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Caro Laos

26 Marzo 2011 – Dondet (LAO) – Stung Treang (K), Giorno 364, 8.00


L’isola ci ha fatto rilassare, ci ha cullato tra le acque del Mekong ma dopo un paio di giorni di ritmo rallentato, sento il bisogno e la voglia di andare, di rimettermi in strada.

C’è sempre una percentuale di senso di colpa nel prendermi pause, nel rimanere fisso da qualche parte senza un motivo preciso, specie se il luogo non offre niente; per la serie, 10 giorni in Cappadocia ci possono stare, perchè anche stando seduti in un bar si è assorbiti ed inseriti nel magnifco panorama circostante, mentre 3 giorni qui sono già troppi. Il feeling da Rimini facile, da svenduta al turismo bieco del mordiefuggi backpackeriano, mette in moto le mie difese immunitarie a là “non sono come loro, non posso stare vicino a loro”.

E facendo un salto nel futuro, proprio questa sera incontro un ragazzo irlandese che sta girando queste zone d’Indocina in bici, in maniera piuttosto indipendente; abbiamo parlato di questo fenomeno, dell’attrazione che questa regione del mondo esercita in studenti che cercano un posto dove fare il proprio gap-year, il cui significato dista miglia dal concetto di anno sabbatico. Non c’è molto da riflettere, non c’è diversità tra i luoghi dal quale provengono e dove vanno, non c’è curiosità, c’è voglia di divertimento, quella si: così capita che si veda il Laos stando a Vang Vieng, Luang Prabang, Vientiane e Don Det. Questo da una visione fattualmente non comprensiva di quel che è il Laos: è assurdo definire uno stato secondo le sue città, quando queste rappresentano l’1% del territorio! Specie in uno stato che la parola città ha una significato esagerato, essendo quasi sempre meglio definibili come villaggioni.

Khon Phapheng

C’è la Cambogia a sud ed è lì dove non vedo l’ora di arrivare, però prima dobbiamo passare per l’ultimo caposaldo degli spettacoli naturali laotiani: le cascate di Khon Phapheng. Qui il Mekong ha il suo ostacolo maggiore lungo il suo corso, il problema che i francesi non riuscivano a oltrepassare per portare la merci da Saigon a Luang Prabang. Il fracasso dell’acqua schiantarsi sotto e gli spruzzi che si levano da questo spettacolo naturale sono una vera e propria highlight di un tour in Laos; a me colpisce la meraviglia che creano le acque per poi, girare lo sguardo 100 metri a valle del fiume e vedere di nuovo la tranquillità che contraddistingue questo corso d’acqua.

Arriviamo al confine, ci timbrano celermente il carnet de passage dei veicoli quindi quando siamo al controllo passaporti ci chiedono 2$ perchè oggi è sabato e va pagato l’extra. Mi rifiuto categoricamente specie che non sta scritto da nessuna parte e dopo aver discusso un po’ dico “Ascolta, se vuoi timbri altrimenti vado in Cambogia e ciao”. Non timbrano e noi passiamo la frontiera comunque, senza sapere cosa potrebbe accadere dal posto di controllo cambogiano.

La mia lettera di saluti al Laos deve spezzare il resoconto:

“Caro Laos,

sono state nelle tue terre quasi 35 giorni in tutto. Marco mi disse che per lui un mese era troppo nel tuo piccolo territorio, io ribattei dicendo che il tempo a disposizione sarebbe stato giusto sufficiente. Daltronde quanto è abbastanza?

Ed eccoci qui, ad uscire un giorno prima che ci scada il visto e l’ultimo giorno utile del carnet de passage, che non sappiamo se ci verrà chiesto in Cambogia. Mi scuso anzitutto di non aver visitato la plain of Jars su a nord e la zona di Attapeu però sai, gli altri stati chiedono la loro parte.

