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3 mesiversario di viaggio
28 Maggio 2010 – 27 Giugno 2010
Veliko Tarnovo (BG) – Nemrut Daĝi (TR)
31 giorni Totali, 3462 km nel mese corrente, 6422 km Totali
Spesa totale: 821.51 €.
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È stato un terzo mese eclettico, iniziato lasciando la terra bulgara che tanto mi aveva sorpreso e con il mio sbarco a due ruote nella terra ottomana, nel quale sono rimasto per gran parte del mio terzo mese di viaggio. Quest’ultima una terra che non ha esitato ad accogliermi con calore, cullarmi nelle sue acque del Mediterraneo e dell’Egeo, farmi infatuare lungo la costa e nella Cappadocia e poi schiaffeggiarmi la sua realtà povera della zona occidentale, che forse è un tratto integrale del popolo ma che io non ho voluto vedere prima, distratto dal luccichio.
È stato il mese all’insegna dei chilometri dato che in fronte a me avevo questo immenso stato turco e l’appuntamento con i miei amici a Yerevan da non ritardare e così ora guardo il giornaliero e vedo diversi giorni sopra i 200 chilometri, cosa mai fatta nei due mesi prima d’ora. Con gran pace di coloro che mi pressavano perchè macinassi strada, facendo come le persone che portano fuori il cane a fare i bisogni, io avrei dovuto portare in giro lo scooter per il mondo…Un paio di ore alla guida di Scooty sono sufficienti a debilitarmi dal fare altro e di giorni del genere ne ho avuti in questo mese, e poco importava se ero lungo la costa, dove un bagno spesso agiva da perfetta medicina, ma all’interno con temperature equatoriali non è proprio indicato. Ma ora mi aspettano i due mesi più difficili, senza vie di fuga al mare e lande di niente, specie in Asia centrale, eppure anche quello sarà qualcosa di nuovo, che andrà affrontato con entusiasmo.
È stato il mese dove ho speso quasi quanto i due mesi precedenti messi assieme, colpa del prezzo alle stelle della benzina in Turchia e dei prezzi “continentali” fatti dai commercianti in modo che non mi sentissi mai fuori di casa…(spese allegate Cronostoria 3 Mesiversario)
È stato il mese partito con grande entusiasmo e poi verso la fine invece ero in preda al tachimetro, sostituitosi alla mia effettiva volontà di conoscere, interagire, prendermi tempo. Fasi alterne erano previste l’importante è rendersene conto in tempo.
Molti di coloro che ho incontrato vivono in quella che non voglio chiamare routine, perché questa parola ha un accezione negativa sottointesa, bensì voglio meglio definirla come ritualità dell’ordinario. Le persone vivono il collaudato susseguirsi di attività mirate all’autosussistenza e dove queste non arrivano, il networking rurale interviene affinché i beni vengano barattati e la dieta settimanale abbia più colore. E questo è l ordinario: lo spogliamento di fattori terzi che nei paesi avanzati sono obiettivi rateizzati secondo uno scadenziario che fa più conto al presunto comfort e status che potenzialmente ne deriverà che del tempo investito. Il rapporto tempo speso contro l’effettivo beneficio rimane per loro ad alti livelli, a favore di quotidianità per noi marginata ai racconti dei nostri vecchi. Ozio, sedere a guardare le persone che passano, salutare dalla prima all’ultima persona che s’incontra in paese: si, perché la campagna nonostante la centralizzazione che sta avvenendo vertiginosamente anche in questi paesi, meno subisce l’effetto della transitorietà, infatti le persone che rimangono tramandano tradizioni e valori famigliari.
Le lezioni della solitudine, i silenzi condivisi con un ottimo compagno di viaggio, la quintessenzialità del rapporto umano, il valicamento delle differenze religiose e l’universalità delle necessità umane: il viaggio mi rivela. Esponendo i sensi recettori, affinati nel captare la bontà degli individui volenterosi nel darla, ed al contempo alterando anche la interpretazione delle emozioni, reallineate secondo le necessità interattive. Quelle emozioni che sono il vero fulcro della vita, frutto di relazioni oltre qualsiasi simbolismo pagano e centralizzate nel loro concetto di solidarietà verso il prossimo. Indistintamente.
English version
It has been a hectic third travelling month, started leaving a country which truly surprised me and arriving with my two-wheeled “unstoppable” in the Ottoman land, in which I remained for the rest of June. The latter country has not hesitated in welcoming me in the warmest way, leaving me relaxing, afloat in the Mediterranean and Aegean waters, infatuating me with the amazing coast and its wonderful inside Cappadocia and then slapping me hardly with the poorness encountered in the Western region, which maybe was also present in the rest of the territory but I did not want to see, distracted by the arrogance of beauty.
