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Quinto mesiversario di viaggio
28 luglio 2010 – 27 agosto 2010
Adigeni (GE) – Aktau (KZ)
31 giorni Totali, 1.944 km nel mese corrente, 10.327 km Totali
Spesa totale: 868.18 €.
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Quinto mese che introduco in maniera inusuale, menzionando invece di ciò che ho avuto e vissuto, ciò che mi è mancato. Sono arrivato in terra asiatica proprio alla fine del quinto mese, tra mille sofferenze, un cedimento nervoso che penso abbia lasciato il segno sino ad ora, dato che mi è diventato molto difficile dormire di notte poichè il sonno è diventato leggerissimo tanto che dormo senza distaccarmi dalla realtà o quasi. È stato il mese dove tra paesaggi lunari e desertici, posti nel quale non volevo essere ed ho dovuto rimanerci e persone che non ti aiutano o anzi ti mettono i bastoni tra le ruote (autorità?), mi ha fatto pensare a quello che ho ma non è con me, ossia la mia famiglia e perchè no le mie cose, il quotidiano.
Andarmene dalla Georgia è stato difficile, specie che i ricordi che mi porterò di questo stato saranno sempre positivi: le magnifiche famiglie che mi hanno ospitato, il cibo, il calore delle persone, il vino acetico, le angurie. Paradiso interrotto arrivando in Azerbaijan, stato che si è rivelato diametralmente opposto alla Georgia sin dall’inizio, con il poliziame interprete maggiore del sistema corrotto, una capitale sfacciatamente arrogante quanto “oleosa” e delle persone interessatissime sempre a spillare moneta. L’arrivo in Kazakhstan ha necessitato due giorni di trafila burocratica ai due porti ed un giorno di navigazione, prima di mettere piede in Asia, nel primo degli stati dell’Asia centrale. Purtroppo la terra kazaka la visiterò molto relativamente vista l’enorme dimensione ed il pessimo network stradale.
Scooty ha giocato a fare o’aguzzino, mettendomi più volte in crisi riguardo le modalità di viaggio, sulla continuazione di questo progetto e in merito a cosa fare, però ho preso una scelta, una seconda conferma, dopo quella iniziale, questa volta si tratta della scelta della persistenza. L’ottenimento, attraverso il sacrificio senza screditare ciò che si può imparare dalle difficoltà e dalla tenacia applicata.
Ora infatti c’è la fase più dura di viaggio sotto tutti i punti di vista: un livello linguistico dei popoli limitato alla lingua madre o alla lingua russa riduttà moltissimo l’interazione, restringendola all’intesa primordiale; posti incantevoli separati da migliaia di chilometri nel niente più assoluto, con l’implicito rischio se qualcosa smette di funzionare oppure se mi faccio male; cinque mesi alle spalle trascorsi in movimento tra bellissime avventure e stancate mondiali. Ed è ora che mi trovo in Asia centrale, così vicino al Tajikistan, e considerati questi presupposti, che chiedo “Chi dice che mi fermerò in Tajikistan? Chi lo dice?”
Spese Cronostoria Trip 2010 – Quinto Mese
English version
Fifth month on the road and an unusual way to begin the summary by discussing not what I have experienced and what I have lived but rather what was missing. I finally arrived in the Asian land at the very end of this month through thousand of problems; a nervous breakdown which I still think has left some damage since I cannot sleep an entire night smoothly. It has been a month spent riding in deserted expanses which resembled very much moon excerpts, staying in places where I did not want to be but I was forced to due to external causes and people that instead of helping they were trying to slow me down (authorities?); all this made me thinking about what isn’t with me, so my family and why not, my things.
Leaving Georgia was difficult, considering that I will take forever with me the splendid memories I had there: great families that hosted me, the food, the warmth of people, the vinegary wine and the watermelons. Heaven interrupted abruptly arriving in Azerbaijan, country that was completely the opposite of Georgia since the beginning, with its corrupted police, a capital blatantly arrogant and “oily” and people very interested in taking every penny they could.
Finally to arrive in Kazakhstan I had to go through two days of burocratic paperwork in the two ports of the Caspian sea and one day of navigation. Sadly I will not dedicate much time to the Kazakh land considering the massive dimension and the bad road network.
Scooty played fucker, putting me many times in the situation of thinking whether to continue the trip, how to continue it and what to do after, but I took a decision, a second one after the choice I made back in time, this one being the decision to persevere. Obtaining through sacrifice without discrediting what I can learn from difficulties and perseverance.
