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Sesto mesiversario di viaggio

28 agosto 2010 – 27 settembre 2010

Aktau (KZ) – Khojand (TJ)

31 giorni Totali, 2.838 km nel mese corrente, 13.165 km Totali

Spesa totale: 671.60 €.


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Quasi solo Uzbekistan in questo mese, stato celebrato nel post odierno. Le spese sono state contenute se non fosse per i due picchi finali avuti a Tashkent per far fronte alle spese dei due visti fatti con urgenza.

Per il resto: sono arrivato! Mancano ancora 400 chilometri circa alla capitale del Tajikistan, Dushanbe, però ora che sono entro il territorio non vedo cosa possa fermarmi. Ho due passi sopra i 3000 metri però anche se Scooty decidesse di fare le bizze, qualche mulo da traino penso di riuscire a trovarlo per i chilometri conclusivi.

L’entusiasmo è generato dal fatto che sono riuscito ad ottenere ciò che 6 mesi fa mi ero prefissato, con il mio mezzo, con i miei mezzi, tra mille difficoltà, centinaia di persone conosciute, mille cibi diversi, un paio di virus vari, quasi sempre intestinali (…). Sapevo che sarei riuscito a farcela, non sapevo che sarebbe stato così difficile talvolta, sapevo che l’impossibilità del viaggio a detta di alcuni rappresentava le loro paure e questo per me non consisteva nessuna barriera.

Ora se andrò avanti o meno saranno le frontiere e la burocrazia di alcuni paesi a dirlo anche se non so se nemmeno questo possa essere sufficiente ad impedirmi la continuazione oppure solo farmi trovare qualche piano b; per me ci sarebbe un’altra occasione, la maturazione del viaggio diventato ordinario, dal quale ora iniziare a trarre lezioni da me stesso. Ho passato così tanto tempo alla ricerca del contatto, seppur talvolta superficiale, con altre persone che ora la solitudine è necessaria e ricercata. Spazi dove lasciar sviluppare i miei pensieri senza interruzioni.

English version

A month spent almost entirely in Uzbekistan, a country which I praised in the last post (in Italian). Expenses have been very low matching my expectation of Asia although I had two spikes in Tashkent to pay the visas required with particular urgency.

Regarding the rest of the story: I arrived to Tajikistan! There are another 400 km to reach the capital of Tajikistan, Dushanbe, but right now frankly, I see myself as unstoppable and I couldn’t tell what could block me. I have two mountain passes above 3000 mt and if Scooty will start playing fucker for the last time, then I will get a donkey or some other animal to pull me for the remaining kilometers.

The enthusiasm is generated by the fact that I managed to obtain what 6 months ago I set to myself, with my vehicle, with my own means, through thousands of issues, hundreds of people met, thousands of different meals, a couple of viruses (90% involving my intestine). I knew I was going to make it, I didn’t know it was going to be so hard and I knew the word impossibility linked with this challenge was just the fear of others and that for me was not a barrier.

Now, if I will decide to carry on it will be up to some border post people even though I am not sure that will restrain me from concocting some plan b; for me there would be the chance to enter another stage of the whole traveling experience, where the moving part and the meeting people has become ordinary, and therefore I started to close a bit the shell to explore my inner self. I spent so much time trying to find human contact, even the superficial one, that now sometimes solitude is necessary and desired. Space where I can let my thoughts develop freely without interruptions.

Caro Uzbekistan…

27 Settembre 2010 – Beshariq (UZ) – Khojand (TJ), Giorno 184, 7.30

Musuf rimane a dormire fino alle 7.30 ed io sono già sveglio da un bel po’ prima, non essendo abituato ad andare a dormire così presto. La colazione è fantastica con pane fresco di sfornatura, un insaccato fatto con le trippe (alla vista per niente gradevole, al gusto eccezionale) e il miele, che i ragazzi della casa non riescono nemmeno a vedere, essendo stati stomacati da piccoli. Nel bazaar cittadino cambio i som uzbechi che mi sono rimasti con i som tajiki e poi mi metto in strada verso il Tajikistan, meta finale decisa 6 mesi fa di questo mio viaggio in scooter.

Sono timoroso del fatto che ho la registrazione in alberghi per metà delle mie notti in Uzbekistan e questo, a quanto mi venne detto in ambascita italiana, può creare problemi e ad alcune persone sono stati chiesti migliaia di euro di “multa”.

