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4 mesiversario di viaggio
28 Giugno 2010 – 27 Luglio 2010
Nemrut Daĝi (TR) – Adigeni (GE)
30 giorni Totali, 1.783 km nel mese corrente, 8.383 km Totali
Spesa totale: 994.13 €.
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Quarto mese trascorso velocissimamente: mi sembra ieri che scrivevo il resoconto riguardo il mio terzo mese sulla strada ed ora già è passato un altro mese, questo a significare che ancora una volta non mi sono annoiato o tantomeno preso indietro nell’incontrare, conoscere, abbracciare, bestemmiare, sorridere, cenare insieme, dormire a casa di qualcuno, ringraziare, spiegare, mandare a quel paese ed insomma quei tanti tratti che caratterizzano il mio andare.
Iniziato lasciando con pochisssimo dispiacere il Kurdistan, unica terra che ho apertamente dichiarato, sarà difficile che vorrò ritornare, passando per l’Armenia dove ho trascorso due settimane da servito e riverito dalla meravigliosa famiglia di Arto in compagnia con i miei due cari amici, Chris e Jesse, ed ultimato con il mio arrivo in Georgia, stato che ha iniziato in sordina e pian piano invece mi sta catturando con la sua essenziale spudoratezza nel farti sentire il benvenuto o meno.
Sono passato attraverso tre livelli di povertà, ognuno appartenente alla tre distinte nazioni, le quali non vogliono venire paragonate nemmeno nei termini infimi. È diverso il livello di povertà messo su scala assoluta, ma ciò che è distante anni luce è l’onore e l’orgoglio malgrado la situazione economica svantaggiata. Sono passato dalla rincorsa al soldo dello straniero dell’Est turco, alla curiosità mista a disponibilità degli armeni alla sincera e indiscutibile voglia di aiutare e di voler uno sconosciuto partecipare alla propria vita familiare della popolazione georgiana.
Non mi piace fare paragoni però è ineccepibile che in alcuni posti ci si trovi meglio che in altri. È anche vero che l’esposizione del Caucaso al turismo è molto inferiore alla Turchia, e quindi lo straniero è ancora una novità ed una creatura dal quale conoscere, più che attingere.
Anche questo mese ho speso molto di più del mio budget mensile prefissato però ho dovuto far fronte ai problemi con il GPS, che hanno richiesto quasi un 50% dell’intera somma mensile (Cronostoria Trip 2010 – Quarto Mese). Non ho fatto molta strada perchè durante l’intero periodo trascorso in Armenia ho utilizzato altri mezzi ed inoltre ho dovuto far fronte a nuovi problemi con lo scooter.
Per quanto concerne me stesso, ho festeggiato il mio ventiseiesimo compleanno a Tbilisi e spero di aver finalmente scacciato la fatica mentale oltre che fisica che mi accompagnava da fine giugno. I problemi di stomaco sono all’ordine del giorno e non posso più nemmeno incolpare l’acqua dato che anche con l’acqua in bottiglia la situazione non migliora. Mi stanno spuntando dei capelli bianchi ed è ironico che questo accada mentre sono in una lunghissima vacanza, forse a farmi capire che non è proprio la gitarella che pensavo. Però è un prezzo che pago più che volentieri in cambio della conoscenza di queste culture e delle lezioni che riesco a trarre.
English version
The fourth month of my trip has gone very quickly and it seems yesterday that I was writing the summary of my third month and now, another month has passed; this to underline that once again I never got bored and I haven’t missed a chance to meet people, smile, know something new, insult somebody, dine with somebody, sleep in some unknown house, say thanks to many people, explain my trip and send some random to f**k off, all kind of traits that have characterize my trip.
It begun leaving Kurdistan without any tears, the only land I openly declared that it is pretty difficult I would visit again, passing through Armenia where I spent two weeks with my great friends, Chris and Jesse and the marvelous family of Arto, and finally arriving in Georgia, country which I started to like slowly and now the people especially are catching my attention and interest with their amazing sense of hospitality.
I passed through three different levels of poverty, each one belonging to the three countries, and it seems they do not want to be compared even on this scale. Poor people among the three countries had an incredibly different honor and pride, despite the disadvantaged economical situations. From being chased and asked for money in East Turkey, to the curiosity mixed with availability to help of Armenian people to the sincere willingness of Georgian population to have a stranger participating in their family.
I don’t like to compare but it is obvious that in some places I feel better than in others. It is also true that in the Caucasus, tourism is very little and therefore the traveler/foreigner is still a creature to explore rather than squeeze.