Now there is the hardest part of the trip under many points of view: the communication reduces to a little since I do not know Russian or their language, limited to primordial eye connection; beautiful places separated by utter nothingness with the risk that if something stops working or I injure myself I have hours to the next “civilized” town; five months on the road through amazing adventures and unbelievable efforts. And now that I am in Central Asia, so close to Tajikistan, and considering the above condition, I ask “Who says I will stop in Tajikistan? Who says?”
Cara Georgia…
13 Agosto 2010 – Tsnori (GE) – Gumakent (AZ), Giorno 139, 8.00
Dormo poco, pensando alle problematiche nel quale potrei incorrere entrando in Azerbaijan e quando ciondolante esco dalla porta di casa, vedo Davit e lo sdentato augurarmi il buon giorno mentre stanno per versarmi una birra. Riesco a fermarli in tempo e dedicarmi piuttosto alla colazione, ossia la cena dell sera prima servita fredda. L’anatra che hanno ucciso ieri deve essere stata magrissima perchè attorno alle ossa non c’è molta carne, sebbene vedo che gli altri volatili in attesa della signora nera hanno le gambe spezzate, in modo che si muovano meno ed ingrassino di più.
Per me quindi solo verdura, anguria (eccezionale) e formaggio, niente carne o brodaglie. Scambio i miei recapiti informatici con il figlio Davit, saluto la comitiva e vado verso Lagodekhi senza nessun soldo in tasca. In frontiera dopo tre frasi d’inglese stentato, un poliziotto mi dice che sono autorizzato a guidare il mezzo solo per 72 ore, come avevo previsto ma che però la coppia aostana mi aveva smentito. Mi timbrano i documenti velocemente e mi vogliono mandare via con l’autorizzazione a guidare solo a tempo limitato però io sto lì, a vagliare tutte le soluzioni, a farmi persino dare un preventivo del deposito monetario che dovrei pagare per utilizzare il mezzo (se il mezzo non esce non ricevo la cauzione indietro, se il mezzo esce chi lo sa se ricevo indietro la somma) però loro, ligi agenti del non-fare-un-cazzo, mi dicono che è impossibile qualsiasi pratica e che le 72 ore sono il massimo che posso ottenere.
Sono alla frontiera da ormai tre ore, il signore che avevo incontrato da Baku e che mi aveva offerto di stare a casa sua quando nella capitale, se ne è andato ed il cronometro per arrivare al porto è scattato. Sono 72 ore teoriche dato che più esattamente sono tre giorni, ed oggi è il giorno numero 1 quindi massimo entro le 24 di domenica devo arrivare in porto.
Lascio ora la mia lettera di addio all’amata Georgia:
“Cara Georgia,
inutile che faccio giri di parole nel dirti che sei stata la migliore sorpresa sinora. Le persone sono la tua vera peculiarità, le montagne sono l’ornamento che ti abbelliscono, il vino è la bevanda che molla la tua serietà iniziale.
Quante notti passate a casa di sconosciuti che mi hanno invitato a pernottare nella loro casa dopo 5 minuti che le conoscevo, a condividere pasti con loro in nome del religiosissimo motto “Una casa senza ospiti è una casa povera”.
Mi ha stupito l’educazione dei bambini e degli adolescenti, l’importanza delle donne nella società georgiana responsabili dell’educazione dei minori e coordinatrici magistrali dei fornelli ed il senso d’identità rinvigorito dalle numerose ingerenze russe dei passati venti anni.
Sicuramente voglio tornare a trovarti per andare lì dove in questo viaggio ho mancato cme Kazbegi, Omalo e la zona vicina a Tbilisi.
Ricordo i ragazzi di Adigeni e la frase di Beqa prima di andarmene “Claudio, per favore, non dimenticarci”.
Ricordo la meravigliosa famiglia di Mariami e la generosità di suo padre.
Ricordo i giorni a Svaneti da Etvard, come se stessi trascorrendo una vacanza con dei parenti.
Ricordo i vari signori anziani che mi hanno ospitato quà e là malgrado la stentata comunicazione, generosissimi nell’aiutarmi.
Ricordo in modo stendahliano la bellezza di Vardzia, Gelati e Uplitsikhe.
Ricordo l’attaccamento al timbro della polizia e le due notti organizzatomi da loro.
Ricordo i numerosi viaggiatori straordinari incontrati in questa terra, Carlos l’argentino, la coppia aostana, Moreno, Gianni (furgone).
