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Undicesimo mesiversario di viaggio
28 gennaio 2011 – 27 febbraio 2011
Chongqing (CHN) – Luang Namtha (LAO)
31 giorni Totali, 0 km nel mese corrente, 17.466 km Totali
Spesa totale: 635.62 €.
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Un altro mese in Cina di imprevedibili situazioni create dal vagare organizzati e disorganizzati allo stesso tempo. Volevo vedere la realtà rurale della Cina sin dal mio primo viaggio nel 2008 ma ero conscio delle difficoltà che c’erano: pressochè conoscenza nulla della lingua inglese dei cinesi ed il bisogno di avere una finestra temporale che mi permettesse di poter perdere del tempo alla ricerca dei luoghi desiderati, quindi quale miglior occasione di questo viaggio?
Ecco cosa mi ha spinto a scegliere il Guizhou, regione dove mille minoranze coesistono in una sorta di ambiente che mischia zoo umano al preservamento delle tradizioni millenarie. Zoo perchè il ministero del turismo cinese ha presto capito che queste minoranze erano un singolarità dal quale trarre vantaggio in termini di contanti; ecco sviluppati quindi i tour di scoperta culturale, infrastrutture che potessero accogliere le frotte di persone e, per completare, un’incentivo economico e sociale a queste minoranze affinchè possano durare nel tempo (e rimanere delle cash cow dell’industria turistica).
Le minoranze infatti ricevono sussidi da Pechino e hanno un privilegio al quale il resto della popolazione Han (i cinesi) può accedere difficilmente: non hanno il limite del figlio unico.
È facile capire come il limite del figlio unico sia di ridurre la popolazione dei cinesi “standard” e invece, di incrementare i Miao, Dong etc affinchè ci siano più villaggi di questi gruppi etnici e più risorse turistiche.
È stato un mese nel quale ho assistito alla spudorata macchina del turismo cinese che procede inarrestabile, esattamente come l’economia interna: Yangshuo, metà artificiale, Nanning, metà di passaggio e di acquisto di moglie da parte di over-50 occidentali scontenti.
Ho assistito al fatto che esistono prigionieri o persone che pagano questo frenetico sviluppo non-sense e all’arrendevolezza delle persone quando hanno l’esatta conoscenza che qualsiasi cosa facciano, nulla può cambiare, quindi il disinteresse.
Ho sentito storie provenire non dagli altoparlanti propagandistici ma da persone, che emozionandosi, mi raccontavano storie di solidarietà nel momento del bisogno.
Solidarietà che anch’io, ho potuto constatare entro l’ambito della mia avventura e che mi permettere di dire “Grazie Cina della lezione”.
English version
Another month in China of unpredictable situations created by random and organized roaming. I wanted to see the rural aspect of China since my previous trip back in 2008 but I had two things to consider: the lack of a common language as in China it is very rare to meet somebody that speaks conversational English and also the need of having a time window flexible enough. What better than this trip?
That is why I chose Guizhou, a region where tens of minorities coexist together in an environment that mixes the archetype of a human zoo and the preservation of millennial traditions. I define it as a zoo because the Chinese minister of tourism quickly understood that from this unique feature of China, minorities, they could cash in very much. Then the organized tours and the tourist infrastructures came and to make everyone happy, subsidies to these minorities so that they could last longer.
These minorities receive money from Bejing and they have a privilege that normal Han Chinese (the majority of the people) hardly have access to: they do not have the one child policy.
It is easy then to understand that the government wants to reduce the number of “normal” Chinese people and rather increase the number of Miao, Dong etc so that the more villages the more income they generate.
It has been a month where I could witness the arrogant tourism machine advacing unstoppable, exactly as the economy does. Yangshuo, artificial city, Nanning, stop-over city for Western over-50’s to buy a wife.
I witnessed the fact that there are prisoners of this process and people that pay the toll of this frantic non-sense development. Also how people learnt how to surrender because they know that, no matter what they think, nothing will change, therefore their political apathy.
I heard stories coming not from the propaganda loudspeakers but from the real people, describing how they still have a strong sense of helping each other out in times of need.
The same sort of help I could experience personally during my time in China and that allows me to say “Thanks China for teaching me something”.
