapi (cevapcici).
In un bel giorno di primavera, la cosa migliore è essere in campagna tra le piante in fiore in completo relax, senza avere la premura del tempo: le conversazioni sono prevalentemente in serbo ed a spezzare le parole sono i pianti delle bimbe, temporizzati ogni 5-10 minuti.
È interessante quando si viaggia tra i locali, trovarsi in una situazione linguistico dissociativa: allora posso mettermi in analisi mode “ON” e osservare come le persone interagiscono in culture diverse dalla mia, come istruiscono i bambini, cioè le prossima generazione della nazione.
Verso le 19 con Jane mi dirigo a Zamun, sul locale sito in una barca sul Danubio, nel quale andai sabato scorso. Lì conosco un gruppo di 4 persone amiche di Jane con il quale ci dirigiamo a casa di Jared: l’abitazione è senza dubbio una delle più particolari nel quale sia stato, arredata secondo criteri medioevali modernizzati. Il caminetto al centro è come un pozzo e le pareti hanno metà di tronchi di legno e pietre a simulare un tempio. Il tavolino è composto da pietre della stessa dimensioni e le sedie sono dei forzieri: mi mostra la sua collezione di spade e lance da tutto il mondo, tra il quale un gladio romano.
Con un ragazzo iniziamo a parlare ancora una volta della storia recente slava finchè divergiamo sullo sviluppo economico futuro della Serbia: la mia idea di business giornaliera ruotava attorno alla delocalizzazione di certe filiere produttive in Serbia per creare un expertise nella nazione, invece che fare dello stato un servile produttore di mille prodotti accessori, senza quindi creare una conoscenza specifica ad settore.
Specie nelle zone rurali, la differenza di stipendi con l’ovest è molto marcata e logisticamente è più vicina della maggiore concorrente di outsourcing, ossia la Romania. A penalizzarli, l’economia molto incerta e di conseguenza instabile: il rapporto RSD-EUR fino ad un anno fa era di 80 mentre ora è salito a 100. È ovvio che un investitore non trova conveniente il caso opposto, nel quale la spesa di manodopera cresce di un quinto nel giro di pochi mesi.
Incalzo e dico che secondo me ciò che manca in Serbia è l’organizzazione a livello imprenditoriale, necessità individuale praticamente annullata in 50 anni di neo-socialismo nel quale la capacità non era incentivata mediante un sistema paritario. Mi riferisce che in Vojvodina, Nord Serbia, hanno una delle zone più fertili d’Europa per quanto concerne l’agricoltura ed anche lì non posso non dire la mia: come ormai in Italia ed in altri stati, bisogna puntare ad ottenere pochi prodotti ma i migliori! È dispersivo avere 15 prodotti della terra senza alcuna reputazione: faccio il riferimento all’Olanda dove hanno i fiori e la produzione di pomodori da “corsa”.
Concludo con una nota che vuole puntare a far riflettere il mio interlocutore su ciò che siede in entrambi i piatti della bilancia: da una parte il potenziale sviluppo, dall’altra il lavoro da svolgere con perizia, il denaro, il relativo benessere generale e l’individualismo che ne consegue a spese dell’attuale concetto di società contemporanea.
Tutte le cose hanno un prezzo, anche l’arricchimento.
Km. percorsi: 0 Km. Tot km: 1067 Km.
Non bere troppo!
17 Aprile 2010 Belgrado (SRB), Giorno 21, 11.00, 45.097 Km
Al risveglio la voglia di mettermi in viaggio è inesistente, complice un persistente mal di testa localizzato sopra l’occhio sinistro. Paris con la famiglia andranno al giardino botanico ma io rifiuto il loro invito ad unirmi a loro per lasciare il nucleo divertirsi senza nessun disturbo esterno. Biljana mi fa sorridere dicendo “Beh ormai dopo 7 giorni che sei qua, ti abbiamo quasi adottato…”.
Forse il paio di birre che ho avuto ieri stanno avendo la loro rivalsa pertanto l’unica attività che mi viene in mente è di cucinare qualcosa di buono e sano. Invito Kristian ad unirsi al pranzo a base di pezzi di pollo fritti, funghi e purè come contorno. Mi da delle indiscrezioni sulla vita di Paris, di come suo padre fosse un diplomatico dell’ex Jugoslavia e che infatti Genex, ossia il nome del grattacielo dove pernotto, fosse un edificio di lusso quando venne costruito negli anni ‘70. Ora sua madre vive in Australia e lui riceve la pensione di lei insieme al supporto economico che gli da suo fratello che invece vive a metà tra l’America e Belgrado.
