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Anche le piccole cose sono grandi missioni
02 Dicembre 2010 – Almaty (KZ), Giorno 250, 10.30
Mi sveglio alle 10.30 dopo 16 ore di sonno in un bagno di sudore ma con la testa molto più leggera, anche se sento di non essere ancora al 100%. È il giorno prima della partenza quindi mi rimangono i dettagli miseri da eseguire come trovare da qualche parte uno scatolone dove poter mettere il casco e la “merce pericolosissima” alias il serbatoio dello scooter. Si, perchè non me l’hanno fatto portare insieme allo scooter perchè puzzava di benzina e ciò non era permesso però a me, cari controllori del pelo sull’uovo non mi fregate, quindi me lo porterò come bagaglio che passerò al check-in dentro un bel box di cartone.
Ci tengo a spiegare questo esempio che analizzavo per dimostrare quanto un’apparente minchiata sia una piccola impresa:
- mi serve uno scatolone, dove trovarlo?
Ad Almaty sembrano non esistere i cassonetti, essendo essi concentrati in punti specifici entro i vari blocchi di edifici e soprattutto non fanno la raccolta differenziata, quindi se ne trovassi uno, dopo aver raspato nell’immondizia, sarebbe sicuramente maleodorante.
- Prendilo fuori da un supermercato?
Almaty mette in mostra i lustrini kazaki pertanto l’immondizia dei supermercati rimane nel retro chiuso da cancellate oppure nei sotterranei.
- Come si dice scatolone in russo?
Dubito che i facchini conoscano l’inglese.
Al Ramstor compro della carne dato che il filetto di vitello costa meno degli altri tagli di carne quindi due bistecche per un tot di 250g a 1,50€. Chiedo di darmi uno scatolone dato che sicuramente ne hanno e me ne portano uno che è troppo piccolo, dicendomi che è l’unico che hanno…
Quindi vado nei due chioschetti vicino a casa, senza tanta speranza ed invece ecco che intravedo quello che serve a me. Ritorno a casa per lavare da cima a fondo il serbatoio (all’esterno) e poi impacco casco, serbatoio e dei vestiti. Tutto è pronto e spero di esserlo anch’io domani alla partenza senza questa febbre improvvisa.
Alla sera cena di addio con Alexios con una pasta preparata da me con il concentrato di pomodoro (che schifezza) e del vino rosso che non è proprio l’ideale se si sta male. Parliamo fino a l’una dopodichè devo congedarmi dato che alle 5 devo svegliarmi per andare in aeroporto.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 12441,29 Km Totale km da inizio viaggio: 16079 Km
Scooty parte da solo
30 Novembre 2010 – Almaty (KZ), Giorno 248, 8.30
Scooty è ora di partire però quest’oggi lo farai senza di me.
Dato che lo devo spedire per via aerea, ieri sera avevo tolto la coda ed oggi devo smontarlo ulteriormente affinchè occupi un volume ridotto. Seguo le indicazioni verso l’aeroporto pensando che sicuramente nei 15 km che mi separano ci debba essere un auto lavaggio con vicino anche un’officina. Così quando trovo un autolavaggio che mi piace mi fermo e lo faccio ripulire anche se la tizia non fa per niente un buon lavoro; 100 metri dopo c’è uno spazio con diverse autorimesse mi fermo lì daltronde mi serve solo una 24 a tubo a dire il vero, per togliere la ruota dietro. Quando vedono uno straniero vedo gli occhi dei tizi illuminarsi preventivando sovrapprezzi, cosa che svanisce non appena gli chiedo se mi prestano alcuni utensili e che il lavoro lo farò io. Accettano comunque, quindi prima gli specchietti, poi il manubrio e alla fine le due ruote vengono tolti dal resto del telaio. Per rimuovere l’olio devo fare un giro incredibile togliendo prima il supporto della borsa laterale, poi il filtro dell’aria e solo allora riesco ad avere accesso vicino al rubinetto dell’olio. Infine scollego la batteria e sgonfio le due ruote quindi in circa tre ora ho fatto tutto ora mi rimane solo trovare qualcuno che mi dia un passaggio a me e allo scooter fino all’aeroporto. Alcuni dei signori che si trovano nelle officine si offrono volontari di mettere il tutto in auto per 5000 Tenge (25€) però io a naso dico che sono 3 km quindi non si ha da fare, massimo pago 2000 Tenge, e loro spingono avanti il portiere del posto che a malavoglia mi porta con la sua Megane station.