It has been a month where I chewed many kilometers because in front of me I had a huge country and also because I had to be in Yerevan in order to meet some dear friends, so if now I look at the daily mileage done I see many days with stretches over 200 kms, something that I did not do in the two months before. To shut up those that were telling me to do more kms and be more like those that walk dogs in the park to expel their physiological needs, and me taking Scooty around the world just for the sake of it…
A few hours riding Scooty is enough to make me not able to do something else during the rest of the day, so tiring it is and this did not matter when I was along the coast where I could find a cool escape, but in the centre with equator like temperatures was not very easy. In front of me I have the two hottest months, without escape plans in any sea in never-ending expanses of nothingness, but that will be something new, which I will do with the usual enthusiasm.
It has been the month where I spent the same as the two previous months together, because of the sky-high cost of the petrol in Turkey and also because of the continental prices which Turkish shops where doing especially for me in order to make me feel like at home…
It has been a month, begun with great enthusiasm and then by the end I felt the odometer was driving me rather than my actual willingness to discover, interact and take time. Up and downs were taken into consideration before leaving, the important thing is to realize such mood promptly.
Many of those, whom I met, live in what I do not want to call routine but rather define as the rituality of the ordinary. People live the proven sequence of activities in order to obtain the self-subsistence and where these are not enough, the rural networking is utilized in order to exchange goods and therefore vary the weekly diet. This is the ordinary: the elimination of outer elements than the first basic needs, those that in Western countries have become scheduled objectives to achieve comfort and status that potentially can derive, regardless of the time invested to obtain them and what is missed in the meantime. The relationship between effectiveness and time spent for them stays at a high level, in favor of daily simplicity that for us is limited to the tales of our grandparents. Idleness, sit to watch people passing by, greeting everybody that comes across: the people from the countryside keep transmitting traditions and family values from a generation to the next; despite even here centralization towards the big metropolis also is happening fastly.
The lessons of loneliness, the silence shared with a good traveling companion, the demolition of religious differences and the universal human needs: the trip teaches me these things. Exposing the receptive sensors, refined in order to capture the generosity of those willing to give it and at the same time altering the interpretation of emotions, re-aligned following a communicative need scale. The emotions that are the very reason of our life; outcome of relations beyond any pagan symbolism and centralized on their core concept of mercy towards each other. Indistinctly.
Cara Bulgaria
02 Giugno 2010 Tsarevo (BG) – Dereköy (TR), Giorno 67, 9.00
Dopo l’acquazzone di ieri sera, perdurato anche nella notte, la mattina si presenta con un bel sole invitante a fare strada in modo che posso finalmente entrare in Turchia. Necessito un caffè e la bustina di Nescafè è un rimedio ultimo al mio bisogno però non ho benzina nel fornello: sulla destra a cinquante metri vedo due signori pranzare e vado a chiederlgi se possono scaldarmi dell’acqua per fare il caffè in polvere. La signora Maria parla perfettamente inglese e tedesco mentre il marito Savo si destreggia solo con la lingua teutonica. Parliamo del mio viaggio e della loro esperienza nel comunismo: ora sono in pensione e vivono a Sofia nonostante l’inverno lo trascorrano nelle montagne bulgare sopra Plovdiv come istruttori di sci. Negli anni ’80 lavoravano entrambi per la televisione nazionale bulgara e, specie Maria, che si occupava di tradurre le notizie che arrivavano dalle televisioni estere via post ain VHS, in specifico CNN, BBC e Deutsch TV, mi spiegava come venisse applicato un filtro a ciò che doveva venir diramato e ciò che invece doveva venir lasciato in disparte. Nel periodo antecedente il1989 e c’erano le prime avvisaglie in Polonia e Cecoslovacchia, nulla veniva messo a conoscenza delle persone, per il rischio che venisse mosso qualcosa anche in Bulgaria.
