Archivi per la categoria ‘Settembre 2010’

Settimo mesiversario di viaggio

28 settembre 2010 – 27 ottobre 2010

Khojand (TJ) – Passo di Irkeshtam (KG)

30 giorni Totali, 1.791 km nel mese corrente, 14.957 km Totali

Spesa totale: 341.43 €.


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Ascesa e discesa.

Gioie e dolori.

Ecco questo mese in pochissime parole, partito salendo le montagne dei passi che mi separavano da Dushanbe, la meta che ha sancito il raggiungimento del mio obiettivo iniziale e arrivato spingendo il mio scooter fino alla frontiera cinese, rimasta invalicata per via delle procedure burocratiche atte a proteggere i “segreti” militari sparsi per la nazione ed il seguente collasso di Scooty.

I pensieri degli ultimi giorni, carichi di negatività per la situazione del mio veicolo e per il drastico cambiamento di approccio tra le persone tajike e kirghize, le prime disponibili ad aiutare, le seconde decisamente orientate a vedere come spremerti dalla situazione. E quindi celebro il Tajikistan, paese che paga la sua instabilità politica con il bollino rosso della Farnesina. E quando penso agli istanti di accoglienza avuti in questo viaggio, vedo nei gesti tajiki qualcosa di nuovo, di non vissuto prima. Ciò con un contorno montano che lascia la bocca spalancata anche ai più gelosi delle vette alpine ed in qualche modo la segregazione derivante dall’isolamento secolare dovuto alla conformazione naturale, sembra aver intaccato poco o nulla il calore del popolo. Le mie finanze sono state temporaneamente risanate con costi bassissimi ed una certa attenzione al risparmiare il possibile.

Cronostoria Trip 2010 – Settimo Mese

Più volte inoltre ho pensato alla religione ed al rapporto tra fede, misticismo e amore e di come questi tre cardini dell’animo umano siano spesso fraintesi oppure immolati entro la parole e non il significato.

Dove giungere: viaggio agnostico, mistico, meccanico.

English version

Up and down.

Triumph and tragedy.

This is this seventh month in few words, started climbing the mountains separating Khojand and Dushanbe, reaching the initially final destination of my trip, the capital of Tajikistan and concluded pushing the scooter to the Chinese border where I was not allowed in due to my vehicle and therefore the possibility of seeing the military “secrets” around China and, icing on the cake, the collapse of Scooty.

My mind has been full of negativity due to the situation with my vehicle, the fact that I had to stay 3 days at the border waiting for a truck to take Scooty to the nearest city of a certain size and the drastic change in behavior between Tajik and Kyrgyz people, the first always willing to help the latter always willing to get the most out of you from the adverse situation. So I celebrate Tajikistan, country that due to its political instability is on the black list and many embassies recommend not going there.

Now, with hindsight, going back with my mind to the instants of amazing hospitality I have witnesses during my entire trip, I see in the friendly gestures of Tajik people something new. These, surrounded by beautiful mountains and stunning peaks sprinkled with snow which has determined much of the segregation and independent establishment of a separate culture that, despite the harsh climate, has remained warm at heart.

Spending much time with locals and a certain attention at source of expenditures benefit my finances to go back on track, considering some imminent huge cost that I might have to do.

Many times I thought about religion and the relationship between faith, love and mysticism and how these three staples of each individual are so often misinterpreted or immolated within the sound of the word rather that the actual meaning.

Dove giungere: agnostic, mystic, mechanical.

Medicine per il colera

30 Settembre 2010 – Khojand (TJ), Giorno 187, 7.30

Giornata che inizia alle 6.30 quando la deushka del piano viene a svegliarmi per dire di andare a pagare. Infatti negli hotel ex-sovietici c’è una signora per piano che coordina la situazione, tiene le chiavi delle stanze, pulisce e funge da supervisore sapendo tutto di tutti dato che le stanze sono, di norma, lungo un corridoio lungo e dritto.

