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4 mesiversario di viaggio
28 Giugno 2010 – 27 Luglio 2010
Nemrut Daĝi (TR) – Adigeni (GE)
30 giorni Totali, 1.783 km nel mese corrente, 8.383 km Totali
Spesa totale: 994.13 €.
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Quarto mese trascorso velocissimamente: mi sembra ieri che scrivevo il resoconto riguardo il mio terzo mese sulla strada ed ora già è passato un altro mese, questo a significare che ancora una volta non mi sono annoiato o tantomeno preso indietro nell’incontrare, conoscere, abbracciare, bestemmiare, sorridere, cenare insieme, dormire a casa di qualcuno, ringraziare, spiegare, mandare a quel paese ed insomma quei tanti tratti che caratterizzano il mio andare.
Iniziato lasciando con pochisssimo dispiacere il Kurdistan, unica terra che ho apertamente dichiarato, sarà difficile che vorrò ritornare, passando per l’Armenia dove ho trascorso due settimane da servito e riverito dalla meravigliosa famiglia di Arto in compagnia con i miei due cari amici, Chris e Jesse, ed ultimato con il mio arrivo in Georgia, stato che ha iniziato in sordina e pian piano invece mi sta catturando con la sua essenziale spudoratezza nel farti sentire il benvenuto o meno.
Sono passato attraverso tre livelli di povertà, ognuno appartenente alla tre distinte nazioni, le quali non vogliono venire paragonate nemmeno nei termini infimi. È diverso il livello di povertà messo su scala assoluta, ma ciò che è distante anni luce è l’onore e l’orgoglio malgrado la situazione economica svantaggiata. Sono passato dalla rincorsa al soldo dello straniero dell’Est turco, alla curiosità mista a disponibilità degli armeni alla sincera e indiscutibile voglia di aiutare e di voler uno sconosciuto partecipare alla propria vita familiare della popolazione georgiana.
Non mi piace fare paragoni però è ineccepibile che in alcuni posti ci si trovi meglio che in altri. È anche vero che l’esposizione del Caucaso al turismo è molto inferiore alla Turchia, e quindi lo straniero è ancora una novità ed una creatura dal quale conoscere, più che attingere.
Anche questo mese ho speso molto di più del mio budget mensile prefissato però ho dovuto far fronte ai problemi con il GPS, che hanno richiesto quasi un 50% dell’intera somma mensile (Cronostoria Trip 2010 – Quarto Mese). Non ho fatto molta strada perchè durante l’intero periodo trascorso in Armenia ho utilizzato altri mezzi ed inoltre ho dovuto far fronte a nuovi problemi con lo scooter.
Per quanto concerne me stesso, ho festeggiato il mio ventiseiesimo compleanno a Tbilisi e spero di aver finalmente scacciato la fatica mentale oltre che fisica che mi accompagnava da fine giugno. I problemi di stomaco sono all’ordine del giorno e non posso più nemmeno incolpare l’acqua dato che anche con l’acqua in bottiglia la situazione non migliora. Mi stanno spuntando dei capelli bianchi ed è ironico che questo accada mentre sono in una lunghissima vacanza, forse a farmi capire che non è proprio la gitarella che pensavo. Però è un prezzo che pago più che volentieri in cambio della conoscenza di queste culture e delle lezioni che riesco a trarre.
English version
The fourth month of my trip has gone very quickly and it seems yesterday that I was writing the summary of my third month and now, another month has passed; this to underline that once again I never got bored and I haven’t missed a chance to meet people, smile, know something new, insult somebody, dine with somebody, sleep in some unknown house, say thanks to many people, explain my trip and send some random to f**k off, all kind of traits that have characterize my trip.
It begun leaving Kurdistan without any tears, the only land I openly declared that it is pretty difficult I would visit again, passing through Armenia where I spent two weeks with my great friends, Chris and Jesse and the marvelous family of Arto, and finally arriving in Georgia, country which I started to like slowly and now the people especially are catching my attention and interest with their amazing sense of hospitality.