Linee guida del documentario
20 Febbraio 2011 – Nanning (CHN), Giorno 330, 9.30
Non ci sono pacchi da aspettare quest’oggi e niente in programma, così alla fine sto in ostello tutto il giorno a rassettare video e fare quella che io considero come il riporre “ordine nel viaggiatore”.
Mi documento su dove andare in Laos e do una sbirciatina alla Cambogia e a dire il vero la storia recente di questi due stati sono un programma in se: la Cambogia con il feroce Pol Pot e i suoi 5 anni di delirio onnipotente mentre in Laos la politica è stata prima legata agli eventi della guerra in Vietnam e poi all’instabilità interna.
Questa zona d’Asia, l’ex-Indocina francese, esercita su di me un fascino speciale dato che la regione la vedo un po’ come i Balcani d’Asia. Teatro di battaglie, dittatori, politiche funambole e invasori da ogni fronte, questi stati stanno man mano riuscendo a ritagliarsi un proprio carattere, dopo tanto tempo che questo è stato oppresso. L’unico stato che rimane indietro in questo è la Cambogia, che 32 anni dopo la fne del regno del Khmer Rouge ancora ne soffre le tragiche conseguenze in materia economica e sociale.
È già assodato che dedicheremo l’intera durata del visto ad ogni stato; quando partii mi sembrava già troppo stare 20 giorni in uno stato, mentre ora un mese mi sembra ancora stretto. La Cambogia è piccolina e dovremmo farcela con i tempi mentre il Laos è più culturalmente interessante nella parte nord mentre il sud è relativamente inesplorato. Il Vietnam invece è una striscia lungo l’oceano Pacifico che misura 1000 e passa km da Hanoi a Ho Chi Minh City (Saigon). A Hanoi ho anche un amico che è stato mio coinquilino di stanza a Brighton per un anno e mezzo, quindi forse starò per una durata maggiore.
…intanto, seduto a Nanning, mi godo gli ultimi giorni prima di ritornare in sella allo scooter. Cosa che da un lato mi piace, per l’indipendenza che dà, ma che però isola mentre viaggio ponendomi meno in contatto con altre persone.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Progetto: documentario sull’Indocina
Questo sarà il progetto futuro al quale Ture e io ci dedicheremo nei prossimi mesi.
L’idea è di sviluppare un documentario sull’Indocina, una regione del mondo che esercita molto fascino nel nostro immaginario: la drammatica e tragica storia recente e culture e paesaggi rimasti intonsi dallo sviluppo globale sono fattori difficilmente individuabili in altre regioni del pianeta.
Abbiamo quindi deciso di voler documentare il nostro viaggio in Laos, Vietnam e Cambogia per rendere partecipe il maggior numero di persone. Il tutto interpretato e visto con gli occhi di due giovani appassionati della strada e curiosi nell’apprendere e capire le diverse culture del mondo.
Pensiamo che questo tipo di progetto possa un giorno venir proposto su qualche media oppure in formato DVD. Collezioneremo il maggior numero di filmati seguendo una linea di qualità (entro le nostre abilità e risorse), una tematica che può variare da zona a zona entro gli stati stessi. Questo senza deturpare lo stile “low cost” dei nostri viaggi bensì rendendo il tutto più meticoloso e documentato.
Stiamo inoltre cercando degli sponsor che vogliano sostenere economicamente oppure con del materiale utile questo progetto documentaristico. Chiunque avesse dei contatti di persone che potessero essere interessate alla promozione del materiale o che volesse discutere il progetto può contattarmi via il modulo di contatto del sito.
Spolabus
31 Gennaio 2011 – Langde (CHN) – Congjiang (CHN), Giorno 310, 8.00
I due vecchietti sono già attivi ed appena ci vedono in piedi mettono a scaldare dell’acqua così che noi possiamo lavarci il viso e fare il desiderato caffè mattutino.
Il caffè…
Posso anche non farmi la doccia una settimana, portare un paio di pantaloni consecutivamente per più di un mese ma non mancare il mio appuntamento con la caffeina.
L’idea per quest’oggi è di arrivare a Rongjiang, dove staremo sino a quando i mezzi di trasporto non riprenderanno a circolare, dopo le festività del capodanno cinese.
In strada servono cinque minuti per trovare un auto che si fermi al nostro pollice alzato e ci porti fino a Leishan, la città più grande che dista circa 15 km.
