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Settimo mesiversario di viaggio

28 settembre 2010 – 27 ottobre 2010

Khojand (TJ) – Passo di Irkeshtam (KG)

30 giorni Totali, 1.791 km nel mese corrente, 14.957 km Totali

Spesa totale: 341.43 €.


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Ascesa e discesa.

Gioie e dolori.

Ecco questo mese in pochissime parole, partito salendo le montagne dei passi che mi separavano da Dushanbe, la meta che ha sancito il raggiungimento del mio obiettivo iniziale e arrivato spingendo il mio scooter fino alla frontiera cinese, rimasta invalicata per via delle procedure burocratiche atte a proteggere i “segreti” militari sparsi per la nazione ed il seguente collasso di Scooty.

I pensieri degli ultimi giorni, carichi di negatività per la situazione del mio veicolo e per il drastico cambiamento di approccio tra le persone tajike e kirghize, le prime disponibili ad aiutare, le seconde decisamente orientate a vedere come spremerti dalla situazione. E quindi celebro il Tajikistan, paese che paga la sua instabilità politica con il bollino rosso della Farnesina. E quando penso agli istanti di accoglienza avuti in questo viaggio, vedo nei gesti tajiki qualcosa di nuovo, di non vissuto prima. Ciò con un contorno montano che lascia la bocca spalancata anche ai più gelosi delle vette alpine ed in qualche modo la segregazione derivante dall’isolamento secolare dovuto alla conformazione naturale, sembra aver intaccato poco o nulla il calore del popolo. Le mie finanze sono state temporaneamente risanate con costi bassissimi ed una certa attenzione al risparmiare il possibile.

Cronostoria Trip 2010 – Settimo Mese

Più volte inoltre ho pensato alla religione ed al rapporto tra fede, misticismo e amore e di come questi tre cardini dell’animo umano siano spesso fraintesi oppure immolati entro la parole e non il significato.

Dove giungere: viaggio agnostico, mistico, meccanico.

English version

Up and down.

Triumph and tragedy.

This is this seventh month in few words, started climbing the mountains separating Khojand and Dushanbe, reaching the initially final destination of my trip, the capital of Tajikistan and concluded pushing the scooter to the Chinese border where I was not allowed in due to my vehicle and therefore the possibility of seeing the military “secrets” around China and, icing on the cake, the collapse of Scooty.

My mind has been full of negativity due to the situation with my vehicle, the fact that I had to stay 3 days at the border waiting for a truck to take Scooty to the nearest city of a certain size and the drastic change in behavior between Tajik and Kyrgyz people, the first always willing to help the latter always willing to get the most out of you from the adverse situation. So I celebrate Tajikistan, country that due to its political instability is on the black list and many embassies recommend not going there.

Now, with hindsight, going back with my mind to the instants of amazing hospitality I have witnesses during my entire trip, I see in the friendly gestures of Tajik people something new. These, surrounded by beautiful mountains and stunning peaks sprinkled with snow which has determined much of the segregation and independent establishment of a separate culture that, despite the harsh climate, has remained warm at heart.

Spending much time with locals and a certain attention at source of expenditures benefit my finances to go back on track, considering some imminent huge cost that I might have to do.

Many times I thought about religion and the relationship between faith, love and mysticism and how these three staples of each individual are so often misinterpreted or immolated within the sound of the word rather that the actual meaning.

Dove giungere: agnostic, mystic, mechanical.

Caro Tajikistan

25 Ottobre 2010 – Karakul (TJ) – Sary Tash (KG), Giorno 212, 7.00

Giornata semplice con in programma circa 100 chilometri, un passo, le due dogane e poi l’arrivo a Sary Tash. Dopo nemmeno venti km da Sary Tash la strada va su e presumo si tratti del passo di Kyzyl-Art, arrivando a 4300 e passa metri di altitudine. Ed invece no, una volta terminato questo, poco prima del confine arrivo a Kyzyl-Art e devo di nuovo spingermi fino a oltre 4000 metri e Scooty nelle salite più impegnative richiede la spinta posteriore. Alla dogana tajika, come all’ingresso i miliziani di merda chiedono il pagamento della stessa tassa che pagai all’ingresso e dopo aver tentato di ragionare il fatto che ho già fatto l’esborso, m’incazzo e sbatto i pugni ottenendo il fatto che anche loro s’incazzano così alla fine gli tiro 10$ sul tavolo con disprezzo e me ne vado insultandoli in inglese e in italiano.

