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Quattordicesimo mesiversario di viaggio
28 aprile 2011 – 27 maggio 2011
My Tho (VN) – Prey Lvea (K)
30 giorni Totali, 124 km nel mese corrente, 21.666 km Totali
Spesa totale: 614.84 €.
Il Vietnam, il pensiero di ritornare, l’indipendenza mancata, la solitudine sentimentale.
Ecco concettualmente il mese di viaggio numero quattordici. Situazioni elaborate nella loro sintetica natura che già spiegherebbe tutto se non fosse che…
…io invece sono qui a mettere in parole, a spiegare a quel me stesso che rileggerà questi appunti fra 30 anni oppure a qualche generazione mia futura.
Perchè il viaggio dà maggior cognizione del mondo che ci circonda, ti priva dei tuoi cari e della tua ordinarietà non altrettanto mobile, ma allo stesso tempo ti sconvolge. Se io, dicevo tornerò, poi inizerò a fare e vivrò felice e contento, ora, ora che la data si avvicina di questo non ne sono più tanto sicuro.
Mantenere le parole passate non può avvenire, sicuramente non così in maniera frettolosa: vale la pena farsi alcune domande e a volte le risposte che arrivano da me stesso, non sono quelle che le mie orecchie vogliono sentire. Ma è il mio pensiero, e questo conta sopra di tutto.
Sento sempre di più una pressione dall’ambiente circostante su “quando inizierò a lavorare, poi i soldi e a quando la famiglia”. Questa coercizione verso il modello sociale mi mette in crisi: giorni fa, durante la fase REM (dove il cervello mio è particolarmente produttivo) pensavo a questa eventualità, solo per risvegliarmi con sensi di nausea simili al vomito.
Ho una zia che quando ero piccolo mi raccontava le sue storie in giro per l’Italia, mossa un po’ dal lavoro e un po’ dalla passione turistica. Io la ascoltavo incantato e le dissi che da grande volevo girare il mondo. Non le chiesi come faceva a mettere via i soldi per la pensione.
Ho fatto scelte difficili prima di questa e ne farò ancora nella vita, l’importante è seguire il mio instinto.
Credi in me e verrai sorpreso.
Non credere in me e verrai deluso.
Un mese, un decennio vissuto sull’onda del mio non volersi fermare, geograficamente e con le sfide personali. Un decennio che non ha visto alcuna per il quale fermarsi è valsa la pena. Questa potrebbe essere una piacevole sorpresa, uno spolverare sentimenti ed emozioni scalfite dal tempo. Il viaggio mi ha insegnato che anche ciò che è arrugginito può cavalcare: mesi prima della partenza, ridussi Scooty allo scheletro per un esame approfondito. Il telaio era consunto, fragile: armato di passione, voglia e dediizione l’ho restaurato e solo in Tailandia mi ha “avvertito” con qualche avvisaglia. Io volevo che lui c’è la facesse e lui voleva che io c’è la facessi.
Fiducia, conoscenza dei limiti altrui e supporto.
Il Vietnam ci ha diviso, ma non sempre le temporanee separazione sono nocive: ho capito cosa vuol dire aver avuto l’indipendenza di muovermi, un mezzo con il quale scoprire paesaggi e culture al quale non avrei avuto accesso in altro modo.
Nello stato estremamente falce e martello mi sono dovuto adagiare su metodi di trasporto backpacker ed accettare la mediocrità data dal turismo ai luoghi e la limitata interazione con le persone locali. Così capita che avendo deciso una data di termine e viaggiare in modo che non da così tanta soddisfazione, diventi irritato ed impaziente.
Impaziente anche, di vedere cosa deciderò di fare dopo.
Studio medico originale
30 Aprile 2011 – My Tho (VN) – Mui Ne (VN), Giorno 399, 7.30
Ho cambiato il mio itinerario deciso per il sud Vietnam, quindi non andrò più a sud di My Tho, bensì mi aggregherò con i due ragazzi giapponesi, Kha, Young e Christoph per andare a Mui Ne, località balneare sulla costa.
