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La politica si vede dal mattino
20 Marzo 2011 – Pakse (LAO), Giorno 358, 9.00
Le piccole cose della vita. Altro che il Lucano: avere dei corn flakes o qualsiasi altro cereale a colazione insieme ad una scodella di caffèlatte sono piccole microscopiche cose che quando mancano per lungo tempo, si considerano delle gemme dal cielo.
Diego è come al solito la fonte instancabile di dialogo interessante: questo romano giramondo è davvero una persona interessante, attivamente coinvolto su molti fronti che sa metterci la voglia e la faccia, non solo le parole.
Ed è così che il programma che avevamo in mente, di filmare per l’intera giornata le strade non trafficate del centro di Pakse oppure gli scorci sul Mekong, cedono il passo a conversazioni di geopolitica.
Adoro ascoltare persone che hanno voglia di parlare; coloro che con entusiasmo e maggior vigore discutono ciò che gli preme.
Alle 13 ci schiodiamo dalla tavola rotonda improvvisata per il senso del dovere e andiamo a Pakse a filmare delle riprese dall’alto del microtempio posizionato aldilà del ponte del Lao-Japan friendship. Il tempio è assolutamente nulla d’interessante però da questo punto si può vedere l’intero centro urbano.
Quando torniamo dove ho lasciato parcheggiato lo scooter, questo non ne vuole sapere di andare in moto e dopo una ventina di spedalazzate alla pedalina, desisto. Non ho nemmeno un utensile con me, dato che li ho lasciati tutti a casa di Diego, così mi conviene aspettare che Ture ed il romano finiscano la sessione di massaggi in un hotel. Carichiamo lo scooter menomato sul pick-up e lo portiamo a casa, dove cercherò domani di rianimarlo anche se ora sono disperato dato che i sintomi me lo fanno qualificare come defunto.
Km. percorsi oggi: 0 Km Totale km da inizio viaggio: 19612 Km
Decimo mesiversario di viaggio
28 dicembre 2010 – 27 gennaio 2011
Dali (CHN) – Chongqing (CHN)
31 giorni Totali, 0 km nel mese corrente, 17.466 km Totali
Spesa totale: 338.97 €.
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Ritorno al freddo!
Il maledetto nemico che ho tentato di lasciarmi alle spalle dopo la quantità patita in Asia Centrale, è invece in gran voga in centro Cina. Così, io che pensavo di partire per una scampagnata con delle magliette a maniche corte e zainetto sono stato deluso: qui in Cina si batte brocche d’inverno! Comunque a parte la parentesi meteorologica, la Cina ha continuato ad essere quella meravigliosa sorpresa che sembrava preannunciarsi, dopo l’introduzione dicembrina.
Cronostoria Trip 2010 – Decimo Mese
Scaglio il primo sasso: i cinesi non sono freddi! O meglio, non lo sono più di qualsiasi occidentale quando incontra una persona con costumi distanti o diversi dai propri.
Il numero di passaggi in auto, di bevute e mangiate assieme, di ospitalità genuina sono i fattori che mi permettono di dire questo: a me, i cinesi hanno fatto cambiare idea.
Tantissimi giorni a Chengdu per trovare lavoro ed iniziare un nuovo capitolo del viaggio e opzione lasciata arenarsi per mettere in piedi un nuovo, stimolante progetto: il documentario “2 in Indocina” dove io e il Ture ci mettiamo alla prova come viaggiatori in grado di esporre i contenuti.
Vogliamo attraversare gli stati futuri, precisamente Laos, Cambogia e Vietnam analizzando quello che ci affascina di queste terre:
- Io guardo alla loro storia recente, ricca di drammi, di guerre intestine, di rivoluzioni, di dittatori, di genocidi. Come ha reagito questa popolazione a questi shock psicologici?
- Il Ture invece è affascinato dai paesaggi e dalla cultura rimasta incontaminata dalla globalizzazione e il fatto di stare a contatto con gente meno fortunata di lui e con persone vere (naturalmente non in zone turistiche).
Quindi si guarda avanti con forte interesse dall’enorme Cina che mi ha svelato solo pochi dei dubbi che avevo prima di entrarci: il mistero di Mao rimane, la loro infinita indole operaia, la loro chiusura entro il concetto di società, caratteristica tipicamente asiatica.