Quindi se dico che malgrado i 30 giorni ancora abbiamo dovuto sacrificare dei luoghi, vuol dire che non ci hai lasciato girare i pollici. Il tuo popolo è il primo pregio: persone che anticipano un sorriso a qualsiasi interazione, che stranamente per la zona, molto spesso non alzano il prezzo perchè siamo stranieri. Un popolo povero ma con dignità, un popolo che suo malgrado ha poco da offrire materialmente, ma disponibile comunque ad aiutarti. Un popolo che vive con 4-5 piatti tipici ma che sono delle delizie e che raramente mi ha fatto rimpiangere il cibo di casa.

Poi c’è il Laos inteso come territorio che posso definire con una parola: perla! Montagne ricoperte da vegetazione esotica nel nord, ricamate dai numerosi corsi d’acqua poi man mano nel centro viene ripreso il paesaggio del nord Thailandia, con distese acquitrinose. Il sud invece ha un aspetto aspro che muta in continuazione, dalla praterie alla semi steppa fino al confine cambogiano dove il Mekong fa brillare tutto ciò che tocca.

Vientiane, Luang Prabang, Luang Namtha e Pakse sono grandi villaggi che hanno un dinamismo molto soffuso, dove la lentezza è la prima caratteristica che colpisce e pian piano prende il sopravvento anche sul visitatore.

Ho due visti laotiani sul passaporto, ma chi lo sa se presto ne avrò un terzo…

Ricordo la quiete di Luang Namtha sedare la mia tensione per mettere a punto Scooty.

Ricordo la strada da Hongsa a Luang Prabang mettere alla prova ogni mia abilità e volontà di fare offroad.

Ricordo Vientiane e il suo skyline d’acquerello.

Ricordo la gente e i bambini dei villaggi accorrere ogni qual volta mi fermavo.

Ricordo Diego, la sua tenacia e la sua passione nel far ciò che fa.

Ricordo Don Det ed il dolce non far niente.

A presto

Claudio”

Alla dogana cambogiana è più facile: quando i doganieri non vedono il timbro di uscita laotiano, sorridono mettono il visto cambogiano e chiedono 2$ per fare il timbro di entrata. Rispondo sorridendo dicendo che questa tassa non esiste e loro lo sanno, così timbrano e sono in Cambogia!!!

La strada è in buone condizioni ma sarà il cielo coperto sarà la totale assenza di forme di villaggio nei 60 km che ci separano da Strung Treng che penso ad una sola parola: desolazione.

Campi lasciati incolti, cartelli che avvertono della presenza di mine e subito mi sembra di essere in un posto triste, povero e…dimenticato.

Strung Treng è una cittadina di medie dimensioni che vede il turismo passarci attraverso e coloro che si fermano qui è puramente per caso. Non c’è niente da vedere così troviamo una guest-house e dopo un rapido giro del centro per controllare il costo della barca per attraversare il fiume domani, siamo già di ritorno.

Come dicevo sopra, incontriamo questo ragazzo irlandese con il quale è interessante scambiare i propri punti di vista sul turismo e soprattutto ci concede preziose informazioni sul Vietnam, dove è stato tre mesi. Ci spiega che lì regna il Dio denaro e bisogna fare enorme attenzione e contrattare sempre prima dell’acquisto per evitare sorprese spiacevoli. Ci dice che le persone sono più riservate e non sorridono sempre come fanno in Laos, ma con i vietnamiti un sorriso o un vaffanculo va sempre meritato.

Dice una cosa interessante al quale non avevo pensato: la reazione che una persona ha, quindi di essere gentile o meno, deve essere meritato altrimenti non ha nessun significato.

Domani ci aspetta una giornata di offroad dalla qualità incerta quindi andiamo a dormire presto per essere belli carichi domani.

Km. percorsi oggi: 93,7 Km              Totale km da inizio viaggio: 19872 Km

Contiamo i cent

25 Marzo 2011 – Dondet (LAO), Giorno 363, 9.00

Un giorno di sano “non far nulla”, anche se questa definizione non si addice correttamente; c’è un trailer sul Laos da fare, quindi centinaia di filmati da vedere, da selezionare, una trama da costruire sebbene la storia debba essere molto “impulsiva”.

Nel frattempo i soldi della missione sull’isola scarseggiano e per aver più margine e tranquillità scegliamo l’opzione mega-economica per pranzo: noodles bolliti con delle uova sbattute dentro a mo’ di carbonara senza pancetta.