Arrivo al confine ed il primo controllo è del passaporto: mi timbra l’uscita quindi se in dogana mi fanno storie sono fregato. In dogana mostro la dichiarazione che feci all’entrata nello stato, compilo un’altra dichiarazione di uscita e “Torsan, you can go”. Invece di andarmene, mi allargo e gli chiedo se possono farmi un timbro sul foglio per il Guinness dei Primati, che eseguono con piacere, sapendo di essere, in piccolo, partecipi alla mia impresa.

In frontiera tajika scarto tutti gli uzbechi in qualità di turista e dopo aver compilato un paio di moduli, mi fanno andare. Mentre sto già vedendomi trionfante entrare in territorio tajiko, l’urlo del tizio alla dogana mi richiama tra i terrestri, e mi ricorda che devo fare la dichiarazione delle mie possessioni. Devo pagare una tassa di transito di 10$ del quale ero già a conoscenza, facendo comunque delle storie per vedere se è possibile ottenere una cifra più bassa. Dopo essere uscito lamentandomi, mi chiama il tipo della quarantina obbligandomi a fare il disinfettamento dello scooter: inizio a minacciare di andarmene in Kirghizistan (seeee…) di fronte a quest’altra spesa di 10$ che riesco a ridurre a 5$ anche se mi sa che pure questa cifra non andava pagata. Con la pompa per dare il verderame, il solerte agente “Man in black”, spruzza le ruote e la parte sotto del mio intrepido veicolo, per poi lasciarmi andare, non prima di aver fatto un video in dogana, che mi hanno costretto a cancellare in quanto proibito (però ne ho salvato una copia sulla SD…).

Welcome to Tajikistan!

Lascio la descrizione sulle impressioni del mio arrivo in terra tajika al post sul mesiversario, dando spazio in quest giorno al mio addio all’Uzbekistan.

“Cara Uzbekistan,

che stato meraviglioso, possessore di monumenti di una bellezza al top mondiale e paesaggi desertici che mi hanno fatto pensare molte volte di essere in un altro continente. Entrare con il benvenuto datomi dai cammelli e da oasi nel niente abitate da kazaki, per poi proseguire verso la città più bella vista finora in questo giro, Khiva e venir ospitato in un villaggio abitato solo da turkmeni ed arrivare nella capitale facendo amicizia, arrivare a Samarcanda e sentire parlare solo russo e tajiko, giungere a Tashkent e stringere amicizia con un ragazzo afghano ed uno tartaro. Chi pensava che tu fossi un misto di nazionalità così forte? Non sono andato in cerca e li ho trovati dappertutto, con la provenienza diversa dal suolo nel quale vivono ma 100% identici al resto della popolazione uzbeka nell’offrire ospitalità incondizionata, molto probabilmente senza ricambio, per senso solidale!

Se certo non ti ricorderò per la cucina, ti ricorderò per i virus intestinali contratti in entrata ed in uscita dal paese e per le tazze “sto gram” (in italiano, cento grammi) di vodka offertomi quasi sempre, malgrado i miei denti stretti, in tradizione ben poco islamica e molto più sovietica.

Uno stato pieno di contraddizioni, dal trattamento delle donne, qui ancora più sottomesse, al saltellare tra devozione musulmana e maiale sottobanco e vodka ad ogni occasione, con lo stipendio di 200$ e arrotondamenti ad-favore in grado di raddoppiare tale cifra, dove alcuni locali possono chiudere per motivi politici ed altri sopravvivere senza clienti. Un paese guidato da un russo anti-islamico avente una buona parte di cittadini intrappolati nel puzzle orientale, tra Kirghizistan e Tajikistan, che ciclicamente ogni decina d’anni subiscono una persecuzione.

E questo per dire che sebbene abbia annotato ogni tuo difetto ed ogni tuo pregio, sei uno stato straordinariamente unico che merita molto più che i 30 giorni di visto.

Ricordo i primi tre giorni, ospitato da tre diverse famiglie facendomi capire subito cosa potesse aspettarmi.

Ricordo Khiva, in positivo per lo splendore della città e del B&B nel quale ho pernottato, malgrado un fastidiosissimo virus intestinale.