Il modo nel quale creano tutto è un capitolo ampiamente trattato, dal quale non posso esimermi: il vestiario, le case, il cibo talvolta plastificato, i rifiuti, le scorie, l’inquinamento e pure le città. Riescono a sorprendermi come la rivoluzione urbana al quale sottopongono le città sia pianificata nei minimi dettagli, in piani regolatori approvati a tempi record. Città immolate al turismo che, come ogni stato che sia degno, devono essere allineate a standard di piacimento visivo medio: così Lijiang, Dalì, Guilin, la base dei Panda assumono anch’esse un aspetto plastificato.
A questo lato rispondono però le montagne dello Yunnan, perfettamente esotiche coperte dal manto verde amazzonico, le coltivazioni di riso ed i terrazzamenti dolci come colpi di pennello del Sichuan, la megalopoli schizofrenica di Chongqing e le mille minoranze etniche presenti in Guizhou.
Mille facce ha questa Cina e due mesi sono solo un entree caldo che invoglia un possibile, prossimo ritorno.
English version
Back to cold weather!
The damn enemy I tried to leave behind in Central Asia after having suffered so much of it, it is back with revenge here in China. So I find myself with short sleeves in a climate that would rather advice one or two good jumpers: remember, winter in China is freezing! But, beside the weather discussion, China surprised me big time and it continues to make me marveling at each sight or each gesture of unexpected friendliness.
In few words: Chinese people are not cold! Well, they are not more distant than Europeans when they meet some other foreign fellow. The number of car lifts I took, glasses poured down my throat, food swallowed hungrily and true hospitality made me saying so: Chinese people changed the prejudice I had of them, and that is an achievement.
Many days spent in Chengdu looking for a job opportunity and change the course of my trip, actually did their duty in another manner: I decided not to work but rather invest my time keeping on traveling and documenting what I see with a documentary called “2 in Indocina”.
Ture and I will try to reveal the way we see these countries so do not expect something “National Geographic” style: we don’t have the means and neither the willingness to do that at this stage.
We want to cross Laos, Cambodia and Vietnam analyzing what fascinates us of these lands:
- I’d like to explore the recent history full of dramas, internal wars, revolutions and dictators and genocides and see how these factors affected the present.
- Marco is more enthralled by the landscapes and culture that especially in the villages remained globalization-free and the fact that he can relate to people, which is poorer and maybe truer.
So we look forward with great enthusiasm from this huge country that also kept some of the mysteries: the fame of Mao, the relentless working energy of Chinese people, the closure of their society. Also the way in which they create everything: clothes, houses, plastic food, rubbish, waste, pollution and sometimes cities. I still amaze after two months being here at how they revolutionize the aspect of cities in order to meet the standard, with building plans that from the issue date to the approval takes 3 months! Cities immolated to tourism and the average standard of visual pleasure: Lijiang, Dalì, Guilin, the Panda base paid the toll already.
To counteract this, there still are the mountains of Yunnan, perfectly exotic covered in Amazon green, the rice fields and terraces of Sichuan that are like some gentle brushes on a canvas, the schizophrenic megalopolis of Chongqing and the thousand ethnic minorities of Guizhou.
China has thousand faces and two months here are only a hot entrée that makes me feeling a desire to return one day.
Ciao ciao 2010
31 Dicembre 2010 – Kunming (CHN), Giorno 279, 5.30
Se il treno doveva arrivare alle 5.30 alle 4 già ci sono tutte le luci accese e cinesi scodinzolati su e giù per il corridoio, chi a farsi noodles chi a scatarrare nei cestini, chi sveglio per forza come me. In stazione non si può andare in sala d’aspetto perchè solo coloro in possesso di un biglietto da utilizzare valido possono entrare, in modo da evitare che la sala si riempia di senzatetto, venditori ambulanti e buontemponi. Così quasi tutto il resto della stazione è all’aperto ma vinti dal sonno ci piazziamo per terra vicino ad un pilastro dove poco distante le persone fanno la fila per prendere un taxi. E dormiamo…
Passano due ore e il pavimento ghiacciato sta facendo sfiorare l’ipotermia alle mie coscie quindi, ci spostiamo in un fast food vicino per prendere un caffè e proseguire la pennichella sui tavoli, tanto per chi non lo sapesse, è perfettamente normale vedere persone avere un riposino a mezzogiorno o qualsiasi ora in qualsiasi posto, quindi ci si adatta.