I passed through three different levels of poverty, each one belonging to the three countries, and it seems they do not want to be compared even on this scale. Poor people among the three countries had an incredibly different honor and pride, despite the disadvantaged economical situations. From being chased and asked for money in East Turkey, to the curiosity mixed with availability to help of Armenian people to the sincere willingness of Georgian population to have a stranger participating in their family.
I don’t like to compare but it is obvious that in some places I feel better than in others. It is also true that in the Caucasus, tourism is very little and therefore the traveler/foreigner is still a creature to explore rather than squeeze.
This month I again spent more than my planned monthly budget due to the problems I had with the GPS. I haven’t driven many kilometers because in Armenia I left the scooter in Yerevan and I moved within the country with other means of transportation.
Regarding myself, I had my twenty-sixth birthday in Tbilisi and I hope I finally eradicated the mental and physical fatigue that was with me since the end of June. I began to live with stomach problem as drinking bottled water did not provide a solution, so there is not much I can do. White hair have appeared on the sides of my head and it is rather funny that this is happening now that I am taking a long holiday; maybe because it has not been the easy excursion I thought but this is the price I pay more than happily in exchange of the learning process I have been exposed to and all the people I had the chance to meet.
Cara Turchia…
04 Luglio 2010 Posof (TR) – Yerevan (ARM), Giorno 99, 8.00
Ho le mie ultime 3 Lira e il consueto mal di pancia, quindi opto per qualcosa di solido che riesca ad agire secondo i due requisiti: pane, formaggio e olive, cibo da galera insomma, proprio come la stanza claustrofobica nel quale ho speso la notte.
Non vedo l’ora di andarmene da questo hotel, dalla Turchia, da questa città ancora fradicia dall’acquazzone del giorno precedente.
La Georgia è lì che mi aspetta a 14 km. Li percorro velocemente, canto mi attendesse una liberazione agognata…ho solo una dogana che mi separa dall’ex stato sovietico, ma che dogana! Un unico senso di marcia, quindi si vedono numeri di guida, con i camion che quando devono passare, l’intera fila di auto nel senso opposto devono inserirsi in presunte piazzole di deflusso, fare retromarcia, suonare al camion che “colpevolmente” deve rompere i coglioni e procedere nell’unico cancello largo 4 metri nel quale poter passare da uno stato all’altro. Il doganiere georgiano ha ricevuto la ECDL il giorno prima presumo e quando digita al computer ci vogliono 5 secondi per tasto. Arriva ai miei documenti e va in crisi con un cognome e nome che non è sovieticheggiante.
Doganiere: “Non utilizzare il cellulare mentre sei qua”
C.T. “Avviso i miei amici che non sono disperso, dato che è un’ora che sono qui…”
Agisco in modo completamente sbagliato rispetto a ciò che mi è estato consigliato e a ciò che a posteriori penso, ossia che con ufficiali e presunti tali bisogna accondiscendere alla leccaculaggine richiesta, dato che possono teoreticamente lasciarmi passare oppure no o comunque trasformare il processo in un interminabile passaggio cartaceo che mi può bloccare per una mezza giornata, come accadde tra Serbia e Romania.
La dogana turca è stata invece molto cordiale e disponibile a mostrarmi dove fare delle carte che avevo dimenticato di compilare.
Sono in Georgia e sebbene la mia fretta di lasciare Ataturkiya, è doveroso per me lasciare un ultima lettera di saluti a questa terra nel quale ho vissuto per più di 30 giorni.
“Cara Turchia,
tutte le volte che precedentemente durante questo mio viaggio sono giunto alla lettera dei saluti sentivo un senso di nostalgia verso il paese, però questa volta no, sento più delle emozioni liberatorie.
L’inizio con le sirene spianate, accoglienza meravigliosa mi aveva forse innestato a livello mentale una prospettiva di terra paradisiaca ed invece non è stato così. Come sempre ho incontrato persone accoglienti e generose ed altre che invece in un modo oppure nell’altro hanno cercato di spillare soldi da me. È forse questa la lezione: ovunque vada, questo non cambia, il rapporto tra persone disponibili e non, ciò che varia è l’interpretazione della solidarietà. E questa a sua volte è il frutto di una cultura radicata di scetticismo oppure di accoglienza che è sovrasta l’effettivo volere della persone. Nel caso specifico, la notte del 12 giugno, nel quale la signora mi ha lasciato campeggiare nel giardino perchè “è maleducato dire di no” e poi ha lasciato il cane a fare da guardia e mai è venuta fuori finchè stavo nei dintorni.