Claudio”
Le persone mi guardano come un marziano, per via forse dei jeans strappati e quando mi fermo a Zaqatala per riposare, trovo invece una piccola città dove rilassarmi dopo le tre ore spese in dogana.
Fa caldo torrido, le persone da bordo strada mi salutano e mi sembra di essere in Turchia di nuovo. Ovunque si vedono le immagini dell’ex-presidente Heydar Iliyev, la fui figura o faccia spunta da mille cartelloni, statue ed edificio pubblico in modo super-autocelebrativo.
Quando…lo scooter morì.
C’è sempre tragicità quando questo avviene, c’è ne è ancora di più quando la ruota dietro di blocca in corsa e penso sempre al peggio, quindi ad una possibilità di aver grippato. Non metto olio da un po’ però con tre litri di olio acquistati da Yerevan, fino ad ora ho fatto 2000 km e con il quantitativo di lubrificante di sopra dovrei farne 3000 di chilometri. Tolgo la cannetta e non esce olio. Tragedia.
Spingo lo scooter fino ad un distributore vicino ed investigo come trovare dell’olio per motori due tempi: prendo un taxi che dice sapere dove possano averlo e tentiamo in tre posti ma non c’è nulla da fare. Arrivo in una carrozzeria gestita da Agil e sebbene loro non abbiano ciò che mi serve vogliono sinceramente aiutarmi quindi fanno un paio di chiamate e dopo 15 minuti arriva un tizio in auto con mezzo litro di olio 2T.
Torno da Scooty, metto olio nella benzina ed il resto nel serbatoio e dopo un paio di tentativi, Scooty risorge! Carico manualmente la pompa dell’olio dato che deve risucchiare l’olio dal serbatoio e le cannette sono vuote.
Torno da Agil che prima, quando ero completamente in balia allo sconforto, mi aveva offerto di stare da lui per la notte. Sono le 20, chiude la carrozzeria ed andiamo a casa sua dove incontro la madre e la moglie: il padre ha una carrozzeria in Russia e lui lo sostituirà a fine settembre per 6 mesi. Mangiamo a casa e poi mi porta in un ristorante a mangiare shaslyk di agnello, mentre mi confida che lui nonostante sia musulmano mangi maiale e beva alcoolici però non vuole che sua madre lo sappia (a 32 anni…).
Ora è Ramadan quindi di notte si sfogano, anche se mi dice che in Azerbaijan non sono così estremisti come in Iran e di norma le persone mangiano la metà di una normale porzione.
Mi racconta poi delle sue vicende, del fatto che ha un amante in Russia che lo aspetta (questo tua madre lo puo sapere?), che dal 2003 al 2009 ha lavorato per la mafia russa uccidendo 7 persone (minchia, Jason Bourne…) e non so a cosa credere, a me basta risvegliarmi domani integro.
Km. percorsi oggi: 145 Km.
Totale km GWR: 6531,69 Km Totale km da inizio viaggio: 9863 Km
La città Disneyana
12 Agosto 2010 – Telavi (GE) – Tsnori (GE) , Giorno 138, 8.30
Ho 10 Lari e devo pensare come frazionarli affinchè mi bastino per tutta la giornata, sperando di poter fare benzina con la carta di credito. I primi 5 sono investiti nella colazione che Eto prepara per me con prodotti che non avevo visto fino ad ora: frittata con formaggio dentro, pesce sciroppate che qui chiamano marmellata e delle mele microscopiche anch’esse sciroppate. Voglio che la cifra spesa mi sistemi anche per il pranzo viste le finanze ridotte.
Da Telavi, dove non c’è molto da vedere se non il castello il cui ingresso viene 5 Lari e quindi devo scartare. Con lo scooter compio velocemente i circa 80 km che mi separano da Sighnaghi, e non dico di venir deluso da questa cittadina ma quasi. Viene spaacciata nelle guide turistiche come simile ai borghi delle colline vinicole di casa nostra, ma qui manca qualcosa.
Caro Mr. Saakashvili (presidente della Georgia),
mi chiedo perchè è stato investito così tanto per ristrutturare Sighnaghi e renderla “capitale” della zona enologica georgiana quando di vigne non se ne vedono nei 5 km che portano su in cima al borgo? C’è inoltre una differenza abissale con i borghi delle colline italiane o francesi: la ristrutturazione, fatta con la mano pesante, ha eliminato quell’umidità, quei segni lasciati dalla storia che trasuda dai posti antichi e qui le pietre a faccia vista fanno sembrare tutto bello e perfetto, che è ben diverso da affascinante. Questo posto potrà facilmente venir servito agli americani, spiattellato come meta not-to-miss (da non saltare) però per me, qui di autentico c’è solo la non-autenticità”.
