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Tredicesimo mesiversario di viaggio

28 marzo 2011 – 27 aprile 2011

Tbeang Mean Chay (K) – My Tho (VN)

31 giorni Totali, 1323 km nel mese corrente, 21.532 km Totali

Spesa totale: 544.35 €.


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Quasi un mese ho trascorso in Cambogia, uno staterello forse addirittura più piccolo del nord Italia, ma certamente con tante meno attrazioni. Però non è perchè ho uno scooter che devo essere sempre in movimento, dato che quando ci si muove è proprio quando si apprende meno. Mi metto in questione, mi faccio mille domande ma con le persone che scorrono ai lati del mio campo visivo non c’è parola alcuna.

Così accade che si rallenta, ci si ferma di più in determinati posti per assorbirne il calore e lo spirito. Capita che città tutto sommato anonime come Battambang e Kampot, mi facciano sentire a mio agio dopo alcune ore e rimanerci non diventi certo una pena.

Capita che ritorno a viaggiare da solo dopo diversi mesi in compagnia, trovandomi all’inizio strano in questa situazione di dimenticata solitudine e poi guardare ai lati positivi. La libertà di potermi gestire come meglio credo e scegliere di fare qualcosa oppure non senza dover costringere qualcun’altro ad aspettarmi; una cosa che mi mancherà sarà la condivisione delle belle avventure ed io e Marco in questi mesi, ne abbiamo fatte a bizzeffe!

Capita anche che in un mese “rallentato” come questo, io decida di fissare una data approssimativa di termine del viaggio; con circa un anno di ritardo sulla data originalmente prefissta del ritorno, penso che in estate farò il mio ritorno in madrepatria. A spingermi verso questa decisione sono:

  • la voglia di vedere i miei familiari.
  • andare in Australia potrei continuare a viaggiare facendo il bracciante a settimana ma la cosa non mi insegnerebbe nulla che non ho già fatto.
  • trovare un lavoro serio in Australia rimanendo fisso in un posto però la cosa non mi attrae in quanto penso di conoscere a sufficienza il mondo anglosassone e la lingua.
  • viaggiare lo si fa con il giusto entusiasmo. Dopo un po’ ho imparato la lezione e la curiosità si è affievolita.

Le tempistiche del mio ritorno sono ancora incerte però indicativamente si collocano tra metà luglio e metà agosto, in tempo per poter progettare il viaggio 2012

English version

I spent almost a month in Cambodia, a small country measuring probably even less than Northern Italy and certainly with less sightseeing available. But it is not that because I have a scooter, I have to ride just for the sake of it, even because when I am moving I learn somehow less. I put in doubt what I had in mind, I try to answer the thousands of questions but I am not interacting with the people that scroll along my way

So I slowed down, staying longer in places that apparently had nothing to give or nothing to see. It happened that cities with little to say such as Battambang and Kampot, were making myself feeling at ease even just after a couple of hours.

Happens also that being back to traveling alone, I felt uncomfortable after five months together with Marco, as I lost touch with solitude. But after a while everything made sense again and I value the freedom of managing my time and myself as I need. What I will miss though is sharing emotions or great moments and Marco and I had many during the time spent traveling together.

It happens that during this month I decided to finally put an end date to this trip, which has been prolonged by a year compared to the initial timescale. So I think that during this summer I will go back to my motherland, due to the following reasons:

  • I miss my family
  • If I go to Australia I could keep traveling only if I do temporary and seasonal jobs and I can’t see what I can learn from it.
  • On the other hand finding a serious job in Australia would restrict me geographically and also I do already know the culture and the language.
  • It’s good to maintain the sense of curiosity when traveling and this, I must say, in my case has slightly faded.

So potentially I could come back by mid July-August in order to have enough time to plan my summer 2012 trip

Che pizza…

31 Marzo 2011 – Siem Reap (K), Giorno 369, 8.30

Angkor Wat non è solo i due templi mastodontici che ho visitato ieri ma include anche tantissime costruzioni più piccole di simile bellezza. Quindi anche oggi, armato di biciclettina e cielo coperto a rendere la scampagnata meno un suicidio, mi dirigo verso Banteay Kdei, uno dei templi rimasti incompleti. L’attrazione principale sono le tre torri che però non sono decorate al loro interno.

Un chilometro dopo c’è Prasat Ta Prohm che da un idea di come gli esploratori francesi debbano aver trovato il sito nel 1860, dopo secoli di abbandono. La foresta è appena fuori dalle mura ed in alcuni punti gli alberi si sono integrati alle costruzioni formando appiglio e sostegno. Qui venne filmato Tomb Raider (mi sembra…) dato che vengo continuamente invitato a vedere l’albero simbolo del film e il posto dove venne filmata questa scena etc etc. Ignoro non avendo visto il film e anche perchè non è questo tipo di collegamenti che mi fanno sbalordire di fronte a ciò che vedo.

L’ultimo tempio nel quale passo è Prasat Ta Keo, anche questo abbastanza piccolo se non fosse che “scalando” i vari livelli fatti dei soliti gradini piccolissimi e rapidissimi si può arrivare fino in cima. Vengo affiancato da una bambina che mi chiede la carità oppure se ho qualcosa da mangiare e mi stupisce vedere come questa si faccia tutte le scale dal basso fino in alto in metà del tempo che vuole a me.

È presto ma dopo tre templi ne ho le scatole piene e termino la mia visita per tornare a Siem Reap city. Essendo un comune spettatore di stile e meraviglia architettonica, tre giorni sono stati essenziali per scoprire gran parte del complesso senza andare in sovraccarica. Infatti dopo un paio di ore, intervallate anche con un pasto, non riesco ad avere più la stessa attenzione e interesse quindi è stato meglio frammentare la visita in 72 ore.

