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Quinto mesiversario di viaggio
28 luglio 2010 – 27 agosto 2010
Adigeni (GE) – Aktau (KZ)
31 giorni Totali, 1.944 km nel mese corrente, 10.327 km Totali
Spesa totale: 868.18 €.
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Quinto mese che introduco in maniera inusuale, menzionando invece di ciò che ho avuto e vissuto, ciò che mi è mancato. Sono arrivato in terra asiatica proprio alla fine del quinto mese, tra mille sofferenze, un cedimento nervoso che penso abbia lasciato il segno sino ad ora, dato che mi è diventato molto difficile dormire di notte poichè il sonno è diventato leggerissimo tanto che dormo senza distaccarmi dalla realtà o quasi. È stato il mese dove tra paesaggi lunari e desertici, posti nel quale non volevo essere ed ho dovuto rimanerci e persone che non ti aiutano o anzi ti mettono i bastoni tra le ruote (autorità?), mi ha fatto pensare a quello che ho ma non è con me, ossia la mia famiglia e perchè no le mie cose, il quotidiano.
Andarmene dalla Georgia è stato difficile, specie che i ricordi che mi porterò di questo stato saranno sempre positivi: le magnifiche famiglie che mi hanno ospitato, il cibo, il calore delle persone, il vino acetico, le angurie. Paradiso interrotto arrivando in Azerbaijan, stato che si è rivelato diametralmente opposto alla Georgia sin dall’inizio, con il poliziame interprete maggiore del sistema corrotto, una capitale sfacciatamente arrogante quanto “oleosa” e delle persone interessatissime sempre a spillare moneta. L’arrivo in Kazakhstan ha necessitato due giorni di trafila burocratica ai due porti ed un giorno di navigazione, prima di mettere piede in Asia, nel primo degli stati dell’Asia centrale. Purtroppo la terra kazaka la visiterò molto relativamente vista l’enorme dimensione ed il pessimo network stradale.
Scooty ha giocato a fare o’aguzzino, mettendomi più volte in crisi riguardo le modalità di viaggio, sulla continuazione di questo progetto e in merito a cosa fare, però ho preso una scelta, una seconda conferma, dopo quella iniziale, questa volta si tratta della scelta della persistenza. L’ottenimento, attraverso il sacrificio senza screditare ciò che si può imparare dalle difficoltà e dalla tenacia applicata.
Ora infatti c’è la fase più dura di viaggio sotto tutti i punti di vista: un livello linguistico dei popoli limitato alla lingua madre o alla lingua russa riduttà moltissimo l’interazione, restringendola all’intesa primordiale; posti incantevoli separati da migliaia di chilometri nel niente più assoluto, con l’implicito rischio se qualcosa smette di funzionare oppure se mi faccio male; cinque mesi alle spalle trascorsi in movimento tra bellissime avventure e stancate mondiali. Ed è ora che mi trovo in Asia centrale, così vicino al Tajikistan, e considerati questi presupposti, che chiedo “Chi dice che mi fermerò in Tajikistan? Chi lo dice?”
Spese Cronostoria Trip 2010 – Quinto Mese
English version
Fifth month on the road and an unusual way to begin the summary by discussing not what I have experienced and what I have lived but rather what was missing. I finally arrived in the Asian land at the very end of this month through thousand of problems; a nervous breakdown which I still think has left some damage since I cannot sleep an entire night smoothly. It has been a month spent riding in deserted expanses which resembled very much moon excerpts, staying in places where I did not want to be but I was forced to due to external causes and people that instead of helping they were trying to slow me down (authorities?); all this made me thinking about what isn’t with me, so my family and why not, my things.
Leaving Georgia was difficult, considering that I will take forever with me the splendid memories I had there: great families that hosted me, the food, the warmth of people, the vinegary wine and the watermelons. Heaven interrupted abruptly arriving in Azerbaijan, country that was completely the opposite of Georgia since the beginning, with its corrupted police, a capital blatantly arrogant and “oily” and people very interested in taking every penny they could.
Finally to arrive in Kazakhstan I had to go through two days of burocratic paperwork in the two ports of the Caspian sea and one day of navigation. Sadly I will not dedicate much time to the Kazakh land considering the massive dimension and the bad road network.
Scooty played fucker, putting me many times in the situation of thinking whether to continue the trip, how to continue it and what to do after, but I took a decision, a second one after the choice I made back in time, this one being the decision to persevere. Obtaining through sacrifice without discrediting what I can learn from difficulties and perseverance.