This month I again spent more than my planned monthly budget due to the problems I had with the GPS. I haven’t driven many kilometers because in Armenia I left the scooter in Yerevan and I moved within the country with other means of transportation.
Regarding myself, I had my twenty-sixth birthday in Tbilisi and I hope I finally eradicated the mental and physical fatigue that was with me since the end of June. I began to live with stomach problem as drinking bottled water did not provide a solution, so there is not much I can do. White hair have appeared on the sides of my head and it is rather funny that this is happening now that I am taking a long holiday; maybe because it has not been the easy excursion I thought but this is the price I pay more than happily in exchange of the learning process I have been exposed to and all the people I had the chance to meet.
Cara Armenia…
18 Luglio 2010 Tsilkar (ARM) – Marneuli (GE), Giorno 113, 9.00
Tutti o quasi sono svegli e Taron e già andato al lavoro nelle vicinanze quindi faccio colazione con il padre ed i fratelli. Non riusciamo a far granchè di comunicazione perchè è mattina ed in più la madre è impegnata a preparare il cibo per i vari componenti della famiglia, me incluso.
Dopo mezz’ora circa mi metto in strada e miro ai monasteri di Haghpat e Sanayin: passo rapidamente Vanadzor e Spitak che già avevo visto quando ero in auto con il gruppo di amici, e abbastanza celermente arrivo a Sanayin, il primo dei due monasteri protetto anche dall’UNESCO. Anche se protetto dall’ente internazionale del patrimonio artistico mondiale, non si paga l’accesso, ciò alle spese di una segnaletica stradale che potrebbe venir migliorata ed incrementare il numero delle visite oppure per pagare degli eventuali restaruri futuri. I due monasteri sono molto simili agli altri già visti in Armenia pertanto mi soffermo in Sanayin e poi Haghpat, che dista un 7-8 km, una ventina di minuti in ciascuno e nel secondo sito, mentre mi sto apprestando per accendere il pc e mettermi a scrivere, un ragazzo inizia a parlarmi in italiano. Si chiama Suren, è armeno e lavora all’ambasciata italiana di Yerevan oltre che all’università, dove insegna la lingua italiana a 600 studenti! Mi spiega la sua storia e di come il suo amore per la lingua ed il paese peninsulare siano nati proprio in questo monastero, quando s’infatuò di uan ragazza bergamasca. Da lì cominciò a studiare la lingua, e continuò anche quando l’amore adolescenziale svanì. Gli lascio l’inidirizzo del blog chiedendogli di dirlo in ambasciata che ha incontrato il tizio che il giorno prima aveva chiesto proprio nell’edificio rappresentativo, il timbro per il Guinness.
L’arrivo alla frontiera è inaspettato dato che non ci sono cartelli di distanza ed io pensavo di trovarmi ancora ad una considerevole distanza. Ci sono un paio di auto nel mio senso mentre dalla Georgia verso l’Armenia c’è una fila interminabile: tutto procede alle svelte se non che, quando chiedo se possono fare un timbro per il Guinness, mi chiedono cosa sia e mentre gli spiego dopo due parole dicono in modo imperativo “I understand, what do you want?” che in inglese è piuttosto maleducato, perchè m’interrompono per chiedermi ciò che ero nel mentre di spiegargli. Non capiscono un cazzo e scrivono data, località e poi sia il nome sia la firma fanno uno schiribizzo illegibile e mi consegnano il foglio.
Io sono democratico: se mi fai una cosa fatta bene ti ringrazio, se mi fai una cosa fatta male o non farmela proprio o ti becchi un sonoro invito a quel paese.
E così succede che il primo che mando in ambo le lingue è l’ufficiale doganale…
Meglio che smorzo un po’ il nervoso con una lettera di saluti all’Armenia:
“Cara Armenia,
ti ho visitato in gruppo e di conseguenza l’immagine che ho avuto di te non è nitida come quella degli altri stati. L’ospitalità, la curiosità e l’approccio in generale è stato ridotto dal fatto che eravamo in 3-4 eppure nonostante questo, le tue persone hanno elargito accoglienza incondizionata.
Ciò che mi ha colpito più di tutto è stata la conformità del tuo territorio, in grado di mutare drasticamente nel giro di pochi chilometri, mentre il lato religioso e tutti quei monasteri a me sono sembrati tutti uguali, a parte alcune eccezioni.