20 metri dopo c’è il controllo dei doganieri ed è tutta un altra cosa: si fidano del fatto che gli dico che non ho droga e m’invitano a bere un caffè insiemea del pane supersecco. Loro rimangono qui 80 giorni e mi spiegano che ne hanno le palle piene del freddo, della solitudine, del fatto che non posso lavarsi. Gli regalo due mele per cambiare la dieta fatta di farinacei ed acquette e poi vado a confine kirghizo che dista circa 20 km. Anche qui le pratiche sono velocissime, registrazione del passaporto e poliziotto e doganiere che si fidano del mio essere pulito, molto probabilmente per voler rimanere a non fare nulla, et voilà sono in Kirghizistan!

E con enorme dispiacere che lascio il Tajikistan e quindi la mia lettera di addio:

“Caro Tajikistan,

sentivo dei turisti quando ero a Samarcanda, indorarti ed elencare le qualità delle tue persone e soprattutto del loro buon cuore. Ho dovuto arrivarci per rendermi conto quanto tutto questo era vero: ospitalità, generosità, nonostante il possesso di poco, buon cuore, accoglienza. Da Khojand è stata un escalation d’incontri positivi, intervallati da miliziani rompipalle, il cui ricordo veniva cancellato prontamente dall’offerta di una mela, di alcune noci etc.

Le donne in Tajikistan sembrano avere rispetto ed un ruolo riconosciuto nella famiglia che è ciò che ti differenzia dall’Uzbekistan per esempio. Non ho mai avuto alcun caso di pericolo, in contrasto con i pericoli paventati dall’ambasciata italiana a Tashkent, ma questo è stata la mia esperienza il che nono vuol dire, una garanzia di sicurezza estesa a tutti. Due matrimoni, una lezione d’inglese, l’incontro con diversi cristiani convertiti sono stati eventi dal quale ho appreso ed imparato; l’arrivo dopo 6 mesi di viaggio nella capitale tajika, Dushanbe, ha significato che ci sono riuscito.

Ricordo il matrimonio di Alec, la sua famiglia e la splendida mia sposa mancata Orsheda.

Ricordo le parole del sermone di Sasha a Dushanbe sull’amore reciproco oltre le barriere imposte da divergenze religiose.

Ricordo le lacrime e le urla durante la salita verso il passo di Khargush e arrivare in cima conscio ancor di più di che vuol dire la perseveranza e la fatica.

Ricordo i doni delle varie persone durante le mie pause di viaggio, senza una parola, simbolo di un’accoglienza straordinaria.

Ricordo i ragazzi di Khulob tirarmi in un vortice di quesiti e attività che alla fine sono state divertenti.

Ricordo i paesaggi magnifici disegnati da cime altissime e neve come zucchero a velo.

Claudio”

Scooty va benissimo complice la bella giornata e riesco a mantenere una velocità di 40 km/hr quando, a 4 km dal centro di Sary Tash, muore inspiegabilmente. Sarebbe stato troppo bello il contrario…

Dopo una mezz’ora spesa a inveire ritorna in moto ed arrivo a Sary Tash dove decido di pernottare. Ho solo un litro di benzina e nella cittadina è impossibile trovare benzina nonostante io chieda ad almeno 10 persone: interrompo la ricerca, deciso a proseguirla domattina e discuto con il mio compagno di stanza, Pau, un ragazzo francese giunto sin qui utilizzando diverse biciclette, autobus e treno ed insieme parliamo degli stati attraversati e di ciò che abbiamo appreso da essi.

La cena è patate, pomodori e cipolla che Pau mi preannuncia essere il piatto più diffuso in Kirghizistan ed infatti è l’unica cosa che ha da quattro giorni a questa parte.

Km. percorsi oggi: 99,6 Km.