Ricordo Alisher e Iroda per la loro paternale preoccupazione nei miei confronti nel ristabilirmi e volenterosi di introdurmi a diverse situazioni uzbeche.

Ricordo la famiglia turkmena di Miskin che mi ha permesso di resuscitare Scooty e darmi un posto per dormire, nonostante le loro scarse risorse.

Ricordo le strade nel deserto tra il confine kazako e Kungrad e tra Khiva e Bukhara, sperando terminassero il prima possibile.

Ricordo Bukhara, Samarcanda e Tashkent per lo scarso senso di intimità che ho provato.

Ricordo e ricorderò che aborro andare in strutture come hotel e ostelli.

Claudio”

Scopro che sono centro i chilometri prima di arrivare a Khojand quindi quasi senza pause guido verso la città, un tempo tappa lungo la via della seta. Lascio sulla mia destra il lago di Kairakum a cui non riesco ad accedere non trovando una via che porti fino a riva. Khojand si presenta lunga e non riesco a capire bene dove sia il centro perchè non è facilmente individuabile: la cittadella del 19esimo secolo sembra una facciata hollywoodiana, dato che oltre la mura esterna non c’è niente se non una base militare.

Mi dirigo al bazaar dove nelle vicinanze ci sono due moschee, una delle quali chiuse e poi faccio un breve tour per il mercato all’aria aperta, che non ha nulla di caratteristico rispetto ad altri che ho visto. Qui, solo stando seduto incontro due persone: un ragazzo si avvicina e dopo aver chiaccherato per 10 minuti m’invita ad andare a visitare il vuo villaggio nella regione di Asht, nel nord del Tajikistan vicino al confine con l’Uzbekistan.

Poi conosco un signore sulla cinquantina di nome Amor che parla ciut-ciut (un po’) inglese ed il resto lo comunichiamo in altre lingue o segni. Mi porta a fare un giro per Khojand mostrandomi la parte nord, vicino all’hotel dove sto e quando il sole è  tramontanto andiamo a prendere un caffè in tutta tranquillità. Domani mattina nel caso decida di non andare oltre verso Dushanbe, mi chiede di andare a trovarlo e prenderà un giorno di ferie per mostrarmi il resto della città e dintorni.

Lascio al caso i miei incontri e talvolta devo rifiutare offerte di ospitalità come quella del ragazzo: andare ad Asht avrebbe significato tornare indietro e siccome ho le montagne tajike che mi aspettano e meglio prendersi avanti, non si sa mai che  il clima in alta quota mi faccia uno scherzo, e mi blocchi per alcuni giorni con il rischio che il visto mi scada.

Km. percorsi oggi: 113 Km.

Totale km GWR: 9693,39 Km                      Totale km da inizio viaggio: 13165 Km

L’esperimento di viaggio

26 Settembre 2010 – Khanabad (UZ) – Beshariq (UZ), Giorno 183, 7.00


Lascio la casa dove ho dormito controllando molto attentamente di non portare con me delle pulci dato che ieri prima di prendere sonno ne ho viste alcune balzare quà e là. Poco fuori Kokand trovo un’officina che ha l’avvitatore pneumatico ed opto per fare la revisione della trasmissione qui dove mi trovo.

Smonto il gruppo variatore e la frizione e pulisco tutto con della benzina, per poi cambiare la cinghietta della pompa dell’olio e la cinghia di trasmissione. Inutile dire che divento il cinema di tutti coloro presenti, che mi accerchiano ed iniziano a guardare mentro opero su questo singolare veicolo. Un ragazzo mi dà una mano ed è molto utile dato che capisce sempre prima che gli chiedo qualcosa, cosa c’è da fare. Cambio anche l’olio dei rapporti che dall’Italia non avevo mai ne rabboccato ne sostituito.

In centro cerco un hotel dove pernottare ma le due soluzioni una troppo costose e l’altra non accetta stranieri, quindi cambio programma: visiterò velocemente la cittadina e poi andrò fuori dal centro verso il confine con il Tajikistan e metterò la tenda da qualche parte.

Sono distante da dove mi trovo, immerso nei miei pensieri di solitudine: ricordo che Oscar l’argentino, mi disse che anche la comunicazione casuale e superficiale oppure la mancanza totale di comunicazione fa parte “dell’esperimento di viaggio”. Ed è verissimo! Mi sembra di essere entrato nella fase successiva alla novità proposta dal viaggio ossia l’abitudine: stare da soli diventa necessario e si diventa molto più veloci alle domande “televisive” dove stai andando, da quanto tempo, quanti anni hai…non ho più voglia di sorprendere con le risposte, perchè, cinicamente parlando, non ne traggo niente.