Mi ha stupito la fede paventata con processioni alle moschee al richiamo dell’imam in contrasto con le bottiglie di birra nei sacchetti neri e i bordelli soft-core il cui fine è comunque prevedibile.
Di contro è vero che la gentilezza di talune persone è stata talvolta imbarazzante, mi sono sentito in colpa nel beneficiare di tanto buon cuore.
A posteriori e relativamente a caldo, posso dire che la tua zona separatista del Kurdistan, dubito di volerla andare a visitare di nuovo, mentre la costa ad ovest per quanto turistica, possiede spiagge bellissime e l’incantesimo delle città antiche in rovina.
Ricordo il piatto di pollo offertomi dall’imam a Karababa e la reciproca curiosità dei vecchietti e mia.
Ricordo le intenzioni e la voglia di contribuire allo sviluppo della società di Koray a Izmir.
Ricordo i simpatici romani incontrati vicino Bodrum ed i vari ciclisti che hanno contribuito a mettere in dubbio oppure confermare il mio modus operandi di viaggio.
Ricordo gli stormi di bimbi curdi ad ogni sosta.
Ricordo le overdosi di chai (thè) ed il gusto particolare della Efes Pilsen, unica birra turca.
Ricordo la Cappadocia per gli splendidi paesaggi e per la dolce Hwang, fiore dagli occhi a mandorla persa nel deserto turco.
Ricordo i numerosi nomi di “Dio invano” per tirare su la moto del Ture dal pantano e alle cento rotture avute in questo paese.
Ricordo benissimo l’inizio e la fine dell’entusiasmo della trattativa…
Ricordo le colazioni ricevute dai due anziani, in grado di non farmi sentire un ospite bensì un dono.
Claudio”
La previsioni della sventura
03 Luglio 2010 Dagpinar (TR) – Posof (TR), Giorno 98, 7.00
I ragazzi sono svegli già alle 6.30 a riassettare la casa ed attendere gli zero clienti in arrivo. Come previsto, il ragazzo semi-ubriaco della sera prima, ora quasi nemmeno ricorda chi sia pertanto viste anche le riparazioni a Scooty e al pc che devo eseguire, preferisco dirigermi vero Kars praticamente subito.
Appena arrivo nella ex città russa, un furgoncino si offre di portarmi dove riparano scooter e alla fine arriviamo in un posto dove aggiustano
biciclette: non hanno il cavo per il contachilometri e mi consigliano di andare in una città a 100 km di distanza, dove guarda caso il van può portarmi per la modica cifra di 150€. Rifiuto tanta generosità da parte del vecchiastro ed opto invece per una saldatura del cavo del contachilometri da un altro nonnetto bifolco che per un lavoro di 2 minuti mi chiede 5 Lira. Ormai la insofferenza alla Turchia ha raggiunto un livello pericolosamente alto e quando cerco qualcuno che mi possa riparare il computer preavviso un altra seduta a 90° ed invece dopo aver chiesto ad un paio di persone, alcuni mi direzionano da Tanner, che parla inglese ad un livello decente. Nel suo negozio commercializzano componenti e quadri elettrici però da come mi spiega, entro un mese integreranno anche la parte che riguarda la riparazione di computer. Sta preparando il manaman e mi chiede se ne voglio un po’ ed io accetto: facciamo colazione noi due, il fratello di Tanner ed i due ragazzi che fungono da assistenti ed una volta fatto anche un paio di giri di thè, si può iniziare a lavorare. Non appena apriamo lo sportellino nel retro del pc, ci accorgiamo che la RAM tocca pertanto forse riceve qualche scarica attraverso il resto del casing. Isoliamo le due parti con del nastro adesivo e poi iniziamo a parlare di Kars e di cosa ci sia da vedere e lui si offre di mostrarmi la città.