Il mal di testa peggiora nel pomeriggio e anzi si affianca anche un senso di nausea così escludo la possibilità di andare fuori la sera e rimango casalingo.
Km. percorsi: 0 Km. Tot km: 1067 Km.
La guarigione di Scooty
16 Aprile 2010 Belgrado (SRB), Giorno 20, 11.00, 45.097 Km
Oggi è una bella giornata e riesco a dormire sopra qualsiasi rumore incredibilmente fino alle 10. Boris dà esito positivo e per le 17 dice che Scooty sarà pronto il che vuol dire che salvo inconvenienti domani dovrei rimettermi in strada con destinazione dopo un paio di giorni la Romania.
Per pranzo è atteso Minja, amico vegetariano di Paris che cucinerà per tutti la “Kopriva moussaka” ossia il famoso piatto greco riadattato con invece che le melanzane le ortiche. Sono scettico ma come vedo Minja destreggiarsi tra i fornelli capisco che non avrò nulla da temere anzi sarà una nuova esperienza culinaria: come i bruscandoli, le ortiche sono mangiabili solo in questo periodo e danno un apporto di ferro di gran lunga maggiore agli spinaci.
Il piatto viene fuori un po’ troppo pepato pertanto quando mi viene chiesto se assaporo la differenza gustativa tra lo spinacio e l’ortica rispondo di no. Il risultato è comunque egregio e supera il livello di commestibilità senza problemi: per concludere Biljana, moglie di Paris, ha preparato un dolce alla morte, ossia pan di spagna con sopra panna montata ed una gettata di cioccolato fuso sopra. 2 minuti di silenzio.
Caterpillar mi chiama mentre sono in scooter con Kristian direzione l’officina di Boris: sono sollevato dalla salute di Scooty e l’intervista questa volta viene fuori bene. Il fatto che in Europa metà voli siano bloccati causa la nube vulcanica islandese non mi condiziona per niente nel modo più assoluto e loro lo ricordano ad inizio conversazione.
Boris mi consegna lo scooter e vuole fare alcune foto ricordo per ricordarsi di quello strano tipo che gli è passato tra le mani e le chiavi inglesi andante dall’Italia al Tajikistan in miniciclo…lui afferma che non andrebbe nemmeno a Novi Sad (80 km da Belgrado) con uno scooter del genere. Sotto si puo vedere un breve filmato di Boris ed io.
Al mio ritorno a casa, Minja, Paris e Bojan hanno iniziato a carburarsi per la serata con le birre tipiche serbe di marca Lav guardando su youtube filmati divertentissimi di canzoni folk balcanico ottenute riadattando testi di gruppi death metal o gangsta rap.
Il primo bar nel quale andiamo si chiama Pubis e faccio la coonoscenza di una ragazza bulgara che si offre a rendere ospitante la madre a Shumen per quando passerò di lì, anche se le dico già che è l’unico posto in Bulgaria nel quale sono coperto e che mi sarebbe più utile qualcosa a Sofia. Dopo avergli dato 5 anni inn più di quelli che ha, dubito di contare sul suo aiuto…
Mi presentano un tizio che si fa chiamare Luigi presunto camperista: la prima cosa che mi dice è di darmi dell’irresponsabile a viaggiare in scooter e mi domanda cosa farò se il mezzo si rompe o me lo rubano. Non ho voglia di contrariarlo ne’ di spiegargli qualcosa visto il tono arrogante così gli dico che in caso mi metterò a piangere e chiamerò mia madre così il discorso viene terminato con 5 parole…
Minja poi mi porta in un locale underground nel quale ci doveva essere un famoso DJ, ma con il blocco dei voli è saltato tutto. Non c’è molta gente e questo coincide con le mie preferenze: a fine serata ho praticamente fatto la conoscenza di tutti, specie di una ragazza che si dimostra interessata a ciò che sto facendo e allo stesso tempo è interessante lei stessa nei dialoghi che sorgono. Proviene da Bor, la seconda cittadina più inquinata della Serbia e nonostante sia vicina al mio presunto tragitto verso la Romania, mi consiglia di lasciar da parte e mirare al Danubio, dove i paesaggi sono molto meglio.
Alle 4 ho sonno e decido di non seguire gli altri in una discoteca ma di andare a casa in taxi.
Km. percorsi: 0 Km. Tot km: 1067 Km.