Alla fine opto per visitare Kokand velocemente e poi rimettermi in strada verso il confine tajiko e pernottare prima del confine dato che il visto per il Tajikistan mi parte da domani. È piccola la cittadina ed orientarsi richiede pochissimo tempo: Narbutabey medressa ha una bellissima entrata e…basta, dato che non si può entrare dentro considerato che questo monumento come mezza Kokand è sottosopra in via di restauro. Le strade sono tutte traforate per quella che penso sia la posa delle fognature o delle condotte dell’acqua e anche il cimitero attiguo la medressa dove c’è il mausoleo dedicato alla madre del khan sta venendo restaurato. L’unico monumento che schiva i lavori di muratori e manovali è la moschea di Juma che però non mi colpisce per niente, quindi nemmeno ci entro.

Una cosa strana è che da quando ho lasciato la Turchia, i richiami dal minareto sono sparuti e raramente li ho sentiti in Azerbaijan, Kazakhstan e Uzbekistan. In Uzbekistan è capibile dato che il presidente, Karimov, un russo “convertito” uzbeko ha reso la vita difficile a molti praticanti genuini islamici specie dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, che ha utilizzato come espediente per giustificare la sua crociata repressiva verso gli integralisti e non. È vietato agli uzbechi avere la barba lunga ma non a me, dato che sono uno straniero: ecco spiegato perchè i sorrisi quando mi tolgo il casco e vedono la mia peluria facciale anomalmente lunga.

Il confine dista una quarantina di chilometri e nelle restanti ore di sole che rimangano mi  dirigo verso tale, decretando la tenda come mia sistemazione notturna giornaliere. Come spesso accaduto in Uzbekistan questo non accadrà dato che a Bashariq, ultimo baluardo uzbeko prima della dogana dei ragazzi in auto mi fermano ed iniziano a parlarmi in russo. Uno di loro compie gli anni oggi quindi hanno voglia di far festa: Musuf mi offre di pernottare a casa sua e di unirmi a loro nella attività tipica giovanile uzbeka, fare cruising in auto, ossia guidare a caso per la città e oltre.

L’auto, una Moskovich del 1988, è uno spettacolo con gli interni in simil-pelle e tenuta benissimo. Mettono su musica uzbeka ad alto volume e passiamo per strade di campagna con la nostra vettura lucida ed il volume uscire dagli altoparlanti a livelli pericolosi per l’udito: le ragazze che tornano dai campi di cotone dopo una giornata trascorsa chine a raccogliere i batuffoli bianchi, sorridono e questo penso sia il massimo dello scambio intersessuale.

Andiamo fino a Kokand perchè Musuf deve fare il pieno di metano e questo mi sorprende: deve fare 80 km tra andata e ritorno per trovare il carburante per l’auto, ma non gli conveniva mettere un impianto a gas, dato che le stazioni di propano sono presenti a Beshariq? Come sempre alla stazione di servizio c’è una coda di un centinaio di metri, lui però furbescamente dà la mancia al ragazzo che fa entrare le auto alle pompe di rifornimento, evitando l’attesa di un’ora e più.

Torniamo poi a Beshariq dove la madre ha preparato del plov e rimangono sorpresi dal fatto che ne mangio pochissimo. Sarà che è stato l’ultimo cibo che ho ingurgitato prima di stare male a Khiva, sara il tempo mastodontico richiesto per digerirlo, ma questo piatto mi fa venire i peli dello stomaco dritti solo a vederlo.

Qui conosco anche i due fratelli di Musuf; chiedo perchè solo uno di loro porti il cappellino islamico e mi spiegano che l’onore lo può avere solo chi è particolarmente seguace.

Km. percorsi oggi: 90,6 Km.