Totale km GWR: 11344,29 Km                  Totale km da inizio viaggio: 14870 Km

Freddo in tutti i sensi

24 Ottobre 2010 – Murgab (TJ) – Karakul (TJ), Giorno 211, 6.00

Me ne sono andato alla fine da Murgab, nonostante la bellezza di Orsheda, nonostante mi sia trovato benissimo con la famiglia ma le date nei visti non sono derogabili. Oggi avverrà la seconda parte del matrimonio a Langar, dove la sposa è originante; alle 8 la sala è piena dei soliti vecchiacci la cui presenza mi sembra solo per abbuffarsi e riempirsi le tasche di caramelle, mentre fuori tre macchine con Alec, il padre e amici partono in direzione della cittadina nella regione di Wakhan.

Sono previdente quindi spendo un ora a mettere in moto lo scooter senza essermi vestito e sudare all’infinito. Quando sento che riesce a tenere il minimo, mi preparo ed è ora dei saluti con la famiglia e la dolce Orsheda; con lei è stata un escalation, all’inizio non m’interessava per niente, forse per via dell’herpes sul labbro inferiore, poi sono stato catturato man mano dal suo farsi bella, dalla voce, dal modo di fare. Purtroppo la barriera linguistica ha fatto si che la potessi conoscere poco e ancora di più la barriera culturale: l’altro giorno gli ho chiesto se avesse un fidanzato a Khujand dove studia, la sua risposta è stata “Non voglio avere un fidanzato”, interpretabile come un musulmanesimo difficilmente accettabile da me. L’anno prossimo lei sa che verrà congiunta con qualche tizio, che piace al padre e a lei a ruota, non si sa bene in base a che elementi le donne accettino un offerta o meno. Estetica? Rispettabilità della famiglia? Fiducia sui gusti del padre? Qualsiasi esso sia, mi suona superficiale.

Perchè nell’occidente una relazione viene (di norma) provata, con il fidanzamento, analizzata, talvolta il partner viene pesato e paragonato, confermata con il matriomonio ed ancora molto spesso le unioni falliscono mentre qui due sconosciuti vengono messi assieme dai rispettivi genitori con il consenso dei futuri coniugi, chissà originante da dove, eppure funziona?

La mia teoria prende spunto dalla piramide di Maslow che ordina i bisogni dell’uomo, i quali progrediscono a livello precedente acquisito. Qui in Tajikistan, la vita nei villaggi ha come prima necessità la sussistenza, la famiglia e la società, il resto come l’autorealizzazione e la ricchezza, sebbene a parole vengano agognati, sono molto secondari.

La sussistenza setta le basi mentre, la famiglia e la società sono la seconda funzione della prima: più il cognome è onorabile, più si ha rispetto. L’unione di questi tre fattori ha peso sul concetto di unione familiare. Si aggiunga che la discussione dei problemi familiari sia tabù e quindi una qualsiasi sorta di analisi che ne può derivare, fa si che la coppia non possa fallire, perchè questo non è nemmeno concepito: la coppia deve funzionare, tollerando anche eventuali donne terze “approffittatrici” della debolezza maschile.

Come quando lasciai Backa Palanka in Serbia oppure Bratei in Romania o Shumen in Bulgaria, mi sento come se stessi lasciando casa, una famiglia che mi ha dimostrato un’ospitalità straordinaria, perfetto manifesto dello stato: a Murgab il freddo del clima attecchisce ben poco con il calore della famiglia di Muzofirshoev.

Prima di andarmene mi danno due doni, una tovaglietta e delle calze ricamate e mano, ed io ricambio con il mio poco, ossia il gagliardetto comunale, un libro in inglese, delle medicine italiane e il labello per Orsheda. La madre mi mette della farina sulla spalla, gesto tradizionale che sta a significare gli auguri per il futuro, essendo per loro la farina bene essenziale per mangiare.

Scooty va piano anche quando sono in piano e la carburazione è davvero impossibile da ottenere in modo perfetto: poca aria all’accensione e più aria quando in moto, unico ostacolo è che quando mi fermo in modalità poca aria, dopo l’accensione, il motore s’ingolfa. Io ho tre paia di pantaloni, una t-shirt, un maglione e tre giacche ed ancora ho freddo bestia, specie che devo tenere la visiera aperta per evitare l’appannamento.