Non mi rimane che andarmene verso Lagodekhi dove domani attraversò il confine con l’Azerbaijan, terra che sono curioso di vedere nonostante i mille preconcetti negativi sul paese (nessun monumento importante, paesaggi tutto sommato non straordinari, forte influenza turca). Quando arrivo a Tsnori, sono fuori da un panificio intento a contare le mie ultime monetine di Lari e pensare come destreggiarmi per il cibo serale ed i due litri di benzina che devo assolutamente comprare per arrivare almeno fino al confine. Il caldo cocente mi spinge a spendere ben 1 Lari in una birra in un chioschetto lì vicino ed è qui che conosco Davit ed il figlio. Sicuramente non è sobrio, me lo dice la sua sudorazione, me lo dicono gli occhi rossi fatto sta che comunque iniziamo a parlare e mi spiega che la macelleria vicina e sua e che possiede una fattoria con animali che poi squarta e vende in negozio ed un laghetto dove alleva pesce, che anche esso vende. Mi offre un altra birra ed io incomincio già a vacillare (alchool e caldo, due demoni) e mi dice che la sua è l’undicesima quindi ne ho da recuperare…
Fortunatamente la trasmissione “Il geco di città” su RaiRadio2 si rivela mia salvatrice, infatti la uso come scusa per dire che non posso essere sgrammaticato e sbragato nel parlare, quindi devo essere sobrio, il che vuol dire che riesco a porre il mio confine alla seconda birra. M’invita a casa sua a dormire e qui conosco l’altro suo figlio, Davit anche lui, i suoi genitori, il cugino sdentato e la meravigliosa moglie ventenne del cugino. Questa è uno spettacolo, occhi verdi e capello corvino ed una voce assolutamente celestiale fanno si che oggi io ottenga l’innamoramento numero fuck-knows di questo viaggio.
Quando vado a dormire penso all’ingiustizia nel fatto che un tipo sdentato, che culturalmente lascia un po’ a desiderare abbia una donna di questo tipo? O forse la bellezza (o bruttezza) accieca e dietro un velo di perfezione (e vv), ci sia comunque una personalità cava.
Km. percorsi oggi: 71 Km.
Totale km GWR: 6386,69 Km Totale km da inizio viaggio: 9719 Km
Vino…?
11 Agosto 2010 – Verona (GE) – Telavi (GE), Giorno 137, 8.00
Pascolano vacche e le urla dei pastori mi svegliano che sono le 6, come di consueto quando dormo in tenda. Ho riposto la tenda e quando sono quasi pronto per partire le due belle sorelle mi vengono a chiedere se voglio fare colazione, quindi mi spoglio del mio vestiario protettivo e mi lancio in una mangiata mattutina che poco differisce dalla cena della sera prima.
Mi rompe le palle rimettermi sulla strada mega-polverosa della sera prima però se voglio andare avanti non c’è altra soluzione. Altri 30 km di strada bianca, dove di nuovo mi copro di polvere e quando vedo finalmente l’asfalto noto sulla destra un pick-up con cellula che ho ormai ho imparato a riconoscere essere di provenienza quasi esclusivamente tedesca o italiana. Sono una coppia aostana, Loris e moglie, e mi faccio dare delle informazioni riguardo l’Azerbaijian dato che loro tornano da lì, dove hanno speso una ventina di giorni. Dopo aver avuto determinati fatti nella loro vita che gli ha fatto aprire gli occhi, hanno deciso di lavorare 6 mesi all’anno e gli altri 6 mesi viaggiare dove vogliono con il mezzo camperizzato. Sono molto cordiali e li ascolto interessato raccontare le loro vicende di viaggio azere e di altre escursioni compiute nella loro vita, come aver speso un anno in giro in Australia, essere andati in Asia centrale (mi danno informazioni riguardo i vari stati) e mi spiegano come agire quando mi chiedono tangenti.
Prima di salutarli mi regalano una borsa impermeabile della Orlieb che mi sara utilissimo per mettere il sacco a pelo e il materasso sulla coda dello scooter, dato che non ho più il peso del bauletto a creare problemi, un cappello degli alpini che mi tornerà utile quando sarò nelle montagne ed una confezione di carne sottovuoto chiamata “pendoli” e fatta a Longarone.