Vicino all’enorme guesthouse dove pernottiamo c’è una pizzeria che sbandiera di avere “management italiano”, quindi presumendo che si tratti di un prodotto fatto come a casa nostra, andiamo lì. Sento parlare in italiano i due ragazzi che gestiscono il locale, ma la pizza…la pizza fa schifo! Ture dice che è alla romana ossia estremamente fina da sembrare pane carasau con il pomodoro, gli ingredienti non hanno nessun gusto e nemmeno con tantissimo olio di oliva la faccio venire in quà. Avessi speso meglio i miei soldi in del cibo khmer ne avrei guadagnato in sapore e speso la metà.

La sera andiamo nei due unici pub-club del centro nella via denominata apposta Pub Street; sono uno di fronte all’altro, il Temple, più dance e l’Angkor What? dove invece mettono prevalentemente musica rock. Il locale è purtroppo invaso da un gruppo di donzelle nordiche che incontrano ben poco i miei favori.

Non mi piace ballare. Perchè vengo qui?

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 20208 Km

Angkor Wat

30 Marzo 2011 – Siem Reap (K), Giorno 368, 9.00

Mi trovo davanti ad Angkor Wat, il monumento che ho sempre ritenuto esempio della maestria umana.

Angkor Wat

È imponente, è superbo, è preciso ed è semplicemente magnifico. Tutto circondato da un fossato dalla larghezza di 50 metri, è il tempio più grande del complesso di Siem Reap. Oltrepassate le mura esterne bisogna fare un altro centinaio di metri a piedi prima di arrivare alla costruzione: è ordinata ed è molto semplice da girare a piedi. Mi perdo con l’immaginazione tra bassorilievi di guerra e le cupole dalla cui sommità si può meglio elaborare la dimensione del tempio. All’ingresso vidi che parte di una ricostruzione è stata finanziata dal Ministero degli Afffari Esteri italiano e finalmente trovo delle iniziative che valgono. Oltre alle migliaia di turisti che vedono l’azione di sostegno, si porta avanti un rapporto di collaborazione con la Cambogia, stato nel quale io punto molto per il futuro.

Dopo un pio di ore vagando per Angkor Wat decido di passare ad un altro tempio, Angkor Thom: questo è molto diverso dal precedente, più piccolo e molto caotico da visitare senza perdersi nel dedalo di cunicoli e passaggi. Però a me colpisce di più, forse per questo sua mancanza di filo logico nella planimetria e di contro l’aspetto magniloquente. La ristrutturazione qui è ancora pesantemente in corso quindi un ampia zona non è accessibile.

Stanco morto dopo aver pedalato fino ad Angkor, tra i templi e poi il ritorno a Siem Reap in bicicletta vado a riposare per un paio di ore, prima di cucinare la seconda pasta risparmiatrice, seguito di ieri. Usciamo a bere qualcosa e, l’aver mangiato solo 125 grammi di pasta fa si che io mi prendo due pancake e Marco ordini un piatto locale, il lok lak. Mentre siamo seduti al ristorante, Marco incontra un ragazzo americano che lo aveva ospitato in Corea del sud e con lui ed i suoi amici usciamo a bere un paio di birre e a ballare fino a l’1 di notte.

È incredibile quanto è piccolo il mondo, e di ciò c’è se ne accorge quando avvengono questi incontri non programmati nel luogo più inaspettato. E più gente si conosce, più questo può accadere, facendoti pensare che alla fine, non si è mai così distanti.

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 20208 Km

Spiragli di Angkor

29 Marzo 2011 – Siem Reap (K), Giorno 367, 9.00

L’idea scriteriata di primo mattino è di fare colazione fuori in un localino rispettabile in un posto turistico. 4$ per la colazione con il culo che si sono  dimenticati di mettermi in conto una pastina comunque la mia reputazione di viaggiatore economico, che mangia schifezze pur di risparmiare si va a fare benedire…e pace all’anima mia.

Per visitare l’intero complesso archeologico di Angkor, prendiamo il biglietto di accesso valido per tre giorni all’entrata principale e poi viriamo verso ovest, verso un sito minore ossia quello di Roluos. Prima andiamo a Wat Bakong, tempio minuscolo e teatro di un imponente ristrutturazione quindi dopo aver esplorato in pochissimo tempo, saltiamo sul lato opposto della strada a Wat Loley. Dopo aver dato un occhiata molto veloce e quando stiamo per andarcene, un giovane ragazzo si avvicina e inizia a parlarci della storia del tempio e della scuola lì vicino. Ci spiega che vanno sempre in cerca di volontari che siano disponibili qualsiasi periodo di tempo ad insegnare inglese; quel che dopo accerto privatamente è che quasi sempre qui in Cambogia, i volontari oltre a non percepire alcun stipendio, devono pagare una quota per il vitto e alloggio, stimata non so su che calcoli. È comune infatti richiedere una decina di dollari al giorno, che copre molto alla larga le spese che una persona può avere in un villaggio.

Torniamo a Siem Reap per pranzo e questa volta non mi mettono in conto il caffè e disastrano l’ordine del Ture portandogli una cosa che non aveva richiesto, daltronde oggi è il MIO giorno fortunato mica di tutti quanti.