Totale km GWR: 9580,39 Km                      Totale km da inizio viaggio: 13052 Km

L’inizio delle montagne serie

25 Settembre 2010 – Tashkent (UZ) – Khanabad (UZ), Giorno 182, 8.30


Altra colazione dei campioni con la tipa che si occupa delle banchetto mattutino che mi guarda mentre faccio uno, due, cinque, dieci giri al tavolino per riempire di nuovo il piattino. Mia zia diceva di non far brutta figura negli hotel, non si sa mai che debba tornarci: in questo qui non ci tornerò nemmeno con il fucile puntato quindi il contegno può venir non applicato.

Check-out alle 12 ed esco 10 minuti prima della scadenza dopo aver tirato su dal letto un po’ di parentame in Italia. Sta gente che dorme ancora alle 7…

Uscire da Tashkent è un casino e devo chiedere informazioni 5-6 volte dato che di segnaletica nemmeno a pregare. Finalmente trovo un poliziotto che terminata la postura iniziale robocoppiana a là “io sono la legge”, diventa sorridente e ben disponibile quando lo informo che sono italiano (cos’è? La potenziale affiliazione a cosche mafiose oppure la popolare cordialità italica?). Mi elenca curva per curva come arrivare alla strada principale che porta verso la valle di Fergana, che io annuserò soltanto, visitando solo Kokand, senza spingermi all’interno di questo pezzo di terra che sembra essere un tassello di un puzzle inserito tra il territorio tajiko e kirghizo.

Mi sto avvicinando sempre di più al Tajikistan, stato diventato ormai una chimera di fronte alle mille problematiche di fine agosto ed inizio settembre. Sono quasi arrivato in questo stato, destinazione finale oppure meta intermedia di un viaggio destinato a protrarsi?

È una strada costruita di recente per permettere il trasporto della merce dalla produttivissime città di Andijon (dove c’è la fabbrica della Daewoo), Fergana e Margilon al resto dell’Uzbekistan “continentale” ed evitare transconfinamenti negli altri paesi ex-soviet, considerato che qui le relazioni politico-commerciali variano da presidente a presidente e dalle reciproche simpatie, quindi nel caso Uzbekistan-Tajikistan c’è discreto odio tra il lungodegente Karimov e l’omnipresente Rakhmanov, entrambi autoproclamatosi presidenti a vita, coniando leggi ad hoc per permettergli ciò.

Percorrere questo tratto stradale è piacevolissimo, specie perchè qui è dove pian piano le montagne crescono fino alle cime di svariate migliaia di metri presenti nella catena montuosa del Tian Shan nel nord del Kirghizistan. Corro e mi aspetto da uun momento all’altro la strada in salita dato che sulla mappa viene indicata la presenza del passo di Kamchik a 2267 metri.

…e la salita arrivava di colpo, non in lungo e dolcemente, ma molto corta con ascese aventi 12-14° di grado, tanto che dal GPS vedo un dislivello verticale di 500 metr compiuto in 20 minuti!

Non dovrebbe mancare tanto a Kokand specie che con la discesa dopo il passo, sono riuscito a tenere i 60-70 km/hr e pareggiare la lentezza della salita. Mi fermo in un villaggio dove oltre vedo tante luci facendomi presumere si tratti di Kokand: chiedo a dei tipi dove posso mettere la tenda e loro mi rispondono che è pericoloso vista la presenza di tajiki nella zona (?!).

Uno di loro quindi si offre di portarmi in un abitazione in costruzione dove riposare su dei kurpacha, le stuoie che usano per dormire per terra. È piendo di pulci, quindi tirò fuori il mio sacco a pelo e dormo vestito per evitare che mi trovo delle bestie a dimorare su di me senza pagar l’affitto. Con 2000 Som, il ragazzo compra 4 samosa e poi trascorro il resto della serata a leggere un libro piuttosto noioso sull via percorsa dagli hippy tra il 1965 ed il 1973 verso l’India e l’Afghanistan.

Non che avessi mai avuto simpatia per la generazione sessantottina, questo libro mi conferma parzialmente le mie idee: un movimento elitario, sorto, guidato e perpetuato sotto idee oppiacee che li facevano blaterare, s-filosofeggiare, fare sesso libero e, alla politica, dedicare il resto del tempo. Una moda il viaggio verso la terra promessa, come gran parte dei movimenti nati nei paesi anglofoni, decollato dopo che dei “miti” (leggi Beatles) ne trassero ispirazione. E la guerra del Vietnam accadde comunque…

Decisamente daccordo con Pasolini.

Km. percorsi oggi: 193 Km.