Oggi e domani opto per la stana singola dato che lo stomaco è ancora in una condizione incognita ed io non voglio certo avere spettatori nel peggiore dei casi. Come accaduto a Khiva, andare a spasso per la città è un suicidio con le gambe pesantissime ed una stanchezza generale regnante.

Compro un antibiotico e quando lo pago mi viene il dubbio riguardo la natura di  questa medicina: 2 somoni (0,4€) per 8 pastiglie! Vado in altre due farmacie per fare la prova del 9 ed investigare se questi farmaci risolvono i problemi una volta per tutte (mi ammazzano) oppure mi curano. In internet mi spavento ulteriormente vedendo che il principio è utilizzato contro chi ha contratto il colera ed ha tra le controindicazioni, possibili danni al midollo osseo. Per tagliare la testa al toro, chiamo il medico affiliato all’assicurazione medica in Italia che mi dice che questo farmaco può andare bene, nonostante sia un po’ più forte di ciò che verrebbe prescritto in Italia.

Nessuna highlight, sei ore in internet cafè e questa volta nessun pensiero rivolto verso casa: ora la mia testa è concentrata  nel pianificare il mio tour tajiko che non sarà facile, e meno ancora sarà il tentativo di entrata in Cina.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 9693,39 Km                      Totale km da inizio viaggio: 13165 Km

Il cibo sicuro è un’altra cosa

29 Settembre 2010 – Khojand (TJ), Giorno 186, 7.30

Rimango a letto tutto il giorno in preda alla infezione intestinale, dopo che la notte passata ho fatto diversi giri al bagno. Ho anche la febbre questa volta ed uso come rimedio temporaneo, dato che li ho quasi finiti, i farmaci che comprai a Khiva che ho scoperto essere indicati con sintomatologie dissenteriche.

Ascolto un po’ di musica, guardo le mappe dei paesi futuri che intendo attraversare il tutto intervallato dal bussare alla porta da parte di guardiani, signore delle pulizie, ospiti potenziali mentre sono in preda ai crampi allo stomaco.

Questa volta non penso ad essere a casa, penso ad una soluzione per evitare questi problemi. Sicuramente meno mangio in ristoranti, minori sono le possibilità di contrarre virus, considerata la qualtà sconosciuta del cibo utilizzato. Purtroppo non ho più il fornellino con me, il che esclude la preparazione di cibi caldi; l’alternativa che mi rimane è mangiare cibi freddi preparati da me. L’utilizzo di verdure se non passate in soluzioni iodiche è rischioso.

Ecco l’intervista fatta a Caterpillar il 27 settembre in due parti.

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 9693,39 Km                      Totale km da inizio viaggio: 13165 Km

Khojand city

28 Settembre 2010 – Khojand (TJ), Giorno 185, 7.00

Rimarrò a Khojand!

Guardare fuori dalla finestra e vedere le crude montagne tajike ad un palmo dal naso è un magnete che vuole trattenermi qui.

Mi siedo guardo il fiume Syr-Darya fluire mentre io devo solo pensare da dove inziare a non far niente. Ho l’appuntamento per questa mattina con Amor però farò il tajiko ed arriverò ad un’orario leggermente diverso da quello accordato. Mai paura, Amor mi sta aspettando al lavoro ed era preoccupato che io me ne fossi andato senza salutarlo: pensavo volessi portarmi a pranzo e basta ed invece ha in mente tutto un giro per la città, conducendo a passo spedito ed io a stargli dietro sebbene lo zainetto pieno e pesantissimo.

Prima la statua di Lenin, la più grande in Asia centrale, dall’altro dei suoi 22 metri è un enorme manufatto metallico del politico sovietico. Per pranzo Amor non si fida dei banchetti del bazaar coperti di fumo proveniente dalla cottura di shaslyk e samosa e mi porta dall’onto di fiducia, nascosto tra le viuzze di Khojand. Mi dice che è un “grigli-artista” storico e che c’è da fidarsi della qualità del cibo; queste parole me le ricorderò domani…

Mi porta poi in una zona limitrofa di Khojand, dove il Syr-Darya crea una sorta di penisola che è stata convertita in parco divertimenti, anche se oggi non c’è praticamente nessuno. Durante l’intera giornata, da ospitante che tiene a far bella figura, Amor mi chiede spessissimo se voglio mangiare o bere un thè e anche se rifiuto, almeno un assaggio devo farlo sempre.