Monaci a scuola

A sud della città c’è il famoso Tonle Sab che è un misto tra un allargamento mastodontico del Mekong ed un lago, nonchè il posto più pescoso di tutta la Cambogia. Arrivare fino al punto più vicino alle acque è un impresa sotto diversi aspetti: la strada alla fine si fa stretta e in entrambi i lati ci sono banchetti che vendono pesce affumicato, fresco, disidratato ed in tutte le maniere immaginabili. Ci dobbiamo fermare in un punto perchè stanno riaprendo una “diga” artificiale con il quale allagano del territorio, per motivi a me sconosciuti. Qui ci fermiamo a filmare i bambini che saltano su e giù da una barca, il loro scuolabus, mentre dei vecchietti vengono attratti dal nostro old-man-magnet, la moto.

La sera la trascorriamo in totale relax, dato che domani forse ci ripeteremo in alcuni locali a fare un po’ di girlspotting…e basta! (cit. Raz Degan).

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 20208 Km

Festeggiamentoni

28 Marzo 2011 – Tbeang Mean Chay (K) – Siem Reap (K), Giorno 366, 9.00


La signora è già in piedi da un paio di ore, tanto che ieri mi aveva detto che inizia a preparare le colazioni per i gruppi di turisti già alle 5.30. La vita in Cambogia come in tanti altri stati e regioni nel quale sono stato, hanno la vita ancora legata allo scandire del sole; questo perchè l’elettricità è arrivata solo di recente a “scombussolare” questi ritmi ma sia devono ancora abituarsi sia la corrente è ancora non affidabile.

50 km ad ovest di Tbeang Mean Chay c’è il complesso di templi di Koh Ker, definito come un “distaccamento” di Angkor ed altrettanto imponente come dimensioni. Entriamo in un paio di siti minori ma quando arriviamo all’edificio principale, l’ingresso costa 10$ quindi risparmiamo fatica, entusiasmo e soldi per Angkor. Qui la zona turistica è stata sminata ma appena si va fuori dal raggio di sicurezza di 100 metri attorno ai singoli templi, si è a rischio. Vedo vacche pascolare liberamente e mi chiedano come riescano a far si che gli animali stiano in una zona circoscritta e non saltino in aria. Il criterio base per capire se una zona è esplosiva basta guardare la situazione della giungla: se ha l’aspetto di un’ammasso verde incontaminato significa che nessuno ci va, quindi sicuramente è sconsigliato andarci. Di contro se un’area è disboscata non vuol dire che sia sicura: i contadini cambogiani molto spesso pur di avere più terreno coltivabile, espandono le loro attività agrarie in zone pericolose sperando che Dio gliela mandi buona. Un altro rischio è che anche se una zona viene sminata, le piogge intense monsoniche combinate alla disboscazione incontrollata, non fornisce appiglio alle terre, specie nelle parti collinari, facendo muovere gli ordigni di posizione.

Da Koh Ker la strada verso Siem Reap è perfetta e devo dire che finora le strade cambogiane sono molto migliori di quelle laotiane, anche laddove ci siano sterrati, sono livellati con poche buche.

Siem Reap è il luogo che attrae, vorrei dire, il 99% dei turisti in Cambogia: la città è il luogo dove c’è Angkor Wat, una delle meraviglie architettoniche del mondo. Nel 2007 quando venne compiuta la votazione per decidere l’elenco delle mervaiglie del nuovo mondo, Angkor non ricevette abbastanza voti a differenze del nostro Colosseo.

Il fatto è che arrivo nel luogo che da anni regnava nella mia fantasia nel giorno del mio anniversario di viaggio. Non andiamo oggi ad Angkor e forse nemmeno domani, in modo da non vedere subito gli edifici più spettacolari ed imponenti che sminuirebbero i templi minori.

La sera va festeggiato il mio anniversario quindi per la prima volta indosso la camicia regalatomi da Alexei ad Almaty e si va fuori con l’intenzione di viziarci, per quest’oggi e solo quest’oggi! Andiamo a mangiare in un posto dove usano cibo biologico (quale non lo è in Cambogia?) e prendiamo un piatto che comprende diversi assaggi di tutte le specialità cambogiane. Tutte le microportate mi entusiasmano, concludiamo con una fetta di dolce e poi via a danzare “come fosse il 1969” in un disco-pub nella vietta del divertimento.

Km. percorsi oggi: 184 Km               Totale km da inizio viaggio: 20208 Km

Anniversario di viaggio

28 marzo 2010 – 28 marzo 2011

Carbonera (I) – Siem Reap (K)

365 giorni Totali, 20.208 km Totali

Spesa totale: 8123,42 €.

Introduzione

La parte europea

Turchia e Caucaso

L’Asia centrale

La Cina e l’Asia sudorientale

Conclusioni

Dati di viaggio

1.      Introduzione

Il 28 marzo 2010 partii da Carbonera, comune del fervido, perfido nord-est italiano.

È passato un anno. Considerazione oggettiva temporale.

Ma cos’è un anno di tempo?

È un anno di Erasmus, un contratto determinato lavorativo per qualche azienda, una relazione sentimentale al quale si è deciso di scendere a patti. Qualcuno sperimenta per imparare.

Un anno è il tempo che ci hanno impiegato le due mie nipotine per mettere sui dei dentini, mentre i fratellini più grandi avevano appreso dai diversi padri a fare il dito medio. Qualcuno impara a cascata.

Un anno dopo il governo è lo stesso e siamo ritornati a fare una nuova guerra. Qualcuno non ha imparato.

Io volevo mettermi alla prova con un viaggio che si preannunciava difficile sotto il punto di vista motorio (false friend). Uno scooter per me era sufficiente per portarmi dove voleva andare la mia curiosità. Certo avrei dovuto considerare le lacune di agilità del mio mezzo, ma in qualche modo c’è la farò, andavo dicendo. Avevo già deciso come imparare, mancava il cosa.