Totale km GWR: 9489,79 Km                      Totale km da inizio viaggio: 12962 Km

Disco? No, grazie.

24 Settembre 2010 – Tashkent (UZ), Giorno 181, 6.30

Sveglia prestissimo per arrivare all’ambasciata cinese il prima possibile, dopo maver fatto la colazione dei campioni all’hotel. Mangio all’impossibile in modo da poter essere a posto anche per pranzo dopodichè in scooter mi dirigo in ambasciata: ho letto su alcuni siti in internet che è molto difficile entrare, dato che le agenzie hanno sempre la via d’entrata primaria, il che richiede molto tempo agli impiegati per svolgere malloppi di 20-30 passaporti, facendo attendere i singoli fuori dal portone d’ingresso, talvolta invano.

Ci saranno una decina di persone in attesa e mentre lentamente entrano, quelli delle agenzie non fanno la coda, merito di qualche som scucito alla guardie all’ingresso. Nonostante ciò, dopo un’ora sono dentro e le pratiche sono molto semplici: ho ancora il form compilato a Baku, chiedo un visto doppia entrata di 90 giorni, ma non è possibile quindi opto per la singola entrata dalla durata di 90 giorni. Consegna in giornata con il pagamento extra di 40$ che però riusciro a risparmiare non dovendo stare in hotel fino a lunedì.

Il motivo per cui faccio questo visto è che l’opzione di entrare in Cina nella mia testa è piuttosto concreta, anche se fino all’ultimo sarà un’incognita. Bisognerà vedere come andrà lo scooter nelle montagne tajike, l’effetiva possibilità di proseguire durante le rigide temperature invernali (non ho nemmeno l’abbigliamento adeguato), se mi lasceranno entrare con il mio mezzo e se fra un mese avrò ancora voglia di proseguire. Intanto faccio il visto, poi se lo utilizzerò o meno, si vedrà.

Inizia poi la ricerca dell’olio 2T che riesco a trovare solo in bazaar lontanissimo dal centro ad un prezzo che è la metà di quello che ho pagato a Bukhara, confermandomi che il ciccione maledetto mi ha inchiappettato alla grande.

Non ho voglia di girare per questa città dato che l’aspetto fortemente soviet non è incentivante a camminare con occhi turistici. Città che venne praticamente tirata giù nel 1966 da un terremoto, lasciando solo alcune costruzioni storiche in piedi nella città vecchia a Chorsu.

La sera m’incontro con Mohammed ed un suo amico che non parla inglese; parliamo di diverse cose fino che ad un certo punto vuole sapere lo stipendio medio in Italia. Gli dico che generalmente per una persona della mia età si può parlare di 1500$ e lui dice che è poco anche per vivere a Tashkent quella cifra, lui che percepisce 200$ al mese e ne spende 1000$, il resto facendoselo dare dai genitori.

Non capisco il motivo di questo tentativo di demistificazione della realtà: far apparire abbiente anche ciò che chiaramente non lo è per essere, a parole, sullo stesso livello. Me ne fregasse qualcosa se in Uzbekistan hanno lo stesso salario che in Europa. Ciò che poi è impossibile fargli capire è che a parità di stipendi più alti ci sono spese maggiori, nemmeno quando gli dico che l’affitto mensile di una casa è di 500-600$ se non oltre, escludendo le bollette varie.

Fosse che poi in Uzbekistan lo stipendio mensile sia di 200$ ma che poi, in ogni casa si trovi inspiegabilmente 2-3 televisori, lettore DVD, hanno l’auto (e quindi pagano la benzina) e tanti oggetti veramente poco essenziali.

Mi propongono di andare in discoteca e gli dico che non ne ho voglia e quando sono le 2 se posso andare in hotel a dormire.

Non mi serve la discoteca, non mi è mai servita. Caos, decomunicazione e alcohool. Non mi servono.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 9296,79 Km                      Totale km da inizio viaggio: 12771 Km

Scene da un matrimonio

23 Settembre 2010 – Yangiyo’l (UZ) – Tashkent (UZ), Giorno 180, 6.00


La preoccupazione di non svegliarmi mi ha fatto riposare abbastanza male e devo dire che anche stando in casa con una coperta abbastanza spessa, ho avuto freddo.