In aeroporto trovo Abas Ibraimov il ragazzo che lavora per l’agenzia di spedizioni che dopo avermi fatto completare alcune carte mi porta sul luogo dove posso scaricare lo scooter. Sembra tutto procedere bene, anche se c’è moltissima gente a scaricare quindi non hanno tempo di “verificare” il mio scooter finchè arriva la responsabile dei trasporti e mi dice che avendo lo scooter un motore va considerato come “dangerous goods” (merce pericolosa) e non si può quindi spedire con AirAstana. Le spiego che ho tolto il motore (non vero, l’ho solo nascosto con un sacchetto bianco) quindi lei, per rimanere fedele alla linea, mi chiede se ha la batteria e io rispondo di no (non vero) quindi mi dice di aprire il tappo del serbatoio e mi dice che dalla tanica viene fuori troppo odore di benzina, il che rende lo scooter merce pericolosa! L’unica cosa che ho fatto sul serio come estrarre tutta la benzina, non va bene neanc’ora.
Mi suggeriscono di ripulire il serbatoio però qualsiasi persona con un cervello può immaginare che un recipiente che ha portato benzina per 10 anni nemmeno se lo lavi con il Chanel 7 saprà da odore diverso. Chiedo ad Abas di farmi un preventivo con dei carrier alternativi che possono portare “dangerous goods” e mi vengono fuori cifre di 1500€ e passa.
Non si può fare, il pensiero di abbandonare lo scooter causa un prezzo di trasporto al di fuori della mia portata fa il suo ingresso nella mia mente intorpidita.
Pensa Claudio, pensa.
“Hey Abas, e se io lo tolgo il serbatoio possiamo spedire lo scooter?”
Vedo il suo volto illuminarsi, chiama la tizia dei controlli che da risposta affermativa: lo scooter senza serbatoio pericolosissimo può volare!
Sono le 17.30, fa freddo forte e l’aria che tira nel magazzino aperto nel quale mi trovo dalle 13 mi fa venire i brividi a ripetizione. Corro in magazzino, in 20 minuti tolgo il serbatoio e poi chiedo ad un magazziniere, Ramadan, per il prezzo altissimo di 8000 Tenge (con il senno di poi…) d’impaccarmelo su pallet e poi avvolgerlo con strati cellophane prima che cambino idea.
Torno da Abas felice e stanco di essere riuscito a completare le pratiche, dicendogli che tornerò l’indomani per pagare. Il furgoncino della sua azienda mi da un passaggio fino in centro Almaty risparmiano 10$ di taxi e quando arrivo a casa, Alexi mi dice che vuole andare in un ristorante uzbeko con due sue amiche.
Nonostante ne ho due palle del cibo dell’Asia centrale e la parte uzbeka certo non era tra le migliori, vado e non sbaglio dato che una delle sue due amiche, Jamelia, è veramente bella. All’inizio si tiene sul serio quando parla con me ma dopo un po’ si molla e comincia ad essere più piacevole; Alexi mi chiede di portarla fuori domani ed io rispondo con la solita espressione intelletuale:
“Mah, baff uff mah boh”.
Christian Vieri sarebbe stato fiero di me.
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Almaty
28 Novembre 2010 – Almaty (KZ), Giorno 246, 9.30
Colazione spirituale con Alexi, dato che entrambi siamo addormentati forte ed i due nostri compañeri di viaggio si sono già svegliati e sono andati a fare colazione al Coffedelia, cafè trendy di Almaty. Quando tornano hanno un piano di visita della città che m’incoraggia ad unirmi a loro pertanto quando sono le 11.30 iniziamo il nostro toru turistico: partiamo dalla piazza della Repubblica locata praticamente a 100 metri da dove abitiamo ma in senso opposto a dove andrei abitualmente, cioè verso nord. Una caratteristica che rende l’orientamento facile ad Almaty è analizzare la pendenza della strada: essendo la città kazaka situata a nord delle montagne che separano Kirghizistan e Kazakhstan, la discesa va da sud verso nord, contrariamente alla mia idea che le montagne siano sempre a nord (Dolomiti rules…).