Partii con alcuni obiettivi pratici come apprendere di più della storia recente di alcune zone turbolente come i Balcani, il Caucaso, le repubbliche della C.I.S. Il resto era tutto così aperto: gli esseri umani hanno l’immensa dote di poter plasmare il proprio essere a dipesa degli eventi e della volontà. Io puntavo tutto sulla seconda in maniera incondizionata, senza un retaggio, senza una specifica perchè proprio gli eventi sceglieranno cosa insegnarmi.


2.      La parte europea

Decisi un orizzonte di tempo ed una destinazione geografica fattibile, qualcosa che non fosse troppo eccessivo nel caso avessi cambiato idea durante il percorso ed anche qualcosa che facesse impaurire i miei familiari il meno possibile.

Contatto ultimo

Partii il 28 marzo con degli amici ad accompagnarmi fino alle grotte di Postumia quindi i saluti che sancivano il vero inizio del viaggio indipendente. Faceva freddo quella prima notte in tenda in terra croata, ma non c’era alcun dubbio ad assalirmi, alcuna paura. Solo il freddo portato dal vento di una pioggia imminente.

“Sono ancora vicino a casa” queste erano le motivazioni che mi davo per la tranquillità che mi sembrava anormale; poi più mi allontanavo, più le persone che incontravo mi facevano sentire a casa. Una notte sotto la tettoia di una casa diroccata quando poi arriva il primo invito a soggiornare nella casa di uno sconosciuto, a seguito di un incontro casuale.

Savo in Croazia

È l’episodio che mi da coraggio. Le persone che hanno scelto stili di vita particolari affiorano ed io provo interesse a scoprire questo mondo così variopinto, dove nei luoghi meno prevedibili, si trova questa determinazione. Arriva la Serbia, l’accoglienza e il clima cambiano e si passa alla…festa! Il calore balcanico, fomentato anche da bevute di compagnia, è impari nella sua immediatezza: è veloce un abbraccio ad arrivare quanto un pugno. Attento con le parole, ma soprattutto attento alle parole, me lo metto a memoria.

La Romania è la prima mazzata del viaggio: il suo mix di disinteresse e apparenza, di sporcizia e lusso, di balcanesimo e mediterraneità sono un chaos in una sola nazione. Voglio visitare solo i Carpazi e la parte sud di questo stato, passare veloce perchè il viaggio dell’estate passata in questo suolo è ancora fresco. Se non fosse che incontro Ioan, ex-immigrato in Italia ed ora ritornato in patria. Ha pochi soldi, non ha lavoro ma questo non gli impedisce di ospitarmi e di rendermi partecipe della sua vita di famiglia. Una settimana sto a Bratei per ricaricare e poi come in apnea trascorro tre giorni, forse ancora troppi, a Bucharest, la peggior capitale europea a pieni voti. La capitale rumena ed il confine bulgaro sono 100 km, un corto tratto di strada che però era ancora troppo lungo per la sua bruttezza.

Ioan & family

La Bulgaria: terra di banditi, di pericoli dietro l’angolo e delle gomme rubate in corsa. No, niente di tutto ciò: ho ricordi fantastici di questo stato, due in particolare di nome Bogdana e i ragazzi di Veliko Tarnovo. Bogdana, una signora 50enne madre di una mia amica, si rivela essere maternale quanto un genitore biologico e divertente come una ragazza! Qui, tra feste, karaoke e la conoscenza di Thea mi fanno sentire sempre più come se il mio viaggio alla fine non sia altro che uno spostarsi geograficamente e trovare sempre…casa. A Veliko Tarnovo conosco l’essenza bulgara, il coagulante di nome rakia e la fervida passione ed amore che i giovanti hanno per la loro madrepatria.

3.      Turchia e Caucaso

Cappadocia

La Turchia invece sono due stati sotto lo stesso nome, due diversi modi di vivere, due mentalità differenti; la parte ovest, molto tourist friendly, con moltissimi punti di visita dell’epoca dell’egemonia greco-romana e poi il Kurdistan. Uno stato che non esiste nelle cartine, diviso tra Iraq e Turchia ed ancora nemmeno loro si sentono definibili entro lo stesso Kurdistan! C’è infatti il Kurdistan turco e quello iracheno, diverse nazionalità sotto uno statot sovrano non riconosciute. Insieme la povertà, forse la più estrema vista durante il viaggio perchè priva di dignità: per la prima volta non mi sento sicuro dove vado, dove mi fermo a mangiare, dove lascio lo scooter pertanto per amor delle cose che ho con me, decido di filarmela veloce in questa zona di mondo. Le cose hanno anche loro un anima, che a differenza di quella umana, è quantificabile in euro.

Nardi

Il Caucaso è stata una sorpresa: l’Armenia, fantastica terra di monasteri, religiosità e belle ragazze mi ha trattenuto solo due settimane perchè l’intera regione ad est del Nagorno-Karabakh era insicura e proprio in quei giorni stavano accadendo delle schermaglie al confine. La Georgia invece è quel che non ti aspetti: vino, panorami montuosi da mozzare il fiato, ospitalità unica e l’inizio delle bizze di Scooty. La giro quasi interamente nel periodo più afoso dell’anno, sudando l’impossibile e bevendo la famosa acqua Borjomi (equivalente della San Pellegrino italiana) e bevande gassate all’improbabile gusto di uva e pera. Incontro italiani in pick-up, un argentino che viaggia in furgoncino da un anno e mezzo, un goriziano anche lui perso nel Caucaso, Gianni-furgone a fare reportage sulla Cecenia, una georgiana di ritorno dall’Italia, ospitalità montana e centinaia di altri esempi di feste a benvenuto improvvisati. Questa terra è stata per me uno dei gioielli di questo viaggio. A riportare l’ordine e basso il morale ci pensa l’Azerbaijan che mi sono promesso di evitare come la peste bubbonica in futuro, dovessi passare ancora da queste parti.