Ma non è il clima oppure i brividi a tenere banco nella mia testa, ma è il fatto che l’anno prossimo Orsheda verrà sposata così, alla cazzo a parer mio, eppure tutti sono felici e non vedono l’ora. Chiunque la riceva, otterrà una donna speciale e perfetta per fare famiglia: una ragazza come le donne italiane di 50 anni fa, che però sa anche mettere mano al make-up e rendersi ancor più bella di quel che è. Io certo non la prenderò: sono stato qualificato come fratello e figlio quindi un fuori causa: le differenze di culture poi sarebbero particolarmente difficili da oltrepassare, fatto sta che comunque i miei pensieri, mentre corrò a testa china per evitare il freddo diretto in viso, sono rivolti a come risolvere tali differenze nel caso la prendessi io…

Sarebbe interessante, i miei genitori ed i miei amici si stupirebbero al 100%, e forse anch’io, ora, devo uscire dall’interesse generato dal fascino del mix di culture a favore di ciò che si chiama vita reale.

Dopo 70 km di pensieri arriva il passo di Akbaital che se non fosse per gli ultimi due km di salita ripida, è abbastanza fattibile dato che da Murgab una dolce salita è sempre stato presente, quindi quando arrivo alla salita seria mancano solo 200 metri in verticale. Devo spingere però e quando arrivo in cima respirò come se avessi un polmone forata, daltronde sono a 4665 metri. È stato meno un impresa rispetto al passo di Khargush, forse perchè qui fino a poco prima della cima, la strada era asfaltata quindi sono riuscito a procedere abbastanza bene.

Ho la brutta idea di fermarmi a sostare nel passo e quando mezz’ora dopo voglio riaccendere Scooty non se ne parla nemmeno che voglia andare in moto. Devo spendere 45 minuti a calciare la pedalina, a togliere la candela a inveire affinchè riparta in moto.

Avviene poi il problema che genera il problema: i tubi che convogliano l’aria fredda al motore staccano la pipetta della candela, spengnendomi Scooty. Il freddo, il nervoso per la terza accensione in 10 km e la voglia di arrivare in un posto caldo fanno si che quando sto riavvitando la candela, ovviamente fradicia di benzina, la metto leggermente in diagonale rovinandomi il filetto della testa motore. Per tre ore sto fermo, pensandole tutte, come sostituire la testa, cosa non possibile dato che la pasta rossa mi ha praticamente incollato cilindro e testa, ai numerosi tentativi di avvitare la candela nel modo giusto. Temo di dover rimanere a dormire qui, a 4000 metri, il che significherebbe sfiorare l’ipotermia dato che di notte penso si arrivi a -10°C oppure di salire in un auto diretta in qualsiasi direzione e recuperare Scooty l’indomani però, di auto non si vede l’ombra da quando sono fermo!

Solo alle 17.30, quando il sole sta calando, riesco a mettere la candela nel modo giusto e dopo una mezz’ora per metterlo in moto, decido che non c’è tempo da perdere e metto una candela nuova, che dovrebbe semplificare l’accensione. Funziona, metto la tuta antipioggia per fermare il freddo e con il buio mi dirigo verso Karakol, a 40 km di distanza: fa meno freddo del mattino però lo scuro mi rende cauto, non si sa mai ci sia una buca enorme improvvisa.

Arrivo a Karakol alle 19, sfinito e congelato: la tuta antipioggia ha tenuto dentro l’umidità corporale e i vestiti sotto la tuta hanno uno strato di ghiaccio di 2 mm, come i calzini. Prendo alloggio in una casa di kirghizi per 40 somoni in cambio di 4 muri caldi e poco altro, dato che il cibo si limita al shir-choi e pane: ho talmente fame che la prima tazza di shir choi mi fa pensare che non sia così male, mentre alla seconda e alla terza, la noia di questa brodaglia ritorna.

Ammetto che, quando Scooty era bloccato a 4000 metri, ho chiesto l’aiuto di qualche divinità: eccomi, ipocrita, a predicare contro qualsiasi fede e poi, nel bisogno cercarla.

Km. percorsi oggi: 135 Km.