Il piatto raggiunge a fatica il giudizio minimo di commestibilità, con l’uovo ancora semi-crudo, rischiano salmonelle o aviarie varie. Tutto nell’isola trascorre lentamente: i backpackers se ne stanno rintanati da qualche parte a fumare l’erba che dicono essere di qualità eccelsa, ingurgitando piatti ormai triti e ritriti di cucina laotiana.

Questa isola non è Ko Phi Phi resa celebre dal film con Leonardo DiCaprio “The beach” e l’anima dell’auto-sostentamento regna appena si girà l’angolo di un bar che offre i “bucket” (secchielli) di alcolici. Ci sono campi, animali lasciati allo stato brado ed è così che ottengono la maggior parte del cibo, persino il pane è fatto qui nell’isola.

Alla sera, vista la penuria economica andiamo a mangiare indiano, sebbene dobbiamo restringere il nostro campo di scelta alle portate vegetariane che costano tra 1 e 1,4€. Prendo un curry di pomodori e patate molto buono, dal colore leggermente fosforescente che combino con del riso e spazzolo in 2 minuti e rimanere con della fame.

Non è solo una sfida economica, si tratta anche di controllare la propria ingordigia nei casi di necessità e guardare al sodo, cioè l’apporto calorico.

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 19778 Km

La mia isola

24 Marzo 2011 – Don Det (LAO), Giorno 362, 9.00

Don Det è piccolissima e nemmeno strisciando necessita più di una giornata per esplorarla ma noi vogliamo concludere la nostra permanenza in Laos esattamente in stile autoctono, ossia svaccando.

Il nostro solo punto di domanda è che abbiamo limitate risorse finanziare e i cambi offerti nell’isola sono quelli che potrebbe proporre un usuraio, quindi scegliamo il rigido controllo dei soldi ed un mercato chiuso che favorisce i beni già presenti nelle nostre tasche. Cinquanta euro sono un mucchio di soldi ma se ce ne sono 13,5€ per la guesthouse, 7€ per ritornare in terraferma, 8€ per i vari ingressi e 4 pasti a 2€ l’uno, si può immaginare che il margine per acqua ed altre cose è limitato. Sarà la nostra sfida!

Andiamo a piedi verso l’isola vicina di Don Khon, collegata con un ponte a Don Det e mentre c’incamminaniamo a piedi un ragazzo ci dà un passaggio in furgoncino per un paio di centinaia di metri. Poi ci mancano altri 3 km per arrivare al punto estremo dell’isola dove in teoria si possono vedere i delfini nuotare in questa zona di fiume in quiete. Sulla via incontriamo moltissimi simpatici animali, uno in particolare il porcocane: è un maiale pulitissimo, con il pelo ispido color marrone che visto da lontano passa facilmente per un cagnone. Vediamo molte chiocce con i rispettivi pulcini e, un po’ per vedere la reazione di “madre natura” tento di prendere un pulcino: oltre ad essere velocissimi, la gallina con le ali appena alzate emette dei suoni per nulla amichevoli e si avvicina per beccarmi e mandarmi via.

Don Det

È caldissimo, non ho messo la crema di protezione solare e pian piano mi sento cuocere sotto la temperatura tropicale laotiana; arrivati alla punta, di delfini nemmeno l’ombra e a quel punto solo una noce di cocco è il ristoro migliore. Decisamente diversa da quella che si trova da noi, questo cocco è verde, il liquido interno ha un sapore molto acquoso e la polpa è morbida, tanto che la rimuoviamo con dei cucchiai.

Mentre torniamo indietro incontriamo di nuovo il ragazzo che ci diede il passaggio in mattinata ed ancora una volta si offre di portarci avanti, fino a Don Det, facendoci risparmiare una sudata ancor più fradicia e la definitiva ustione solare.

Alla sera, cerchiamo il posto più economico per mangiare e lo individuiamo in un ristorantino laotiano con dentro alcuni scoppiati intenti a fumare marijuana. La signora non mi sembra felicissima del nostro arrivo, perchè sono le 8 e qui è sinonimo di chiusura; comunque ci prepare i piatti che ordiniamo che però non raggiungono nessun livello di gloria.