La giornata insieme la concludiamo in giro per il bazaar e poi in un ristorante uighur, l’etnia turco-musulmana che vive nel nord-ovest cinese. Il cibo trae ispirazione dalla cucina centro asiatica con erbe e spezie della Cina continentale ed i langhman che mangio mi fanno ricordare intensamente quando visitai la Cina nel 2008.

Quando torno in hotel ricevo la chiamata da Caterpillar ed una volta terminata, il tizio alla reception mi chiama e mi dice che devo pagare la telefonata. Capisco subito che vuole soldi per qualsiasi motivo quindi gli spiego che era una chiamata in entrata non in uscita; cambia tattica e mi dice che devo pagare per tenere lo scooter dentro in hotel.

Le dita della mia mano si serrano a mo’ di pugno e con sprezzo gli rispondo in modo tagliente e tuttavia comprensibile: “Niet! Moi rabota for denge niet from the sky (Io lavoro per prendere soldi, non mi piovono dal cielo”).

Uomini senza orgoglio, senza un minimo di decenza, offensivi verso mio padre, che per tirar su 5 figli, MAI mendicato e se necessario lavorava 16 ore al giorno!

Qui preferiscono prendere sonno sulla sedia dell’hotel lamentandosi poi che percepiscono poco: cosa hai fatto, cosa fai e cosa farai per cambiare questo? Niente, quindi in tale posizione meriti di restare.

Con le palle girate torno in stanza mentre delle strane avvisaglie arrivano dallo stomanco…

Km. percorsi oggi: 0 Km.

Totale km GWR: 9693,39 Km                      Totale km da inizio viaggio: 13165 Km

Sesto mesiversario di viaggio

28 agosto 2010 – 27 settembre 2010

Aktau (KZ) – Khojand (TJ)

31 giorni Totali, 2.838 km nel mese corrente, 13.165 km Totali

Spesa totale: 671.60 €.


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Quasi solo Uzbekistan in questo mese, stato celebrato nel post odierno. Le spese sono state contenute se non fosse per i due picchi finali avuti a Tashkent per far fronte alle spese dei due visti fatti con urgenza.

Per il resto: sono arrivato! Mancano ancora 400 chilometri circa alla capitale del Tajikistan, Dushanbe, però ora che sono entro il territorio non vedo cosa possa fermarmi. Ho due passi sopra i 3000 metri però anche se Scooty decidesse di fare le bizze, qualche mulo da traino penso di riuscire a trovarlo per i chilometri conclusivi.

L’entusiasmo è generato dal fatto che sono riuscito ad ottenere ciò che 6 mesi fa mi ero prefissato, con il mio mezzo, con i miei mezzi, tra mille difficoltà, centinaia di persone conosciute, mille cibi diversi, un paio di virus vari, quasi sempre intestinali (…). Sapevo che sarei riuscito a farcela, non sapevo che sarebbe stato così difficile talvolta, sapevo che l’impossibilità del viaggio a detta di alcuni rappresentava le loro paure e questo per me non consisteva nessuna barriera.

Ora se andrò avanti o meno saranno le frontiere e la burocrazia di alcuni paesi a dirlo anche se non so se nemmeno questo possa essere sufficiente ad impedirmi la continuazione oppure solo farmi trovare qualche piano b; per me ci sarebbe un’altra occasione, la maturazione del viaggio diventato ordinario, dal quale ora iniziare a trarre lezioni da me stesso. Ho passato così tanto tempo alla ricerca del contatto, seppur talvolta superficiale, con altre persone che ora la solitudine è necessaria e ricercata. Spazi dove lasciar sviluppare i miei pensieri senza interruzioni.