4.      L’Asia centrale

Non sapevo nulla di tutti questi stati che finiscono in ‘stan, pian piano venivo a conoscenza di qualcosa da gente che ci era passata e turisti che avevano inanellato tutte le città famose. Troppo poca preparazione, molto da scoprire quindi.

Il Kazakhstan si presenta aspramente desertico, difficile, arido e se lo scooter mi lascia a piedi nel mezzo del nulla non va per niente bene. Ho 1.000 km da fare con in mezzo solo una cittadina di 3000 abitanti di nome Beyneu e un motore spompato a sostituire quello distrutto ma vabbè…

Sovraccarico lo scooter con taniche per un equivalente di 17 litri in più parto sperando che il karma soffi dalla mia parte e se non, che trovo qualcuno disponibile a donarmi un po’ di energia positiva. Dopo 5 (cinque) giorni arrivo a Kungrad, in Uzbekistan, la prima città che si possa definire tale. Lungo i 1.000 km, due distributori di benzina e alcune chaiana per dormire e mangiare sono state sufficienti.

Samarcanda

L’Ubekistan è un altro regno di contraddizioni: una semi dittatura post-sovietica ha preso il potere nel 1992 e da allora è rimasta. Anti-islamica nonostante questa sia la religione prevalente, anti-occidentale, nonostante il turismo sia una delle sorgenti d’entrata maggiori e sbruffona con tutti gli stati vicini. L’Uzbekistan però non è solo politica anzi, è patria di città spaventosamente belle e persone di rara bontà.

Alla partenza il mio obiettivo era il Tajikistan. Uno degli stati più poveri dell’Asia, senza risorse, sconosciuto alla maggior parte, perchè minchia volevo andare in Tajikistan? Sarà il solito paese anonimo e brutto, dove in cinque giorni sono anche già fuori. Quando all’ambasciata tajika a Tashkent mi chiesero che potevo fare un visto di max 40gg dissi che un mese era più che sufficiente…

Il Tajikistan è magnifico. Punto.

Arrivando da nord, sono stato obbligato da un infezione intestinale ad assorbire lentamente la transizione dall’influenza uzbeka (definizione errata dato che Samarcanda è storicamente una città di tradizione tajika) di Khojand, la capitale Dushanbe e poi via verso est. È facile dire di volere andare ad est, ma lo è un po’meno se lì ci sta il Pamir: montagne a 4000 metri, passi a 4200, 4300 e 4600 metri di altitudine e chissà cosa ci sarà in mezzo. A Khorog dei signori che mi ospitavano mi mettevano in allarme dicendo che sarebbe stato impossibile, specie prendendo la strada che costeggiava il fiume Panj e l’Afghanistan. Ma io pensavo che con un motore nuovo lo scooter sembrava funzionare ed io stavo bene quindi si poteva andare.

Sopravvalutavo tutto e sottovalutavo la fatica.

Il giorno 18 ottobre me lo ricorderò finchè vivrò e solo le parole e il video di quel giorno sono l’unica testimonianza valida. Rileggerle ora mi gonfia gli occhi e rielaborarle sarebbe ingiusto. L’oasi nel Pamir, Murgab è scenario di vita tajika, un matrimonio e di meritato relax prima di ripartire e scalare l’ultima cima a 4667 metri sul livello del mare.

Il Kirghizistan parte malissimo con la capitolazione di Scooty, il diniego delle autorità cinesi a farmi entrare e cinque giorni al confine ad aspettare che qualcuno mi possa portare fino a Osh. Un’aria tetra di tensione, l’odore delle case bruciate che ancora aleggia e gli sguardi freddi delle persone mi fanno sentire non a mio agio, così una volta che Scooty è tornato in se, fuggo trovando riparo a Bishkek. Qui trovo di nuovo casa, questa volta italiana: sono Enrico e Chiara, espatriati qui per lavoro ed il resto delle combriccola che mi fanno riassaporare dopo così tanto tempo l’atmosfera a me più familiare.

Ritorno in Kazakhstan, nella capitale economica, Almaty dove sono ospite di Alexei, indaffarato a sbrigare le pratiche di spedizione di Scooty. Si, perchè ho deciso che dopo questa parte di Asia, tocca alla parte di Asia sudorientale, quella che mi affascinava sin da quando ero bambino.

5.      La Cina e l’Asia sudorientale

Bangkok è uno shock. Fa caldo, troppo caldo. E ci sono le palme, il chaos, gente ovunque. Dove sono arrivato? Reincontro il Ture con il quale viaggerò assiemee per i prossimi mesi e subito punto verso nord, punto verso la Cina sperando che questa volta la frontiera si schiuda.

Panda a Chengdu

In Cina non ho posso utilizzare lo scooter quindi mi adopero in altra maniera, con gli autobus locali, i treni e l’autostop. È un’esperienza totalmente diversa: si è letteralmente a contatto con le persone, bisogna interagire o tentare però qui sia i gesti oltre che ovviamente le parole, hanno una barriera. E i cinesi sono bastardi vero?

Ecco che l’ultimo pregiudizio cade: vengo ospitato, vengo trasportato, mi viene offerto da mangiare, vengo aiutato quando sto male e…i cinesi sono come tutte le altre persone, hanno il senso umano, sono ospitali e disponibili: si, sono anche loro degli esseri umani come noi!

Il boom economico della Cina si nota distintamente in tutte le città maggiori, sempre perennemente affollatissime e con poca fonte di svago perchè bisogna lavorare prima. Le città storiche, i villaggi delle minoranze e i paesaggi naturali sono ciò che in Cina non devono perdere e, che si creda o no, loro lo sanno che queste sono fonte di entrata economica.