Now there is the hardest part of the trip under many points of view: the communication reduces to a little since I do not know Russian or their language, limited to primordial eye connection; beautiful places separated by utter nothingness with the risk that if something stops working or I injure myself I have hours to the next “civilized” town; five months on the road through amazing adventures and unbelievable efforts. And now that I am in Central Asia, so close to Tajikistan, and considering the above condition, I ask “Who says I will stop in Tajikistan? Who says?”
I sentiti ringraziamenti
25Agosto 2010 – Baku (AZ) – Aktau (KZ), Giorno 151, 9.30
Giornata trascorsa in movimento passivo, con mal di testa presente sin dal primo mattina. Noemi mi spiega che è perchè il corpo è in movimento e gli occhi non hanno la stessa sensazione di movimento stando dentro in nave; infatti andando nel ponte e guardare la distesa d’acqua mi fa passare il mal di testa.
Guardo insieme ai due francesi due film sul computer, rispettivamente “Spun”, film con Mickey Rourke dalla trama drama-demenziale ma con un montaggio di quelli che piacciono a me, creativo con pezzi di cartone animato ed estratti elaborati digitalmente. L’altro è “The time traveler’s wife” (La moglie del viaggiatore nel tempo), una brodaglia simil-drama del quale Chris mi aveva parlato bene, rivelatosi invece un intrattenimento melenso che certamente non lascerà il segno.
Alle 22, come mi avevano preannunciato alcuni ragazzi che lavorano nella nave, arriviamo ad Aktau e dopo aver atteso fino alle 1 per poter lasciare la nave, vengo a scoprire che non posso fare le carte per smobilitare Scooty dato che devo pagare una tassa d’importazione (?!?) e la cassa è chiusa. Tutti coloro che sono in auto sono costretti alla stessa trafila e ciò mi rassicura che non sia un trattamento ad hoc per ottenere qualche monetina. Lascio Scooty in porto e con i due ragazzi francofoni ci accampiamo a 400 metri dal porto in una distesa dove stranamente non ci sono bottiglie rotte e c’è invece un bel manto di sabbia.
Aggiorno la lista dei donatori al mio progetto, al quale mando i miei più sentiti ringraziamenti:
- Sandro Botto ha donato 5€ il giorno del mio compleanno.
- Josef Cigagna, mio cugino, ha donato 20€.
- Giulia Favaretto, mia cugina, ha donato una ricarica telefonica di 20€, affinchè possa avvertirla riguardo il mio grado di disidratazione nel deserto uzbeko.
Un totale monetario di 25€ che indicativamente in Asia centrale mi permetterà di compiere più di mille chilometri!
Specialmente le ultime due donazioni mi hanno messo in imbarazzo, dato che trattandosi di parenti, mi fa sentire come colui che elemosina. A posteriori però dico che forse è un modo per manifestare l’incoraggiamento ed il supporto a questo progetto, quindi non mi resta che ringraziare.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 6920,09 Km Totale km da inizio viaggio: 10252 Km
Caro (mica tanto) Azerbaijan
24 Agosto 2010 – Baku (AZ), Giorno 150, 9.30
Mi sveglio tranquillamente con tutta la calma del mondo alle 9.30, tanto se ho così tanta fortuna che oggi trovo un traghetto per Aktau, sarà alla sera…e invece quando chiamo l’ufficio informazioni turistiche, ancora mezzo addormentato, mi dicono che la nave fra due ore c’è. Non ho nemmeno il tempo di sentire tutta la informazione che sto già preparando i bagagli, celere come una faina, non si sa mai che perdo la nave.
Arrivo in porto trafelato e la signora dalla chioma biancacea mi dice che c’è tempo per fare i biglietti, tanto la nave attraccherà alle 13.
Già queste informazioni edizione-porto mi piacciono poco. E faccio bene ad essere scettico.
Impaziente aspetto finchè vado a richiedere per acquistare i biglietti ed il tizio della dogana mi dice che quando la nave attracca, solo allora potro comprare i biglietti. In finale la nave sbarca alle 16 e solo alle 18 entrerò in nave. Incontro i due francesi dell’ostello sopra a quello dove stavo io (si, a Baku ci sono n.2 ostelli, uno al piano sotto ed uno al piano superiore…) che avevo avvisato prima di partire che oggi c’era un ferry.
Se l’imbarco è avvenuto alle 18, la partenza della nave non arriva fino a 1.30 di notte quando sto per andare a dormire ormai senza speranze di vedere la nave partire prima di andare a dormire.