English version

A month spent almost entirely in Uzbekistan, a country which I praised in the last post (in Italian). Expenses have been very low matching my expectation of Asia although I had two spikes in Tashkent to pay the visas required with particular urgency.

Regarding the rest of the story: I arrived to Tajikistan! There are another 400 km to reach the capital of Tajikistan, Dushanbe, but right now frankly, I see myself as unstoppable and I couldn’t tell what could block me. I have two mountain passes above 3000 mt and if Scooty will start playing fucker for the last time, then I will get a donkey or some other animal to pull me for the remaining kilometers.

The enthusiasm is generated by the fact that I managed to obtain what 6 months ago I set to myself, with my vehicle, with my own means, through thousands of issues, hundreds of people met, thousands of different meals, a couple of viruses (90% involving my intestine). I knew I was going to make it, I didn’t know it was going to be so hard and I knew the word impossibility linked with this challenge was just the fear of others and that for me was not a barrier.

Now, if I will decide to carry on it will be up to some border post people even though I am not sure that will restrain me from concocting some plan b; for me there would be the chance to enter another stage of the whole traveling experience, where the moving part and the meeting people has become ordinary, and therefore I started to close a bit the shell to explore my inner self. I spent so much time trying to find human contact, even the superficial one, that now sometimes solitude is necessary and desired. Space where I can let my thoughts develop freely without interruptions.

Caro Uzbekistan…

27 Settembre 2010 – Beshariq (UZ) – Khojand (TJ), Giorno 184, 7.30

Musuf rimane a dormire fino alle 7.30 ed io sono già sveglio da un bel po’ prima, non essendo abituato ad andare a dormire così presto. La colazione è fantastica con pane fresco di sfornatura, un insaccato fatto con le trippe (alla vista per niente gradevole, al gusto eccezionale) e il miele, che i ragazzi della casa non riescono nemmeno a vedere, essendo stati stomacati da piccoli. Nel bazaar cittadino cambio i som uzbechi che mi sono rimasti con i som tajiki e poi mi metto in strada verso il Tajikistan, meta finale decisa 6 mesi fa di questo mio viaggio in scooter.

Sono timoroso del fatto che ho la registrazione in alberghi per metà delle mie notti in Uzbekistan e questo, a quanto mi venne detto in ambascita italiana, può creare problemi e ad alcune persone sono stati chiesti migliaia di euro di “multa”.

Arrivo al confine ed il primo controllo è del passaporto: mi timbra l’uscita quindi se in dogana mi fanno storie sono fregato. In dogana mostro la dichiarazione che feci all’entrata nello stato, compilo un’altra dichiarazione di uscita e “Torsan, you can go”. Invece di andarmene, mi allargo e gli chiedo se possono farmi un timbro sul foglio per il Guinness dei Primati, che eseguono con piacere, sapendo di essere, in piccolo, partecipi alla mia impresa.

In frontiera tajika scarto tutti gli uzbechi in qualità di turista e dopo aver compilato un paio di moduli, mi fanno andare. Mentre sto già vedendomi trionfante entrare in territorio tajiko, l’urlo del tizio alla dogana mi richiama tra i terrestri, e mi ricorda che devo fare la dichiarazione delle mie possessioni. Devo pagare una tassa di transito di 10$ del quale ero già a conoscenza, facendo comunque delle storie per vedere se è possibile ottenere una cifra più bassa. Dopo essere uscito lamentandomi, mi chiama il tipo della quarantina obbligandomi a fare il disinfettamento dello scooter: inizio a minacciare di andarmene in Kirghizistan (seeee…) di fronte a quest’altra spesa di 10$ che riesco a ridurre a 5$ anche se mi sa che pure questa cifra non andava pagata. Con la pompa per dare il verderame, il solerte agente “Man in black”, spruzza le ruote e la parte sotto del mio intrepido veicolo, per poi lasciarmi andare, non prima di aver fatto un video in dogana, che mi hanno costretto a cancellare in quanto proibito (però ne ho salvato una copia sulla SD…).