Tian è stato molto gentile con noi ed essenziale per esplorare posti che non sono sulle guide turistiche o entro il circuito massiccio di visitatori. Questo è il lao positivo di couchsurfing: la capacità di scoprire luoghi magnifici solo per te. Questo appplica ancora di più per l’esperienza culinaria, dato che chi meglio di una persona che vive in un posto, può conoscere i migliori posti per mangiare e le specialità?
Per arrivare a Mui Ne dobbiamo logicamente passare per Saigon, dove incontriamo il resto del gruppo per andare in bus verso la spiaggia. Ci mettiamo circa 4 ore ad arrivare sulla costa leggermente a nord di dove è Ho Chi Minh e per stanotte staremo a casa di un amico di Kha, tutti sulla stessa stanza. In Vietnam dormono su queste stuoie di legno dallo spessore di un centimetro che hanno la funzione di far passare l’aria e nient’altro, certo non di ammorbidire la superficie.
I genitori dell’amico di Kha sono entrambi dottori e mentre noi siamo in una stanza a ridere e scherzare, nella stanza a fianco, il cosidetto ambulatorio, delle signore stanno facendo delle flebo.
La cittadina dista ancora una decina di km dalla spiaggia e qui non c’è un granchè da fare; ne approfittiamo per mangiare dei piatti locali che, indovina indovina, sono a base di pesce. Ci portano numerose minifrittate con dentro gamberetti, germogli di soya, erbe varie (menta, coriandolo) e insalata ed ovviamente va intinta snella salsa di pesce. Straordinario! Tutti siamo entusiasti del posto veramente economico e ancor di più della qualità del cibo.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km
Le conoscenze +
29 Aprile 2011 – My Tho (VN), Giorno 398, 8.00
Tien ha organizzato qualcosa che vada a bene per tutti, ossia un qualcosa che escluda la visita alle isole, dove sono già stato. Al mattino vuole portarci a vedere un allevamento di serpenti che dista circa 10 km da casa sua, quindi noleggiamo due motorette; Tien ne guida una insieme al suo fidanzatino, Ogi che è in apprendistato una per conto suo mentre su quella rimanente ci siamo io e Saki…ed il motorino fu galeotto.
Parliamo mentre sto attento ai milioni di altri mezzi in strada, flirtiamo un pochettino e sara la sua paura di capottarsi che la fa tenere stretta a me, in maniere scorretta ma piacevole (in moto, il passeggero si deve tenere sulle maniglie posteriori per bilanciare e non sul guidatore nda).
Mi racconta dei suoi 4 anni negli USA, dei suoi ex americani e di come in Giappone non si trovi benissimo, augurandosi presto di trasferirsi altrove. È strano come ci raccontiamo a vicenda dopo pochissimo tempo che ci conosciamo, però mi piace come ragazza, estremamente dolce con quell’ingenuità tipica delle giapponesi.
La snake farm è un ex stabile militare utilizzato originalmente per estrarre il veleno dai cobra per produrre unguenti medicinali oppure bevande dallee sconosciute (e scientificamente non provate) capacità. A dire il vero sembra più uno zoo perchè ci sono diversissimi tipi di animali oltre ai serpenti vari: struzzi, scimmie, volatili e personi gatti bengalesi. Ma chiaramente il punto di forza rimangono gli aspidi tra i quali i giganteschi pitoni dal corpo misurante più di 10 cm di diametro e i cobra, questo serpente affascinante quanto letale. Alla fine mi faccio convincere di tenere in mano un pitone, sensazione strana per via della pelle morbidissima e del peso considerevole. Sto tranquillo, non si sa mai che abbia voglia di avvilupparsi teneramente, daltronde mica è giapponese…
Dopo una sosta in un baretto con le amache per prendere l’ormai quotidiano caffè vietnamita con il latte condensato, andiamo nel pomeriggio a visitare una coltivazione di ananas tra i canali che distinguono questa zona. Qui nel delta del Mekong, ci sono una moltitudine di canali ed è normale per la gente spostarsi in piroga per raggiungere campi e coltivazioni varie. Paghiamo per l’utilizzo di una barca e per avere la possibilità di banchettare a volontà con i frutti che troviamo: a pagaiare ci sono Tien davanti ed il suo fidanzato dietro e, nonostante la perfetta sincronia, vedo il bordo dell’imbarcazione troppo vicino all’acqua. Temo per l’attrezzatura che ho con me e chiedo se cinque persone non siano un po’ troppe su una barchetta simile; mi rispondono di stare tranquillo che incidenti del genere non sono mai successi…
Con un machete io e il ragazzo di Tien sfogliamo le piante basse per poter accedere all’ananas senza tagliarsi con le foglie pungenti ed affilatissime. Raccogliamo 5-6 frutti prima di posizionarci al’ombra dove squarciamo i frutti battendoli sul bordo barca e mangiandoli a mo’ di melone, scaricando la buccia nel fiumiciattolo. Sono di un grado zuccherino elevatissimo ed ancora caldi del sole intenso che mi maturava sulla pianta e non posso cntrollarmi dallo spremerne alcuni per bere il succo.