Totale km GWR: 11245,29 Km                  Totale km da inizio viaggio: 14770 Km

Il matrimonio pamiriano

23 Ottobre 2010 – Murgab (TJ), Giorno 210, 6.30

Oggi è stato uno dei giorni più eclettici ed interessanti da inizio viaggio. Dormo poco poichè i preparativi per il matrimonio iniziano prestissimo con le donne di casa prese a cucinare, menare stoviglie ed in generale caos da evento. Io, Alec, il cognato ed il fratello del cognato dopo una veloce colazione andiao in sauna, il modo di lavarsi rurale tajiko: con la temperatura altissima si suda e ci si lava con il sudore, dopodichè alla fine prendendo acqua dalla cisterna posizionata sopra le roccie incandescenti, ci si rovescia addosso l’acqua dopo essersi insaponati per bene.

Verso le 13 iniziano ad arrivare gli invitati, vestiti come tutti i giorni ed i pochissimo tempo una sala è piena di vecchietti che reclamano cibo. L’inizio della festa avviene con lo sgozzamento in casa e seguente macellazione di una pecora: il rito avviene come con lo yak solo che al posto della buca per raccogliere il sangue usano un catino, in modo da non cospargere tutto il pavimento. Uomini e donne sono in stanze separate ed io scruto i vari comportamenti, come il fatto che i nonni mettono in tasca qualsiasi cosa possano, tipo caramelle, arachidi, frutta secca ed uno utilizza persino una borsetta per mettere dentro mele, pane ed altro.

Io sono preso nei miei pensieri, ammirando questo straordinario meccanismo celebrativo dell’unione di due sconosciuti, il quale per quale motivo e usanza, funzionerà. Ed io forse sono geloso del loro “meglio di niente”…

Trovo un signore che parla perfettamente inglese e riesco a porgli delle domande fatidiche tipo come facciano a riuscire questi matrimoni combinati. Utilizza la sua esperienza personale: dopo 5 anni in Russia come studente universitario e moltissime fidanzate, non era riuscito a trovare una donna sposabile. Suo padre, arrabbiato per l’avanzata età del figlio (23 anni) e del suo essere ancora celibe, gli scelse una donna e con questa, il signore 17 anni dopo, dice di essere in perfetta sintonia, oltre che padre di 4 figli.

Il tutto viene accompagnato da un sottofondo di musica tajika suonata da quattro musicisti che si alternano alla tastiera e alla voce, mentre le persone ballano ed io vengo tirato in mezzo. Non trovo molto gusto a ballare con altri maschi per eccessiva gayaggine ma quando Orsheda m’invito non mi tiro indietro: prima, in 5 minuti che ha avuto di pausa, l’ho vista mettersi il fondotinta, un po’ di rossetto, forse l’unica ad avere usato cosmetici oggi. La sposa non c’è, è a Langar e solo domani, durante il secondo giorno del matrimonio ci sarà la partecipazione di entrambi gli sposi e lunedì avverrà un’altra festa qui a Murgab con l’arrivo di entrambi gli sposi e la seguente celebrazione dell’entrata in casa della coppia.

Non c’è alchool nei tavoli bensì viene dispensato come fosse droga, sottobanco dal compare dello sposo oppure da qualche zio dello sposo, e nonostante mi chiedano numerose volte di brindare con loro, accetto solo 3-4 volte.

Verso le 18 arrivano i compagni di classe di Alec, che vengono raggruppati con lo sposo in una stanza a parte dato che i vecchi se ne sono andati perchè nel durante non c’erano portate di cibo. Si ripresenteranno tutti miracolosamente verso le 20 quando tiene banco l’ennesimo pasto, penso con i resti delle patate e della carne avanzati da pranzo, rimescolati in un pentolone enorme che ho visto e poi riservito come nuovo.

Ho mangiato per tre giorni mentre chiunque mi sia a fianco m’inviti a mangiare mentre io sfioro il vomito alla sola vista di cibo. Sono l’unica che fa il discorso allo sposo dato che domani non ci sarò e gli altri invitati si complimenteranno quando la coppia sarà giunta.

Alle 21.15 la musica finisce come da contratto con i regolamenti statali che impongono una durata massima della funzione per evitare disparità tra poveri e ricchi, i quali invece potrebbero permettersi più giorni di festa.