Il primo posto dove ci rechiamo è a prendere la cabinovia di Kök-Töbe che porta in cima alle montagne vicine alla città. Purtroppo oggi il cielo non è clemente come non lo è stato nei giorni scorsi quindi il cielo è super annebbiato e non si riesce nemmeno ad avere una vista completa sulla città. Così dimentico di ammirare il paesaggio incantato e mi dedico a conversazioni ben più interessanti con Simon e Alejandra. Il ragazzo lavora nell’ambasciata tedesca di Bishkek e mi dà alcune indiscrezioni sull’ambasciata italiana in Kazakhstan, responsabile anche per il territorio kirghizo. Coloro che vogliono chiedere un visto italiano possono andare al consolato italiano a Bishkek o da loro, solo che, come mi spiegava, colui che era responsabile dei visti ad Almaty non voleva prendersi la responsabilità di conseguenza in ambasciata tedesca avevano un faldone di pratiche non evacuate. Altre fonti mi dicevano che del personale diplomatico in Europa, gli italiani sono quelli che prendono di più e, fatti i debiti conti, anche tra quelli che fanno di meno dato che non vedo nessun British council, Goethe Institute, Institut Francais o, a parte alcune eccezioni a Yerevan, di eventi organizzati dall’ambasciata italiana.
Alejandra invece lavora come insegnante di spagnolo in uno studio incentivato dall’ambasciata spagnolo e prima di Bishkek era stata due anni in Uzbekistan, che definisce i due anni più schizofrenici della sua vita: avere le conversazioni telefoniche registrate su nastro, email spiate, perlustrazioni in casa quando lei non c’era ed un governo “permaloso” e di contro delle persone fantastiche.
Andiamo poi al museo nazionale e devo dire che è una delle migliori esposizioni della storia di una nazione che ho visto sinora: ordinato, con una progressione logica, enorme, descrizioni in tri-lingue e l’ultimo piano una spettacolare circo propagandistico del presidente Nazarbayev e di quanto immenso fosse ciò che ha compiuto, e forse non ha nemmeno tutti i torti visto che il Kazakhstan è il paese più omogeneamente ricco.
Simon e Alejandra decidono di andare in sauna mentre io mi rifugio in un bar dove malauguratamente incontro la tedesca ed una kirghiza del party del giorno prima che ieri mi avevano detto ben poco, quindi sparò un po’ di formalità del cazzo prima che il silenzio prenda lo spazio che merita e mi dedichi interamente al pc.
Quando torno a casa c’è idea di preparare una cena e Alejandra ha preso le redini della cucina dato che ha avuto la scriteriata idea di dire che le piace cucinare quindi tutti noi maschietti cinici e scansafatiche abbiamo reagito a là “E allora…”. Cucina spagnola in tutti i sensi: se noi italiani usiamo l’olio di oliva loro usano olio da far competizione ai cinesi. Però che buono: quindi quichè di zucchine e la classica tortilla che non sbaglia mai, il che tutto riassunto significa uova e olio in quantità industriali.
Alla cena partecipano anche tre amiche di Alexi e dopo la cena ci lanciamo tutti in discussioni politiche a livello globale, una volta parlando dell’imperialismo americano con Alexi che compie il ruolo dello strenuo difensore, e poi della situazione geopolitica dell’Asia centrale. Quando tutti se ne sono andati, Alexi ammette che con gli europei è più semplice avere discussioni di un certo valore forse perchè tendono ad interessarsi di più della situazione globale rispetto ai suoi conterranei.
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Cambio d’alito
27 Novembre 2010 – Almaty (KZ), Giorno 245, 9.30
Visita veloce della parte sud di Almaty partendo dalla accademia della scienze, edificio costruito durante l’unione sovietica, che però ha un minimo di design e dei colori che ne fanno risaltare l’imponenza e la grandeur. Shevchenko ulica è la via elegante tanto che potrebbe sembrare di essere in una delle viette vicino a Notting Hill a Londra mentre Abylay Khan è dove sono concentrate le boutique di vestiario di origne esclusivamente occidentale. A terminare la mia visita giornaliera è l’università anglo-kazaka, che funse da parlamento fino al 1997, quando la capitale venne spostata ad Astana.
