Lo scooter è pronto per prendere il largo

13 Giugno 2011 – Bangkok (T), Giorno 443, 7.30

Lo scooter da quasi due mesi è stato compagno assente: prima in Vietnam dove non ci fu la totalità del tempo e poi le longhe soste cambogiane ad ora qui a Bangkok, nonostante effettivamente io stessi lavorando per lui. Ora però lo scarico o meglio lo devo mettere a punto per il “carico”.

L’appuntamento con Pornchai è per le 11 di mattino in un posto aldilà del fiume che sulla cartina della città mi sembra vicinissimo. Invece gli eterni semafori da 100 secondi della capitale thai e l’andatura rallentata per rispondere alla domanda “ma sono giusto?” fanno si che arrivo involontariamente puntuale. Mi aspetto un maestro della casse o comunque un locale simile ad una falegnameria ed invece c’è questo tizio che penso con pezzi di legno improvvisati dovrà far il contenitore. Ma alla fine, come al solito, chissenefrega, dato che è più una cosa obbligatoria che in questo caso non vuol dire necessaria.

Mantengo lo smontaggio al minimo, togliendo solo il manubrio in modo da abbassare quei 15 cm, tolgo la coda per ridurre la lunghezza di 10 centimetri ed estraggo la benzina. Non posso nemmeno spedire con la batteria che comunque avrebbe poco senso, visto che è completamente esausta da tempo immemore. In 15 minuti, con un po’ di ansia da prestazione smantello lo scooter, do tutto ciò che deve venire spedito e saluto per la seconda volta il mio fedele compagno, dandogli appuntamento un mese dopo, un continente più in là…

Impaccato

Sono riuscito a fare tutto abbastanza velocemente e, al di fuori del fatto che devo dare il passaporto originale a Pornchai perchè la dogana sia certa che il veicolo è mio, tutto è posto: lo scooter è pronto ad andare in nave!

Ho quindi tempo a sufficienza per prendere un altra di barca, quella che fa da spola lungo il fiume Phraya, ed incontrare Young al museo di forensica all’ospedale Siriraj. Il coreano sarà presto uno studente di medicina, mentre io partecipo più in vece di cinico amateur del macabro. Qui però il macabro valica i confini dell’immaginabile con infanti deformi tenuti sotto liquido metilico: oltre a questi ci sono anche interi corpi di persone sottoposti ad autopsia e se mentre all’inizio penso siano di plastica, le cicatrici sono un effetto visuale inutile se così fosse. Organi umani, foto di persone che si sono suicidate ed altri tipi di immagini gore che fanno occhiolino a nomercy.com; più interessante è invece la sezione dedicata alle malattie tropicali che mi fanno entrare nel mio piccolo mondo ipocondriaco, considerati i numerosi malesseri degli ultimi tempi.

Alla sera, grande evento! Una della poche cucine che ha scansato il mio invecchiare, ha raggiunto la mia convinzione a venir testata: si tratta, guarda un po’, della cucina coreana. Con l’ausilio di Young andiamo in un ristorante vicino all’ostello, locato in zona turistica, che approcciamo con scetticismo elevato: non oserei mai mangiare italiano in questi ristoranti che ricavano la ricette da siti web anglofoni, quindi capisco Young e il suo dubbio. Lascio ordinare lui, precisando che niente debba essere piccante o acquoso, il che vuol dire escludere un buon 70% della loro cucina, però non c’è alternativa: per lo stupore di Young e mia contentezza, tutto è assolutamente squisito a parte il kimchi, dei sottoaceti dal gusto troppo acido. Il resto è delizioso ed accetto di pagare il conto salato in nome di una cena come si deve dopo tre giorni di magra.

Mica devo sempre dormire per terra e mangiare pad thai!

Desidero ringraziare (ed abbracciare…) le seguenti persone per la donazione! Grazie per aver contribuito a supportare il mio viaggio:

  • Sergio “Edvard” Ambrosoli, guru musicale nonchè contribuitore della mia soundtrack di viaggio, ha donato 10€

Chiunque volesse aggiungersi a questo elenco con una donazione, può farlo attraverso il sito sul link nella barra laterale destra, utilizzando una carta di credito o Paypal.

Km. percorsi oggi: 0 Km                   Totale km da inizio viaggio: 22559 Km

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