La urbanistica di Kars segue il cardo e decumano mentre le strutture architettonicamente parlando hanno un flair russo, squadrate e funzionali. La prima visita la facciamo ad una moschea che un tempo era una chiesa armena e poi una palestra dove organizzavano incontri di wrestling e pugilato. Dentro è spoglia, con i soli ornamenti le scritte in arabo dell’Islam sciita, mentre da fuori si può benissimo vedere incavate quelle che un tempo erano delle croci. Il tratto orizzontale della croce è stato rimosso per eliminare dettagli che ricordino la precedente natura della costruzione. Sul lato opposto, una moschea con dorature sfavillanti è invece frequentata da musulmani sunniti, quindi prevalentemente da iraniani. Camminiamo a lungo per la città ed inevitabilmente il discorso finisce sul genocidio degli armeni compiuto in queste zone dai turchi; Tanner persegue la linea generale turca affermando che non c’è stato nessun genocidio frutto di una linea politica imposta dall’alto, bensì una guerra civilee dove entrambi i lati, turco e armeno, hanno avuto le loro vittime. La guerra civile sorse quando venne indetto un referendum popolare per decidere se l’area dovesse essere sotto l’egemonia turca o armena: il popolo delle due nazionalità, iniziò a uccidersi a vicenda affinchè potesse venir ridotto il numero dell’elettorato rivale.
Questa è la versione di Tanner, ed io non riesco a fargli capire che il significato di genocidio significa lo sterminio di persone per motivi razziali, nazionali, politici. Va inoltre detto che le vittime armene furono 10-20 volte maggiori a quelle turche e che ora il genocidio è stato riconosciuto come tale da molte nazioni europee e quando sarò in Armenia cercherò di raccogliere testimonianze dell’altra nazione coinvolta in questo massacro.
Saluto Tanner e da solo mi dirigo verso il castello nero che sovrasta la città anche se decido di visitare le moschee ai piedi dell’ex struttura militare e non il castello in sè, dato che pare non avere molto al suo interno.
Sono in ritardissimo sulla tabella di marcia e devo ancora farmi fare il timbro dalla polizia che ottengo dall’ufficiale della stazione molto gentilmente insieme ad un thè. Sono 150 i chilomeri che mi separano ancora dal confine con la Georgia in una strada sconnessa e con il cielo grigio.
Non mi fermo ad Ardahan e poco passata l’ex città armena, inizia a piovere a dirotto e considerato che sono a quasi 2500, fa un freddo cane. La pioggia diventa sempre più intensa e quando inizia la discesa mi è impossibile guidare senza la visiera aperta. La giornata è stata lunga e difficile pertanto rimando a domani il mio addio al territorio turco, pernottando in un pseudo-hotel a Posof, a 14 km dal confine georgiano, in una stanza letteralmente 2×2 che pago 7,5€ quindi, non posso lamentarmi.
Faccio dieta dato che il mal di stomaco che avevo dato per scomparso è invece ritornato con foga e spero non m’inibisca domani, dato che devo fare due frontiere e 300 e passa chilometri.
Km. percorsi oggi: 180 Km.
Totale km GWR: 4595,79 Km Totale km da inizio viaggio: 7573 Km
La separazione
02 Luglio 2010 Dogubayazit (TR) – Dagpinar (TR), Giorno 97, 7.20
Prima i camion parcheggiati di fianco alla tenda e le loro flautolenze di scarico e poi il sole a picco sulla tenda, ci svegliano prima del previsto verso le 7. Una veloce controllatina ai mezzi e dopo 5 chilometri io e Tureadventure.it ci separiamo, ognuno verso i propri lidi approssimativi. È stato un piacere viaggiare con Marco, mi sono trovato molto bene ed in sintonia e non penalizzato in maniera esagerata nell’interazione con le persone dei luoghi dovve siamo andati, anzi molte volte è stato proprio lui o la sua moto a fungere da scintilla comunicativa. Ora va in Iran e forse poi in Pakistan anche se sarà difficile, dato che ieri abbiamo scoperto che le ambasciate pakistane rilasciano i visti solo alle persone della nazionalità nel quale si trova l’ambasciata (in Iran solo agli iraniani quindi).