Il popolo poi sembra essere abituato alle sventure, alle persecuzioni ed aver creato degli anticorpi di resistenza nonostante ancora oggi ne soffra delle conseguenze dei passati massacri. Sarei curioso di visitare il tuo territorio di nuovo però in solitaria, in modo da poter apprezzare meglio il tuo popolo.
Ricordo Yerevan, città a portata d’uomo, e le belle ragazze che come mi disse Arto “sono perfette per fare famiglia”.
Ricordo la sfaticata immensa per arrivare in cima all’Aragat e la gioia d’iniziare la discesa.
Ricordo la curiosità dei ragazzi e del padre di Taron a Tsilkar.
Ricordo (e spero accada presto di nuovo) di stare del tempo con gli amici Chris e Jesse.
Ricordo la gioia d vivere che Gayane era in grado di trasmettere e la splendida accoglienza ricevuta dalla sua famiglia.
Claudio”
Arrivo in Georgia già con le palle girata e quando dopo una ventina di chilometri mi fermo per fare rifornimento, avviene che qualcuno ha incontrato la persona sbagliata al momento sbagliato. Quand mi fermo, il benzinaio serve un tizio con la tanica prima di me e poi senza azzerare la pompa mette benzina nel mio scooter, risultato 7,2 litri che vuole vengano pagati. Molto tranquillamente gli dico che non è possibile che riescano a astarci 7,2 lt in un serbatotio da 5,7 lt e che quindi gliene pago 4,5, che ad occhio e croce è quello che mi mancava.
Inutile dire che peggior inizio era difficile da prevedere e se l’escalation di eventi non cambierà, finirò a cazzotti con qualcuno….però…
Arrivo a Marneuli, dove mi fermo a fare un paio di foto a dei monumenti estremamente patriottici, caratteristica comune con altri stati la cui fondazione è avvenuta da poco tempo pertanto, la proclamazione nella propria indipendenza trasuda anche dall’arte esibita nelle città. Qui incontro tre ragazzi che stanno facendo un pic-nic e mentre sto per ripartire in scooter, richiamano la mia attenzione perchè mi unisca a loro:vivono nella cittadina però sono originari dell’Azerbaijian e mi offrono il pollo fatto in pentola, verdure varie e fanta dato che rinunciò di svuotare con loro la seconda bottiglia di vodka.
Inevitabilmente finiamo a parlare di ragazze e mi dicono cosa pensi delle georgiane (boh, sono appena arrivato…) delle armene (che fighe) e poi mi chiedono “Ma per esempio, un italiana, quanto costa?”. Mi metto a ridere e gli dico che non lo so, dipende dal gioielliere al quale ci si rivolge, confondendoli un po’, considerata anche la loro ubriachezza…
Mi invitano a stare da loro però rifiuto poichè voglio arrivare a Tbilisi se non fosse che, 10 km dopo mi si rompre il supporto del gps e letteralmente 15 secondi dopo che mi sono fermato per vedere come sistemarlo perche riceva il segnale, una Lada mi affianca ed i ragazzi che sono dentro iniziano a chiedemri dove sto andando e, quando gli dico Avlabari, il quartiere di Tbilisi, sono scettici che io riesca ad arrivarci da solo e si offrono di accompagnarmi l’indomani mattina. Per risolvere anche il mio problema del posto dove dormire, mi dicono che posso stare a casa loro a Marneuli, così giro la ruota e mi trovo a seguire la Lada vecchissima bianco panna.
Vano ha spostato la sorella dell’altro ragazzo del quale ho dimenticato il nome e si è quindi trasferito qui da poco e quando li ho fermati erano di ritorno dall’ospedale, dove la moglie a giorni è previsto che partorirà un bimbo. Mi offrono la cena cucinata dalla simpatica nonnina dal viso molto piccolo e dal sedere immenso, patate fritte, cetrioli, polenta fritta a forma di pagnottina e formaggio fatto da loro. Il cognato di Vano vuole mostrarmi la città ed in auto a folle velocitù arriviamo in centro dove non c’è asolutamente niente, se non un locale dove i ragazzi perdono del tempo e del denaro con le slot machines.Nemmeno la richiesta di trovarmi una moglie li distoglie dalle macchine acchiapparisparmi e dopo poco facciamo ritorno a casa ad altrettanto folle velocità, senza cinture di sicurezza, anzi con solo metà della cintura che scende diagonale, in modo che la polizia venga visivamente truffata.
A l’una siamo a casa ed io devo condividere metà letto con l’orsuto Vano.