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 19778 Km

L’abbiamo sgamato!

23 Marzo 2011 – Pakse (LAO) – Don Det (LAO), Giorno 361, 8.00


È arrivato il giorno di dire addio a Pakse e ai saluti a Diego, compatriota che ho già avuto modo di elogiare nei giorni precedenti. Mi dispiace, perchè Pakse è stato il posto ideale per recuperare un po’ di lustro e forma e le giornate trascorse qui non sono state benefiche solo sotto questo punto di vista, ma anche per ciò che ho imparato. Diego è stata una fonte inesauribile di notizie sul mondo, e sebbene sia ora in Laos e la finestra sul mondo a disposizione sia limitata, è aggiornatissimo sugli eventi. Posso definire il romano come una radio, non una di quelle radio che si ascolta mentre si è in bagno oppure mentre si sta lavorando, ma una radio che necessita la tua totale attenzione.

Spero con tutto il cuore che questo ragazzo torni in Italia prima o poi e porti a termine la sua idea di entrare a far politica, perchè queste sono le teste che servono a risollevare l’Italia.

La mia roba è sparpagliata a destra e sinistra e, conoscendomi, so che faccio così quando non mi sento temporaneo in un posto ma quando non retoricamente mi sento a casa. Chissà che magari non ritorno di qui, tanto Diego ha il contratto fino a giugno 2012 quindi magari dopo aver terminato l’andata dell’Indocina, faccio un’altra “immersione” laotiana.

Le isole della zona denominata 4000 islands (4000 isole) dista circa 160 km, tratto che dovrò fare ad una velocità inferiore ai 40 km/hr per fare del rodaggio al pistone che ho sostituito un paio di giorni fa. Ci fermiamo vicino a Pathoumphon, dove pare esserci una riserva di elefanti e siamo desiderosi di portare a termine il conto che abbiamo aperto ancora 20 giorni fa a Hongsa. Prendiamo lo sterrato verso Attapeu e dopo una quindicina di chilometri arriviamo al centro informazioni dove c’è un elefante giovine in attesa proprio di noi! L’abbiamo trovato!

Alla fine l'abbiamo sgamato!

Rifiutiamo il tour che costa una cifra esorbitante però filmiamo e fotografiamo il giovane pachiderma, mentre si spara addosso con la proboscide la terra che scava con la stessa. È un bellissimo animale, un capolavoro della natura e vederlo compiere i suoi movimenti riflessi è uno spettacolo: sbatte sempre le orecchie, usa la proboscide per “rinfrescarsi” con getti di terra. Certamente non è una bestia da sottovalutare quindi teniamo sempre una distanza di sicurezza, non si mai che s’incazzi e mi faccia il pandemonio.

Contenti della nostra scoperta, abbiamo terminato quella che era la nostra spina sul fianco e possiamo scendere con tranquillità verso le isole sul Mekong, dove trascorreremo tre giorni di relax prima di entrare in Cambogia. Infatti, poco prima del confine Laos-Cambogia, il fiume si allarga ramificandosi, formando delle isolette, alcune di queste abitate tutto l’anno. Saltiamo Don Khong, la maggiore delle tre isole nonchè la più chich e miriamo a Don Det, definita anche la Vang Vieng del sud, definizione che mi fa un po’ rabbrividire. Don Det è collegata a Don Khon quindi stando in una potremo anche muoverci nell’altra. Lascio lo scooter sulla terraferma dato che non ha molto senso portarselo in un’isola che misura 500 metri in lunghezza.

La sera andiamo in un bar costosissimo che però ha internet; qui incontriamo un ucraino ed un russo della Kamchatka e riesco a riesumare un po’ del russo che ho appreso quando in Asia centrale.