Welcome to Tajikistan!

Lascio la descrizione sulle impressioni del mio arrivo in terra tajika al post sul mesiversario, dando spazio in quest giorno al mio addio all’Uzbekistan.

“Cara Uzbekistan,

che stato meraviglioso, possessore di monumenti di una bellezza al top mondiale e paesaggi desertici che mi hanno fatto pensare molte volte di essere in un altro continente. Entrare con il benvenuto datomi dai cammelli e da oasi nel niente abitate da kazaki, per poi proseguire verso la città più bella vista finora in questo giro, Khiva e venir ospitato in un villaggio abitato solo da turkmeni ed arrivare nella capitale facendo amicizia, arrivare a Samarcanda e sentire parlare solo russo e tajiko, giungere a Tashkent e stringere amicizia con un ragazzo afghano ed uno tartaro. Chi pensava che tu fossi un misto di nazionalità così forte? Non sono andato in cerca e li ho trovati dappertutto, con la provenienza diversa dal suolo nel quale vivono ma 100% identici al resto della popolazione uzbeka nell’offrire ospitalità incondizionata, molto probabilmente senza ricambio, per senso solidale!

Se certo non ti ricorderò per la cucina, ti ricorderò per i virus intestinali contratti in entrata ed in uscita dal paese e per le tazze “sto gram” (in italiano, cento grammi) di vodka offertomi quasi sempre, malgrado i miei denti stretti, in tradizione ben poco islamica e molto più sovietica.

Uno stato pieno di contraddizioni, dal trattamento delle donne, qui ancora più sottomesse, al saltellare tra devozione musulmana e maiale sottobanco e vodka ad ogni occasione, con lo stipendio di 200$ e arrotondamenti ad-favore in grado di raddoppiare tale cifra, dove alcuni locali possono chiudere per motivi politici ed altri sopravvivere senza clienti. Un paese guidato da un russo anti-islamico avente una buona parte di cittadini intrappolati nel puzzle orientale, tra Kirghizistan e Tajikistan, che ciclicamente ogni decina d’anni subiscono una persecuzione.

E questo per dire che sebbene abbia annotato ogni tuo difetto ed ogni tuo pregio, sei uno stato straordinariamente unico che merita molto più che i 30 giorni di visto.

Ricordo i primi tre giorni, ospitato da tre diverse famiglie facendomi capire subito cosa potesse aspettarmi.

Ricordo Khiva, in positivo per lo splendore della città e del B&B nel quale ho pernottato, malgrado un fastidiosissimo virus intestinale.

Ricordo Alisher e Iroda per la loro paternale preoccupazione nei miei confronti nel ristabilirmi e volenterosi di introdurmi a diverse situazioni uzbeche.

Ricordo la famiglia turkmena di Miskin che mi ha permesso di resuscitare Scooty e darmi un posto per dormire, nonostante le loro scarse risorse.

Ricordo le strade nel deserto tra il confine kazako e Kungrad e tra Khiva e Bukhara, sperando terminassero il prima possibile.

Ricordo Bukhara, Samarcanda e Tashkent per lo scarso senso di intimità che ho provato.

Ricordo e ricorderò che aborro andare in strutture come hotel e ostelli.

Claudio”

Scopro che sono centro i chilometri prima di arrivare a Khojand quindi quasi senza pause guido verso la città, un tempo tappa lungo la via della seta. Lascio sulla mia destra il lago di Kairakum a cui non riesco ad accedere non trovando una via che porti fino a riva. Khojand si presenta lunga e non riesco a capire bene dove sia il centro perchè non è facilmente individuabile: la cittadella del 19esimo secolo sembra una facciata hollywoodiana, dato che oltre la mura esterna non c’è niente se non una base militare.