Km. percorsi oggi: ??? Km. (Gps e contachilometri entrambi morti, pertanto il conteggio chilometrico non ha potuto procedere).
Totale km GWR: 4766,89 Km Totale km da inizio viaggio: 7976 Km
Addio alla famiglia armena
17 Luglio 2010 Yerevan (ARM) – Tsilkar (ARM), Giorno 112, 9.30
Le gambe sono ancora indolenzite dalla camminata sull’Aragat eppure dopo le 9 non riesco a stare a dormire nemmeno per forza. Tutti dormono ancora e io ne approffitto per conquistare il bagno e poter farmi la barba, dopo 50 giorni dal precedente taglio; infatti per quanto mi piaccia avere un po’ di peluria in viso, quando sono in viaggio risulta non proprio “comoda”, visto che se si salta qualche giorno di doccia, la polvere rende la pelle molto urticante.
Il primo che saluto è Arto, che quando sono le 11 deve andare a lavorare nel negozio di cavi elettrici del fratello e poi, dopo aver installato il cranio con i corni di una vacca sul manubrio ed aver fatto mille filmati e foto con Chris, e ora di salutare gli amici tedeschi. Non so quando li rivedrò perchè Chris da settembre inizierà a lavorare in Danimarca mentre Jesse rimarrà a Darmstadt, chissà, forse quando Chris dovrà fare gli 8 mesi di praticantato a Chennai in India a maggio…
Non parto fino alle 17, dato che prima devo fare delle cose in internet. Gayane è sempre solare come al solito ed è stata veramente una ospitante fantastica, sempre con il sorriso e l’espressione di chi debba vivere ogni giorno sempre all’insegna della contentezza, trasmettendo questa sensazione molto bene anche a chi era nelle vicinanze…
Dopo nemmeno un’ora noto che lo scooter beve benzina in maniera sproporzionata e penso sia stata la polvere dei calcinacci che erano stati messi nel garage, quando lo scooter era lì in sosta, che si è accumulata nel filtro dell’aria. Inizia anche a piovere intensamente e dopo breve tempo e il GPS ad abdicare, non funzionante con nessun tipo di batterie che inserisco.
Mi fermo in un villaggio per acquistare delle batterie stilo ed il ragazzo mi risponde in inglese che non ne hanno, così provo a chiederlgi se posso caricarle nel negozio ed io accamparmi per la notte nelle vicinanze. Mi sconsiglia di mettere la tenda vista la forte presenza di lupi però mi dice di dargli le batterie che le mette in carica. Gli spiego che ci vorranno 5 ore e quindi devo trovare una sistemazione per la notte e lui, molto normalmente mi dice che posso dormire a casa sua, ed io accetto.
Si chiama Taron e vive con i genitori ed i fratelli Edgar e Ozin e la sorellina di 40 giorni, Arpi. La prima cosa che fanno è offrirmi del cibo, in specifico il formaggio magro di vacca che fanno loro e del thè fatto con delle erbe locali. Taron studia all’accademia della polizia e la madre studia inglese all’università, pertanto entrambi hanno un livello linguistico tale che posso avere una conversazione interessante senza problemi.
Arriva poi anche il padre e ci spostiamo nel piano terra, dove lentamente cominciano ad arrivare diversi amici dei figli, uno dei quali si chiama Roman, che ha studiato inglese alll’università di Yerevan. Mi fanno mille domande, tipo cosa ne penso dell’Armenia, cosa conoscevo prima di venire e cosa conosco ora, se mi piacciono le ragazze armene (pollice incredibilmente alzato) e poi vogliono che gli spieghi la politica italiana, partendo da…Berlusconi! Il padre di Taron è simpatizzante del premier italiano e quando gli chiedo il perchè, mi spiega che i rapporti tra Italia ed Armenia sono ottimi.
Questo è forse più merito dell’ottimo lavoro dell’ambasciata e del consolato italiano, che hanno valorizzato il patrimonio naturale e culturale dell’Armenia con contributi importanti, dando inoltre un buon nome all’Italia.
Fa poi il suo ingresso la bottiglia di vodka che in nemmeno due ore viene finita dalla decina di persone presenti, intermezzata da foormaggi e prosciutto e tantissime domande al quale devo rispondere.
Mi ha sopreso la curiosità che ha,no verso il mio paese, che molti di loro reputano un esempio ed il paese ideale. Quando dico loro che nei paesi nordici si vive meglio (rapporto stipendio medio – costo della vita), essi non sono daccordo, poichè l’Italia ha in più il temperamento, la storia e la classe. E ciò mi fa pensare…
Verso le due vado a dormire dopo che noto che l’intera famiglia, anche i nonni, sono ancora svegli, come se non fosse educato andare a letto prima degli ospiti.