Rinuncio al thè mattutino e mi metto subito in strada verso l’ambasciata tajika a Tashkent che dista all’incirca 40 km. Alle 7.45 sono davanti al portone d’ingresso; davanti a me ci saranno una trentina di persone e mentre vaneggio già il fatto di dover trascorrere metà mattinata in ambasciata tajika, ricordo il nome della signore dell’agenzia che “facilita” le carte per gli stranieri. Elvira arriva alle 9 ed è una carina ragazza che parla pochissimo inglese ma in grado di far capire i dettagli necessari: 90$ e visto pronto nel pomeriggio, senza nessun sconto disponibile. La tempistica mi va bene ed in più non devo fare la coda, quindi rimango daccordo così ed inizio la ricerca di un hotel: quello alla stazione non accetta più stranieri, quello a Chorsu, la zona vecchia è pieno fino a ottobre, quello vicino all’ambasciata italiana è chiuso. Vado proprio in ambasciata ed è qui che mi sueggeriscono di andare in un hotel nelle vicinanze dal costo di 35$ a notte! Non riesco a trovare a meno, anche chiedendo in giro quindi opto per questa soluzione, riducendo la mia permanenza a Tashkent a due notti.

In ambasciata italiana mi faccio fare il timbro per il Guinness e la signora con cui parlo mi mette in guardia sulla sicurezza in Tajikistan, dato che qui a Tashkent fanno capo anche i residenti o viaggiatori nel medesimo stato. Mi dice che 3 giorni fa c’è stato un attentato ad un convoglio militare tajiko che ha causato la morte di 23 soldati; questo lungo la strada che porta nel Pamir, ossia quella che io dovrei fare.

Beh ma signora, mi sembra “normale” che se c’è un insurrezione oppure una protesta, le prime teste che cadono sono quelle di politici, politicanti e forze armate.

La cosa comuqnue mi preoccupa e mi faccio dare l’indirizzo dell’ambasciata tedesca a Dushanbe, dove farò un ulteriore controllo quando mi troverò nella capitale, per sapere come è la situazione nel Pamir.

Il pomeriggio faccio una camminata fino al parco Navoi e vedo diverse coppie di sposi fare i propri servizi fotografici qui. Dentro di me penso ai probabili dialoghi tra i due neo-coniugi:

Marito: Piacere di conoscerla.

Moglie (rivolgendosi al padre): Papa, papa, grazie di non avermi tirato pacco.

Uniti dai rispettivi genitori, evitano pavoneggiamenti fidanzatori e vengono direttamenti spediti al dunque. Genitori: “Sposatevi! Vi amerete! Ve lo diciamo noi”.

Dico che aldilà della situazione della combinazione fatta in casa tra marito e moglie, trovo strana la situazione del figlio che nasce da un progetto a mente fredda invece che da un caldo amore coniugale reciprocamente condiviso…

Proseguo oltre al parco per verificare l’esistenza di una lavanderia nelle vicinanze, come mi era stato suggerito dal receptionist in hotel e quando appuro si tratti du un lavasecco, vengo avvicinato da un ragazzo. Iniziamo a parlare, si chiama Mohammed ed è di origine afghana, però ormai da 7 anni vive qui a Tashkent. Si offre di darmi un passaggio all’hotel e dato che nè io nè lui abbiamo niente pianificato per la serata, si offre di mostrarmi la capitale uzbeka.

Prima andiamo in un cafè dove finalmente, dopo non so nemmeno io quanti  mesi, riesco a bere un caffè stile italiano e arrivo quasi a commuovermi, tanto che devo raddoppiare talmente sono contento. In auto facciamo cruising per il resto della serata, mi mostra questo e quell’edificio, e ben presto mi rendo conto che questa città ha veramente poco da offrire artisticamente parlando, un paradosso se comparata alle altre città storiche uzbeche.

Andiamo poi a casa sua, dove mi presenta il padre, un avvocato multi-lingue ed insieme vogliono sapere dove sia meglio andare all’università, se in America oppure a…Oxford! Gli spiego che esistono le vie di mezzo e che Oxford essendo la miglior università al mondo se non hai zucca oppure un cognome, è quasi impossibile entrare.

Sono le 23 ed a quest’ora da un mese a sta parte è quando inizio ad avere sensazioni sonnifere quindi chiedo se mi può portare in hotel, e fissando d’incontrarci in serata domani.