Dal centro di Leishan camminiamo convinti che considerato l’alto numero di veicoli in strada in questo periodo, non dovrebbe essere difficile trovare un altro passaggio. Ed invece, ben presto siamo fuori dalla città e tutte le auto che si fermano sono tassisti o gente che s’improvvisa tale; i prezzi sono maggiorati in questo periodo perchè tutti vogliono racimolare qualche soldo extra per i regali delle feste.
Saltiamo da un bus ad un altro che per 5 yuan ci portano avanti una ventina di chilometri ognuno. In uno dei villaggi nel quale veniamo scaricati possiamo osservare da vicino un’altra caratteristica delle abitazioni di queste zone ossia la costruzione a palafitta.
Il freddo intenso ha gelato i passaggi in cemento e bisogna fare molta attenzione a dove si cammina per non scivolare nell’acqua delle “fondamenta” delle case.
Finalmente al quarto tentativo, ritroviamo un furgoncino che ci da un passaggio a gratis fino a metà strada da Rongjiang. Sono solo 60 km eppure ci mettiamo almeno due ore a causa della strada interamente a curve ed un fondo stradale pessimo.
Ogni cittadina di dimensione ragionevole è presa d’assalto da cinesi che fanno le compere dell’ultimo minuto e avere le cibarie necessarie per i tre giorni di festa. Noi invece ci annoiamo passando come testimoni della maratona da un furgoncino ad un bus: altre due ore per arrivare a Rongjiang e decidere che vale la pena finire il discorso trasporti oggi e andare fino a Congjiang e domani muoversi a piedi entro l’area.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Miao mangia cane
30 Gennaio 2011 – Guiyang (CHN) – Langde (CHN), Giorno 309, 6.30
Mi sveglia la conduttrice del treno dato che Guiyang non è l’ultima fermata e pesantemente mi trascino fuori dal vagone dopo un numero di ore di sonno non sufficienti. Bambini piangenti senza interruzione e persone che sono scese dal treno nelle stazioni precedenti, mi hanno fatto dormire a ritmo cadenzato.
Guiyang si precedenta terribilmente umida con la nebbiolina unita a dei fiocchi finissimi di neve che non incoraggia certo a voler andare in zone più remote se…non fosse che noi non ci ferma nessuno, nemmeno quando facciamo l’autostop, l’ennesima auto della polizia di ferma. Questa volta è stata chiamata da un ragazzo che, fermatosi per darci un passaggio, l’ha presa come sua missione personale di darci una mano. I poliziotti prima verificano i nostri documenti e poi una volta tradotte le nostre intenzioni da un interlocutore telefonico imprecisato, afferranno che vogliamo un passaggio da qualcuno in auto senza pagare. A uno di loro sembra essere venuta un’idea brillante e ci chiede di montare in auto; arriviamo al casello autostradale della strada verso Kaili, quindi discutono con il capo-casellante. La loro richiesta è se può fermare un’auto diretta verso la nostra destinazione e chiedergli se possono darci un passaggio. Dopo nemmeno 3 minuti di attesa passa una Toyota che chiede se la strada è giusta per Kaili: questa domanda diventa la sua condanna a portarci. Sono già 4 in auto con molti bagagli, probabilmente diretti verso casa per le feste di fine anno cinese però comunque ci portano come “impostogli” dall’alto.
A Kaili ci fermiamo giusto il tempo per ottenere delle informazioni dal ufficio turistico, che si riveleranno fondamentali: veniamo a conoscenza che il 2, 3 e 4 non ci saranno bus in circolazione e nemmeno ristoranti per cucinare del cibo. Dove avevamo intenzione di andare, il villaggio di Xijang, hanno imposto una tassa d’ingresso per i turisti di 60 Yuan e ci viene descritto come notevolmente commerciale. Scegliamo di andare a Langde in autobus, villaggio abitato quasi esclusivamente dalla minoranza Miao. Appena arriviamo una signore che era in bus con noi c’invita ad andare a a pernottare nella sua casa per un costo minimo.