Una giornata in attesa contorniata da urlate con il tizio della dogana che vuole farmi far pagare 110$ per lo scooter, al quale solo dopo 10 minuti riesco a fargli capire che non è una moto e quindi la prezzistica non è la stessa. Dal prezzo al metro di 55$ passa allora alla tariffa standard per un veicolo, quantificabile a 80$ più i 120$ per me sono 200$ totali. Dico che ho solo 190$ e alla fine accetta la cifra il mafioso facciaculistico doganiere, che non so per quale motivo, mi ha fatto pensare che la cifra sia stata comunque troppo alta.
La serata la trascorro con i due ragazzi francesi, che mi offrono un panino acquistato al porto del quale ho avuto il compito di contrattare.
Erano in imbarazzo a sentirmi contrattare però è un dato di fatto che in Cina, con gli arabi e i turchi è quasi “Vita tua, morte mia”. I prezzi per i turisti sono sempre più alti al limite dell’irragionevole e se uno vuole pagare dopo è importante che non si lamenti.
Oggi lascio l’Azerbaijan, quindi lettera d’addio come di consueto:
“Caro Azerbaijan,
lasciarti non mi è costato nessuna lacrima versata ed anzi, sebbene sia stato trattenuto in nave per un giorno e mezzo, ancora è stata una liberazione! Il finale è stato niente di meno che la ciliegina sulla torta al sapore di fiele che durante la mia permanenza è stata lentamente peparata: il tuo popolo, senza mezze parole, mi è sembrato approfittatore e fondamentalmente maleducato. Ricordo parlare con Moreno il goriziano riguardo le esperienze che lasciano il segno: secondo me è una questione di percentuali, quindi se più del 40% delle persone che incontro non mi garbano, significa che è molto probabile che il costume di quella nazione sia inconciliabile con il mio modo di ragionare. In Azerbaijan sicuramente questa percentuale è stat superata ampiamente.
Privato del mio scooter malandato, non ho potuto spendere nel tempo nelle realtà rurali che sono quelle che prediligo, trovandomi ingabbiato a Baku per 8 giorni, capitale eretta a monumento ignorante del denaro sporco, della tangente per ottenere qualsiasi cosa.
Dubito di passare a trovarti di nuovo, lo dubito fortemente perchè se da un lato c’è molto territorio che non sono riuscito a visitare, dall’altra c’è una esperienza accumulata che ha fatto scartare qualsiasi forma di potenziale interesse.
Claudio”
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 6920,09 Km Totale km da inizio viaggio: 10252 Km
Cinemansiogeno
23 Agosto 2010 – Baku (AZ), Giorno 149, 9.30
Dormo male causa l’incubo ricorrente che oggi non ci sia un traghetto e perchè il mio compagno di letto a castello al piano di sotto ha la rspirazione comatosa che mette quel quallcosa di ansia (e forse anche perchè ho guardato “Strange days” la notte scorsa, film capolavoro dello sci-fi, che però essendo disabituato a qualsiasi tipo di pellicola, è riusccito a mettermi ansia).
Comunque la mia giornata inizia, indovina un po’, con la visita al porto ed all’ufficio per sapere se una nave è attesa in porto per oggi. Non so bene come funzioni qui: una nave per fare la traversata di 550 km tra Aktau e Baku parte e ci mette in teoria 20 ore. Questa parte quando ha il cargo pieno e ciò può avvenire ogni due giorni oppure una volta ogni quindici giorni; ciò del quale non mi capacito è che avranno una stima della percentualizzazione di carico nei giorni nel quale è ferma e soprattutto ci vorrà un minimo di preavviso alle autorità portuali sulla data e ora di partenza?
Fatto sta che alla mia domanda se c’è un ferry, la signora s’incupisce, fa una smorfia comprensiva e mi dice “Today nieto”.
Oggi: mentre in Italia ritornano in ufficio tra l’afa calda di fine agosto dopo delle presumibilmente meritate ferie, io mi ritrovo ad essere imprigionato in ferie in una città nel quale non vorrei essere. Per niente. Il mio caso non è così drammatico come il ritorno al lavoro ma manifesta il mio totale ripudio a starmene in un posto mio malgrado, bloccato su tutti i fronti: niente scooter, niente ferry e all’ambasciata cinese mi dicono anche niente visto per i non-residenti.