Telavi è piccolissima ed immersa in un contesto vinicolo che è completamente diverso allo spettacolo collinare italiano o francese. I vigneti hanno i passaggi tra un filare e l’altro con erbacce alte tanto quanto le piante d’uva, nessun tipo d’irrigazione artificiale e pure il posizionamento dei vigneti in sè mi lascia perplesso. Ed io che pensavo di svaccare in qualche terrazza con vista rilassante su distese di vigneti…
Per 20 Lari trovo un posto perfetto che include anche la cena entro il prezzo: parcheggio le borse laterali e nel pomeriggio vado in scooter a fare un escursione della zona del vino. Lo spettacolo non cambia rispetto a ciò che ho scritto sopra e pure la cantina più grande della Georgia, Badagoni, non ha ne orari di visite ne qualcuno all’entrata al quale posso chiedere di far visita alla cantina. Continuo quindi sulla stessa strada verso il monastero di Alaverdi che però sta venendo ristrutturato quindi l’imponente struttura è deturpata dalle impalcature e dentro non è all’altezza delle dimensioni, che mi facevano presumere essere un sito interessante. Nemmeno 10 minuti per guardare ed andarmene, sembra stia in corsa per arrivare da qualche parte però a dire il vero l’unico appuntamento che ho è con Eto per cena.
Questa zona della Georgia è molto diversa dal resto del territorio: le persone sono più schive e sono meno propense ad intavolare una discussione, seppur conversazionale e di cortesia.
A Telavi oltre al castello nel quale bisogna pagare l’ingresso non c’è molto e la serata la trascorro in un internet cafè. Sto cercando di acquistare qualche libro in italiano di scrittori italiani e mi sa che questa sarà una missione impossibile.
Km. percorsi oggi: 106 Km.
Totale km GWR: 6315,69 Km Totale km da inizio viaggio: 9648 Km
L’oasi nel deserto
10 Agosto 2010 – Gardabani (GE) – Verona (GE), Giorno 136, 7.30
Guardare fuori dalla tenda e vedere il nulla in ogni direzione è impagabile, specie quando sono costretto ad interrompere il sonno prima del solito, causa il caldo. Le praterie di niente mi rilassano ed impiego il mio tempo per piegare la tenda, riporre tutto con ordine nelle valigie laterali, miei unici alloggiamenti rimasti per tutto l’occorrente del viaggio. Ora sono leggero, ho poco da portare, poco da aggiungere in corsa purtroppo però aver ridotto all’osso l’equipaggiamento renderà alcune virgole del viaggio meno grammaticalmente corrette, in un contesto talmente straordinario che le rende inezie.
Vado per altri 15 km di sterrato prima di arrivare ai piedi del monastero di Davit Gareja, costruito qui in mezzo al deserto per apporre una oasi paradisiaca in un posto figurativamente maligno. Appena arrivo Mario e Nick mi chiedono da dove provengo e domande varie: Mario è il tour leader di un gruppo di signori da Hong Kong in visita nel Caucaso mentre Nick è la
guida georgiana del posto. Siccome la visita guidata sarà in inglese mi invitano ad unirmi a loro, cosa che faccio, in modo da poter ottenere più informazioni sul sito. Sto con Nick che molto presto “dimentica” il suo ruolo di guida turistica per il gruppo e dice a me i dettagli sul sito e da lì divergiamo a parlare anche della vita privata di entrambi. Dopo aver vissuto per del tempo in UK, Nick ha trovato questo lavoro come guida che però dopo tre anni lo ha logorato e quindi a breve punta a ritornare alla sua professione di PR. Entrambe le guide sono effeminatissime sebbene Mario sia sposato e Nick talvolta parli di donne.
Faccio la conoscenza anche della ragazza più bella del gruppo proveniente anch’essa da Hong Kong e mi spiega che dove lavora molti dei suoi clienti sono italiani, stato nel quale è stata più volte e che le piace molto (“Sono stata in Italia: Venezia, Roma, Firenze…”).
Il sito in sè, molto decantato dalle guide turistiche, non mi colpisce molto e quando arrivo giù al monastero, peccaminoso nell’aver i pantaloncini corti, mi viene vietato l’ingresso nella chiesa. Mangio con la comitiva dato che si sono portati dietro una quantità industriale di cibo e poi mi metto in carreggiata verso Telavi. Per arrivarci seguo verso Tbilisi e poi la strada che a destra porta alla città capoluogo della regione del Kakheti, è interrotta pertanto devo prendere una deviazione. La strada non è male se non fosse che è tutta bianca e ci sono un altissimo numero di camion che passano quindi dopo una quarantina di km ho un dito di polvere su tutti i vestiti.