Mi dirigo al bazaar dove nelle vicinanze ci sono due moschee, una delle quali chiuse e poi faccio un breve tour per il mercato all’aria aperta, che non ha nulla di caratteristico rispetto ad altri che ho visto. Qui, solo stando seduto incontro due persone: un ragazzo si avvicina e dopo aver chiaccherato per 10 minuti m’invita ad andare a visitare il vuo villaggio nella regione di Asht, nel nord del Tajikistan vicino al confine con l’Uzbekistan.

Poi conosco un signore sulla cinquantina di nome Amor che parla ciut-ciut (un po’) inglese ed il resto lo comunichiamo in altre lingue o segni. Mi porta a fare un giro per Khojand mostrandomi la parte nord, vicino all’hotel dove sto e quando il sole è  tramontanto andiamo a prendere un caffè in tutta tranquillità. Domani mattina nel caso decida di non andare oltre verso Dushanbe, mi chiede di andare a trovarlo e prenderà un giorno di ferie per mostrarmi il resto della città e dintorni.

Lascio al caso i miei incontri e talvolta devo rifiutare offerte di ospitalità come quella del ragazzo: andare ad Asht avrebbe significato tornare indietro e siccome ho le montagne tajike che mi aspettano e meglio prendersi avanti, non si sa mai che  il clima in alta quota mi faccia uno scherzo, e mi blocchi per alcuni giorni con il rischio che il visto mi scada.

Km. percorsi oggi: 113 Km.

Totale km GWR: 9693,39 Km                      Totale km da inizio viaggio: 13165 Km

L’esperimento di viaggio

26 Settembre 2010 – Khanabad (UZ) – Beshariq (UZ), Giorno 183, 7.00


Lascio la casa dove ho dormito controllando molto attentamente di non portare con me delle pulci dato che ieri prima di prendere sonno ne ho viste alcune balzare quà e là. Poco fuori Kokand trovo un’officina che ha l’avvitatore pneumatico ed opto per fare la revisione della trasmissione qui dove mi trovo.

Smonto il gruppo variatore e la frizione e pulisco tutto con della benzina, per poi cambiare la cinghietta della pompa dell’olio e la cinghia di trasmissione. Inutile dire che divento il cinema di tutti coloro presenti, che mi accerchiano ed iniziano a guardare mentro opero su questo singolare veicolo. Un ragazzo mi dà una mano ed è molto utile dato che capisce sempre prima che gli chiedo qualcosa, cosa c’è da fare. Cambio anche l’olio dei rapporti che dall’Italia non avevo mai ne rabboccato ne sostituito.

In centro cerco un hotel dove pernottare ma le due soluzioni una troppo costose e l’altra non accetta stranieri, quindi cambio programma: visiterò velocemente la cittadina e poi andrò fuori dal centro verso il confine con il Tajikistan e metterò la tenda da qualche parte.

Sono distante da dove mi trovo, immerso nei miei pensieri di solitudine: ricordo che Oscar l’argentino, mi disse che anche la comunicazione casuale e superficiale oppure la mancanza totale di comunicazione fa parte “dell’esperimento di viaggio”. Ed è verissimo! Mi sembra di essere entrato nella fase successiva alla novità proposta dal viaggio ossia l’abitudine: stare da soli diventa necessario e si diventa molto più veloci alle domande “televisive” dove stai andando, da quanto tempo, quanti anni hai…non ho più voglia di sorprendere con le risposte, perchè, cinicamente parlando, non ne traggo niente.

Alla fine opto per visitare Kokand velocemente e poi rimettermi in strada verso il confine tajiko e pernottare prima del confine dato che il visto per il Tajikistan mi parte da domani. È piccola la cittadina ed orientarsi richiede pochissimo tempo: Narbutabey medressa ha una bellissima entrata e…basta, dato che non si può entrare dentro considerato che questo monumento come mezza Kokand è sottosopra in via di restauro. Le strade sono tutte traforate per quella che penso sia la posa delle fognature o delle condotte dell’acqua e anche il cimitero attiguo la medressa dove c’è il mausoleo dedicato alla madre del khan sta venendo restaurato. L’unico monumento che schiva i lavori di muratori e manovali è la moschea di Juma che però non mi colpisce per niente, quindi nemmeno ci entro.