Sfido il mio stomaco con un kebab che non è molto oliaceo ma pieno si salsine maledette che certo non aiutano la digestione di un cibo che è già impegnativo di suo.
Quando torno a casa sono incontro i due altri couchsurfers che staranno per il weekend, Simon dalla Germania e Alejandra dalla Spagna. Scambiamo alcune parole prima che debba dedicarmi totalmente ai fornelli per la cottura delle melanzane con pomodoro e mozzarella, il piatto che io e Alexi porteremo alla festa del ringraziamento (Thanksgiving) organizzata da alcuni americani in una casa. Il manicaretto ha un aspetto delizioso nonostante le mie doti di cuoco siano mediocri. Alla festa la quasi totalità dei partecipanti è americana se si esclude una tedesca e due-tre kazaki; Alexi m’introduce alle persone che conosce in modo che io possa interagire con qualcuno e questo funzione però, come spesso mi accade con gli americani da stereotipo, non trovo molte parole dopo uno scambio di battute iniziale discoraggiante.
Tendo a rispondere alle domande standard nel modo pià breve possibile; è forse il mio metodo per verificare l’effettivo interesse dell’interlocutore dalla conversazione di circostanza che mi fa solo cambiare l’alito…
Alexei a metà party mi confida di essere deluso dalla serata e che vuole andare a casa dopo poco, però alla fine cambia idea ed anzi ci aggiungiamo al gruppo di un paio di ragazzi che dalla festa vanno in un altra casa dove continuare a chiaccherare. Ormai non ho più molto da dire e quando la ragazza tedesca mi chiede perchè non parlo, gli rispondo che preferisco parlare meno e meglio…
Giungiamo alla fine di questo party e mentre camminiamo verso casa, Alexi mi conferma che è stato pessimo e che come Thanksgiving (che per gli americani può venir paragonato a Natale) si aspettava una cena più organizzata e delle persone che fossero più interessanti. Alexi è molto intelligente ed ha una buona cultura e discutere con lui è un piacere, sapendo che da un argomento ne sorge un’altro oppure è in grado di dare un risvolto che non ci si aspetta.
Km. percorsi oggi: 0 Km.
Totale km GWR: 12441,29 Km Totale km da inizio viaggio: 16079 Km
8 mesiversario di viaggio
28 ottobre 2010 – 27 novembre 2010
Passo di Irkeshtam (KG) – Almaty (KZ)
31 giorni Totali, 1.122 km nel mese corrente, 16.079 km Totali
Spesa totale: 557.01 €.
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Mese kirghizo con fuga finale kazaka.
Dall’insoddisfazione iniziata a Irkeshtam non sono riuscito a riprendermi completamente prima di arrivare a Bishkek e trovare, per così dire, casa. E sebbene questo sembri un concetto nuovo ed inedito rispetto alla diametralmente opposta natura del viaggio, la sensazione casalinga sorge solo dove ci sono persone che ti fanno sentire in tale situazione. Quindi questa ricerca dell’ambiente dove ci si trova a suo agio e che quando lo si lascia si sente un vuoto dentro per un paio di giorni è forse il leit-motif del mio intrepido andare. La strada poi ha il ruolo altrettanto importante di farmi maturare nelle ore in sella, con scenari che possono influenzare il proprio umore ed incontri spontanei in grado di dare un nuovo risvolto alla giornata. Cronostoria Trip 2010 – Ottavo Mese
Quindi arrivo Bishkek con i suoi espatriati italiani che mi ha fatto sembrare la capitale kirghiza una Pavia a caso, se non fosse che il contorno esotico di occhi a mandorla rendesse il tutto un pochino più esotico.