Mi offrono una zuppa di verdure fatta dalla signora ed il dolce, ossia gelatina di mela cotogna ed ovviamente della rakija e del vino rosso bulgaro molto buono. Contengo la generosità alcoolica di Savo che vorrebbe vedere il mio bicchiere sempre pieno dato che voglio rimettermi in strada senza inventarmi curve immaginarie. La strada da Tsarevo va verso l’interno e non è proprio perfetta con tantissime buche che devono venir schivate mantenendo una velocità ancora più bassa di quando già io riesca ad andare in montagna. Arrivo a Malko Tarnovo, cittadina al confine tra Bulgaria e Turchia dopo 60 km e la benzina ormai agli sgoccioli però di là del confine di norma ci sono sempre i distributori nazionali, penso…
Alla dogana le pratiche sono velocissime con i disponibili e cortesi uomini di frontiera turca. Oltre alla registrazione mia devo fare anche quella del mio mezzo che ora è vincolato a me come un figlio infatti se io esco lui anche deve uscire.
Lascio dopo 23 giorni la Bulgaria e qui di sotto la mia lettera di congedo:
Cara Bulgaria,
eri il paese del quale mi avevano più impaurito con storie di rapimenti e furti sbalorditivi, come se invece di avanzare con uno scooter vecchio di 10 anni avessi una limousine.Puntualmente niente di tutto ciò è accaduto ed
anzi ho ricevuto accoglienze dal calore inusuale ed ho conosciuto delle persone genuinamente buone. Ancora una volta a dimostrare che le persone che magari da noi reputiamo come pericolose, nel loro ambiente sono amichevolissime e molto ospitali. Forse perchè alcuni di loro quando sono da noi non sentono nello stesso modo la forza della legge italiane, non perchè tale, bensì pensano di essere burocraticamente invisibile ed inritracciabile.
Da loro invece vogliono che si abbia un’immagine intonsa di te e contribuiscono, nel loro piccolo, che le malignità che vengano dette siano infrante dai fatti.
Ricordo le due settimane trattato come un figlio da Bogy.
Ricordo la disponibilità 24 hr di Thea
.
Ricordo le cantate con i ragazzi di Veliko Tarnovo e le piacevoli conversazioni astro-filosofiche.
Ricordo le difficoltà linguistiche di Vesko nel comunicare cose che prevedevo.
Ricordo l’acqua maledetta presa fino all’ultimo momento.
Ricordo il cemento dei monumenti, ultimo ricordo indistruttubile di un’utopia politica.
Claudio”
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In corsa per il Guinness dei primati
01 Giugno 2010 Slanchev Bryag (BG) – Tsarevo (BG), Giorno 66, 9.30
Il cielo è nuvoloso tanto per cambiare però se sto qua un altro giorno e poi non vado ad Istanbul come ho deciso è illogico. Alla fine ho scartato la “capitale” turca per i seguenti motivi:
- Il traffico a Istanbul è notoriamente caotico
- Ci sono 20 milioni di persone
- Il numero di attrazioni da visitare richiede maggior tempo di quello che io potrei dedicare
- Dopo aver inviato 15 richieste su couchsurfing ed aver ricevute altrettante risposte negative, prendo il dato come un presagio
- I prezzi turchi, già alti di per sè, in Istanbul sono ancora maggiori.
La mia intenzione è di attraversare il confine turco oggi ed arrivare verso lo stretto dei Dardanelli in 2-3 giorni. Passo Burgas senza inoltrarmi nel centro dato che mi è stato detto essere nulla d’interessante, vista la vocazione industriale e portuale. Decido invece di fermarmi a Sozopol, simile a Necebar come contenuto misto storico e balneare, se non fosse che qui le costruzione descritte come monumenti abbiano nemmeno un secolo. A quanto pare è una meta privilegiata dal turismo russo e non mi sorprende se l’aspetto “storico” sia invece manufatto…
Finalmente vengo contattato dal Guinness World Record che conferma la mia richiesta di battere il record come “maggior distanza compiuta in
50cc”. Mi richiedono di compiere almeno 1000 km, il che è una bazzecola: da Shumen ho iniziato un nuovo totale chilometrico visto che è dalla cittadina bulgara che ho il 50cc installato. Dovrò inoltre raccogliere più spesso possibile dei timbri da qualche autorità che certifichi che io sia effettivamente passato per tale località. A far fede saranno anche il materiale video e fotografico che raccoglierò lungo il tragitto.
Ho deciso di aggiungere questa sfida al mio progetto di viaggio perchè ciò non mi complica la vita, non fissandomi dei paletti (unico requisito è di non fare soste di una durata maggiore i 14 giorni) e per rendere il tempo speso in strada maggiormente utile. Quello che non modificherò e la natura dell’avanzata lenta e scansionata con una progressione che mi permetta di conoscere persone e luoghi nuovi secondo i miei tempi.