Km. percorsi oggi: 166 Km               Totale km da inizio viaggio: 19778 Km

Cominciamo con i Wat

22 Marzo 2011 – Pakse (LAO), Giorno 360, 8.30

Vicino a Pakse, o meglio molto più vicino alla città di Champasak c’è un tempio di origine khmer che è annoverato come patrimonio dell’umanità dall’UNESCO e, se non sbaglio, è l’unica cosa in Laos oltra a Luang Prabang.

Si chiama Wat Phou e una decina di anni fa aveva un team di archeologi italiani occupati a restaurare una parte di esso. Andiamo in moto e quando arriviamo Marco decide di non entrare perchè il biglietto costa troppo (30.000 Kip, 3€).

Non escludo di voler tornare un giorno qui in Laos, ma è bene che se questo non dovesse accadere, ho visto ciò che c’era da vedere o che volevo vedere. Sono daccordo che i templi hanno un po’ rotto le palle, però essendo questo stato costruito da un altro impero presumo che lo stile possa essere diverso.

Wat Phou

Appena entrato capisco che non si tratterà dell’ennesimo tempio buddhista con statue del profeta quà e là, ma di una costruzione con architettura be distinta e simile alle immagini viste altrove di Angkor Wat. Oltre al bacino d’acqua a valle, l’intero corridoio che porta al tempio vero e proprio posizionato ai piedi di alcune montagne, ha colonne a forma fallico equidistanti tra loro. Una scala ripidissima porta al tempio che venne costruito in questo posto perchè qui trovarono una risorgiva di acqua calda; la struttura ha un vago aspetto familiare, con figure pagane scolpite nelle pietre.

Terminato il giro del tempio e ora di andare in un posto che ci è stato caldamente consigliato: il ristorante friulano di Champasak! A quanto ci è stato detto, questo tizio è stato un dei pochi ad avere subito le conseguenze dell’esplosione di Cernobyl pertanto non può rimanere in posti freddi o troppo umidi, quindi quando in Italia è inverno e autunno, si sposta qui. Al ristorante non c’è, quindi affidiamo le nostre aspettative sulla bella cuoca giovane laotiana; il menù è scritto in fiulano e inglese, ed io mi lancio in della coppa di maiale fatta in casa, delle fettuccine al ragù e una palacinkha finale. Non voglio esagerare ma è stato tutto semplicemente squisito, una cosa da lacrime agli occhi, specie dopo così tanto tempo di finte pizze, presunto cibo italiano o totale digiuno di mangiare di casa mia.

Consiglio caldamente a chiunque si rechi da queste parti e sia in bisogno di un pasto conosciuto, questo ristorante che per 80.000 Kip (8€) mi ha reso felice. Si trova nel centro di Champasak ed è impossibile non trovarlo.

Al ritorno a Pakse, Diego ci spiega che oggi è il giorno dedicato alla palestra se non fosse che…iniziamo a parlare di socialismo all’italiana, della politica di opposizione, dei delegati italiani a Bruxelles, dell’occupazione marocchina del Western Sahara e in pochissimo, ci ritroviamo che sono le 19.30 ed è forse meglio andare a mangiare.

Scegliamo il ristorante indiano Jasmine nel centro di Pakse che sforna dei curry buonissimi e così insieme abbiamo  la nostra ultima cena insieme.

Prima di andarcene troviamo una coppia di sessantenni francesi che incontrammo a Luang Namtha, che stanno girando il Laos noleggiano motorini quà e là, come facciamo noi che di anni ne abbiamo 30 in meno.

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 19612 Km

Il caffè visto da vicino

21 Marzo 2011 – Pakse (LAO), Giorno 359, 7.00

A est di Pakse ci sono le coltivazioni di caffè del Laos, più precisamente in una regione chiamata Bolaven plateau. Ci siamo messi daccordo con colui che viene considerato dalla scena di Pakse come il guru sul caffè, coui che si è trasferito dalle terre olandesi per rendere la sua passione, lavoro.

Partiamo alle 8 circa e in una mezz’ora colmiamo il dislivello di altitudine di 1000 metri e raggiungiamo Paksong. Trovare il negozietto di colui che si fa chiamare Mr. Koffie, non è per niente difficile dato che l’unica segnaletica che indica “Coffee” può essere sua.