Solo alle 11 chiamiamo il ragazzo di couchsurfing che ci deve ospitare ed andiamo con il suo coinquilino in centro a Kunming, in giro a negozi dato che le mie scarpe sono sfasciate dopo aver resistito strenuamente per 8 mesi di viaggio. Non mi colpisce il centro, simile a tutte le altre cittadine cinesi di media dimensione: anonima con sempre gli stessi negozi delle stesse catene, che ti fa pensare di essere sempre nello stesso posto.
Questo in Italia è molto minore: aldilà delle marche di vestiario, le catene in Italia sono ben poche, ed ogni città ha il suo “Bar da Toni” o “Caffè Roma” che però niente ha a che fare con quello di un altra città. Ognuno con la propria personalità, slegata da comportamenti imposti da una politica aziendale che richiede che mi metti grammi 80 di caffè in polvere e 0,05 cl di latte il tutto con un bel sorriso “customer satisfaction”.
Oggi è l’ultimo dell’anno dimenticavo, cosa succederà in Cina? Niente come a Natale, non c’è assolutamente atmosfera di festa quindi bisogna ricrearsela: pizza molto buona da “Lazy bones” e poi a casa dove Paul e David hanno organizzato una festa tra espatriati giovani. Così alla fine ci saranno una ventina di persona, a prevalenza scandinava ed un aria da party da college con bevute massicce e discorsi che vanno dietro all’attività alcoolica. Divertimento poco così alla fine io e Ture c’intratteniamo tra di noi fino alle due quando tutti vanno in discoteca ed io proprio non sono dell’umore adatto, quindi me ne sto nella casa disastrata da bottiglie vuote e bucce di arachidi sgranati.
Ah, buon 2011 a tutti!
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Quanto è grande sta Cina?
30 Dicembre 2010 – Lijiang (CHN) – Kunming (CHN), Giorno 278, 8.30
Il cellulare di Marco è ancora settato sul fuso tailandese quindi ci svegliamo un’ora dopo del previsto, in ritardo per metterci a fare autostop. L’amico di Jinpei prima ci da appuntamento alle 10 e poi ci chiama dicendoci se si può ritardare di un’ora e dopo averlo mandato a quel paese per averci fatto aspettare mezz’ora ci dirigiamo fuori città.
Solo mezz’ora aspettiamo prima che un Toyota 4×4 si fermi per darci un passaggio fino a Dalì; dopo 300 metri carichiamo anche un’altra autostoppista cinese che sta girando la Cina da ormai due mesi, dormendo in tempi buddhisti, stazioni di polizia e chi più ne ha più ne metta. Mentre parla con l’autista sento dire Kunming e scopro che il signore sta andando proprio nella capitale dello Yunnan: chiediamo se può portarci fino a lì però la sua risposta è negativa in quanto il cartello che esponevamo indicava “Dali” pertanto fino a lì è disposto a trasportarci. Vai a capire…
A Dali ci muoviamo a passo svelto, conosciamo dove andare per pranzare, esattamente dalla nonnina che l’altro giorno ci ha fatto il pane fritto e le crocchette di patate, così con 15 yuan (1,5€) siamo entrambi a posto, se non fosse che manca il caffè, al quale non riesco proprio a rinunciare, quindi combinata bagno e caffè in un ostello veramente bello con tanto di musica jazz/chill-out.
Il tempo che arriviamo a Xiaguan, capirci, orientarci, incamminarci verso la strada che porta verso Kunming ed il sole sta già calando ed è molto improbabile che qualcuni si metta alla guida per compiere 350 km alle 18. Tentiamo comunque a fare l’autostop finchè scopriamo di essere pure sulla strada sbagliata, perchè infatti i cinesi nelle mappe pubblicate mettono pure le strade previste nel futuro.