La strada che prosegue lungo la costa si inerpica e poi scende a ritmo costante, costringendomi a mantenere un’andatura dettata dal regime motoristico di Scooty: sono le 18 quando la strada curva verso l’interno in direzione Malko Tarnovo e il Mar Nero alla mia sinistra ha un richiamo più forte. Trovo un campeggio ad Arapia, un villaggio minuscolo frequentato unicamente da turisti bulgari che si recano qui come tradizione familiare: non ho soldi con me e il primo campeggio mi chiede 10 Leva (5€) per praticamente nessun servizio, il secondo mi dice che non ci sono problemi per una notte senza pagare.
Non ho nemmeno benzina nel fornello dato che l’ho svuotata nello scooter ieri quando ero rimasto a piedi e mi tocca prelevarne un po’ piegando lo scooter sul lato, fino a terra: la quantità non p sufficiente per cucinare interamente la pasta in busta, e la lascio in pentolino chiuso per 15 minuti, affinchè si cucini nel tepore. Questo tipo di piatti sono il vero sacrificio del viaggio: cibo in polvere, senza nessun gusto e piacere nel mangiarlo il cui unico beneficio e di mettere in silenzio la fame ma non i rumori di sgradimento da parte dello stomaco a posteriori…Per fortuna una signora nel campeggio conosciuta all’entrata mi porta un piatto di pesce cucinato da lei che da più soddisfazione.
Il cielo diventa scurissimo però prima riesce a fare una passeggiate lungo la spiaggia: l’acqua ha una temperatura gradevolissima e quando entro 30 cm nell’acqua un branco di pesciolini minuscoli iniziano a “mordere”, rimuovendo le coagulazioni di sangue nelle ferite. La pioggia forte mi costringe in tenda che trattiene splendidamente l’acqua ed io posso leggere in totale tranquillità.
Km. percorsi oggi: 117 Km.
Totale km GWR: 631,57 Km Totale km da inizio viaggio: 3461 Km
Necebar in salsa HP
31 Maggio 2010 Slanchev Bryag (BG), Giorno 65, 9.30
Il mal di gola è ritornato causa la pioggia che ho preso ieri e, questo fattore combinato con il cielo nuvoloso già di prima mattina, cancellano ogni mia intenzione di andarmene. Rinnovo la mia permanenza nell’hotel per un altra giornata e riempio lo zaino di tutte le cose da spiaggia, chissà mai che finalmente riesco a fare una nuotatina nel mar Nero. Passo per il centro in scooter, alzando i tombini dal casino che faccio e dall’espressione delle persone capisco che forse sia il caso di aggiustare lo scooter prima: a 100m dalla persona a cui chiedo informazioni per un meccanico, c’è un aggiusta motorini.
Usiamo lo spagnolo come lingua di comunicazione e da subito mi fa notare che la saldatura eseguita ieri è penosa e mi assicura che come salderà lui, non si romperà mai più. Rinfornza il collettore ed anche la piastra che mantiene lo scarico ancorato al telaio ed effettivamente ora non balla più; quando prova lo scooter mi dice che secondo lui la trasmissione non è tarata bene e che forse ho bisogno di rulli più leggeri però oggi non può farmi il lavoro. Non vuole niente della riparazione nonostante gli abbia impegnato più di mezz’ora: mi rimane solo che ringraziarlo e mettermi in strada verso Necebar, che dista 8 km.
La piccola cittadina di Necebar, costruita in un isolotto dai bizantini, viene denominata la “Dubrovnik” della Bulgaria anche io sinceramente se dovessi fare un paragone userei Trogir, per rimanere in Croazia con il paragonato. È bella da visitare dato che combina le rovine al mare che la circonda: unico neo le orde di bassa plebe inglese che fastidiosamente li si sente starnazzare le loro richieste a camerieri spazientiti.
E a cosa porta questo tipo di turismo il cui modo di accattivare le persone è il basso prezzo? Porta persone povere culturalmente e quelli che entrano in questa categoria e sono di nazionalità inglese sono particolarmente tanti ed ottusi: il risultato sono il maggior numero di locali che fanno la “English Breakfast” che quelli che fanno il “tarator” e locali da ballo costruiti contro qualsiasi regola di bellezza artistica in faccia ad una rovina bizantina.Peccato.
Faccio un errore madornale volendo mangiare qui in un posto defilato: per un’insalata shopska gli do 11 Lev (5,5 €) infatti non prendo nient’altro dopo aver notato l’errore madornale. Il cielo diventa scuro e appena finito di mangiare mi direziono a manetta verso l’hotel che però non riesco a trovare al primo tentativo ed il risultato e che gli ultimi 100 metri sotto il diluvio sono più che sufficienti ad avermi completamente inzuppato.