Così oggi dovrò seriamente improvvisare sul da farsi, dato che internet costa (ho visto alcuni posti wi-fi dal quale collegarmi stando seduto fuori), libri in inglese non se ne trovano e a guardare film mi viene il mal di testa. Starò a scrivere quindi, in stato al semi-delirio causato dal forzato non-far-niente prolungato.
Riesco a capire l’agire degli hooligans e di coloro che tirano i sassi sulle autostrade in questi momenti, senza legittimarli. A me basta andare in qualsiasi negozio, ricevere il resto sbagliato “per caso” per dare sfogo ad un po’ di collera, legittimamente.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 6920,09 Km Totale km da inizio viaggio: 10252 Km
Paromi bastardi
22 Agosto 2010 – Baku (AZ), Giorno 148, 10.00
Prima cosa obbligatoria di ogni mio giorno nel quale dovrò stare qui a Baku è andare al porto per controllare se c’è una benedetta (o maledetta) nave verso Aktau in Kazahkstan.
Pioviggina ed il meteo fa coro alle mie sensazioni che oggi non ci siano navi verso la terra promessa. Arrivo e la sessantenne signora non c’è in ufficio: +40% sulle possibilità che oggi non ci sia un battello o porco demonio verso l’altra riva del Caspio.
Chiedo allora nell’ufficio del maresciallo e mi dice “Today no paron Aktau”, il che non necessita nemmeno una traduzione. Mi dice inoltre che oltre alla nave di martedì, c’è stato un ferry giovedì che non avrei potuto prendere dato che il mio visto uzbeko ha richiesto un giorno in più ed anche perchè ero nel fantastico mondo di Lanakaran.
Sti paroni bastardi, al lavoro ed in viaggio rompono le palle.
Cammino mogio mogio tra l’aria umida di Baku pensando a cosa fare oggi: visitare la città? Non ne ho voglia. Guardare un film? Forse. Scrivere? Molto probabile. Raggiungo un’occupazione del mio tempo libero odierno attorno allo 10%, per il resto improvviserò. In ostello ieri sera è tornato il ragazzo che lo gestisce di nome Emil, che mi sta poco simpatico e mi sembra anche non troppo affidabile. L’ostello in sè è senza personalità, senz’anima, e gran parte delle persone che si trovano qui lo sono perchè appena arrivati qui per via aerea oppure si trovano in attesa della nave verso Turkembashi in Turkmenistan oppure quella verso Aktau. Fatto sta che almeno sono riuscito a dichiararmi dormiente nella struttura solo dal 20 notte quindi una notte me la sono presa a gratis, anche se a 20$ a notte, mi sono reso solo giustizia.
Torno in ostello e scrivo gran parte del tempo e per pranzo Remy mi offre metà del riso che ha fatto con dentro due salsiccie, molto stile rancio militare. La pioggia si fa più insistente quindi anche le fiacche intenzioni di andare a fare un giro fuori vengono spazzate dall’acqua temporalesca.
Finalmente la sera il tempo sballa e con Remy andiamo in cerca di una soluzione ristorativa che sia economica e svolga il lavoro di saziarci in modo egregio: facciamo gli americani concedendoci un hamburger in un locale che spiattella da fuori intenzioni franco-americane (Baguette, burger…) e quando siamo dentro vediamo che alla fine è un paninaro normale senza tanti fronzoli.
Lo svincolamento da volontà, permessi, intercessioni, genoflessioni di terzi è stato uno dei motivi a spingermi ad avventurarmi in questo viaggio in scooter, con un mezzo che mi garantisce l’indipendenza. Ora però il mio veicolo è inutilizzabile per i problemi burocratici del quale già mi sono occupato un paio di giorni fa ed io sono in attesa di una nave che solo qualche divinità sa quando potrebbe arrivare. Tutto ciò m’infastidisce tremendamente, specie che la mia permanenza fisica deve essere sempre nei dintorni di Baku.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 6920,09 Km Totale km da inizio viaggio: 10252 Km
Maledetta Baku
21 Agosto 2010 – Baku (AZ), Giorno 147, 9.30
Inizio a chiamare la signora dell’ufficio del ferry già da quando sono semisveglio. Tanto per cambiare non risponde nessuno tantomeno all’ufficio informazioni turistiche che, essendo in Azerbaijan, scommetto che di sabato riescono pure a chiuderlo.
Decido di andare al porto e parlare con qualcuno e controllare di persona se riesco ad andarmene finalmente da questo città, trasformatisi in mia galera. La signora dal capello biancaceo quando chiedo “Paron Kazahkstan today?” mi risponde fermamente “Today nieto, maybe tomorrow” il che se non fosse la tragicità della notizia, gli accennerei quasi la omonima canzone degli Stereophonics.