Una cosa strana è che da quando ho lasciato la Turchia, i richiami dal minareto sono sparuti e raramente li ho sentiti in Azerbaijan, Kazakhstan e Uzbekistan. In Uzbekistan è capibile dato che il presidente, Karimov, un russo “convertito” uzbeko ha reso la vita difficile a molti praticanti genuini islamici specie dopo gli attacchi alle Torri Gemelle, che ha utilizzato come espediente per giustificare la sua crociata repressiva verso gli integralisti e non. È vietato agli uzbechi avere la barba lunga ma non a me, dato che sono uno straniero: ecco spiegato perchè i sorrisi quando mi tolgo il casco e vedono la mia peluria facciale anomalmente lunga.

Il confine dista una quarantina di chilometri e nelle restanti ore di sole che rimangano mi  dirigo verso tale, decretando la tenda come mia sistemazione notturna giornaliere. Come spesso accaduto in Uzbekistan questo non accadrà dato che a Bashariq, ultimo baluardo uzbeko prima della dogana dei ragazzi in auto mi fermano ed iniziano a parlarmi in russo. Uno di loro compie gli anni oggi quindi hanno voglia di far festa: Musuf mi offre di pernottare a casa sua e di unirmi a loro nella attività tipica giovanile uzbeka, fare cruising in auto, ossia guidare a caso per la città e oltre.

L’auto, una Moskovich del 1988, è uno spettacolo con gli interni in simil-pelle e tenuta benissimo. Mettono su musica uzbeka ad alto volume e passiamo per strade di campagna con la nostra vettura lucida ed il volume uscire dagli altoparlanti a livelli pericolosi per l’udito: le ragazze che tornano dai campi di cotone dopo una giornata trascorsa chine a raccogliere i batuffoli bianchi, sorridono e questo penso sia il massimo dello scambio intersessuale.

Andiamo fino a Kokand perchè Musuf deve fare il pieno di metano e questo mi sorprende: deve fare 80 km tra andata e ritorno per trovare il carburante per l’auto, ma non gli conveniva mettere un impianto a gas, dato che le stazioni di propano sono presenti a Beshariq? Come sempre alla stazione di servizio c’è una coda di un centinaio di metri, lui però furbescamente dà la mancia al ragazzo che fa entrare le auto alle pompe di rifornimento, evitando l’attesa di un’ora e più.

Torniamo poi a Beshariq dove la madre ha preparato del plov e rimangono sorpresi dal fatto che ne mangio pochissimo. Sarà che è stato l’ultimo cibo che ho ingurgitato prima di stare male a Khiva, sara il tempo mastodontico richiesto per digerirlo, ma questo piatto mi fa venire i peli dello stomaco dritti solo a vederlo.

Qui conosco anche i due fratelli di Musuf; chiedo perchè solo uno di loro porti il cappellino islamico e mi spiegano che l’onore lo può avere solo chi è particolarmente seguace.

Km. percorsi oggi: 90,6 Km.

Totale km GWR: 9580,39 Km                      Totale km da inizio viaggio: 13052 Km

L’inizio delle montagne serie

25 Settembre 2010 – Tashkent (UZ) – Khanabad (UZ), Giorno 182, 8.30


Altra colazione dei campioni con la tipa che si occupa delle banchetto mattutino che mi guarda mentre faccio uno, due, cinque, dieci giri al tavolino per riempire di nuovo il piattino. Mia zia diceva di non far brutta figura negli hotel, non si sa mai che debba tornarci: in questo qui non ci tornerò nemmeno con il fucile puntato quindi il contegno può venir non applicato.