Langde è molto bello, le abitazioni sono tutte in stile senza le interferenze “statali” dato che questa zona è autonoma. Nonostante il tempo sia grigio facciamo numerosi filmati, incluso quello dello scuoiamento di un cane e di due galline. La pavimentazione è in tavelle, sconnessa come i borghi medioevali italici e non c’è ombra alcuna di turisti, quindi scherziamo con alcuni abitanti in linguaggio gestuale. C’incamminiamo anche fuori dal villaggio per vedere dall’alto le splendide terrazze di riso che caratterizzano questa area, come nel Sichuan. La vista è parzialmente impedita da nebbia stile val padana e pioggiolina sottile.
Non avendo trovato alcun posto dove mangiare torniamo a casa dalla signora che si ospita e chiediamo se è possibile che ci cucini qualcosa e come sempre, se paghi qui hai tutto. Carne fritta e verdure varie e condividono con noi anche la hot-pot loro, il tutto intervallato con dei brindisi di grappaa di riso con la signora; ad un certo punto la donna si alza, versa della grappa nel suo bicchiere e prima a me e poi a Marco ci canta qualcosa che presumo sia il benveuto al villaggio e poi ci fa bere una sorsata di spirito.
Il canto è completamento fuori dal concetto di toni e semitoni, passando per quarti di tono che per noi occidentali all’orecchio paiono stonature.
Felici di questa esperienza e contenti nel vedere che abbiamo due coperte a testa, andiamo mezzi brilli a dormire.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Decostruzione
29 Gennaio 2011 – Chongqing (CHN) – Guiyang (CHN), Giorno 308, 9.30
Come se non mi fossero bastati gli altri due giorni trascorsi a Chongqing per capire che questa città non mi piaceva, siamo costretti ad arenarci qui causa l’introvabilità di un biglietto del treno ad un orario normale verso Guiyang. Solito giro di mail controllate, soliti rifiuti delle aziende di supportare il nostro progetto documentaristico e via a visitare quel qualcosa rimasto inesplorato la scorsa volta. Oggi la nebbia è più rada quindi tenteremo di fare un filmato della congiunzione dei due fiumi, lo Yangtze e lo Jialing nei pressi di Chao Tien Men. La confluenza è straordinaria e si può vedere chiaramente il punto dove i due fiumi di enorme portata si uniscono, dato che lo Yangtze ha colorazione marroncina mentre le acque dello Jialing sono verdi smeraldo.
Vicino trovo per caso il museo della pianificazione urbana di Chongqing del quale ho sentito parlare molto bene. Anche per i neofiti di architettura il museo espone molto semplicemente quello che è il piano (diabolico) dello sviluppo urbano della municipalità, quindi non solo CQ centro ma anche il resto della regione. CQ diverrà un “incubo” urbano con grattacieli a perdita d’occhio, costruzioni futuristiche come l’opera (già completata), il circo (ma ci va ancora qualcuno?), la zona business. A subire il proclama progressista saranno anche le altre città di dimensioni medie, puntando a trasformarle in metropoli satellite della megalopoli. Un piano efferato di trasloco e ingabbiamento per coloro che subiranno l’ondata di cemento a spese della loro casupola. Il museo è violentemente perfetto nel dimostrare l’andatura no-limits della macchina capital-comunista pechinese, che vede in CQ l’unica ancora nella Cina continentale e contenere l’afflusso di emigranti dalle campagne alla costa orientale.
Per quanto una città del genere diventerà tutto perfetto ed accessibile, centomila volte preferisco città e luoghi non così rampanti. Più la gente la ingabbi più socialmente depressa diventa.
Rifiuto di fare un altro tour per il centro di CQ che altro non è che la solita menata di negozi già visti; qui mi viene in mente di segnalare come la Kappa e la Fila vadano alla grande in Cina, con moltissimi punti di vendita aventi il materiale dai colori schhizofrenici di queste due aziende.
Arriviamo per tempo alla stazione dei treni dove alle 20:25 puntuali parte il nostro espresso verso Guiyang, il cui arrivo è previsto per domattina alle 7:15.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Miniviaggio con la polizia
28 Gennaio 2011 – Chongqing (CHN), Giorno 307, 9.00
Una vera e propria giornata persa nel chaos che porta il nome di Chonqing città. I dubbi che avevo sulla facilità di andarsene facendo l’autostop, riguardavano il fatto su come e dove arrivare per mettersi con il pollice alzato. Con i mezzi pubblici ci vanno via 2 ore per arrivare ad una stazione di autobus dove non sembra esserci la coincidenza consigliatoci da google maps. Fortunatamente una ragazza al quale chiediamo informazioni parla inglese e spiega ad un risciò dove portarci.