Mi è quindi capitato di pensare perchè queste persone sono arrivate a Bishkek e si sono fermate oppure coloro che vanno a Londra e si fermano o in qualsiasi altra città. Io ho vissuto un tempo superiore a tre mesi in 5 città, rispettivamente Carbonera (allargo a Treviso), Londra, Brighton, Torino e Colonia e solo nella prima nel quale sono nato, sento un magnete attrarmi per vivere. Tutte le altre città mi sono sempre sentito ad-interim per qualche motivo e questo non vuol dire che non abbia colto che il posto aveva da offire, semplicemente mancava qualcosa. Non è un discorso romantico, chissà se alla fine tornerò lì o in qualche altra provincia però troverei insopportabile vivere in città dove il turnaround di persone è alto di conseguenza, non si creano collegamenti temporali lunghi, tipo con il cartolaio oppure il panettiere. È un discorso rurale anti-cittadino che sembra strano considerato che cambio posto ogni due giorni e spesso mi trovo in grandi città, però come espresso sopra, talvolta si sa per qualche motivo che le cose saranno…ad-interim.
Ci sarà una svolta a breve in questo viaggio quindi nuovi luoghi e nuove esperienze.
Il canto del cigno della fase uno di “Dove giungere” sta arrivando.
English version
Kyrgyz month with final Kazakh escape.
Started in Irkeshtam with a level of dissatisfaction very high, consequence of the “democratic stubbornness” of Chinese bureaucrats in not letting me inside the country: the low period endured until Bishkek when I found, let’s say, “home”.
Although this concept seems new and unprecedented compared to the rest of the trip when I have always been on the move, the home feeling flourishes only in special occasions, when the people you are with make you feel as such. So this research of a place where I feel like home has been almost the leit-motif of my trip; the road has on the other hand the specific role of letting me develop the thoughts and the experiences I mature in places; influencing my mood with its landscapes and random meetings with other people of the road that can be source of the unexpected.
So I arrived in Bishkek with its little community of Italian expatriates that made the Kyrgyz capital looking rather like Pavia, to say one, if it wasn’t for the beauties with slanted eyes making everything more exotic.
I was also asking myself why these people came to Bishkek and stopped here to live or those that do that in London or any city. I stayed for a period longer than 3 months only in 5 cities, Carbonera (let me say Treviso), London, Brighton, Turin and Cologne and only the first one has the magnet attracting me to live there. In all the other cities I always felt somehow ad-interim and this does not mean that I did not catch the chances I had to enjoy the place, but simply something was missing. It might sound romantic even because I’m not sure I will return exactly to my hometown but definitely I would find unbearable living in a city with a big turnaround of people where you don’t create the sort of routine relationships (with the baker, the newsagent etc). It is a rural definition which might sound strange for somebody who has been always on the move in the last 8 months and often in big cities, but as I said above, something is meant to be…ad-interim.
There will be important news regarding the future of this trip, so new places and new experiences.
The swansong of “Dove giungere” phase one is coming.
La fine del Guinness
26 Novembre 2010 – Almaty (KZ), Giorno 244, 9.30
Che giornata strana e tormentata sin dal primo mattino quando mi sveglio e nei miei pensieri c’è la mia unica ex, che pensavo di aver dimenticato molto tempo fa ed invece ogni tanto riemerge in superfice. Le ore che seguono sono una conseguenze di questo risveglio al vetriolo e quindi il mio umore non è dei migliori. Ho moltissime cose da fare qui ad Almaty complice il fatto che in questa città termino il conteggio dei chilometri per il Guinness dei primati. Perchè?
I piani futuri prevedono uno stacco geografico, una stacco temporale dallo scooter che è superiore ai 14 giorni d’immobilità concessi dal Guinness e poi ultimo fattore non voglio più avere questa mannaia che mi pende sulla coppa qualsiasi volta io voglia fermarmi in qualche luogo. Quando ero a Shumen pensavo che sostare in un posto per due settimane fosse altamente improbabile però i 10 giorni trascorsi a Bishkek sono la prova che posso stare in qualche luogo per più di quanto potrei immaginare.
Voglio staccarmi dalla più minima costrizione che non sia la mia volontà. Forse in qualche luogo potrei prendere in considerazione l’idea di fermarmi a fare un po’ di volontariato ed insegnare inglese o qualsiasi altra attività e non voglio dover prostrarmi ad una cosa che dà risalto più ai numeri che all’esperienza in sè. Per la serie, è stato bello finchè è durato.