Laos

Scendere in Laos è un nuovo impatto: la vita è lenta, tutti sorridono, il cibo è quasi tutto buono e che distese di verde tropicale! Di nuovo in scooter compio alcune delle strade più impervie che avessi potuto scegliere, tagliando il nord a zig-zag per poi scendere lungo la parte centrale e sud. A livello artistico e architettonico in Laos c’è poco ma è proprio il relax che le persone infondono il suo vero pregio. Qui inizio le riprese di un documentario che dureranno per l’intera permanenza in terra d’Indocina quindi l’occhio si fa più analizzatore e raccogliere storie lungo la via  mi permette di avere una visuale più ampia del paese.

…e poi la Cambogia. Ho deciso di compiere il mio anno di viaggio a Siem Reap, dove c’è Angkor Wat, il monumento che per anni è stata la immagine di sfondo sul computer. Chissà qui cosa c’è da scoprire,  da vedere e da…imparare.

6.      Conclusioni

Partito come una sfida, questo viaggio si è rivelato essere una raccolta di sfide: prima il Guinness dei Primati, poi le strade kazake e tajike ed infine il progetto di documentario dell’Indocina.

Tanti sono stati i paesi che ho attraversato, le persone che ho conosciute, quelle che ho abbracciato e quelle che a malincuore ho dovuto lasciare. Forse quello che era il mio viaggio di scoperta culturale alle fine si è rivelato un voler apprendere cosa significhi il legame umano. Quello che s’instaura su due piedi, quello che sai che durerà poco ma che l’interesse reciproco ti guida a voler spremere appieno. Vedere e imparare, capire e imparare, vivere ed imparare. Le orecchie bucate, gli occhi ciechi e la bocca aperta invano non mi servono e non le voglio.

11 mesi fa scrivevo queste parole:

Mi arrogo inoltre il diritto di dire che sto imparando molto e questo non me lo toglierà nessuno nemmeno quando il viaggio sarà terminato tantomeno me lo farà rimpiangere il fatto di non essere a costruire qualcosa di socialmente più accettabile. La vita e lo spirito sono sostenuti dalle emozioni, ed esse sono svincolate dal lato protettivo che il denaro apparentemente dà. Vivere per vivere, il manifesto più religioso che ci dovrebbe essere.


7.      Dati di viaggio

Ecco i numeri del viaggio.

  • Partenza: Carbonera (I)
  • Dopo 365 giorni arrivo a: Siem Reap (K)
  • Stati attraversati: 18
  • Km compiuti in scooter: 20.208
  • Litri di benzina: 878
  • Massima altitudine raggiunta: 4667 mt, Ak-Baital, Tajikistan
  • Foto fatte: 2.900

Dati economici

  • Budget previsto: 700€ al mese x 12 mesi= 8400 €
  • Spesa totale: 8123 €
Grand Total Percentage
Auto € 8,93 0%
Electronics € 225,25 3%
Entertainment € 130,05 2%
Food € 1.488,83 18%
Household € 695,07 9%
Personal € 1.098,10 14%
Presents € 69,66 1%
Scooter € 1.440,48 18%
Transportation € 1.378,23 17%
Utilities € 474,15 6%
Vacation € 1.114,65 14%
Grand Total € 8.123,42
  • Donazioni ricevute: 649 €
  • Spesa minima mensile: 339€ nel gennaio 2011.
  • Spesa massima mensile: 1597€ nel dicembre 2010.
  • Sponsor tecnici (attrezzatura): RMS (parti scooter), AKU (calzature da trekking), ICEBREAKER (vestiario tecnico per outdoor).

Dati scooter

  • 5 pistoni utilizzati e 4 cilindri
  • 3 pneumatici sostituiti
  • 2 rotture del telaio
  • 5 rotture supporti bagagli
  • 5 forature
  • 1 bobina bruciata
  • 1 ventola distrutta
  • 2 coprimotore sciolti
  • 2 pulizie della marmitta
  • 2 set di cusinetti dell’albero motore
  • 4 filtri aria cambiati

Dati pernottamenti

Accomodation type Number of times
Campsite 4
Couchsurfing 69
Hostel 56
Hotel 88
House improvised 64
House organized 36
Means of transport 6
Tent authorized 16
Tent not authorized 26
365

Grafico pernottamenti

Lista di coloro che hanno sostenuto il progetto con delle donazioni:

Donation Nr. Donor Amount
1 Sandro Botto € 5,00
2 Josef Cigagna € 20,00
3 Luca Barro € 10,00
4 Gerardo Guida € 10,00
5 Roberto Torresan € 30,00
6 Ivo Perin € 10,00
7 Enrico Scudeler € 14,00
8 Paolo Cucchiaro € 10,00
9 Stefano Torresan € 10,00
10 Sara Neso € 10,00
11 Alessandra Mattiello € 10,00
12 Guido Bortoluzzi € 20,00
13 Alberto Dorado Posada € 30,00
14 Damiano Pivetta € 20,00
15 Candido Maoddì € 5,00
16 Onorina Torresan € 50,00
17 Silvia Cenghialta
18 Claudia Cenghialta
19 Antonella Cenghialta € 80,00
20 Ilaria Cenghialta
21 Berto Cenghialta
22 Giuliana Cenghialta
23 Matteo Cenghialta
24 Simone Cannizzo € 50,00
25 Paolo Giacon € 100,00
26 Maria Luz Perea € 20,00
27 Alessandro Bertela € 10,00
28 Mauro Ziggiotto € 25,00
29 Giobbe Lorenzon € 10,00
30 Marco Manzi € 5,00
31 Stefano Nuvoloni € 10,00
32 Livio Cigagna € 50,00
33 Maria Torresan
34 Mauro Ziggiotto € 25,00
Totale € 649,00