La strada che porta a Igdir è tra le peggiori fatte sino ad ora, con paviementazione quasi sempre rimossa a favore di allargamenti a quattro corsie. Un tratto ha asfalto fresco ed io corro lì, ignorando le conseguenze: alla fine, quando mi fermo per controllare, sia lo scooter sia i miei pantaloni sono tutti neri e penso che non sarà certo facile rimuovere lo spesso incrostamento di asfalto. Appena arrivo a Igdir provo prima da me con un idropulitrice a pulire Scooty e, a risultato negativo, lo porto in un posto dove pulisono auto a mano, dove davanti a me c’è una coppia americana al quale è successa la stessa cosa. Mezz’ora dopo e 15 Lira in meno, Scooty è stato ripulito dallo sporco ed anche dagli adesivi che devo rimpizzare poichè con la lancia d’acqua ad alte atmosfera mi hanno scrostato tutto.
Mi concedo un altro pasto come si deve e mentre sono in svacco sul computer a redigere i miei racconti giornalieri, Fahri viene a sedersi di fianco ed inizia a parlarmi. Ci eravamo incontrati brevemente al primo autolavaggio e lui, manager regionale della catena di supermercati BIM, è qui per pranzare. Paga lui i thè che beviamo insieme ed anche il mio pranzo e poi vuole mostrarmi Igdir: il centro è piccolino però ci sono diversi bar dove, la sera come mi dice c’è la possibilità di fare festa. Mi chiede quale sarà la mia prossima destinazione in Turchia e quando dico Kars, s’illumina e mi spiega che ci sono le migliori donne lì, specie le georgiane. Mi snocciola il prezziario delle universitarie, delle georgiane e delle turche, il tutto con palese orgoglio…
Che uomo, perchè essere orgogliosi di andare a prostitute quando menzioni la moglie poco prima e soprattutto per il fatto che quale è la bravura richiesta?
Il cielo è scuro ed io voglio cercare di arrivare il più vicino possibile a Kars, se non fosse che la distanza e le continue salite mi impediscono l’arrivo nell’ex città armena. Ad un certo punto il tachimetro non funziona più e quando do un occhiata al cavo vedo che si è spezzato, dieci centimetri sopra a dove si inserisce sulla ruota. A Dagpinar, quando sono sui 2000 metri vedo sulla destra un distributore di benzina mezzo in rovina con adiacente un bello spiazzo con l’erba tagliata bene. Chiedo se posso accamparmi ed il ragazzo che gestisce la stazione di rifornimento è mezzo ubriaco e mi dice di si. Ci sono altri due suoi amici e mi sembrano persone a posto, così mi fido ed accetto di mangiare con loro il manaman preparato per la sera. Passiamo la serata cercando di discutere anche se la stanchezza che ho e la barriera comunicativa fungono da barriera valicabile solo a tratti. Alla fine mi offrono di dormire dentro, nel letto castello dove sotto dorme il ragazzo ubriaco: non è una casa, è molto simile ad un luogo dove opera un meccanico, con sporcizia un po’ dappertutto. Accetto comunque e dentro il mio sacco a pelo sulla rete metallica prendo sonno in pochissimo tempo dopo aver tentato di utilizzare il pc, che però fa comparire schermate blu e mi fa pensare abbia raggiunto la fine dei suoi giorni.
Km. percorsi oggi: 162 Km.
Totale km GWR: 4415,89 Km Totale km da inizio viaggio: 7393 Km
Dogana, where are you?
01 Luglio 2010 Ahlat (TR) – Dogubayazit (TR), Giorno 96, 7.00
Il risveglio avviene in maniera repentina: boxer da mare e dentro nelle acque gelide del lago dal fondo sassoso nel quale nemmeno dopo 10 minuti sono riuscito ad abituarmi alla temperatura.
Quando arriviamo a Ercis per farmi fare uno stampo dalla polizia, pongo a Marco due opzioni per pranzo: o spendiamo poco come di norma oppure ci concediamo un pranzo in un ristorante di qualità migliore. Scegliamo la seconda ed il posto selezionato è Hanzade Şark Sofrasi a Ercis: il cibo è spettacolare non solo al gusto ma anche alla vista ha una presentabilità eccelsa. La carne è speziata ed è molto simile alla carne dei vari kebab turchi ed alla fine ci premiamo con il dessert, un fetta di budino sottilissimo con sopra dello zucchero bruciato alla fiamma alla mo’ di creme brulee. I prezzi sono tutti sul menu e le 30 Lira (15€) che sganciamo per entrambi sono meritatissime, costo non molto differente dagli altri ambienti di ristoro dove venendo inchiappettati si arrivava a pagare cifre poco distanti con cibo siicuramente di più scarsa qualità.