Mi serve assolutamente trovare una fontana dove risciacquarmi dato che le gambe sono piene di polvere ed anche il viso non scherza. Prendo una piccolissima stradina dal fondo fatto di pietroni in modo da andare distante dalla strada ed avere un raggio precautivo entro il quale la polvere non arrivi. Chiedo a due ragazzi se posso mettere la tenda in un campo che vedo recintato e loro annuiscono. Piazzo la tenda e non appena ho finito mi chiedono se voglio mangiare qualcosa: l’illuminazione nella casa è a candela e utti i prodotti sono casalinghi, il latte, lo yogurt, le patate, i pomodori, il burro, il pane. La sorella minore ha inoltre preparato il mio dolce armeno preferito il cui nome pare essere ideali.
Le due ragazze, cugine del ragazzo con il quale ho parlato all’inizio che è qui in vacanza, sono gentilissime e la più piccola è anche molto carina e siccome parla un pochettino d’inglese è colei con il quale dialogo. Vivono con la madre ed un fratello e tuttii e quattro lavorano in casa, chi con gli animali, chi a cucinare, chi a tagliare il fieno per l’inverno.
Finito di cenare parlo di alcuni discorsi semplici, entro le capacità comprensive della donna, e poi quando vado a dormire in tenda sento che in coro cantano delle canzoni georgiane.
La vita semplice della campagna.
Km. percorsi oggi: 142 Km.
Totale km GWR: 6210,09 Km Totale km da inizio viaggio: 9542 Km
L’altra faccia della Georgia
09 Agosto 2010 – Tbilisi (GE) – Gardabani (GE), Giorno 135, 8.30
Sono andato a letto alle tre e questa mattina sembra sia l’ora delle partenze collettive e alle otto controvoglia sono sveglio ed incapace di continuare a dormire. Poco male, devo trarre occasione dal fatto che qui c’è internet e gratis e magari aggiornare il sito e sistemare il bauletto posteriore dato che oggi lo saluterò, poichè lo reimpatrio assieme a delle cose che mi servono ma che non avendo spazio non passano la cernita e rispettivamente sono: una t-shirt (scendo a 5), una felpa (scendo ad 1), il fornellino a benzina ed il pentolame vario, il gps rotto, cavi vari che non mi servono, mappe e info cartacee accumulate lungo il viaggio. A presto se ne andranno, questa volta nell’immondizia, il paio di scarpe acquistato in Romania, un paio di calzini ed un paio di boxer, visto che raramente sono rimasto a 0, questo significa che un paio è in eccesso. Con lo spazio sarei giusto, però voglio del vuoto dove mettere del cibo all’occorrenza.
Mentre sono indaffaratissimo nel sistemare le mie cosa, arriva Gianni, direttamente da Pankisi, una località al confine Georgia-Cecenia, dove ha potuto intervistare dei ribelli e dei rifugiati ed ascoltarlo è un piacere, grazie anche al suo senso dell’umorismo, che forse è stato contagiato dal lungo tempo nel quale ha vissuto in Giappone, pertanto è molto raffigurativo. Mi racconta dell’utilizzo dell’unico fiume per lavare le auto e per fare la doccia, dei suoi dialoghi con questo ragazzo che lo ospitava, fortemente venati di religioso (in Cecenia sono musulmani) ed al tempo stesso il medesimo ragazzo aveva Hitler come sfondo sullo schermo del telefonino, della partecipazione a due funerali, ognuno dalla durata di un paio di giorni dove il giorno della cerimonia funebre vengono sacrificati degli animali ed alla fine alcuni anziani del villaggi girano in tondo recitando delle preghiere fino ad andare in una sorta di trance.
Ho fretta e devo fare diverse cose però ascoltare questa sfilza d’informazioni interessanti ed apprendere così tante nuove cose rimandano il resto. Gianni oggi lo saluterò e forse non lo vedrò mai più, internet ed impaccare il bauletto posso farlo anche domani al massimo.