La delizia di nome Amok

27 Marzo 2011 – Stung Treng (K) – Tbeang Mean Chay (K), Giorno 365, 8.00

Stung Treng è in fermento quando ci svegliamo, sarà anche che il primo impatto con la vita ordinaria avviene con il mercato, posizionato proprio di fronte alla guesthouse dove stiamo. Se ci tratteniamo più a lungo nella cittadina è perchè la barca che porta sull’altro lato del fiume non arriva più; aspettiamo quasi un ora e poi giù a trattare con la signora che prende i soldi per il biglietto, dato che ci chiede 8 volte quello che gli altri hanno pagato. Scherziamo un po’ e alla fine diamo 1$, più degli altri ma un prezzo accettabile per la traversata che bisogna fare.

La strada è segnata sulla mappa come sterrato e non possiamo sapere cosa vuol dire questo in Cambogia e soprattutto se è vero. A Pakse incontrammo un irlandese che diceva che tutte le mappe sono sbagliate, le strade pessime e che serve una guida per girare in Cambogia, quindi sinora è l’unica informazione che abbiamo.

Sbarcati sull’altro lato del Mekong partiamo diretti verso nord ovest e la strada si profila dall’inizio sterrata ma in condizioni perfette, ossia il terreno è compatto, ci sono poche buche e possiamo tenere una buona media oraria.

Ciò che non cambia è il panorama fatto di natura incontaminata alternata ad intere distese di campi bruciati; numerosi alberi svettano mozzati e semibruciati da quello che è il metodo locale per fertilizzare i campi. Non ci sono animali o non a sufficienza per usare letame per concimare quindi gli rimane la sola scelta di bruciare tutto per fare sia piazza pulita sia fertilizzare. L’aria è talvolta irrespirabile a causa del fumo e quando entriamo le nubi tossiche, a malapena si vede cosa sta davanti.

Le persone quando ci vedono sorridono ed i bambini salutano e guardano i due stranieri con questi mezzi strani. Fermarsi significa venire in pochi secondi circondati da persone che toccano la marmitta, le gomme, il teschio che ho davanti sul manubrio e chiederci la domanda che presumiamo voglia dire “Da dove arrivate?”. Lungo la strada ci fermiamo a filmare un piccolo villaggio specializzato nella costruzioni di piroghe lunghissime. Da un tronco unico e di diametro considerevole scavano l’interno e tutta la forma esterna con dei picconi affilatissimi; alcune barche quasi finite sono lunghe una decina di metri ed è impressionante vederle ricavate da questi tronchi enormi.

Tbeang Mean Chay è il capoluogo della regione del Preah Vihear e lo status di città direzionale mi faceva immaginare una certa dimensione. Invece è piccolissima e le strade principali sono due, parallale tra di loro: in una c’è il mercato e tutti i negozietti, nell’altra tutti gli edifici governativi o pubblici. Scegliamo l’unica guesthouse ad un prezzo accettabile avente anche internet e mi fido della signora che lo gestisce consigliarci il suo amok: è uno dei piatti tipici cambogiani, fatto di norma con il pesce gatto, ma vista la nostra poca simpatia per i pesci scegliamo di averlo con carne bovina. Il piatto è fantastico: squisito, questo simil-curry thailandese di carne cucinata su latte di cocco e condito con numerose spezie, è un assoluta delizia!

Fortuna che ci porta moltissimo riso così finalmente metto a tacere la fame che mi tenevo da un paio di giorni.

Km. percorsi oggi: 152 Km               Totale km da inizio viaggio: 20024 Km

Caro Laos

26 Marzo 2011 – Dondet (LAO) – Stung Treang (K), Giorno 364, 8.00


L’isola ci ha fatto rilassare, ci ha cullato tra le acque del Mekong ma dopo un paio di giorni di ritmo rallentato, sento il bisogno e la voglia di andare, di rimettermi in strada.

C’è sempre una percentuale di senso di colpa nel prendermi pause, nel rimanere fisso da qualche parte senza un motivo preciso, specie se il luogo non offre niente; per la serie, 10 giorni in Cappadocia ci possono stare, perchè anche stando seduti in un bar si è assorbiti ed inseriti nel magnifco panorama circostante, mentre 3 giorni qui sono già troppi. Il feeling da Rimini facile, da svenduta al turismo bieco del mordiefuggi backpackeriano, mette in moto le mie difese immunitarie a là “non sono come loro, non posso stare vicino a loro”.

E facendo un salto nel futuro, proprio questa sera incontro un ragazzo irlandese che sta girando queste zone d’Indocina in bici, in maniera piuttosto indipendente; abbiamo parlato di questo fenomeno, dell’attrazione che questa regione del mondo esercita in studenti che cercano un posto dove fare il proprio gap-year, il cui significato dista miglia dal concetto di anno sabbatico. Non c’è molto da riflettere, non c’è diversità tra i luoghi dal quale provengono e dove vanno, non c’è curiosità, c’è voglia di divertimento, quella si: così capita che si veda il Laos stando a Vang Vieng, Luang Prabang, Vientiane e Don Det. Questo da una visione fattualmente non comprensiva di quel che è il Laos: è assurdo definire uno stato secondo le sue città, quando queste rappresentano l’1% del territorio! Specie in uno stato che la parola città ha una significato esagerato, essendo quasi sempre meglio definibili come villaggioni.