Io sono sfinito per il cibo ingurgitato, il ballare e la presenza di moltissime persone attorno. Ora solo un letto oppure un korputcha sarà di sollievo…

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 11110,29 Km                  Totale km da inizio viaggio: 14635 Km

Il sacrificato

22 Ottobre 2010 – Murgab (TJ), Giorno 209, 6.30

C’è lo yak da sacrificare e Scooty da restaurare, per ovviare il problema della ventola mancante. Mi dicono che lo yak verrà macellato a partire da l’una quindi ho tutto il mattino da spendere sul mio bolide: Muzofirshoev ha un tubo di plastica che posso utilizzare per i miei fini, mi serve solo un cannello a gas per poterlo piegare e convogliare dell’aria sul motore. Fortunatamente la famiglia ha anche quello quindi con un paio di scaldate riesco a dare la forma a S a due tubi in modo che dal davanti portino aria direttamente sulla testa del motore. Di certo non è sufficiente al 100% ma almeno è un qualcosa in più di una ventola rotta.

Questa applicazione mi richiede più tempo del previsto dato che devo modellarlo in modo che l’ingresso d’aria sia ottimale e che i tubi non interferiscano con la pipetta della candela.

Alle 13 però inizia lo show più importante ossia la macellazione dello yak alla maniera islamica: prima gli vengono legate le zampe anteriori e poi quelle posteriori, mentre a 4 metri di distanza il fratello di Muzofirshoev scava una buca per raccogliere il sangue. Lo yak, privato di ogni modo di liberarsi, viene trainato vicino alla buca e qui, un tizio recitando più volte “Allah ekber” con un coltello poco affilato recide il collo del povero animale che, sebbene con la carotide interrotta, continua a emanare urla disperate. Ci mettono del tempo a terminare la vita dello yak, che persino mez’ora dopo la sgozzatura, ha i nervi delle carni delle gambe che ancora sono ricettivi. Come la pecora di due giorni fa, lo yak viene macellato per terra o meglio sulla sabbia, facendo cura che le carni non tocchino il suolo e lasciandolo sempre di schiena. L’intestino viene messo da parte dopo che il letame è stato espulso e tutti i pezzi di carne vengono messi in garage, il cosidetto frigorifero dove le parti rimarranno per i prossimi 45 giorni finchè saranno finite. In Tajikistan quando un animale viene macellato significa che esso verrà mangiato ogni giorno, ad ogni pasto finchè è finito dodpodichè riprenderà la dieta a base di shir-choi.

Ancora una volta il primo pasto con la nuova carne comprende 100% frattaglie e quando vedo il piatto con il contenuto, dico che non ho fame e sposto il mio interesse d’appetito sul pane. Non sembro essere l’unico a non essere un fan delle interiora infatti i piatti rimangono a metà: qui un piatto è destinato ad avere porzioni per due persone, dal quale insieme attingere, quindi non bisogna essere tanto schizzinosi. Alcune persone non mangiano con le stoviglie, specialmente il plov, bensì con le mani schiacciando il riso in modo da fare una manciatina compatta senza perdere chicchi lungo il tragitto verso la bocca. Un altro modo di mangiare è di utilizzare pezzetti di pane come guanto per prendere il cibo dal piatto.

Domani avverrà il primo dei tre giorni di festa per il matrimonio ed i preparativi sembrano interessare solo le donne di casa, mentre i maschi sono impegnati a curare la strategia seduti riveriti.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 11110,29 Km                  Totale km da inizio viaggio: 14635 Km

La ventola…ah la ventola…

21 Ottobre 2010 – Murgab (TJ), Giorno 208, 6.30

La mattina decido di dare una controllatina a Scooty, giusto per non lasciarlo solo troppo a lungo e anche perchè essere cauti non è mai eccessivo con la mia bestia. E la sorpresa non tarda ad arrivare…

Vedo che la cuffia che copre il gruppo termico è colata e ciò non è normale, sebbene abbia fatto spingere il mio 50cc su per montagne oltre le sue possibilità. Anche il convogliatore del volano è insolitamente crepato, quindi qualcosa non torna: tolgo la marmitta ed il convogliatore ed ecco a me, il problema numero 5000, l’ennesima sequela di ingiurie. Quando due giorni fa procedevo sulle montagne, lo spago che utilizzavo per tenere legate le taniche si è mollato ed è andato a finire dentro il convogliatore, dove c’è la ventola del raffreddamento risultato: tutti i denti falcidiati quindi assolutamente nessuna fonte di aria per rendere il motore termicamente ok.