Alla fine non ci rovesciamo e con i nostri mezzi torniamo a casa di Tien per riposarci un oretta, prima di uscire sul lungofiume. Tien e Ogi si sono svegliati alle 5 questa mattina per andare a correre al parco quindi dopo poco vogliono ritornare a casa, mentro io e Saki andiamo a caso in giro in motorino senza nessun intento camporelliano…
…se non fosse che quando ritorniamo a casa c’è un inizio di qualcosa di tenero che però viene terminato quando la madre di Tien viene fuori dalla porta d’ingresso per darmi una mano a portare dentro in casa lo scooter. Per timore che venga rubato è normale in Vietnam portare in salotto o cucina le moto e, siccome l’ingresso è particolarmente stretto, piego troppo a destra ustionandomi la gamba con lo scarico bollente.
Altro che conclusione dolce! Un fine giornata a imprecazioni!
Desidero ringraziare (ed abbracciare…) le seguenti persone per la donazione e chi ne ha fatto una seconda, vi dovrei fare un monumento! Grazie per aver contribuito a supportare il mio viaggio:
- Mauro Ziggiotto e moglie, ci metterà poco per arrivare a casa mia quando lo inviterò a cena, hanno donato 25€
- Paolo Giacon e moglie, sono una coppia formidabile con il quale mi sento spesso, hanno donato la cifra di 100€!!!
- Barbara Teresi, è la mia siciliana preferita senza sè e senza ma e le mando uno stretto abbraccio personalizzato, ha donato 100€!!!
- Gerardo Guida, supporter di lunga data al quale devo due birre ormai, ha donato 10€.
Chiunque volesse aggiungersi a questo elenco con una donazione, può farlo attraverso il sito sul link nella barra laterale destra, utilizzando una carta di credito o Paypal.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km
Il delta del Mekong
28 Aprile 2011 – My Tho (VN), Giorno 397, 8.00
Una cosa è obbligatorio sapere prima di venire in Vietnam: la presenza costante e assordante di casino!
Così capita che vado a dormire come il mio solito verso le 23, quindi con ritardo rispetto allo standard vietnamita, e alle 5 inizia la processione di rumori. Il gallo al piano di sotto, la madre che cucina, i motorini ed il sonno diventa presto un impresa impossibile; specie il cazzo di gallo sembra essere speciale e canta ogni 10 minuti, maledetto lui.
Al mattino sono uno zombie: ho dormito poco e male ma soprattutto sono al terzo giorno di dissenteria e le forze sono ai minimi termini. Non c’è nessuna voglia di fare il tour sulle isole del Mekong, ma ho pagato e quello è sufficiente per spingermi giù dalle scale a 80° che portano alla stanza da letto fino al porto.
Sono tentennante prima di partire, in minima parte per le mie condizioni fisiche, ma molto di più per il tour in sè: odio il capronaggio delle visite di gruppo, il “fate-questo-fate-quello” e l’impossibilità di scegliere. Però costava la metà di un tour individuale che forse si sarebbe rivelato altrettanto incognito dal punto di vista qualitativo.
Il gruppo arriva come tutti gli altri da Saigon e pagano per il bus di andata e ritorno oltre alla guida e gli ingressi ai vari posti. In barca sull’isola sul lato opposto al porto ed inizia il rito di “attività” turistiche: prova il miele con il polline e il limone, poi assaggia i dolcetti al cocco, quindi i frutti tropicali vietnamiti, quindi ascolta delle tipe che cantano canzoni tipiche.