Khon Phapheng

C’è la Cambogia a sud ed è lì dove non vedo l’ora di arrivare, però prima dobbiamo passare per l’ultimo caposaldo degli spettacoli naturali laotiani: le cascate di Khon Phapheng. Qui il Mekong ha il suo ostacolo maggiore lungo il suo corso, il problema che i francesi non riuscivano a oltrepassare per portare la merci da Saigon a Luang Prabang. Il fracasso dell’acqua schiantarsi sotto e gli spruzzi che si levano da questo spettacolo naturale sono una vera e propria highlight di un tour in Laos; a me colpisce la meraviglia che creano le acque per poi, girare lo sguardo 100 metri a valle del fiume e vedere di nuovo la tranquillità che contraddistingue questo corso d’acqua.

Arriviamo al confine, ci timbrano celermente il carnet de passage dei veicoli quindi quando siamo al controllo passaporti ci chiedono 2$ perchè oggi è sabato e va pagato l’extra. Mi rifiuto categoricamente specie che non sta scritto da nessuna parte e dopo aver discusso un po’ dico “Ascolta, se vuoi timbri altrimenti vado in Cambogia e ciao”. Non timbrano e noi passiamo la frontiera comunque, senza sapere cosa potrebbe accadere dal posto di controllo cambogiano.

La mia lettera di saluti al Laos deve spezzare il resoconto:

“Caro Laos,

sono state nelle tue terre quasi 35 giorni in tutto. Marco mi disse che per lui un mese era troppo nel tuo piccolo territorio, io ribattei dicendo che il tempo a disposizione sarebbe stato giusto sufficiente. Daltronde quanto è abbastanza?

Ed eccoci qui, ad uscire un giorno prima che ci scada il visto e l’ultimo giorno utile del carnet de passage, che non sappiamo se ci verrà chiesto in Cambogia. Mi scuso anzitutto di non aver visitato la plain of Jars su a nord e la zona di Attapeu però sai, gli altri stati chiedono la loro parte.

Quindi se dico che malgrado i 30 giorni ancora abbiamo dovuto sacrificare dei luoghi, vuol dire che non ci hai lasciato girare i pollici. Il tuo popolo è il primo pregio: persone che anticipano un sorriso a qualsiasi interazione, che stranamente per la zona, molto spesso non alzano il prezzo perchè siamo stranieri. Un popolo povero ma con dignità, un popolo che suo malgrado ha poco da offrire materialmente, ma disponibile comunque ad aiutarti. Un popolo che vive con 4-5 piatti tipici ma che sono delle delizie e che raramente mi ha fatto rimpiangere il cibo di casa.

Poi c’è il Laos inteso come territorio che posso definire con una parola: perla! Montagne ricoperte da vegetazione esotica nel nord, ricamate dai numerosi corsi d’acqua poi man mano nel centro viene ripreso il paesaggio del nord Thailandia, con distese acquitrinose. Il sud invece ha un aspetto aspro che muta in continuazione, dalla praterie alla semi steppa fino al confine cambogiano dove il Mekong fa brillare tutto ciò che tocca.

Vientiane, Luang Prabang, Luang Namtha e Pakse sono grandi villaggi che hanno un dinamismo molto soffuso, dove la lentezza è la prima caratteristica che colpisce e pian piano prende il sopravvento anche sul visitatore.

Ho due visti laotiani sul passaporto, ma chi lo sa se presto ne avrò un terzo…

Ricordo la quiete di Luang Namtha sedare la mia tensione per mettere a punto Scooty.

Ricordo la strada da Hongsa a Luang Prabang mettere alla prova ogni mia abilità e volontà di fare offroad.

Ricordo Vientiane e il suo skyline d’acquerello.

Ricordo la gente e i bambini dei villaggi accorrere ogni qual volta mi fermavo.

Ricordo Diego, la sua tenacia e la sua passione nel far ciò che fa.

Ricordo Don Det ed il dolce non far niente.

A presto

Claudio”

Alla dogana cambogiana è più facile: quando i doganieri non vedono il timbro di uscita laotiano, sorridono mettono il visto cambogiano e chiedono 2$ per fare il timbro di entrata. Rispondo sorridendo dicendo che questa tassa non esiste e loro lo sanno, così timbrano e sono in Cambogia!!!

La strada è in buone condizioni ma sarà il cielo coperto sarà la totale assenza di forme di villaggio nei 60 km che ci separano da Strung Treng che penso ad una sola parola: desolazione.

Campi lasciati incolti, cartelli che avvertono della presenza di mine e subito mi sembra di essere in un posto triste, povero e…dimenticato.

Strung Treng è una cittadina di medie dimensioni che vede il turismo passarci attraverso e coloro che si fermano qui è puramente per caso. Non c’è niente da vedere così troviamo una guest-house e dopo un rapido giro del centro per controllare il costo della barca per attraversare il fiume domani, siamo già di ritorno.

Come dicevo sopra, incontriamo questo ragazzo irlandese con il quale è interessante scambiare i propri punti di vista sul turismo e soprattutto ci concede preziose informazioni sul Vietnam, dove è stato tre mesi. Ci spiega che lì regna il Dio denaro e bisogna fare enorme attenzione e contrattare sempre prima dell’acquisto per evitare sorprese spiacevoli. Ci dice che le persone sono più riservate e non sorridono sempre come fanno in Laos, ma con i vietnamiti un sorriso o un vaffanculo va sempre meritato.

Dice una cosa interessante al quale non avevo pensato: la reazione che una persona ha, quindi di essere gentile o meno, deve essere meritato altrimenti non ha nessun significato.

Domani ci aspetta una giornata di offroad dalla qualità incerta quindi andiamo a dormire presto per essere belli carichi domani.

Km. percorsi oggi: 93,7 Km              Totale km da inizio viaggio: 19872 Km

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