Questo pezzo si aggiunge alla serie di componenti da richiedere alla RMS, però il problema è molto più attuale: domenica devo andare su a 4600 metri per fare il passo di Akbaital e anche se la temperature a quelle altitudini sia ottimale per raffreddare, lo sforzo per andare in salita ed il seguente surriscaldamento, non so come ridurlo. Tolgo la cuffia che copre la testa ed il cilindro, tolgo lo sportellino di accesso alla candela in modo da avere una fonte d’aria frontale al motore; oggi non potrò fare null’altro perchè nel pomeriggio è stato pianificata la cattura di uno yak da sacrificare per il matrimonio.

Infatti alle 15 andiamo a 25 km da Murgab, dove in una stalla condotta da alcuni contadini kirghizi, Misha fa allevare il proprio bestiame ossia capre, pecore, vacche e qualche yak. La strada la facciamo nella parte posteriore aperta di un furgone insieme a 6 pecore e, siccome ha anche iniziato a nevicare, fa un freddo boia!!! Ho il giubbotto più fino perchè pensavo fossimo in cabine durante il viaggio quindi quando arriviamo sono congelato: filmo la cattura di due yak e poi torniamo a Murgab, nelle stessa modalità, con il fatto che gli yak scagazzano e noi siamo a 50 cm dietro il loro culo.

Arrivati a Murgab, legano lo yak ad un palo perchè lo smembramento sarà domani mattina, dato che sono le 17 e sta già venendo scuro (oltre che ancora più freddo). Sono arrivati altre quattro persone da Langar per partecipare al matrimonio, quindi la casa è ancora più affollata: ogni tanto mi tirano in ballo nei discorsi ma la difficoltà nel comunicare rende lo scambio comunicativo ilare oppure interrotto.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 11110,29 Km                    Totale km da inizio viaggio: 14635 Km

Statico a Murgab

20 Ottobre 2010 – Murgab (TJ), Giorno 207, 6.30

 

Non ho molto da fare oggi e il mio obiettivo primario è rallentare un pochino dopo lo stress della valle di Wakhan. Non c’è internet nel centro turistico di Murgab, a dirla tutta un vero e proprio sito inutile dato che o è chiuso o non sanno niente. Le alternative di trovare internet sono il centro telecom, il quale però non sembra essere in possesso delle chiavi della stanza dove c’è l’unico cavo per la trasmissione dati oppure la banca, che però, ovviamente non mi fa utilizzare il loro sistema per fini privati.

Orsheda non lavora oggi quindi parliamo un pochino, nonostante le sue difficoltà in inglese. È carina, lavora come una matta (come tutte le donne tajike), sarebbe la donna giusta da prendere però…

Ci sono due modi d’innamorarsi: con la testa e con il cuore. Il primo modo va a comando e si basa su dei vantaggi che si vedono sul voluto partner. La seconda si sente punto e basta, non si controlla, è il risultato della connessione dei sensi e della mente.

Non so qui in Tajikistan come facciano a durare insieme alcune coppie, specie quando ci può essere completo ribrezzo di qualcosa base come l’odore o il contatto con il coniuge affibiato. Perchè si potra anche assecondare l’unione decisa dai genitori e approvata dal figlio/a sulla base delle credenziali familiari, però i sensi non si possono oltrepassare.

Il padre, Misha, arriva verso le 17 insieme al fratello pertanto occasionissima per sgozzare una pecora piccola. Le prime parti che vanno mangiate sono le interiora, meno resistenti alla durata nel tempo perciò, quando vedo il piatto invogliante di carne e, affondo la forchetta su un pezzo e mastico, sento il sapore ferroso di fegato che, non importa di quale animale sia, ma fa sempre cagare! Il resto è un misto di reni e cuore e qualche pezzo di carne “normale”: faccio sforzi, lavando la bocca con numerose tazze di thè, forse sorprendendo i miei ospitanti dato che ho riferito che non bevo tantissimo infuso.