Cambiamo strategia e prendiamo il treno notturno che partendo alle 20.50 ci farà arrivare nel capoluogo di regione attorno alle 5.30. Le brandine le ho già provate nel 2008 e sono abbastanza comode per dormire se non fosse che arriveremo talmente presto che sono disabituato a levate così mattutine.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Architettura in stile
29 Dicembre 2010 – Lijiang (CHN), Giorno 277, 9.30
Lijiang è incredibilmente bella e sono numerosi i video, le foto che si possono fare degli scorci di viste sui fiumiciattoli che rigano il villaggio. È uno dei siti più visitati dal turismo nello Yunnan però essendo bassa stagione, ci sono pochissimi stranieri e anche pochi gruppi cinesi così capita che non si sia intrappolati in bolgie di movimento a là corrida di masse scatenate. Anche qui, la scoperta da parte del ministero del turismo cinese di una vera perla sfruttabile come “cash cow” nel tempo in questa regione, ha fatto si che ci siano stati numerosi effetti negativi: nella città vecchia non ci vive praticamente più nessuno, tutti scacciati o attratti dalla possibilità di poter cedere la loro proprietà ricavandone un buon guadagno. Infatti è tutto un susseguirsi di guest-houses, hotels, ristoranti ed altri negozietti di cianfrusaglie spacciate come autentici souvenirs per le allodole. Casette in stile vengono costruite ora per mantenere l’omogeneità architetturale e molto l’originalità antica; una cosa che mi stupisce è che sebbene sia uno tra i siti più visitati in Cina, non c’è quasi nessuno che parli inglese e, con questo non specifico un livello per avere discussioni di astrofisica, ma un minimo come i numeri, la stanza è così e cosà etc etc.
L’ingresso alla città vecchia costerebbe 80 yuan (9€) però si vede che a causa del turismo limitato la tariffa d’ingresso non è imposta in tutti gli ingressi ma solo in alcuni punti, il che prevedibilmente significa che noi non paghiamo. Per andare sul monte che sovrasta il villaggio dove c’è il padiglione “artificiale” bisogna pagare per letteralmente avere una vista sulla città, dato che l’edificio è di nuova costruzione pertanto non penso necessitasse una visita.
Come da tradizione cinese i ristoranti quando sono le 21 cominciano a chiudere o diventare “pigri” ed ignorarti mentre sei alla porta che aspetti, considerato che qui cenano prestino. Quindi tra perdersi nei viottoli ed esplorare, arrivano le 20 di sera che abbiamo una fame bestia e dobbiamo fare il consueto giro dei ristoranti per vedere quale ci convince di più.
Può sembrare superficiale ma un menù fatto bene in inglese (corretto con un paio di immagini) invoglia molto di più uno straniero come me, rispetto ad un menù dove non capisco nulla o tradotto talmente male da essere inutile. Preferibilmente voglio sapere cosa sto ordinando e cosa mangerò, specie se nel tavolo degli stuzzichini ci sono spiedini di vermi…
Alla fine optiamo per un classica grigliata di spiedini misti di carne e verdura che prima richiediamo senza peperoncino e poi mi tocca pure dirgli di non mettere pepe dato che la prima portata nemmeno si vedeva la carne coperta dalla spezia nera.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Su le mani, di nuovo!
28 Dicembre 2010 – Dalì (CHN) – Lijiang (CHN), Giorno 276, 9.30
Da Dali sarà difficile trovare un passaggio in auto per Lijiang dato che essendo un posto prevalentemente turistico, ci saranno gli avvoltoi a chiederci di pagare cifre impossibili per lo spostamento. Ed infatti sia quando ci posizioniamo sulla strada sbagliata sia quando ci spostiamo sulla strada anzionale giusta, numerose volte si fermano tassisti ed improvvisati tali per chiederci cifre fuori dal mondo come 30-40€ per portarci i 160km che ci separano dalla città patrimonio dell’Unesco.
Alla fine un ragazzo sui 25 anni in furgoncino si ferma per darci un passaggio fino ad una cittadina 25 km prima di Lijiang; è troppo fuori e mette la stessa canzone tipo, no scherzi, 10 volte ed ogni volta ci fa segno che vuole vederci ballare mentre lui da ritmo e fa l’animatore di turno. Il tutto terrorizzando noi, dato che la guida sportiva e disattenta, provoca una serie d’inchiodate e c’infonde tutto tranne che sicurezza; l’incontro si rivela ilare con il senno di poi e quando Jinpei ci porta alla stazione dei bus, paga pure i due biglietti. Lo ringraziamo di corsa dato che l’autobus è in partenza e mezzi silenti ed assonnati ci lasciamo guidare verso Lijiang…e l’arrivo non può essere dei migliori!
La città si presenta subito con tutta la sua immensa bellezza di architettura cinese omogeneamente distribuita su un intero villaggio.