“Fantastico! Ora basta che ci mettiamo con il pollice alzato e qualcuno ci prenderà come al solito…”
Siamo circa 150 metri prima del bivio tra la direzione di Guiyang e quella di Chengdu, e con nostro disappunto notiamo che le auto che vanno verso dove vogliamo noi, Guiyang, sono pochissime. Non ci perdiamo di coraggio e dopo un paio di auto fermate che andavano verso Chengdu, accosta un camionista (incredibile!) che si rende disponibile a portarci più avanti dove sarà più facile che le auto accostino.
Il ragazzo non m’ispira molto ed ogni tanto quando parliamo, rotea l’indice all’altezza della tempia, come ad indicare “non capisco” oppure “ho problemi mentali”, ma noi diamo una chance a tutti quindi montiamo. Al bivio gira a destra in direzione Chengdu ed io lo guardo e gli chiedo se è giusto, lui fa cenno di si…
Proseguiamo verso ovest, direzione sbagliata, dato che dovremmo andare verso sud, però chissà, farà una svolta…
…e nessuna svolta arriva e ci lascia ad uno svincolo enorme e mentro scendo impreso lui e la sua stirpe per averci fatto un disfavore. Mi chiedo ma se da Treviso voglio andare a Milano tu non mi porti a Bologna, cazzo!
Siamo in uno svincolo autostradale a piedi, il tempo è grigio, il nervoso è alto ed è pieno di veicoli che corrono e ci passano ad una manciata d centimetri. Maledetto il camionista di prima…
Ci mettiamo su un area di sosta a fare l’autostop e dopo nemmeno una decina di minuti accosta un’auto: è la polizia. Ci spiegano che non possiamo fare l’autostop lì e ci portano fuori dall’autostrada dove incontriamo altri poliziotti ed uno di loro si offre di darci un passaggio fino ad una fermata di un bus che porta alla stazione dei treni. Sono ormai le 14 e visto come è andata sinora non vale la pena di perdere dell’altro tempo a fare l’autostop, quindi accettiamo la proposta.
La stazione di treni è assiedata da pendolari improvvisati che vogliono trovare un letto oppure un posto a sedere su un treno verso i proprio cari. Ci viene detto che oggi non ci sono treni disponibili per Guiyang però domani si, così optiamo di partire alle 20.30 dato che il viaggio dura quasi 11 ore; dormiremo in treno riunendo in uno i costi di hotel e trasporto e soprattutto riducendo il tempo “perso” per muoversi.
Ritorniamo all’ostello di ieri sera, con la receptionist che ci guarda divertita quando le raccontiamo le vicessitudini odierne. Camerata da 6 per ridurre i costi e domani ci dedicheremo alla visita più esaustiva di Chongqing.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Decimo mesiversario di viaggio
28 dicembre 2010 – 27 gennaio 2011
Dali (CHN) – Chongqing (CHN)
31 giorni Totali, 0 km nel mese corrente, 17.466 km Totali
Spesa totale: 338.97 €.
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Ritorno al freddo!
Il maledetto nemico che ho tentato di lasciarmi alle spalle dopo la quantità patita in Asia Centrale, è invece in gran voga in centro Cina. Così, io che pensavo di partire per una scampagnata con delle magliette a maniche corte e zainetto sono stato deluso: qui in Cina si batte brocche d’inverno! Comunque a parte la parentesi meteorologica, la Cina ha continuato ad essere quella meravigliosa sorpresa che sembrava preannunciarsi, dopo l’introduzione dicembrina.
Cronostoria Trip 2010 – Decimo Mese
Scaglio il primo sasso: i cinesi non sono freddi! O meglio, non lo sono più di qualsiasi occidentale quando incontra una persona con costumi distanti o diversi dai propri.
Il numero di passaggi in auto, di bevute e mangiate assieme, di ospitalità genuina sono i fattori che mi permettono di dire questo: a me, i cinesi hanno fatto cambiare idea.