Subito l’olandese infila la sua storia e gli chiediamo se possiamo fargli alcune domande di chiarimento sul mondo del caffè; dopo un paio di panoramiche, mi dice che sono praticamente un “ignorante” del settore e che ci deve istruire prima con un corso e poi, quando sapremo, potremo fargli delle domande.

Ma perchè le persone devono essere così maleducate? Non ci siamo presentati come esperti, tantomeno che vogliamo chiedergli i segreti del caffè e della sua produzione.

Piantagione di caffè

Accettiamo di fare il corso, però il rapporto è già incrinato e non mi va nemmeno di ascoltare l’arrogante saputello. Ci dà da bere 5 caffè per notare la differenza tra il suo caffè di altissima qualità che nemmeno può venir paragonato a quello di altri produttori della zona. L’arabica mi fa schifo mentre il robusta e molto buono ma lui non sembra farci caso, daltronde siamo dei neofiti, o degli ignoranti…

Il tour si rivela prolisso e il Dr. Koffie non è capace di mantenere l’attenzione pertantot vedo alcuni degli altri partecipanti, anch’essi svogliati o annoiati. Al termine, gli faccio delle domande che per niente differivano da ciò che avrei chiesto senza fare il corso.

Gli esperti di un settore tendono ad avere un ottusità mentale particolare: ossia che il loro mondo debba venir spiegato nella sua interezza, ma in questo caso non è quello che m’interessava filmare. Potevo anche ascoltarlo (se non fosse stato arrogante sin dall’inizio), ma non sto e non voglio fare Linea Verde.

C’è lo scrolliamo di dosso verso le 14 e torniamo a Pakse entrambi intensamente addormentati. Avrei detto che l’effetto della caffeina, se assunta in maniera così grossa, fosse di svegliare invece sembra che noi abbiamo fatto overdose. Il ristorantino indiano in centro ha il compito di portarci in quà e devo dire che il cibo è veramente squisito e gustoso e ci fa dimenticare velocemente l’espertone olandese.

A casa ho ancora Scooty ferito e non funzionante: se non è il carburatore e nemmeno la trasmissione, rimane solo che controllare il motore. Ad una prima occhiata sembra tutto apposto, dopodichè prestando maggiore attenzione noto che la sede di una fascia di è smussata e la fascia e leggermente sbeccata. Cambio i due componenti con un pistone e delle fasce nuove e quando calco la pedalina per metterlo in moto, lo scooter romba con furore solito.

Scooty ri-ri-ri-ri-risorge.

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 19612 Km

La curiosità

19 Marzo 2011 – Pakse (LAO), Giorno 357, 9.00

La giornata inizia come tante altre, come le tante che invece di potermi godere il relax nel modo più totale, sono sempre state viziate dalla ripetuta azione di smontaggio dello scooter e ricerca di quale fosse il nuovo problema.

Siamo alle solite: carburatore sporco, volano orrido e una pulizia generale che dovrebbe riportare in vita il veicolo. Daltronde percorrere queste strade, vuol dire tirare su una polvere bestiale quindi il povero due ruote ha effettivamente un ruolo difficile, ben diverso da quello che che è stato progettato. Si e no le moto da enduro sono pensate per un possibile attraversamento di fiumi, non uno scooter 50 prettamente stradale.

Ma io ho convertito l’uso del mio Scooty, l’ho adattato alle mie esigenze perchè quello è ciò che avevo e quello è ciò che potevo utilizzare. Potevo prendermi la motorona, sbancare distributori facendo 100.000 chilometri e arrivare in Laos in un terzo del tempo, vedere un cazzo, interagire con tanti benzinai. Ma la moto non c’è l’avevo e nemmeno mi piace perchè la trovo pericolosa; lo scooter era lì, nessun investimento ulteriore se non minimo e l’abilità di trasporto era più o meno simile (toglili un bel paio di limiti).

Ma ciò che mi spingeva a partire era la curiosità.