La strada che prosegue da Ercis verso Dogubayazit, da dove io e Marco ci separeremo, lui in direzione est verso l’Iran mentre io per un altro paio di giorni in Turchia e poi varcherò il confine con la Georgia, è di pessima qualità ed estremamente in salita tanto che sorpasso il mio record di altezza compiuto con lo scooter arrivando ad un passo a 2640 metri di altezza.
Ci sono in prevalenza giovani pastori lungo la strada il cui comportamento è di natura opposta: chi ci saluta, chi quando ci fermiamo chiede soldi e chi dall’alto della collina tira sassi oppure nel caso specifico uno ha tirato una bastonata colpendo la borsa laterale di Marco e piegandola, cosa che se colpisce un ginocchio oppure una gamba, potrebbe bloccarti all’ospedale per un paio di mesetti. Molti di questi hanno il fucile ed un paio li ho visti con il passamontagna pertanto non ho reputato il caso di tornare indietro ad insultarli o tenergli una lezione di bon-ton.
Questo è l’apice del disagio che ho provato da quando sono entrato in Kurdistan ed ora come mai prima, non vedo l’ora di lasciare uno stato. I bambini sono l’esposizione palese della mentalità e visione che in queste zone hanno degli stranieri: danarosi individui dal quale attingere in modo pacifico (elemosina), al quale non dover nemmeno porre il rispetto minimo dell’integrità fisica.
È chiaro che capiscono che siamo stranieri avendo il casco che qui non porta nessuno e per via dei mezzi attrezzati con tanto di borse laterali. Ci sono anche molti cani che c’inseguono lungo la strada che specie nel mio caso, arrivano ad un appaiamento dalla distanza pericolosa. Marco poi, essendo stato colpito dal bambino, ha una particolare voglia di andarsene da questa zona in balia ai predoni e vuole arrivare a Dogubayazit, che essendo una cittadina più grande ipotizziamo avere più civiltà.
Caos, buche e polvere: questo il riassunto della città turca al confine iraniano. Un 15enne al quale chiediamo informazioni su dove comprare del latte vuole assolutamente montare con me per indicarmi in che market acquistare il cibo e dopo che Marco mi ha avvisato che porta una pistola nel retro dei pantaloni, lo assecondo. La strada di merda e l’adolescente infame deteriorano la salute ormai posticcia di Scooty: dopo averlo scaricato e mandato anche a fare in culo, mi accorgo che l’ammortizzatore è irremediabilmente piegato e che quando carico prendo faccio notevoli sobbalzi, la molla gratta il lato sinistro del pneumatico creando una scanalatura. Il rischio è che la ruota si buchi eventualmente e quando decretiamo dimora notturna un distributore lungo la nazionale, smonto tutto e alla meno peggio cerco un rimedio al problema per i prossimi giorni.
Km. percorsi oggi: 220 Km.
Totale km GWR: 4254,09 Km Totale km da inizio viaggio: 7231 Km
Schilometrazzando
30 Giugno 2010 Genç (TR) – Ahlat (TR), Giorno 95, 7.15
A 20 chilometri da dove abbiamo dormito la strada si biforca ed è dove io e Marco prenderemo diverse strade, io verso Erzurum mentre lui in direzione Mus e poi il lago di Van. Nel luogo esatto che decreterebbe la nostra separazione, leggo sulla guida cosa mi aspetterebbe nelle zone che dovrei solcare e non vengo affascinato: Erzurum è praticamente un grande polo industriale e Kars potrei arrivarci anche facendo un lungo detour lungo il confine e raggiungendola da sud. Decido quindi di continuare con Marco per altri due giorni fino al confine Turchia-Iran, dal quale lui attraverserà dentro la repubblica islamica.