Ed è mentre sono in un bar dalle cifre folli (5€ per un tortino ed un cappuccino) ma che fortunatamente ha la WiFi che parlo con Simone del www.500downunder.com che mi comunica che ha intenzione di voler sconfiggere il mio primato facendo da Ushuaia in Argentina fino all’Alaska in 50cc verso la fine dell’anno prossimo.
La prima sensazione è di rabbia: perchè cazzo deve mettersi a sfidare il mio record quando c’è ne sono altri mille con il quale confrontarsi…
Dopodichè la mie idea cambia e mi riviene in mente quando “sminuivo” il risalto che il mio viaggio aveva assunto con la partecipazione alla sfida del Guinness penalizzando l’esperienza culturale in sè. Però è normale: per molte persone i numeri, il venir certificato è più importante rispetto a cosa c’è dietro un viaggio del genere però mai vorrò che i chilometri compiuti facciano passare in secondo piano la gente che ho incontrato.
…e sapevo che un giorno qualcuno avrebbe voluto sconfiggere ciò che ho fatto, magari qualche 14enne che in un circuito tondo avrebbe guidato lo scooter per 200 pur di fare più di 14000 km…quindi ben venga che sia un onorevole viaggio fatto da una persona che ho conosciuto, giramondo come me!
Se Simone deciderà di andare, avrà la mia benedizione.
Cambio idea e dico ad Alexei che non andrò fuori con lui dato che ne ho voglia di uscire tantomeno di spendere 20 e passa dollari per una cena. Questa città sicuramente è in contrasto con un viaggio low-cost come il mio perchè persino un pacco di tortellini russi costa quasi 3€.
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Caro Kirghizistan
25 Novembre 2010 – Bishkek (KG) – Almaty (KZ), Giorno 243, 8.30
Come mi sveglio sono dell’idea della sera prima e cioè di rimanere altri due giorni qui a Bishkek perciò appena Enrico mi sveglia, gli comunico le mie nuove intenzioni. Però poi penso che, dato che non so quanto tempo mi vorrà per evadere da Almaty è meglio che mi prendo in anticipo qui, quindi 10 minuti dopo, mentre Enrico si sta bevendo il caffè gli dico che anzi parto, e lui mi sembra, giustamente, confuso dal mio cambio repentino d’idea.
Fa frescolino fuori e sebbene la strada verso Almaty è in piano mi sa che sarà comunque abbastanza freddo quindi calzamaglia più due pantaloni, maglione e tre giubbotti. Saluto e ringrazio la coppia milanese prima di trascorrere la solitaa mezz’ora per mettere in moto Scooty.
La strada verso Almaty è segnalata bene ed è impossibile sbagliare dato che dalla Chuy prospektisi si deve fare una svolta a sinistra, poi la strada è sempre dritta. Mi ricordo che è meglio arrivare con delle tenge in Kazakhstan dato che dovrò fare benzina e non si sa mai che voglia anche concedermi un pranzo. Mi fermo da un cambiavalute appena fuori Bishkek e questo tizio di origine russa, non appena viene a sapere che sto girando in scooter in Asia centrale si emoziona e m’invita a bere un caffè con lui aggiungendo poi anche una fetta di torta. Parliamo una ventina di minuti ed è stupito che io non sia andato al lago di Issy-Kol spingendosi ad affermare che una persona che viene qui e non visita il lago e come se non sia stata in Kirghizistan.
Che i tedeschi la pensino allo stesso modo riguardo il Garda per l’Italia?
Sono piuttosto sbrigatico con il signore perchè ormai sono quasi le 10 e devo ancora seriamente dirigermi verso il Kazakhstan, quindi dopo i saluti sono in strada questa volta senza interruzioni…se non fosse che dopo 30 km c’è la dogana. Con lo scooter passo tutte le macchine con i rispettivi autisti intenti a schiacciare il clackson nervosamente ed arrivo ai controlli doganali del passaporto che si rivelano velocissimi e perdo nemmeno 20 minuti per il passaggio alla frontiera. Sono di ritorno in Kazakhstan, anche questa volta non mi dedicherò all’esplorazione di questo stato enorme (il nono al mondo per dimensione), limitando la mia permanenza ad Almaty. Di contro lascio il Kirghizistan dopo 31 giorni e come di consueto ecco la mia lettera di addio.