Km. percorsi oggi: 79 Km.
Totale km GWR: 4766,89 Km Totale km da inizio viaggio: 7976 Km
The sky is crying red tears
16 Luglio 2010 Yerevan (ARM), Giorno 111, 9.00
Niente, mi è impossibile dormire oltre le 9 ed ho ancora dolori alle anche, alle ginocchia e alle gambe in generale dopo la camminata infinita di ieri. Chris ha ancora male al menisco e quando io e Jesse decidiamo di andare al museo sul genocidio armeno, lui defeziona appena fuori dalla porta di casa dato che i dolori si sono ripresentati.
I sei chilometri in taxi costano la bellezza di 700 Dram (1,6 €) e non trascorriamo tempo nella parte esterna del museo, essendoci già stati lunedì. Anche questo monumento come il 99% dei siti turistici in Armenia, è gratis e per capire un pò di più mi faccio dare una brochure che in prima pagina ha la citazione “Ed ora chi ricorda più gli armeni” di quel grandissimo filosofo e storico di nome Adolf Hitler…
Il museo è molto d’impatto però secondo il mio punto di vista si concentra troppo sullo sterminio e sul massacro in sè e non sui motivi che scaturirono la strage ed ancora mi rimangono molti punti oscuri su quelle che furono le vere motivazioni dietro il genocidio. I numeri sono impressionanti (2 milioni di armeni uccisi prima,durante e dopo le deportazioni verso il deserto siriano) e le foto delle stragi altrettanto auto-esplicative. Si vedono anche le dichiarazioni del comune di Milano e Roma che riconoscono l’esistenza del genocidio armeno e non è strano che manchino quelle delle Turchia, paese responsabile, e dedlla Germania, stato colpevolizzato di aver “chiuso” un occhio sullo sterminio, quando era chiara l’attuazione della distruzione di massa.
L’impero ottomano voleva sterminare gli armeni perchè erano l’unica popolazione di altra religione nelle fascia islamica che si estendeva sino al Tajikistan ed oltre dentro in Cina, dove ora c’è la popolazione Uighur. La pianificazione e successiva messa in atto avvenne prima nel 1895, nel 1909 e poi tra il 1915-1917 venne messa in atto la vera e propria macchina della morte. Ciò che non mi è interamente chiaro è come mai non vennero presi di mira anche i georgiani, anche loro cristiani come gli armeni, e soprattutto perchè architettare tale massacro, impiegando migliaia di soldati, quando durante la prima guerra mondiale la Turchia veniva attaccata da ogni fronte ed era vicina al collasso a Gallipoli.
La frase di Hitler venne utilizzata dallo stesso ad una conferenza come esempio per dimostrare che dopo lo sterminio su scala, nessuno più ricordava gli armeni, pertanto lo stesso metodo doveva venir applicato con gli ebrei. Alla reception dico che secondo me una frase del genere sul fronte della brochure, specie se decontestualizzata, può venir interpretata come un “il nostro genocidio fù più grande di quello ebreo” e che di norma si debba citare persone che hanno avuto un effetto positivo sull’umanità.
Dopo il museo torniamo a casa visto che Arto vuole portarci a far visita dai suoi genitori che per l’occasione hanno preparato una cena speciale: agnello bollito, lavash e tanta verdura guidati dall’occhialuto padre di Arto, che assomiglia molto al mio senior, se non fosse che trangugia vodka come fosse acqua ed inoltre sembra meno in forma. Finita la cena è il turno di andare dal fratello di Arto: non appena viene a sapere che sono italiano, mi passa in rassegna le sue foto di Venezia, non propriamente artistiche e molto “turistiche”, mentre io sono intento a guardare sua moglie piuttosto…
Qui arrivano anche Nune e Christian e finalmente mangio la torta armena resa famosa in Est Europa, specie in Repubblica Ceca, da un tizio armeno, il cui nome tradotto in italiano suona come “ideale per l’uomo”. Le provo un po’ tutte le torte, alternando con della frutta e tante albicocche, frutto tipico armeno.