Super velocemente sistemo nel bauletto ciò che devo inviare a casa, porto le scarpe a riparare e faccio tempo a tornare in ostello per salutare i ragazzi e ripartire in scooter verso l’ambasciata azera. Il visto parte oggi ed ha durata 30 giorni quindi posso fare tranquillamente l’Est georgiano e poi entrare in Azerbaijian, dove terrò conto anche della dritta datomi da Oscar ieri, e cioè di andare a Baku per iniziare la trafile per tutti i visti che vorrò prendere e poi andarmene sulle montagne a nord con la tenda ed il materiale da campeggio e stare lì il resto del tempo, considerato che non potrò guidare lo scooter più di 72 ore.
Da qui mi dirigo in direzione opposta verso il monastero di Davit Gareja ed oggi vedo una nuova faccia della Georgia: gli stabili industriali abbandonati sono innumerevoli e la urbanistica delle cittadine è totalmente sovietica. Sullo sfondo un paesaggio color ambra, che mi riporta alla mente la zona sud dell’Armenia ed il suolo è segnato da cicatrici, crepe provocate dall’aridità.
Sono più snello senza peso posteriore e lo sterrato finale prima di accamparmi non mi crea notevoli problemi. Mi accampo nel mezzo del nulla, ad una distanza stimata dal monastero attorno ai 10km, con vicini unici i militari della caserma a 200 mt di distanza.
Km. percorsi oggi: 76,9 Km.
Totale km GWR: 6068,09 Km Totale km da inizio viaggio: 9402 Km
Gori, 2 anni dopo
08 Agosto 2010 – Khunevi (GE) – Tbilisi (GE), Giorno 134, 8.00
Dopo avermi offerto la colazione, il ragazzo che mi ospita mi da una bottiglietta da mezzo litro con dentro una sostanza incolore e capisco subito che si tratta della malefica chacha, la vodka georgiana.
Ok, ho mezzo litro in più di carburante nel caso finisca la benzina…
Oggi ho tutto il tempo del mondo per arrivare a Tbilisi e l’unico punto fisso è che m’inconterò con Oscar, il ragazzo argentino conosciuto da Tegeta motors.
Faccio uno stop a Gori ed appena arrivo vedo che una cinquantina di persone stanno manifestando davanti al municipio contro la politica imperialista del governo russo, dato che ieri era il secondo anniversario dell’inizio dell’invasione russa in territorio georgiano.
C’è anche un manifestante che ha piazzato una piccola “galleria” con foto dei massacri compiuti dai russi in Cecenia, Ossezia del sud, Georgia ed in Abkhazia. Purtroppo stati vasti come la Russia e la Cina, per mantenere l’unità devono applicare un controllo militare e non permettere alle zone indipendentiste di ottenere troppa voce grazie alle loro proteste, altrimenti accettare l’indipendenza di un’area provocherebbe un effetto domino simile con le altre regioni separatiste.
Faccio una camminata per la città che è più grande di quello che pensavo perciò mi spingo oltre il parco dove c’è la casa di Stalin in cerca di un posto dove mangiare finchè, dopo aver visto che i due locali dove volevo andare sono chiuso, opto per un adjaran katchapuri, praticamente pane a forma ovale con i bordi rialzati per contenere la quantità di formaggio fuso e l’uovo piazzato sopra crudo, cucinatosi grazie al caldo del formaggio. È una bomba atomica e quando mi metto in scooter, complice anche il caldo, mi fa venire dei colpi di sonno che devo combattere con la frontiera aperta.
Andrò a dormire all Hostel Tbilisi e lì ci arrivo un ora prima dell’incontro con Oscar e qui conosco, seppur brevemente, un ragazzo italiano la cui prima frase è “Pensavo di essere l’unico italiano a viaggiare da solo nel Caucaso…”.
Con Gianni parlavamo di come quando avviene un’incontro con un altro viaggiatore italiano all’estero, accada un test “immaginario”iniziale di 5 minuti. Può essere la provenienza, la differente squadra di calcio o le idee politiche che possono erigere una barriera.
Secondo me non è così: la lingua in comune velocizza i tempi e mi permette di capire in minor tempo se c’è sostanza dietro, e quindi non è che in base alla lingua comune, forzo necessariamente la comunicazione se mancano i fondamenti dell’interesse. Se una persona è interessante, lo è a prescindere da dove proviene.