La pioggia scende potentissima come il giorno prima ed aspetto le 21 per poter andar ea fare una camminata quando finalmente ha smesso: il lungomare è di locali per la sera e rumore di discoteche che me ne sto in spiaggia da me, pensieroso. La temperatura dell’acqua è gradevole se considerato che è due giorni che piove e che non è estate inoltrata.
Mi vizio con una spleandida palacinkha con miele e noci ed una con marmellata di fragole prima di tornarmene in albergo a dormire.
Km. percorsi oggi: 264 Km.
Totale km GWR: 514,29 Km Totale km da inizio viaggio: 332
Dalle rose rosse al mar Nero
30 Maggio 2010 Kazanlac (BG) – Slanchev Bryag (BG), Giorno 64, 9.30
Ieri pensando alla mia tabella di marcia ho ricavato che non avrò tempo per fermarmi nei dintorni di Sliven come avevo previsto, dato che voglio dedicare almeno un mese intero alla Turchia, viste le dimensioni. Oggi quindi voglio percorrere una lunga tratta fino al mar Nero, in prossimità di Necebar, città-isola protetta dall’Unesco, nonchè fiore all’occhielllo bulgaro per quanto riguarda il turismo marittimo.
Vesko deve riparare la sua vecchissima Fiat 155 arancione però si prodiga nell’accompagnarmi fino all’entrata della nazionale in direzione Burgas. Mentre compiamo insieme i 5-6 chilometri sento il rumore della marmitta variare di colpo e diventare sempre più forte. Suppongo si siano allentati i dadi che tengono lo scarico imbullonato al motore però quando voglio verificare quale sia il problema noto che il collettore, in direzione della prima curva, è totalmente spezzato ed è destinato a separarsi (e quindi fare ancora più rumore) nalla prima buca. Mostro il problema a Vesko e gli dico che non posso certo mettermi in marcia in queste condizioni. Oggi è domenica quindi di trovare dei mecccanici che lavorano non è nemmeno da parlarne; chiama suo padre che gli dà il nominativo di un amico che ha la saldatrice. Ci dirigiamo da questo signore sulla sessantina, la cui officina dista due chilometri dopo la fabbrica Arsenal: tolgo il collettore ed il signore procede a saldare. Come accaduto a Vukovar, mi accorgo che egli salda come sarei capace anch’io, nonostante il fatto che avesse una saldatrice a filo mi avesse fatto presagire si trattasse di un professionista. Non è per fare il sofistico, ma una saldatura fatta male equivale a risolvere un problema per una durata di tempo molto breve: incrocio le dita e spero tenga almeno fino alla Turchia. Non vuole niente per la riparazione così dopo aver ringraziato, Vesko mi riporta in direzione Burgas e quando lo saluto gli dico che al mondo servirebbero più persone come lui, aperti mentalmente al diverso e lui e molto onorato dal complimento che fa persino tenerezza.
Il tempo è bello però il salisscendi tra le montagne mi blocca sui 30 km/hr se non addirittura meno quando c’è da inerpicarsi maggiormente. 220 km da Burgas e con questa andatura mi ci vorranno 6 orette, imprevisti permettendo. Mi fermo a metà strada a Sliven, città famosa per la quantità di prostitute che esporta all’estero, specie nei bordelli olandesi e tedeschi: penso che coloro che mi avevano riportato che fosse una bella città ora se la stiano godendo alla grande, perchè penso di aver raramente visto tanto niente e desolazione. Finito di pranzare non vedo l’ora di andarmene se non fosse per il cielo nerissimo che si prospetta nella mia direzione: mi allestisco già prevedendo il nubifragio, che attende a venire fino al mio arrivo a Karnobat, città famosa per la rakija. Qui si alza una valanga di acqua e vento che quasi Scooty non riesce a procedere e bensì mi fermi ad aspettare che la nuvola passi, dopo 15 minuti che mi sono rimesso in strada, la pioggia ritorna a dettare i tempi. E mancano 60 km…
Acqua e acqua. A 20 km dalla cosidetta Sunny beach lo scarico si rompe di nuovo però ora, il casino infernale è l’ultimo dei miei problemi. Ascolto il consiglio di un benzinaio di recarmi a pernottare a Medevo, un piccolo borgo con tanto di castello: quando arrivo qui le uniche due guest-house sono indisponibili, una perchè costosa ed una perchè piena.