Km. percorsi oggi: 72 Km.

Totale km GWR: 9296,79 Km                      Totale km da inizio viaggio: 12712 Km

Corsa blanda

22 Settembre 2010 – Samarcanda (UZ) – Yangiyo’l (UZ), Giorno 179, 8.15


L’idea per quest’oggi è molto semplice, arrivare il più possibile a Tashkent, dormire in tenda da qualche parte e domani mattina presto andare in consolato tajiko nella capitale.

La strada è un dilemma perchè secondo la mappa che ho, la superstrada taglia pe run pezzo in Kazahkstan ed io non avendo il visto non penso potrò farla. Chiedo ripetutamente a delle persone lungo la strada e tutti mi dicono di proseguire dritto che la strada non passa per il Kazakhstan e ritengo la fonte più sicura di tutte quella di un camionista che oltre ad offrirmi un paio di fette di melone (molto diverso dai nostri tipi di melone, questo con la consistenza più dura e meno acquoso) mi rassicura che c’è una deviazione poco prima del confine per evitare appunto il passaggio in territorio kazako.

E così è, passo vicino a Guliston sfiorando il confine kazako, per poi spuntare di nuovo sull’autostrada. Chiamarla autostrada è un eufemismo, nonostante sulla carta e sulle indicazioni stradali sia segnata come tale: la pavimentazione è alterna, avendo tratti perfetti ed altri molto più lunghi di buche e corrugazioni.

A Yangiyo’l, a circa 40 km da Tashkent chiedo se posso mettere la tenda ad una famiglia e loro m’invitano a dormire dentro in casa, in una stanza che presumo venga usata dagli uomini per bere il thè quando ci sono ospiti. Sono piuttosto stanco, i figli non parlano russo bensì solo uzbeko e non andiamo oltre le solite domande di rito.

Km. percorsi oggi: 272 Km.

Totale km GWR: 9224,79 Km                      Totale km da inizio viaggio: 12640 Km

Tradizioni uzbeche filo-CCCP

21 Settembre 2010 – Samarcanda (UZ), Giorno 178, 8.30

C’è Samarcanda da visitare oggi e la sua città vecchia inserita con forza entro costruzioni moderne. I tre giorni in scooter mi hanno reso le gambe pensantissime ed il mattino voglio vedere la parte nord-est di Samarcanda. Tashkent kochasi è una strada pedonale con negozi in ambo i lati e parte dal parco attiguo al Registan per poi lasciare il quartiere ebreo sulla destra, la moschea di Bibi-Khanym sulla sinistra con la sua entrata imponentissima (35 metri di altezza) nel quale entro, il bazaar cittadino, piuttosto ordinato se paragonato ad altri che ho visto ed alla fine il quadrivio che porta in diverse direzioni. Prendo la prima strada sulla destra e dopo 100 metri arrivo a Shah-i-Zinda, un sito dove sono raggruppati diversi mausolei dedicati ai familiari oppure amici di Tamerlano e suo figlio Ulugbeg.

Per entrare qui faccio la furbata, ossia m’intrufolo tra la mischia creata da un gruppo turistico ed entro insieme ad alcuni di loro, simulando di far parte del’insieme. È molto interessante questo sito monumentale, con alcuni mausolei veramente di notevole fattura.

Dal quadrivio, proseguo poi dritto per giungere dopo 1,5 km alla tomba del profeta Daniele, locata sulla sinistra lungo il fiume Siob. Non è che ci sia molto da vedere se non un enorme sarcofago lungo 18 metri, lungo il quale le persone che vengono in visita, appoggiano le mani per poi farle passare in fronte al viso come rito di benedizione. 500 metri più avanti c’è l’osservatorio di Ulugbeg che il regnante fece costruire per ammirare le costellazioni celesti. Anche qui non c’è nulla da vedere se non una lunga rotaia circolare, il cui uso per me è rimasto un’incognita.

Le gambe si sono sciolte però la lunga camminata sotto i tipici 30° giornalieri uzbechi mi hanno tolto la voglia di far visita ai mausolei situati sulla destra del Registan ed invece torno in ostello per riposare un po’.

La sera parlo con un ragazzo francese venuto qui per un mese intero dalla Francia e con i due svizzeri del giorno prima.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 8952,79 Km                      Totale km da inizio viaggio: 12369 Km

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