Un paio di settimane fa mi era sorta l’idea di entrare in Iran ma dopo aver esaminato le enormi dimensioni dello stato e la tempistica programmata per il mio arrivo negli ‘stan, ho declinato l’idea a favore di una migliore esplorazione dei paesi ex-URSS e lasciando l’Iran per un viaggio a sè stante. Anche il Turkmenistan salterò poichè attualmente concedono visti di cinque giorni che significherebbero per me, visto il mio lento locomotore, solo masticare strada, polvere del Karakorum e tensione per farcela ad uscire in tempo e non dover pagare la penale di 200$ per giorno extra.
La mattinata fino a metà pomeriggio maciniamo strada per guadagnare tempo ed arrivare al Lago di Van il prima possibile; è il più grande lago in Turchia ed è posizionato tra i 1500 e 2000 metri di altezza quindi presumo che le acque siano abbastanza fredde.
Il lago di Van si presenta a noi dopo una collina e la distesa di acqua è talmente estesa che sembra un mare; l’acqua, altamenta alcalina, è viscida come se ci fosse sapone e questo è dovuto al fatto che il lago non ha emissari. Cerchiamo a lungo un posto per accamparci ed alla fine scegliamo la spiaggia, posizionandoci a pochi metri da riva e da un gruppo di pescatori.
Km. percorsi oggi: 257 Km.
Totale km GWR: 4034,09 Km Totale km da inizio viaggio: 7011 Km
L’inizio del fastidio
29 Giugno 2010 Diyarbakir (TR) – Genç (TR), Giorno 94, 9.15
La colazione non è inclusa nell’hotel nel quale pernottiamo e comunque la situazione dei nostri stomaci non è tale da poter permetterci la colazione turca. Mentre stiamo caricando i nostri mezzi con i vari bagagli, veniamo avvicinati da due ragazzi, il cui fine è di venderci tappeti oppure di farci da guida per la città. Rifiutiamo entrambe le offerte e quando me ne vado da solo in giro per Diyarbakir per scoprire la città, uno di loro mi avvista di nuovo e mi forza ad andare al suo negozio di tappeti. Gli confermo che non acquisterò nulla e dopo un thè ed un paio di dialoghi sui tappeti turchi dico che devo andare altrimenti non avrò tempo per visitare la città. Il centro sembra interessante però per non accumulare maggior ritardo sulla tabella di marcia odierna, mi limito alla visita dei paraggi dell’albergo.
Vogliamo arrivare a Bingöl dove pare non esserci molto però è situata lungo entrambi gli itinerari mio e di Marco; il paesaggio è sempre di color giallastro frumento o comunque di tonalità che sottolineano il forte calore solare. Le soste che facciamo sono ogni volta occasione di piccoli “comizi” composti da noi al centro dell’attenzione ed una moltitudine di bambini a fare domande e tocchignare i nostri veicoli esotici. Tutto ciò è molto stancante specie perchè le pause hanno un loro motivo di allentare l’attenzione e tensione della guida con dei minuti di relax ed invece ci troviamo sempre sommersi da bimbi e non. Per la prima volta alcuni ci chiedono soldi e quando entriamo nei negozi veniamo sempre presentati da qualcuno che entra insieme a noi come “turist”, in modo che il cassiere possa attivare la funzione “prezzo ad hoc”.
Quando ci fermiamo puntiamo ai luoghi dove mangiare ed in una cittadina ci viene proposto un dürüm döner per 6 Lira e non abbiamo nè le forze nè la voglia di metterci a contrattare per un cazzo di panino, specie dopo quasi un mese di territorio turco nel quale abbiamo imparato a conoscere i prezzi, pertanto c’è ne andiamo mostrando palese fastidio al prezzo di favore. In un altro ristorante il prezzo “incredibilmente” è di 2 lira ed è qui che scegliamo di fermarci a pranzare.
Questa è la nota stonata della Turchia, il fatto di avere sempre un trattamento diverso in quanto turisti e quindi possessori presunti di denaro. Prezzi triplicati (specie in Kurdistan) sono la norma quindi qui è obbligatorio chiedere il costo di qualsiasi cosa prima di ordinare dato che nella maggior parte dei luoghi non esiste un menu.