“Caro Kirghizistan,
hai avuto un aspetto duplice con me. Sin dall’inizio ho capito che con le tue persone la parola “favore” non esistesse e i 31 giorni trascorsi me lo hanno confermato. Nessun kirghizo mi ha aiutato e quando è accaduto sono poi venuto a sapere che erano misti con qualche altra nazionalià (coreani, uzbechi). L’atmosfera delle tue città del sud, Osh e Jalalabad in particolare, per quanto non fosse pericolosa, è stata sicuramente di tensione; ho parlato di diffusa auto-distruzione presente nell’aria dal qualsiasi cosa dato alle fiamme, all’eccessivo uso di alcohol alla sensazione d’insicurezza che ho provato camminando di sera per le città.
Poi è arrivata Bishkek, dove di kirghizi ne ho conosciuti nemmeno uno bensì una congrega d’italiani espatriati qui, chi per volontà chi per caso, ed insieme a loro altri stranieri. La tua capitale è molto diversa dal resto delle tue città avendo un’aria di chi vuole diventare internazionale ma non ne ha i mezzi (economici?). Ecco perchè se un giorno decidessi mai di studiare il russo verrei qui: pratiche burocratiche relativamente semplici, belle ragazze a go-go e costo della vita piuttosto basso.
Di contro posso dire che la mia visita al tuo territorio si è limitata al minimo indispensabile causa meteo e strada dissestate al di fuori della principale, Osh-Bishkek. Tante cose mi sono perso e chissà che un giorno io abbia l’occasione di tornare per vedere se c’è diversità.
Ricordo le autoritàà cinesi negarmi l’accesso e la successiva lunga permanenza in esilio al passo di Irkeshtam.
Ricordo la negatività di Osh, sensazione trasmessomi troppo bene…
Ricordo un mese di sedute in bagno con frequenza anomala.
Ricordo il camionista trasportarmi a Sary Tash guardarmi in modo strano quando gli ho chiesto quanti soldi voleva.
Ricordo Enrico loves Fede, Fabrizio de Agusta, Chiara la vice-president, Walter lo chef-ginecologo e Gherardo il faccendiere per avermi fatto partecipe del loro piccolo angolo d’Italia, 6000 km più a est.
Ciao”
Appena entro in Kazakhstan ho i cartelli incoraggianti con un distanziale piuttosto fattibile considerato che sono nemmeno le 13. Ho corso poco questo mese però ogni volta che salgo in scooter e mi trovo di fronte a rettilinei con panorami noiosi come questi inserisco il celebre pilota automatico e lascia che la mia mente mi trasporti dove vuole. Se non fosse che ho un freno inibitore fisico ossia il freddo siberiano tanto che metto su un altro paio di pantaloni (e siamo a quota 4) ed un altro maglione, ma ciò non risolve molto perchè il freddo s’incunea dalle scarpe gelandomi i piedi e poi propagandosi verso l’alto.
Arrivo nella cintura esterna di Almaty verso le 17.30 quando il sole è appena tramontato però girare per la città è di una semplicità come poche altre città: in tutti gli incroci con semaforo (in 5 km ne ho contati 16) ci sono i tabelloni in alto che indicano su che via si arriva svoltando a destra o sinistra, senza dover mettersi a allungare la vista per leggere microscopiche placche. Arrivo a circa 200 metri dalla casa di Alexei, il ragazzo di couchsurfing che miospiterà qui ad Almaty, e poi lo chiamo facendomi prestare un cellulare da un tizio a caso. Alexei arriva dall’alto dei suoi due metri di altezza: è americano ma i suoi genitori sono greci e questo fattore ha un che di mediterraneo nel suo modo di comportarsi. Lavora nella migliore università del Kazakhstan, la Kimep specializzata in business & management e tutti i corsi vengono tenuti in inglese.
Anche se sono stanco accetto di andare con lui ad una presentazione di una galleria d’arte dove lui incontrerà dei suoi amici di mezza età; non c’è da pagar ingresso ed il buffet a base di sushi ed altre prelibatezze è straordinario pertanto il banchetto mi trattiene più delle foto, in mia opinione, di modesta qualità. Tutte le altre persone hanno un che di borghese e le macchine fuori confermano ciò e noi siamo i più giovani con un divario di almeno 15 anni dal resto delle persone.