Tantissimi giorni a Chengdu per trovare lavoro ed iniziare un nuovo capitolo del viaggio e opzione lasciata arenarsi per mettere in piedi un nuovo, stimolante progetto: il documentario “2 in Indocina” dove io e il Ture ci mettiamo alla prova come viaggiatori in grado di esporre i contenuti.
Vogliamo attraversare gli stati futuri, precisamente Laos, Cambogia e Vietnam analizzando quello che ci affascina di queste terre:
- Io guardo alla loro storia recente, ricca di drammi, di guerre intestine, di rivoluzioni, di dittatori, di genocidi. Come ha reagito questa popolazione a questi shock psicologici?
- Il Ture invece è affascinato dai paesaggi e dalla cultura rimasta incontaminata dalla globalizzazione e il fatto di stare a contatto con gente meno fortunata di lui e con persone vere (naturalmente non in zone turistiche).
Quindi si guarda avanti con forte interesse dall’enorme Cina che mi ha svelato solo pochi dei dubbi che avevo prima di entrarci: il mistero di Mao rimane, la loro infinita indole operaia, la loro chiusura entro il concetto di società, caratteristica tipicamente asiatica.
Il modo nel quale creano tutto è un capitolo ampiamente trattato, dal quale non posso esimermi: il vestiario, le case, il cibo talvolta plastificato, i rifiuti, le scorie, l’inquinamento e pure le città. Riescono a sorprendermi come la rivoluzione urbana al quale sottopongono le città sia pianificata nei minimi dettagli, in piani regolatori approvati a tempi record. Città immolate al turismo che, come ogni stato che sia degno, devono essere allineate a standard di piacimento visivo medio: così Lijiang, Dalì, Guilin, la base dei Panda assumono anch’esse un aspetto plastificato.
A questo lato rispondono però le montagne dello Yunnan, perfettamente esotiche coperte dal manto verde amazzonico, le coltivazioni di riso ed i terrazzamenti dolci come colpi di pennello del Sichuan, la megalopoli schizofrenica di Chongqing e le mille minoranze etniche presenti in Guizhou.
Mille facce ha questa Cina e due mesi sono solo un entree caldo che invoglia un possibile, prossimo ritorno.
English version
Back to cold weather!
The damn enemy I tried to leave behind in Central Asia after having suffered so much of it, it is back with revenge here in China. So I find myself with short sleeves in a climate that would rather advice one or two good jumpers: remember, winter in China is freezing! But, beside the weather discussion, China surprised me big time and it continues to make me marveling at each sight or each gesture of unexpected friendliness.
In few words: Chinese people are not cold! Well, they are not more distant than Europeans when they meet some other foreign fellow. The number of car lifts I took, glasses poured down my throat, food swallowed hungrily and true hospitality made me saying so: Chinese people changed the prejudice I had of them, and that is an achievement.
Many days spent in Chengdu looking for a job opportunity and change the course of my trip, actually did their duty in another manner: I decided not to work but rather invest my time keeping on traveling and documenting what I see with a documentary called “2 in Indocina”.
Ture and I will try to reveal the way we see these countries so do not expect something “National Geographic” style: we don’t have the means and neither the willingness to do that at this stage.
We want to cross Laos, Cambodia and Vietnam analyzing what fascinates us of these lands:
- I’d like to explore the recent history full of dramas, internal wars, revolutions and dictators and genocides and see how these factors affected the present.
- Marco is more enthralled by the landscapes and culture that especially in the villages remained globalization-free and the fact that he can relate to people, which is poorer and maybe truer.
So we look forward with great enthusiasm from this huge country that also kept some of the mysteries: the fame of Mao, the relentless working energy of Chinese people, the closure of their society. Also the way in which they create everything: clothes, houses, plastic food, rubbish, waste, pollution and sometimes cities. I still amaze after two months being here at how they revolutionize the aspect of cities in order to meet the standard, with building plans that from the issue date to the approval takes 3 months! Cities immolated to tourism and the average standard of visual pleasure: Lijiang, Dalì, Guilin, the Panda base paid the toll already.
To counteract this, there still are the mountains of Yunnan, perfectly exotic covered in Amazon green, the rice fields and terraces of Sichuan that are like some gentle brushes on a canvas, the schizophrenic megalopolis of Chongqing and the thousand ethnic minorities of Guizhou.
China has thousand faces and two months here are only a hot entrée that makes me feeling a desire to return one day.