Inizia a piovere pertanto rinunciamo all’idea di andare nel club dove lavora Gayane (anche perchè nessuno ne aveva voglia) e torniamo a casa di Arto.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 4687,69 Km Totale km da inizio viaggio: 7897 Km
Andata e ritorno a 4096 metri
15 Luglio 2010 Cratere Mt. Aragat (ARM) – Yerevan (ARM) Giorno 110, 6.00
Dopo un po’ di dormiveglia vedo il faccione pelato di Mikael che mi augura la buona giornata, ed è proprio ciò che mi servirà in vista della scalata più importante della tre giorni al monte Aragat.
La coppia darmstadiana è pure sveglia nonostante Jesse abbia dormito malissimo (e ciò si capisce dal broncio di presentazione) e Chris invece non veda l’ora di fare l’impavido. A me sono spariti tutti i malanni d’alta quota della sera prima e sebbene messo in guardia dagli avvertimenti vissuti 12 ore prima, voglio anch’io conquistare la cima. Fortunatamente nella mia totale impreparazione per quel che riguarda il vestiario tecnico, non posso lamentarmi affatto delle performance della mia zona notte, reparto che più ha infierito nelle mie spese pre-partenza: infatti nonostante la temperatura esterna moltto bassa, con un maglione e la calzamaglia per le gambe ho sudato anche qualcosina.
Il freddò è pungente ed il mio termometro corporale dice che fuori ci sono attorno ai 5 °C, tanto che il telo esterno della tenda ha qualche zona cristallizzata dal ghiaccio. Non vedo l’ora di mangiare qualcosa specie dopo la restituzione (?) eseguita ieri sera del cibo di mezzogiorno, perciò thè e lavash con marmellata di albicocca vengono mietuti dalle mie fauci imperdonabili e dal mio cervellino che ha già regolato la carburazione calorica pre-scalata.
Guardiamo dal cratere la valle tra la vetta est e la vetta nord del monte Aragat e ci lanciamo anche in burinate a là “Massì che ci mettiamo poco…”. Visto da sotto effettivamente sembra un gradiente leggero, ma sono le mie gambe poco dopo a scomunicarmi da guida mentale, forse anche a seguito di una partenza un po’ troppo veloce. Dopo mezz’ora abbiamo percorso il chilometro che ci separava dalla valle e qui lasciamo i bagagli ciclopici che altrimenti renderebbero se non impossibile, alquanto ardua la scalata specie a dei neofiti come noi.
La prima parte la eseguiamo senza troppe difficoltà: gradiente fattibilissimo e la neo-acquisita leggerezza ci danno uno sprint che accorcia così il piacere di poter farcela, e ci porta in minor tempo alla seconda parte della scalata.. In diagonale ci muoviamo tra la distesa di detriti vulcanici di piccola dimensione, il cui compito è di scivolare da sotto la scarpa e portarci giù quanto il tentativo di andare su. Il risultato è che procediamo orizzontalmente prevalentemente, con un’ascesa verticale limitata. Questa è la fase più dura, dove la fatica per rimanere in piedi, per andare su e per non scivolare giù risucchia gran parte delle nostre energie. La terza fase è lo scalamento dell’ultima parte del crostone prima della vetta, eseguito utilizzando tutti gli arti e procedendo con moltissima cautela, visto che le roccie hanno gli spuntoni particolarmente friabili e suscettibili alla rottura.
Con difficoltà, tra il banco di nuvole sceso sulla cima e sotto la guida attenta dell’esperto Mikael, arriviamo alla vetta, posizionata a 4096m, mio recordo assoluto essendo anche l’unica scalata che ho fatto in vita mia ad un monte. La vista sul panorama è penalizzata dalla nuvola e anche dalla stanchezza che ha persino il sopravvento sulla fresca conquista.
Il cielo minaccia pioggia a qualsiasi istante, pertanto dopo 10 minuti sulla vetta, iniziamo la discesa che potrebbe essere molto pericolosa se affrontata tra le roccie sdrucciolevoli. In 15 minuti siamo giù dalla sella di nuovo a dispetto delle due ore impiegate per andare su, ricarichiamo i bagagli e iniziamo la lunghissima discesa di 20 km verso valle, dove c’è il villagio di Aragat. Attraversiamo a piedi neve, dove ripetutamente finisco con il culo a terra conseguenza dell’impiego di calzatura dal profilo poco pronunciato, distese di erba piene di primule e torrentelli di ogni sorta. Il tutto intercalato da poche soste, diverse cadute dovute alla rinncia della caviglia di fronte a tale (inabitudinario) richiesta fisica, mal di testa altalenanti e la defezione di Chris, che forse ha infiammato il menisco dopo una storta.