Il sole sta tramontando dato che l’intera giornata solare l’abbiamo trascorsa in furgoncino con Jinpei, procedendo a 40 km/hr e facendo foto turistiche con lui dietro ad ogni angolo, però rimarremo nel villaggio anche domani. L’hotel dove stiamo è fantastico e paghiamo 5€ al giorno per avere internet, un bagno degno di un hotel 4 stelle e letti da una piazza e mezza con tanto di coperte riscaldabili.
Anche le belle giornate hanno però un risvolto negativo e quest’oggi si chiama cena: menu incomprensibile, verze al posto dei funghi ed una cameriera che soffia quando le faccio notare che ha messo 5 yuan (0,5€) in più. O forse mi sto turistizzando…
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km
Nono mesiversario di viaggio
28 novembre 2010 – 27 dicembre 2010
Almaty (KZ) – Dali (CHN)
30 giorni Totali, 1.366 km nel mese corrente, 17.466 km Totali
Spesa totale: 1596.52 €.
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Tra il Kazakhstan e la Cina c’è una frontiera ma io ne ho dovute passare 3! Non era possibile entrare dal Kirghizistan e non sarebbe stato possibile entrare dallo stato più a nord così l’unica soluzione è stato un triangolamento del mio mezzo e della mia persona attraverso Thailandia e Laos. Questo scherzetto impostomi dalla severa legge cinese che, ammette molte cose ma mai uno scooter straniero, mi è costato un occhio della testa in termini di danaro e un piano alla Dillinger per escogitare la trafuga del mio scooter smembrato. (Cronostoria Trip 2010 – Nono Mesiversario)
…e poi il caldo, i templi buddhisti, lo shock delle palme a rimuovere dalla mia testa i ricordi dell’aspra steppa velata di bianca neve. Forse troppo caldo e troppa filo-religione (ed un visto cinese che o lo utilizzavo o poteva sostituire la carta igienica) che mi ha spinto verso nord a caccia di quella Cina che da Ovest mi era stata negata. Da sud quindi, presentato in chiave rielaborata turista gap-year inglese con zaino in spalla, le porte mi si sono spalancate, daltronde dovessi fare la spia oppure il sovversivo (e attenzione attenzione, gradirei entrambe le opportunità spett.li agenzie del lavoro…), de-scooterizzato non ci riuscirei MAI. Sono scisso ora, ambulante con o senza de- davanti, imprigionato in un movimento racchiuso in vettori inarrestabili: l’esperienza nuova dell’autostop ad ora procede fruttuosa, mi avvicina fisicamente ai China-man (solo man cazzo), e l’(ormai) disutilizzato autobus e treno mi teletrasportano nella notte, mentre mi trovo in mani morfeiche, evitando preziosi sprechi di tempo solare.
Esperienze nuove, la prima aggratis che va tanto bene apportafoglio rimasto semi-sguarnito dall’esosità dei velivoli anglo-kazaki di AirAstana. Belle esperienze, che racconterò nelle vicende giornaliere; sorprendenti, demolitrici di pregiudizi e di idee frutto di un viaggio passato, compiuto a-bolla, ossia con il minimo contatto con le persone. Quindi come criticare, senza cognizione pro-attiva.
Però…
Rimango romantico, rimango attaccato all’idea di solitudine, di fermarmi al mio comando e padrone della disponibilità di disporre del mio tempo a 360°. Molte foto mancate, persone viste aldiquà di un finestrino, stamberghe evitate, baracche oliacee prolifere di batteri intestinali ciònonostante vittima del movimento a destinazione. Questa è la morale di fine mese: la destinazione la si costruisce man mano.
English version
In-between Kazakhstan and China there is one border but I had to go through three to get to the Red dragon. It wasn’t possible to enter from Kyrgyzstan and it would have not been possible either from the 9th largest country in the world therefore I had to triangle myself and Scooty through Thailand and Laos. This little funny joke costed me a hell of a lot of money and a plan worth of the name of Dillinger to manage the escapade of my dismembered scooter.
…and then came the heat, the Buddhist temples, the shock of seeing the palms removing quite quickly the image of the cold ghastly winds of the Siberian steppe covered in soft snow. Maybe too much heat and too much philo-religion (and a Chinese visa that either I would have used it or it would have served the purposes of my rear…) is what pushed me north, seeking the Chinese enlightenment that was denied to me coming from its Western boundary. So from the South, presented under a polished version British student on its gap-year travel in SE Asia, the gate was wide open, because if I had to be a spy or a subversive cell (dear job agencies, I wouldn’t mind such opportunities so please do get in contact with me if you have this sort of vacancies), without my scooter I could not potentially carry out the harmful and highly perilous duties.