Paura e delirio a Baku, per me rimane solo il delirio dettato dallo scassamento di maroni e la paura è dettata solo dal fatto che ho 12 Manat e non ho nessuna intenzione di fare ulteriori prelievi.
Ok, Claudio, cosa facciamo oggi?
Faccio visita a Scooty che è impolveratissimo causa il vento che tira forte ed ha alzato la sabbia da terra, lo accendo, lui risponde presente e prelevo il casco e il giubbotto che utilizzo quando guido, così oggi riuscirò a lavarli per la prima volta da inizio viaggio. Peccato mortale dato che le pulci erano diventate ormai animali domestici ed ora non so come sarà adattarsi ad altre di nuove…
Vago, vado in un negozio di libri nel quale in teoria dovrebbero avere delle mappe, però non hanno niente dell’Asia centrale quindi perdita di tempo. Cammino tra ragazzi con la musica pop azera che esce dal telefonino e più volte ho istinti di mettere una “Australopithecus” degli Intronaut che renderebbe il tutto molto più rumorosamente vincente sul mio fronte, però, forse 10 anni fa avrei fatto le campagne pro-musica mea.
È spenta anche la mia scortesia quando vado in un supermercato e prendo una fetta di torta dal prezzo scritto di 0,70 Manat e la signora mi da il restoo di 20 centesimi. La sento anche dire “dollar” alla collega, il che mi fa preannunciare uan possibilee furbata e quando vedo la monetina sola, punto l’indice verso il cielo e poi lo faccio scendere e picchiare per due volte il prezzo scritto. Una delle due rimarra girata il resto del tempo in vergogna mentre l’altra si giustifica con l’errore, che casualmente con gli stranieri, sembra accadere più spesso.
Più mi sforzo a cercar di dare una spiegazione del perchè non mi piaccia questo stato, se sia la cultura diversa che non incontra le mie preferenze, se sia l’attitudine opposta alla mia, più giungo inevitabilmente alla conclusione che senza tanti giri di parole, per me questo sia uno stato della minchia.
Guardo una delle tante gigantografie di Heydar Iliyev, il presidente rimsato in carica 7 anni se non erro per poi alla morte, lasciare in eredità il trono al figlio mostacciuto, Ilham. Come mai nei tre paesi culturalmente turchi, quindi Turchia (Ataturk), Azerbaijan (Iliyev) e Turkmenistan (Niyazov poi rinominatosi in Turkembashi ossia la guida dei turkmeni) hanno tutti un leader sbanderiato nelle piazze, spacciato come il salvatore quando talvolta, specie ad occhi esteri, l’individuo sfiora oppure è molto vicino al concetto di dittatore?
La spiegazione che riesco a dare è che tutti in tre i casi si sia trattato di persone dal fortissimo carisma, quindi con una forte propensione al networking ed alle conoscenze, il che applicato in termini politici significa centralità indiscussa ed illimitata dell’operatività. Chi è contro sparisce (Turkmenistan, Turchia ataturkiana) oppure non può legalmente esistere (Turkmenistan ottiene il bonus per questo eagle politico nda).
Anche l’Uzbekistan ha qualche criterio di turchizzazione con il massacro di Andijon risalente solo a 5 anni fa, però prevedo di parlare meglio di questo stato quando sarò in loco.
Per il resto è noia: oggi il mare ha un color turchese artificiale anche se sostanze oliacee si vedono ancora guardando attentamente ed i soli 3 uccellacci spennacchiati che vedo sono storpi…
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 6920,09 Km Totale km da inizio viaggio: 10252 Km
Niet parom
20 Agosto 2010 – Baku (AZ), Giorno 146, 9.00
Che dritta che sarebbe se oggi avessi già il traghetto verso il Kazahkstan, infatti mi verranno consegnati i tre visti al quale ho fatto domanda quindi potenzilamente sarei pronto per questa sera. Dato che al numero dell’ufficio dei biglietti per il ferry non risponde mai nessuno, chiamo l’ufficio informazioni turistiche, il cui compito è di darmi la triste notizia: “No, niente ferry oggi”.