Arrivo a Slanchev Bryag (Sunny beach) che essendo una città turistica di mare mi fa presumere che dovrò mettere mano al portafoglio in modo pesante: chiedo consigli alle persone che mi sparano quì e lì però ormai sono stanco, voglio solo una doccia ed un letto per dormire. Vedo alla fine della zona densamente edificata un hotel all’interno di tre stelle, il Sun city, e ciò si rivela un affare: 30 Leva (15€) per una stanza con due letti ed il terrazzo a 4 metri dalla piscina. La stanza è perfetta e nel prezzo è inclusa anche la colazione così stringo la mano al portiere, che parla poco o niente di lingue straniere, e tempo mezz’ora sono a letto.
Km. percorsi oggi: 264 Km.
Totale km GWR: 514,29 Km Totale km da inizio viaggio: 3328 Km
I Traci
29 Maggio 2010 Kazanlac (BG), Giorno 63, 9.30
Risveglio tranquillissimo: per me un caffè mentre per Vesko uno spinello, giusto a rimandarlo per metà nelle braccia morfeiche. Oggi voglio dare un’occhiata alla città e possibilmente vedere cosa ci sia in questa “festa delle rose”.
La prima metà è la tomba di un re dei “Traci” rimasta intatta al saccheggio e scoperta una cinquantina di anni fa. È patrimonio dell’Unesco e non si può visitare l’originale ma solo la copia a fianco, questo per non variare il microclima interno e conservare gli affreschi datati 4-5 secolo a.C. L’entrata è comune con tutte gli edifici mortuari dei Traci, con la forma a fiamma, dalla metà fino alla sommità in restringersi: dentro c’è una cupola dal diametro di circa due metri tutta affrescata dove veniva deposto il cadavere del re e, attenzione attenzione, quello della sua moglie e del suo cavallo preferiti, uccisi per l’occasione. Per loro, il concetto di vita era limitato alla esperienza ultraterrena ed infatti i funerali erano occasioni di grande festa mentre le nascite venivano accolte con pianti, poichè un’altra persona arrivava a patire le grinfie terrene.
Pranziamo qui vicino a base di kebapce, simili ai cevapcici però contenenti spezie che danno un sapore particolare. Arriva Ivan bello smagliante nonostante le dosi velenose di rakija del giorno prima ed anzi vedo sulla sua mano sinistra una borsa contenente una bottiglia da due litri di birra…
Insieme con Ivan andiamo al museo cittadino dove c’è la maschera d’oro appartenente ad uno di questi re dei Traci. C’è anche un’accurata descrizione della città capitale dell’impero ossia Seuthopolis, locata 50 km ad ovest di Kazanlac. Nonostante sia stata scoperta dopo appena dopo la fine della seconda guerra mondiale, il governo filo-sovietico poco era interessato al mantenimento della storia e della cultura di un posto così in corrispondenza di essa è stato creato un enorme lago artificiale per accummulare acqua potabile per le città vicine e per creare elettricità attraverso turbine idroelettriche. A quanto pare c’è un progetto dei giapponesi per creare un’isola sotto il livello dell’acqua entro il lago per poter accedere alle rovine dell’impero.
Quando usciamo dal museo c’incamminiamo verso il centro o meglio la piazza principale: in occasione della festa delle rose, qui si troveranno decine di gruppi di ballo folk provenienti da tutta la Bulgaria. All’inizio a dettare i tempi sono tre musicisti tzigani armati di timpano e strumenti a fiato dopodichè per l’intera piazza saranno le casse a dar voce a della musica registrata. I balli ricordano molto le danze celtiche che ho visto l’estate scorsa a Carnac, nel nord-ovest della Francia, specie le movenze e le ritmiche gambe-piedi. Nonostante il cielo sia piuttosto scuro, il tempo riesce a tenere per tutta la durata della manifestazione ed inizia a scaricare acqua solo quando l’evento è terminato. Ci rifugiamo in un pub, dove ceniamo (ormai di casa nel mio stomaco, kebapce e insalata di carote e cappuccio) e poi fuori in centro di nuovo: Vesko mi presenta Emily e questa con le prime domande ha il potere di rendermi scontroso. Non puoi dirmi che è strano che io abbia il cellulare poichè i viaggiatori di norma non c’è l’hanno (cosa è una professione ed il suo requisito?) e dirmi che inquino girando in scooter (e tu andandotone in aereo?) tra le prime cose che mi comunichi: la ignoro entro poco tempo dato che non vado in giro per venir addomesticato tantomeno per ricevere impartimenti.