Non è la cosa che preferisco, ma almeno è tutto organizzato bene ed ho pagato pochissimo. Però comunque il pensiero di sentirmi una capra al guinzaglio affiora quà e là…
Durante la pausa pranzo, parlo con un signore vietnamita sulla cinquantina che da dopo la guerra vive negli USA. Mi spiega come per lui sia impensabile ritornare a vivere qui, considerato il clima torrido e la difficoltà nell’avviare qualsiasi attività commerciali senza la richiesta costante del pizzo da parte delle autorità. È originario di Dalat, una cittadina nei monti del centro Vietnam nel quale ho intenzione di andare fra una settimana circa e mi consiglia assolutamente di andare, quindi ecco il mio itinerario delinearsi meglio.
Tutto sommato la giornata è trascorsa anche piacevolmente se non fosse che la mia condizione fisica non fosse stata proprio ottimale.
Alla sera mentre aspetto Tien tornare da Saigon, mi chiama per avvertirmi che anche due couchsurfer giapponesi verranno a stare a casa sua per un paio di giorni. Dopo mezz’ora, da buon padrone di casa apro la porta a Ogi e Saki, fratello e sorella originari di Kobe con il quale mi trovo immediatamente bene. Parlano perfettamente inglese avendo vissuto negli USA per 4 anni: l’accento americano si scontra con la voce bassa e la gestualità tipica nipponica che già ben conosco e reciprocamente raccontiamo i nostri viaggi.
Verso le 20.30 arriva Tien e sua madre e tutti assieme andiamo fuori a mangiare l’ormai classico piatto, riso con una braciolina di maiale sopra. Da quando sono in Vietnam avrò mangiato questo piatto 6-7 volte ed ogni volta mi lascia pienamente soddisfatto: la carne viene condita con spezie e un pochino di zucchero per poterla farla caramellare leggermente. È matematico che il riso venga servito insieme a della nuoc mam (salsa di pesce), quasi sempre di produzione industriale. La salsa di pesce si ottiene facendo macerare per un anno circa del pesce molto salato in acqua; puzza molto e ricordo che quando un mio amico la utilizzava per cucinare usciva dalla stanza però il gusto è tipico di ogni piatto vietnamita e tuttavia rende il piatto più saporito.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km
Tredicesimo mesiversario di viaggio
28 marzo 2011 – 27 aprile 2011
Tbeang Mean Chay (K) – My Tho (VN)
31 giorni Totali, 1323 km nel mese corrente, 21.532 km Totali
Spesa totale: 544.35 €.
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Quasi un mese ho trascorso in Cambogia, uno staterello forse addirittura più piccolo del nord Italia, ma certamente con tante meno attrazioni. Però non è perchè ho uno scooter che devo essere sempre in movimento, dato che quando ci si muove è proprio quando si apprende meno. Mi metto in questione, mi faccio mille domande ma con le persone che scorrono ai lati del mio campo visivo non c’è parola alcuna.
Così accade che si rallenta, ci si ferma di più in determinati posti per assorbirne il calore e lo spirito. Capita che città tutto sommato anonime come Battambang e Kampot, mi facciano sentire a mio agio dopo alcune ore e rimanerci non diventi certo una pena.
Capita che ritorno a viaggiare da solo dopo diversi mesi in compagnia, trovandomi all’inizio strano in questa situazione di dimenticata solitudine e poi guardare ai lati positivi. La libertà di potermi gestire come meglio credo e scegliere di fare qualcosa oppure non senza dover costringere qualcun’altro ad aspettarmi; una cosa che mi mancherà sarà la condivisione delle belle avventure ed io e Marco in questi mesi, ne abbiamo fatte a bizzeffe!
Capita anche che in un mese “rallentato” come questo, io decida di fissare una data approssimativa di termine del viaggio; con circa un anno di ritardo sulla data originalmente prefissta del ritorno, penso che in estate farò il mio ritorno in madrepatria. A spingermi verso questa decisione sono:
- la voglia di vedere i miei familiari.
- andare in Australia potrei continuare a viaggiare facendo il bracciante a settimana ma la cosa non mi insegnerebbe nulla che non ho già fatto.
- trovare un lavoro serio in Australia rimanendo fisso in un posto però la cosa non mi attrae in quanto penso di conoscere a sufficienza il mondo anglosassone e la lingua.