L’arrivo al villagio di Aragat avviente per la gioia di tutti noi, provati enormemente da tale fatica compiuta. Mika parlotta con un paio di abitanti per chiamare un taxi che ci porti fino a Yerevan e per 6000 Dram (13€) siamo in meno di mezz’ora a casa di Arto.
Siamo letteralmente sfasciati e dopo aver mangiato del dolmer e delle melanzane a cubetti con funghi, ci precipitiamo a disfare i bagagli e poi rapidi a letto.
È stata un’esperienza affascinante, diversa da ciò che sto facendo quasi ogni giorno da tre mesi a questa parte: questa volta la prova di resistenza è stata tutta fisica e raggiungere un obiettivo, in questo caso la cima dell’Aragat, ha un sapore speciale che fa conto soloalle proprie forze. Di contro, mi sarebbe servito un minimo di preparazione e magari minore stanchezza pre-esistente per affrontare la scalata con più tranquillità.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 4687,69 Km Totale km da inizio viaggio: 7897 Km
Sequel acclimatamento: failed!
14 Luglio 2010 Lago di Kari (ARM) – Cratere Mt. Aragat (ARM), Giorno 109, 8.00
Chris riceve un messaggio da Mikael che si offre a venire con noi a patto che lo aspettiamo fino alle 10 quando arriverà. Ho dormito malissimo, disabituato per l’ennesima volta alla tenda e non è il modo perfetto per affrontare una camminata impegnativa come quella di oggi. Vediamo da vicino al lago un uomo pelato procedere a passo spedito sulla salita che porta fino da noi e Chris e Jesse riconoscono essere Mikael. Ha 35 anni e lavora come fisico all’università di Yerevan e la sua più grande passione sono appunto le scalate od in generale le camminate in montagna, tanto che per l’anno prossimo, quando la moglie avrà svezzato il bambino, potrà andare con lei fino alla cima dell’Ararat in Turchia.
Puntiamo ad arrivare alla cima sud dell’ex vulcano, la più accessibile infatti i gruppi che passiamo o che ci passano, composti da persone di mezza età non molto allenata, fanno presagire che non debba essere poi così difficile. La differenza è che noi abbiamo zaini molto pesanti e Mikael, in particolare, ha portato via anche l’inimmaginabile, per precauzione. Procedo in boxer da mare verdi, giubbino antivento arancione, occhiali da sole “trendy” ed il collare che di norma uso quando vado in scooter posizionato a mo’ di paraorecchie e da fuori devo sembrare qualcuno che sta andando fare una gita domenicale più che un’ascesa a quasi 4000 metri!
Effettivamente raggiungere la cima sud si dimostra più semplice del previsto se non fosse che ora, a 3890 metri, sento un mal di testa incunearsi, prodotto dell’escursione verticale. Nella vetta ci rifocilliamo velocemente e poi scendiamo all’interno verso il cratere, tra zone con neve solida e neve invece semi-sciolta che mi mettono parecchio in crisi, poichè la mie scarpe hanno un aderenza ed un profilo non molto pronunciato. Il tempo cambia 4-5 volte,tra pivoggine, vento e sprazzi di sole che mitigano la temperatura attorno ai 10-12°C. Il tempo è ciò che preoccupa Mikael dato che se inizia a tuonare e bene che siamo posizionati vicino a dei massi di roccia che, visto l’alto contenuto di ferro, agiscono da parafulmine.
Ci sistemiamo vicino ad un fiumiciattolo che usiamo per attingere dell’acqua mentre io, sarà in parte per l’insolazione, l’altitudine e la fatica che il mio stato fisico passa da ottimo a pessimo nel giro di un’ora. Inappetenza e vomito fanno il resto della mia serata che termino anzitempo andando a dormire prestissimo: il sonno infatti è l’unico rimedio contro gli shock da altitudine.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 4687,69 Km Totale km da inizio viaggio: 7897 Km
Acclimatamento
13 Luglio 2010 Yerevan (ARM) – Lago di Kari (ARM), Giorno 108, 9.15
Un giorno, uno, per rimanere a Yerevan in tranquillità dato che oggi partiamo alla volta del monte Aragat e le sue quattro cime a diverse altezze. Ieri sera Chris e Jesse hanno incontrato Mikael, amico di Nune, nonchè esperto scalatore dell’Aragat, ed hanno ricevuto informazioni utili per sapere come affrontare il monte di orgini vulcanica. Prepariamo i due zaini a spalle più grandi ed un terzo più piccolo il cui schienale però rende fastidiosissima la portabilità. Alle 12 arriva uno scagnozzo in Lada Niva, inviato dal fratello di Arto perchè ci porti fino al lago di Kari, situato ai piedi della cima dell’Aragat, dove campeggieremo questa notte per acclimatizzarci all’altezza.