La sera re-incontriamo Ivan che nel frattempo sembra aver ingurgitato qualche altra bottiglia di birra da due litri e passiamo il resto della serata tra discussioni e farneticazioni.
A ficanco ecco l’articolo uscito in Bulgaria per il “24 chasa”, giornale nazionale.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 249,96 Km Totale km da inizio viaggio: 3064 Km
Nella città delle rose
28 Maggio 2010 Veliko Tarnovo (BG) – Kazanlac (BG), Giorno 62, 9.30
Ieri parlando con Izo mi ha consigliato di andare nella sua città natale, Kazanlac, dove fanno la famosa festa delle rose. Per convincermi maggiormente ha persino contattato un suo amico affinchè mi ospiti lì per i giorni che vorrò stare così ho colto la palla al balzo ed ho accettato, quindi oggi punterò verso sud.
Alla mattina procedo a rilento con i preparativi per la partenza infatti devo contattare delle persone via couchsurfing per quando arriverò a Istanbul, cioè tra circa una settimana. Arne nel frattempo è indaffarato a sistemare la casa, svuotata di Izo e Stanley, entrambi dipartiti verso Sofia e Madera rispettivamente.
Fuori il sole batte forte e finalmente sento l’odore dell’estate nell’aria e la polvere generata dall’aria secca. Lascio letteralmente la mia impronta sul terrazzo così come faranno tutti coloro che dimoreranno anche solo per una notte nella casa.
Lo scooter, molto più simile ad un’ape obesa (rigorosamente non una “vespa”…), ho poco dello snello veicolo biruote che lo scorso anno cavalcò le onde di asfalto ucraine. Ora ha allargato la vita con due valigie laterali, ha messo una ruota di scorta come collare ed è tutto tappezzato di adesivi promo/locazionali per trasmettere le intenzioni.
Prevedo di fare una sosta a Gabrovo per vedere com’è la cittadine però una volta in strada opto per qualcosa molto più vicino a Veliko ossia il monastero di Dryanovo: non mi stupisce più di tanto, giudizio influenzato dal fatto che la struttura è stata ampiamente rinnovata. Oggi inoltre non mi sento per niente bene, quasi come se avessi la febbre, con la testa piena ed il casco non migliora la situazione.
Passo dritto per Gabrovo e quando sono a 25 km da Kazanlac mi fermo per una sosta ed è in quel momento che inizia a piovigginare per poi diventare un diluvio dalla durata di 15 minuti. Fortunatamente me ne sto al riparo in un chioschetto lungo la strada ed osservo invece, con un po’ di sadismo, la comitiva di giapponesi fermatasi per un pit-stop fisiologico, prendersi una lavata memorabile.
Ogni cultura è diversa ed a se stante e tra quelle che possono interessarmi ed affascinarmi, ce ne sono alcune che invece respingo a piedi pari ed una di queste è quella giapponese. Eccoli in tour: sembrano dover tenere un rapporto alla fine del viaggio tanta è la dovizia nel registrare immagini su supporto magnetico quanto il loro distacco. Passeggiano, una foto in semi-movimento e via avanti che la corriera ha lasciato il motore acceso…
Questo mi collega al secondo daily-pensiero: le foto. Non sono mai stato un amante delle foto ed ora che sono munito di fotocamera e videocamera, preferisco di gran lunga la seconda, migliore nel fornirmi un resoconto 360° di dove mi trovavo, come mi sentivo, i miei “drammi” etc. La gratuità di collezionare foto, accaduta con l’avvento delle macchine digitali ha reso il numerico più importante della qualità e del significato. Persevero nel concetto “poche ma buone”.
Aspetto il mio ospitante al Rosarium, parco con le aiuole di rose di colore rosa e bianche e dopo poco arriva in bicicletta Vesko, accompagnato da Miroslav, un suo vicino. È amore a prima vista (in senso figurato): ha quel sorriso che non è di circostanza e le sue parole in inglese sbilenco che vengono fuori ad intervalli, colpa anche di una forte balbuzia, sono da subito molto amichevoli.
Andiamo a mangiare nella parte della fiera dove ci sono le giostre ed io per non sbagliare prendo kebapce e insalata mista. Parola d’ordine per oggi: niente alchool. Andiamo a piedi verso il centro, riconvertito da pochi anni interamente a zona pedonale mentre prima era tutto parcheggio per auto: qui incontro la compagnia dei due ragazzi, composta da ragazzi molto più giovani di loro due. Il resto della serata la spendo parlando con Ivan, ragazzo per metà di origini russe: mi spiega che qui a Kazanlac c’è la seconda più grande industria bulgara, Arsenal, produttrice di kalashnikov, bombe e munizioni in generale. Pare che il loro cliente maggiore ora sia l’Iran al quale vendono nonostante i trattati di embargo mediante triangolazioni africane.