- viaggiare lo si fa con il giusto entusiasmo. Dopo un po’ ho imparato la lezione e la curiosità si è affievolita.
Le tempistiche del mio ritorno sono ancora incerte però indicativamente si collocano tra metà luglio e metà agosto, in tempo per poter progettare il viaggio 2012…
English version
I spent almost a month in Cambodia, a small country measuring probably even less than Northern Italy and certainly with less sightseeing available. But it is not that because I have a scooter, I have to ride just for the sake of it, even because when I am moving I learn somehow less. I put in doubt what I had in mind, I try to answer the thousands of questions but I am not interacting with the people that scroll along my way
So I slowed down, staying longer in places that apparently had nothing to give or nothing to see. It happened that cities with little to say such as Battambang and Kampot, were making myself feeling at ease even just after a couple of hours.
Happens also that being back to traveling alone, I felt uncomfortable after five months together with Marco, as I lost touch with solitude. But after a while everything made sense again and I value the freedom of managing my time and myself as I need. What I will miss though is sharing emotions or great moments and Marco and I had many during the time spent traveling together.
It happens that during this month I decided to finally put an end date to this trip, which has been prolonged by a year compared to the initial timescale. So I think that during this summer I will go back to my motherland, due to the following reasons:
- I miss my family
- If I go to Australia I could keep traveling only if I do temporary and seasonal jobs and I can’t see what I can learn from it.
- On the other hand finding a serious job in Australia would restrict me geographically and also I do already know the culture and the language.
- It’s good to maintain the sense of curiosity when traveling and this, I must say, in my case has slightly faded.
So potentially I could come back by mid July-August in order to have enough time to plan my summer 2012 trip…
Sia maledetta la guerra
27 Aprile 2011 – Ho Chi Minh City (VN) – My Tho (VN), Giorno 396, 8.30
C’è un ultima cosa che non ho visto a Saigon, o meglio c’è ne sarebbero diverse, ma questa m’interessa fortemente: il museo della guerra. Conosciuta in Vietnam come la guerra americana (mentre in occidente viene chiamata la guerra del Vietnam), uno degli episodi più marci della storia, e a mio parere secondo dopo solo le guerre mondiali.
Per riassumere in breve, all’inizio degli anni ’60 il Vietnam era diviso in nord, comunista, e sud, parzialmente democratico; dopo diversi episodi di tirannia del regime politico del sud verso la propria popolazione, Ho Chi Minh, leader del nord VN, decise di ripulire la classe dirigente del fratello sud. Gli americani, in piena guerra fredda, reputavano il VN una pedina esenziale per il controllo della Cina di Mao ed un po’ tutti gli stati confinanti.
Entrarono in guerra a fianco del sud per evitare che il VN capitolasse sotto il “patto di Varsavia”. Ciò che ne seguì furono 10 anni di sangue, battaglie lunghe addirittura mesi, tra un esercito munito di baionette e fucili “made in Russia” contro gli sparuti ARVN (soldati della Repubblica del sud Vietnam) e invece i numerosissimi super-equipaggiati militari USA:
Si stava giocando la guerra fredda in campo neutro, una guerra impari con gli USA farsi beffe di molte regole di guerra: l’utilizzo di armi chimiche (Agent Orange, Napalm), carneficine di civili (My Lai), invasione e bombardamento di stati terzi (Laos e Cambogia), nonchè un totale di 15 milioni di tonnellate di munizioni!
Alla fine la strategia di Ho Chi Minh “anche se ci vogliono 10 Viet Cong uccisi per uccidere 1 americano, noi lotteremo comunque” e l’ormai esausta opinione pubblica di vedere tornare indietro militari in casse di legno, servirono a far ritirare le truppe USA: Senza l’aiuto degli americani, il sud presto cadde nelle mani del nord ed il risultato fù lo stato dagli attuali confini geografici.
Vedere il museo, fa capire il senso di distruzione provocato da questa guerra durante e dopo, con gli effetti del defoliante Agent Orange che colpiscono ancora oggi, provocando difetti genetici ai figli di coloro che furono esposti a questo agente chimico. Questo non solo ai vietnamiti ma colpisce anche la progenia dei veterani di guerra americani e specialmente quelli neozelandesi e australiani, che come avvenne durante la guerra dello stretto dei Dardanelli, vennero mandati in prima linea.