La strada non è così male come ci era stato detto e l’obbligo di avere un 4×4 è decisamente esagerato. Quando ci fermiamo per fare rifornimento di gas, dobbiamo uscire tutti dall’auto e da distante osservo le pratiche del rabbocco: avvitano un tubo tipo quelli che si hanno a casa per la cucina a gas direttamente sulla bombola, dove presumo ci sia una valvola, e pianissimamente riempiono l’intero serbatoio.
Arrivati al lago salutiamo il nostro improvvisato tassista e subito avvertiamo la escursione termica con Yerevan; ci sono almeno 15°C in meno e nella notte la temperatura si abbasserà ulteriormente quindi è bene non mettersi nelle vicinanze del lago dove umidità ed aria possono rendere più insopportabili i gradi in meno. Piantiamo le tende in quello che sembra un posto adibito al campeggio, quindi partiamo a piedi per compiere 200 metri di dislivello verticale affinchè il nostro organismo venga stimolato allo sforzo ad altezza inusuale.
Il respiro è leggermente anomalo ed anche se siamo senza bagagli, siamo impreparati, quindi lo sforzo fisico è già notevole per noi. Torniamo giù al lago ed andiamo come previsto a mangiare al ristorante, dato che non abbiamo cibo per oggi: kebabpce grassissimi (non kebab turchi, bensì simili a quelli bulgari, ossia carne macinata impaccata a forma rettangolare), lavash ed insalata. Una volta in tenda, io e Jesse giochiamo a battaglia navale su fogli di carta.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 4687,69 Km Totale km da inizio viaggio: 7897 Km
Tutto e niente
12 Luglio 2010 Yerevan (ARM), Giorno 107, 9.15
Presente i giorni dove bisogna fare mille cose e si finisce nel farne poche o nemmeno una? Devo andare a vedere per un GPS nuovo, per un hard disk dato che quello che ho sta fancendo le bizze, andare a farmi fare un timbro dalle autorità locali e soprattutto dare un occhiata a Yerevan di giorno.
Il risultato è un frullato del tutto, senza nessun prodotto però. Puntiamo alla museo sul genocidio armeno che però essendo lunedì è chiuso; qui possiamo solo vedere l’enorme monumento di cemento ai morti dell’accanimento turco e le varie piante donate dai ministri di diversi paesi come contributo simbolico di solidarietà. Ci spostiamo poi più in centro città, verso Matenadaran, libreria contenente gran parte della letteratura armena, anche questa chiusa però.
Dopo il duplice insuccesso, pensiamo sia meglio forse mollare ogni nostra speranza di trovare un museo aperto di lunedì, così divergiamo la nostra attenzione su un supermercato, dove compriamo del cibo da preparare per i nostri ospitanti questa sera. Io decido di fare il tiramisù nonostante non riesca a trovare il mascarpone, quindi seclgo qualcosa di simile di nome smetana.
A casa occupiamo la cucina e ben presto mi accorgo che ogni mio tentativo di rendere qualcosa di simile al dolce trevigiano, sarà sicuramente un buco nell’acqua. Senza il frullatore non riesco a montare le uova ed il mio braccio non è certo così “casalingo” da poterlo fare in modo egualmente accettabile. Scopro anche che la smetana è crema acida, certamente non in linea con il dolce, quindi mollto tutto ed aggiungo il mio preparato di uova semi-montate a quello di Chris, che sta invece con successo sfornando crepe a manetta.
Il risultato della cena è egregio anche se non c’è il mio contributo e dopo il pasto, passiamo in tranquillità la serata dato che domani partiamo verso l’Aragat.
Che fatica il viaggio comunque: anche un giorno come questo che alla lettura, specie se scritto 10 giorni dopo, sembra una lieta giornata di svago, il pensiero di risolvere i problemi allo scooter ed il movimento per visitare la città non lo qualificano certo come giornata di relax. È anche vero che io funziono meglio quando ho 10 pensieri per la testa che un paio, forse perchè la mia concentrazione è più messa a fuoco.
Per domani mi aspetta un po’ di movimento e spero di scaricare la tensione fisica, che stando in scooter si accumula pian piano.
Sotto l’intervista fatta a Caterpillar oggi.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 4920,19 Km Totale km da inizio viaggio: 7897 Km