I ragazzi bevono rakija come spugne e verso l’una ormai non è più possibile mantenere un discorso logico così, anche causa la stanchezza, andiamo verso casa.
Km. percorsi oggi: 104 Km.
Totale km GWR: 249,96 Km Totale km da inizio viaggio: 3064 Km
2 mesiversario di viaggio
28 Aprile 2010 – 27 Maggio 2010
Lacul Vidra (RO) – Veliko Tarnovo (BG)
30 giorni Totali, 1088 km nel mese corrente, 2960 km Totali
Spesa totale: 584.80 € (per vedere il dettaglio clicca qui)
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Il secondo mese di viaggio ha avuto due permanenza prevalenti, quella a Bratei vicino a Medias da Ioan in Romania e quella a Shumen da Bogdana in Bulgaria. Di opposta natura, dato che la prima è stato un atto di solidarietà verso di me, viandante con prode malconcio, mentre la seconda è stato un domicilio fornitomi da alcuni amici in Italia presso un loro genitore. Quella che non varia è la splendida ospitalità offertomi in entrambe le situazioni in grado di farmi sentire in nessun momento un ospite oppure un passeggero bensì una persona gradita ed introdurlo senza remore entro il proprio nucleo famigliare.
In mezzo a queste due esperienze temporalmente più lunghe tanti altri episodi di ospitalità basti pensare al fatto che non ho fatto nessuna notte in tenda! Ho utilizzato couchsurfing per quelle città che volevo visitare senza dover ricorrere a strutture organizzate ed oltre a ricevere una sistemazione per la notte, ho incontrato persone volenterosissime di scambiare esperienze di viaggio oppure non e con talune affrontare discorsi che stanno diventando sempre più il leit-motif del viaggio, ossia geopolitica.
Talvolta ho pensato a cosa do io in cambio di tale bontà e non posso non sentirmi in negativo: ricevo ospitalità, tempo, cibo ed io come ricambio questo? A questo rispondo usando alcune parole di Ioan: “Quando venni a Torino non avevo nulla se non 100€. Se non fosse stato l’aiuto di alcune persone non sarei stato in grado di trovare un lavoro e nemmeno di pagarmi il cibo. Ora io a te, voglio dare il mio contributo”, come se la solidarietà non debba essere per forza bilaterale con una persona bensì circolare e proceda da chi da a me, ed io a chiunque altro si trovi dopo di me nel cerchio. A dispetto di chi dice che bisogna fare girare l’economia…
Sono in attesa di una risposta ad un progetto parallelo che voglio affiancare al viaggio per aggiungere un po’ di mordente al viaggio, dato che questo non mi applica nessuna restrizione. Se così non fosse, non avrebbe senso: la progressione lungo il tracciato deve avvenire secondo ciò che maturo lungo la via, il viaggio a guidare il viaggio.
English version
The second month of my trip had two main experiences, which are the time spent in Bratei near Medias with Ioan in Romania and the one in Shumen with Bogdana, in Bulgaria. There were of opposite nature, as the first was an act of mercy to the traveler with the broken vehicle and the second was organized beforehand from some friends of mine in Italy, willing to help with an accommodation at their parents. What does not vary is the amazing hospitality given to me in both situations, which never made me feel as a guest but rather as an added person to their families.
Among these two main experiences many other acts of open-heartedness have happened and the fact that I did not do any night in the tent is self explanatory! I have used couchsurfing in the big cities I wanted to visit without having to go in organized structures: this allowed me to meet people that did not want to offer me only a place to stay but also share my experiences gained during the trip and seldom go into deep conversation regarding what is increasingly becoming the leit-motif of my trip, geopolitics.
A few times I was assessing what I give back to the people that offer to me unconditionally hospitality, time and food. I use partly the words of Ioan to respond to this: “When I went to Turin I ad nothing but 100€. If some people wouldn’t have helped me, I was not able to find a job and as a consequence money to eat. Now, I want to offer my help to somebody else” as if mercy does not necessarily have to be bilateral with the person has given it to you but circular, proceeding from who gives it to me to whoever is after me in the circle.
I am awaiting a response from a parallel project which I want to add to my trip to spice up the adventure and also because this project does not restrict me. I wouldn’t do it otherwise: the progression needs to happen spontaneously, the trip guiding the trip.