Sono francamente scioccato a vedere le immagini di quella che non si può considerare come una guerra, ma una vera e propria ingerenza politica. Come accadde prima del Vietnam ma specialmente molte volte dopo gli anni ’70, gli USA prima devastano e poi fanno gli eroi ricostruendo…
A 14 anni era il mio sogno andare in America.
Ora è il mio incubo essendo decisamente anti-americano;sono uno scempio continuo per tutto ciò che riguarda la politica internazionale, e questo non lo dico per testardaggine, ma per un’opinione concreta maturata guardando gli ultimi 40 anni.
Sarei curioso di sapere cosa ne pensano gli altri visitatori del museo, molti di essi appunto americani, specie considerano il presente. Perchè mentre negli anni ’70 il movimento popolare e la stampa furono forse il motivo della ritirata USA, ora questi due fattori sono ampiamente sotto controllo. E rimane solo qualche exploit di protesta dopo che qualcosa di clamoroso viene rivelato…
Alle 15 prendo il bus verso My Tho, cittadina posizionata vicino al delta del Mekong dove trascorrerò un paio di giorni. Tien, la ragazza che mi ospiterà, arriva domani quindi oggi starò a casa sua insieme alla madre.
La signora non parla inglese ma ci riusciamo a capire comunque e dopo una scorpacciata di frutti esotici, le chiedo se ha qualche rimedio anti-dissenteria, dato che dopo tre giorni in questa situazione, mi sento molto debole. Ho provato a dare del tempo al mio fisico per ricomporsi e destreggiarsi con gli anticorpi, però dopo un paio di giorni ho dovuto cedere all’utilizzo delle medicine, causa completa stanchezza.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km
Lezione d’italiano
26 Aprile 2011 – Ho Chi Minh City (VN), Giorno 395, 9.30
Giornata da dedicare alla visita di Ho Chi Minh, città che nostalgicamente ancora tutti chiamano Saigon. L’eroe della rinascita del paese, lo zio Ho, è infatti più un’icona di quello che il sud non è; tutto avviene di fretta, si vede il movimento di denaro nelle strade, tra bambini, tra piccoli chioschetti ossia ovunque c’è flusso di Dong con sopra l’effige di Ho Chi Minh (l’eroe comunista sulle banconote?).
Sebbene il Vietnam sia uno stato unito, ha la forte somiglianza con l’Italia nel volersi vedere diviso; poi guardano a ciò che erano quando separati e cambiano idea dicendo che “va bene, basta che ci lascino essere businessman come ci sentiamo”. Di comunismo qui non c’è nemmeno l’ombra se si guarda dritto ed è solo se s’indaga che si capisce che la morsa del comunismo come concetto politico deviato è in atto: il comunismo infatti è forse la forma di politica più umana nonchè utopica e irrealizzabile. A confermarlo sono tutti i regimi di questo tipo ed il Vietnam non nè è eccezione: i soldi ai pochi, di norma politici e autorità statali, corruzione ai massimi livelli e assenza di una voce politica di opposizione. Qui infatti esiste un solo partito, una sola voce e se si dovessero mai opinioni contrastanti il buon metodo della sparizione della persone agisce in modo oliato.
Intanto fuori dal bus i milioni di persone si spostano in scooter da un posto all’altro, mentre io sono diretto verso il mio giorno culturale. A Saigon non c’è molto da vedere, il museo della riconciliazione che solo a vederlo da fuori mi toglie la voglia di entrare e in più mi è stato detto essere un’ottima vetrina propagandistica, il museo della guerra al quale mi dedicherò domani. Mentre mi sto dirigendo verso la cattedrale di Notre Dame, una copia piuttosto ruvida di quella parigina, mi chiama Vu Anh per incontrarci. Passo davanti all’edificio dei giovani comunisti di Ho Chi Minh City con la gigantografia dello zio Ho sulla facciata.