Now I’m divided, a walking element deprived of his artificial counterpart, imprisoned into a motion result of unstoppable forces: the new experience of hitchhiking continues greatly and puts me into a closer dimension with Chinamen (unluckily, so far only men…) and the disused bus or train still remains the best option to transfer from one place to another whilst in the arms of Morpheus, saving precious time.
New experiences then, the first coming for free which comes very beneficial to my wallet, ransacked by the damn Anglo-Kazakh air company. Great experiences which I will narrate in the daily dairy: surprising for sure, demolishing the prejudice I had advocated during my previous visit to China, result of a group trip where exposure to locals for obvious reasons, was very limited. So how can I criticize without complete pro-active cognition?
But…
I am romantic; I remain faithful to the idea of solitude, control of free movement and sole decider of how to use my time. Many missed photos, people glanced from this side of the glass, sleeping shacks avoided; oily food stands full of bacteria left behind and nevertheless a victim of the motion towards a destination. This to generate this month motto: the destination builds itself.
La VITA cinese
27 Dicembre 2010 – Dalì (CHN), Giorno 275, 6.30
Ieri la ragazza quando ci ha venduto i biglietti ci aveva detto che l’autobus arrivava alle 10 di mattina ed invece alle 6.30 siamo giunti a Xiaguan e da qui Dalì dista circa 16 chilometri. Trovare l’autobus è semplice e questa nuova vita da turista zaino-in-spalla ha le sue sfide dato che bisogna molto di più interagire con le persone per trovare la direzione oppure il mezzo che ti porta dove si vuole arrivare.
Ho una fame boia però prima dobbiamo trovare una sistemazione per la notte dato che l’idea di mettere la tenda e dormire da qualche parte la dobbiamo screditare appena arrivati, dato che fa freddo!
Prima reazione a caldo (o meglio a freddo): ma che mazza siamo tornati a fare al freddo?
Dalì siede ai piedi delle montagne che poi si alzano formando i plateau tibetani e dove puntiamo ad andare successivamente, Lijiang è ancora più in quota e mi sa che li veramente ci dovremo imbottire di vestiti.
Dali si presenta in modo superbo con la sua città vecchia interamente resa turisticamente attraente e le viette pedonali con i locali per mangiare o con i templi sono uno spettacolo. Certo la mano con il trucco è passata in modo pesante però come in quasi tutte le cittadine cinesi di un certo interesse, è impossibile spazzare fuori la vita di ogni giorni, pertanto dopo un angolo a casa si vede un mercato improvvisato di venditori di galline vive, pesci e qualsiasi tipo di verdura.
Questo è uno dei pregi e delle caratteristiche della Cina: ovunque si vada c’è una presenza carica di vita, dettata dall’enorme numero di persone che popola questo grandissimo stato.
Giriamo 6-7 ostelli e hotel finchè ne troviamo uno con il rapporto qualità-prezzo: 50 yuan (5,5€) per due e bagno in camera, nostra necessità dato che il tormento è tornato per entrambi. Camminare per Dali si conferma un piacere, con le montagne e la loro presenza a est e poi il tempio delle tre pagode nel quale furbescamente riusciamo ad entrare evitando il biglietto d’ingresso dalla mafiosa cifra di 13€!
È arrivara l’ora di assporare del cibo cinese, dato che finalmente siamo in un posto nel quale possiedono menu in inglese e possiamo comprendere che ordinare; da un banchettino prendiamo delle crocchette di patate e pane fritto con semini di melanzana e peperoni tagliati fini sopra, entrambi molto buoni. In ristorante miriamo a specialitù della zona quindi io prendo striscioline di pollo con gli anacardi, una delizia assoluta, visto che l’incrocio tra il sapore del pollo e gli anacardi rappresentano un ottima comunione. Ture opta per il più conosciuto maiale in agrodolce e involtini primavera entrambi molto buoni. Il costo totale va oltra il budget giornaliero però la qualità è sicuramente stata migliore in termini di gusto e igiene.
Km. percorsi oggi: 0 Km. Totale km da inizio viaggio: 17446 Km