Mi dicono che il matrimonio si terrà sabato perquanto riguarda Murgab e poi domenica andranno a Langar a fare la seconda parte della festa. M’invitano a rimanere con loro fino a lunedì, quando torneranno a Murgab ma ciò non è possibile per coinciliare con la data di scadenza del visto tajiko e quello di transito kirghizo. Accetto però di rimanere e partecipare alla parte di matrimonio chee avverrà a Murgab, quindi da due giorni che dovevo rimanere rimarrò quattro giorni.

La sorpresa dell’inattesa.

Tento di mettermi in contatto con qualcuno in Italia ma il cellulare tajiko sembra inviare sms solo a numeri italiani di alcune compagnie e basta (vodafone no) quindi gli unici con cui riesco a parlare sono i mascalzoni di Caterpillar, con il quale confeziono un ilare dibattito.

Km. percorsi oggi: 0 Km.                                                   

Totale km GWR: 11110,29 Km                  Totale km da inizio viaggio: 14635 Km

Tra kirgizi, yak e tajiki

19 Ottobre 2010 – Alicur (TJ) – Murgab (TJ), Giorno 206, 6.30

Riesco finalmente a dormire, anzi sto troppe ore a letto tanto che mi sveglio ripetutamente; la respirazione anche di notte a queste altitudini è anomala e sento il cuore battere più velocemente del solito.

Sino da appena sveglio Scooty mi fa combattere per metterlo in moto, infatti la carburazione che va bene all’accensione dopo un paio di minuti lo fa ingolfare. Perdo un ora, con dei signori che si avvicinano ed iniziano a suggerirmi se ho benzina, se ho questo se ho quello e, abbastanza maleducatamente, li ignoro.

Finalmente trovo il setting ideale, quindi mi avvio verso Murgab prima che il mio portento cambi idea su che rapporto stechiometrico giornaliero gli aggrada…

Conto ancora di pernottare a casa di Misha, ho il numero di telefono del figlio anche se proverò ad individuare la casa con l’indirizzo che mi ha dato.

C’è un passo a 4200 e qualcosa metri però essendo su asfalto, non ho nessun problema a salire se non per un tratto, nel quale devo spingere per un paio di metri.

Murgab si presenta anomalo, se non fosse che la prima cosa che noto e la presenza massiccia di persone con lineamenti asiatici: la popolazione è nominalmente un 50% tajika ed un 50% kirghiza. Il modo di vestire è uguale, con le donne con il capo coperto da un foulard ed alcune con il viso coperto per difendersi dalla polvere e dal sole. Anche se posizionato a 3613 metri sul livello del mare, il sole di giorno è forte e degli occhiali da sole sarebbero ideali.

Chiedo in giro finchè trovo la casa di Misha e Alec, un giovane di 28 anni, m’invita dentro casa: da come capisco, il mio arrivo non era previsto però i tajiki sono sempre veloci a mettersi in modalità “ho ospiti”. Della salsiccia di capra e riesco a conversare con Orsheda, la seconda sorella che parla un pochino d’inglese. È qui temporaneamente a fare l’apprendistato come insegnante nella scuola elementare mentre il resto del tempo studia storia all’università di Khojand.

L’unico internet cafè presente nella città non ha segnale oggi così vado a visitare il bazaar, composto da adiversi container con dentro praticamente gli stessi prodotti; per coloro del posto è più semplice andare a Osh in Kirghizistan per fare compere che in altra città tajika, dato che la più vicina sarebbe Khorog, che non è ben fornita come Osh. Kashgar in Cina non rappresenta un opzione per tutti, dato che alla gente servirebbe il visto, facendo lievitare il costo della merce che importano.

L’elettricità va e viene e solo di notte, tra le 21 e  le 9 di mattino è stabile, proprio quando serve alle persone…

Km. percorsi oggi: 105 Km.                                               

Totale km GWR: 11110,29 Km                  Totale km da inizio viaggio: 14635 Km

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