I turchi in generale sono persone generose dal punto che non si abbia nessuna relazione commerciale/scambio in atto, altrimenti in caso contrario l’arte araba della contrattazione salta fuori e altissima attenzione esercitata.
Ci fermiamo a Genç, poco prima di Bingol perchè Marco vuole cenare mentre io opto per la dieta, lasciando lo stomaco in quiete riparatrice e verso le 21 ci accampiamo a pochi chilometri.
Km. percorsi oggi: 163 Km.
Totale km GWR: 3777,09 Km Totale km da inizio viaggio: 6754 Km
Il/La moto. Lo stomaco. Entrambi assieme.
28 Giugno 2010 Nemrut Dagi (TR) – Diyarbakir (TR), Giorno 93, 8.15
Siamo abbastanza alti e la notte è stata meravigliosamente fresca ed ottima per dormire senza sudare. Siamo in una zona appartata dalla principale che porta su a Nemrut Dagi però c’è comunque un discreto traffico di pastori con animali vari e macchine che salutano suonando il clacson. Faccio la strada in discesa fino alla nazionale con il motore spento e dopo una mezz’oretta dobbiamo fermarci per aspettare un’ora e mezza il ferry che ci porta da una riva all’altra dell’Ataturk Baraji: la strada è stata sommersa per creare questo enorme serbatoio d’acqua e alcuni dicono anche per aver un maggiore controllo sul PKK, il movimento indipendentista curdo, che alle fine degli anni ’90 divenne famoso anche da noi, perchè il loro leader Ocalan era fuggito in Italia.
Quando raggiungiamo Diyarbakir, la capitale curda che sorge in mezzo ad una distesa di campi, è come arrivare in un’isola felice: vediamo ragazze in giro scoperchiate dal velo che copre la testa, un certo occidentalismo ed al contempo mi ricorda fortemente la Cina, con banchetti fumosi lungo la strada di spiedini cotti alla brace ed uno stile di guida “esuberante” nel quale m’immergo senza molti problemi.
Anche Marco è stato preso da raptus diarreici pertanto la migliore soluzione per concederci del comfort in questa situazione fisica penalizzante e per poter scambiare le foto e video fatte recentemente è di pernottare in un hotel. Scegliamo l’hotel Grand Palais che a dispetto del nome è un normale alberghetto avente connessione wi-fi, bagno in camera ed il tutto al miglior rapporto qualità-prezzo.
Mentre siamo intenti a gestire i nostri file, ci accorgiamo che lo SPOT, il sistema che sto utilizzando per salvare i percorsi fatti, ha cancellato dal database online tutte le tracce antecedenti il 24 giugno. Chiamo il numero dell’assistenza, spiego il problema e ci dicono che è la prima volta che accade una cosa simile e che faranno il possibile per risolvere il problema.
Verso le 23 andiamo fuori e come di consueto sono pochi i locali aperti, anche solo pe rla vendita del cibo; la scarsa illuminazione fa si che noi andiamo solo entro la zona visibile dato che vogliamo evitare di dare nell’occhio in questa città che, a pelle, non m’instilla sicurezza. A Ofis, vicino all’università, ci sono un paio di ristoranti aperti e rischio a prendere un panino con le kofte nonostante la condizione del mio stomaco: è piccantissimo e sono sicuro di far peggio ma come detto ieri “Che vita è senza il rischio?”
Mi colpiscono le mega scatole di viagra nelle farmacie, talune aperte anche di notte, che presumibilmente devono venir utilizzate come rimedio alla forte repressione mentale della sessualità.
Non penso sarei mai capace di vivere in un paese islamico o certamente non di sicuro in uno di quelli irriducibili: vedere in giro solo gruppi di uomini, avere la frizzantezza femminile circoscritta entro le mure casalinghe peraltro filtrata mediante veli e copricapi sono fattori al quale difficilmente penso io possa abituarmi. Aldilà della carnalità, le donne provvedono al completamento dello svolgimento giornaliero e della vita in generale con il loro calore, differente visione e necessaria presenza verso un fine comune.
Km. percorsi oggi: 153,2 Km.
Totale km GWR: 3614,09 Km Totale km da inizio viaggio: 6591 Km