Ora quasi un anno dopo quel 28 marzo 2010, questa si è affievolita: la normalità del viaggio si è insinuata ed un certo senso di poca tranquillità causata dall’inaffidabilità del mezzo. Ho imparato a spingere il carretto nelle difficoltà, a dire “come c’è un ostacolo, c’è una soluzione” ma ora la soluzione nella mia testa è diversa, la mia curiosità comincia a spostarsi altrove e così pure gli obiettivi.

Gli obiettivi cambiano, l’entusiasmo rimane.

Km. percorsi oggi: 0 Km.                  Totale km da inizio viaggio: 19612 Km

Stalle e stelle

18 Marzo 2011 – Toumian (LAO) – Pakse (LAO), Giorno 356, 7.20


Ci svegliamo nel villaggio che ieri sera era in pieno torpore da sonno e al mattino ci troviamo di fronte all’irruenza mattutina dei laotiani, che regolati dal sole, svolgono le attività a seconda della luce giornaliera.

A noi mancano ancora molti chilometri ed oggi alle 14.30 ho un’intervista radiofonica con radio 105, quindi devo calcolare anche questa stop. Il primo obiettivo è Salavan, una delle più grandi città nell’interno del sud del Laos ed è dove miriamo ad avere finalmente un pasto con soddisfazione, dopo la miriade di zuppe annacquate.

C’è ancora un ponte in sospeso nella strada dei ponti rotti e quando ci arriviamo capiamo subito che questo è attraversabile. Persone in motorino e motocoltivatore seguono una traiettoria precisa che, dopo averla sondata a piedi nudi, certifichiamo come fattibile.

Prima passa Marco, con io davanti a segnalargli dove passare; essendo lui basso e la moto alta, se perdesse l’equilibrio o scivolasse in una della roccie piene di muschio, significherebbe quasi di sicuro un immersione totale. Poi tocca a me, in mutande, con lo scooter carico a guadare il fiume: soffoca la ventola annegata, rallenta la trasmissione sommersa, l’acqua sfiora il bordo del filtro dell’aria, ma menefreghista, Scooty spinge avanti.

Ora sono orgoglioso del mio prode.

Salavan è un grande villaggio più che una città e troviamo solo due posti che fanno riso fritto a dei prezzi allucinanti, quindi faccio penitenza e prendo l’ormai consueto secchio di brodaglia vietnamita, il pho. Dico a Marco che riparto anche se mi fermo 10 minuti a Pulire il filtro che è in condizioni pessime e a dare una spolveratina allo scooter. Quando riparto, qualcosa non funziona e la velocità massima che riesco a fare è di 30 km/hr; Marco non si vede e sono le 13, pertanto l’unica soluzione per raggiungerlo, se è davanti, è di controllare lo scarico.

La marmitta è a posto, purtroppo non posso controllare il resto essendo a corto di tempo per l’intervista quindi decido di andare avanti. Ad andatura minima vado avanti, sperando che il Ture mi aspetti come sempre fa, e non si pensi di andare avanti. E invece no, lui continua e quando lo chiamo con un cellulare che mi faccio prestare mi dice che è 40 km più avanti, non si sa per quale minchia di motivo. Lui ha il telefono dove devo ricevere la chiamata, quindi alla fine non riesco a fare l’intervista.

In tre ore copro i 100 km che mi separano da Pakse, dove ad ospitarci ci sarà Diego, un ragazzo romano incontrato alla festa di carnevale a Vientiane. Abita poco fuori dal centro in una casa enorme che condivide con un ragazzo tedesco. Prima del Laos ha vissuto in India, Vietnam e Cambogia quindi è una perfetta fonte d’informazioni per saperne di più riguardo gli stati che dovremo affrontare. Qui dovrà stare fino al giugno 2012, come responsabile di campo per un progetto di coordinamento, sviluppo e diffusione della conoscenza medica specifica in alcuni settori.

Alla sera ci troviamo con dei suoi amici expat e veniamo a conoscenza che a Paksong vive un signore olandese, che fa dei tour sulle piantagioni di caffè e spiega come funziona questa industria e, soprattutto, fa delle degustazioni di caffè.

Ecco il programma che si decide da sè.

Km. percorsi oggi: 180 Km.              Totale km da inizio viaggio: 19612 Km

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