Sono contento di vedere Oscar il cui occhio si è ristabilito e da subito parliamo a 360°: all’inizio mi spiega la sua odissea con il minivan, al quale i meccanici dopo 3 settimane, non sono ancora riusciti ad apportare la soluzione corretta per ripararlo. Quindi è il turno d’interrogarlo sul suo viaggio, su come sia viaggiare da solo, lui che l’ha fatto durante l’inverno in stati dal clima rigidissimo (Ucraina e Polonia) e come sia riuscito ad oltrepassare i problemi di solitudine. Mi spiega che è cosciente del fatto che la sua famiglia ed i suoi amici sono sempre lì e quindi lui da un momento all’altro potrebbe andare a trovarli; Oscar parla russo quindi la barriera linguistica è molto ridotta qui come in Est Europa e stare da solo non lo spaventa, dice “È parte dell’esperimento psicologico”.
Imparare a rendere se stessi centro unico delle decisioni intraprese per quanto riguarda l’itinerario, la risoluzione delle problematiche, dove fermarsi e dove andare è un modo per responsibilizzarsi. Gli incontri importanti e quelli che invece rischiano di interrompere viaggio e funzioni normali di vita invece sono scelte.Convivere con se stessi, con la solitudine e con i propri pensieri è invece un bene prezioso che si apprende solo se si espone se stessi a ciò e dal quale si può capire che la nostra compagnia non è poi sempre così male.
Stiamo fino alle due a parlare, talvolta di politica, di viaggi, del nostro futuro e con Oscar mi trovo veramente bene nonostante lo abbia incontrato solo due volte. Spero d’incontrarlo in futuro, magari in Spagna oppure in Argentina o dove egli decida di fissare la propria dimora. Temporanea.
Km. percorsi oggi: 164 Km.
Totale km GWR: 5991,19 Km Totale km da inizio viaggio: 9325 Km
Lungo il fiume
07 Agosto 2010 – Kutaisi (GE) – Khunevi (GE), Giorno 133, 7.00
Il panzer mio vicino di letto si sveglia alle 7 perchè deve andare con il suo furgoncino a fare delle commissioni quindi dopo aver fatto una veloce colazione me ne vado verso il centro della città. Mi serve una stazione della polizia per confermare la mia presenza qui a Kutaisi per il guinness e voglio vagare un po’ per la città.
Quando arrivo alla centrale di polizia sono occupati in un meeting e deco attendere mezz’ora che questo ssia finito per ricevere un “No, non possiamo farlo”, eroici custodi del timbro che qui è più prezioso delle proprie mogli…
Mi dicono di andare in comune che però essendo sabato è chiuso. Vabbe, niente timbro per oggi perciò mi rifugio in un cafè a scrivere. È caldo fetido ed io quando mi avventuro per le città h sempre lo zainetto con dentro computer, fotocamera, videocamera e documenti e sebbene non pesi più di 4-5 kg, non mi respirare la schiene quindi tempo 10 minuti sono assolutamente madido di sudore.
Kutaisi ha circa 200 mila abitanti però anche qui i georgiani sono come nei villaggi: curiosi mi domandano da dove provenga, sorridono nel vedere i miei pantaloncini corti piuttosto sporchi, mi chiedono se mi piace la Georgia e sono visibilmente soddisfatti quando gli dico che è uno dei migliori stati nel quale ho viaggiato.
La strada che porta a Tbilisi è buona e costeggio sempre un fiume che viene utilizzato come come ritrovo da moltissime persone per nuotare, fare un barbecue oppure lavare l’auto. Voglio anch’io fare un bagnetto anche se sono partito nel tardo pomeriggio quindi opto per la soluzione balneabile quando mi accamperò. La strada va su e finalmente c’è aria respirabile in confronto all’umidità impossibile di Kutaisi.
Sulla sinistra vedo un posto che fa per me e dopo aver chiesto a dei ragazzi del villaggio, vengo autorizzato a piantare la tenda. Mentre sono a metà del lavoro un ragazzo sui 35 anni mi offre di andare a dormire a casa sua quindi, perchè non accettare?
Nel villaggio di Khunevi vivono i suoi genitori ed ora si trova qui in vacanza con la moglie e le due figlie. Prima mangiamo l’agognata anguria e poi mi porta al bar lungo la la principale, di proprietà dei suoi genitori. Shaslyk, pomodori e cetrioli e della vodka che mi saziano, divorati durante una cena nel quale non parliamo quasi niente dato che il ragazzo, cosciente della differenza linguistica, sembra non voler nemmeno tentare una comunicazione.
Km. percorsi oggi: 91,6 Km.
Totale km GWR: 5827,19 Km Totale km da inizio viaggio: 9159 Km