Vu Anh vuole portarmi a vedere la sua università ed a partecipare all’ora di italiano in modo che posso discutere con alcuni degli studenti, dato che sono molto curiosi del mio paese. Ovvio che quando arrivo diventano tutti timidi e considerato che molti di loro hanno scelto l’italiano come seconda lingua, non sono convinti della propria abilità e preferiscono interloquire in inglese.
Mi stupisco del fluente italiano della professoressa, una giovane di 25 anni proveniente da Hanoi che ha anche vissuto un anno a Perugia. Prendo l’assist al volo e decido di intervistarla, improvvisando un paio di domande sull’interesse dei giovani vietnamiti verso l’Italia.
Vu Anh non è di origine benestante, lo capisco da come parla ed il suo sogno è di diventare interprete e poter finalmente guadagnare degnamente. Mi spiega molte cose sul Vietnam e mi spiega il perchè della sua repulsione verso il comunismo, sistema che definisce profondamente opposto alla direzione che la popolazione vuole.
La sera ci incontriamo con Kha,Nguyet e Christoph, un couchsurfer tedesco che si trova qui per turismo. Inizialmente doveva venire qui come volontario per Welt-Werke ma, due mesi prima di partire, il progetto è stato cancellato: ha quindi deciso di venire a vedere come sia il Vietnam in maniera indipendente e girera per lo stato due mesi.
Oggi è anche l’ultimo giorno a Saigon, città che serberò un ottimo ricordo specie grazie al gruppo di viaggiatori che ho incontrato qui e con il quale ho potuto per pochi giorni condividere gioie ed emozioni.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km
La cucina europea
25 Aprile 2011 – Ho Chi Minh (VN), Giorno 395, 9.30
Ieri non ho avuto tempo di visitare Saigon ed oggi ho intenzione di avere un assaggio andando al “museo della guerra”, una collezione descrittiva degli anni di fuoco tra nord e sud Vietnam ed il terzo incomodo, gli USA. Prima però insieme a Jani e Jo, incontriamo in centro la ragazza che forse mi ospiterà a My Tho, città situata 70 km a sud di Ho Chi Minh sul delta del Mekong.
Si chiama Tian ed è una minuscola ragazza che parla benissimo inglese, che la settimana scorsa ospitò i due svizzeri. Insieme andiamo in un ristorante del centro specializzato in cibo del centro Vietnam, più precisamente della cucina di Hue: i piatti sono uno più delizioso dell’altro! Si parte con degli involtini primavera in stile vietnamita, ossia riso, lattuga ed altra verdura arrotolata in carta di riso. Non sono fritti a differenza di quelli cinesi ed anzi vanno intinti in della salsina di arachidi che da maggior sapore al piatto. Ne ordiniamo degli altri con all’interno carne ed arrotolati in riso gelatinizzato ed anche questi sono un assoluta meraviglia.
Purtroppo tra una chiacchera e l’altra arrivano le 15.30 e dobbiamo ancora fare la spesa per la super cena che abbiamo in mente per questa sera; il supermercato nelle vicinanze che ci è stato consigliato da Nguyen ha quasi tutto ciò che ci serve per preparare le prelibatezze.
Io opto per l’ormai piatto da battaglia che conquista sempre i favori di tutti, ossia spaghetti con le polpette mentre i due filo-svizzeri li convinco a fare delle schnitzel, la celebre impanata teutonica che non sbaglia mai. È interessante quando arriviamo a casa di Nguyet e noi tre maschi ci mettiamo ligi sui fornelli sotto lo sguardo attento della amdre che vede invasa la sua comfort-zone. Entrambi i piatti riescono ottimamente però i vietnamiti non sembrano granchè colpiti, e questo non mi sorprende dato che i due miei coinquilini vietnamiti che avevo nel passato, non amavano la pasta. Gli occidentali invece esultano con entrambe le specialità e questo mi rende felice di più.
Mangiamo tutti assieme, in 8 o 9, insieme ai genitori di Nguyet e Vu Anh, un ragazzo che studia inglese e che mi fa molte domande sull’Italia e subito mi trovo bene con lui. Si offre l’indomani di farmi da guida per Saigon e gli lascio carta bianca sul decidere cosa fare, dato che non ho “studiato” molto il Vietnam e non so cosa valga la pena di visitare.
Sotto l’intervista fatta a Caterpillar il 20 aprile 2011.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 21532 Km