Con Remy vado all’ambasciata kazaka, io per prendere il visto mentre lui per iniziare le pratiche. La signorina carina alla reception mi chiede se ho avuto problemi a stare in Azerbaijan senza il passaporto e le spiego il misfatto di ieri alla stazione dei treni prima e poi mi consegna il documento con il via libera per me per il prossimo paese. Alle 15 arrivo nell’altra ambasciata, quella uzbeka, dove do il mio passaporto e 10 minuti dopo ho il visto incollato, come mi era stato confermato dal console in mattinata: per l’Uzbekistan è necessario che il form compilato online venga accettato dal ministero del turismo a Tashkent e solo allora, le ambasciate possono rilasciare il visto.
Il giorno bighellono per la città, tra un collegamennto ad internet ed un altro e la sera vado con Remy in un ristorante turco a mangiare un pide modestissimo.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 6920,09 Km Totale km da inizio viaggio: 10252 Km
Le proto-capre
19 Agosto 2010 – Astara (AZ) – Baku (AZ), Giorno 145, 9.00
Parte male la giornata quando si riceve una ghignata da parte dell’albergatore o qualsiasi modo si possano definire coloro che gestiscono una struttura simil-hotel. Infatti appena mi vede sveglio, ancora prima di augurarmi la buona giornata, mi chiede se mi serve un taxi per andare in Iran; purtroppo è ancora fresco in mente il ragazzo che ieri sera ho mandato a quel paese dopo che per 5 volte mi ha chiesto se mi serviva un hotel al quale solo le prima 4 volte sono riuscito a rispondere cordialmente.
Rispondo negativamente e per questo mi merito un qualcosa detto in azero che fa ridere gli altri commensali della baraccata e a me fa sedere distante da loro, dandogli le spalle e quando me ne vado nemmeno li saluto.
Capre. Qui ce ne sono a bizzeffe, in forme animale oppure in forma pseudo-umana:in questo luogo Sgarbi cambierebbe persino modo d’insultare, dato che sarebbe il vocabolo minimo per richiamare all’attenzione l’azero medio.
Astara ha dato ciò che doveva darmi, niente, quindi ora è tempo di andarmene verso Lənkəran dal quale possibilmente tenterò di prendere un treno notturno nel quale posso dormire. Un’ora in bus ed arrivo alla stazione che è locata a circa duecento metri dal centro della città: giro per il bazar senza comprare nulla, quindi decido di andare alla stazione per comprare il biglietto del treno. Il signore alla biglietteria mi dice che non è possibile acquistare un biglietto del treno senza il passaporto e la mia copia non è sufficiente perchè dovrebbe essere timbrata. Spiego che sto facendo il visto kazako e che quindi non ho il passaporto con me però questo persevera a negarmi il biglietto: divento nervoso, metto sul tavolo patente e carta d’identità gli indico come se in fronte avessi un ritardato che quello nella foto sono io, in ben 3 documenti e che la copia del passaporto basta per avere il numero del documento. Non cede, allora arrivano le classiche, naturalissime nonchè richieste dallo zelante bigliettaro, mie urla: gli chiedo a cosa minchia serve il passaporto per viaggiare entro lo stato nel quale mi trovo regolarmente e che se non di un biglietto andrò dalla polizia. Così faccio e quando un maresciallo viene con me alla stazione per cercare di risolvere la situazione parlandogli da azero ad azero, il solerte burocrate ferroviario comunque non cala i pantaloni.
Sono assolutamente nero dato che dovrò tornare a Baku in autobus e il ritorno avverrà questa sera dato che qui non ho molto da fare. Visito la cittadina trovando un monumento dedicato alle vittime del genocidio azero compiuto dagli armeni nell’area occupata di Nagorno Karabakh del quale non conoscendone l’esistenza non posso neppure permettermi di commentare.
Il viaggio di ritorno in bus lo faccio con un signore di fianco con il quale parlo o meglio tentiamo di comunicare in turco-russo e devo dire di essere riuscit a capire l’80% di quello che intendeva dire. Quando arriviamo a Baku mi da una mano per prendere i bus per arrivare all’Iceri Seher (città vecchia), pagando anche entrambi i bus (0,20 Manat ciascuno). La sera riesco a fare la furbata e siccome Emil, il ragazzo che gestisce l’ostello è andato via per il weekend, arrivo tardi senza che nessuno mi noti se non coloro che sono in ostello. Faccio amicizia da subito con Remy, un simpatico ragazzo francese che vuole girare il mondo in bicicletta: è partito da Nantes a fine aprile e prevedere di terminare il suo viaggio a metà 2012.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 6920,09 Km Totale km da inizio viaggio: 10252 Km