Alexi mi spiega che occasioni come queste a New York c’è ne sono a bizzeffe ma che come al solito quando si vive in qualche posto si tende a cogliere meno le opportunità, mentre quando ci si trova in altro contesto e si sa di per certo che quella è l’unica chance allora ci si costringe ad andare. Dopo aver mangiato ad ingrasso ed aver discusso con un baffetto tanto manager quanto ubriaco riguardo i vari tipi di cavalli, c’incamminiamo verso casa con Alexi che mi fa fare un breve tour completo di descrizione di alcune highlight di Almaty.
Km. percorsi oggi: 242 Km.
Totale km GWR: 12441,29 Km Totale km da inizio viaggio: 16079 Km
Sesto mesiversario di viaggio
28 agosto 2010 – 27 settembre 2010
Aktau (KZ) – Khojand (TJ)
31 giorni Totali, 2.838 km nel mese corrente, 13.165 km Totali
Spesa totale: 671.60 €.
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Quasi solo Uzbekistan in questo mese, stato celebrato nel post odierno. Le spese sono state contenute se non fosse per i due picchi finali avuti a Tashkent per far fronte alle spese dei due visti fatti con urgenza.
Per il resto: sono arrivato! Mancano ancora 400 chilometri circa alla capitale del Tajikistan, Dushanbe, però ora che sono entro il territorio non vedo cosa possa fermarmi. Ho due passi sopra i 3000 metri però anche se Scooty decidesse di fare le bizze, qualche mulo da traino penso di riuscire a trovarlo per i chilometri conclusivi.
L’entusiasmo è generato dal fatto che sono riuscito ad ottenere ciò che 6 mesi fa mi ero prefissato, con il mio mezzo, con i miei mezzi, tra mille difficoltà, centinaia di persone conosciute, mille cibi diversi, un paio di virus vari, quasi sempre intestinali (…). Sapevo che sarei riuscito a farcela, non sapevo che sarebbe stato così difficile talvolta, sapevo che l’impossibilità del viaggio a detta di alcuni rappresentava le loro paure e questo per me non consisteva nessuna barriera.
Ora se andrò avanti o meno saranno le frontiere e la burocrazia di alcuni paesi a dirlo anche se non so se nemmeno questo possa essere sufficiente ad impedirmi la continuazione oppure solo farmi trovare qualche piano b; per me ci sarebbe un’altra occasione, la maturazione del viaggio diventato ordinario, dal quale ora iniziare a trarre lezioni da me stesso. Ho passato così tanto tempo alla ricerca del contatto, seppur talvolta superficiale, con altre persone che ora la solitudine è necessaria e ricercata. Spazi dove lasciar sviluppare i miei pensieri senza interruzioni.
English version
A month spent almost entirely in Uzbekistan, a country which I praised in the last post (in Italian). Expenses have been very low matching my expectation of Asia although I had two spikes in Tashkent to pay the visas required with particular urgency.
Regarding the rest of the story: I arrived to Tajikistan! There are another 400 km to reach the capital of Tajikistan, Dushanbe, but right now frankly, I see myself as unstoppable and I couldn’t tell what could block me. I have two mountain passes above 3000 mt and if Scooty will start playing fucker for the last time, then I will get a donkey or some other animal to pull me for the remaining kilometers.
The enthusiasm is generated by the fact that I managed to obtain what 6 months ago I set to myself, with my vehicle, with my own means, through thousands of issues, hundreds of people met, thousands of different meals, a couple of viruses (90% involving my intestine). I knew I was going to make it, I didn’t know it was going to be so hard and I knew the word impossibility linked with this challenge was just the fear of others and that for me was not a barrier.
Now, if I will decide to carry on it will be up to some border post people even though I am not sure that will restrain me from concocting some plan b; for me there would be the chance to enter another stage of the whole traveling experience, where the moving part and the meeting people has become ordinary, and therefore I started to close a bit the shell to explore my inner self. I spent so much time trying to find human contact, even the superficial one, that now sometimes solitude is necessary and desired. Space where I can let my thoughts develop freely without interruptions.