Check-out alle 12 ed esco 10 minuti prima della scadenza dopo aver tirato su dal letto un po’ di parentame in Italia. Sta gente che dorme ancora alle 7…

Uscire da Tashkent è un casino e devo chiedere informazioni 5-6 volte dato che di segnaletica nemmeno a pregare. Finalmente trovo un poliziotto che terminata la postura iniziale robocoppiana a là “io sono la legge”, diventa sorridente e ben disponibile quando lo informo che sono italiano (cos’è? La potenziale affiliazione a cosche mafiose oppure la popolare cordialità italica?). Mi elenca curva per curva come arrivare alla strada principale che porta verso la valle di Fergana, che io annuserò soltanto, visitando solo Kokand, senza spingermi all’interno di questo pezzo di terra che sembra essere un tassello di un puzzle inserito tra il territorio tajiko e kirghizo.

Mi sto avvicinando sempre di più al Tajikistan, stato diventato ormai una chimera di fronte alle mille problematiche di fine agosto ed inizio settembre. Sono quasi arrivato in questo stato, destinazione finale oppure meta intermedia di un viaggio destinato a protrarsi?

È una strada costruita di recente per permettere il trasporto della merce dalla produttivissime città di Andijon (dove c’è la fabbrica della Daewoo), Fergana e Margilon al resto dell’Uzbekistan “continentale” ed evitare transconfinamenti negli altri paesi ex-soviet, considerato che qui le relazioni politico-commerciali variano da presidente a presidente e dalle reciproche simpatie, quindi nel caso Uzbekistan-Tajikistan c’è discreto odio tra il lungodegente Karimov e l’omnipresente Rakhmanov, entrambi autoproclamatosi presidenti a vita, coniando leggi ad hoc per permettergli ciò.

Percorrere questo tratto stradale è piacevolissimo, specie perchè qui è dove pian piano le montagne crescono fino alle cime di svariate migliaia di metri presenti nella catena montuosa del Tian Shan nel nord del Kirghizistan. Corro e mi aspetto da uun momento all’altro la strada in salita dato che sulla mappa viene indicata la presenza del passo di Kamchik a 2267 metri.

…e la salita arrivava di colpo, non in lungo e dolcemente, ma molto corta con ascese aventi 12-14° di grado, tanto che dal GPS vedo un dislivello verticale di 500 metr compiuto in 20 minuti!

Non dovrebbe mancare tanto a Kokand specie che con la discesa dopo il passo, sono riuscito a tenere i 60-70 km/hr e pareggiare la lentezza della salita. Mi fermo in un villaggio dove oltre vedo tante luci facendomi presumere si tratti di Kokand: chiedo a dei tipi dove posso mettere la tenda e loro mi rispondono che è pericoloso vista la presenza di tajiki nella zona (?!).

Uno di loro quindi si offre di portarmi in un abitazione in costruzione dove riposare su dei kurpacha, le stuoie che usano per dormire per terra. È piendo di pulci, quindi tirò fuori il mio sacco a pelo e dormo vestito per evitare che mi trovo delle bestie a dimorare su di me senza pagar l’affitto. Con 2000 Som, il ragazzo compra 4 samosa e poi trascorro il resto della serata a leggere un libro piuttosto noioso sull via percorsa dagli hippy tra il 1965 ed il 1973 verso l’India e l’Afghanistan.

Non che avessi mai avuto simpatia per la generazione sessantottina, questo libro mi conferma parzialmente le mie idee: un movimento elitario, sorto, guidato e perpetuato sotto idee oppiacee che li facevano blaterare, s-filosofeggiare, fare sesso libero e, alla politica, dedicare il resto del tempo. Una moda il viaggio verso la terra promessa, come gran parte dei movimenti nati nei paesi anglofoni, decollato dopo che dei “miti” (leggi Beatles) ne trassero ispirazione. E la guerra del Vietnam accadde comunque…

Decisamente daccordo con Pasolini.

Km. percorsi oggi: 193 Km.

Totale km GWR: 9489,79 Km                      Totale km da inizio viaggio: 12962 Km

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